MONELLACCIO GRANDE

UN DITO OGGI E UN DITO DOMANI…


MONELLACCIO GRANDE

 

Innanzi tutto, per sgombrare il campo da ogni equivoco, il signore non sta mostrando il “digitus impudicus” per offendere o apostrofare qualcuno che gli stia sui gorgioni! Il dito fasciato è il pollice (no il medio)  e l’indiano Pawan Kumar, uno dei 900 milioni di elettori chiamati alle urne in India per il rinnovo del governo, ha voluto “farsi male” per punirsi a causa del madornale errore compiuto nella cabina elettorale: avrebbe voluto votare il partito dell’ “Elefante” e invece per una banale distrazione, ha votato per il partito del “Fior di Loto”. In India, per favorire anche gli elettori analfabeti, i partiti sono rappresentati da simboli e/o figure in modo che votare sia facile per tutti indicando il simbolo preferito. Pawan ha sbagliato è ha pagato il suo errore, amputandosi in dito “colpevole”. Infatti, il pollice con la sua impronta digitale, attesta la validità del volto. Strano ma vero, direi che il signor Kumar è un uomo di carattere, un uomo preciso che sa quel che vuole e che sbagliando il voto, è venuto meno al suo impegno politico, favorendo gli avversari che sono odiati dal partito dei socialisti in quanto conservatori della vecchia guardia. Rido anche se di divertente non c’è molto in questa storia. Rido a mascelle sguaiate, se penso al nostro paese, a noi elettori e alla nostra correttezza nelle scelte oculate e ponderate: siamo pronti a saltare sul carro dei vincitori, pronti a cambiare preferenza contro promesse elettorali, ondivaghi e opportunisti con l’orecchio teso verso il primo che promette mari e monti e poi scopriamo che veniva dalla…campagna. Insomma rido al solo pensiero della nostra dignità, della nostra serietà e del nostro impegno categorico e penso mestamente che se fossimo a prendere seriamente (come si dovrebbe), ogni elezione, dopo aver visto i risultati e comportandoci ogni volta pronti alla punizione per il pentimento, sapete quanti moncherini conteremmo per strada? E sbaglia oggi e sbaglia domani, e taglia qui e taglia là, solo mani mozze rimarrebbero! Dai raga’, non facciamo …gli indiani!

 

 

IL GATTO MANCA E SCOTLAND YARD INDAGA

MONELLACCIO GRANDE

 

 

Dell’arresto di Assange saprete tutti ormai, pagine e pagine hanno prepotentemente illustrato l’uscita forzata dalla sua reggia dorata. Bloccato nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra per proteggersi dai vari mandati d’arresto, dopo anni di “libertà rinchiuso e senza uscire” come ospite gradito, finalmente il colpaccio è stato messo a segno dalla polizia londinese. Hanno fatto irruzione nella sede diplomatica e hanno portato via a forza il noto fondatore di Wikileaks. Quasi irriconoscibile, invecchiato e con una folta barba bianca che gli copriva il viso, la sua “vacanza” è terminata e ora cominciano i tanti problemi: se apre bocca e parla, salteranno molte teste importanti, la sua attività mediatica non si è mai interrotta, molti vorrebbero averlo tra le mani e ora vedremo come finirà questa commedia. Intanto lui, da anni era sempre in compagnia di James, un gatto che con estrema fantasia, vestiva con una cravatta al collo e lo esibiva spesso e volentieri dietro la finestra dell’ambasciata. Ebbene, il gatto al momento dell’arresto non si è fatto trovare: c’è chi sostiene che alcuni amici di Assange l’abbiano portato via prima che arrivassero gli agenti, altri dicono che quelli della sede diplomatica non sopportavano la presenza del felino e hanno affidato James a terze persone. Scotland Yard  indaga e  spera di ritrovarlo. Potrebbe fornire indicazioni utili e notizie importanti ai fini dell’inchiesta. Chissà cosa abbia visto e sentito in tutti questi anni! Il suo nome è James…James e…basta! 

