Creato da rteo1 il 25/10/2008
filo aperto con tutti coloro che s'interrogano sull'organizzazione politica della società e che sognano una democrazia sul modello della Grecia classica

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IL GIURAMENTO DI FEDELTÀ ALLA DEMOCRAZIA

Post n°1008 pubblicato il 15 Novembre 2020 da rteo1

IL GIURAMENTO DI FEDELTÀ ALLA DEMOCRAZIA

Gli esseri umani, ormai sempre più privi dell'ausilio degli istinti e affidatisi alla guida della "ragione", hanno bisogno di dare un senso, un valore, un significato, anche trascendente - se necessario -, alle ideazioni e immaginazioni della mente e alle creazioni e manifestazioni visibili della natura. Così i simboli, i riti, sebbene artificiali, diventano "realtà sociali", che convivono con la realtà naturale, in un equilibrio però precario, sempre sul limite tra la "ragione" e la follia. In verità nulla di ciò che è prodotto dall'umana volontà di potenza è verità assoluta, ma quando tutti ci credono, per omologazione o per fede (politica, religiosa, ecc.), accade che ogni cosa e simbolo acquistino un proprio spazio-tempo (sociale, politico, e istituzionale). Essi, così, assumono un proprio significato, una propria identità sociale e un ruolo storico. Spesso diventano perfino oggetti sacri, ossia degni di venerazione, anche quando si identifichino con una persona fisica. La maggior parte delle manifestazioni esteriori sia degli esseri viventi, in generale, che degli umani, in particolare, avviene mediante i "riti". Trattasi di procedure solenni, regolamentate con estrema e inflessibile formalità, come quando la Pizia in stato di estasi recitava gli oracoli a Delfi nel tempio di Apollo. Sottostante ai riti c'è l'esigenza umana di uscire dall'indeterminatezza, dall'incertezza, dal dubbio esistenziale che l'uomo non sia ciò che crede di essere (gli eterni essenti della filosofia) e di essere, invece, parte di ciò che non è (il nulla, da cui anche l'uomo esce e ritorna). Tra i rituali vanno annoverati i "giuramenti", i quali hanno origini antiche e sono tuttora previsti nelle diverse manifestazioni pubbliche (ma anche private) delle moderne civiltà, sia occidentali che orientali. Tra i diversi giuramenti, che avvengono nei più disparati ambiti della vita umana aggregata (noto, alla stragrande maggioranza dei cittadini è sicuramente quello reso in udienza dinanzi al giudice), soffermerò la mia analisi, in questa sede, soltanto su quelli previsti in caso di assunzione di cariche e ruoli pubblici e istituzionali con lo scopo di vagliare se essi siano o meno coerenti con la sovranità popolare e lo spirito democratico che caratterizzano la vigente Carta costituzionale. E, qualora dovesse appalesarsi una qualche incoerenza politica, si potrà valutare l'opportunità di avanzare una proposta normativa per riformare la vigente legislazione, costituzionale e ordinaria. Ciò detto, va ricordato, anzitutto, che tra quelli più remoti, che si rinvengono nei testi e frammenti tramandatici, si trova un riferimento ne La Costituzione degli ateniesi, di Aristotele, il quale riferisce che gli Arconti prestavano giuramento ("i nove arconti giurano di prestare giuramento «come sotto Acasto»). E, inoltre, ha certamente un rilevante significato politico, tanto che si richiamerà più avanti come paradigma rispetto all'attuale Repubblica democratica italiana, il giuramento riportato nel "Decreto a difesa della Democrazia" (attribuito ad Andocide, Atene, 440-390 a.C.) in virtù del quale si dichiarava: « Ucciderò con la parola, con l'opera, con il voto e con la mia stessa mano, se ne sarò capace, colui che cerchi di distruggere la democrazia ad Atene, o che qualcuno in avvenire, abbattuta la democrazia, sostenga qualche carica o che qualcuno sorga per farsi tiranno o appoggi il tiranno». Anche durante la Repubblica dell'impero romano la storia ha registrato che i senatori giuravano di conservare tutti i comandamenti dell'imperatore regnante e dei suoi predecessori. Venendo, invece, ai tempi ed eventi storici più recenti, che hanno condizionato, in qualche modo, l'organizzazione dell'attuale Repubblica italiana, occorre ricordare che lo Statuto Albertino, all'art.22, sanciva che "Il Re, salendo al Trono, presta il giuramento di osservare lealmente il presente Statuto" e all'art.23 che "Il Reggente prima d'entrare in funzioni, presta il giuramento di essere fedele al Re, e di osservare lealmente lo Statuto e le leggi dello Stato". Lo stesso Statuto, inoltre, prevedeva, all'art. 49, che "I Senatori ed i Deputati prima di essere ammessi all'esercizio delle loro funzioni prestano il giuramento di essere fedeli al Re, di osservare lealmente lo Statuto e le leggi dello Stato e di esercitare le loro funzioni col solo scopo del bene inseparabile del Re e della Patria". È evidente, da quanto precede, che i Senatori e i Deputati (così come il Reggente) prestavano il giuramento di fedeltà al sovrano, ossia il Re. Il destinatario, perciò, del giuramento di fedeltà, era, e non poteva che essere, secondo l'ordinamento monarchico costituzionale di allora, il Re, che era anche il "Capo Supremo dello Stato" (art.5 dello Statuto).

