IL TEMPO E’ DENARO ED A VOLTE ANCHE ALTRO UN EFFICACE MANIFESTO DI DENUNCIA I TOP-POST, LO IUS SOLI E GLI STUPRI PER NON DIRE DI PENSIONI. E’ POSSIBILE DETERMINARE IL NUMERO DI MIGRANTI DA ACCOGLIERE ? O E’ UN’UTOPIA? LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE ED I COMMENTI: NUN VE REGGAE PIU’ IL TERRORISMO, PIAZZA SAN CARLO ED IL CAVALLO DI TROIA LA TRAGEDIA DEL MEDIORIENTE, LA POVERA GENTE ED I GIOCHI DI POTERE LA SERRACCHIANI, LO STUPRO ED I SEPOLCRI IMBIANCATI IL PROCURATORE DELLA REPUBBLICA DI CATANIA, LE ONG E LE VERITA’ APPARENTI REMINISCENZE CINEMATOGRAFICHE: LA SETTIMANA INCOM MIGRANTI: SALVATAGGI IN MARE ED INSERIMENTO NEI PAESI DI ARRIVO NON SONO VEGETARIANO NE’ ANIMALISTA, MA CONDIVIDO L’INVITO CON TUTTO IL CUORE I TEMPI DELLA GIUSTIZIA PENSIERI IMPERTINENTI SU UN ARGOMENTO SERIO LA DISONESTA’ IN BUONA FEDE AI NUOVI ISCRITTI AL MIO BLOG: BENVENUTI (CON RISERVA) PLATONE, LA LIBERTA’ E IL PAESE DEI BALOCCHI. IL BALLOTTAGGIO: OPINIONI A CONFRONTO GLI ANIMALI ED I TEST DI TOSSICITA’ COMMENTI DI RIPARAZIONE PRO RTEO LA BUONA SCUOLA, ALEX E SAMOA SALVIAMO IL LUPO: COMPORTIAMOCI DA POPOLO CIVILE LA LEGGE ELETTORALE, LA CULTURA E L’ETICA ESISTE ANCORA LA “PIETAS ROMANA”? Ahi serva Italia di dolore ostello,….non donna di province , ma bordello! PER NON DIMENTICARE LE INDAGINI DI UN MAGISTRATO DRAMMATURGO E L’ITALIA D’OGGI LA DEMOCRAZIA, IL REFERENDUM E LA SPERANZA LA CHIROMANTE SCIENTIFICA PROBLEMI DI SPAZIO: L’ATOMO, IL COSMO E LE MIGRAZIONI IL REFERENDUM COSTITUZIONALE ED I CONGIUNTIVI BENVENUTI A “VILLA ARZILLA” ELEZIONI USA VAURO, LA LEOPOLDA ED IL TERREMOTO LA POLITICA PARALLELA, cioè DUE PESI E DUE MISURE Buoni e cattivi: ci sono dittatori e dittatori? Pensieri sparsi Angelo martirizzato da balordi malvagi Yulin e simili A Cesare quel ch’é di Cesare ” IL PATENTINO “ De minimis…seconda puntata Le pensioni in Italia Breve panoramica sull’attualità Keynes e il capitalismo, note a margine Mattanza di cetacei e crudeltà gratuita Indovinelli e paradossi De minimis Precisazione Brevi considerazioni su un argomento di attualità

E’ POSSIBILE DETERMINARE IL NUMERO DI MIGRANTI DA ACCOGLIERE ? O E’ UN’UTOPIA?

Un caro amico rispettabilissimo per cultura ed elevato senso etico gestisce un BLOG che frequento con piacere, ma nel quale mi capita spesso di veder svanire i miei commenti nel nulla dell’infinito spazio del web, non so se la colpa é della mia scarsa conoscenza del mezzo o se si tratta di una imperfezione del servizio, é certo però che il risultato é frustrante.

Ultimamente egli, in un post intitolato “L’UTOPIA DELL’ACCOGLIENZA”, dopo essersi dichiarato in favore di detta pratica umanitaria per quel senso di solidarietà umana che lo pervade, dichiara la propria certezza sulla necessaria esistenza di un suo limite e ricorrendo ad un banale confronto con la pevedibile saturazione della possibile ospitabilità della sua abitazione rivolge al Governo l’invito a definire il numero di migranti accettabili nel nostro paese.

