Creato da luca.bert70 il 27/08/2011

IL BLOG DI LUCA

il mio piccolo mondo

 

12 aprile 1961 alle ore 9,07 di Mosca. Yuri Gagarin e' il primo uomo nello spazio...

Post n°51 pubblicato il 11 Aprile 2013 da luca.bert70

                      primo astronauta della storia e primo uomo che ha portato a compimento un volo spaziale attorno alla Terra

 


Jurij Alekseevic Gagarin (in cirillico Юрий Алексеевич Гагарин) (9 marzo 1934 - 27 marzo 1968), colonnello e astronauta sovietico, viene spesso indicato come il "Cristoforo Colombo dello spazio" e l'"Icaro redivivo"; fu il primo uomo a volare nello spazio portando a termine la sua missione.

 

Le origini

Nato a Gžatsk, un villaggio nella regione di Smolenk, nell'ex Unione Sovietica il 9 marzo 1934 da padre falegname e madre contadina, cresce in una di quelle collettività aziendali che erano sorte in Russia sul finire della rivoluzione, e si distingue a scuola per la sua spiccata capacità nelle materie scientifiche. Pur tuttavia è costretto a interrompere lo studio a causa dell'invasione tedesca, per riprendere poi gli studi a guerra finita frequentando la scuola tecnica di Saratov e conseguendo il diploma di metalmeccanico. E' appunto a scuola che inizia ad interessarsi al volo e a tutto quello che consente di volare.

 


Il volo, la sua vita

Nel 1955 si iscrive ad un aeroclub ed è appunto qui che sperimenta il primo volo della sua vita. Questa passione lo porta ad iscriversi ad una scuola di aeronautica, distinguendosi come vero e proprio talento. Nello stesso anno entra a far parte dell'aviazione sovietica e si diploma con grande profitto nel 1957 presso l'Accademia Aeronautica Sovietica di Orenburg.

Anche qui le sue doti appaiono subito evidenti e fuori dal comune tanto da guadagnarsi la stima dei superiori che gli accordano fiducia facendogli collaudare sofisticate apparecchiature di volo e approntare test altamente specializzati. La sua passione per il volo lo porterà ad essere scelto nel 1959, insieme ad alcuni colleghi, all'addestramento e al "training" per diventare cosmonauta sovietico.

 


Orbita storica

Così, dopo un addestramento durato parecchi mesi che si svolge nella città di Zvezdniy, dove sorge un centro specializzato per la preparazione dei cosmonauti, l'allora maggiore Jurij Gagarin, il 12 aprile 1961 alle ore 9,07 di Mosca, all'interno della navicella Vostok 1 (Oriente 1) del peso di 4,7 tonnellate, parte per il volo spaziale e compie un'intera orbita ellittica attorno alla terra, raggiungendo una massima distanza (apogeo) di 302 km e una minima (perigeo) di 175 km e volando ad una velocità di 27.400 km/ora.

 


Quel pianeta blu

Durante il volo, guardando dalla navicella quello che nessuno aveva mai visto prima, comunica alla base che "la terra è blu ... è bellissima". Dopo 108 minuti di volo intorno al nostro pianeta, senza avere il controllo della navicella spaziale ma guidato da un computer controllato dalla base, la capsula frena la sua corsa accendendo i retrorazzi in modo da consentire il rientro nell'atmosfera terrestre. Gagarin viene espulso dall'abitacolo e paracadutato a terra. Il volo termina alle 10,20 ora di Mosca, in un campo vicino alla città di Takhtarova.

 


Eroe nazionale

Migliaia di russi lo attesero al suo ritorno e la sua impresa ebbe una grande eco in tutto il mondo. Gagarin dimostrò che l'uomo era in grado di volare oltre le previsioni diventando a soli 27 anni il primo uomo della storia a orbitare intorno alla terra osservandola dallo spazio. Venne decorato da Nikita Khruščёv con l'Ordine di Lenin, la più grande onorificenza russa, diventando Eroe dell'Unione Sovietica.