Passando, ora, all'esame della vigente Costituzione italiana va, prima di tutto, evidenziato che "Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato..." (art.87), così come lo era il Re nella passata monarchia costituzionale. La "sovranità", invece, è stata riconosciuta al Popolo (art.1: La sovranità appartiene al Popolo), ed è in perfetta coerenza col principio fondamentale che "L'Italia è una Repubblica democratica". È, perciò, rispetto a questa forma di Stato, repubblicano e democratico, che occorre valutare la conformità del giuramento di fedeltà dei diversi poteri e organi statali. Dall'analisi dell'art.91 della Costituzione si rileva che "Il Presidente della Repubblica, prima di assumere le sue funzioni, presta giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione dinanzi al Parlamento in seduta comune". La stessa Carta, all'art.93, comma 1, sancisce che "Il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, prima di assumere le funzioni, prestano giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica".

Come ben emerge, da quanto precede, il Presidente della Repubblica presta il giuramento di fedeltà alla Repubblica e non alla "Repubblica democratica". Trattasi, probabilmente, come alcuni potrebbero sostenere, di una differenza insignificante, ed è possibile che sia così. Tuttavia, in un Paese dove gli eredi dei Sofisti abbondano, non si può negare che, seppur fosse soltanto una sfumatura di natura formale (in verità è anche politica, e quindi sostanziale), una cosa è dire "Repubblica" e altra cosa è dire "Repubblica democratica". Ed è forse proprio da quest'ultima espressione che si può meglio comprendere il significato del suddetto "Decreto a difesa della democrazia" che disciplinava il giuramento nella polis democratica. Non ritengo, comunque, che sia questa la sede per dissertare sulla differenza tra l'ordinamento democratico della Grecia classica, quello repubblicano dell'impero romano e quello della Repubblica democratica ora vigente, ma è certamente utile rimettere l'approfondimento ai lettori (i quali, con l'occasione, potranno anche riflettere sull'attuale art.85, che prevede la durata del settennato presidenziale, senza alcun limite o divieto di rinnovo della carica). Per quanto mi riguarda, invece, ritengo di poter reiterare la petizione ex art.50 della Cost. della modifica della formula del giuramento di fedeltà per adeguare l'art.91 all'art.1 della Costituzione. E, a maggior ragione, credo che sarebbe opportuno modificare anche l'art.93, per inserire e precisare la formula del giuramento del Presidente del Consiglio dei ministri e dei ministri. Bisogna, ora, evidenziare che oltre alle due disposizioni costituzionali, innanzi citate, non esiste nella Costituzione un'altra norma che prescriva l'obbligo del preventivo giuramento prima di assumere le funzioni statali, o pubbliche, in generale. La Costituzione, infatti, limita al solo Presidente della Repubblica il "giuramento di fedeltà alla Repubblica" e al Presidente del Consiglio dei ministri e ai ministri il dovere (e l'obbligo) del "giuramento", senza esplicitare, per i secondi, alcuna formula. L'estensione del giuramento, perciò, ad alcune categorie dei dipendenti dello Stato è avvenuta mediante successive fonti normative primarie e secondarie, anche per recuperare e valorizzare alcune peculiarità professionali e tradizioni storiche. Nei tempi più recenti la materia ha trovato la sua disciplina col DPR 19.4.2001, n.253, che all'art.2, comma 1, ha previsto che i  magistrati ordinari, amministrativi e contabili, gli avvocati e procuratori dello Stato, il  personale  militare  e  delle Forze di polizia di Stato, il personale della carriera diplomatica e della carriera prefettizia (a partire dalla qualifica di vice consigliere), nonché i dipendenti degli enti che svolgono la loro attività nel Comitato interministeriale per il credito ed il risparmio, nella Commissione nazionale per la società e la borsa, e nell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, prestano giuramento al momento della assunzione in servizio, davanti al capo dell'ufficio, o ad un suo delegato, secondo la seguente formula: "Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservare lealmente la Costituzione e le leggi dello Stato, di adempiere ai doveri del mio ufficio nell'interesse dell'Amministrazione per il pubblico bene".

