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Elucubrazione di alchimia, cucina e sensiby LaStregaFelice - terza puntata

Post n°82 pubblicato il 28 Agosto 2008 da Basta_una_scintilla
 

Prendete del formaggio, del vino, del miele e della farina…ingredienti semplici, tipici della nostra bella Italia a tutte le latitudini e, pertanto, facilmente reperibili. Pensate che se ne possa creare una storia davvero molto speciale? No, vero?

Eppure, quella pestifera di zia Circe, tipino decisamente seducente, che per sua naturale vocazione amava fare collezione di uomini trasformandoli in vari animali (la tradizione dice maiali, perché alle donne, spesso, piace dare del porco ad un uomo, invero si trattava di maiali, leoni, cani, a seconda del carattere e della natura del trasformato), ne otteneva una bibita misteriosa. Si trattava di una strana bevanda a base, appunto, di vino, miele, farina d'orzo e formaggio caprino grattato mescolati e insaporiti con spezie varie alla quale la zia, aggiungeva, per proprio personale diletto, una miscela di erbe, di cui è meglio non dica, capaci di far dimenticare il passato ed i dolori e, soprattutto, la terra madre; a questo punto…somministrata la bevanda, quando i suoi commensali stavano belli tranquilli e beati…zacchete…la trasformazione!

Ulisse però, che era un gran furbone, non si fece abbindolare (o almeno questo era quello che pensava…) e, grazie all'aiuto di Ermes, che gli diede una misteriosa erba che serviva come antidoto alla maledizione della maga (alcuni dicono fosse mandragora ma posso assicurarvi che si parla di aglio che infastidiva davvero tanto le nari della zia), riuscì a costringere la poverina a rilasciare i suoi compagni.

Però, quando si parla di magia, mica si scherza, per cui vero è che Ulisse liberò i compagni, ma, senza accorgersi che le bevande della zia avevano su di lui un particolare potere, non si limitò, per così dire, a beneficiare dell’ospitalità di Circe: per farla breve: lui si invaghì, alla faccia di Penelope che intanto tesseva usando le corna come arcolaio, passò con la zia un tempo indeterminato (c’è chi dice un  mese, chi un anno, ma poco importa se si sono divertiti no?), e le diede un figlio, tale Telefono…a no, scusate, quello è venuto dopo, tale Telegono.

E la verità è che proprio non se ne sarebbe andato, se non fosse stato per quei rompiscatole dei suoi amici che si annoiavano sull’isola e volevano andare a vedere le sirene (che palle…vedi come sono volubili gli uomini? Hanno la donna, vogliono la fata, hanno la fata, vogliono la strega, hanno la strega, vogliono la sirena…e che è?). 

Ma si sa…il destino è cinico e baro, e la zia, che non si era rassegnata alla perdita dell’amato, mandò il pargolo a cercare il padre ad Itaca: i due non si riconobbero e Ulisse, che pure era stato avvisato dall’oracolo, ma che ormai era vecchio e anche un po’ rinco (alcuni dicono perché dalla Circe si era fatto un po’ troppe erbe)  morì per mano del figlio (e da qui viene il detto uomo avvisato mezzo salvato…per l’altro mezzo devi metterci del tuo!).

Ora, il potere del cacio, con farina miele e vino nel lenire i dolori dell’animo e trovare la serenità è indubbio. Dato che, con le leggi che corrono, le erbe della zia è meglio lasciarle perdere, vi consiglio, per ottimi risultati, questa variazione alla ricetta: prendete un bel piatto di formaggi, magari francesi, del miele dorato, del morbido pane bianco ed un bicchiere di vino, sedete ad un tavolino, in una bella via pedonale, in una domenica soleggiata di ottobre, quando le persone hanno ancora voglia di passeggiare e si mostrano in tutta la loro meravigliosa diversità, procuratevi due occhi affondati nei vostri (a me piacciono scuri e a dire il vero ci metto pure un pizzetto…magari un po’ brizzolato …ma si sa, de gustibus et coloribus non disputandum est!), una porzione di conversazione piacevole, due manciate di sorrisi, un pizzico di simpatia e l’alchimia è perfetta.

Attenzione…alcuni affermano che potrebbe avere un effetto secondario afrodisiaco…non è dimostrato ma….uomo avvisato mezzo salvato!

(LaStregaFelice settembre 2007)

 

 
 
 
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