Libertà, Parliamone Tra Dieci Anni

Vaccini Covid. Sputnik: come funziona, perché non arriva. E su cosa puntano  i russi - la RepubblicaVaccino anti-Covid, da efficacia a varianti: 10 cose da sapere | Sky TG24

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vaccini, Green Pass E Libertà, Parliamone Tra Dieci Anni

 

Il dibattito sul virus \ IcIL ne oggi in discussione la necessità elle la maggior larte della popolazione si vaccini e complicare inutilmente la relazione Ira s(cietàc istituzioni sanitarie e scienza
VACCINI, GREEN PASS E LIBERTA,
PARLIAMONE TRA DIECI ANNI
ll confronto D dialogo e la contaminazione tra aree culturali, non la contrapposizione, sono fondamentali per I evoluzione della società e della scienza di Giuseppe Lauda Pinter
uesta storia del green pass è un po’ come il tennis. Facile da guardare, ma molto complicato da giocare perché ciò che determina ogni buon colpo sono molte variabili: sobrietà nel movimento, i era della velocità, decisione anticipata su dove attendere la palla, previsione su dove inviarla e pochi pensieri in mente. Poi c’è il timing, ciò che senza dubbio comprerei se mai Roger potesse mettere qualcosa in vendita. L’ho imparato da Roberto, il mio maestro di tennis, chiacchierando di conoscenza e competenza. La ragione di questa affinità sta nel fatto che il green pass, evento potenzialmente semplice ed assimilabile ad altri coni quali democraticamente siamo arrivati a convivere (ricordo la polemica di 15 anni fa sull’obbligatorietà delle impronte digitali), si è complicato per una commistione di variabili fatta di poca sobrietà, eccesso di misura ed indifferenza rispetto alla direzione delle parole, alla quale hanno partecipato in molti, tra cui sindacalisti, storici e, sorprendentemente, filosofi. Senza dubbio è concesso parlare di medicina a prescindere dalla conoscenza degli aspetti tecnici. Ad esempio, scrittori parlano della terapia con cannabis senza evidentemente alcuna idea strutturata né della sua efficacia sul dolore né della patologia a cui fanno riferimento. Analogamente, non pare necessario conoscere le procedure della sperimentazione clinica e la definizione dei livelli di evidenza delle terapie per esprimere un’opinione su vaccini e green pass. Certo, il ruolo sociale che si ricopre ha una qualche importanza e, immagino, dovrebbe temperare la prospettiva individuale dalla quale si parla. Chi afferma che il vaccino deve essere una scelta libera e che non c’è libertà senza consapevolezza dei suoi rischi sembra saper discernere cause ed effetti in medicina meglio di un tecnico mentre indica un orizzonte libero dal vincolo di fiducia nelle istituzioni sanitarie. Chi sottolinea lo squilibrio tra un vaccino, che sarebbe ben lungi dal costituire una difesa assolutamente sicura contro il contagio, e la discriminazione perpetrata dal green pass suggerisce che si può applicare con facilità la locuzione «assolutamente sicuro» in medicina. Chi abita la divaricazione di pensiero tra sostegno all’obbligo del vaccino e innalzamento del green pass a strumento che divide e discrimina, dimentica che un obiettivo fondamentale della medicina è la prevenzione delle malattie nella popolazione, dall’ictus alle infezioni, e che ciò avviene aderendo a principi di realtà e non a posizioni velleitarie. Nei fatti, il green pass esiste a causa dell’attuale impossibilità di rendere obbligatorio il vaccino (che se pure divenisse obbligatorio renderebbe necessario un green pass, come accade per le io vaccinazioni obbligatorie nei bambini). Insomma, un possibile loop senza fine. In Israele, Paese simbolo della risposta vaccinale, si sta registrando una nuova ondata di infezioni da Covid-19 ed il green pass, prima sospeso, è stato reintrodotto. In effetti, i milione di cittadini non vaccinati, tra cui molti giovani, ha contribuito in modo sostanziale alla diffusione del virus, mentre la parziale perdita di efficacia del vaccino ha indotto l’avvio della campagna per il terzo richiamo che darà a breve indicazioni importanti. La recente approvazione del vaccino da parte dell’Fda potrà forse cambiare la prospettiva dell’obbligatorietà in alcuni Paesi, a partire dagli Stati Uniti dove 85 milioni di cittadini hanno finora rifiutato di vaccinarsi, e modificare alcune divergenze di posizione. ll governatore della California ha dichiarato che il vaccino è la cosa giusta per tutti, mentre la Florida vuole difendere i diritti di chi decide di astenersi. Allo stesso tempo, in un recente sondaggio il 709 degli americani si è dichiarato a favore delle misure dirette ed indirette che in pratica obbligano alla vaccinazione. Traslare la questione del green pass su un piano filosofico per discutere di scelte e libertà in medicina potrebbe essere di grande interesse, ma forse tra dieci anni quando tutto sarà passato. Per ora, suggerirei di utilizzare altri argomenti. Gli eventi e la storia ci insegneranno una volta in più che il dialogo e la contaminazione tra aree culturali, non la contrapposizione, sono fondamentali per l’evoluzione della società e della scienza. Perché mettere oggi in discussione il green pass implica mettere in discussione la necessità che la maggior parte della popolazione si vaccini e complicare inutilmente la relazione tra società civile, istituzioni sanitarie e scienza, incrementando l’entropia di un Paese che ha bisogno di rigore, metodo ed indicazioni positive. Insomma, una questione di visione di variabili e priorità, e di timing.

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