FINITA LA PACCHIA….CARA ILONA

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E’ la foto più elegante del vasto catalogo personale della Cicciolina! E’ pulita, perfetta e nulla lascia immaginare del noto mestiere esercitato della Ilona Staller. Mi riferisco alla carica della deputata Staller che ha occupato un scranno per una legislatura del parlamento italiano. Orbene, come sapete, sedere in quelle aule, Montecitorio e Palazzo Madame, non solo concede grande prestigio alla personalità fortunata ed eletta dal popolo (sic), ma accorda tanti privilegi che il popolo se li può solo sognare. Ebbene, la signora Ilona è rientrata tra coloro che abbiano visto ridursi la pensione dorata: una sola legislatura assegnava a ciascuno dei titolati cifre molto interessanti per vivere abbastanza bene. Purtroppo la sua come altre, è stata ridotta, abbassata notevolmente e quindi le nega la vita che avrebbe voluto vivere come prima. Ora dopo aver blaterato a lungo per difendere il suo “diritto”,  è passata al pianto greco: ossia vende tutti i suoi beni, perché non ce la fa più con i soldini. E’ al verde, lamenta debiti e quindi deve darsi da fare. Non solo vende l’attico di 250 mq a Roma dove vivevano altri esseri viventi come una tigre e tante colombe bianche, immacolate come lei; ma vende pure il pianoforte a mezza coda, una ricca collezione visiva della sua folgorante e impegnativa carriera e…udite udite, vende tutte le mutandine che ha usato nei suoi film. Beh, scusate se è poco, ma la Cicciolina, spera di ricavare tanto da tutto questo che pone in vendita, per regolare i suoi debiti, rivedere la sua posizione sociale e cercare di cambiare il pianto greco: ora cerca anche l’amore! Quello vero, no una botta e via. Lei si dichiara una donna normale come tante altre e vorrebbe una persona che l’ami e che la ricambi. Sono d’accordo su tutto, brava la Staller però….c’è un però, le mutandine proprio no! O meglio le mutandine sexy sì, ma spero lei le abbia lavate prima. 

LEGGE E GIUSTIZIA

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Chiunque nel tempo ne abbia realizzato una rappresentazione grafica o scultorea, ha sempre posto due oggetti nelle mani della Dea della  Giustizia: in una la spada e nell’altra una bilancia. Due distintivi, due eloquenti segni che connotano l’operato della Dea. Punizione (spada) ed equità (bilancia): due principi fondamentali perché si abbia fiducia nella sua somma imparzialità e nella giusta applicazione delle leggi. Il tempo, al di là della mitologia, ci ha sempre fatto visualizzare in tal modo l’applicazione e l’interpretazione delle Giustizia e la “figura” maestosa, generalmente posta dinanzi ai palazzi di giustizia, ci ricorda come avvengano e si svolgano i processi. Olga Matei (46 anni) e Michele Castaldo (57 anni) si conobbero nel 2016 e si piacquero subito. Durò circa un mesa la loro relazione, giusto il tempo che servì ad Olga per capire che l’uomo non fosse proprio come lo aveva immaginato. Decise di lasciarlo e non frequentarlo più a causa della sua ansiosa gelosia. Fu proprio quel senso di appartenenza che prende un po’ gli uomini, quel diritto di proprietà indissolubile che animò tragicamente il Castaldo: non ci stava a perdere la “sua” donna e così alla prima buona occasione, accecato dalla rabbia, la strangolò ammazzandola come una bestia. Un tempesta ormonale che lo portò al gesto estremo: “Ho perso la testa, lei non voleva stare più con me, doveva essere mia e di nessun altro. L’ho stretta a me e l’ho strangolata”. Niente di nuovo, gli ultimi tempi la cronaca ci riporta con frequenza casi analoghi e siamo avvezzi a sentire le solite cantilene…dettate dagli avvocati difensori. Ebbene, in sede giudiziaria il Castaldo si  è beccato trentanni di carcere. La Signora fuori al tribunale, con bilancia e spada, non ha mosso un muscolo (come avrebbe potuto?) la legge aveva fatto il suo corso. Ma….all’italiana in sede di appello, il giudice ha ritenuto, dopo arringhe opportune e ficcanti, dimezzare la pena e portarla a sedici anni: la gelosia, in fondo, è una attenuante e il cinquantasettenne fu posseduto da una pressante tempesta emotiva e passionale…”. Con una pena già ridotta in prima istanza per aver patteggiato, ora si dimezza e potete giurarci, nel tempo scenderà ancora e così avremo un omicidio bello e buono, giudicato…ops…interpretato alla grande da due personaggi determinanti: un avvocato difensore che si è guadagnato alla grande la sua parcella e un giudice che a modo suo e “legittimamente”, ha avuto una visione personale e criticata moltissimo in questi giorni, ritenendo la gelosia una attenuante e no una causa scatenante. Beh, credetemi, c’è  qualcuno che giura di aver visto la statua fuori al tribunale, fare smorfie indicibili e ha mostrato segni di insofferenza: poverina, altro non potrebbe fare per come vanno le cose da noi. Sappiamo tutti come funziona il giocattolo giustizia in Italia, ma ora si esagera e di questo passo ogni cavillo giuridico sarà utile. Povera DEA: secoli e secoli passati a star lì ferma e immobile per capire che in fondo… non è nulla, non è altro che sciocca rappresentazione e basta. 

