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AUTOMOTIVE IN CRISI
Post n°659 pubblicato il 06 Marzo 2025 da carloreomeo0
L'Unione Europea ha adottato una politica economica, da molti definita catastrofica, fondata su una falsa ecologia e attuata con metodi estremisti: divieti, limitazioni e la minaccia di bloccare la produzione di motori termici entro il 2035, nel tentativo di imporre la mobilità elettrica come unica via per il futuro dell’automotive. Tale scelta non solo risulta ecologicamente discutibile, considerando l’impatto devastante della produzione e dello smaltimento delle batterie, ma appare anche tecnicamente e praticamente insostenibile. Le tecnologie oggi disponibili in tale settore presentano, infatti, limitazioni significative in termini di autonomia, tempi di ricarica e costi operativi. Inoltre, molti Paesi dell’UE, Italia compresa, non dispongono di risorse energetiche sostenibili sufficienti a supportare una mobilità completamente elettrica. Sono pochi i Paesi, e l’Italia non rientra certo in questo gruppo, in grado di dotarsi entro il 2035 di infrastrutture e reti energetiche capaci di distribuire in modo capillare l’energia necessaria per alimentare un parco macchine di circa 300 milioni di veicoli, che è l’equivalente delle vetture attualmente circolanti sul territorio europeo, ognuno dei quali richiede mediamente 75 KW per una ricarica completa. Il risultato di tale approccio è la paralisi del settore automotive e dei relativi indotti, che si è concretizzato nel crollo delle vendite, con ripercussioni economiche considerevoli nei Paesi in cui questo comparto riveste un ruolo strategico sia per il commercio nazionale e internazionale sia per l’occupazione, come dimostrano i licenziamenti di massa in aziende quali Volkswagen, Stellantis, Mercedes-Benz, ecc. Se l’U.E. non farà un passo indietro sull’auto elettrica ridimensionandola a ciò che oggi può e deve essere, un’alternativa al motore termico e non certo l’unica soluzione possibile per la mobilità i danni in questo settore potrebbero essere irreversibili, costringendo l’intera Europa ad adottare politiche economiche improntate sull’austerity, cosa che in parte si sta già delineando all’orizzonte.
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