Creato da rteo1 il 25/10/2008
filo aperto con tutti coloro che s'interrogano sull'organizzazione politica della società e che sognano una democrazia sul modello della Grecia classica

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LA SINISTRA ALLA PROVA DELLA VERITÀ

Post n°947 pubblicato il 02 Luglio 2018 da rteo1

LA SINISTRA ALLA PROVA DELLA VERITÀ

È GIUNTA L'ORA DELLA VERITÀ. LA SINISTRA DICE DI ESSERE "ALTERNATIVA" ALLA MAGGIORANZA DI GOVERNO; DI ESSERE DIVERSA SIA DAI CINQUE STELLE - LA "BESTIA NERA", CHISSÀ PERCHÉ -, E DELLA LEGA DI SALVINI.

LA SINISTRA HA SEMPRE SOSTENUTO E DIFESO I VALORI DELL'ACCOGLIENZA, DELL'UMANITÀ.

ANCORA RIECHEGGIA LO SLOGAN «PORTI APERTI», CON MIGLIAIA DI MIGRANTI SOCCORSI DALLE NAVI ITALIANE E DALLE IMBARCAZIONI DELLE ONG.

LA STESSA SINISTRA SI È ANCHE RESA DISPONIBILE NEI CONFRONTI DI TUTTI GLI STATI DELL'U.E. AD ACCOGLIERE TUTTI, ANCHE SE IN CAMBIO HA AVUTO SOLTANTO UN PICCOLO SFORAMENTO DEL RAPPORTO DEFICIT/PIL DEL 3%.

PURTROPPO DA QUANDO È STATA SCONFITTA ALLE ELEZIONI POLITICHE NON PUÒ PIÚ DARE PROVA AL GOVERNO DELLA SUA DIVERSITÀ MORALE, INTELLETTUALE E UMANITARIA.

PUR TUTTAVIA, SE È VERO QUESTO, È ANCHE VERO CHE TUTTI GLI APPARTENENTI AL MONDO DELLA SINISTRA POSSONO COMUNQUE DARE PROVA SOCIALE E CIVILE DELLA PROPRIA DIVERSITÀ.

IN CHE MODO ?

È UN DATO DIFFICILMENTE CONFUTABILE CHE BUONA PARTE DI COLORO CHE SOSTENGONO IL PARTITO LEADER DELLA SINISTRA SIANO LA PARTE ELITARIA DEL PAESE; SIANO, CIOÈ, BENESTANTI; OVVERO COSTITUISCANO LA NUOVA BORGHESIA, MEDIO ALTA. QUESTA PARTE SPESSO POSSIEDE BENI IMMOBILI AL DI LÀ DELLE PROPRIE ESIGENZE STRETTAMENTE FAMILIARI.

È GIUNTO ALLORA IL MOMENTO DI METTERE A DISPOSIZIONE TALI IMMOBILI PER ACCOGLIERE I MIGRANTI, DANDO COSĺ UNA MANO ANCHE AGLI ENTI TERRITORIALI CHE INCONTRANO DIFFICOLTÀ A REPERIRE ALLOGGI DISPONIBILI.

MA SI POTRÀ FARE ANCHE DI PIÚ: MOLTI SIMPATIZZANTI E ISCRITTI DEI PARTITI DI SINISTRA HANNO ALLOGGI CON SUPERFICI DI GRAN LUNGA SUPERIORI ALLE LORO ESIGENZE, ANCHE PERCHÉ MOLTI GENITORI ABITANO DA SOLI AVENDO I FIGLI ECONOMICAMENTE AUTOSUFFICIENTI E CON PROPRIA ABITAZIONE. IN QUESTI CASI, PERCIÒ, POTREBBERO PERFINO OSPITARE IN CASA PROPRIA INTERI NUCLEI FAMILIARI DI MIGRANTI, IMPEDENDO, IN QUESTO MODO, LO STRAZIO DI VEDERE TANTI PICCOLI INERMI SEPARATI DAI PROPRI GENITORI.

RITENGO, PERCIÒ, CHE TUTTI GLI ISCRITTI E I SIMPATIZZANTI DELLA SINISTRA ABBIANO FINALMENTE LA POSSIBILITÀ DI DIMOSTRARE A TUTTI QUEI POPULISTI CHE INNEGGIANO ALLA CHIUSURA DEI PORTI E APPROVANO LA POLITICA DI SALVINI CHE LA SINISTRA È VERAMENTE DIVERSA; CHE È SOLIDALE E UMANITARIA, METTENDO A DISPOSIZIONE LE PROPRIE ABITAZIONI PRIVATE PER DARE OSPITALITÀ A TUTTI I MIGRANTI.

