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PERCHE' GUARDIAMO LA TV DEL DOLORE?

Post n°29 pubblicato il 27 Novembre 2014 da carloreomeo0

Mi chiedo spesso perché le trasmissioni che si occupano di cronaca, quelle che vivono speculando sul dolore altrui, siano così seguite, forse per lo stesso motivo che spinge molti a rallentare quando in auto passano davanti alla scena di un incidente appena avvenuto, non per prestare soccorso, anzi il più delle volte divengono ostacolo, intralciando chi cerca di intervenire in tal senso, ma per quella curiosità macabra, morbosa, tendono lo sguardo per vedere se c’è scappato il morto. Io mi deprimo e mi incazzo quando mi imbatto in programmi del genere, ma comincio a credere che per gli spettatori abituali faccia l’effetto contrario, funzionano da deterrente, si immedesimano nei problemi altrui per dimenticare i propri, in pratica si sentono meglio semplicemente perché c’è qualcuno che sta peggio di loro.

Io non ce l’ho con la d’Urso in particolare, ma prendo lei come esempio semplicemente perché in questo momento rappresenta l’emblema stesso di questo tipo di trasmissioni. Lei, con le sue espressioni di dolore palesemente false, con i suoi supertestimoni completamente inattendibili, con gli scoop inesistenti e il suo accanirsi, dedicandovi ore e ore di trasmissione, ai casi di cronaca più raccapriccianti, non fa altro che intralciare le indagini degli inquirenti, dando spazio e notorietà a mitomani e bugiardi di professione, che travisano la realtà dei fatti, che per stare davanti alle telecamere rischiano di mandare dietro le sbarre qualche innocente. Tutto questo in nome dell’audience.

Non abbiamo bisogno di processi mediatici, la giustizia è una cosa seria o almeno dovrebbe esserlo, facciamo in modo che non diventi spettacolo o peggio un prodotto commerciale, solo per incrementare i guadagni dei media.

 

Io ce l’ho con voi spettatori, che fate impennare gli indici di ascolto di queste trasmissioni, perché senza di voi esse semplicemente non esisterebbero. Non dimentichiamoci che loro sono lì per farci vedere ciò che noi vogliamo guardare, siamo noi che grazie a quel potente strumento chiamato telecomando, abbiamo il potere di decidere se un programma debba o no andare avanti, come? Semplicemente schiacciando un tasto piuttosto che un altro. 

 
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