Come ben si rileva dalla formula che precede anche in questo caso non vi è alcuna specificazione che la Repubblica è di tipo "democratico", in conformità del principio dell'art.1 della Costituzione. Sembra, perciò, che per l'ordinamento giuridico italiano sia superfluo, pleonastico, o inutile specificare che la Repubblica è democratica, anche se esistono diverse tipologie oltre quella democratica (presidenziale, semipresidenziale, federale, popolare, ecc.). Ma vi è anche qualcos'altro: Nella formula non si rinviene alcun rifermento al "sovrano", ossia al Popolo. Non vi è dubbio che con la dichiarazione di "osservare lealmente la Costituzione" si potrebbe ritenere che il principio della "sovranità" sia implicitamente recepito, tuttavia, non si comprende perché non si debba esplicitare, analogamente a quanto avveniva per il giuramento di fedeltà al Re, quale sovrano, prima di tutto, e anche Capo Supremo dello Stato.

Per quanto sopra detto, perciò, si ritiene che forse potrebbe essere opportuno includere nella formula del giuramento di fedeltà anche la menzione del Popolo sovrano nonché la specificazione che la Repubblica è di tipo democratica.

Sono ben consapevole del fatto che oggi gli italiani stanno affrontando ben altri problemi tuttavia, poiché la democrazia sta vivendo una fase colma d'incertezze, non farebbe male all'ordinamento costituzionale, soprattutto per il futuro, mettere in cantiere anche la modifica dell'attuale formula del giuramento di fedeltà per adeguarla al "principio democratico" dell'art.1, prescrivendo una formula del seguente tipo: «Giuro di essere fedele alla Repubblica democratica e al Popolo sovrano, di osservare lealmente la Costituzione e le leggi dello Stato».

 
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TAGLIARE IL 20 PER CENTO DEGLI STIPENDI, PENSIONI E INDENNITÀ DI CARICA PER CONTRASTARE IL LOCKDOWN