La risposta, apparentemente semplice, presuppone l’esatta conoscenza di tanti elementi e condizioni diversi da risultare impossibile se non a posteriori, bisognerebbe infatti stabilire la densità media di popolazione accoglibile sul nostro territorio in ragione della totalità delle potenzialità produttive del Paese, previa determinazione del reddito minimo pro-capite sufficiente per un livello di vita anch’esso predeterminato, con i costanti aggiornamenti resi necessari dalle incessanti mutevoli condizioni sia locali che intenazionali, cosa questa che indurrebbe un continuo variare anche delle possibilità di accoglienza!

La vera risposta, come sempre é avvenuto in tutte le migrazioni succedutesi in questo mondo dalla notte dei tempi, sarà data dalla progressiva crescita della resistenza della popolazione locale all’invasione del proprio territorio da parte di masse ad essa estranee, ovvero dalla prevalenza di queste ultime con la sottomissione degli indigeni.  Ciò che in ogni caso é prevedibile é solo la trasformazione dell’attuale società.  

E’ POSSIBILE DETERMINARE IL NUMERO DI MIGRANTI DA ACCOGLIERE ? O E’ UN’UTOPIA?ultima modifica: 2017-07-03T20:24:56+00:00da Quivisunusdepopulo

17 comments:

  1. a

    rteo@libero.it
    192.168.212.155

    Caro Amico buongiorno e ben inizio settimana. Ho appena preso conoscenza del Tuo post e con piacere Ti lascio un mio commento. Le Tue conclusioni sono inappuntabili (come al solito, peraltro). La dinamica sociale e naturale, che portò l’uomo di Neanderthal a lasciare il posto al sapiens, Ti dà ragione,e qualsiasi mia soluzione che sarà avanzata soccomberà, probabilmente, di fronte alla storia. Ritengo, però, di dover chiarire il mio pensiero. L’accoglienza (o l’assistenza, come ha voluto distinguere un leader politico)è un dovere sociale, ma anche cristiano, per chi ci crede. Un Popolo, tuttavia, ha dei limiti che derivano dalla disponibilità delle proprie risorse, oltre le quali non è possibile poter andare. Credo che si concordi sul fatto che l”accoglienza non possa limitarsi a dare ingresso sul “proprio territorio” ma che richieda, altresì, di garantire un minimo di assistenza materiale e di tutela della dignità umana. Ebbene, tutto questo ha un costo e può certamente essere quantificato. Posso anche concordare che il “calcolo” non sia facile nè che il risultato sia certo ma ragionando in modo semplice penso che se io abbia risorse pari a mille non possa andare oltre questo limite. Non è soltanto un problema di densità per metro quadrato ma di disponibilità di risorse in genere, a meno che non si voglia depauperare il proprio popolo lasciandolo privo dei mezzi necessari per sopravvivere (oppure aggravare oltre ogni misura il già eccessivo debito pubblico). Io credo che uno Stato sia tale perchè tra i suoi membri si è stretto il patto di garantire a tutti i cittadini i mezzi necessari per sopravvivere. E’ vero che questo patto finora non è stato rispettato, vista la grave sproporzione di ricchezze in Italia (e nel mondo), ma questo non vuol dire che si possa immiserire ulteriormente i cittadini, senza peraltro portare benefici ai tanti migranti. Per questi occorre una politica generale, che coinvolga tutti i Paesi europei e non. Bisogna interrogarsi anche sull’elemento “territorio”, e decidere se sia o meno un elemento costitutivo degli Stati (come una certa dottrina, datata, sosteneva). E occorre anche chiedersi se non avesse ragione Rousseau che sosteneva, nel suo saggio sulle origini delle diseguaglianze tra gli esseri umani, che un tempo “la terra non era di nessuno e i frutti erano di tutti”. Al di là, comunque, di dove condurrà questa nostra “dialettica” non vi è dubbio che essa sia proficua e lo sarà ancor più se si amplierà il livello dei contributi dei cittadini perchè il problema è molto serio e non riguarda soltanto noi due. A presto