E PER DARE UNA PROVA CONCRETA SI POTREBBERO RACCOGLIERE LE DISPONIBILITÀ IN APPOSITI ELENCHI PRESSO LE SEDI DEI PARTITI, AFFINCHÈ QUESTI, POI,  IN RACCORDO CON GLI ENTI TERRITORIALI, PROVVEDANO ALL'ASSEGNAZIONE DEGLI ALLOGGI A TUTTI I MIGRANTI. E SE POI I RAPPRESENTANTI POLITICI DESTINASSERO UNA QUOTA DEI PROPRI EMOLUMENTI IN FAVORE DEGLI IMMIGRATI LA FORZA SIMBOLICA DELLA POLITICA DI SINISTRA AVREBBE ANCOR PIÚ EFFICACIA NELLA DIMOSTRAZIONE DELLA DIVERSITÀ MORALE E CULTURALE DEL POPOLO DELLA SINISTRA.

 
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QUANDO GLI SLOGAN POLITICI SONO “EFFETTI SPECIALI”

Post n°946 pubblicato il 21 Giugno 2018 da rteo1

QUANDO GLI SLOGAN POLITICI SONO "EFFETTI SPECIALI"

Ho letto il programma di un candidato a Sindaco.

Trascuro le sue singole proposte, e non perché non meritino una specifica riflessione, ma solo per evidenziare quanto possa essere già problematico lo spot e il logo della lista. È, su questi ultimi, pertanto, che voglio riflettere.

L'intestazione inizia così:

« ORA BASTA»

Subito per me sorge il dubbio: Perché "ora" ?  Allora fino a ieri è andata bene ?

Eppoi perché "Basta" ? Rispetto a cosa; quali specifiche e settoriali censure muove alla passata amministrazione, tanto da  poter dire categoricamente che "basta" ?

Si può desumere che il "pensiero politico" sia rivolto al "degrado", visto che si prospetta uno "stop", rispetto al quale si propongono "le nostre idee per cambiare avellino".

Tuttavia non è ben chiaro quale sia il "degrado" cui si faccia riferimento, dal momento che esso può essere morale, ambientale, sociale, economico, politico, istituzionale, etc.

Lascia perplessi, comunque, il fatto che il dominus del "progetto politico" creda che la soluzione sia quella di cambiare avellino (peraltro grammaticalmente ridimensionata) anziché provare a far crescere i cittadini e la trasparenza dell'attività amministrativa.

Il logo riporta l'espressione "Mai  PIU+ Adesso cambia..." con il nome del candidato Sindaco.

Mai più in senso letterale e grafico rafforza certamente l'idea dell'iniziativa civica, tuttavia rischia di deludere l'aspettativa copernicana, quasi come se si stesse preannunciando il giorno dell'Apocalisse secondo Giovanni.

Le espressioni "apocalittiche" hanno sempre un vulnus, ossia spostano sempre in avanti le date degli avvenimenti, come la stessa venuta del Messia. Mai più, perciò, è priva di realismo e contraddice l'evoluzione dei tempi. Nessuno scienziato, né filosofo, azzarderebbe un "mai più" perché sarebbe smentito subito dopo. Gli aspiranti amministratori, perciò, non possono dissociarsi e allontanarsi dal senso della storia né dalla dinamica della fisica, della chimica, della biologia, cui anche la politica soggiace.

Non va neppure accentato in modo enfatico "Adesso cambia..." col nome del candidato Sindaco perché si rischia di caricare eccessivamente le aspettative dei cittadini rispetto a un comune mortale, anche se fosse meglio dotato rispetto alla massa, nonché nei riguardi della "sua squadra" di aspiranti amministratori.

Bisogna sempre ricordare che il "cambiamento" è di per sé un fenomeno inarrestabile, per cui con o senza tale candidato a sindaco, esso comunque avverrebbe. Ma si potrebbe obiettare che con tale candidato il "cambiamento" avverrebbe in senso positivo, ma allora bisognerebbe spiegare quale sarebbe il modo "negativo". E mettere in evidenza anche perché tutti gli altri programmi di "cambiamento" dei candidati a sindaco, che non coincidano con quello della lista "Mai  PIU+" ,siano da ritenersi fallaci o, peggio, nemici del "cambiamento".

È del tutto evidente, perciò, che come al solito si tratta di puri slogan ad effetto speciale, rivolti ad elettori sempre più distratti o disorientati.

