Pensavo di avere un Roth è un Ellory|La cancel culture accende un nuovo rogo

roth giovane | Desiderio e filosofia
La cancel culture accende un nuovo rogo.

«Che vuoi farci, Harold? Siamo nati per essere insultati».  Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto.

Ho ripescato un volume dalla biblioteca credendolo un Roth. È un Bompiani a 29mila lire nel 2009 che la dice lunga sul valore di mercato  di un libro e certa disponibilità soggettiva ad acquistare un volume di cui non sappiamo ancora nulla se non che l’autore James Ellroy è autore anche di altri best seller internazionali. Nel caso “I miei luoghi oscuri”, è una prova suprema dello scrittore e  poeta della cattiva coscienza  di raccontarsi nella sua storia vera. Ma cosa accadrebbe se un dato volume biografico fosse introvabile, rendendo sì la libertà un luogo oscuro.  Quella di Philip Roth, considerato  tra i più importanti romanzieri ebrei di lingua inglese ( ideatore di una serie di personaggi, a volte alter ego, e autore di romanzi  biografici – mai solamente verità e fatti ma lavoro di scrittura), è stata consegnata al rogo. La biografia scritta da Blake Bailey per Norton è stata ritirata negli USA.

La cancel culture sta diventando un potere intimidatorio vero, potenza di fuoco che accende i nuovi roghi dei libri e accende la damnatio memoriae su uno dei più grandi scrittori della nostra epoca, Philip Roth. Ma dove passa il confine tra un autore e la sua opera?

Solo tre settimane fa Blake Bailey era con ogni probabilità un uomo felice. La sua biografia di Philip Roth, un lavoro di quasi dieci anni  con il pieno sostegno dell’autore aveva immediatamente raccolto una quantità di apprezzamenti entusiastici tra cui dal New York Times. Alla luce di quanto sta accadendo la cancel culture comincia a fare paura, scrive HUFF POST,  una casa editrice americana è costretta a mandare al macero le copie della biografia di uno scrittore odiato dalle squadre della cancel culture, per di più scritta da un biografo su cui peserebbero presunti trascorsi, segnalati in forma anonima alla casa editrice  che lo accusano di abusi sessuali.

Intanto circolano, clandestine, le copie vendute prima della messa al bando.  Una sconfitta culturale, nella speranza che Einaudi, nata negli anni di una dittatura, non rinunci, per non avere guai, alla annunciata pubblicazione del libro di Blake Bailey cancellato negli Usa.

Prosegue il giornalista e scrittore Pierluigi Battista – facciamo attenzione:  se il criterio per salvare un libro dalle fiamme del rogo fanatico fosse la moralità dell’autore, allora la libertà d’espressione e culturale, la vita editoriale, il mercato delle idee libere starebbero sul punto di vivere un momento buio piegandosi alla potenza intimidatoria della nuova inquisizione.

Quanto a Roth si riaccendono le polemiche sulle sue presunte amoralità e misoginia, ma la letteratura è la capacità di mettere in scena nel modo più schietto le miserie umane, senza eufemismi e infingimenti persegue scopi antitetici, per certi versi superiori, a quelli imposti dal senso comune. A ben vedere, quindi, niente è più morale della letteratura, proprio nella sua smania di scarnificare, mettere in crisi, andare al mefitico nocciolo della questione (Alessandro Piperno/Corriere – Ma dove passa il confine tra un autore e la sua opera).

Anche perché spesso le accuse relative alle vite private vengono mosse con il subdolo scopo di depotenziare le idee, vedendole  come il riflesso di una mente perversa.

Dannato lo scrittore (Philip Roth), dannato il biografo (Blake Bailey) ?

«Che vuoi farci, Harold? Siamo nati per essere insultati».Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto. Ora forse non più.

 

Pensavo di avere un Roth è un Ellory|La cancel culture accende un nuovo rogoultima modifica: 2021-05-02T15:58:48+02:00da Dizzly

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3 Comments

  1. Con un semplice cambio di segno … penso che andrebbe spiegato meglio cosa accade con la cancel culture che da strumento nato per limitare ogni potenziale odio è diventato in parole povere censura e odio stesso. La trappola è nascosta nell’headline del politicamente corretto, motivo per cui ogni cosa che può offendere l’altrui sensibilità non è gradita; troviamo la dicitura nei bandi, nei regolamenti, ovunque. Ma come appunto scrive Alessandro Piperno del Corriere della sera: niente è più morale della letteratura, o di un film aggiungo, perché snocciola le questioni…così concludo che privare il mondo dell’agone dialettica è una grave compromissione della Cultura, con la “c” maiuscola.

  2. …è qualcosa che ci stiamo facendo fare sotto il naso mentre leggiamo i vari disclaimer, come autore mi sono trovato alle prese con il politicamente corretto mentre sviluppavo un soggetto distopico; nel quadro c’era tutto il proibito possibile e la clausola pendeva come una spada di Damocle

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