LIBRI: Storia degli Ebrei Italiani sotto il Fascismo di Renzo De Felice

Razzismo Italiano

STORIA DEGLI EBREI ITALIANI SOTTO IL FASCISMO

Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo è un saggio storico di Renzo De Felice, pubblicato dalla  Einaudi nel 1961. Oltre ad essere il primo studio italiano relativo alla politica del regime fascista nei riguardi degli ebrei, l’opera rappresenta una pionieristica indagine storiografica sul fascismo stesso, scritta a meno di vent’anni dal suo epilogo. Prima pubblicazione contemporaneistica di De Felice, essa diede inizio alla sua quasi quarantennale ricerca sul fascismo.

L’incarico di redigere l’opera fu assegnato nel 1960 al giovane De Felice dall’Unione delle comunità ebraiche italiane. Benché l’obiettivo del committente fosse esplicitamente quello di documentare in un libro la storia della persecuzione antiebraica nella penisola, delle successive deportazioni e dello sterminio nazista, De Felice dedicò invece ampio spazio al periodo precedente la promulgazione delle leggi razziali del 1938, mentre limitate furono le pagine concernenti la persecuzione nazifascista negli anni della Repubblica Sociale Italiana.

A riguardo della pubblicazione, lo storico Paolo Simoncelli ha così delineato le innovazioni metodologiche e le tesi proposte dal De Felice:

«[Il De Felice] si richiamava al “metodo” della ricerca documentaria anche a proposito di un campo di studi relativamente nuovo e ancora particolarmente scottante come quello del fascismo, su cui il giudizio di condanna morale e politica concorreva a impedire una ricostruzione analitica del fenomeno. De Felice intese “far parlare i documenti” e dare un primo spaccato della società italiana sotto il fascismo, fornendo alcuni “dati di fatto” (che qui espongo schematicamente seguendo l’efficace sintesi concettuale del Simoncelli): le comunità ebraiche manifestarono fenomeni di consenso al regime; il razzismo fascista fu diverso da quello nazista in quanto “spiritualistico” e non “biologico” come quello hitleriano; il Italia il razzismo non fu un fenomeno radicato e, anzi, la legislazione razziale fu applicata blandamente (all’insegna del “discriminare non perseguitare”); l’assenza di tendenze antisemite nel fascismo e in Mussolini, unico responsabile della successiva politica razziale; le truppe italiane all’estero fornirono in più casi protezione agli ebrei perseguitati dalle autorità tedesche.»

( prof. Emanuele Rossi, Review di P.Simoncelli, “Renzo De Felice. La formazione intellettuale” ) ( Wikipedia )

Recensione de Il Foglio

La Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, anno di pubblicazione 1961, non è forse uno dei libri più noti di Renzo De Felice, eppure è un titolo fondamentale. Fino a quel momento, l’allora appena trentaduenne storico – che aveva militato nel Pci fino alla Rivoluzione ungherese – si era occupato soltanto di giacobinismo. Furono le comunità israelitiche a commissionargli quel testo, e lui affrontò il lavoro immaginando da principio di dover raccontare del regime antisemita che varò le leggi del 1938. Invece scoprì sui documenti una realtà complessa e assai diversa, che un po’ tutti avevano trovato comodo dimenticare per un lungo periodo. Imbarazzante per gli antifascisti ricordare che prima del 1938 la maggior parte degli ebrei italiani aveva appoggiato il regime con slancio. Ma imbarazzante anche per i nostalgici ricordare il cinico voltafaccia del duce. De Felice decise che forse c’era materia per verificare di nuovo sui documenti tutta la storia del fascismo. Ne venne fuori un’opera monumentale, tacciata da molti di riabilitazione del Ventennio.

LINK: DE FELICE – STORIA DEGLI EBREI ITALIANI SOTTO IL FASCISMO – 1977

 

Altre Letture

 

STORIA: Antonio Carioti – Alba Nera – Edizioni Solferino

Mussolini

QUANDO MUSSOLINI DA ROSSO DIVENNE NERO – IL LIBRO “ALBA NERA” DI ANTONIO CARIOTI RACCONTA COME SI GIUNSE ALLA MARCIA SU ROMA E ALLA NASCITA DEL FASCISMO IN UN INTRECCIO VINCENTE DI VIOLENZA, VOGLIA DI RIVINCITA E LOTTA ANTI-BOLSCEVICA – L’ASSEMBLEA DI PIAZZA SAN SEPOLCRO A MILANO DEL 23 MARZO 1919 A CUI PARTECIPARONO MARINETTI, FUTURI ANTIFASCISTI E MOLTI EBREI…

L’Inizio

Fedele al credo socialista del padre Alessandro, fabbro a Dovia di Predappio, Benito Mussolini si affina nelle frequentazioni giovanili in Svizzera dell’ esule russa Angelica Balabanoff, per seguire una carriera di militante che, dalla direzione di fogli di provincia e dalla collaborazione al periodico «La Folla» di Paolo Valera, lo porterà nel 1912 alla guida dell’«Avanti!». Un biennio di militanza intensa che si concluderà a fine ottobre 1914 sotto la spinta dei cambiamenti portati dalla guerra mondiale.

La Grande Guerra

La guerra trasformerà l’ Europa. E anche Mussolini non sarà lo stesso: il 15 dicembre 1917 pubblica il fondo Trincerocrazia , che «candida i reduci a classe dirigente del domani, forgiata dalla prova delle armi». E il 10 novembre dell’ anno successivo, dopo Vittorio Veneto, così il futuro Duce arringa gli arditi in piazza Cinque Giornate a Milano: «Il balenio dei vostri pugnali e lo scrosciare delle vostre bombe farà giustizia di tutti i miserabili che vorrebbero impedire il cammino della più grande Italia».