In seguito Gagarin collaborò alla preparazione di altre missioni spaziali come quella della Soyuz che portò Valentina Tereshkova, nello spazio, prima donna in assoluto a compiere una tale missione.

 


La drammatica morte


Gagarin morì il 27 marzo 1968, sette anni dopo la sua grande impresa: mentre compiva un volo sperimentale in compagnia di un altro pilota a bordo di un Mig 15, il suo caccia si schiantò al suolo in conseguenza di un guasto; i piloti non ebbero tempo di lanciarsi dal velivolo perché intenti a dirottare l'aereo per evitare che cadesse sopra un centro abitato.

Sposato e padre di due bambine, Gagarin quando morì era in procinto di partire per una nuova missione nello spazio, ma lo storico volo del 1961 resterà il suo unico viaggio in orbita. Le sue ceneri riposano al Cremlino.

 

 
 
 

Ricordo di liberta'...

Post n°50 pubblicato il 09 Aprile 2013 da luca.bert70

                                             Volavo alto nel cielo, planavo fino a posarmi sul ramo di un albero e cantavo con gioia le mie gesta. Un triste giorno due mani strinsero il mio corpo, due mani fredde, mi strinsero in una morsa che toglieva il respiro poi le mani si schiusero ricominciai a respirare, volevo tornare a volare ma ero chiuso in una gabbia dove potevo soltanto gridare un canto senza voce, un lamento senza melodia. Passavo i giorni a ricordare cieli sconfinati e prati verdi Un giorno, non so perchè, qualcuno riuscì ad aprire quella gabbia ma le mie ali non sapevano più volare ed io rimasi li, in quella gabbia, a cantare il ricordo di un amore.... ( Dal mio Profilo )

 
 
 

IL lupo ed il lago santo..(Lago santo Modenese)

Post n°49 pubblicato il 09 Aprile 2013 da luca.bert70

    


