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Quale flessibilità? Quella a 90°!

Post n°19 pubblicato il 26 Ottobre 2014 da carloreomeo0

Ci raccontano che ormai i tempi sono cambiati, che nel mercato del lavoro il concetto di posto fisso e l’articolo 18 sono solo delle vecchie ideologie, che oggi non hanno più alcun motivo di esistere, ed allora se proprio non riusciamo a staccarci dalla sicurezza che ci danno alcune parole, tipo contratto a tempo indeterminato, ecco che la politica ci viene incontro,  dichiarando finito il tempo del precariato e promettendo che a breve ci saranno solo assunzioni a tempo indeterminato. La cosa che non ci spiegano è che modificando l’articolo 18, di fatto anche i lavoratori a tempo indeterminato verranno gestiti, per quanto riguarda i licenziamenti, allo stesso modo di quelli che un tempo venivano definiti lavoratori precari.

Ci fregano con le parole e mentre Renzi afferma che “chi si aggrappa all’articolo 18 è come chi cerca un buco per il gettone nell’IPhone", io vi dico che una volta eliminato o reso inutile l’articolo 18, ogni lavoratore si trasformerà in un dipendente a gettone, lascio a voi immaginare quale sarà il buco in cui inseriranno i gettoni.

Del resto è vero, non si può più pensare al posto di lavoro fisso, monotono, dobbiamo essere flessibili, essere pronti a cambiare spesso azienda e mansione, peccato che manchino proprio le opportunità lavorative, quindi spesso si finisce per essere disoccupati, senza un reddito, ma attenzione, una società orientata alla massima flessibiltià, diventa essa stessa inflessibile, quando si tratta di pagare le bollette e le tasse che hanno una tassativa scadenza. Peccato che le banche non siano per niente flessibili, quando richiedi un prestito o peggio un mutuo, devi dare garanzie, una certezza di reddito, costante nel tempo. Poi ci chiediamo perché i giovani oggi a 30 anni e più stiano ancora a casa con i genitori.

 

Allora dico solo una cosa, se a noi viene richiesta la massima flessibilità, noi pretendiamo che tutto il sistema sia flessibile, che le bollette, come le tasse uno le paghi quando ha un reddito che gli permetta di pagarle, che le banche, puntulamente rifinanziate con i soldi pubblici, concedano prestiti, in pratica paradossalmente, che ci concedano in prestito i nostri soldi, senza applicare tassi da usura o richiedere la sicurezza del reddito, perché non abbiamo più certezze, viviamo solo nell’incertezza del domani.  

 
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