Il Programma sociale

l’ atto iniziale del fascismo, l’assemblea di piazza San Sepolcro a Milano del 23 marzo 1919, oltre a esaltare la guerra, il nazionalismo e l’antibolscevismo, prevede il voto ai diciottenni e alle donne, l’abolizione del Senato di nomina regia, la compartecipazione dei dipendenti nella gestione delle industrie, un prelievo fiscale sui grandi capitali, la nazionalizzazione delle fabbriche d’armi.

Dalla Crisi post-guerra all’incarico governativo del 30 ottobre 1922

( Spunti dall’articolo di Dino Messina su Corriere della Sera )

 

Letture su Mussolini & Fascismo & Comunismo

 

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IL TEMPO EDIZIONE ITALIANA, 1941, 1942, 1943 SCOMPLETA

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LOTTO DI 56 LIBRI SU NAZISMO, FASCISMO, SHOAH, LIB *N19

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CRONACHE ILLUSTRATE DELL’AZIONE ITALIANA IN A.O., 1936 + VEDERE, 2 FASCC., 1936

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STORIA GUERRA CIVILE ITALIA 1943/45 G. Pisanò Il Giornale 1997, 10 voll. LIB*S19

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G. GIMELLI, CRONACHE MILITARI RESISTENZA LIGURIA, 1969, 3 voll. RO19

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ROMA DAL REGIME FASCISTA ALLA LIBERAZIONE, CASSA RISPARMIO ROMA, 1990 LIB RGN19

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A. PENACHIO, LO STATO CORPORATIVO FASCISTA, MANUALI HOEPLI, 1928, *L19

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R. ROLLAND, DIARIO DEGLI ANNI DI GUERRA, 1914-19, PARENTI, 1960 LIB *MG18 RAG19

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SHIRER, STORIA DEL 3^ REICH, FABBRI, 4 VOLL., 1978, LIB *G18 rl19

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GIORNALI DELLA RESISTENZA, PRESENTAZIONE DI ALDO ANIASI, LIB *A18 Rs19

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P. SPRIANO, STORIA DEL PARTITO COMUNISTA ITALIANO, REPRINTS EINAUDI LIB *GN19

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L’ORDINE NUOVO, 1919-20, 1924-25, REPRINT DEL CALENDARIO, LIB *G19 rn19

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CONFEDERAZIONE FASCISTA PROFESSIONISTI E ARTISTI, AUTARCHIA, 1938-XVI, *O19

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I SERVIZI SPECIALI DELLA DOMENICA DEL CORRIERE, LA GRANDE GUERRA, LIB *N18 RMG19

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Storia del fascismo. Francesco Ercole, Milano, Mondadori, 1939, LIB *AG19

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CIVILTÀ, N.8-9, 1974, NUMERO SPECIALE SU JULIUS EVOLA, LIB *S19

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Antonio Cederna,”Mussolini urbanista”,Laterza,1980, LIB *O19

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BERTHOLD HINZ, L’ARTE DEL NAZISMO, MAZZOTTA, 1975 LIB *g19

 

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H.P. WILMOTT, LA PRIMA GUERRA MONDIALE MONDADORI,, 2004, LIB F19

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LA SECONDA LIBERAZIONE DELL’EMILIA, 1949, LIB *MR18 rs19

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F. GUARNERI, BATTAGLIE ECONOMICHE FRA LE DUE GUERRE, LIB *GN19

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FASCISTAS EN ESPANA, LA INTERVENCION ITALIANA EN LA GUERRA CIVIL, LIB *A18 RA19

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R. DE FELICE, MUSSOLINI IL FASCISTA, EINAUDI 1968, LIB *MR19

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C. CAMOGLIO, LA POLITICA ESTERA FASCISTA, PREF. R. FARINACCI 1931 LIB RN18

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PAZIENTI-TRAINI…COMICS ITALIANI D’AVVENTURA DURANTE FASCISMO, LIB *MG18 RMG19

 

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NON MOLLARE 1925…., LA NUOVA ITALIA, 1968, 2 ED, LIB RL19

 

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Italo Forte, Il tradimento di Versaglia,, Il resto del Carlino, 1943 LIB *AG19

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STORIA FOTOGRAFICA DI NAPOLI 1930-1938 -INTRAMOENIA, 1998 LIB*N19

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E. ORREI, LA MONARCHIA FASCISTA, MARVIANA, 1944, LIB rs19

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I GHETTI NAZISTI, GANGEMI,2012, ,LIB *G19 rn19

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M. CANALI, C. VOLPINI, MUSSOLINI E LADRI DI REGIME, LIB *MR19

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R. MURRI, DALLA DEMOCRAZIA CRISTIANA AL PARTITO POPOLARE ITALIANO, 1920 RS18

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1919. La grande illusione. Dalla pace di Versailles… – Conze E., LIB *RAG19

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M. SPATARO, RAPPRESAGLIA, ED. SETTIMO SIGILLO, 1996 LIB *GN19

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G. PROCACCI, SOLDATI E PRIGIONIERI ITALIANI NELLA GRANDE GUERRA, LIB *F19 RMG19

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IL PREZZO DELLA LIBERTÀ, EPISODI DELLA LOTTA ANTIFASCISTA, 1958. LIB *O18 rgn19

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LENIN, CONTRO IL DOGMATISMO E IL SETTARISMO NEL MOVIMENTO OPERAIO, *A19

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I. COLLI, IL MISTERO DELL’ANIMA DEI SOMALI, L’EROICA 1937 LIB RAG19

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G. Passelecq B. Suchecky L’enciclica nascosta di Pio XI Corbaccio 1997, LIB*D19

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Mussolini immaginario – Luisa Passerini, Laterza, 1991, LIB *D19

 

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M LOLLI, ABISSINIA, 1935 LIB *F18 Rg20

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E. BRIZZI, VINCERE O MORIRE, LATERZA, 2016, LIB *F19 rs19

 

