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Cosa puņ nascere da una poesia

Post n°53 pubblicato il 04 Marzo 2015 da carloreomeo0

ADDIO

Oggi ho letto con voce incerta,

ciò che la tua mano ha vergato in fretta,

poche parole,

ma quanto dolore,

quanta amarezza.

Una lacrima lenta ha solcato il mio viso,

cancellando l’ultima ombra

d’un antico sorriso.

Xavier Wheel


Restando sempre sul tema della poesia, oggi mi è capitato di leggere questa di Xavier Wheel, dal significativo titolo “Addio” e non ho potuto fare a meno di pensare a come in poche parole si possa concentrare un’intera storia. Il poeta in questo caso specifico, dipinge in pochi versi quella che potrebbe essere l’ultima scena di una lunga o breve ma sicuramente travagliata storia d’amore.

Il lettore ricorrendo alla propria capacità di immedesimazione, alla sua fantasia, alla sua sensibilità e in base al proprio vissuto, può andare a ricostruire le parti mancanti. Ad esempio a me è venuto spontaneo mentre la leggevo, raffigurarmi il biglietto su cui quelle frasi erano state scritte, vedere materializzarsi le parole che nell’autore avevano scatenato i sentimenti descritti nella poesia. Ripercorrere, come se si trattasse di rapidi flashback,  le scene che avevano poi portato a scrivere quel biglietto, di avvertire quasi la sofferenza, non solo dell’autore ma anche di chi aveva scritto quelle parole, di ciò che aveva provato prima di arrivare alla decisione, sicuramente dolorosa, di porre la parola fine ad una storia d’amore che era stata sicuramente importante. Per poi nuovamente immedesimarmi nell’autore e sentire l’amarezza prendere il sopravvento,  per il modo vigliacco in cui avveniva quell’addio, prendendo coscienza dell’ineluttabilità del distacco che ne sarebbe seguito, senza la possibilità di guardarsi negli occhi, di replicare, di cercare insieme delle possibili, auspicabili soluzioni. Avvertire quasi fisicamente il dolore traboccare dagli occhi e prendere forma in quell’unica, ma significativa lacrima, che lentamente segna il viso, come se si trattasse di una ruga tracciata dalla sofferenza, un segno destinato a rimanere indelebile, che anche se non cambierà il nostro aspetto, anche se non sarà visibile agli altri, avrà sicuramente cambiato il nostro modo di vivere l’amore. La poesia si conclude e culmina con quella frase in cui per me raggiunge l’apice della liricità:

cancellando l’ultima ombra

d’un antico sorriso”

come se l’autore già fosse consapevole che il dolore che sta vivendo in quel momento, per quanto straziante, non è altro che il preludio di un dolore molto più forte, generato dall’assenza e dal rimpianto, che lo accompagnerà ancora per molto tempo, forse per sempre…

Ma forse quanto scritto qui sopra non è altro che il frutto delle mie inutili e farneticanti elucubrazioni, perché la poesia in fondo non è altro che parole affidate al vento che finiranno per disperdersi se non troveranno un cuore che sappia coglierle, dando loro forma, colore e sentimento.

 

I versi di questa poesia in voi fanno nascere immagini e sentimenti o sono solo io ad avere le visioni?

 
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