  2. rteo@libero.it
    192.168.212.154

    Caro Amico, dopo aver atteso a vari miei impegni quotidiani colgo l’occasione di questa breve pausa per ritornare, in qualche modo, sul tema e, sempre in qualche modo, “integrare” il commento che ho già inviato, introducendo, però, un tema nuovo, anche se collegato a quello principale dell’accoglienza. Ho detto che bisogna riflettere sull’elemento “territorio”, che, come a Te ben noto, certa dottrina ritiene elemento costitutivo dello Stato. E allora pensando al “territorio” mi viene da chiedere: quali sono i confini ? sono quelli fisici, che la natura ha realizzato, oppure quelli politici, che i cosiddetti Stati hanno stabilito con i Trattati, sempre stipulati dopo aspre e sanguinose guerre ? Ma anche quelli “politici” non sono sempre mutati ? Dall’impero romano ad oggi, passando per il medioevo, alle rivoluzioni americana, francese, russa, alle due guerre mondiali, e considerando anche quello che sta accadendo oggi sotto i nostri occhi in medioriente (e quello che è già accaduto nei Balcani e in Libia), molti confini tra Stati sono mutati e sono spariti anche molti Stati e Imperi. L’URSS non esiste più, e c’è una confederazione molto più ridotta, così come anche la ex Jugoslavia, etc. Penso anche all’India, ex colonia inglese, e alle tante colonie francesi e inglesi d’oltremare. E allora, quale è il territorio necessario per aversi uno Stato ? Il Vaticano, poi, come peraltro la Palestina, sono considerati degli Stati pur insistendo sullo stesso territorio di altri Stati (mi viene da pensare anche alla Repubblica di San marino). Il Parlamento italiano è impegnato ad attribuire la cittadinanza sulla base del jus soli, e non più del solo jus sanguinis, oltre ai casi di attribuzione motu proprio del PdR. Eppure, pensando alla relatività di Einstein, non posso non considerare che dalla stazione spaziale orbitante intorno alla terra gli astronauti non vedranno tali confini politici, e forse neppure quelli fisici, ma vedranno la terra come un palloncino sperso nel cosmo. E allora ?, dirai. Credo che Tu abbia ragione quando affermi che sarà la dinamica sociale a risolvere i conflitti, anche relativi ai flussi migratori. Tuttavia, pur avendo io torto secondo natura, voglio ancora illudermi che la “ragione”, intesa come logos, possa aiutare gli uomini ad uscire dalla “caverna” di Platone.

  3. In risposta a
    rteo

    quivisunusdepopulo

    Buonasera amico mio, come potrai vedere non tutte le ciambelle riescono col buco! Perciò in via preliminare debbo precisare che i due commenti che precedono non sono farina del mio sacco, bensì della tua dotta facondia. Ora però debbo subito chiarire che il termine assistenza, usato dal politico di turno, non mi pare appropriato al fenomeno in esame perché sintomatico di una mentalità da casta. Circa il merito dell’argomento concordo perfettamente sulla relatività di concetti come territorio e confini, nonchè sulla loro limitatezza spaziale con l’inevitabile corollario della impossibilità di accoglienza infinita. Tuttavia ciò non esclude, anzi é quasi normale, che su un determinato territorio possano nel tempo succedersi o confondersi popolazioni diverse per effetto delle più svariate cause. Questo non ha effetti sullo Stato che rimane indifferente alla composizione dei suoi abitanti e può anche essere occupato temporaneamente, ovvero essere soppresso ed incorporato in un altro, ma può sconvolgere la Nazione originaria che, com’é noto, é caratterizzata dalla comunanza della cultura, delle tradizioni, della storia, delle credenze ecc. Per altro verso posso certamente condividere la convinzione di Rousseau secondo cui un tempo “la terra non era di nessuno e i frutti erano di tutti”, questo però non mi convince a condividere la politica italiana a riguardo nel contesto del comportamento degli altri Membri dell’Unione europea: é stato infatti sufficiente che l’Italia ipotizzasse la chiusura dei propri porti alle navi delle ONG straniere perché immediatamente tutti gli altri Stati si affrettassero ad escludere l’accoglienza delle predette navi nei loro. Inoltre la proposta di eliminare il fenomeno della migrazione aiutando i popoli interessati “a casa loro” rappresenta una vera presa in giro se si considera che i flussi di disperati che vengono scaricati sulle nostre coste provengono soprattutto dalle “ex” colonie francesi ed inglesi, dove ancora le due potenze coloniali sono presenti, a volte anche con propri contingenti militari, per tutelare i propri interessi in accordo con le corrotte classi dominanti locali. Se così stanno le cose é legittimamente ipotizzabile che alla fine il popolo italiano sarà coinvolto in uno scontro di cui non é facile prevedere l’esito. Con la speranza di sbagliare ti saluto con affeto.