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LE BRIGATE INTERNAZIONALI, (SPAGNA, 1936-39), LA PIETRA, 1976, LIB *O19

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Di Brazzano – Caporetto Rilettura storia luoghi… – 1^ ed. 1996, LIB *AG19

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GLI ULTIMI DISCORSI DI MUSSOLINI DAL 18-9-43 AL 23-4-45, ED. LATINITA -LIB RD19

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N. DE BASILY – LA FORMAZIONE DELLO STATO SOVIETICO, FR.LLI BOCCA – 1939 Ro19

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J. EVOLA, IL POPOLO ITALIANO (1956-57), LIBRI DEL BORGHESE, LIB*O19

 

 

Libri di Narrativa by LIBRERIA AIACE: Goffredo Parise

 

Parise

GOFFREDO PARISE, IL RAGAZZO MORTO E LE COMETE, FELTRINELLI, 1965

” Questa è una sera d’inverno. Prima che il buio e il gelo arrivino nei cortili a tramontana per tutta la notte, Giorgio, Abramo e gli altri ragazzi accendono fuochi con foglie fradice, rami morti e carta raccattata nelle immondizie. Il fumo pieno di umori estivi e di erbe aromatiche cammina dentro
i cunicoli delle fogne dove il canale s’insinua a trasportare erbe, gatti morti, piccoli involti dal
contenuto roseo e informe, spellato dall’acqua.”

” Ho scritto questo libro a diciotto anni, con il sentimento con cui, a quell’età si scrivono le poesie […] La sola cultura che ha ispirato questo libro è cinematografica. […] A diciotto anni non si è padroni dello strumento, si vede la vita a batticuore e non come paesaggio vasto e lontano: inconsapevolmente scrissi un libro lirico e cubista ( cioè romantico ) sull’amicizia tra due ragazzi, al tempo dimenticato del tramonto e della fine dell’Occidente ”

Goffredo Parise è uno dei grandi della letteratura italiana della seconda metà del ‘900. Scrisse questo romanzo a vent’anni ( anzi, a diciotto ) e difatti c’è dentro tutta l’agitazione di quell’età, mista a quella dei tempi ( immediato dopoguerra ).

La prima tiratura di 1000 copie rimase negli scatoloni invenduta. Il romanzo non piacque, pochi lo apprezzarono, forse nessuno lo capì. Era scritto bene, questo sì, sia pur in un modo diverso dal solito, e per questo motivo non convinse il pubblico.

Neri Pozza aveva ceduto alle insistenze del giovane scrittore, pubblicando il manoscritto così com’era, senza un editing su misura. Il romanzo sarà apprezzato solo anni più tardi, quando uscì con Feltrinelli in un’edizione ( 1965 ) asciugata e rivista dallo stesso autore.

In “ Il ragazzo morto e le comete ” Parise si è ispirato ad un famoso film, Il terzo uomo, di Carol Reed e Orson Welles, che si ambienta nella vita notturna tra le macerie di Vienna dopo la Seconda Guerra Mondiale: “ in quella Vienna notturna, quel contrabbando oscuro hanno messo in moto in me una serie di sensazioni che si sono tradotte nelle pagine visionarie del romanzo ”

 

LINK a eBAY: Il ragazzo morto e le comete 

 

 

Altre Letture

 

LIBRI: Divina Commedia di Natalino Sapegno

Dante

Divina Commedia

Non è certo un caso che tali affermazioni si trovino nelle Dispense dedicate alle lezioni universitarie ( al 1937 Sapegno ricopre la cattedra di letteratura italiana presso la “Sapienza” di Roma ), così come il Compendio e il Commento alla Divina Commedia costituiranno lo “zoccolo duro” della formazione dei giovani italiani nel secondo dopoguerra.

Dopo l’unità d’italia scrivere la prima storia letteraria della nascente nazione era stato necessario per ricostruire il senso e il significato di una identità troppo spesso ignorata e calpestata. dopo il fascismo e la bufera della ii guerra mondiale era necessario riprendere quel discorso con le nuove generazioni, indirizzando la dantistica accademica, robusta per impegno storico e filologico, nella direzione dell’educativo.

Pertanto il Dante di Sapegno si colloca nella frattura fra il «sistema ideale della Scolastica e la realtà effettuale del tempo», vale a dire fra l’organica concezione del mondo propria del Medioevo e il suo sfaldarsi sotto i colpi di una profonda trasformazione sociale, morale e intellettuale.

Nell’Avvertenza, che precede il commento all’Inferno, sono chiariti i criteri metodologici seguiti da Natalino Sapegno, che si rivolge ai lettori ma soprattutto ai colleghi: Mi pareva anzitutto, e mi par tuttora essenziale che un commento, e sia pure un commento scolastico, alla Commedia dovesse serbare dappertutto un carattere rigorosamente critico.
(…)
era da porre pertanto la massima cura nell’indicare gli elementi arcaici della lingua ( lessico e sintassi ), affinché l’intendimento della lettura risultasse dovunque chiaro, ma nello stesso tempo esatto e non approssimativo.
Non si doveva trascurare nessuno di quei riferimenti culturali che fossero opportuni, perché il lettore si rendesse conto della complessa materia storica e culturale che la fantasia del poeta rielabora in modi sempre nuovi e originali, e il suo consenso all’arte grandissima e all’umanità dello scrittore non si appagasse in un’ammirazione tutta impressionistica e dilettantesca, ma si giustificasse in una comprensione reale e piena di una poesia che prende luce e significato da una peculiare e per noi remota condizione storica. ( Fonte: La Scuola )

 

LINK su eBAY:  SAPEGNO, LA DIVINA COMMEDIA, BIBLIOTECA TRECCANI MONDADORI, 2005

Altre Letture

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Categoria

LIBRO: L’Attualità di Oriana Fallaci

Oriana Fallaci

Oriana Fallaci

Nel 1990 uscì il romanzo Insciallah in cui la scrittrice coniuga la ribalta internazionale con il racconto. Il libro è ambientato tra le truppe italiane inviate nel 1983 a Beirut nell’ambito della Forza Multinazionale in Libano. La Fallaci ottenne dall’allora ministro della Difesa Spadolini di essere accreditata presso il contingente italiano. Il libro si apre con il racconto del primo duplice attentato suicida dei kamikaze islamici contro le caserme statunitensi e francesi che causò 299 morti tra i soldati. Durante l’esperienza in Libano, conobbe il sergente dell’Esercito e futuro astronauta Paolo Nespoli. Questo incontro fu decisivo per la decisione di Nespoli di continuare gli studi e coltivare il sogno di volare tra le stelle. I due ebbero poi una relazione durata cinque anni.

