Creato da rteo1 il 25/10/2008
filo aperto con tutti coloro che s'interrogano sull'organizzazione politica della società e che sognano una democrazia sul modello della Grecia classica

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ElettrikaPsike
ElettrikaPsike il 01/04/26 alle 05:13 via WEB
Vero, tutti hanno pari dignità sociale e la Repubblica deve rimuovere gli ostacoli economici che creano disuguaglianze reali. E quando non lavori più (per anzianità o invalidità etc.) devi avere mezzi sufficienti per poter vivere dignitosamente. Ed è vero anche che, pur rispettando il merito, nessuno dovrebbe finire di vivere al di sotto di una soglia decorosa. Il problema delle tante casse pensionistiche e dei regimi diversi, poi, è che ognuna di esse ha regole, importi e privilegi differenti, il che rende difficile la possibilità di capire quanto un soggetto potrà effettivamente ricevere. Inoltre, incrementano la messa in atto di trattamenti molto diversi, e senza chiara giustificazione, per soggetti con lavori del tutto simili tra loro. Un sistema unico e centralizzato sarebbe più trasparente, equo e comprensibile, perché tutti verrebbero trattati secondo le stesse regole. L'unico problema è che se nascono casse separate è anche perché alcune categorie hanno lavori e rischi specifici e trattarle tutte in un identico modo potrebbe creare squilibri (oltre al fatto che richiederebbe una maggiore gestione, più risorse e controlli). A parere mio si dovrebbe bilanciare la giustizia contributiva (il prendere in base a quanto hai dato) con la giustizia sociale (nessuno deve ritrovarsi in una posizione inferiore al minimo vitale) senza cancellare completamente il passato di un lavoratore, perché creerebbe un’ingiustizia opposta. Se trattiamo chi ha versato tanto esattamente come chi ha versato poco - e pertanto il risultato per entrambi diventa lo stesso - perché mai allora qualcuno dovrebbe contribuire di più? L’uguaglianza sostanziale non coincide con il livellare tutto; richiede criteri differenziati ma giustificati. Personalmente ritengo che sarebbe necessario un ibrido. La soluzione più equa potrebbe essere né un tutto contributivo, né un tutto identico. Penso ad una struttura a due livelli. Una base fissa per cui lo Stato ti dà comunque - e a prescindere da tutto, anche se hai lavorato poco o male - una somma minima che serve a non farti cadere in una condizione di indigenza nella vecchiaia e che dipende unicamente dal fatto che esistiamo come cittadini, ed una variabile in cui conta la specificità del passato lavorativo, quanto si è lavorato e versato. Con un sistema misto nessuno scenderebbe sotto una soglia accettabil ma, al contempo, chi ha lavorato di più continuerebbe a prendere una quota superiore. Si rispetterebbe il merito; ma evitando la miseria. Nel sistema attuale, invece, i lavoratori pagano le pensioni di oggi. Non stanno accumulando davvero i propri soldi, ma finanziando coloro che sono già in pensione. Il meccanismo, però, chiaramente funziona solo se esistono tanti lavoratori a fronte di pochi pensionati e non il contrario. Difatti, se un numero di lavoratori deve mantenere un quantitativo di pensionati superiore o uguale, il processo inizia a fare acqua e lo Stato, a quel punto, si trova ad avere solamente tre opzioni: alzare l’età pensionabile, abbassare le pensioni oppure emettere tasse. Ed è quello che sta già succedendo, dal momento che una parte delle pensioni non viene coperta solo con i contributi. La proposta di finanziare tutte le pensioni unicamente con le tasse, però, a parere mio (che, va chiarito e ribadito, non sono per nulla una economista e non ho alcun tipo di competenza in merito) è rischiosa. Per funzionare servirebbero imposte molto alte e costanti nel tempo e le entrate fiscali non sono mai garantite (leggasi evasione, spostamento di capitali, concorrenza con altri Paesi...) Di conseguenza, se ci fossero più pensionati da sostenere, lo Stato potrebbe avere, di fatto, meno soldi disponibili, e il sistema diventerebbe instabile.