Credo, invece, che il vero programma sia soltanto quello che rispecchi la storia personale, privata e pubblica, il pensiero e la cultura, la saggezza e la conoscenza, sia del candidato a Sindaco sia di tutti i singoli candidati. Purtroppo, però, queste virtù sono ben lontane dai patrimoni personali degli aspiranti amministratori e assenti dai pensieri dei comuni elettori.

 
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IL CONFLITTO D’INTERESSI DELLA SINISTRA

Post n°945 pubblicato il 07 Giugno 2018 da rteo1

IL CONFLITTO D'INTERESSI DELLA SINISTRA

TEMA SCOTTANTE, QUELLO DEL CONFLITTO D'INTERESSI, PER QUESTO SEMPRE ELUSO, E NON SOLO DALLE FORZE CONSERVATRICI MA ANCHE DAI PARTITI DI SINISTRA.

IERI ALLA CAMERA SI È SCATENATA L'ENNESIMA BAGARRE TRA ALCUNI DEPUTATI DEL PD E IL CAPO DELL'ESECUTIVO, QUANDO QUESTI HA COSĺ DICHIARATO: «LE VOSTRE INTERRUZIONI DIMOSTRANO CHE OGNUNO QUĺ DENTRO HA IL SUO CONFLITTO D'INTERESSI».

SUBITO, COME NOTO E COME RIPORTA STAMANE LA STAMPA, IL DEPUTATO FIANO, DEL PD, HA RISPOSTO A MUSO DURO: «QUESTO È IL PARLAMENTO, VA RISPETTATO

CHI HA RAGIONE ?

A MIO AVVISO HA RAGIONE SOLO CHI HA IL CORAGGIO E L'ONESTÀ DI RICONOSCERE CHE NON C'È NESSUN ITALIANO, A PARTIRE DALL'USCIERE FINO A COLORO CHE RICOPRONO INCARICHI DI VERTICE DELLE ISTITUZIONI, CHE NON ABBIA QUALCHE PICCOLO "CONFLITTO D'INTERESSI".

FINORA NESSUN GOVERNO HA AVUTO LA FORZA, NON SOLO POLITICA MA ANCHE MORALE, DI RISOLVERE L'ANNOSO PROBLEMA, ANCHE PERCHÈ FA UN PO' A TUTTI COMODO LASCIARE LE COSE COSĺ COME STANNO. E ALLORA ACCADE CHE UN MINISTRO CHE HA INTERESSI BANCARI NON SI TENGA ALLA LARGA DAL MONDO BANCARIO, NÈ IL GOVERNO E LA MAGGIORANZA CHE LO SOSTENGONO CENSURINO I SUOI INTERESSAMENTI PER LE VICENDE DI BANCHE AMICHE. OPPURE CHE LO STESSO PROFESSORE CONTE, NEO PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, POSSA TRANQUILLAMENTE SVOLGERE LA PROFESSIONE DI AVVOCATO, PUR ESSENDO UN PROFESSORE ORDINARIO DI DIRITTO PRIVATO ALL'UNIVERSITÀ DI FIRENZE DALLA QUALE PERCEPISCE UN CONGRUO STIPENDIO MENSILE E GLI È GARANTITA UNA POSIZIONE PREVIDENZIALE A CARICO DEL BILANCIO PUBBLICO; O, CHE GLI STESSI PARLAMENTARI CONTINUINO A SVOLGERE DURANTE IL MANDATO L'ATTIVITÀ LIBERO PROFESSIONALE O ACCADEMICA; O CHE ALTRI DIPENDENTI PUBBLICI, IN VIOLAZIONE DELL'ART.97 DELLA COSTITUZIONE SULLA ESCLUSIVITA' DEL RAPPORTO DI SERVIZIO, POSSANO SVOLGERE CONTEMPORANEAMENTE PIÚ ATTIVITÀ, PUBBLICHE, PRIVATE E PROFESSIONALI; O, ANCORA, CHE PENSIONATI, D'ORO E D'ARGENTO, CONTINUINO A SOTTRARRE INCARICHI AI GIOVANI SVOLGENDO ATTIVITÀ DI CONSULENZA, PROFESSIONALE O DI RAPPRESENTANZA DI VARI ORGANISMI SENZA CHE SIA LORO SOSPESA O PROPORZIONALMENTE RIDOTTA LA PENSIONE. E ALTRI CASI ANCORA, PIÚ O MENO NOTI A TUTTI.