Dopo l’uscita di Insciallah la scrittrice si isolò andando a vivere a New York, in un villino a due piani nell’Upper East Side di Manhattan. Qui incominciò a scrivere un romanzo la cui lavorazione, durata per tutti gli anni novanta, venne interrotta dai fatti dell’11 settembre 2001.

In questo periodo, all’inizio degli anni Novanta, scoprì di avere un cancro ai polmoni che lei più tardi definirà «L’Alieno». Oriana Fallaci era un’assidua fumatrice, ma attribuì la maggior responsabilità del cancro all’aver respirato, in Kuwait, dove si trovava per seguire la guerra del golfo nel 1991, il fumo dei pozzi di petrolio fatti incendiare da Saddam Hussein.

Per la scrittrice, New York rimarrà dimora di passaggio: «comunque la mia vera casa non è quella. Io considero la mia vera casa la villa che ho a Greve in Chianti: un insieme rustico e bello, dove abitano anche i miei genitori con la mia sorellina».

Dopo l’11 settembre

I suoi libri e articoli sulle tematiche dell’11 settembre hanno suscitato sia elogi sia contestazioni nel mondo politico e nell’opinione pubblica. Attraverso essi la scrittrice ha denunciato la decadenza della civiltà occidentale che, minacciata dal fondamentalismo islamico, ritiene incapace di difendersi.

La Fallaci riteneva che la crescente pressione esercitata negli ultimi anni dall’immigrazione islamica verso l’Europa, e l’Italia in particolare, unita a scelte politiche, a suo parere inappropriate, e all’aumentare di atteggiamenti di reciproca intolleranza, fosse la dimostrazione della veridicità delle sue tesi. Secondo la sua opinione, staremmo assistendo a un pianificato tentativo del mondo musulmano di islamizzazione dell’Occidente ( cosiddetta “teoria di Eurabia” ), basato su quelle che a suo parere erano le strutture portanti del Corano, come testimoniato da oltre un millennio di conflitti e ostilità tra musulmani e cristiani.

Favorevole all’intervento militare in Afghanistan, espresse invece alcune perplessità rispetto alla guerra d’Iraq del 2003, non perché volesse difendere Saddam ( anzi, la Fallaci sostenne il fatto, dimostratosi erroneo, di un coinvolgimento diretto del regime iracheno con al-Qaida ), bensì perché riteneva che la guerra avrebbe innescato una situazione pericolosa:

«Signor Bush, signor Blaír, credete davvero che a Bagdad gli iracheni accoglieranno le vostre truppe come sessant’anni fa noi le accogliemmo nelle città europee cioè con baci e abbracci, fiori ed applausi?!? Ed anche se ciò accadesse (a Bagdad può succeder di tutto), che accadrà dopo? Oltre due terzi degli iracheni che nelle ultime «elezioni» dettero a Saddam Hussein il «cento per cento» dei voti sono sciiti che sognano di instaurare una Repubblica Islamica dell’Iraq ossia un regime sul modello del regime iraniano. Così vi chiedo: e se invece di scoprire il concetto di libertà, invece di capire il concetto di democrazia, l’Iraq diventasse un secondo Afghanistan anzi un secondo Vietnam? Peggio. E se invece di lasciarvi installare la Pax americana cioè una pace bene o male basata sul concetto di libertà e di democrazia, quell’ipotetico secondo Vietnam si allargasse e l’intero Medioriente saltasse in aria? Dalla Turchia all’India, con un’inarrestabile reazione a catena…»

In seguito criticò duramente i soldati statunitensi responsabili delle torture nella prigione di Abu Ghraib. ( Wikipedia )

LINK su eBAY: ORIANA FALLACI IN PAROLE E IMMAGINI, A CURA DI E. PERAZZI, RIZZOLI

 

 

Altre Letture

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LIBRO: Wallenstein il generalissimo dell’Oceano e del Mar Baltico di Sergio Valzania

Wallenstein

La tragica fine di Wallenstein, il generalissimo dell’Oceano e del Mar Baltico 

Albrecht Wenzel Eusebius von Wallenstein, o Waldstein, Valdštejn ( Heřmanice, 24 settembre 1583 – Cheb, 25 febbraio 1634 ), è stato un militare e politico tedesco, di origine boema, tra i più celebri del suo tempo. Prestò i suoi servigi all’Imperatore Ferdinando II durante la Guerra dei Trent’anni.

Abile stratega e grande organizzatore, costituì e comandò un efficiente esercito di mercenari tedeschi con il quale ottenne molte vittorie sconfiggendo numerose volte gli stati protestanti nemici dell’Impero. Ritenuto ambizioso e intrigante, venne alla fine ucciso da una congiura di ufficiali su ispirazione dello stesso Imperatore Ferdinando II.

Il complotto e la morte

Uccisione del Wallenstein nella sua camera da letto, con un’alabarda – Incisione su rame di anonimo
Non essendo ben visto dall’imperatore, nel dicembre del 1633 Wallenstein ritirò le proprie armate in Boemia, presso Plzeň (Pilsen).