Due secoli fa viveva ancora nei boschi che attorniano folti il Lago Santo qualche bestia feroce. In mezzo a volpi, a faine, a tassi che si mostravano numerosi, appariva ancora qualche lupo. D'inverno, quando la neve scendeva a coprire il suolo, la fame, fattasi acuta, spingeva le fiere ad uscire dalle loro tane e a cercare negli ovili una pecora, un agnello, un coniglio. In quell'inverno del 1801 era un vecchio lupo il predatore più vorace e più astuto. Già più di una pecora e parecchi agnelli erano mancati ai pastori.
Invano erano state poste le trappole nei passaggi obbligati e nei sentieri vicini alle case. Le orme lasciate sulla neve indicavano la venuta del lupo vorace e il suo ritorno nella tana del monte Giovo. Qua e là sulla neve erano chiazze di sangue che le vittime ferite o sgozzate avevano disseminato. Una Domenica Ulisse disse a Tonio: "Vieni con me. Non ritorneremo a casa se non con la pelle del lupo ucciso da noi". Tonio accettò. Così i due giovani partirono alla ricerca della fiera, seguendone sulla neve le recenti tracce. Arrivarono alla distesa ghiacciata del lago e lì, ai piedi del Monte Giovo, immobili, attesero che il lupo uscisse dalla sua tana che era certamente nel bosco lì vicino. Da lì, innanzi a loro, il lupo sarebbe immancabilmente passato.
Quella mattina però sembrava che la fiera non avesse voglia di lasciare il suo caldo nascondiglio. I due montanari passarono ore ed ore di ansiosa attesa. Ma ad un tratto si udì risuonare nel silenzio assoluto e misterioso dei monti una campana: era la campana del mezzogiorno che faceva udire i suoi lenti rintocchi chiamando tutti alla messa. A quel suono Tonio si scosse, uscì dal nascondiglio e disse ad Ulisse che sarebbe andato in chiesa così come faceva ogni domenica. Ulisse lo guardò con meraviglia, quasi con scherno, e rispose a Tonio che egli sarebbe rimasto solo ad attendere il lupo, per ucciderlo, scuoiarlo e riportarne a casa in trionfo la pelle. Non era passato molto tempo da quando Tonio era partito che l'animale, uscendo dal folto del bosco, apparve allo scoperto e cautamente, pigramente muovendo il capo e annusando la fredda aria dell'inverno, avanzò sulla bianca distesa ghiacciata del lago. Ulisse pronto, prese la mira e sparò. L'eco dello sparo risuonò cupo e lungo nel silenzio della valle. Fu con un balzo vicino al lupo steso sulla neve e con un secondo colpo al cranio finì la bestia che rantolava. Ulisse ora era veramente felice. Tanto più che la gloria sarebbe stata tutta sua, di ritorno al paese. Chinatosi sull'animale, con un ginocchio appoggiato sulla neve, estrasse da una tasca il lungo coltello a serramanico e cominciò a scuoiarlo.
Il sangue caldo del lupo, uscendo gorgogliando e a fiotti, scorreva a rivoli sulla neve, sciogliendola. Ulisse aveva quasi portata a termine l'opera quando udì uno strano rumore vicino a sé., come di vetro che si rompe. Ed ecco, orribile a dirsi, il ghiaccio del lago si aprì, spezzandosi. Ulisse si vide perduto, lanciò un urlo disperato e scomparve in un istante in compagnia del lupo nelle acque gelide del lago. Poi tutto tornò quiete e silenzio. Tonio, ascoltata la messa, ritornò da Ulisse come aveva promesso. Ma scorse sul lago una larga chiazza di sangue e sentì poco distante gorgogliare l'acqua. Si mise le mani nei capelli, spalancò gli occhi: aveva capito tutto. Di corsa rifece la strada e raccontò terrorizzato l'accaduto in paese. Gli increduli andarono fino al lago a vedere e rimasero muti d'orrore. In primavera, scomparsa la neve e scioltosi il ghiaccio, il lago ributtò a riva, un giorno, il corpo del lupo: tutto il paese corse a vederlo. La carogna giaceva inerte tra i sassi. Di Ulisse però nessuna traccia.
Neppure altri rigurgiti del lago lo riportarono a riva. Si pensò che giacesse in fondo alle acque, impigliato negli sterpi. Ulisse non tornò mai più alla luce. Ma da quel giorno le acque del lago fino allora quiete, non si sa perché, si agitarono. A volte traboccavano sinistramente e scendevano fino a valle a danneggiare le case, gli ovili, i prati, con spavento degli uomini e delle greggi. Il Pievano un giorno, dopo aver seriamente riflettuto su quel fenomeno inconsueto, pensò di benedire le acque e di fissarle per sempre nel loro letto, rifatte quiete come un tempo. Il mattino dopo tutti erano in processione verso il lago. Giunto alla riva il Pievano, con volto compunto ed imperioso disse gli scongiuri, leggendoli dal vecchio libro unto che aveva portato con sé e asperse con l'acqua santa a lungo, più volte e con larghi gesti del braccio, le acque del lago. Finito il rito tutti ritornarono alle loro case. Da allora le acque non rumoreggiarono e non strariparono mai più. Furono immobili, quasi come le montagne che le attorniavano. Da quel giorno di benedizione il lago divenne "santo", ed è ancora il Lago Santo.

 
 
 

Lacrime alla luna..

Post n°48 pubblicato il 06 Aprile 2013 da luca.bert70

                          La notte accoglie il nostro dolore, e Saranno le lacrime della notte a danzare come lucciole tra l'erba e al mattino resterà solo rugiada a dissetare la sete della vita.

 

 
 
 

Questa e' una storia vera!!!! IL GATTO TOLDO.