IL CAPO DEL NUOVO ESECUTICO HA, PERCIÒ, RAGIONE E BEN AVREBBE FATTO IL DEPUTATO DEL PD A STARE ZITTO PERCHÈ NELLE AFFERMAZIONI DEL PREMIER NON C'ERA ALCUNA OFFESA AL PARLAMENTO (PERALTRO LA CAMERA DEI DEPUTATI NON E' "IL PARLAMENTO" MA UN ORGANO DI QUESTO !) MA SOLTANTO UNA CONSTATAZIONE, INCONTROVERTIBILE, CHE RIGUARDA ANCHE I SINGOLI CITTADINI-DEPUTATI, I QUALI, OGNUNO PER SÉ, BEN PUÒ DARE PROVA, SE LO VUOLE, E SINGOLARMENTE PARLANDO, DI NON ESSERE, NÈ DI NON ESSERE MAI STATO, NÉ CHE LO SARÀ MAI IN FUTURO, IN CONFLITTO D'INTERESSI.

PENSO CHE SIA IMPRESA ARDUA PER TUTTI, MA SOLTANTO IN QUESTO MODO SI PUÒ REPLICARE A QUANTO AFFERMATO DAL CAPO DELL'ESECUTIVO E NON, INVECE, CON AGGRESSIONI VERBALI CHE INDUCONO SOLO AL SOSPETTO I CITTADINI.

 
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IL “REDDITO DI CITTADINANZA”

Post n°942 pubblicato il 28 Maggio 2018 da rteo1

IL "REDDITO DI CITTADINANZA"

Il  "reddito di cittadinanza", come è noto a tutti, ormai, è stato il punto fondamentale del programma politico di Governo del M5S. Allo stato, non è certo se si tradurrà o meno in disposizioni legislative. Di sicuro si può dire che moltissimi elettori, soprattutto del Sud Italia, sono stati ammaliati dall'idea di poterne beneficiare. Per questo, è senz'altro utile conoscere meglio tale "progetto politico". Personalmente, come ho già evidenziato in altre mie riflessioni, preferisco sostenere un "reddito di esistenza" per ogni cittadino, e sulla base di questa mia convinzione politica, analizzerò le linee generali del "reddito di cittadinanza" mettendone in evidenza i limiti teorici sul piano politico. Prima, però, di richiamare i punti salienti del progetto del "reddito di cittadinanza", è opportuno fare una premessa di carattere generale, anche alla luce dei gravi conflitti tra le istituzioni e i diversi organismi democratici. Gli ordinamenti giuridici, al di là dell'enfasi di alcuni principi costituzionali sull'Unità della Repubblica, si fondano su substrati sociali frammentati e confliggenti in cui, da una parte, sono collocati i cosiddetti "poveri" e, dall'altra, i cosiddetti "ricchi". In altri termini, la società, come quella italiana (ma, in genere, di tutte le comunità), si compone di cittadini che hanno il potere sulle ricchezze, nel senso che partecipano alla loro spartizione (si tratta di coloro che sono "dentro il sistema istituzionale") e di quelli che ne sono esclusi, o totalmente (circa 10 milioni di poveri) oppure parzialmente. Tra i ricchi e i poveri, perciò, non ci sarà mai condivisione dei fini, perché i primi vorranno diventare sempre più ricchi mentre i secondi cercheranno in ogni modo di uscire dallo stato di povertà rivendicando una parte delle ricchezze accumulate dai ricchi (più o meno legalmente, ma mai giustamente ed eticamente). In questa dialettica aspra e conflittuale dovrebbe giocare un ruolo importante la democrazia, che mediante gli strumenti dei partiti politici dovrebbe riequilibrare il sistema togliendo una parte delle ricchezze ai ricchi per destinarle ai poveri. Purtroppo, nei tempi più recenti, è accaduto che molti partiti politici, e in particolare quelli che un tempo si collocavano "a sinistra" e che si ergevano a paladini delle fasce sociali deboli ed emarginate, si sono costituiti in "casta professionale" per cui hanno avuto come proprio obiettivo programmatico solo, o principalmente, quello di partecipare anch'essi alla spartizione delle ricchezze e del potere in sintonia con tutte le altre "classi dirigenti", e così i "poveri" non hanno più trovato paladini disposti a tutelarli rispetto alla voracità insaziabile di un potere "autoreferenziale". E da qui ne è scaturita anche la "crisi" dei partiti storici della sinistra che tra i poveri, o i lavoratori, hanno scelto soprattutto le banche e i padroni dei mezzi di produzione; oppure non si sono opposti per impedire che i poveri diventassero strumentali alle esigenze dei ricchi. Eppure Aristotele, per dare stabilità alle Costituzioni, raccomandava di impedire l'accumulo delle risorse nelle mani di una sola parte dei cittadini e di evitare gli estremismi sociali. Un "reddito minimo di esistenza", perciò, a mio avviso, sarebbe la migliore garanzia per tutti; anche per gli attuali ricchi, che non potranno mai avere alcuna certezza di non poter mai far parte dello sterminato mondo dei poveri.

