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Post N° 30

Post n°30 pubblicato il 20 Maggio 2007 da marea14
 

23 maggio 1992 – 23 maggio 2007

Si muore perché si è soli
o perché si è entrati in un gioco troppo grande.
Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze,
perché si è privi di sostegno.
In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato
che lo Stato non è riuscito
a proteggere.
(Giovanni
Falcone)


immagine Ore 17.58 del 23 maggio 1992: sull’autostrada di Capaci una potentissima carica di tritolo spezza la vita di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montanaro, Vito Schifani e Rocco Di Cillo. Abbiamo tutti visto gli effetti micidiali di quell’esplosione: una scena infernale che è rimasta impressa nei nostri occhi, una scena apocalittica che ci ha fatto toccare ancora una volta con mano la ferocia di Cosa nostra ma ci ha anche confermato quanto Giovanni Falcone fosse scomodo per la malavita organizzata …

A Palermo, Giovanni Falcone sarà ricordato nell’aula bunker con la manifestazione: “Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: la loro lezione di libertà e democrazia”. Parteciperanno anche molti studenti, provenienti da ogni parte d’Italia che partiranno il 22 maggio da Civitavecchia con la “nave della legalità”.
Sempre il 23 maggio, durante il pomeriggio, ci sarà un corteo, dall’aula bunker fino al noto “Albero Falcone” in via Notarbartalo, ed alle ore 17,58 verranno osservati alcuni minuti di silenzio.
Infine la sera, presso il Velodromo di Palermo, ci sarà il concerto gratuito “Mille note contro la mafia” … ed ancora una volta si parlerà ai ragazzi tramite la musica …

Le indagini sulla strage di Capaci hanno portato alla condanna di noti boss mafiosi, ma Maria Falcone, sorella del magistrato assassinato, continua a ripetere che il caso non può ritenersi chiuso. In una recente intervista ha, infatti, dichiarato: "Non avrò giustizia fino a quando non si scoprirà l'intreccio con il mondo della politica e degli affari, fino a quando non si scopriranno i nomi di quei mandanti esterni che oggi non esistono … A meno che qualche uomo politico importante non abbia una profonda crisi di coscienza e parli, a meno che Totò Riina o Bernardo Provenzano non decidano di confessare chi sono stati i loro complici".

È difficile parlare in un breve post della vita di Falcone ma penso che la figura di questo grande uomo si possa sintetizzare in una frase di J.F. Kennedy che lui amava spesso citare: “Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana”.
E pensare che
 
 
Totò Cuffaro ebbe la sfacciataggine di definìrlo pubblicamente giudice corrotto … Ora io mi chiedo: chi è che sta dalla parte della mafia? chi è il corrotto? Giovanni Falcone (asassinato a Capaci) o Totò Cuffaro (che siede sulla poltrona della Presidenza della Regione Sicilia)?
Per quanto mi riguarda io mi vergogno di Cuffaro.

immagine Uomini come Giovanni Falcone e come tanti altri noti e meno noti, ci hanno regalato la loro vita perché hanno creduto fermamente e profondamente che è possibile cambiare lo stato delle cose e che qualcuno, dopo di loro, avrebbe seguito il loro esempio di vita, avrebbe raccolto la loro pesante eredità.
Falcone ci ha lasciato una grande eredità: le sue idee, la sua rettitudine, la sua limpidezza, la sua onestà, la sua lotta per la giustizia, le sue speranze.
Gli uomini passano, le idee restano, restano le loro tensioni morali, continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini
Spetta a noi far camminare sulle nostre gambe le sue idee e le sue tensioni morali. Glielo dobbiamo … non possiamo uccidere le sue speranze, sarebbe come ucciderlo una seconda volta …
Non bisogna arrendersi, come non si è arreso lui neanche nei momenti più bui … dobbiamo tenere duro.
Una lunga strada ci attende. Percorriamola tutti assieme, mano nella mano … con i nostri sogni e le nostre speranze e con i sogni e le speranze di chi ci ha preceduto ed ha saputo tracciare un cammino ed indicarci una strada da percorrere … di chi ci ha preceduto e che ora non c’è più …

Adesso è tempo di andare avanti
non con sterili declamazioni e non più
confidando sull’impegno straordinario di pochi,
ma con il doveroso impegno ordinario di tutti
in una battaglia che è anzitutto di civiltà
e che può e deve essere vinta

(
Giovanni Falcone)
___________________________________


24 maggio 2005 – 24 maggio 2007
Per non dimenticare Gianluca …

Un pensiero particolare non può non andare a Gianluca Congiusta, ucciso dalla ‘ndrangheta  il 24 maggio 2005 per aver cercato di aiutare un commerciante al quale era stato richiesto il pagamento del pizzo. Aveva soltanto 32 anni.