 
rteo1
rteo1 il 13/12/25 alle 10:18 via WEB
Ho letto con piacere e interesse il commento. Sono molteplici le obiezioni che sollevi, e tutte contestualizzate. Predomina il convincimento che le tesi sostenute e gli auspici contenuti nel testo pubblicato rientrino nel mondo dell'utopia. Ho già detto, mi sembra, che "l'utopia" è soltanto un'idea in attesa di manifestarsi e concretizzarsi. Essa genera stupore, incredulità, ma soltanto perchè l'umano è limitato nello spazio-tempo del suo ciclo e, perciò, non riesce a credere che anche un'idea che oggi possa apparire "utopica" è destinata a diventare "realtà". Io espongo le "mie" idee nel tempo presente ma tali "idee" non hanno tempo. E questo tu lo potrai cogliere meglio di me, per la profondità del tuo pensiero, per la cultura ampia che ti caratterizza, oltre alla conoscenza del mondo quantico, che con la sua indeterminazione impedisce di prevedere che cosa accadrà domani. Voglio solo aggiungere che l'uomo è soltanto una forma, peraltro disforme, informe, che sta collaborando con la Natura per anticipare la sua uscita di scena. Mentre la Natura non se ne cura. Grazie per il "passaggio" in questo "mio" spazio virtuale. Transiterò nel "tuo", appena possibile, ben sapendo che ne trarrò benefici di ogni genere. Auguro, con l'occasione, anche buone Feste, concentrati sul proprio essere in generale condivisione.

 
ElettrikaPsike
ElettrikaPsike il 09/12/25 alle 15:31 via WEB
È innegabile che i territori economicamente fragili, come l’Irpinia, siano esposti a dinamiche energetiche, scelte fiscali nazionali, mercato del lavoro e flussi commerciali. Gli studi effettuati sulle aree interne (SVIMEZ, Banca d’Italia, OECD) dimostrano palesemente che quelli periferici risentono in modo amplificato dei vincoli macroeconomici decisi altrove. Ed è altrettanto vero che senza politiche nazionali sulle infrastrutture, la mobilità, gli incentivi produttivi, gli investimenti in sanità e scuola, i comuni non possono invertire da soli una tendenza demografica negativa. D'altronde tutto questo è tema classico nella filosofia politica (Aristotele, Hobbes, Weber, Arendt) e quando la funzione istituzionale diventa autoreferenziale, la qualità democratica diventa soggetta al degrado. Sottolinei giustamente che gli impegni NATO e le politiche europee sul riarmo hanno effetti di bilancio e questo limita alcune possibilità di spesa interna e altrettanto giustamente la de-dollarizzazione e il ruolo crescente dei BRICS perché è un processo reale, anche se ancora parziale. FMI, BIS e World Bank riconoscono il lento spostamento degli scambi Sudamerica–Asia verso valute locali. Ma, detto questo, credo che la relazione tra spopolamento irpino e politica USA sui dazi sia marginale. È forzato trasformare ogni nodo locale in un riflesso della strategia militare USA. Penso che si perda il rapporto di proporzione, perché le cause locali sono in larga parte interne (burocrazia, assenza di servizi, fuga formativa). E poi penso che ritenere che l’ONU possa magicamente stabilizzare il sistema internazionale se “valorizzata”, sia irrealistica perché l’ONU non ha capacità coercitiva autonoma e non esiste nessuna possibilità pratica che sostituisca la NATO o le alleanze regionali. Qui siamo nell'ambito desiderativo non nella fattibilità. Come la proposta di “redistribuire profitti a livello globale tra tutti i popoli”. Resta utopica perché nessun meccanismo economico internazionale consente la redistribuzione obbligatoria dei profitti privati a livello planetario. Non esiste né in sede WTO né in sede FMI. Anche qui resta un auspicio morale, ma non un progetto politico. E se dici che si dovrebbe organizzare dal basso un movimento internazionale di cooperazione tra popoli dovresti poter dire anche come, con quali strumenti, quali soggetti, quali finanziamenti, quale strategia, quale percorso istituzionale. E quando sostieni che si dovrebbe collegare automaticamente ogni dinamica industriale irpina ai BRICS non la vedo come un progetto concreto perché l’Irpinia esporta principalmente vino e agroalimentare e i BRICS hanno impatto sulle valute globali, non sull’industria vinicola irpina.