    22 commenti approvati33 commenti in sospeso

    11/07/2017 alle 20:37
    Seleziona un commento
    Quivisunusdepopulo
    spazio.libero.it/Quivisunusdepopulox
    Clemente_Mario@libero.it
    192.168.212.155

    rteo@libero.it
    192.168.212.154

  4. Buongiorno, Caro Amico. L’ineluttabilità del “destino italiano”, che Tu hai pronosticato, ahimè mi trova d’accordo. E’ la legge della natura, che in barba a quella umana, prosegue da millenni, ormai, il suo inesorabile corso. Il mio intento, perciò, aveva, e ha, il solo scopo di tentare, con l’impiego dell’esperienza (parte della ragione) una qualche soluzione politica, vivendo, io, ai confini del napoletano ove regna da sempre sovrana “l’arte di arrangiarsi”. Perciò, auspicare un qualche “palliativo” giuridico (quello, per capirci, del brocardo degli umani,”dura lex sed lex”, che mi fa da sempre tanto sorridere !) mi sembrava “ragionevole”. Rebus sic stantibus, allora, mi viene naturale cambiare rotta e sostenere, così, che le migrazioni funzionano un po’ come la “teoria dei vasi comunicanti”, per cui alla fine ci sarà per forza di cose un nuovo equilibrio nel livello dei fluidi. E forse questo “livellamento” avverrà anche in ordine alla distribuzione delle ricchezze, almeno per quanto concerne la detenzione perchè i dissesti socio-economici non garantiscono mai tutti coloro che oggi detengono le risorse di poterle conservare anche per il futuro. Per questo Tommaso di Lampedusa aveva ragione relativamente alla sostanza (tutto deve cambiare affinchè nulla cambi) ma i protagonisti saranno altri (almeno in parte sarà così). Circa il “colonialismo” inglese e francese e agli effetti che ancora ne derivano hai perfettamente ragione; purtroppo, però, non finiranno mai (oggi stiamo assistendo a quello cinese, anche se non avviene con le armi – per ora -). Non dimentichiamo, però, anche quello alquanto recente degli USA, che con la loro personalissima idea di libertà hanno agito finora da imperialisti e colonialisti. E non nascondiamoci neppure noi italiani, che qualche tentativo, seppur fallito, lo abbiamo fatto in Eritreria e in Libia. E non pensiamo che siamo noi i veri difensori delle libertà, quando siamo portati ad impedire con legge penale di pensarla diversamente da noi (come sta accadendo oggi che si vorrebbe impedire a dei cittadini di pensare bene del fascismo anzichè convincerli con i buoni esempi che è stata una ideologia liberticida, classista e razzista). A presto

    1. Caro amico buongiorno, come sempre i tuoi commenti ampliano gli orizzonti del problema iniziale fornendo nuovi spunti per considerazioni anche estemporanee che cercherò di elencare brevemente. Tanto per cominciare vorrei esprimere la mia tristezza nel constatare come in quella che era considerata la patria del diritto abbia perso ogni significato il brocardo da te citato “dura lex sed lex”, che in origine significava uguaglianza nella sottoposizione di tutti i cittadini ad una regola di civile convivenza, ma che oggi ha perso ogni significato pratico per effetto della molteplicità delle interpretazioni delle norme in conseguenza dell’affermarsi della teoria evolutiva del diritto, a sua volta trasformatasi in soggettivismo assoluto e purtroppo pressoché incensurabile. Quanto al funzionamento delle migrazioni, in cui le masse in movimento si comportano come fluidi scorrevoli tra vasi comunicanti rappresentati dai diversi Stati, occorre considerare che le continue trasformazioni di quest’ultimi renderà il livellamento sempre e solo tendenziale e comunque verso il basso.