Il 24 gennaio 1634 l’imperatore siglò un patto segreto (che era stato firmato con alcuni ufficiali al servizio di Wallenstein) per rimuoverlo dal suo comando. Infine la patente imperiale venne siglata il 18 febbraio, e pubblicata a Praga. Perso il sostegno della truppa, Wallenstein sentiva aumentare il pericolo intorno a lui, perciò, il 23 febbraio, si recò da Plzeň a Cheb con una compagnia di qualche centinaio di uomini e la speranza d’incontrare gli svedesi comandati da Bernardo di Sassonia-Weimar. Giunto a destinazione, Wallenstein venne assassinato nella notte del 25 febbraio in seguito ad un complotto di alcuni suoi ufficiali.

Ad orchestrare il tradimento furono il generale irlandese Walter Butler e i colonnelli scozzesi Walter Leslie e John Gordon. I tre congiurati si sbarazzarono dapprima degli ufficiali rimasti fedeli a Wallenstein (Terzky, Kinsky, Illo e Neumann), assassinandoli dopo un banchetto offerto loro da Gordon al castello di Cheb, ed infine inviarono un contingente capitanato da tale Walter Devereux, inglese, ad assassinare il generalissimo. Wallenstein venne ucciso nella sua camera da letto, presso il palazzo del borgomastro di Cheb, per mano dello stesso Devereux, con un’alabarda.
L’astrologo Giovanni Battista Seni osserva il cadavere di Wallenstein dopo l’assassinio di quest’ultimo, di Karl Theodor von Piloty del 1855.
L’imperatore si mostrò all’oscuro di questa uccisione, sicuramente a lui molto gradita da un mero punto di vista politico, e tributò onori a Wallenstein dopo la sua morte.

LINK su eBAY: SERGIO VALZANIA, WALLENSTEIN, MONDADORI

Altre Letture

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LIBRO: Un Esercito all’Alba di Rick Atkinson

Guerra Nordafrica

La Guerra Nordafricana ( 1940-1943 )

La campagna del Nordafrica, conosciuta anche come guerra nel deserto, fu combattuta in un teatro di guerra situato nel Nordafrica, in Egitto, Libia, Tunisia, Algeria e Marocco, in cui si confrontarono italiani e tedeschi da una parte, e gli Alleati dall’altra, durante la seconda guerra mondiale tra il 1940 e il 1943.

Il Regio Esercito italiano, in Libia comandato dal maresciallo Rodolfo Graziani, forte numericamente ma insufficientemente equipaggiato, diede inizio alla campagna nell’estate 1940 entrando in Egitto ma nel dicembre seguente le forze britanniche del generale Archibald Wavell, modernamente armate e molto mobili, passarono alla controffensiva, sbaragliarono l’esercito italiano e occuparono l’intera Cirenaica. Benito Mussolini fu costretto a chiedere aiuto ad Adolf Hitler che, nel marzo 1941 inviò in Nordafrica il cosiddetto Afrikakorps guidato dall’abile generale Erwin Rommel. Da quel momento le Panzer-Division dell’Afrikakorps svolsero un ruolo decisivo nella campagna per le forze dell’Asse; nella primavera 1941 il generale Rommel passò all’attacco e riconquistò la Cirenaica tranne Tobruk; dopo altri successi, le forze italo-tedesche furono però sconfitte nell’inverno dello stesso anno dalla nuova offensiva britannica, operazione Crusader, e ripiegarono nuovamente fino al confine della Tripolitania.

Il generale Rommel, dopo aver rafforzato la sua armata italo-tedesca, riprese presto l’iniziativa, respinse nuovamente i britannici nel gennaio e nel maggio del 1942 combatté e vinse la grande battaglia di Ain el-Gazala; i britannici dovettero ripiegare in profondità in Egitto; Tobruk fu conquistata ed i panzer tedeschi arrivarono fino a El Alamein dove il fronte si stabilizzò nell’agosto 1942. La campagna del Nordafrica ebbe una svolta decisiva nell’autunno successivo; i britannici del generale Bernard Montgomery vinsero la seconda battaglia di El Alamein costringendo i resti delle forze italo-tedesche del generale Rommel ad evacuare definitivamente tutta la Libia; Tripoli cadde il 23 gennaio 1943. Contemporaneamente un grande corpo di spedizione anglo-americano, al comando del generale Dwight Eisenhower, sbarcò in Marocco e Algeria a partire dall’8 novembre 1942, l’operazione Torch.

Dopo l’afflusso di altre truppe italo-tedesche in Tunisia che permise di fermare temporaneamente l’avanzata alleata da sud e da ovest, la situazione delle forze dell’Asse precipitò nella primavera 1943. Privi di adeguati rifornimenti ed in schiacciante inferiorità numerica e materiale, le residue forze italo-tedesche, passate al comando dei generali Giovanni Messe e Hans-Jürgen von Arnim, si arresero entro il 13 maggio 1943, mettendo fine alla campagna del Nordafrica.

