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Mailand on my mind (Milano al tempo della crisi)

Post n°288 pubblicato il 18 Ottobre 2008 da sparus_rm

Alle otto e mezzo del mattino la strada che dall'aeroporto porta a Milano è un'infinita gradazione di grigi. Grigio il cielo, grigia la strada, grigi sono gli innumerevoli capannoni che scorrono distrattamente dai finestrini dell'autobus. Anzi no. Ce n'è qualcuno che azzarda una facciata (una) color rosso granato o multicolor giallo fluo rosa e blu. Ci vuole quasi un'ora prima di arrivare in città, e i capannoni continuano ininterrotti, ostentando marchi conosciuti e insegne del tutto anonime. Con una formula da intellettuali d'altri tempi, si sarebbe detto “senza soluzione di continuità”. Non amo particolarmente Milano, e questo è abbastanza noto. Non amo nemmeno questi capannoni in cui si producono capannoni in cui si producono contenitori d'altro tipo come cucine, armadi, e sarcazzi vari, ma almeno rispetto chi ci lavora dentro e pressando con arte e maestria trucioli e colla tira fuori dei manufatti tangibili e visibili. Forse, persino utili. E in mezzo,  qualche grosso centro commerciale, in cui puoi fare la spesa e scegliere tra undici sale cinematografiche. Il carrello pieno di roba inutile da. rovesciare nel bagagliaio della station wagon non paga, ovviamente. Più mi addentro nella city, più mi immergo in un panorama umano in cui fatico a riconoscermi. Sono vestito bene, devo parlare in pubblico ed è per questo che sono venuto qui. Ma il mio impeccabile vestito blu mi fa sembrare uno dei tanti sbarbatelli venticinquenni appena usciti da qualche facoltà di economia o sarcazzi del genere, che hanno un lavoro che si può dire solo in inglese e che ha a che fare con i soldi: sales account, financial planner, junior consultant. Sono tutti uguali: pensano solo a come fare soldi, e più in fretta possibile. Nel breve periodo pensano all’aperitivo sui navigli, a rimorchiare il sabato, a farsi qualche innocente striscia di coca, senza stare male, però. Nel medio periodo alla casa con il giardino, alla station wagon, alla settimana bianca a Zermatt. A Milano ci sono solo loro e tutti quegli altri che servono solo a garantirne il corretto funzionamento, accompagnandoli passo dopo passo lungo la loro impegnativa giornata di sfide competitive: portieri di condomini, baristi, tassisti e tramvieri, camerieri, addetti alla manutenzione dell’aria condizionata, babysitter, ascensoristi, assistenti, stagisti, uscieri, cameriere, commessi di negozi d’abbigliamento, spazzini, donne delle pulizie, ristoratori, e poi tassisti, conducenti di metropolitane, metronotte e via fino al letto. Ho speso un autentico sproposito per dormire in una stanza arredata con i mobili di Mondo Convenienza; ma ero in zona centrale, tra le colonne di San Lorenzo e Sant’Ambrös, e poi c’era la fiera, ma lei sa che quando c’è fiera non si trova un letto in tutta la città? Ho fatto il mio lavoro, l'ho fatto anche bene, mi sono fatto valere anche stavolta. Posso tornare a casa contento anche perché oggi c’è il sole, e quasi dimenticavo che questa città se ne sta a culo stretto stretto per via della crisi. Già, la crisi finanziaria su scala globale che signora mia non si sa se domani andiamo in banca e ce li troviamo ancora, i nostri soldi. Me lo ricorda l’eurostar che mi riporta verso casa, che cos’è la crisi. Per chi non lo sapesse, alle cinque del pomeriggio di venerdì scatta la sirena dell’evacuazione: finita la santa settimana lavorativa, tutti quelli che possono se ne scappano a gambe levate lontano da Milano. All’unisono, centinaia di migliaia di persone si dirigono altrove e con ogni mezzo, intasando tram, piste ciclabili, strade dei laghi, aereoporti e stazioni ferroviarie. Chi non può e quelli che vogliono aspettare domani per partire si riversano in massa sui navigli, porta Vittoria o verso piazza Duomo. Su questo treno c’è parecchia gente che campa grazie alla finanza, che sarebbe poi quella strana arte esoterica per cui il lavoro e il denaro hanno divorziato e i soldi si fanno facendo muovere i soldi come mosconi, con le chiacchiere e le speranze di diventare ricchi che vengono scritte in bella calligrafia su pezzi di carta e per farsi credere si tiene al collo una cravatta scura. Quelli che per capirci, hanno inventato esilaranti ossimori come “prodotto finanziario”, visto che a rigore sarebbero dei servizi di intermediazione nella compravendita di debiti. Pomodori, peperoni, olio d’oliva, automobili, lampadine, televisori e macchine utensili sono prodotti invece, che non hanno nulla a che vedere con questa roba. Si capisce subito che tira un’ariaccia, sono in parecchi ad avere una faccia da chiodi. Sui