Post n°1007 pubblicato il 24 Ottobre 2020 da rteo1

TAGLIARE IL 20 PER CENTO DEGLI STIPENDI, PENSIONI E  INDENNITÀ DI CARICA PER CONTRASTARE IL LOCKDOWN

ORMAI È EVIDENTE: LA GESTIONE DEL SISTEMA SANITARIO STA PER COLLASSARE. LE MISURE PREVENTIVE FINORA ADOTTATE DAL GOVERNO NAZIONALE, DAI PRESIDENTI DELLE REGIONI E DAI SINDACI NON SONO BASTATE. LE CHIUSURE DI ALCUNE AREE CIRCOSCRITTE NON HANNO IMPEDITO IL DIFFONDERSI DEL VIRUS E L'AUMENTO DEI POSITIVI. SIA CHIARO: IO SONO CONVINTO CHE I DATI RELATIVI AI SOGGETTI POSITIVI NON SIANO PER SÈ STESSI ASSOLUTIZZABILI PERCHÈ OCCORRE SEMPRE TENERE D'OCCHIO IL NUMERO DEI RICOVERATI IN TERAPIA INTENSIVA E I DECESSI PER CAUSA DIRETTA DEL VIRUS. E, PER QUANTO APPARTENGA ANCH'IO ALLA CATEGORIA DEI SOGGETTI A RISCHIO, SONO BEN CONSCIO CHE LA NATURA NON SI CURI DI ME NÈ DEI TANTI ALTRI COME ME PERCHÈ ALLA NATURA INTERESSA SOLAMENTE LA SOPRAVVIVENZA DELLA SPECIE, E QUESTA, A QUANTO PARE, CONTINUA AD AUMENTARE A LIVELLO MONDIALE (NEI PRIMI OTTO MESI DI QUEST'ANNO LA POPOLAZIONE MONDIALE È AUMENTATA DI CIRCA 100 MILIONI). MA A PARTE QUESTE EVASIONI INTELLETTUALI, ORA DOBBIAMO AFFRONTARE IN MODO SERIO E RAGIONEVOLE IL PROBLEMA SOCIALE DI QUESTA SECONDA ONDATA DI PANDEMIA. ONESTAMENTE MI SEMBRA CHE I RAPPRESENTANTI DELLE ISTITUZIONI, MALGRADO I LORO SFORZI, NON SIANO IN GRADO DI TROVARE IL BANDOLO DELLA MATASSA. I COSTI DELLA PANDEMIA NON SONO PIÙ SOSTENIBILI E DI QUESTO IL CAPO DEL GOVERNO NE È CONSAPEVOLE, TANTO CHE HA CERCATO DI MANTENERE IN PIEDI IL SISTEMA PRODUTTIVO, SEPPUR CON DELLE LIMITAZIONI. È VERO CHE CI SONO ALCUNI MINISTRI VICINO A LUI (E ANCHE DEI PARLAMENTARI) CHE SONO CONVINTI CHE SI POSSA FAR FRONTE ALLE SPESE CONTINUANDO A INDEBITARSI E MOLTI POLITICI CHE FORSE NON HANNO AVUTO MOLTE OCCASIONI NELLA VITA PER CAPIRE COME E DA DOVE DERIVINO LE IMPOSTE, TASSE E CONTRIBUTI, NON AVENDO MAI (O QUASI) PAGATO I TRIBUTI. PERCIO' C'È 'LA NECESSITÀ DI DARE UN CONTRIBUTO DI PENSIERO (E NON SOLO) DA PARTE DI TUTTI COLORO CHE HANNO ANCORA UN PÒ DI LUMI (PRIMA CHE IL COVID-19 INCIDA, IN QUALCHE MODO, ANCHE SULLE CELLULE CEREBRALI). IERI A NAPOLI SONO SCOPPIATI DEI TUMULTI. FORSE TRA I TANTISSIMI MANIFESTANTI, COME DIRANNO I BOLLETTINI UFFICIALI DELLA PREFETTURA E DELLA QUESTURA, SI SONO INFILTRATI ANCHE DEI CRIMINALI. MA DI CERTO NON SI PUÒ NEGARE CHE LA CHIUSURA TOTALE DI MOLTI ESERCIZI COMMERCIALI FARÀ MANCARE A MOLTE FAMIGLIE LE RISORSE NECESSARIE PER SOPRAVVIVERE. BISOGNA PERCIÒ URGENTEMENTE EVITARE CHE QUESTO ACCADA! IN CHE MODO ? TAGLIANDO IL 20 PER CENTO (ALMENO) DEGLI STIPENDI, PENSIONI E INDENNITÀ DI CARICA PER RECUPERARE DELLE RISORSE DA DESTINARE A TUTTI COLORO CHE SARANNO COSTRETTI A CHIUDERE LE LORO ATTIVITÀ. È CERTAMENTE UTILE SOTTOLINEARE CHE DURANTE I MESI DI CHIUSURA DELLA PRIMA FASE DI LOCKDOWN E NEI MESI SUCCESSIVI I CONTI BANCARI E POSTALI DEI CITTADINI "PROTETTI" (SOPRATTUTTO STIPENDIATI E PENSIONATI PUBBLICI) SONO AUMENTATI DI CIRCA 100 MILIARDI (FACENDO LIEVITARE A OLTRE 1600 MILIARDI LA LIQUIDITA' PRIVATA). SOMME NON SPESE, CHE NON HANNO AUMENTATO I CONSUMI E PER QUESTO HANNO SOTTRATTO RISORSE AL FLUSSO FINANZIARIO DELL'ECONOMIA. BUONA PARTE DI QUESTI 100 MILIARDI SONO STATI PRESTATI CON INTERESSI AL GOVERNO CON LA SOTTOSCRIZIONE DEI BUONI POLIENNALI DEL TESORO: SOMME, CHE SONO USCITE DALLE CASSE DELL'ERARIO E VI SONO RIENTRATE FACENDO AUMENTARE IL DEBITO PUBBLICO ! OCCORRE PERCIÒ SPERIMENTARE NUOVE SOLUZIONI. E TANTO PER COMINCIARE, ANCHE PER DARE UN SEGNO DI "FRATELLANZA", DI APPARTENENZA ALLA STESSA "NAZIONE" (CON FATTI E NON SOLO A CHIACCHIERE), OCCORRE CHE IL GOVERNO, UTILIZZANDO IL D.P.C.M. (UNA VOLTA TANTO IN MODO IDONEO ED EFFICACE, IN UNA SITUAZIONE DI EMERGENZA SOCIALE), APPLICHI, SULLE SOMME SUPERIORI A 1000/2000 EURO MENSILI EROGATE A TITOLO DI STIPENDIO, PENSIONI E INDENNITÀ DI CARICA (INCLUSE QUELLE DELLE "PIU' ALTE" ISTITUZIONI) UN PRELIEVO FORZOSO DEL 20 PER CENTO, DA  DESTINARE, IN MODO VINCOLATO, A TUTTI I TITOLARI DEGLI ESERCIZI COMMERCIALI COSTRETTI A CHIUDERE A CAUSA DEL LOCKDOWN E AI CITTADINI INDIGENTI. E FINO A CHE PERDURERÀ LO STATO DI EMERGENZA SANITARIA ! CREDO CHE COSI' I CITTADINI POSSANO DIVENTARE TUTTI MIGLIORI E NON PEGGIORI DI COME SONO. ANCHE SE NON ESCLUDO L'OBIEZIONE CHE MI STIA SBAGLIANDO.