KIKOJOKOJO

 

 

Ottima idea: invece di prevenire,  accettiamo la stupidità umana e facciamo il possibile perché l’umano smanettatore, non si faccia male. Anzi si potrebbe fare di più: fornire tutte le buche piuttosto grandi che spesso non vengono nemmeno notate dai distratti possessori  di telefonini, di morbidi materassi per attenuare le frequenti cadute! A Bolzano, città molto civile, hanno risolto il problema: perché dovremmo educare e insistere con la gente perché si renda conto che per strada non si può camminare e muoversi sempre con la testa sul cellulare? Facciamo prima a proteggere i lampioni così non ce li ammaccano e nello stesso tempo, chi urtasse impunemente il palo, non si faccia male! Questo avranno pensato e subito hanno provveduto a proteggere il pali con morbide e vistose spugne. Ora non so se abbiano preso misure ad hoc oppure sono andati a senso. Poiché la spugna non avvolge tutto il tronco, per le persone troppo alte o troppo basse, come si sono regolati? Il centro città è pieno di questi paraurti, mentre nelle periferie e i quartieri decentrati, i cittadini sono tutti….bernocolati!!!!!!

BRUTTE SPORCHE E…CARE!

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Questo genere di scarpe, le possediamo tutti. Chi per un motivo, chi per un altro, sono sempre a portata di mano perché ci servono per fare joggin, per andare al parco, per vestire casual, perché piove ecc.ecc. A volte l’affezione ci impedisce il distacco per qualcosa a cui teniamo particolarmente. E’ il caso delle scarpe casual o da “ginnastica” come si diceva un tempo. Adesso vi pongo un caso e vi mostro un paio di scarpe più o meno simili:

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Tranquilli, non sono vecchie, sono nuovissime e acquistabili ovunque trattino il marchio “Gucci”. Sembrano usate vero? Ebbene sono in vendita a sole 700 euro, fanno parte della collezione “Cruise” 2019 e il vintage è la sua caratteristica di base. Raga’  se Gucci produce vuol dire che Gucci vende…o no? Io le comprerei e sono disposto a fare una proposta molto conveniente all’azienda: se me le cedono per 50 euro (pago il marchio) poi provvederei io a sporcarle! Come imbratto io le scarpe nessuno mai!  Ma quando accadrà che faremo le persone…serie?????

UNESCO? UNO VALE L’ALTRO!

 