 
ElettrikaPsike
ElettrikaPsike il 09/12/25 alle 15:28 via WEB
Non è possibile isolare chi è stato votato da gran parte delle persone. Se si comportano in quel modo, è perché noi - stato - glielo abbiamo permesso. Finché la base che li vota non cambia logiche, il vertice non si isola da solo. Quindi la tua ‘soluzione’ non può diventare una soluzione ma resta un desiderio.

 
ElettrikaPsike
ElettrikaPsike il 09/12/25 alle 15:25 via WEB
È così, sul piano teorico e filosofico, lo Stato, come strumento della comunità, nasce per soddisfare bisogni fondamentali e garantire sicurezza, sostentamento e abitazione e tutto ciò che si allontana da questa funzione originaria (interessi delle élites, guerra, accumulo di potere) è una deviazione. Sul piano pratico e politico, però, la situazione odierna non è “assoluta” perché ci sono Stati e istituzioni che funzionano ancora secondo l’idea originaria, Stati che rispettano l’idea originaria (pensiamo a Svezia, Norvegia, Danimarca) dove lo Stato garantisce vasti servizi pubblici, sanità, istruzione, welfare e mantiene regole interne coerentemente finalizzati alla comunità contrapponendosi alla logica degli Usa, della Gran Bretagna, della Germania- degli stati occidentali governi che privilegiano interessi economici e militari e spendono miliardi in armamenti - quindi, pur condividendo la diagnosi generale, ci sono margini di intervento, riforma o controllo da parte dei cittadini.

 
rteo1
rteo1 il 15/09/25 alle 22:05 via WEB
È un problema che non tocca coloro che, come me,auspicano un dialogo perenne tra i popoli. Per loro la Terra non ha confini; è di tutti e perciò i pacifisti non amano lo sfruttamento degli altri, delle altrui risorse e sono contro tutti gli imperialismi,i colonialismi, le prepotenze, di destra,di sinistra, di centro, di sopra e di sotto. E sono contro tutti i bulli. Questi sono disposti persino a scatenare la guerra nucleare? Bene. Personalmente non ne ho paura. Anche se mi sembra una follia, che solo i bulli possono bramare. Peraltro non capisco come si sia felici di sostenere notevoli spese per gli armamenti sottraendo le risorse al welfare, all'istruzione,alla ricerca ed altre cose buone per i cittadini. Io non sono mai andato in Russia, né in Cina, in India, Brasile, ecc., ma mi rende lieto non impedire che qualcuno che lo desideri ci possa andare. Come anche negli USA, ovviamente.

 
cassetta2
cassetta2 il 15/09/25 alle 21:00 via WEB
Dopo aver bombardato per tutta la durata della tregua, Putin ha deciso di non prolungarla.

 
rteo1
rteo1 il 10/05/25 alle 09:22 via WEB
Grazie,anzitutto,del riscontro e dei quesiti che proponi. Soltanto così il pensiero si emancipa. Circa l'assenza di procedure di esproprio in atto o di prelievo forzoso è vero che, allo stato, non risultano avviate ma che la politica della UE sembri andare nella direzione di condizionare gli investimenti dei cittadini è fuori di ogni dubbio. L'UE ha bisogno di soldi per armarsi e i soldi deve prenderli in prestito. Come indurre i risparmiatori ad investire sarà presto escogitato il metodo. L'UE non è un organismo burocratico, oligarchico perché è votato dal Parlamento? Ma se la presidente approva un piano di riarmo senza passare dal parlamento (che comunque sostiene la Commissione) pur essendoci stato un parere di illegittimità dell'ufficio giuridico nonché della Corte dei Conti, come si può pensare che tale commissione sia espressione della democrazia? Comunque,per quanto mi riguarda, io voglio uno Stato che non mi faccia celebrare ancora vittime dinanzi agli altari soltanto perché ha escluso qualsiasi soluzione diplomatica per risolvere una crisi politica.Se l'UE anziché garantirmi una soluzione di pace mi trascina in una guerra che,invece, il mio paese (l'Italia) mi avrebbe.evitato grazie all'art.11 della.Costituzione) allora dico senza la minima esitazione: basta UE!

