Creato da xteneraladyx il 16/07/2009

CUORE IN VIAGGIO

...per raccontare storie e raccontarsi...

 

Il regalo...

Post n°496 pubblicato il 03 Febbraio 2014 da xteneraladyx

 

“Io non salirò mai su quel coso!” e lo disse convinta.

A guardarla pareva una bambina, così minuta e fragile, ma con uno sguardo pieno di determinazione e forza che a contraddirla uno non ci avrebbe neanche provato.
Il “coso” in questione era uno scooter, che suo padre le aveva regalato, convinto fosse quello che desiderano tutte le adolescenti, una volta preso il diploma.

La sua amica rideva piegata in due. “Guarda che non ti mangia, se provi a salirci sopra  ma non lo accendi, da li non si muove”.
“Non so che farmene di questo “coso”, io mi trovo benissimo con la mia bicicletta. Mi porta ovunque e non devo mettermi una casseruola in testa per legge!”
“Guarda che il casco serve per protezione in caso di incidente o caduta, non sarebbe male se ne indossassi uno anche tu quando vai in bicicletta” disse la sua amica severa.

“Io non cado, io sto attenta e a me il casco non serve. E non voglio questo “coso”, lo dirò a papà che lo restituisca dove l’ha comprato.”

“Secondo me, ci resterà male. Pensava di farti un bel regalo. Tu sei strana, tutti vogliono le scooter quando si diplomano. Sei l’unica che conosco che non lo vuole.”

“Sarò strana, ma a me va bene così! E poi inutile che papà mi riempia di regali per compensare il fatto che non sta mai con me, ma è sempre in giro per i suoi stramaledetti affari” e lo disse un po’ arrabbiata.
In effetti suo padre non le era stato molto accanto dopo la morte della mamma che era morta durante il parto, preso dalla sua azienda, dal voler conquistare con i suoi prodotti i mercati internazionali, era sempre in giro per il mondo. Questo l’aiutava a sopportare il dolore della perdita della moglie e soprattutto lo esonerava dal doversi far carico dell’educazione della figlia, che era stata lasciata in gestione ai nonni materni, anche se si accorgeva che lei  era sempre più distante da lui e questo lo addolorava molto. Stava invecchiando e si pentiva di averla trascurata  per tutti quegli anni, ma non sapeva come rompere il gelo tra loro.
“Non credo l’abbia fatto per questo. Ma se anche fosse, perché non accogli semplicemente il suo dono. Non dirgli che non ti piace, digli che non ti senti pronta, che pensi di non esserne capace. Proponigli di insegnarti come si guida. Prova a trovare un modo per fare qualcosa insieme a lui….

“Lui non ha mai avuto tempo per me. Con un regalo, pensa di compensare ogni cosa”
“Guarda, sta arrivando. Avanti, prova a chiederglielo. Non fare la cocciuta!”

“Allora piccola, vedo che stai studiando il mezzo, ti piace? Mi raccomando il casco, esigo tu lo metta.”
La sua amica le stava lanciando saette con gli occhi, lei stringeva le labbra indecisa sul dire, poi si fermò a guardare suo padre, come la guardava, era uno sguardo pieno d’amore ma anche pieno di attesa.
“Papà, è molto bello, ma non credo di essere in grado di farci granchè. Lo sai che io mi muovo solo con la bicicletta e questo “coso” ha il motore e va veloce e non mi sento affatto sicura a salirci. Ma, se tu volessi fermarti qualche pomeriggio a casa ed insegnarmi, magari riuscirei a guidarlo prima o poi….”
Si era preparata a sentirsi rispondere come al solito, che non poteva, aveva gli affari, la riunione con i soci, i meeting con i rappresentanti…
Ci fu un momento di silenzio, lei alzò gli occhi e lo vide raggiante, come se non aspettasse altro.

“Davvero vorresti che io, insomma ti insegnassi? O Santo Cielo, è passato un po’ di anni da quando ci andavo sopra, ma credo che dovrei essere ancora in grado di insegnarti come si fa. Disdico due appuntamenti, mi cambio e cominciamo subito! Che bello, ci speravo proprio, sai con la tua mamma quanti giri facevamo da ragazzi? Aspettami…arrivo subito.”
Mentre si allontanava, la sua amica si avvicinò, le chiuse la bocca che era rimasta bloccata aperta dalla sorpresa e le disse:” Vedi, te l’avevo detto. Stupida testona, i grandi sono fatti così, certe volte dobbiamo essere noi a fare il primo passo, perché loro non sanno mai come fare…”

“Già, non me lo sarei mai aspettata che per papà, sarei arrivata a mettermi una casseruola in testa!” e scoppiarono tutte e due a ridere come matte…..

 

 
 
 

Ricominciare...

Post n°495 pubblicato il 21 Gennaio 2014 da xteneraladyx

 

 

Era solo un piccolo fiore che spuntava dalla terra arida e gelata.
Un piccole fiore che aveva sfidato quel giardino ormai abbandonato,
facendosi strada tra le foglie morte e il muschio umido.