Anno 1942

Il 21 giugno 1942 Winston Churchill si trovava a Washington per importanti colloqui con il presidente Franklin Roosevelt e i suoi collaboratori riguardo alla complessa pianificazione strategica in corso di studio tra le due potenze anglosassoni; la disastrosa notizia della caduta di Tobruk gli giunse, a suo dire, del tutto inaspettata e gli causò profonda emozione e grande preoccupazione. Il presidente statunitense propose subito di far intervenire in Egitto le nuove divisioni corazzate americane in corso di addestramento negli Stati Uniti d’America e il generale George Marshall discusse con il generale George Patton le possibilità pratiche di un intervento diretto dell’esercito statunitense; di fronte alle difficoltà tecniche e all’urgenza di un sostegno ai resti dell’esercito britannico in Egitto, i dirigenti dei due paesi decisero per il momento di rinforzare l’8ª Armata con l’invio di 300 carri armati americani ultimo modello M4 Sherman e 100 cannoni semoventi. Nel frattempo la situazione dell’esercito britannico appariva veramente critica; il generale Ritchie stava ripiegando rapidamente rinunciando a difendere la linea di confine; durante un incontro con il generale Auchinleck, giunto sul posto per valutare la situazione, era stato concordato di ritirare le truppe fino a Marsa Matruh dove sarebbero affluiti i rinforzi della divisione neozelandese richiamata precipitosamente dalla Palestina e i nuovi carri armati per le brigate corazzate. Il comandante in capo del Medio Oriente predispose anche una seconda posizione di ripiegamento più arretrata ad El Alamein dove furono subito avviati reparti sudafricani; era atteso entro alcune settimane l’arrivo di una divisione australiana dalla Siria e di una divisione britannica da Cipro. Il 25 giugno 1942 il generale Ritchie schierò le sue forze sulla posizione di Marsa Matruh; egli disponeva dei reparti del generale Gott e del generale William Holmes, con 159 carri armati della 1ª Divisione corazzata; già alla fine della giornata le linee britanniche furono raggiunte dall’Afrikakorps del feldmaresciallo Rommel. …… ( Wikipedia )

LINK su eBAY: R. ATKINSON, UN ESERCITO ALL’ALBA,MONDADORI, 2003

Altre Letture

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ENCICLOPEDIA: Storia della Letteratura Italiana di Giulio Ferroni

Dante

Storia della Letteratura Italiana

La storia della letteratura italiana ha inizio nel XII secolo, quando nelle diverse regioni della penisola italiana si iniziò a scrivere in italiano con finalità letterarie. Il Ritmo laurenziano è la prima testimonianza di una letteratura in lingua italiana.

Gli storici della letteratura individuano l’inizio della tradizione letteraria in lingua italiana nella prima metà del XIII secolo con la scuola siciliana di Federico II di Svevia, Re di Sicilia e Imperatore del Sacro Romano Impero, anche se il primo documento letterario di cui sia noto l’autore è considerato il Cantico delle creature di Francesco d’Assisi. In Sicilia, a partire dal terzo decennio del XIII secolo, sotto il patrocinio di Federico II si era venuto a formare un ambiente di intensa attività culturale. Queste condizioni crearono i presupposti per il primo tentativo organizzato di una produzione poetica in volgare romanzo, il siciliano, che va sotto il nome di “scuola siciliana” (così definita da Dante nel suo “De vulgari Eloquentia”). Tale produzione uscì poi dai confini siciliani per giungere ai comuni toscani e a Bologna e qui i componimenti presero ad essere tradotti e la diffusione del messaggio poetico divenne per molto tempo il dovere di una sempre più nota autorità comunale.

Quando la Sicilia passò il testimone ai poeti toscani, coloro che scrivevano d’amore vi associarono, seppure in maniera fresca e nuova, i contenuti filosofici e retorici assimilati nelle prime grandi università, prima di tutto quella di Bologna. I primi poeti italiani provenivano dunque da un alto livello sociale e furono soprattutto notai e dottori in legge che arricchirono il nuovo volgare dell’eleganza del periodare latino che conoscevano molto bene attraverso lo studio di grandi poeti latini come Ovidio, Virgilio, Lucano. Ciò che infatti ci permette di parlare di una letteratura italiana è la lingua, e la consapevolezza nella popolazione italiana di parlare una lingua, che pur nata verso il X secolo si emancipa completamente dalla promiscuità col latino solo nel XIII secolo.

Il romanzo

Si sviluppa in Italia il Neorealismo. Questa nuova tendenza intendeva descrivere l’enormità degli eventi appena accaduti soprattutto durante la seconda guerra mondiale. In questi anni si assunse, in generale, un atteggiamento di condanna verso la letteratura italiana precedente, rea di aver collaborato con il fascismo, con l’eccezione dei realisti degli anni trenta. Principale interprete di questa condanna fu Elio Vittorini, attraverso la rivista Il Politecnico, nella quale inoltre ribadiva la libertà e l’indipendenza dell’artista dalla politica.

Durante il periodo neorealista e soprattutto negli anni seguenti, la narrativa sperimenta forme e temi nuovi, in una grande varietà di produzione in cui è difficile distinguere dei filoni. Tra gli scrittori più noti: Carlo Cassola, Giorgio Bassani, Vasco Pratolini, Carlo Emilio Gadda, Emilio Lussu, Mario Rigoni Stern, Italo Calvino, Dino Buzzati, Carlo Levi, Alberto Moravia, Elsa Morante, Cesare Pavese, Ignazio Silone, Ennio Flaiano, Goffredo Parise, Pier Paolo Pasolini, Primo Levi e i siciliani Vitaliano Brancati, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Elio Vittorini, Leonardo Sciascia e Gesualdo Bufalino.

E ancora Romano Bilenchi, Natalia Ginzburg, Giovanni Arpino, Umberto Eco, Beppe Fenoglio, Antonio Tabucchi, Giuseppe Berto, Giovanni Testori, Pier Antonio Quarantotti Gambini, Francesco Jovine, Antonio Delfini, Giovannino Guareschi, Alberto Arbasino, Luciano Bianciardi, Attilio Bertolucci, Giorgio Caproni, Sandro Penna, Vittorio Sereni, Giorgio Orelli, Mario Soldati, Lucio Mastronardi, Antonio Pizzuto, Dacia Maraini, Tommaso Landolfi, Vincenzo Consolo, Andrea Camilleri, Eugenio Corti.

In quegli anni la scelta dei dialetti risulta soprattutto difensiva o per opposizione contro la massificazione e poi la globalizzazione, come nel caso di Pier Paolo Pasolini. L’intersezione dei dialetti diventa, nel secondo Novecento, da un lato molto più affine al plurilinguismo colto, e basato magari sul rapporto anche con lingue morte, dall’altro, come in Andrea Camilleri, il dialetto è intimamente integrato nel linguaggio in italiano e utilizzato nel discorso diretto e nelle citazioni di proverbi e modi di dire.