Vabbè, ditelo che andrà a finire tutto a tarallucci e vino così ci mettiamo l’anima in pace e non ne parliamo più! Ormai i colpi di scena si susseguono a ritmi vertiginosi, tra il serio e il faceto, tra una gag e una smentita, tra frizzi, lazzi e scazzi, non abbiamo più pace: la nostra attenzione puntualmente e fatalmente viene catturata dal balconaro e dal cialtronaro. Con tutta la buona volontà, non possiamo continuare a subire passivamente le mosse astute e studiate a tavolino: intraprendono grosse iniziative, salgono sui loro “predellini” e lanciano progetti e imprese come se fossero pronte a partire immediatamente. Ora c’è l’attacco a Macron e preparato in grande stile, serve solo per distogliere le masse dalle scelte importanti che purtroppo vanno a rilento. Uno punta Marcon e l’altro, per esempio, punta i terroristi rifugiati all’estero pronti per essere catturati e riportati in Italia. Problemi di cui francamente, con  tutti i kakki che abbiamo per la testa, non sono priorità e che potrebbero essere trascurati. Trattasi della classica e nota “distrazione di massa” suggerita dai rispettivi “spin doctor” dei due, che provvedono come ogni giorno a fornire il passatempo giusto per impiegare la giornata. Perché? Perché aspettano solo le Europee, devono campare con il governo in piedi fino alle elezioni europee. Dei problemi dell’Italia, non frega un cazzo e chi aspetta si ritroverà con un pugno di mosche. L’ultima poi, è la scelta folle e impossibile di nominare Lino Banfi ad ambasciatore italiano presso l’UNESCO. Non ho niente contro il mio conterraneo Lino Banfi, persona seria e attore molto bravo: ha dimostrato nel tempo, di poter affrontare parti comiche e ruoli anche seri. Per cui, chapeau per Lino, ma scusatemi quali credenziali può vantare per occupare un posto in seno all’Unesco? Lui stesso imbarazzato, ammette davanti alla platea, di non essere acculturato per siffatto incarico, tuttavia ritiene di potersela cavare regalando sorrisi a volontà. Ci credo, ma servirebbe ben altro al nostro paese di santi, navigatori e poeti: credibilità che vada oltre gli spaghetti, i mandolini, la pizza e i film pecorecci che hanno fatto anche la storia di questo paese. Erano film di culto? Certo, io li ho visti tutti e mi sono sempre divertito, ma se portiamo Banfi all’Unesco, allora dobbiamo e possiamo trovare lavoro a Gigi e Andrea, Alvaro Vitali, Gianfranco D’Angelo, Pippo Franco e tanti altri attori che sono alla stregua del Banfi. Tutti bravi e tutti meritevoli ma niente di più. Se così  non fosse scordiamoci Tognazzi, Gassman, Manfredi, Proietti ecc.ecc. Qua si continua a giocare: sarà anche vero il cambiamento, ma nessuno aveva mai pensato a questo genere di scelte: sarebbe questa la democrazia dal basso? Alla camera e al senato gente che viene dalla rete e li abbiamo visti al lavoro, e infine scelte “ad capocchiam” (senza offesa per nessuno), l’importante è che facciano scalpore per distrarci dalle combutte e dalle scelleratezze che stanno compiendo contro questo paese. Severo io? Forse sì, ma non sopporterei di scoprire di aver avuto ragione. Preferisco essere preso a pernacchie se le cose andranno sempre meglio smentendomi su tutta la linea.  

AVANTI UN ALTRO….CHI E’ IL PROSSIMO?

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Credo che abbia pensato a tutto l’incauto signor Michael Farrell per donare alla sua signora Kellie, una serata da ricordare come il giorno del loro matrimonio. Infatti, per il loro anniversario, il nostro sfortunato amico ha pensato di fare un grande sforzo economico per festeggiare nel miglior modo possibile, una serata indimenticabile. Ha tenuto conto di tutto ciò a cui sarebbe andato incontro poiché aveva scelto un locale celebre in tutto il mondo, quel “Olivia’s La Cala” a pochi chilometri da Marbella in Spagna. Ohibò…e che avrà mai di tanto speciale e particolare? Ci sono tantissimi locali al mondo dove si magia bene e si vive un contesto appropriato per una location (?) di classe. Eh no Carle’, ti sbagli poiché il tanto decantato ha un suo “dress code” da rispettare assolutamente e severamente. E’ per questa ragione che Mr. Farrell, sapendo le regole istituzionali del posto, ha pensato a tutto e si è attenuto al rispetto delle norme: ha addirittura prenotato sei mesi prima proprio per evitare sorprese. Partiamo da quel termine anglofono che fa mucchio selvaggio con tutti quegli etimi entrati di prepotenza nel nostro lessico corrente: “Ekkevordì”?  “Dress code” è un insieme di regole da rispettare circa l’abbigliamento, per poter accedere e/o presentarsi in un posto di alto livello sociale. Ecco, il nostro mister (e dagli con i termini esterofili) ha avuto l’obbligo di trasmettere alla direzione dell’ “Olivia’s” via mail (ancora?), le foto del suo abbigliamento e di quello della moglie perché la sua costosa prenotazione fosse accettata. Lui lo sapeva, si era ben informato circa la mise (sic) da rispettare: perciò aveva fatto sacrifici per condurre la Kellie in quel locale di lusso. Aveva speso tanto per l’abito della signora e per il suo, non aveva badato a spese ed era certo che non vi sarebbero stati problemi: ha mandato le foto e ha aspettato la conferma definitiva. Una attesa che valeva la pena, non stava nella pelle Mike e che occasione unica aveva creato per festeggiare l’anniversario di matrimonio. Finalmente giunge la comunicazione e….grande delusione. La direzione non riteneva le sue scarpe appropriate per la serata! Comeeeeee? Le scarpe non andavano bene? Pagate 340 (solo?) e non erano all’altezza? Il tapino mortificato e mestamente ha tentato una mediazione, una commovente sceneggiata per non rimanere fuori e rinunciare al sogno. “Le sue scarpe, per quanto riguarda il nostro “dress code” (insisti?) sono considerate scarpe da ginnastica!” Inferto il colpo mortale per il locale era chiuso il discorso, tuttavia vista la cortese insistenza di Farrell, alla fine ha ceduto eccezionalmente accettando quelle calzature e ha confermato la prenotazione. A quel punto è stata la moglie a pregare il marito perché rinunciasse alla cena lì dove si sarebbe sentita a disagio visto il cerimoniale. Fine della storia. Brava Kellie, ottima decisione nonostante la prodiga accettazione della direzione: magari al dirigente gli sarà scesa anche l’ernia per lo sforzo disumano! E poi andiamo su, andarci per cosa? Per raccontare a tutti che ci eravate stati per una unica e irripetibile serata? Ma no, c’è tanto altro da raccontare, le belle storie si possono raccontare anche senza averle vissute: la fantasia aiuta molto quando ci si vuole bene! A proposito: io ho un paio di scarpe da 360.000 euro. Le ho comparate al TAKE OFF (visto? non ce ne libereremo mai) e se andassi da “Olivia’s”, mi caccerebbero a pedate nel sedere. Invece i calcioni glieli darei io, confermando che con il rapporto tipico del mio Take Off, i 360 euro pagati con il “diviso sei”, le ho avute per 60 euro! Ma andate affa’cucolo “senores de la polla”. La traduzione andate a cercarla…

