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Cade il governo. Pioggia ladra!

Post n°185 pubblicato il 21 Febbraio 2007 da sparus_rm
Foto di sparus_rm

Ore 14.45: il governo è battuto al Senato. In questo momento, con la consueta lungimiranza, né Mediaset né Rai stanno seguendo gli avvenimenti. La programmazione è la stessa, come se nulla fosse accaduto. Soltanto La7 sta facendo un’edizione speciale perché l’opinione pubblica possa essere informata. Mentre Prodi si incazza e le opposizioni si danno da fare per gongolarsi dell’accaduto, il paese ancora una volta si chiede cosa ne sarà del proprio futuro. Più di tutti, però se lo chiedono quelli come me, che lavorano come precari. E io mi incazzo due volte, non solo perché questo governo aveva messo in testa al suo programma la soluzione dei problemi del lavoro precario in questo paese, e invece ha fatto poco e nulla in questi mesi, ma perché se cambiasse la maggioranza possiamo tranquillamente scordarci anche quel poco e rassegnarci ad un peggioramento della situazione per l’intera durata della prossima legislatura. Senza alcuna amplificazione retorica, il precariato sta mettendo in ginocchio un’intera generazione di giovani lavoratori. Spesso laureati col massimo dei voti, con un master, una specializzazione o un dottorato con cui possono tranquillamente pulircisi il culo. E adesso, persino quel poco di malriposta fiducia nel governo sta crollando. Cadrà il governo, ma certamente non cadrà quel sistema di guarentigie e privilegi che nel nostro paese ha creato le migliori condizioni per lo sviluppo di questo neoschiavismo istituzionalizzato, che non trova paragoni in nessun altro paese occidentale. Facciamo un’analisi: in una recente seduta del consiglio comunale di Roma, in cui era all’ordine del giorno la situazione dei precari che lavoravano per il comune, non si è presentato nessuno. Una vergogna. Nel frattempo, numerose aziende statali e parastatali utilizzano i precari per fare il lavoro che non hanno fatto (e che continuano a non fare) gli assunti con contratti a tempo indeterminato, tutti con una bella tessera sindacale in tasca. Quelli, per intenderci, che nell’ufficio dove mia sorella è precaria, giocano a Tetris durante l’orario di lavoro, mentre lei si fa un mazzo per evadere le tonnellate di arretrati che ogni mattina le vengono gentilmente accatastati sulla sua scrivania. Quelli che si stanno godendo la pensione dall’età di quarantasette anni e che contano di farlo ancora a lungo, quando un’intera generazione sa perfettamente che malgrado tutte le ritenute la pensione se la deve soltanto dimenticare. Quelli che rendono le graduatorie per la chiamata a ruolo dei vincitori di concorso un porto delle nebbie, dove quale che sia la tua posizione ti ritrovi gente che per anni ti scavalca senza che sia possibile capirne il motivo. Quelli per cui le Brigate Rosse vorrebbero ammazzare un certo Ichino, un giuslavorista di sinistra che ha proposto leggi per licenziare i nullafacenti nella pubblica amministrazione.  E al di là dei luoghi comuni ce ne sono. Hai voglia se ce ne sono. Quelli che ci hanno rubato non solo un futuro, ma anche la possibilità di immaginarlo. Quelli che con la falsa pretesa di difendere la classe lavoratrice, l’hanno consegnata in un bel pacco regalo a padroni che storicamente mai si erano dimostrati così arroganti ed irresponsabili. Che fanno sembrare l’ingegner Valletta dei “bei tempi andati” della Fiat quasi come un filantropo con un piglio da padre un po’ autoritario ma in nome della famiglia. E nel frattempo assunzioni bloccate, concorsi che non si fanno, gente che continua ad approfittare nel modo più bieco delle proprie rendite di posizione, come tenie incistate nei muscoli di questo paese. E che straparlano di giovani mammoni, di calo demografico, di mercato immobiliare impazzito. Stiamo diventando un paese senza futuro. Cade il governo, pioggia ladra!

Dedico questo post a Sara, la bloggher che provocatoriamente ha offerto il suo corpo per un contratto a tempo determinato e con lei a tutti i giovani precari che concretamente soffrono le conseguenze della totale inettitudine di questa classe politica e sindacale.

 
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