 
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ABROGARE IL PRIVILEGIO DEI DIPENDENTI PUBBLICI DI CUMULARE IMPIEGHI E INCARICHI

Post n°1006 pubblicato il 27 Settembre 2020 da rteo1

ABROGARE IL PRIVILEGIO DEI DIPENDENTI PUBBLICI DI CUMULARE IMPIEGHI E INCARICHI

Molti hanno i figli disoccupati, o i fratelli, i nipoti, così come molti parenti, amici e conoscenti. Tra le diverse cause che concorrono a generare disoccupazione c'è anche il PRIVILEGIO garantito a tutti i dipendenti pubblici (Professori universitari e degli Istituti superiori, magistrati, medici, avvocati, ecc. ecc.) dall'art.53, del D. Lgs. n. 165 del 2001, di poter cumulare impieghi e incarichi con il lavoro pubblico. Io penso che in una fase socio-economica come questa, in cui la disoccupazione ha superato ogni ragionevole limite, occorra DISTRIBUIRE SOCIALMENTE IL LAVORO ed eliminare tale PRIVILEGIO, imponendo ai dipendenti pubblici il rapporto esclusivo, come peraltro prescrive l'art. 98 della Costituzione, finora disatteso. Capisco che non sarà facile perchè i dipendenti pubblici sono oltre 3 milioni, che in termini di voti significano oltre 10 milioni, per cui sono un bottino ghiotto per i partiti, e in particolare per alcuni partiti che, anche grazie ai SINDACATI, fruiscono di tali voti, ma se non si fa una "sanificazione sociale" si rischia di far esplodere l'intero apparato statale e sociale. Ho scritto anche alla segreteria di CONTE - il Professore, e anche Avvocato (del Popolo) -, nonché a vari deputati, affinchè si provveda a MODIFICARE la norma ma non mi sembra che si stia muovendo qualcosa, anche per eradicare alla radice i possibili CONFLITTI D'INTERESSE. Eppure si parla tanto di RIFORMISMO !  E QUANDO, SE NON ORA ? Spero, allora, che facendo un appello con questo post (che certamente non gradiranno i dipendenti pubblici interessati) possa scaturirne un migliore risultato, sempre che altri seguano l'esempio e scrivano al P.d.C. o ai parlamentari (soprattutto a quelli dei 5Stelle e del PD per metterli alla prova) per eliminare il suddetto PRIVILEGIO mediante LA SOSTITUZIONE dell'art.53 del D. Lgs. n.165 del 2001 con il seguente: (Art.53: 1. Il rapporto di pubblico impiego è esclusivo. È vietato cumulare impieghi o incarichi. 2. Sono abrogate tutte le vigenti disposizioni legislative in contrasto.》.