Ignazio Silone e Fontamara

Lo scrittore abruzzese è legato, nella letteratura italiana, alla sua opposizione al fascismo, e all’adesione al comunismo, che gli valse l’esilio. Il poeta, come D’Annunzio, è fortemente legato all’Abruzzo ( Marsica ), in cui narra le vicende di miseria dei poveri contadini durante l’oppressione fascista, e della resistenza contro tali frustrazioni.

Il nome del romanzo Fontamara racchiude in sé già un destino di sventure e sofferenze, inventato appunto dall’autore per rispecchiare meglio la realtà del paese. Quasi tutti i nomi dei personaggi del romanzo non sono casuali: Don Circostanza, infatti si adegua alle diverse situazioni tenendo prima la parte dei contadini, quindi quella degli agiati cittadini, cercando sempre un tornaconto personale; Don Abbacchio il prete, richiama il verbo “abbacchiare” infatti egli non farà altro che deprimere i poveri abitanti della Marsica, ignorando persino il suicidio di Teofilo, sacrestano della chiesa di Fontamara; Don Carlo Magna è il ricco proprietario terriero; l’Impresario, il podestà abile a speculare su alcuni terreni acquistati da don Carlo Magna a poco prezzo e sui quali farà deviare l’acqua del ruscello di Fontamara riducendo alla miseria i cafoni; Innocenzo, La Legge, il messo incaricato di portare i nuovi ordinamenti dalla città.

Italo Calvino

Intellettuale di grande impegno politico, civile e culturale, è stato uno dei narratori italiani più importanti del Secondo Novecento. Ha seguito molte delle principali tendenze letterarie a lui coeve, dal Neorealismo al Postmoderno, ma tenendo sempre una certa distanza da esse e svolgendo un proprio personale e coerente percorso di ricerca. Di qui l’impressione contraddittoria che offrono la sua opera e la sua personalità: da un lato una grande varietà di atteggiamenti che riflette il vario succedersi delle poetiche e degli indirizzi culturali nel quarantennio fra il 1945 e il 1985; dall’altro, invece, una sostanziale unità determinata da un atteggiamento ispirato a un razionalismo più metodologico che ideologico, dal gusto dell’ironia, dall’interesse per le scienze e per i tentativi di spiegazione del mondo, nonché, sul piano stilistico, da una scrittura sempre cristallina e a volte, si direbbe, classica.

L’opera maggiore di Calvino, nel suo “periodo fantastico” di poetica, è la trilogia de I nostri antenati, nel quale, in maniera allegorica e simbolica, lo scrittore narra particolari vicende del passato. Ne Il visconte dimezzato: un visconte della Boemia del Settecento viene tranciato in due da una palla di cannone. Da quel momento le due parti del suo corpo si suddividono: una è buona, l’altra cattiva. Dopo varie peripezie, e un amore di ambo le parti per la stessa donna, il visconte viene ricucito, tornando in un solo corpo.

Il barone rampante è ambientato nella Francia prima della rivoluzione: la storia narra del giovanissimo barone Cosimo Piovasco di Rondò, che si ribella ai severi canoni familiari e sale sui rami di un albero, decidendo di vivere per sempre a mezz’aria, promettendosi di non toccare assolutamente terra, altrimenti tornerà un oppresso.

Il cavaliere inesistente: Agilulfo dei Guildiverni noto, all’epoca del regno di Carlo Magno, perché non si è mai tolto l’armatura, e perché tra i soldati e i cavalieri circola la leggenda che lui non esista, e che non sia riconoscibile, se non per la sua corazza. Agilulfo nel frattempo, sebbene valoroso, è un eroe tormentato, alla ricerca della sua amata donna-angelo, e poi alla ricerca del Santo Graal per redimere la sua anima. ( Wikipedia )

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Libri rari: Le Novità by Libreria Aiace Roma Montesacro Talenti

BARTHES, IL BRUSIO DELLA LINGUA

Roland Barthes, uno dei principali esponenti dello strutturalismo francese del ‘900, è nato a Cherbourg nel 1915 ed è morto a Parigi nel 1980. La sua ricerca si colloca al confine tra diverse scienze umane, assumendo una posizione del tutto originale, a metà fra il lavoro di ricerca teorica e quello di scrittura letteraria. Ha insegnato all’École Pratique des Hautes Études e al Collège de France. Di Barthes, Einaudi ha pubblicato: Elementi di semiologia; Saggi critici; L’impero dei segni; Critica e verità; Sistema della moda; S/Z; Miti d’oggi; Sade, Fourier, Loyola seguito da Lezione; Frammenti di un discorso amoroso; Barthes di Roland Barthes; La camera chiara; Il grado zero della scrittura seguito da Nuovi saggi critici; L’ovvio e l’ottuso; Il brusio della lingua; La grana della voce; Incidenti; L’avventura semiologica; Variazioni sulla scritturaseguite da Il piacere del testo; Scritti. Società, testo, comunicazione; Il senso della moda; Lo sport e gli uomini; Dove lei non è. Diario di lutto. ( Fonte: Einaudi )

eBAY: R. BARTHES, IL BRUSIO DELLA LINGUA, EINAUDI, 1988

 

ENDE, LA STORIA INFINITA

La storia infinita ( titolo originale tedesco Die unendliche Geschichte ) è un romanzo fantastico dello scrittore tedesco Michael Ende, pubblicato nel 1979 a Stoccarda dalla Thienemann Verlag. Tradotto in più di quaranta lingue, il romanzo ha venduto oltre 10 milioni di copie nel mondo ed è diventato un classico della letteratura per ragazzi. La prima edizione in italiano risale al 1981, a cura della Longanesi.