Post n°47 pubblicato il 02 Aprile 2013 da luca.bert70

            MONTAGNANA (Pistoia) - Da quando è morto il suo padrone, poco più di un anno fa, Toldo, gatto bianco e grigio di tre anni, ogni giorno si reca sulla sua tomba. Porta con sé foglie, stecchi e rametti, bicchieri di plastica o fazzoletti di carta e li lascia, come piccoli doni, sulla lapide del suo padrone, morto il 22 settembre del 2011, a 71 anni. Lui era molto legato a Toldo, lo aveva preso in una colonia felina quando aveva tre mesi.tanti testimoni che quotidianamente notano il felino aggirarsi tra le tombe, spesso seduto sulla lapide, parrebbe una storia uscita dall'immaginazione di Walt Disney. Invece è tutto vero. Lo racconta la vedova, e lo confermano in molti fra quelli che notano da mesi questo gattino aggirarsi intorno al cimitero, più volte al giorno. «Anche oggi - ci racconta la signora - sono andata al camposanto e Toldo mi è venuto dietro. Per strada una persona che conosco mi ha detto che stamani, di buon'ora, il gatto era già stato lì. Tutto è iniziato il giorno stesso del funerale, anche Toldo seguì il feretro fino al camposanto, ma la cosa non destò particolare stupore. Dal giorno successivo, però, ecco il primo segnale che stava accadendo qualcosa di insolito. «Andammo al cimitero con mia figlia e trovammo sulla tomba un rametto di acacia. Io pensai subito che fosse stato il gatto, ma mia figlia era convinta che lo dicessi solo per lo stato emotivo in cui mi trovavo in quei momenti». E non è tutto. La sera, fu il genero a recarsi al cimitero, e trovò Toldo proprio lì, a fare la «guardia» al suo padrone. «Da allora la storia è continuata. In paese lo sanno tutti. L'hanno visto tante persone - conferma la vedova - Non viene solo con me, va spessissimo da solo. Mah, non so che dire. Mio marito era molto affettuoso con lui. egli amava gli animali. È quasi come se Toldo volesse essergli riconoscente. È un gatto speciale, non si può che volergli bene». ( fonte del testo da "corriere fiorentino" ) E qui ci viene da pensare a quanto amore anche un semplice "MICIO" ci possa dare!!!

 
 
 

Buona Pasqua..

Post n°46 pubblicato il 30 Marzo 2013 da luca.bert70

Felice Pasqua a tutti voi.. vi faccio un augurio: Che l'amore regni sempre nei vostri cuori, e che possiate sempre trovare la forza di superare anche quei momenti brutti che la vita vi porra' di fronte... ogni piccola goccia di speranza fara' accrescere le acque che vi condurranno verso la vostra felicita'.... e per ultimo voglio dire, voi donne che dovrete preparare tutto in questi due giorni, FATEVI AIUTARE DA CHI AVETE ACCANTO!!!!! :) :) Adesso luca vi saluta con un abbraccio grandissimo!!!! Buona Pasqua a tutti!!!! ^_^ ^_^

 
 
 

Luci nel cuore..

Post n°45 pubblicato il 28 Marzo 2013 da luca.bert70

          Si sa', ci sono persone che hanno la fortuna di avere una vita bella e felice, ci sono altre che invece lottano ogni giorno con le loro preoccupazioni, e' proprio vero quando si dice che nel futuro vediamo nero.... cosi' come nero e' l'interno del cuore, ma fortunatamente ogni tanto arriva chi porta un pochino di luce, ne puoi sentire il calore, ma puoi solo vederne le sue mani che tengono quella fiamma tenue, e tutto d'un tratto il cuore si illumina e riprende vita, si ricarica di quella gioia che sembrava perduta ormai.. Vedi a volte bastano piccoli gesti per fare un grande dono ... e questo e' uno di quelli.... Grazie....

 
 
 

Notte insonne...