Ciò premesso, passo all'analisi, in termini generali, del progetto del reddito di cittadinanza. Va subito evidenziato che, almeno nella denominazione, non costituisce una novità, avendo già avuto almeno un precedente: il "reddito di cittadinanza" introdotto qualche anno addietro dalla Regione Campania, che si rivelò quanto mai disastroso per le casse regionali e che incise, e non poco, sulla moralità sia dei beneficiari che degli amministratori locali responsabili dell'erogazione del contributo (di circa 350.000 lire mensili).

Ovviamente un precedente che si sia rivelato così poco edificante non deve, tuttavia, costituire un ostacolo, quando l'idea politica possa essere ritenuta encomiabile e condivisibile, almeno sul piano etico, della giustizia sociale e dell'equa distribuzione delle risorse.

Il progetto del Movimento si rinviene nel disegno di legge della passata legislatura (Atto Senato N.1148), la cui relazione di presentazione si fonda sulla seguente premessa politica: «Nessuno deve rimanere indietro! Attualmente in Italia sono troppe le persone e le famiglie che dispongono di un reddito che non permette di vivere con dignità. La mancanza di lavoro e di occupazione ne è la causa principale. Bisogna agire sui redditi e sul lavoro».

Con il primo articolo si sancisce l'istituzione del reddito di cittadinanza «in attuazione dei princìpi fondamentali di cui agli articoli 2, 3, 4, 29, 30, 31, 32, 33, 34 e 38 della Costituzione nonché dei princìpi di cui all'articolo 34 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea».

Al comma 2, poi, si dichiara che «Il reddito di cittadinanza è finalizzato a contrastare la povertà, la disuguaglianza e l'esclusione sociale, a garantire il diritto al lavoro, la libera scelta del lavoro, nonché a favorire il diritto all'informazione, all'istruzione, alla formazione, alla cultura attraverso politiche finalizzate al sostegno economico e all'inserimento sociale di tutti i soggetti in pericolo di emarginazione nella società e nel mondo del lavoro».

Bisogna certamente dare atto che l'iniziativa è meritoria, perché si riconosce che la dignità umana è collegata anche al possesso di un reddito, seppur minimo per il "nutrimento necessario per sussistere e vivere", come avrebbe detto Aristotele, tuttavia l'impianto normativo sembra presentare alcune incoerenze in rapporto ai principi e valori ideali di una democrazia popolare.

Nelle intenzioni del "Movimento" con il reddito di cittadinanza (di euro 780 mensili) si darebbe "attuazione" ai principi fondamentali della Costituzione di cui all'art. 2 (diritti inviolabili dell'uomo), all'art.3 (principio di eguaglianza), all'art. 4 (diritto al lavoro), all'art. 29 (diritti della famiglia), all'art. 30 (doveri della potestà genitoriale), all'art. 31(al dovere della Repubblica di concedere agevolazioni economiche), all'art.32 (alla tutela della salute), all'art. 34 (al diritto all'istruzione), e all'art. 38 (diritto degli inabili ad avere il mantenimento e l'assistenza), nonché dei princìpi di cui all'articolo 34 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (Sicurezza sociale e assistenza sociale).

Trattasi, come ben si rileva dalla lunga elencazione dei "princìpi", del tentativo di "giustificare" l'elargizione economica con un intero quadro normativo costituzionale, ma anche con riferimenti agli ambiti sociale, economico e politico. Come a dire: ognuno trovi la giustificazione; l'importante è che il reddito di cittadinanza sia previsto dall'ordinamento giuridico. Indubbiamente a volte ciò che conta è il risultato tuttavia individuare l'idea politica di fondo, quando esista, come nel caso specifico, può essere senz'altro utile anziché richiamare un insieme di disposizioni costituzionali, di situazioni sociali, politiche ed economiche.

In questo modo il "reddito di cittadinanza" perde il suo valore intrinseco se non si trova la sua speciale corrispondenza con la fonte politica, costituzionale e sociale.