  5. Caro Amico, Buongiorno. Perdonami se qualche volta il mio pensiero si libra senza briglie, ma credo che almeno a me porti benefici (si alleggerisce la testa!). Due punti: il “livellamento verso il basso”. Dipende sempre da dove si guardi. Non credo che per chi si trovi in basso (peraltro andrebbe argomentato meglio) non divenga un miglioramento “verso l’alto”. A quanto pare la relatività del tempo di Einstein funziona sempre. Se, ad es., io e Te, che siamo Amici, ci trovassimo in due posizioni diverse (socialmente, economicamente, politicamente, ecc.,), sono certo che Tu, moralmente ed eticamente, saresti portato, come penso anch’io, ad “avvicinarTi”. Il “livellamento” perciò avvicina, e non è un male (almeno non lo è sempre). Ho letto di recente un saggio di Martin Buber, dal titolo Che cosa è l’uomo, e almeno su un punto penso che avesse ragione: bisogna recuperare il rapporto con l’altro perchè sia l’individualismo che il collettivismo annullano l’Uomo, mentre invece questi si eleva grazie al rapporto con l’altro, alla relazione diretta. Circa, invece, la legge, non credo che sia sufficiente il principio astratto “dell’eguaglianza”, che “tutti sono ad essa sottoposti”, perchè la “legge” è sempre espressione delle forze politiche al governo (la maggioranza in democrazia, una cerchia ristretta nell’oligarchia, e uno solo nella monarchia),ma necessita che sia intrisa anche di “sostanza” perchè l’eguaglianza in democrazia, come sosteneva Montesquieu, è reale e non formale. Io immagino una Comunità sociale che condivida la buona e la cattiva sorte. Non mi piace una Comunità dove anche solo un mio concittadino debba soffrire la fame. Questo non è morale, nè etico, e peraltro viola il patto originario che diede luogo alla nascita della Comunità, per cui non può esserci alcun ordinamento naturalmente legittimo finchè la Comunità non garantisca a tutti i consorziati una vita decorosa e dignitosa.

    1. Buongiorno amico mio, hai perfettamente ragione: in un livellamento sec’é qualcosa o qualcuno che scende deve necessariamente esserci il suo contrappeso che sale e ciò con riferimento all’umanità é eticamente ineccepibile. Tuttavia se la più corposa seconda parte della mia precedente risposta non fosse finita nell’empireo avresti potuto leggere la mia opinione circa gli effetti aberranti della globalizzazione e della libera circolazione dei capitali, i quali nella costante ricerca delle migliori, o più convenienti, opportunità tendono a livellare i costi ed in special modo la remunerazione del lavoro verso il basso ( un facile esempio é dato dallo spostamento dei capitali cinesi verso il Vietnam nonostante il reddito medio del lavoro cinese sia inferiore a quello di gran parte del mondo occidentale) mentre la maggiore rendita finisce a rimpinguare le sostanze dei pochissimi fornitori di quel fattore della produzione costituito dalla massa monetaria.
      Circa le forme di governo e le concezioni economiche fondamentali di recente c’é stato un economista che le ha spiegate prendendo a riferimento le prime due parole distintive della Rivoluzione francese: liberté ed egalité ed attribuendo alla prima tutti gli aspetti caratterizzanti del capitalismo ed alla seconda quelli del socialismo; come si può constatare non si parla di democrazia, né vale ricordare ciò che diceva Montesquieu che, al di là delle affermazioni teoriche, era un aristocratico e come tale concepiva la vita e la società. Quello che manca é la terza e più importante parola: fraternité, però non bisogna illudersi perché anche il “patto originario” é soltanto una ipotesi di scuola, in effetti come avviene in natura in origine c’é stato solo il clan familiare a consentire la sopravvivenza, le tribù e poi, dopo tante forme intermedie, lo Stato sono nati quando qualcuno dei clan ha preso il sopravvento su altri ripagandoli con la maggiore sicurezza alimentare e difensiva. Ciò non toglie che noi dobbiamo sempre sperare ed operare per l’avvento dello Stato etico. Tanti cari saluti.