Post n°44 pubblicato il 28 Marzo 2013 da luca.bert70

   E' tardi alzo lo sguardo al firmamento e penso.. mia stella, chissà in quale cielo brillerai stanotte, chissà quale cuore scalderai, quale alba attenderai per dare il saluto del buon giorno... stella in questa notte ovunque tu sia, ti prego illumina il mio sogno con un solo tuo pensiero.

 
 
 

L'amore, una rosa piena di spine..

Post n°43 pubblicato il 27 Marzo 2013 da luca.bert70

  Perché tutti vogliono amare? Perché ogni essere vivente non ha altro scopo se non quello di trovare l'altra metà della mela? Perché tutti vogliono arrampicarsi su una rosa?

La risposta è che una volta essersi arrampicati su per la rosa, una volta aver perso tutto quel tempo per risalire tutto il gambo, una volta essersi feriti lievemente o in profondità durante la scalata per le sue migliaia di spine... si riesce ad arrivare in cima, si riesce a raggiungere i petali chiusi, e una volta lì te ne freghi delle ferite, te ne freghi del dolore e della sofferenza che hai passato, te ne freghi di quello che senti, l'unico tuo pensiero è quello di usare tutte le tue ultime forze rimaste per aprire quei petali. Ti sforzi, usi tutte le tue energie, non t'importa di soffrire... non t'importa ...
...della sofferenza... non t'importa di morire.
Perché sai... lo sai che una volta aperto quel fiore, una volta riuscito ad aprire e spiegare ogni petalo... potrai posarti al suo centro e distenderti su di esso, potrai riposarti e recuperare le forze, potrai accarezzare quei lisci e caldi petali rossi, potrai respirare solo ed unicamente il suo profumo... potrai rimanere lì immobile fino a quando non si sarà richiuso con te dentro, fino a quando non diventerai tu stesso parte della rosa.

Solo allora si raggiunge la felicità... solo allora si raggiunge l'amore.

Ma nella vita si sa che non può essere tutto semplice. Nella realtà si sa che non tutto va sempre bene.
Odio la realtà.

Una spina potrebbe essere troppo grossa da superare...
Una ferita potrebbe essere troppo profonda per farti continuare...
Un colpo di vento potrebbe farti cadere proprio quando sei quasi in cima...
I petali potrebbero rifiutare di aprirsi...
La rosa potrebbe appassire...

E allora ti ritroveresti solo, sempre più solo, vicino ad una rosa morente senza più calore, senza nessun altro posto dove andare, senza riuscire a pensare di poter scalare un'altra rosa, perchè sarebbe troppo doloroso...
E allora stai lì: aspetti che piova, aspetti che arrivi la primavera, aspetti un miracolo, aspetti una qualsiasi cosa possa ridar vita a quella rosa, pur sapendo che magari non sarà mai bella e rigogliosa come prima... ma sarà pur sempre la tua rosa.

 
 
 

IL silenzioso - "GRIDO"-

Post n°42 pubblicato il 26 Marzo 2013 da luca.bert70

     Loro non possono parlare, c'è un dolore e quel grido silenzioso solca gli oceani e varca le piu' alte vette, pero' non riesce ad arrivare all'orecchio dell'uomo, lui forse quel dolore non lo vuole sentire !!!!!

 
 
 

Legami....

Post n°41 pubblicato il 26 Marzo 2013 da luca.bert70

  Nascono legami che vanno al di là del contatto fisico della vicinanza e della vista, percorrono strade invisibili fino ad arrivare nella testa......si diramano in tanti rami chiamati: Comprensione...ascolto....telepatia ....empatia...appartenenza....Quello che trasmettono e paragonabile ad un amplesso mentale...coinvolgono talmente tanto da riuscire ad appagare ogni mancanza tangibile... è raro viverli ma... quando arrivano è bene farsi possedere...perchè è molto facile conquistare un corpo...ma non altrettanto si può dire...dell'anima!!!!!

 
 
 

Un senso..