tavolini ripiegabili stasera non ci sono solo i portatili ultimo modello degli autistici che si guardano i film in cuffia. Ci sono dei segni inquietanti ed inevocabili di paura e nervosismo. Subito, mi colpisce la copertina  di un libro: “Wall Street, il grande crollo”. Penso tra me e me che adesso che i buoi sono usciti dalla stalla è un po’ tardi  per mettersi a leggere roba del genere. Poche file più avanti, c’è un tipo che litiga al cellulare con il signor Marongiu in Sardegna per una spalletta da cinquanta euro che non vuol pagare. E il signor Marongiu s’incazza, giustamente, così il tipo alza la voce e informa l’intera carrozza su tutti i più minuti dettagli della loro transazione economica. Sono cinquanta euro, in fondo, ma sembra che stia trattando la vendita della Deutsche Bank ai cinesi. In un’altra poltrona, c’è una bella signora con un elegante scialle di seta cruda che, con dei vezzosi ma sobri occhialini in tartaruga legge un report di dati finanziari con le curve che, guardandole da sinistra verso destra puntano in picchiata verso il basso, senza equivoci. Accanto a lui un giovanotto con la faccia buona da seminarista che studia un austero articolo in inglese scaricato da una rivista accademica di economisti. Nel titolo, scritto in Old Bookman corpo 10 scorgo le parole “financial” e “crises”. Poco lontano, c’è un tipo che non fa altro che parlare al cellulare coprendolo con la mano per far finta di non volersi far sentire. E’ decisamente il peggiore di tutti, ma lo osservo in modo discreto ed attento perché è un tipo umano assai interessante. Io sono stanco morto ed annoiato, e lui non si accorge che con il mio PC prendo discretamente appunti delle roboanti cazzate che sta dicendo al telefono. “Sai, noi siamo fortunati, quelli hanno già perso cinquecento milioni, capito? Ora bisogna picchiare, duemila euro, cinquemila euro, bisogna vendere tutto. E via, senza rimpianti. Sette punto sei, a trenta centesimi l’una, va tutto fuori, che qui sono soldi, capito?”. Poi chiude la telefonata ed apre il Financial Times, tutto stampato fitto fitto, in cui tre o quattro volte a pagina appare la parola “crisis”. Lo tiene ben aperto, con l’etichetta dell’abbonamento alla sua azienda in bella vista, perché anche se è vestito casual tutti devono sapere che è un capitano coraggioso, un imprenditore in senso schumpeteriano, uno di quelli che salverà i nostri risparmi traghettandoli verso lidi sicuri, che ci farà tutti ricchi. Ha una smorfia brutta sul viso, come se avesse appena ingoiato un cucchiaino di té di merda. Sente Beethoven o Wagner nelle cuffiette, e si esalta. A duecentottanta chilometri all’ora il computer è connesso con un modem UMTS o qualche altro sarcazzo e ci tiene a farlo sapere. Non ne sono certo, ma credo che stia consultando qualche sito di notizie finanziarie, perchè ogni volta che si apre una nuova pagina fa una faccia come se il cucchiaino da té fosse diventato un mestolo per il brodo. Quest'ometto sprigiona boria e irritazione da ogni singolo poro. Mi metto a parlare con una collega seduto una fila dopo di lui, in modo che possa sentirmi bene mentre le espongo la mia teoria sui prodotti finanziari. Le chiedo se ha visto questa crisi. Mi consolo dicendo che meno male, così si toglieranno di mezzo tanti palloni gonfiati che non hanno mai lavorato in vita loro. Sghignazzo, pensando ad alta voce che la crisi li riconvertirà alla zappa, così la smetteranno di fare i soldi senza rischiare i propri, ma mettendo in pericolo i risparmi di una vita della gente per fare danni ovunque, attraverso operazioni speculative che hanno un orizzonte temporale così breve da renderli economicamente ciechi. Con la loro avidità senza limiti né prospettive hanno creato un sistema che non poteva reggere, e il sistema infatti non ha retto. La crisi delle banche d'affari, dei subprime, dei mutui a tasso variabile, dell'interesse composto sul debito sta per travolgere tutto come una gigantesca alluvione. Se vorranno sopravvivere, dovranno produrre pomodori e peperoni, imparare l'arte carpentiera, tenere la cofana dell'intonaco sulla spalla. E questo treno è una velocissima metafora delle stronzate della finanza: abbiamo speso migliaia di miliardi di denaro pubblico per l’alta velocità, e mi sta benissimo, poi paghiamo sessanta euro di biglietto, e cinque carrozze hanno il cesso fuori servizio. Qualche genio dell’economia gestionale penserà che pagare qualcuno per svuotarli e tenerli puliti sia uno spreco, che gli azionisti non saranno contenti di trovare nel bilancio delle spese una voce così alta per le pulizie. E allora, quasi quasi, viva la crisi, che la gente si sveglia. E inizia a prendere questa gente come merita: a calci nel culo.