Occorre evidenziare che parlare di "cittadinanza", e non di altra condizione politica e giuridica individuale o collettiva (come ad es. nazionalità, umanità, apolitìa, rifugiati, ecc.), impone dei vincoli inevitabili negli effetti.

La cittadinanza è uno "status" che si acquisisce fin dalla nascita, per effetto dello jus sanguinis. In generale, chiunque nasca da cittadini italiani è, per legge, cittadino italiano (la l. n.5/1992 disciplina l'istituto della cittadinanza. Al comma 2, dell'art.1, è anche prevista una sorta di cittadinanza in riferimento allo jus soli).

Collegare, perciò, il reddito a tale status di cittadino vuol dire soltanto che chi abbia lo status ha anche il diritto ad avere tale reddito (che ben può essere articolato in base alle risorse disponibili, sia individuali che familiari). È lo status, perciò, la fonte politica della democrazia, ed è un principio involabile di ogni Comunità statale. Tutti gli ulteriori obiettivi, perciò, connessi all'erogazione di risorse economiche, come quelli di "garantire il diritto al lavoro", "la libera scelta del lavoro", di favorire il "diritto all'informazione, all'istruzione, alla formazione, alla cultura", non sono altro che effetti riflessi, così come, ad es., lo sarebbero anche quelli che si produrrebbero su coloro che, affetti da "bulimia lavorativa", odiano distribuire un po' del proprio reddito in favore dei cittadini poveri, neanche come "assegni alimentari", e odiano, altresì, distribuire il lavoro perché godono solo cumulando funzioni, ruoli e titoli, spesso espletati anche in violazione dell'art.98 della Costituzione che impone l'esclusività del rapporto di impiego pubblico (è sufficiente leggere l'art.19, L. n.247/2012, sulla deroga all'incompatibilità con la professione forense, che può anche generare un "conflitto d'interessi", oltre ad un insensato cumulo di più casse di previdenza).

Non si può negare, ovviamente, che anche tali ulteriori situazioni individuali e sociali meritino di avere un'attenzione da parte delle istituzioni pubbliche, ma è sempre opportuno "non mettere mai troppa carne a cuocere" ed essere chiari nei progetti politici evitando infingimenti.

Il "reddito di cittadinanza", perciò, dovrebbe essere depurato da tutte le ulteriori finalità, che peraltro già trovano, in qualche misura, una risposta da parte dell'ordinamento giuridico.

La ragione principale, perciò, del reddito deve essere, e non può non essere, che solo quella della "cittadinanza", che in democrazia vuol dire "cittadinanza attiva".

Questa è l'alimento principale della democrazia, contro ogni tentativo dei governi oligarchici di avversarla, limitarla o annientarla (come sta spesso accadendo negli ultimi tempi).

Aristotele, nella Costituzione degli Ateniesi, a proposito della partecipazione dei cittadini all'attività politica, ricorda che «All'inizio rifiutarono di accordare un'indennità per l'Assemblea: in seguito poiché i pritani non si riunivano in Consiglio, ma facevano solo molti sofismi per ottenere la maggioranza al fine della ratifica del voto, Agirrio per primo stabilì di dare un obolo, dopo costui Eraclide di Clazomene, soprannominato «il Re», stabilì due oboli, e di nuovo Agirrio tre».

Tale "obolo", che oggi costituisce l'indennità per la funzione parlamentare (autoliquidato dai diretti interessati, oltre ad altri privilegi) e le altre cariche istituzionali, è stato un rimedio necessario per far "partecipare" i cittadini alla gestione del governo dello Stato. Ma la "spesa politica" può anche travalicare tale limite quando è necessaria per sostenere e alimentare la democrazia partecipata.

L'art.49 della Costituzione sancisce che «Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale». In virtù di questa prescrizione il Legislatore ha, nel tempo, riconosciuto in favore dei partiti vari emolumenti, per le ragioni più svariate, sia come finanziamento che come rimborsi elettorali. L'errore è consistito, però, nell'aver "finanziato" lo strumento (il partito) anziché i titolari della sovranità democratica, ossia i cittadini, che devono possedere le risorse necessarie per sottarsi al "mercato del voto" e poter svolgere liberamente la propria funzione politica

Non devono, perciò, essere i "partiti" i principali destinatari delle risorse economiche bensì coloro che hanno lo status di cittadini, "per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale".