Non sapeva perché vederlo gli desse tutta quella gioia, quella casa
era ormai abbandonata da molto tempo, erano passati anni da quando
le grida e le risate dei bambini riempivano le stanze e il cortile.

Era tornato per recuperare alcuni documenti della sua famiglia, ormai
dispersa nell’oblio della morte. Appoggiandosi al cancelletto che

portava all’interno, aveva socchiuso gli occhi e si era
rivisto bambino in quel giardino, dove gli era assolutamente proibito
entrare, ma dove quando tutti dormivano nella calura del pomeriggio,
lui viveva le sue avventure più belle.

 

Aveva pensato di venderla quella casa, quasi a mettere una distanza
sempre maggiore dai ricordi di quelle persone che ora non c’erano più,
ma quel fiore che sfidava la stagione del gelo, gli aveva fatto pensare
che avrebbe potuto ridare vita a quel luogo, avrebbe potuto ricominciare,

lì dove tutto aveva avuto inizio.

 

 
 
 

Felice Anno Nuovo....

Post n°494 pubblicato il 31 Dicembre 2013 da xteneraladyx

 

 

A chi passa l'augurio di un Nuovo Anno ricco di serenità,
prospero di gioie e pieno d'amore.

 

 
 
 

Braccia rubate all'agricoltura...

Post n°493 pubblicato il 10 Dicembre 2013 da xteneraladyx

 

Il diritto di manifestare il proprio dissenso, credo sia una cosa sacrosanta.
Un pò meno creare disagio ai cittadini che patiscono le stesse angherie
che tu vai a contestare.
Le proteste si fanno sotto casa dei potenti, davanti ai palazzi del potere, lì dove le sorti del paese si decidono, non in mezzo alle strade trafficate da poveri cristi che devono arrivare al lavoro (che già non ce ne sono rimasti molti ad averne uno).
Così per il secondo giorno di fila, ci dobbiamo subire il danno e la beffa.
Perchè oltre alle tasse, ci rimettiamo anche le ore di lavoro perse.

Se non riusciamo a capire che dobbiamo cambiare le teste di quelli
che decidono e ci ostiniamo in teatrini di strada che non portano a nulla,
allora ci meritiamo quello che abbiamo.

 
 
 

Mal d'Africa (III)

Post n°492 pubblicato il 16 Aprile 2013 da xteneraladyx

I primi minuti passarono senza che nessuno dei due aprisse bocca.
Lui concentrato alla guida e lei con lo sguardo perso ad un punto indefinito dell’orizzonte.
Fu lui per primo a rompere il silenzio: “La  vedo pensierosa, spero non si sia pentita di aver accettato la mia proposta. Vorrei rassicurarla sul fatto che so quello che faccio e sono un gentiluomo” e lo disse senza staccare mai lo sguardo dalla strada.

“La conosco troppo poco per smentire o affermare quello che dice. Suppongo io mi debba fidare in questa circostanza, mi ha promesso una bella esperienza e quindi spero non mi abbia mentito” ribattè senza staccare lo sguardo da quell’orizzonte indefinito.
”Le sembrerebbe sconveniente se passassimo alla  più moderna forma del tu Eleonora? La formalità mi sembra più adatta nei rapporti d’affari che tra compagni di viaggio” lo disse senza ombra di ironia e la cosa la ben dispose ad una risposta affermativa.
”Non ho nulla in contrario, Guido”

Il silenzio ritornò tra loro. La cosa non sembrava imbarazzare nessuno dei due e questa cosa sorprese Eleonora a cui piaceva non dover per forza parlare sempre di qualcosa.
Il sole stava tramontando alle loro spalle, il caldo afoso del giorno stava lasciando spazio ad una più mite temperatura e si chiese dove si sarebbero fermati per la notte.
”Sta venendo buio, continueremo ancora il viaggio per molto o ci fermeremo da qualche parte?” la voce di Eleonora tradiva una certa preoccupazione.
Il deserto di notte non le dava un senso di protezione ma le incuteva timore.

“Ancora pochi chilometri e ci fermeremo in un’oasi. Lì monteremo la tenda e trascorreremo la notte. Scommetto che non ha mai dormito in un’oasi?” disse lui sorridendo e non staccando lo sguardo dalla strada.

“Veramente è la prima volta che vengo in Africa e tutto per me è nuovo, anche se confesso che finora nulla mi ha particolarmente colpito nel mio viaggio. A parte il caldo insopportabile…”

“Ti assicuro che da ora in poi, ogni cosa che vedrai ti resterà dentro per sempre.”

I fari della jeep illuminarono della vegetazione in lontananza, le penombre della sera disegnavano i contorni di alte palme  e lei capì che erano arrivati alla loro meta.
L’oasi sembrava deserta.
Guido fermò la jeep, scesero entrambi e lei notò che con pochi gesti veloci aveva già predisposto per montare la tenda. Una sola.

Si impose di non fare la domanda spontanea che le stava salendo alle labbra e si disse che non poteva pretendere la privacy di due tende, non erano al campeggio e nemmeno in un villaggio turistico.