Giovedì 24 maggio, alle ore 19,30, a Siderno, in via Sasso Marconi cioè nel luogo in cui è stato spento il sorriso di Gianluca Congiusta, l’Amministrazione Comunale inaugurerà un

MONUMENTO
DEDICATO ALLE
VITTIME INNOCENTI DELLA MAFIA

immagine Roberta, sorella di Gianluca Congiusta, ha scritto
:

[ … ] ce l’hanno rubato, me l’hanno portato via in una sera di maggio, senza che io potessi abbracciarlo un’ultima volta, per le condizioni in cui lo hanno ridotto. Un solo colpo, un solo preciso freddo, spietato colpo di lupara. Colpo, lupara, ucciso, ma cosa sono questi termini mi chiedevo? [ … ] Cosa c’entra con noi tutto questo? Noi siamo una normalissima famiglia di commercianti [ … ] Abbiamo sempre vissuto nell’onestà, nella legalità, nel rispetto dei valori umani [ … ] l’errore è stato considerare i cattivi in un emisfero a parte, illudersi che fossero lontanissimi rispetto alla nostra esistenza, ascoltare per anni i telegiornali locali, angosciandosi per le terribili notizie, ma basiti, perché nonostante tutto nella mia terra si viveva bene. Era come se si stesse parlando di un’altra Calabria, una Calabria che non conoscevo e che non avrei mai voluto conoscere 
[ … ]
Oggi Luca non c’è più, lo hanno ucciso, lo hanno fermato, hanno assassinato l’amico di tutti, ma sono degli illusi se credono di aver vinto, perché Luca continua ad essere trainante anche ora che non gli è concesso viverci accanto fisicamente [ … ]
Per anni abbiamo creduto che a Siderno e a Marina di Gioiosa Ionica si potesse vivere e lavorare bene, non c’era confronto con Locri che seppur a soli quattro chilometri di distanza, presentava uno scenario sociale, commerciale,  completamente diverso [ … ] purtroppo era una mera illusione. Anche Siderno era controllata da forme di potere occulto [ … ] ti è concesso vivere solo fino a quando la tua professione, i tuoi interessi, la tua vita privata non si scontrano con i loro [ … ]
Non oso immaginare cosa sia oggi il cuore dei miei genitori, perché se è vero che perdere un fratello in quel modo è insopportabile, è altrettanto vero che sopravvivere ad un figlio è innaturale [ … ] E’dolore allo stato puro, è dolore fisico che ti paralizza, è una morsa che ti stringe il cuore e non accenna a mollare la presa, non ti dà tregua se non quando la rabbia e la paura ti permettono di dormire  [ … ]

Ho cercato … ho cercato le parole giuste da dire a Mario e Donatella (genitori di Gianluca Congiusta) e a Roberta ed Alessandra (sorelle di Gianluca) in questa particolare ricorrenza … ma non ho trovato parole che potessero lenire un dolore così grande e regalare un sorriso.
Il mio pensiero e il mio cuore giovedì saranno lì, vicino a voi, in quella strada che ieri era rossa del sangue di Gianluca e che oggi vede sorgere un monumento dedicato alle vittime di mafia … un monumento per ricordare i figli migliori di questo nostro paese … un monumento che simboleggia la vita spezzata che rinasce … un monumento per non dimenticare mai … perché la memoria di tutti resti sempre viva e diventi solidarietà verso i familiari delle vittime e rinnovato impegno della nostra lotta contro la mafia, una lotta che siamo chiamati tutti a fare anche in nome di chi oggi non c’è più.
Vi abbraccio tutti, forte forte, con tanto affetto