Bisogna convincersi che la democrazia (per quanto in Italia non sia stata mai ampliata in favore delle prerogative del Popolo) si pone in antitesi con la monarchia proprio per il diverso ruolo dei cittadini. Mai, nella monarchia, potrà accadere, per le vie costituzionali, ovviamente, che un suddito possa diventare Re; diversamente, invece, nella democrazia (repubblicana): L'art.84 della Costituzione italiana sancisce: «Può essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia compiuto cinquantanni di età e goda dei diritti civili e politici».

E sul cittadino gravano, altresì, ulteriori doveri, così come risulta dall'art. 52 della Costituzione: «La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino».

Da questo deriva, perciò, che il "reddito di cittadinanza" ben può essere giustificato dal solo status di cittadino.

Trattasi, in altri termini, di una provvidenza economica di natura "politica", che forse non ha eguali, se non negli altri princìpi che caratterizzano la democrazia, come l'eguaglianza (sostanziale) tra i cittadini, la giustizia sociale e la libertà (dal potere di governo e dalle elites dei partiti).

Il "reddito di cittadinanza", perciò, che il Movimento politico si è preoccupato di fondare su molteplici "princìpi" (convinto, forse, di dover trovare più ampie giustificazioni), in verità ben troverebbe la sua fonte proprio nella cittadinanza e nella democrazia. E così si renderebbero anche inutili e deleterie tutte le molteplici pastoie burocratiche e amministrative che nel provvedimento sono state elaborate per disciplinare l'erogazione e prevedere compiti di controllo e di responsabilità di una filiera di enti e uffici pubblici, che probabilmente assorbirebbe una parte consistente delle poche risorse disponibili.

Non appare neppure condivisibile la soluzione della istituzione di un apposito Fondo per il reddito di cittadinanza  (art.2, lett.m) presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali perché  la "fonte politica" del reddito merita ben altra collocazione in bilancio (dovendo gravare sulla fiscalità generale) e non deve avere alcun collegamento diretto con la "politica del lavoro", che dovrebbe essere riservata alle Comunità-statali (sia territoriali che locali), uniche responsabili dell'impiego dei cittadini beneficiari.

In altri termini, se è "reddito di cittadinanza", e non altra cosa, allora è necessario che tale reddito si fondi solo ed esclusivamente sullo status di cittadino, evitando di condizionarne l'erogazione con una serie di prescrizioni che oltre a menomare il senso dello status consentirebbe ad una burocrazia vorace di assorbire la stragrande maggioranza delle risorse destinate ai cittadini.

 
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IL “CONTRATTO DI GOVERNO”. COSTITUZIONALITÀ ?

Post n°939 pubblicato il 18 Maggio 2018 da rteo1

IL "CONTRATTO DI GOVERNO". COSTITUZIONALITÀ ?

SONO GIORNI, ORMAI, CHE LE PRIME PAGINE DEI QUOTIDIANI RIPORTANO LA NOTIZIA DEL "CONTRATTO DI GOVERNO" TRA IL M5S E LA LEGA. I GIUDIZI, COME AL SOLITO, SI SPRECANO. IN CAMPO SONO SCESI ANCHE AUTOREVOLISSIMI GIURISTI PIÚ O MENO EMERITI E BLASONATI, QUASI TUTTI CONCORDI NEL SOSTENERE CHE IL "CONTRATTO" VIOLA LA COSTITUZIONE; OPPURE, CHE UCCIDE LA LIBERTA' DEMOCRATICA; O, ANCORA, CHE PONE SOTTO TUTELA IL GOVERNO DELLO STATO E CHE RISOLVE AL DI FUORI DEI LUOGHI ISTITUZIONALI LE EVENTUALI CONTROVERSIE MEDIANTE UNA "COMMISSIONE DI CONCILIAZIONE". EBBENE: SI TRATTA, COME AL SOLITO, DELLA TIPICA TIFOSERIA ITALICA, COME QUANDO IN OCCASIONE DEI MONDIALI DI CALCIO TUTTI SI TRASFORMANO IN C.T. E AZZARDANO COMPOSIZIONI DI SQUADRE, SCHEMI DI GIOCO E RELATIVE TATTICHE. TIFOSERIE, PERCIÒ, CHE ESPRIMONO IL PROPRIO GIUDIZIO IN RELAZIONE ALLE PROPRIE SITUAZIONI PERSONALI.