Post n°40 pubblicato il 26 Marzo 2013 da luca.bert70

  Non so' se vi e' mai capitato di avere un senso di infelicita' che sembra "eterna" e ti poni le domande del tipo: cos'e'che non va', cosa vuoi, quali sono i tuoi veri sogni.. in cuor mio so' che la vita non e' facile, sopratutto poi avendone passate di tutti i colori!!! e allora inizi a pensare che tutto quello che desideri, tutto quello in cui credi, non possa mai realizzarsi. ma e' pure vero che non bisogna mai darsi per vinti, e se c'e' un pizzico di speranza ci dobbiamo aggrappare forte a quella, per far sì che un domani possa splendere di nuovo il sole nella vita.

 
 
 

L'abbraccio dei ciliegi

Post n°39 pubblicato il 22 Marzo 2013 da luca.bert70

  Due ciliegi innamorati, nati distanti, si guardavano senza potersi toccare. Li vide una nuvola, che mossa a compassione, pianse dal dolore ed agitò le loro foglie ma non fu sufficiente, i ciliegi non si toccarono. Li vide una tempesta, che mossa a compassione, urlò dal dolore ed agitò i loro rami, ma non fu sufficiente, i ciliegi non si toccarono. Li vide una montagna, che mossa a compassione, tremò dal dolore ed agitò i loro tronchi, ma non fu sufficiente, i ciliegi non si toccarono. Nuvola, tempesta e montagna ignoravano, che sotto la terra, le radici dei ciliegi erano intrecciate in un abbraccio senza tempo.

 
 
 

Se solo sapessi...

Post n°38 pubblicato il 22 Marzo 2013 da luca.bert70

  Che bello sapere che da qualche parte, anche lontano ce' chi sa' capirti, ed apprezzarti... e magari sta' vivendo le tue stesse cose.. spera nei tuoi stessi sogni, vive con le tue stesse speranze, vorrebbe un domani come lo vorresti tu.... come e' strana la vita................. se solo sapessi dove si trova.....

 
 
 

Pensieri..

Post n°37 pubblicato il 11 Marzo 2013 da luca.bert70

              io ti baciavo di notte e scacciavo i tuoi incubi; e inventavo canzoni che ti facevano ridere forte, e quasi sempre ero lì con te e riconoscevo chiaramente che guardare te, è guardare me. Ti spingevo a prenderti la vita e a combattere per i tuoi diritti futuri; e il miglior regalo che potessi farti, era dire "sì" ai tuoi sogni, che non erano i miei.

 
 
 

Da papa' a voi luci degli occhi miei.

Post n°36 pubblicato il 10 Marzo 2013 da luca.bert70

   Eccoci qui, tra pochi giorni sara' la
(festa del papa') e penso chissa' se i miei
figli si ricorderanno del loro papa' speriamo di sì, so' di non essere un gran che' come padre, sì perche' vorrei tanto essere migliore, avere molte piu' possibilita' anche economiche per potergli dare tutto quello che mi e' mancato a me.. Non che non abbiano niente , solo che vorrei il meglio per loro., ma tra tutte le cose la migliore penso sia l'amore e l'affetto che il loro papa' gli puo' dare.. e nonostante siano ancora ragazzini e con tutte le vicessitudini che hanno dovuto sopportare nel corso dei loro anni, e tristi eventi, se non avessi avuto loro a farmi coraggio adesso non sarei qui a scrivere, Grazie bimbi miei, siete tutta la mia vita, siete la mia speranza per un futuro migliore. E voglio che sappiate che qualsiasi cosa succeda nel corso della vostra vita, ci saro' sempre sia nei giorni piu' bui che in quelli in cui sorriderete dalla gioia.. Un bacione grandissimo, Papa'..