 
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LA PANDEMIA: UN PROBLEMA INDIVIDUALE O DI SPECIE ?

Post n°1002 pubblicato il 26 Maggio 2020 da rteo1

LA PANDEMIA: UN PROBLEMA INDIVIDUALE O DI SPECIE ?

La storia degli esseri umani ha reiteratamente registrato nel corso dei secoli degli eventi pandemici, che perciò appartengono a pieno titolo al ciclo biologico della natura. È quindi prevedibile che così come è già accaduto nel passato e nel nostro presente avverrà anche nel futuro. Certamente non è facile poter immaginare con quali strumenti tecnologici e conoscenze scientifiche combatteranno i popoli del terzo millennio, tuttavia non si può escludere che anch'essi, come è avvenuto in questa fase, debbano fare ricorso al "distanziamento sociale", all'igiene personale, alla sanificazione, nonché all'uso delle mascherine, ai guanti (forse) e ai divieti di assembramento. Essi, tuttavia, a differenza dei cittadini e dei governanti di questi tempi, potranno dominare l'angoscia, il panico e l'ansia di poter essere infettati dai virus se riusciranno a superare alcune incrostazioni culturali che hanno forgiato l'uomo occidentale. Va detto, per evitare malintesi, che la vita umana è stata opportunamente ritenuta "sacra" dai popoli europei e occidentali, anche se non mancano episodi sociali (si spera sempre più sporadici) che dimostrino l'esatto contrario (e forse sarebbe anche necessario intendere la vita in senso più universale). La "sacralità" però, attribuita dagli esseri umani ai diversi simboli, ai fenomeni reali e alle oggettivazioni della propria immaginazione, non deve negare il ruolo e l'essenza della natura, nonché la ciclicità di questa, che si evolve  e si perpetua mediante la procreazione e la  trasformazione della specie. È questa, infatti, la specie, che ha primaria importanza e significato per la natura e non certamente il singolo individuo, né tantomeno il nucleo familiare dello stesso, il suo gruppo sociale o l'intera Comunità nazionale di appartenenza. Per la "specie", infatti, rilevano tutti gli esseri umani esistenti sulla terra e tutte le altre specie viventi, ed è del tutto indifferente sia rispetto all'esito dei conflitti statali, indotti dalle ambizioni egemoniche e imperiali, sia dei conflitti sociali, spesso conseguenza delle disposizioni politiche, giuridiche ed economiche degli ordinamenti umani. E non prende parte, ovviamente, neppure  alla lotta per la sopravvivenza  tra gli esseri umani e le altre specie, come ad es. quella contro i virus e i batteri. La natura, quindi, non si cura del singolo individuo bensì della specie che "abita" nell'inconscio degli esseri umani e che mediante l'incessante azione  li spinge alla procreazione per la continuità della specie. Pertanto in questo processo filogenetico e ontogenetico diventano del tutto insignificanti tutti coloro che, diventati "anziani",  hanno ormai assolto il proprio ruolo di "funzionari della specie". Questa "verità" (o meglio, "crudele" realtà), al di là del fine che abbiano o non abbiano la natura e le specie, si scontra, purtroppo, con una cultura ultramillenaria che ha esaltato l'individuo e lo ha convinto a credere nell'immortalità, rispetto alla quale si strutturano i progetti e i sogni "dell'Io", oltre, ovviamente, a mitizzare il progresso scientifico e tecnologico. È perciò questa radicale e acritica convinzione dell'eternità individuale che entra in crisi, che vacilla, quando accadono eventi del tutto fisiologici, come certamente è quello della pandemia virale. E così la naturale paura inconscia si trasforma in angoscia, terrore, di perdere la vita (che prima o poi comunque accadrà), a tal punto che tutti si assoggettano supinamente alla guida di un "pastore" e ai suoi provvedimenti, anche se questi dovessero essere liberticidi o il prodotto dell'irrazionalità inconscia del "pastore". Ed è probabile che tutto questo sia avvenuto in occasione della pandemia da Coronavirus. Come ormai noto, il primo "focolaio virale" si è manifestato nella città di Wuhan, in Cina, e poi con varianti si è diffuso in "tutto il mondo". L'OMS dichiarava la "pandemia". Tra i vari Stati occidentali l'Italia veniva colpita per prima e anche duramente, soprattutto in alcune Regioni del nord, come la Lombardia, ma anche l'Emilia Romagna, il Veneto e il