FACCIO QUALCHE UN ESEMPIO: NEL CONTRATTO È PREVISTO CHE I VITALIZI E LE PENSIONI DI IMPORTO SUPERIORE A 5.000 EURO MENSILI NETTI SARANNO RICALCOLATI COL METODO CONTRIBUTIVO.  CERTAMENTE SU QUESTA RIFORMA SI PUÒ DISCUTERE, MA LA DOMANDA È: COLORO CHE PERCEPISCONO OLTRE 5.000 EURO NETTI MENSILI RAGIONERANNO ALLO STESSO MODO DI COLORO CHE NON PERCEPISCONO TALE SOMMA, O CHE NON NE PERCEPISCONO AFFATTO ? IL CONTRATTO, INOLTRE, PREVEDE CHE IL NUMERO DEI DEPUTATI SARÀ RIDOTTO A 400 (DAGLI ATTUALI 630) MENTRE I SENATORI A 200 (DAGLI ATTUALI 315), COSI COME L'ABOLIZIONE DEL CNEL (VOLUTA ANCHE DAL PD DI RENZI), MA I POLITICI DI PROFESSIONE E I POLITICANTI DI MESTIERE LA VEDONO ALLO STESSO MODO DEI COMUNI CITTADINI LONTANI DALLE STANZE DEL POTERE ? LO STESSO CONTRATTO PREVEDE, ALTRESI', L'INTRODUZIONE DEL REFERENDUM PROPOSITIVO, ABROGA IL QUORUM PER IL REFERENDUM ABROGATIVO (CHE HA CONSENTITO AD UN EX PREMIER DEL PD DI INVITARE GLI ELETTORI A DISERTARE LE URNE IN DISPREGIO DELLA PARTECIPAZIONE DEMOCRATICA) E INTRODUCE IL DISEGNO DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE CON OBBLIGO DEL PARLAMENTO DI DECIDERE AL RIGUARDO. IL TEMA, PERO', PIÚ INNOVATIVO È CERTAMENTE QUELLO DEL "REDDITO DI CITTADINANZA E DELLA PENSIONE DI CITTADINANZA", DI IMPORTO MENSILE PARI A 780 EURO.  ANCHE IN ORDINE A QUESTI NUOVI DIRITTI SOCIALI NON VI È DUBBIO CHE CI SIANO DELLE DIVERGENZE TRA I CITTADINI CHE NON HANNO ALCUN REDDITO PER CONDURRE UNA VITA DIGNITOSA E CHI, INVECE, NE CUMULA UNA SERIE A VARI TITOLI.

ALTRI ARGOMENTI, SONO, POI, AFFRONTATI NEL "CONTRATTO", MA IL PROBLEMA RESTA SEMPRE LO STESSO: LA CRITICA ASPRA O L'APPROVAZIONE E CONDIVISIONE DIPENDONO SOLTANTO DALLE PROPRIE CONDIZIONI SOGGETTIVE. OSSIA, È CONTRO CHI NE SUBISCE QUALCHE "DANNO", MENTRE È A FAVOORE CHI NE TRAE QUALCHE BENEFICIO. QUESTA È PURTROPPO LA DURA E CRUDA REALTÀ DI UN PAESE DIVISO PER BANDE, PER CATEGORIE, PER "CLASSI" AUTODEFINITESI "DIRIGENTI".

NESSUNO, O QUASI, SI PONE, INVECE LA DOMANDA MORALE: MA È SOCIALMENTE GIUSTO CHE IO PERCEPISCA UNO O PIÚ REDDITI (ANCHE DI ALCUNE DECINE DI MIGLIAIA DI EURO AL MESE) MENTRE CI SONO TANTISSIMI CITTADINI PRIVI DI UN REDDITO DI DIGNITÀ? E NESSUNO SI PONE LA DOMANDA: E SE UN GIORNO MI TROVASSI IO PRIVO DI REDDITO QUALI TUTELE VORREI DALLA MIA COMUNITÀ  STATALE ?

IL PROBLEMA, PERCIÒ, NON È LA "COSTITUZIONALITÀ" O MENO DEL "CONTRATTO" - CHE È SICURAMENTE COSTITUZIONALE - MA LA PREOCCUPAZIONE DI COLORO CHE LO VALUTANO COME NEGATIVO RISPETTO ALLE LORO SOGGETTIVE SITUAZIONI ECONOMICHE, FINANZIARIE, POLITICHE E SOCIALI;  DI COLORO, CIOÈ, CHE DIFENDONO AD OLTRANZA "L'ORDINE COSTITUITO" A DISCAPITO DI TANTISSIMI CITTADINI PRIVATI DEL DIRITTO AD UNA PROPRIA  DIGNITA' UMANA.

 
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