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Elucubrazione sulle etichette

Post n°137 pubblicato il 12 Marzo 2009 da Basta_una_scintilla
 

Riciclo, modificandolo, un post che scrissi circa un anno fa nell'altro blog. Allora, il mio lavoro è un po' complicato da spiegare; per sommi capi posso dire che mi occupo, in vario modo, di produzione ed igiene degli alimenti svolgendo attività di consulenza, implementazione di sistemi qualità, audit fornitori, formazione del personale. Tra i miei compiti vi sono anche il mantenimento dei rapporti con le ASL, l'aggiornamento legislativo e tecnico per le aziende clienti, la verifica dei parametri di processo e la redazione di documentazione tecnica, l'interpretazione dei risultati analitici nonché, e qui giunge il tasto dolente, la redazione ed il controllo, delle etichette.
Sapete cosa voglia dire scrivere qualche cosa che, per intero, nessuno leggerà mai, o che magari leggerà ma non capirà? Si prova una forma di totale impotenza, lo giuro.
Io me li immagino tutti quelli che mi hanno mandata a quel paese (tanto per usare eufemismi da bon ton) sostenendo di averci seriamente provato ma di averle trovate incomprensibili...è umiliante! Ore ed ore a cercare di essere il più chiara possibile, e alla fine, non si capisce nulla.
La data di scadenza, ad esempio. Se ti dico: "da consumarsi entro", vuol dire che dopo quella data, consumare il prodotto potrebbe nuocere alla tua salute, mentre se ti dico "da consumarsi preferibilmente entro" ti avviso semplicemente che da quel momento in poi quel prodotto non avrà più le stesse caratteristiche organolettiche, ossia di aroma, colore, odore, consistenza, gusto, ma certo il suo consumo non potrà in alcun modo danneggiarti. E fa una bella differenza, mi pare. E se ci metto "da consumarsi previa cottura" non mangetevelo crudo perchè a voi piace così, che poi non potete incolpare me se state seduti qualche giorno sulla tazza del WC, ma soprattutto, se leggete "da conservare tra 0 e 4 °C" non portatevi in giro la spesa al mese di agosto per qualche ora prima di riporla nel frigorifero perchè a ciò che avete acquistato potrebbero spuntare le gambette nottetempo e potrebbe decidere di suidarsi molto tempo prima del previsto o della data di scadenza dichiarata.
Poi ci sono gli additivi, con tutte quelle "E" seguite da numeri che sembrano il delirio di un grafomane isterico e quei paroloni...acidificanti, e passi, edulcoranti, ormai sanno tutti che sono...ma antiagglomeranti? Emulsionanti? Esaltatori di sapidità? Gelificanti? Stabilizzanti? Ci sono persino i coadiuvanti tecnologici, accidenti a loro, ma almeno quelli non si dichiarano, in etichetta.
E le percentuali? Avete mai fatto caso alle percentuali? No? Un vero incubo! Nocciole (3,5 %)...sembra una sciocchezza. Ma io ci ho messo due giorni per calcolare quante cavolo di nocciole ci stavano in quell'intruglio.
E l'ordine ponderale decrescente? Che è sta' roba? Beh...sarebbe semplice. Gli ingredienti in etichetta devono essere elencati da quello presente in quantità maggiore a quello in quantità minore. Quindi, se leggo sull'etichetta di un Wurstel molto economico "ingredienti: acqua, carne di suino ...ecc, ecc" un piccolo dubbio mi viene, e se poi, per sbaglio, provo a cuocere il piccolo mostriciattolo nel forno a microonde, ove l'acqua evapora più velocemente della luce, ho anche la triste conferma e mi ritrovo tra le mani un minuscolo oggetto grinzoso e rinsecchito che richiama vagamente il sesso post coito di un ottuagenario.
Già mi sento piuttosto inutile ed impotente, per cui, vi prego, fatemi questo grande favore: sforzatevi di leggerle bene queste cavolo di etichette, fatelo per me che le scrivo con amore per cercare di dirvi "questo va bene..." oppure: "lascia perdere vah, che è meglio...".
E se proprio volete mangiare la yogurt alla frutta senza fare la fatica di aggiungerla a parte, controllate almeno che la frutta ci sia davvero e lasciate perdere quelli che contengono aromi e coloranti, che io di vacche che producono latte con l'E124 mica ne ho ancora conosciute!

 
 
 
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