      1. Buongiorno, Amico mio. Lo Stato etico, di hegheliana memoria, preoccupa sempre i tanti che aborriscono l’etica. Questa, per loro, è un ostacolo insormontabile; un peso eccessivo per i loro affari. Hanno torto e saranno sconfitti, se non dalla storia certamente dalla natura. Si, proprio da questa, anche se possa apparire molto strano. Ogni tanto mi capita di prestare attenzione anche a quanto accade al di fuori della nostra ristretta cerchia di specie vivente e, con sorpresa (che tuttavia va scemando), constato che nelle altre specie viventi si sta evolvendo una certa “umanità” (ovvero, quella che per noi dovrebbe costituire la caratteristica morale degli esser umani). La stessa “evoluzione”, per quanto possa sorprendere, si sta verificando anche all’interno degli uomini, e questo conferma la visione platonica che l’uomo non è soltanto un corpo (peraltro mero strumento) ma è costituito anche dall’anima (spirito, energia, etc). E forse è proprio vero che sia quest’ultima la parte più nobile della specie; e che abbia prevalenza tutti lo confermano soprattutto in punto mortis. Ho letto di personaggi pubblici che durante la loro vita hanno avuto soltanto di vista il proprio ruolo e la propria gloria, deficitando sul piano dei rapporti umani. Alla fine, però, hanno avuto una sorta di “conversione” (come Paolo da Tarso, sulla via di Damasco. Qualcuno ha pensato che si tratti di conversione utilitaristica, nel senso che tanto non mi costa nulla. Invece, di fondo, c’è anche una negazione delle scelte di vita fatte soltanto all’insegna del proprio ego, del proprio narcisismo. Montesquieu era aristocratico, è vero, così come è vero che egli, in ordine all’eguaglianza “reale” precisava che tuttavia non conviene. E’, in altri termini, la logica aristotelica( consentimi di dire che neanche Montesquieu è stato originale, come la vulgata è portata a credere), che induce a scegliere “la via di mezzo”, essendo la società divisa in classi. Tu dici, e giustamente, che ab origine erano le famiglie a farsi carico della sopravvivenza dei propri componenti, e che poi di tale incombenza se ne fece carico la tribù (in seguito il villaggio, poi la città) e, indi lo Stato. Aristotele sosteneva che nella famiglia tutti i beni erano condivisi, e non credo che avesse torto perchè se si fossero alimentati soltanto il padre e la madre oggi non esisterebbe la specie umana perchè i figli si sarebbero estinti. Oggi, però, lo Stato non garantisce più a tutti i consorziati il minimo di sussistenza (anche se recupera, a debito, enormi risorse per salvare le banche, dare bonus elettorali, e, ora, sostenere i migranti). C’è, evidentemente, una violazione del patto originario, che Tu ritieni soltanto teorico, ma che, tuttavia, sembra essere coerente e logico, se si dà per certo che nella “famiglia naturale” tutti i membri avessero quanto necessario per sopravvivere. Un cenno, in ultimo, sulla “Rivoluzione” e i suoi slogans. A vedere, oggi, come è ridotta la Francia non mi sembra che le banlieu siano il suo risultato migliore. E le sue colonizzazioni africane non le fanno onore. Le modifiche alla Costituzione, in senso liberticida, volute dal PdR per garantire ai cittadini maggiore sicurezza non rendono la Francia un modello politico-istituzionale da imitare. Il fenomeno Macron è un fuoco di paglia che nel tempo potrà accendere altri focolai. La sua “apertura” ad un rapporto preferenziale con gli USA di Tramp, per mettere all’angolo la Germania della Merckel, indebolisce il progetto europeo, già in parte affossato dai flussi migratori. Vorrei dire ancora altro, ma è necessario che prenda fiato, e non occupi altro spazio nel Tuo prezioso blog. Voglio solo dire ancora che la “Fratellanza” è il vero progetto morale, e non è un’utopia perchè essa può essere costruita a partire dalla formazione dei giovani. E’ un percorso lungo, sicuramente, ma il risultato è reale perchè come sosteneva Platone se è un’idea questa esiste realmente nel mondo delle idee. Buona giornata.

        1. Buonasera carissimo, se tu hai bisogno di prender fiato puoi immaginare cosa possa servire a me! Sintetizzando concordo sull’esistenza di un’etica naturale che é propria di tutti gli esseri viventi, dei quali riduce le brame a ciò che loro serve per la conservazione propria e della specie di appartenenza. L’ uomo si é allontanato da tale condizione e per quanto abbia realizzato di avere un’anima che lo proietta verso l’immortalità non credo che potrà mai tornare alla semplicità originaria, nonostante la visione di Platone. Circa il comportamento di certi personaggi pubblici penso che la loro conversione più che dalla vicenda di Paolo da Tarso (che in realtà non fu una folgorazione, ma una meditata decisione iniziata con il martirio di Santo Stefano), possa essere spiegata dalle parole rivolte a Gesù da San Pietro “Tu solo hai parole di vita eterna”. Lo Stato non garantisce a tutti la sussistenza perché esso non ha sostituito tutte le aggregazioni intermedie ma le ha soltanto inglobate nella sua più complessa struttura: infatti per fortuna da noi ancora resiste la solidarietà familiare in contrapposizione ai deprecabili comportamenti dei reggitori della “cosa pubblica”. Cosa penso della politica francese credo di averlo già chiaramente detto, aggiungo solo che a mio parere Macron ha riportato in auge la “GRANDEUR” della Francia, così assimilandosi al presidente Trump ed al suo “America first”: in conclusione da entrambi non c’é da attendersi nulla di buono per il resto del mondo.

