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peccato confessatoDon Camillo era uno di quei tipi che non hanno peli sulla lingua e, la volta che in paese era successo un sudicio pasticcio nel quale erano immischiati vecchi possidenti e ragazze, don Camillo durante la messa aveva cominciato un discorsetto generico e ammodino, poi a un bel momento, scorgendo proprio in prima fila uno degli scostumati, gli erano scappati i cavalli e, interrotto il suo dire, aveva gettato un drappo sulla testa di Gesù crocifisso dell'altar maggiore perché non sentisse e, piantatosi i pugni sui fianchi, aveva finito il discorso a modo suo, e tanto era tonante la voce che usciva dalla bocca di quell'omaccione, e tanto grosse le diceva, che il soffitto della chiesetta tremava. Naturalmente, don Camillo, venuto il tempo delle elezioni, si era espressp in modo così esplicito nei riguardi degli esponenti locali delle sinistre che, una bella sera, tra il lusco e il brusco, mentre tornava in canonica, un pezzaccio d'uomo intabarrato gli era arrivato alle spalle schizzando fuor da una siepe e, approfittando del fatto che don Camillo era impacciato dalla bicicletta, al manubrio della quale era appeso un fagotto con settanta uova, gli aveva dato una robusta suonata con un palo, scomparendo poi come inghiottito dalla terra. Don Camillo non aveva detto niente a nessuno. Arrivato in canonica e messe in salvo le uova, era andato in chiesa a consigliarsi con Gesù, come faceva sempre nei momenti di dubbio. * * * Passò del tempo e, una sera tardi, mentre era nel confessionale, don Camillo vide attraverso la grata la faccia del capoccia dell'estrema sinistra, Peppone. "Gesù", disse, "perdonatemi, ma io gliele pesto". "Sta bene", gemette don Camillo giungendo le palme e guardando Gesù. "Le mani son fatte per benedire, ma i piedi no!". (Tratto da G. Guareschi, Mondo piccolo) |
HO BISOGNO DI PACE

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Inviato da: chiaracarboni90
il 10/10/2011 alle 11:56
Inviato da: Celtic_treasure
il 29/08/2009 alle 16:22
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Inviato da: Celtic_treasure
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