 
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Commenti al Post:
rospia
rospia il 19/10/08 alle 11:44 via WEB
anch'io, per quel poco che la conosco, posso dire di sentirla distante Milano, m'incuriosisce poco e mi affascina ancor meno... però c'ha personalità, questo è indubbio
(Rispondi)
 
sparus_rm
sparus_rm il 19/10/08 alle 17:04 via WEB
Milano non è così brutta né cosi priva di fascino. Il problema di Milano sono i milanesi (si può declinare con qualsiasi città a scelta, da Treviso a Matera, tranne per Isernia e Campobasso che appartengono ad una regione che non è mai esistita).
(Rispondi)
rospia
rospia il 19/10/08 alle 11:45 via WEB
p.s. hai scritto due volte sarcazzi... non si fa
(Rispondi)
 
sparus_rm
sparus_rm il 19/10/08 alle 17:04 via WEB
E' studiato.
(Rispondi)
egon69
egon69 il 19/10/08 alle 19:44 via WEB
condivido tutto ciò che hai scritto in questo post!!! spero davvero che questa gente sparisca definitivamente, ma temo che se pur sparisse, verrebbe sostituita da altri nuovi giovani rampanti e, come al solito, pagheranno solo gli onesti cittadini i costi che questa crisi ha prodotto.....
(Rispondi)
 
sparus_rm
sparus_rm il 19/10/08 alle 20:13 via WEB
Dopo che centinaia di migliaia di lavoratori sono stati messi in mezzo ad una strada da gente come questa solo per motivi di natura speculativa non mi dispiacerebbe vederli sbattuti fuori dal "mercato del lavoro" a calci nel culo, tanto per capire cosa significa fare la fame.
(Rispondi)
liubiza
liubiza il 19/10/08 alle 21:36 via WEB
e intanto loro continuano a votarlo. il maestro.
(Rispondi)
 
sparus_rm
sparus_rm il 19/10/08 alle 21:41 via WEB
Aspetta che li tocchino sui soldi.
(Rispondi)
 
 
liubiza
liubiza il 20/10/08 alle 19:16 via WEB
dici? sei convinto che li tocchino? oggi a me, domani a te... (senza fondo)
(Rispondi)
 
 
 
sparus_rm
sparus_rm il 20/10/08 alle 19:26 via WEB
Primo effetto della crisi dei mutui: stasi dei prezzi degli immobili e segnali di imminente cedimento del mercato. Ciò comporterà, oltre ad un più facile accesso alla proprietà immobiliare, anche una forte contrazione degli agenti immobiliari con nodo della cravatta grosso come un supertele, e relativi agenti di mediazione finanziaria.
(Rispondi)
divinoflagello
divinoflagello il 20/10/08 alle 13:32 via WEB
spero davvero che tu abbia detti ad alta voce anche...." a calci nel culo"!!
(Rispondi)
 
sparus_rm
sparus_rm il 20/10/08 alle 14:57 via WEB
Non ce n'è stata la necessità: per ferire a morte l'ego di un ometto di questi qui basta uno sguardo. Di compassione.
(Rispondi)
mizar_s_light
mizar_s_light il 20/10/08 alle 16:56 via WEB
Ironicamente realistico e tragicamente divertente... condivido a pieno amico. E poi hai ragione, il problema non è Milano ma i milanesi, così come non lo è Matera ma i materani. Un saluto.
(Rispondi)
 
