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« VATICANO: TRA SFARZO E POTERE

QUANDO LA PACE MOTIVA LA GUERRA

Post n°675 pubblicato il 01 Febbraio 2026 da carloreomeo0

Quando vorranno convincervi che per mantenere la pace, serva investire nelle armi, formare o potenziare eserciti, essere pronti a odiare, combattere e a uccidere, perché per difenderla, questa pace, c’è bisogno di fare la guerra, voi non credeteci. La guerra è semplicemente un business e perché essa possa esistere ha bisogno della sua antitesi, la pace, la guerra per essere motivata ha bisogno di un nemico da combattere e il nemico deve essere necessariamente odioso, vile, crudele e sanguinario, deve fare paura e se un simile nemico non esiste lo si crea o se esiste ma non corrisponde perfettamente a questi dettami, allora si esaspera la sua figura, la si strumentalizza affinché si adatti a questo suo ruolo. La propaganda politica e mediatica, scindere le due entità diventa ogni giorno più difficile, è molto abile in questo, perché è da decenni che si allena a manipolare la vostra mente, condizionando i vostri pensieri, il vostro modo di agire, di ragionare, distorcendo la vostra percezione della realtà. Fino a quando non diventa logico, razionale, per voi, dirottare enormi quantità di denaro sul mercato bellico, minando pesantemente l’economia di intere nazioni per favorirne altre, operare tagli sempre più drastici sulla sanità pubblica o sulla pubblica istruzione per investirli nella guerra, perché è più importante uccidere che curare, sparare piuttosto che ragionare, perché è fondamentale essere pronti a difendersi da qualunque ipotetico nemico. Affinché tutto questo meccanismo possa funzionare c’è bisogno di un altro elemento, c’è bisogno di instaurare un costante clima di incertezza, di terrore che destabilizzi il popolo, che lo costringa a vivere in un costante stato di allerta. Eccovi qui descritto, in parte, il clima e lo stato mentale in cui sempre più individui vivono ogni giorno.    

"Fare la guerra per difendere la pace è una delle più tragiche contraddizioni dell’umanità.”

X.W.  

 
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