 
Rispondi al commento:
marea14
marea14 il 22/05/07 alle 17:02 via WEB
Comprendo la tua amarezza e comprendo lo sconforto di chi vive quotidianamente la realtà dello strapotere mafioso.
È vero, proclami, fiaccolate e manifestazioni da sole non bastano per vincere la mafia, ma sono indispensabili per porre le basi ad un cambiamento culturale (fondamentale se vogliamo combattere la mafia) che deve coinvolgere tutta la società. E quando dico tutta la società non mi riferisco solo al mezzogiorno d’Italia ma anche al centro ed al nord.
Per spiegarmi meglio, racconterò un episodio che forse non tutti conoscono, avvenuto a San Sebastiano da Po, un piccolo centro (di circa 1.800 anime) alle porte di Torino.
Nel 1998 è stata confiscata una villetta (in via Serra Alta n.6) a Domenico Belfiore, capo del clan Belfiore Piromalli, di Gioiosa Jonica, condannato definitivamente all'ergastolo nel 1993, quale mandante dell'omicidio del procuratore della Repubblica di Torino, Bruno Caccia, ucciso il 26 giugno del 1983 per aver dichiarato guerra (giudiziaria) alla ‘ndrangheta calabrese. Nel 2001 l’immobile è stato consegnato al Comune di San Sebastiano da Po che lo ha assegnato, ai fini di un riutilizzo sociale, al Gruppo Abele.
A parte il fatto che ci sono voluti anni per sgomberare i familiari del boss mafioso – perché ponevano sempre la scusa che non trovavano una collocazione … al loro gregge (circa duecento pecore e capre), per cui lo sgombero c’è stato soltanto la scorsa settimana – una parte della popolazione ha promosso, nei mesi scorsi, un referendum (che non ha poi avuto luogo perché sono mancate 10 firme per raggiungere le adesioni minime previste dallo statuto comunale) contro la destinazione dell’immobile adducendo il pretesto di temere che le persone ospitate dalla comunità di recupero avrebbero rappresentato un problema per la sicurezza del paese.
Ma ci rendiamo conto dell’assurdità? Un paese che ha convissuto, senza batter ciglio, con una feroce famiglia mafiosa, si rifiutava di accettare il Gruppo Abele e la sua comunità di recupero … una comunità che ha, come valore fondamentale, la legalità e la lotta alla mafia: uno dei primi atti che è stato compiuto dal Gruppo Abele e da Libera è stato quello di ribattezzare “Albero Falcone” un bellissimo albero che si trova nel cortile del bene sequestrato (e tutti quelli che passano stanno appendendo messaggi) e lì domani, alle 18, verrà ricordata la strage di Capaci, commemorazione alla quale parteciperà anche il magistrato Antonio Ingroia.
È vero, ci assale lo sconforto nel toccare con mano quanto sia ancora potente la mafia e nell’assistere ad un’infinità di atti intimidatori. In questi ultimi giorni, una busta contenente un proiettile e una lettera e' stata recapitata a Milano alla redazione del Corriere della Sera con minacce nei confronti di Doris Lo Moro (assessore alla sanità della Regione Calabria), la vedova Fortugno ha ricevuto una nuova lettera di minacce di morte a pochi giorni dall'inizio del processo contro i presunti mandanti dell'assassinio di Francesco Fortugno, una lettera di intimidazione è stata ricevuta da Giuseppe La Pietra (pastore valdese e coordinatore di “Libera” in Abruzzo) in cui si minaccia anche don Luigi Ciotti intimandogli di non partecipare il 25 maggio alle manifestazioni previste in provincia dell'Aquila … et. etc. … sono numerosi gli atti intimidatori e sarebbe lungo elencarli tutti …
Intimidazioni su intimidazioni … intimidazioni vigliacche che spesso si impossessano così fortemente del nostro animo da renderlo schiavo e totalmente sottomesso alla mafia e alla paura … quella stessa paura che Rosaria Schifani (vedova di Vito Schifani), ritornata a Palermo per il quindicesimo anniversario della strage di Capaci, ha dolorosamente colto, nella propria gente, subendo dalla sua Palermo un nuovo torto. In un’intervista al Coriere della Sera ha, infatti, detto: «Gli uomini non si avvicinano. Contorti come i vicoli. Hanno paura, incontrandomi, fermandosi e parlando, di dare l'impressione di pensarla come me. E allora tanti fingono di non vedermi: meglio non averci a che fare. E gli sguardi mi attraversano come fossi trasparente. Ma non dovrebbe essere il contrario? Dovrei essere io a non volere avere a che fare con loro» Sono parole, queste, che pesano come macigni sulla coscienza di tutti noi.
Ci assale lo sconforto … ma non possiamo restare indifferenti a tutto ciò e mi ritorna in mente una frase che don Luigi Ciotti ripete spesso a proposito delle vittime di mafia: ”sono morti perché noi non siamo stati abbastanza vivi”
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