sparus_rm
sparus_rm il 20/10/08 alle 17:44 via WEB
Mia cognata è di Matéra (non di Matèra come qualcuno potrebbe erroneamente credere): curiosamente, anche a Matéra il problema non è Matéra, ma i milanesi che vengono a portare le fabbriche che prima prendono i soldi e poi chiudono e le scorie nucleari che poi rimangono lì.
(Rispondi)
indianina67
indianina67 il 21/10/08 alle 13:33 via WEB
(Chissà se colui che ha rubato la borsa a mia madre, zona Castello Sforzesco, è uno di quelli che cercano di rimediare per qualche prodotto finanziario andato a male. E poi ma che so' i sarcazzi?)
(Rispondi)
 
sparus_rm
sparus_rm il 21/10/08 alle 14:20 via WEB
Non credo. Stiamo attenti a non scambiare i criminali per disperati o viceversa.
"Sarcazzo" è l'abbreviazione di "lo sa il cazzo" e si riferisce a qualcosa di sconosciuto e nemmeno troppo rilevante.
(Rispondi)
 
 
indianina67
indianina67 il 23/10/08 alle 13:16 via WEB
Uhm, tipo quando uno si sente un po' così, un po' sarcazzo. Ecco la parola giusta!
(Rispondi)
 
 
 
sparus_rm
sparus_rm il 23/10/08 alle 19:04 via WEB
Gli usi linguistici correnti del sarcazzo non si riferiscono in genere ad astratte entità metafische, ma a concreti oggetti di difficile descrizione. Es: "nella cabina di pilotaggio dell'aereo c'erano leve, indicatori e altre decine di sarcazzi"
(Rispondi)
megliounsorriso
megliounsorriso il 21/10/08 alle 20:29 via WEB
bel pezzo, proprio bello scritto ad arte, l'ho letto molto volentieri e condivido pienamente. p.s. ho una curiosità....che lavoro fai? sempre che ti vada di rispondere qui...altrimenti in pvt....,se poi non ti va di dirmelo, mi resterà la curiosità ^___^ ciao
(Rispondi)
 
sparus_rm
sparus_rm il 22/10/08 alle 08:19 via WEB
Il mio lavoro? Giro, faccio cose, vedo gente...
(Rispondi)
 
 
megliounsorriso
megliounsorriso il 22/10/08 alle 15:32 via WEB
vabbè! pardon! ho fatto una domanda indiscreta, ma la curiosità mi è venuta leggendo questa frase: "Ho fatto il mio lavoro, l'ho fatto anche bene, mi sono fatto valere anche stavolta. Posso tornare a casa contento" e, anche leggendo, in altri tuoi post, che viaggi molto per lavoro
(Rispondi)
L1700s
L1700s il 24/10/08 alle 17:59 via WEB
Bel post, Sparus, guarda come hai detto tu...speriamo che un pò di speculatori vadano a zappare la terra, certo se lo Stato salva le banche (con i nostri soldi) la vedo dura!
(Rispondi)
 
sparus_rm
sparus_rm il 24/10/08 alle 18:30 via WEB
Il nostro Governo (non lo stato) sulle materie economiche mi sembra abbastanza indeciso: quando si tratta dei precari è ultraliberista, quando si tratta dell'Alitalia è protezionista e quando si parla di banche diventa statalista. Quando erano al governo (fino al 2006) in nome del mercato non vollero tassare le rendite finanziarie, ora che il mercato finanziario è crollato, tassano i cittadini (togliendogli servizi) per correre in servizio delle banche. Si mettano un po' d'accordo e ci facciano sapere cosa vogliono fare, anche perché a forza di levare ai poveri per dare ai ricchi la pazienza degli italiani sta per finire.
(Rispondi)
Lola76
Lola76 il 31/10/08 alle 09:17 via WEB
oddio, questo mi interessa troppo. Torno a rileggere quando ho più di 2 minuti e mezzo (sono di Milano...e sono di corsa). L.
(Rispondi)
 
sparus_rm
sparus_rm il 31/10/08 alle 09:58 via WEB
Non sei di "quella" Milano...
(Rispondi)
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