    2. Gentili signori, ho molto apprezzato i vostri costruttivi dibattiti e mi congratulo per la forza e l’onestà del vostro pensiero. Ringrazio il titolare del blog per la visita, sia pure casuale, al mio. Sono passata a ricambiarla, con un augurio di bene ed un saluto cordiale.

      1. Buonasera gentile signora, la ringrazio per l’apprezzamento e spero che non vorrà far mancare il suo contributo di idee ai futuri scambi di opinioni che spero continueranno a buono ed onesto livello. Cordiali saluti.

  6. Caro Amico, Buongiorno. Anzitutto debbo rendere noto che sto incontrando moltissime difficoltà ad accedere al blog, e anche al mio (?). Non ne comprendo la ragione. Spero che sia soltanto un problema tecnico e non una “manovra” da dietro le quinte. Ciò detto, hai perfettamente ragione sul fatto che la solidarietà primaria riposa nella famiglie. Il problema, però, sta proprio nella fatto che queste ultime sono state disgregate da un disegno “infame” dei governi che si sono succeduti nel tempo. Non c’è stata nessuna vera politica economica di sostegno (penso al tetto di 2.800 euro annui per le detrazioni d’imposta per il coniuge, o i figli, a carico, oppure il limite dei 26 anni, quando è noto che sono tantissimi i giovani inoccupati). Oggi si parla di bonus baby, di bonus mamme, bunus povertà, e altre amenità, che un tempo avrebbero destato preoccupazione nella comunità scientifica degli psichiatri. Non c’è un disegno unitario, una politica che garantisca ad ogni singolo componente della Comunità sociale una vita dignitosa. Non ha senso stare insieme, quando i ruoli sono quelli dei padroni, da una parte, e degli schiavi, dall’altra. Meglio morire in guerra che da schiavi, sostenevano i classici Greci. Aristotele, come ho già detto in altra occasione (e mi piace ricordarlo), sosteneva che in ogni famiglia naturale (naturale perchè si organizzava nella prospettiva della riproduzione e della sopravvivenza) tutti i beni erano con-divisi. Tu mi evidenziasti che questo “mondo naturale” era soltanto il frutto di una ricostruzione teorica. Non lo discuto, perchè nessuno di noi è stato presente agli albori della specie umana, ma se quella che abbiamo convenzionalmente chiamato “logica”, o ragione, non è viziata, allora mi sento di dire che l’ipotesi di Aristotele non fosse un azzardo, visto che la progenie di quelle famiglie ha, a sua volta, generato altre famiglie e figli (anche se Crono evirò Urano, secondo il mito). Ma anche se per ipotesi non fosse stato così, a maggior ragione la società civile di oggi (quella che con enfasi viene anche definita “Stato di diritto”)ha il dovere inviolabile di garantire a tutti la “sopravvivenza” perchè altrimenti non ci sarebbe alcuna differenza tra la società naturale e quella detta civile. In ordine al ruolo della Francia, sempre più spostato verso un presidenzialismo di tipo monarchico, concordo, e sono anche alquanto preoccupato del sodalizio con gli USA di Trump. Tuttavia sono convinto che occorra, in alternativa, un disegno tutto italiano, che purtroppo non si intravvede all’orizzonte. Aveva ragione Massimo D’Azeglio, quando affermò: Fatta l’Italia (peraltro, allora incompleta, come in parte adesso), ma ora bisogna fare gli italiani. Mi vorrei intrattenere anche su questi, ma meglio ragionare a piccole dosi. A presto

    1. Carissimo buongiorno, condivido con te tutte le affermazioni e le preoccupazioni sia in ordine alla gestione dei blog, in cui tra l’altro mi pare di intravvedere un minor rispetto della “privcy”, sia in ordine all’assenza totale di una politica sociale coerente, sostituita da iniziative parziali e spesso irrazionali ed ingiuste volte a tamponare di volta in volta quelle che, a giudizio di chi le adotta, sembrano essere le necessità più impellenti o più foriere di consenso elettorale. Di questo infatti dobbiamo convincerci: nonostante l’indicazione di Massimo D’Azeglio circa la necessità di fare gli italiani, non é stata mai creata in Italia una coscienza sociale nazionale perché a dirla con Curzio Malaparte “La nostra patra é il cavallo. Voi capite quel che voglio dire.” Inutile aggiungere il seguito “La nostra patria muore, la nostra antica patria”. Saluti affettuosi.