SE QUESTO E’ IL CAMBIAMENTO…

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Credo si stia esagerando ora: stiamo seguendo nuove procedure, nuovi iter, nuovo modo di fare politica e ancor di più, un nuovissimo modo di esibirsi su Facebook in diretta. Matteo Salvini forse non riesce a lavorare, a fare il suo mestiere momentaneo, fuori dal contesto della rete. Il 95% del suo lavoro è svolto sul web e sui social, se proprio non può, allora si manifesta dal vivo e ci pensano gli altri a postarlo sul social preferito. Ormai dopo oltre cento giorni di questo governo e dei suoi illustri componenti, credo non ci sia altro da scoprire: una serie di novità nuove di zecca, dichiarazioni di grandi esponenti del governo in T-Shirt o camicia, oppure bermuda. Tutto e il contrario di tutto, da mane a sera, detto e ripetuto più volte sempre in forme diversa. Ma così, dove è la credibilità di questi signori? Ci stanno mostrando un vero e proprio cambiamento ma non riguarda la politica e le leggi, non ancora per lo meno; riguarda i modi, i tempi e le circostanze. In oltre cento giorni abbiamo visto cose nuove più di quanto ne abbiamo viste in 60 anni di repubblica. L’ultima è portentosa: ha ricevuto un ulteriore avviso di garanzia al Ministero e lui che fa? Apre in diretta su Facebook la busta per raccogliere ancora una volta i suoi accoliti intorno a se. Il tribunale di Palermo gli contesta il reato di sequestro di persona aggravato (inerente la prova di forza della “Diciotti”) che andrebbe ancora a peggiorare la sua posizione e lui legge il documento commentando opportunamente e a modo suo, il contenuto: “Temo che qualcuno voglia fermarmi…”, “Interrogatemi, domani vengo a piedi a Palermo…”. Non solo è sfregiante, forte della sua posizione al governo, ma la cosa che irrita di più è la frase ormai ricorrente: “Gli italiani sono con me…”. Cosa significa? Che cosa ci azzeccano gli italiani che sono dalla sua parte, con la Magistratura e le sue inchieste? Poiché c’è il suo massiccio serbatoio di voti, dove e a cosa mira Matteo? Gli italiani che hanno votato per lui cosa potranno fare? Andranno a prelevare i giudici inquirenti per punirli? Daranno loro da bere olio di ricino? Temo molto questo continuo fare riferimenti agli italiani che sono con lui. Presumo ve ne siano molti di più che non siano dalla sua parte. Quindi, che potrebbe accadere? Facciamo barricate? Ci meniamo tra di noi? Concludo: avverto tutti coloro che in futuro riceveranno avvisi di garanzia, di procedere come ha fatto Salvini: Facebook in diretta per raccogliere intorno a se tanta gente, tante testimonianze tali da spaventare chi osasse mettere in discussione la sua persona: un ladro, un capo mafia, un capobastone, ecc.ecc. Chessò, un qualsiasi delinquente a questo punto, può avvantaggiarsi dei social e cercare nuove formule per sottrarsi o eludere qualsiasi atto ingiuntivo di natura penale o civile. Beh, se sarà questa la moda, perché no? Ormai siamo in pieno cambiamento.