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« Carlo Romero intervista ...Che fine ha fatto la Poesia? »

Sul Palco della vita...

Post n°51 pubblicato il 23 Febbraio 2015 da carloreomeo0

Mentre riflettevo su alcuni avvenimenti accadutimi di recente, mi è venuto spontaneo fare un confronto, ancora una volta, fra vita reale e virtuale, da cui è scaturito in maniera del tutto estemporanea questo pensiero, astratto e metaforico che a me pare racchiuda una simbologia che ben si adatta a descrivire questo nostro tempo. Leggete e ditemi voi...

Ognuno scrive e riscrive il suo copione, lo recita, caratterizzando il personaggio che crede di dover interpretare in quell’opera monumentale, a tratti tragica, drammatica, sentimentale, romantica e a volte persino comica, chiamata vita. Ognuno sale su quel palco e si deve ritagliare una parte, piccola o grande che essa sia poco importa, perché in quel momento, quello è il suo tempo, in quell’attimo lui, per lui diviene il protagonista assoluto, padrone della scena, questo a prescindere se sia solo comparsa o grande attore, perché ci mette l’anima e ci aggiunge anche il cuore. Perché come è risaputo, questo è il teatro della vita, un’opera sempre in cartellone, senza mai concedere una replica o una pausa di riflessione. Dove non ci sono spettatori, perché siamo tutti perennemente attori. E’ vero c’è chi dimentica la battuta e resta silenzioso, o chi non sa più quale sia il suo ruolo, ma la recita va avanti e di quel silenzio e di quello smarrimento nessuno se ne avvede, perché pensano che faccia parte del mestiere, dell’attore consumato che perde il filo e dove meglio crede lo riallaccia, solo per rendere più vera, più autentica, la sua faccia.

 

Su questo palco virtuale però, la scena muta, in quanto alcuni, per non so quale ragione, si sentono obbligati a esasperare a tal punto il proprio personaggio fino a ridurlo di se stesso una caricatura, una maschera grottesca. Sarà dovuto al fatto di recitar nella penombra, dove della mimica facciale poco importa a far divenire più pesanti le parole, giusto per il gusto di richiamare l’attenzione di quello, anche lui oscuro, interlocutore. Forse è solo per il bisogno di levarsi quelle maschere che ogni giorno sono costretti ad indossare, ma cosa li spinga in fondo non ha però molta importanza, quello che conta è il constatare come ogni loro sforzo risulti vano, semplicemente perché anche se forse nessuno se ne è accorto… ma quello è proprio il loro volto. 

 
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