  7. divinacreatura59
    spazio.libero.it/divinacreatura59x

    Personalmente non sono più a favore dell’accoglienza dato che il territorio ormai è saturo.
    Gli arrivi sono sfuggiti dal controllo e credo che ci siano gli interessi di molti a gestire questi sbarchi.
    Buon pomeriggio da Divina.

    1. Buongiorno gentile signora, come in altra occasione sono stato costretto ad usare il copia ed incolla per riportare il suo commento, perciò sembra che ne sia io l’autore. Purtroppo da modestissimo artigiano non sono stato capace di immaginare un sistema migliore. Cordiali saluti.

  8. Buongiorno, Caro Amico. Dopo una breve “latitanza”, derivante da un lutto, che mi porterà ancora ad assentarmi dalle problematiche “umane”, desidero lasciarti un ulteriore commento, seppur stringato, sugli argomenti all’o.d.g, in particolare l’attivismo francese, e più precisamente di Macron. A quanto pare avevamo visto bene perchè il “giovane presidente”, assistito dalla compagna ormai matura, sta prendendo iniziative di tipo nazionalistiche che si riflettono sui rapporti economici e politici con l’Italia. In questo modo il progetto Europeo subisce un ulteriore scossone e le sue istituzioni cominciano ad andare verso una deriva incontrollabile. Tutto, perciò, potrà accadere, in prospettiva, anche una conflittualità muscolare. Voglio anche lasciarTi una ulteriore preoccupazione, che riguarda il clima e il razionamento dell’acqua potabile, con una desertificazione che avanza in modo inesorabile e incontrollabile, a fronte dello scioglimento dei ghiacciaia della calotta polare dell’antartide. Spero che questa mia “preoccupazione” non sia intesa come un “messaggio apocalittico” ma che sia da stimolo per riflettere su dove sta andando il genere umano con i suoi modelli socio-economi e politici. Tu mi hai detto che la società non può tornare alla semplicità di un tempo. Soffro nel dirtelo, ma Ti sbagli: sarà costretta a farlo, dagli effetti della natura, che si riapproprierà del suo dominio sull’uomo! E forse, quando ciò accadrà, sarà ormai troppo tardi. In ultimo, ma solo come flash, e all’Amico, voglio dire che le perdite dei Cari a volte consentono di avere segni chiari dell’esistenza di Dio.

  9. Caro Amico, anzitutto buonasera. Il periodo estivo ci ha un po’ allontanati dal blog, e ancora non possiamo dire che riprenderemo a breve l’attività. Ho letto soltanto adesso il commento che Ti ha lasciato mariateresa.savino, alla quale ho ritenuto di riservare anch’io un breve commento sul suo blog.
    Voglio ora cogliere questa occasione per estendere un po’ le riflessioni in atto, che si sono sviluppate sul tema dell’immigrazione, per riservare un brevissimo commento agli atti terroristici avvenuti in Spagna. Ovviamente sono atti da condannare senza alcuna esitazione. Voglio farlo, però, senza entrare nello specifico (pur sentendo doveroso esprimere il mio dolore ai familiari dei giovani connazionali rimasti vittime dell’attentato), sottoponendo alla Tua riflessione quanto ha scritto F. Alberoni nel saggio “Quel che conta davvero”: Hegel cerca di mostrare che tutta questa disperata sofferenza, tutta questa lotta, è il prodotto dello spirito che tende all’autocoscienza e alla libertà. Per raggiungerla utilizza i popoli e gli individui. Lo fa attraverso tappe, balzi discontinui. Lo spirito si incarna prima in un popolo e poi in un altro. In ciascuno di essi fa un passo in avanti, e poi lo abbandona per procedere oltre. Ogni volta che un popolo ha esaurito il suo compito, scompare dal proscenio della storia, ed è sostituito da un altro. Il processo è doloroso, con cadute, fallimenti. E’ segnato da massacri e da guerre. Ma ha un senso, una meta.
    E, allora, io chiedo, si può dire e prevedere che la civiltà occidentale si stia avviando verso un lungo, lento e tragico tramonto ?
    Cordialmente.

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