 
 
 

E poi dicono che porto sfortuna!!!!!!! prima di parlare leggete bene ^_^

Post n°35 pubblicato il 09 Marzo 2013 da luca.bert70

Sorpresa! Il gatto nero non porta affatto sfortuna come credono i più superstiziosi.
Al contrario porta fortuna! Per il momento a se stesso, ma non è escluso che in futuro possa aiutare a combattere gravissime malattie, come l'AIDS.
Già, perchè pare proprio che il manto nero del gatto nasconda virtù terapeutiche sinora insospettate.
Di certo i gatti con la pelliccia color delle tenebre, come alcuni giaguari e leopardi (le pantere) risultano più forti e resistenti, non solo perchè meno visibili e quindi più agevolati alla caccia notturna.
Il fatto è che la pelliccia nera è frutto di una serie di mutazioni genetiche, come hanno scoperto alcuni ricercatori americani del Maryland.
Gli scienziati hanno messo a confronto il DNA del gatto con quello dell'uomo e hanno scoperto che l'animale presenta difetti genetici ereditari che trovano molto spesso una corrispondenza nell'essere umano.
Non solo, ma gli esperti hanno stabilito quali sono i geni che sono all'origine del manto nero (melanismo) che contraddistingue peraltro 11 delle 37 specie di gatti.
Una percentuale così alta, farebbe perciò pensare che non sia un caso che la natura abbia dotato questi felini del loro pelo nero.
Significherebbe, insomma, che tale pelliccia possa servire al micio per garantirgli una resistenza maggiore ai virus più pericolosi.
E siccome uno dei geni del gatto, il MC1R (collegato al colore nero del pelo) è simile al gene umano CCR5 che ha un ruolo essenziale nella lotta delle cellule umane contro l'AIDS, si potrebbe ipotizzare che il gene che caratterizza il pelo nero del gatto e la sua maggiore resistenza alle malattie, possa un giorno rendere più resistente ai virus anche l'organismo degli uomini infetti.

 
 
 

Il posto del cuore.

Post n°34 pubblicato il 07 Marzo 2013 da luca.bert70

Oggi, un bimbo mi chiede: "Ma il cuore sta sempre nello stesso posto, oppure, ogni tanto, si sposta? Va a destra e a sinistra?". Io: "No, il cuore resta sempre nello stesso posto. A sinistra". Ed intanto penso... ... "Poi, un giorno, crescerai. Ed allora capirai che il cuore vive in mille posti diversi, senza abitare, davvero, nessun luogo. Ti sale in gola, quando sei emozionato. O precipita nello stomaco, quando hai paura o sei ferito. Ci sono volte in cui accelera i suoi battiti e sembra volerti uscire dal petto. Altre volte, invece, fa cambio col cervello. Crescendo, imparerai a prendere il tuo cuore per posarlo in altre mani. E, il più delle volte, ti tornerà indietro un pò ammaccato. Ma tu non preoccupartene. Sarà bello uguale. O, forse, sarà più bello ancora. Questo, però, lo capirai solo dopo molto, molto tempo. Ci saranno giorni in cui crederai di non averlo più... un cuore. Di averlo perso. E ti affannerai a cercarlo in un ricordo, in un profumo, nello sguardo di un passante.

 
 
 

Illusioni.

Post n°33 pubblicato il 07 Marzo 2013 da luca.bert70

    Le sento scorrere nelle mie vene,

Le vedo, posso contarle. 100 o forse 1000

Pulsano talmente forte che il mondo irreale
Mi imprigiona nella sua follia
Il tempo corre ed io non me ne accorgo
Ho visto Dio, mi ha detto di non
Mentire, di non mentire a me stesso,
E tremo, tremo cosi' forte da
Sgretolare tutti i miei sogni..
Ora c'e'solo polvere, il tutto si e' fatto di nulla
Ed adesso mi chiedo : dove mi trovo?
Dove sono finito??

 

                                                                  

 
 
 

Sotto quelle rughe, tanto da insegnare.....

Post n°31 pubblicato il 07 Marzo 2013 da luca.bert70

       Non tutti ci pensano, ma le rughe della vecchiaia formano le più belle scritture della vita, quelle sulle quali i bambini imparano a leggere i loro sogni.

 
 
 
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