“Posso rendermi utile in qualcosa?” chiese Eleonora

“No. Goditi  il luogo. In pochi minuti provvederò ad accendere il fuoco e ci prepareremo la cena.”

L’uomo continuò il suo lavoro. Lei iniziò a passeggiare lì intorno. Regnava un silenzio quasi irreale  e il cielo che si andava oscurando stava lasciando lo spazio a qualche timida stella.

Persa nei suoi pensieri si sentì chiamare dopo poco.

“Eleonora, non ti allontanare al buio. Vieni ho messo a bollire dell’acqua, possiamo berci un bel the e mangiare le cose che mi sono fatto preparare dall’hotel. Nei prossimi giorni vedremo di organizzarci un po’ meglio” le offrì la mano per aiutarla a sedersi per terra, su una stuoia che aveva steso accanto al fuoco, vicino alla tenda dove presumibilmente avrebbero dormito, tutte e due insieme.

L’aria si era rinfrescata e Eleonora fu scossa da un leggero brivido, la camicia che indossava non era più sufficiente. Si sentì posare sulle spalle una coperta, Guido aveva prontamente rimediato alla sua inesperienza.

“Te l’avevo detto che la notte fa più freddo nel deserto. Spero ti sia ricordata gli indumenti pesanti.”

“Si, certamente. Sono nello zaino. Vado a prenderli.”

“Stai tranquilla, mangia e bevi il tuo the. Tra poco la tenda ci riparerà dal freddo e potremmo riposarci. Domani ci aspetta un altro giorno di scoperte”

Stringendo la mano alla tazza calda alzò lo sguardo al cielo. Migliaia di stelle brillavano e la luna spandeva intorno a se il suo chiarore. Tanto che poteva scorgere le sagome fluttuanti delle palme agitate da un leggero  vento.

“Non credo di aver mai visto un cielo così” lo disse tra sé e sé ma ad alta voce.
”Ogni parte di mondo ha il suo cielo, questo è uno dei tanti. Personalmente lo preferisco a tutti, ma è questione di gusti personali. Io sono innamorato dell’Africa e sono poco obbiettivo”

“Vieni spesso da queste parti?” chiese Eleonora iniziando ad essere un po’ curiosa.

“Tutte le volte che il lavoro me lo permette. Ho interessi commerciali anche in questo continente. Ci vengo spesso per lavoro, anche se cerco di sfruttare queste  occasioni per coltivare anche il mio piacere.” lo disse calcando particolarmente l’ultima parte della frase e Eleonora si sentì infastidita.
”Di cosa ti occupi?”

“Impianti industriali. Di ogni tipo. Sono un ingegnere specializzato nell’industria estrattiva, ma mi occupo anche di altri settori. L’Africa possiede infinite ricchezze nel sottosuolo, potrebbe essere un continente ricco e prospero come e più dell’Europa se le ricchezze fossero meglio sfruttata e meglio distribuite” lo disse con serietà e convinzione e questo lo fece vedere ad Eleonora anche sotto un altro punto di vista.

Si accorse che forse l’aveva mal giudicato,  dopo tutto non è che le avesse fatto delle avances o chiesto qualcosa di esplicito. Era stato solo più ironico di lei e questo l’aveva infastidita.

“Adesso è meglio che tu vada a dormire Eleonora” la voce di Guido  la fece distogliere dai suoi pensieri.

“Certo, mi sento un po’ stanca. Come mi devo organizzare per la tenda?” Eleonora lo disse senza alzare gli occhi verso di lui.

“Direi che entri e ti sdrai nel sacco a pelo. Non  hai mai dormito in una tenda?” disse lui con un accenno divertito.

“Certo che si. Ma di solito la dividevo con degli amici.”

“Devo dedurre che non mi consideri un amico? Ok…ci può stare, dunque dovrei lasciarti dormire da sola…” riflettè a voce alta Guido.

“Bè, se non fosse troppo chiederlo, sarebbe per me meno imbarazzante.”

“Va bene. Mi farò un riparo nella jeep. Sei sicura di voler stare sola nella tenda? E se entrasse qualche serpente?” disse lui serio

“Ssss…erpente? Come serpente, perché ci sono i serpenti?” senza accorgersene si era alzata di scatto in piedi ed era diventata cerea…

“Direi di si…e amano i luoghi caldi e riparati” disse sforzandosi di non ridere al suo sgomento.

“Non c’è nulla che mi faccia più senso di ragni e serpenti. Ora non riuscirò a dormire per nulla” disse mestamente Eleonora

“La mia prima soluzione è sempre valida, se puoi considerare la possibilità di vedermi come un amico e di accogliermi nella tenda con te. Ti proteggerei io dall’assalto di ogni tipo di rettile o ragno o insetto velenoso.”

“Suppongo di non avere altra scelta. Va bene. Grazie” gli voltò le spalle ed entrò gattoni nella piccola tenda.

Guido continuava a sorridere guardandola. Era infinitamente bella nella sua infantile paura.

 

                                                                                                            (segue)

 

 

 
 
 

 

 

 

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