Piemonte. Per circa tre mesi, quotidianamente, tutti i mezzi d'informazione, con l'ausilio di esperti virologi ed epidemiologi, spesso in disaccordo tra di loro, come sempre avviene in un'epoca in cui è di primaria importanza apparire in video più che dire cose utili e sensate, intrattenevano i telespettatori e i lettori sull'immane tragedia sanitaria che aveva colpito l'Italia. La drammaticità dei decessi e delle corsie degli ospedali invase da persone colpite dal virus aggiungevano ulteriori motivi di ansia e panico generale. Anche i dati giornalieri diffusi dalla Protezione civile, con le curve statistiche, tenevano i cittadini col fiato sospeso. Così sparivano anche tutti i cori dai balconi, e pure gli ottimisti della prima ora che avevano creduto che fosse sufficiente invocare la formula magica che "andrà tutto bene" per garantire a tutti di superare indenni la fase pandemica. In tutto questo marasma generale il 31 gennaio il Consiglio dei ministri deliberava lo stato di emergenza nazionale per rischio pandemico senza adottare immediati, contestuali e consequenziali provvedimenti di urgenza (come, ad es., il divieto di assembramenti, il distanziamento sociale, l'uso di mascherine e le sanificazioni), che venivano emanati soltanto a partire dalla fine di febbraio (una sequela di DPCM, autorizzati con d.l.), con cui venivano chiuse quasi tutte le attività economiche e segregati in casa, in quarantena, tutti i cittadini. A questo riguardo credo di poter ritenere che se fossero stati adottati dei provvedimenti tempestivi (mascherine, distanziamenti, ecc.) già a partire dal 31 gennaio forse si sarebbero potuti evitare sia i domiciliari ai cittadini che la quasi totale chiusura delle imprese. Comunque sia, ormai "la frittata" è fatta, e di certo non si può tornare indietro. Si spera solo che non si ripetano gli stessi errori, visto che già si stanno assillando e terrorizzando i cittadini con la possibile replica virale dell'autunno. Anche diffondendo la notizia che il virus non è sparito ma è tuttora in circolazione, come se questo fosse un evento straordinario e non ordinario, dal momento che è noto a tutti che i virus stanno al mondo da circa tre miliardi di anni, prima della comparsa sulla terra dell'uomo, il quale è già stato da loro colonizzato (anche in alcune sequenze geniche del DNA). Perciò è necessario che questa volta, con l'approssimarsi della stagione autunnale, siano adottati congrui provvedimenti, senza far prevalere l'irrazionalità, come è avvenuto durante la prima fase. E che ci sia anche migliore coordinamento istituzionale per evitare, se possibile, di aggiungere ai provvedimenti statali le numerose ordinanze delle Regioni, emanate soprattutto per marcare gli spazi di potere ad esse riservati dal Titolo V della Costituzione, e i protagonismi sindacali, oltre a quelli di altre autorità e consulenti, ormai diventati parte di un sistema politico-amministrativo e burocratico che da tempo sta ballando sull'orlo del precipizio. Occorrerà, altresì, tener ben presente che sul piano economico l'Italia ne è uscita con le "ossa rotte" e che il debito pubblico, già prima insostenibile a causa di gestioni per nulla oculate, aumenterà di alcune centinaia di miliardi, che certamente graveranno sulle generazioni future. Ed è probabile che anche i prestiti dell'Unione europea saranno spesi con la solita logica clientelare anziché strutturare la filiera produttiva  e dei servizi, mediante un rapporto equilibrato e proporzionale di sistema tra i produttori e i consumatori di risorse.  In questa prospettiva, perciò, bisogna anche "razionalizzare" il fenomeno pandemico per affrontarlo con la secolare esperienza e conoscenza ormai acquisite, anche considerandolo secondo il modello generale della selezione della specie. Un salto culturale, questo, che certamente non sarà facile, ma che se gli occidentali ci riusciranno potrebbero annullarsi del tutto le angosce di fronte alle emergenze pandemiche, che sicuramente avverranno ancora nel futuro. A questo scopo  può forse risultare utile fornire alcuni dati statistici. In Italia durante il primo quadrimestre sono stati accertati 236.000 cittadini positivi al coronavirus, a fronte dei quali ci sono stati 34.223 decessi.  Nel mondo, invece, i positivi erano 7,41 Milioni e i decessi 418.000.