 
ElettrikaPsike
ElettrikaPsike il 10/05/25 alle 02:33 via WEB
Nei documenti ufficiali non è prevista (al momento) alcuna forma di esproprio o prelievo forzoso, si parla solo di “mobilitazione” attraverso incentivi, garanzie e strumenti di mercato per cui una misura concreta che giustifichi l’allarme di un prelievo forzoso come nel 1992 forse ancora non c'è. Io non mi sento, personalmente,  di considerare l’UE una pura oligarchia senza legittimazione. Il Parlamento Europeo è eletto a suffragio universale; il Consiglio è composto dai governi eletti dei singoli Stati. È una struttura ibrida più che una dittatura tecnocratica. Sulla UE come federazione incompleta, priva di un’identità univoca, che si può aggiungere? Non è né uno Stato federale né una confederazione di popoli quindi è chiaro che prima di potenziare l’UE, serva chiarire il modello politico di fondo. Poi concordo sul fatto che c'è il rischio che la difesa diventi un pretesto per sottrarre risorse pubbliche e private ai reali bisogni civili ma la minaccia russa è concreta per alcuni confini UE (es. Paesi baltici, Polonia).Idem in merito alla scuola del sospetto (Nietzsche, Marx, Foucault). Quando le istituzioni smettono di essere strumenti al servizio della comunità e diventano strutture autoreferenziali, si produce alienazione e ingiustizia. Il che è tanto storicamente fondato quanto utile per riformulare il senso delle istituzioni oggi. Riguardo al fatto, poi, che l’economia debba restare subordinata all’etica e alla giustizia, mi sembra palese. Il problema resta sempre lo stesso però, che sul piano teorico è ovvio, ma sul piano concreto, senza trarne una proposta politica non si va da nessuna parte.

 
rteo1
rteo1 il 06/04/25 alle 19:26 via WEB
Sostieni: "io non credo realmente che l’istinto bellico si possa sublimare in un tal modo. E questo perché non è solo composto da una tensione agonistica ma anche dalla volontà di sopraffazione, vendetta e annientamento dell’altro". La realtà è dalla tua parte. Ti dà ragione. Ma la "realtà" ha anche un'altra dimensione (se è vero ciò che ci dice la fisica dei quanti). "La volontà di sopraffazione" non sembra essere fine a sé ma orientata verso una prospettiva che immagina colui che esercita la sopraffazione. Ora, se costui comprende che il suo fine non esiste, è un falso fine, e che il presente è il suo orizzonte può darsi che anch'egli cambi atteggiamento. La cultura, disse Freud ad Einstein, è l'unica via che può cambiare il ricorso alle guerre. Certamente non tutti i popoli (e gli Stati) hanno lo stesso gradiente di sviluppo ma questo significa soltanto che ci vuole il tempo necessario. E crederci, peraltro, può portare soltanto benefici. Concludi affermando che "Più che ad una sublimazione penserei ad una autodeterminazione assunzione di responsabilità". Forse le due soluzioni possono essere fuse insieme mediante la sublimazione dell'autodeterminazione". L'importante, comunque, è che la pulsione distruttiva, anche di sè (come nei suicidi), si trasformi in pulsioni costruttive e che il Bene Comune (inteso non soltanto relativo alla sola specie umana ma all'intero mondo degli esseri viventi)sia il vero e unico fine degli umani.
 
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