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Il diario di Nancy

Pensieri e storie tra il vero, il verosimile e l'inganno.

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A passo di danza...

Post n°180 pubblicato il 12 Ottobre 2007 da bimbadepoca
 

Questo post partecipa al gioco letterario "Come eravamo"

L’ingresso negli anni 80 cominciò con il mio nome strillato a squarciagola, il richiamo proveniva dall’appartamento a fianco, dove vivevano due mie amiche. Mi chiamavano a gran voce per commentare insieme un avvenimento memorabile.
In televisione la sigla finale del cartone animato ripeteva il suo solito ritornello, da una casa all’altra. Nella puntata appena terminata Terence aveva baciato Candy.
Eravamo poco più che bambine e ci batteva forte il cuore per il primo bacio della nostra beniamina, eravamo turbate e non sapevamo che l’agitazione di quella sera, era un misto di timore e malizia nell’attesa del nostro tempo per l’amore.

Il 23 novembre di quello stesso anno tremammo di paura e ci rendemmo conto, all’improvviso, che la vita poteva sconvolgere tutti i tuoi sogni in un solo minuto. Con una sola scrollata di spalle.
Tutte le certezze, accumulate negli anni con pazienza e dedizione, non erano nulla non servivano a niente, potevano crollarti addosso miseramente come i calcinacci che venivano giù dai palazzi in quella sera d’inferno, in quell’interminabile minuto in cui la terra tremò.
Imparammo che la vita era breve, legata a un capriccio del fato. E così la vivemmo tutta di un fiato la nostra adolescenza, come furie affamate di vita, attraversammo quegli anni senza guardarci intorno, a testa bassa, con totale incoscienza.
Eppure riuscimmo lo stesso a rimanere come sospese tra il nuovo e l’antico. Sembrava facessimo una sorta di danza, un passo avanti e due indietro, due passi avanti e uno indietro, un balzo e un caschè.

Noi siamo stati la generazione che ha vissuto sulla propria pelle il cambiamento storico della società. I nostri fratelli maggiori avevano ancora ideali, smanie di rivoluzione, utopie, ideologie politiche. Noi imparammo il finto yuppismo dell’apparire sconfessando il loro credo.
I nostri genitori erano fieri di essere proletari e di mangiare pane e salame. Noi imparammo a vestirci con capi firmati e a desiderare.
Un passo avanti e due indietro, due passi avanti e uno indietro, un balzo e un caschè.
Proprio noi che c’eravamo vestiti con gli abiti smessi dei fratelli più grandi, che trasmigravano da un figlio all’altro come un’eredità preziosa.
Noi che avevamo vissuto l’avvento del televisore a colori. Ricordo la mia maestra che, un giorno, domandò alla classe, in un quartiere popolare di una grande città, se qualcuno avesse già quella meraviglia della tecnologia. E le mani alzate furono solo un paio, guardate dagli altri con ingordigia.

Fu proprio a colori che io e mia madre osservammo il matrimonio di Carlo e Diana, i futuri sovrani d’Inghilterra. Mia madre era tutta felice d’assistere a quell’evento in diretta, manco avesse avuto l’invito direttamente da Buckingham Palace, si estasiava per tutto quello sfarzo, per il tripudio di merletti e paggetti, per la bella favola confezionata.
Io notai che la futura regina aveva una faccia da patata bollita e che forse era meglio immaginarle le principesse, piuttosto che guardarle alla televisione.

Un passo avanti e due indietro, due passi avanti e uno indietro, un balzo e un caschè…

 
 
 
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