La Popolazione mondiale, invece, alla fine di maggio, era di 7.791.112.900 (e in costante aumento, con  843.716.882 di persone denutrite).

Nello stesso quadrimestre i nati  nel mondo sono stati 63.226.950 mentre i morti  sono stati 26.544.300, per cui nel periodo considerato c'è stato un aumento della popolazione mondiale di 36.683.000 (peraltro, nello stesso periodo, nel mondo  si sono verificati 3.706.469 decessi a causa del cancro, 2.256.055 per il fumo delle sigarette, 609.208 decessi per incidenti stradali e 483.951 decessi per suicidi).

È di tutta evidenza, perciò, che a fronte dei decessi avvenuti nel mondo a causa del coronavirus c'è stato comunque un aumento di 36.682.650 della popolazione mondiale (che tende, ormai, verso gli otto miliardi). Un dato, questo, che dovrebbe almeno far riflettere gli esseri umani perché fa ben comprendere la tendenza globale della natura la cui economia si occupa della "specie" (sia umana che degli altri esseri viventi) e non degli individui, né delle comunità nazionali o statali. E la natura non fa neppure il "tifo" per i cinesi, che stanno colonizzando l'Africa e l'Europa, mentre quest'ultima ha soffocato il ricambio generazionale e i decessi ormai superano le nascite. Il problema, infatti,  è politico-economico per cui non interessa alla natura che gli Stati occidentali (e peggio di tutti l'Italia, con l'età media più elevata) non sono stati lungimiranti. Al di là, perciò, dei rimedi che saranno adottati dagli Stati occidentali per tentare di invertire il declino della propria civiltà va preso atto che le pandemie costituiscono dei fenomeni del tutto naturali e che, a cominciare dalla possibile replica autunnale, l'Italia dovrà affrontare il coronavirus con tutti gli strumenti scientifici e tecnologici disponibili ma anche con la consapevolezza che per la natura è importante soltanto la specie umana e non gli individui o la Comunità statale, la quale, tuttavia, se reagirà in modo compatto e con spirito di abnegazione potrà contrastare efficacemente l'aggressione virale riducendone gli effetti nefasti.

 
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IL DIRITTO DI SOPRAVVIVERE

Post n°992 pubblicato il 24 Marzo 2020 da rteo1
Foto di rteo1

https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/537601/il-diritto-di-sopravvivere/ 

 

Il Coronavirus è strumento per il fine della natura. Dopo la pandemia la Comunità statale dovrà risanare il bilancio e rinascere sul primato del dovere di reciproca solidarietà tra tutti i cittadini. La tendenza all'autosufficienza economica dello Stato deve essere una scelta strategica, con la partecipazione azionaria di tutto il Popolo e di tutti i lavoratori, mediante l'istituzione dell'Azienda del Popolo Italiano (A.P.I.). La tutela previdenziale va riservata a un solo Istituto nazionale e alle Casse private la sola assistenza. Inoltre, occorre riconoscere a tutti i cittadini il "diritto di sopravvivere", affinché tutti possano avere una casa e le risorse necessarie per alimentarsi e riprodursi. Questo dovrebbe essere il futuro progetto minimo delle forze politiche per la rinascita dello Stato.

 
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