La maggior parte della storia si svolge a Fantàsia, un mondo fantastico minacciato dall’espansione di una forza misteriosa chiamata Nulla, che causa la sparizione di regioni sempre più estese del regno. Il coprotagonista è Atreiu, un giovane guerriero che viene incaricato dall’Infanta Imperatrice di trovare una soluzione al problema di Fantàsia; il protagonista è invece un bambino del mondo reale, Bastiano Baldassarre Bucci, che, leggendo un libro sul Regno di Fantàsia, si ritrova progressivamente coinvolto negli eventi del racconto. Diventato anche lui parte di Fantàsia, Bastiano aiuta Atreiu nel tentativo di salvare il regno e dovrà infine trovare un modo per ritornare nel mondo reale.

L’opera è stata adattata in una varietà di media diversi, che vanno dal teatro ai videogiochi, dal cinema alla televisione. Proprio dal romanzo di Ende, Wolfgang Petersen ha tratto nel 1984 il celebre lungometraggio La storia infinita. ( Fonte. Wikipedia )

LINK a eBAY: ENDE, LA STORIA INFINITA, 1985

 

BACHTIN, DOSTOEVSKIJ

Nella vasta letteratura su Dostoevskij il libro di Michail Bachtin costituisce una tappa obbligatoria per chiunque si interessi del grande romanziere russo. Questo lavoro occupa infatti un posto centrale nella ricerca teorica e storica di Bachtin, il quale si è affermato come uno dei maggiori critici di storia letteraria del secolo. Il saggio di Bachtin non vuol essere una monografia critico-biografica tradizionale, né una ennesima interpretazione filosofica o psicologica di Dostoevskij. Attraverso una originale e magistrale analisi stilistica, Bachtin individua le categorie essenziali della «poetica» dostoevskiana e coglie la novità di questo mondo narrativo nella «polifonia», nell’insubordinazione delle «voci» dei personaggi a una conchiusa e cristallizzata concezione del mondo a esse estranea. Nel suo insieme e, esplicitamente, in alcune sue parti teoriche e storiche, questo studio ha anche un valore generale di metodo, aprendo prospettive nuove agli studi sulla struttura del romanzo. ( Fonte: Einaudi )

LINK a eBAY: BACHTIN, DOSTOEVSKIJ, PBE EINAUDI 1968

 

ACHILLE COMPAGNONI, OLTRE IL K2

Il volume contiene le pagine del diario che Achille Compagnoni scrisse nel 1954 in occasione della sua partecipazione alla spedizione italiana sul K2 e che fu pubblicato originariamente nel 1958 con alcuni testi aggiuntivi dello stesso Compagnoni, compresi anche in questa edizione. Erano quelli gli anni delle conquiste delle vette himalayane da parte delle nazioni occidentali. Agli italiani erano quasi naturalmente assegnati gli 8616 metri del K2: una sorta di tradizione lega infatti gli esploratori nostrani a quella vetta. La spedizione guidata da Ardito Desio culminò con Achille Compagnoni e Lino Lacedelli in cima al K2 nel tardo pomeriggio del 31 luglio. Questo libro non intende tuttavia concentrarsi esclusivamente sul K2. Il suo fine è raccontare la vita di Achille Compagnoni in occasione del centenario della nascita «dell’astronauta delle vette», come lo definì Salvatore Maria Righi. ( Fonte: Marsilio )

LINK su eBAY: ACHILLE COMPAGNONI. OLTRE IL K2, MARSILIO, 2014

 

 

SOMMERGIBILI IN MEDITERRANEO

Nella 2^ Guerra Mondiale l’importanza del sommergibile cresce sensibilmente; l’estensione intercontinentale del conflitto rende vitali le comunicazioni su tutti i mari e, di conseguenza, la guerra sottomarina assume un ruolo primario.

Mentre le costruzioni si susseguono a ritmo serrato ( nel corso della guerra l’industria nazionale produrrà ancora una trentina di battelli di linea, oltre a 22 “tascabili” ), le prestazioni dei sommergibili vengono vieppiù migliorate. Aumenta l’autonomia, che nei battelli oceanici raggiunge le 20.000 miglia, così come l’armamento ( fino a 14 tubi di lancio e 40 siluri ). Il siluro si perfeziona e diventa più affidabile. La quota massima scende oltre i 130 metri. La velocità in superficie raggiunge i 20 nodi. Per il combattimento in superficie, al cannone si aggiungono mitragliere antiaeree.

Per contro, anche le tecniche di lotta antisommergibile si affinano. L’elettronica fornisce mezzi di localizzazione subacquea ( “ASDIC” ) più efficienti mentre le bombe di profondità diventano più micidiali. L’aereo, poi, si rivela l’avversario più temibile per il sommergibile. ( Fonte. Marina Militare )

LINK su eBAY: I SOMMERGIBILI IN MEDITERRANEO, UFF. STOR. MARINA MILITARE

 

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LIBRO: Porte d’Italia di Edmondo De Amicis

 

De Amicis Edmondo

EDMONDO DE AMICIS, ALLE PORTE D’ITALIA, TREVES, 1892

Il classico di Edmondo De Amicis “Alle porte d’Italia”, fu pubblicato la prima volta nel 1884.

Il legame tra De Amicis e il pinerolese si consolidò nel corso degli anni: trascorse alcune villeggiature estive prima a Piscina presso Cumiana ( 1879 e 1880 ) e poi a Pinerolo dal 1882 al 1884 nella villa Accusani ( denominata “La Graziosa” ) che si trova sulla collina di San Maurizio, in Viale Gabotto, «un punto particolarmente felice per la sua posizione panoramica ma anche per il ricco patrimonio di memorie storiche che il sito racconta».

De Amicis aveva pensato di intitolare il volume “La città dei Principi d’Acaia”, «un evidente segnale di quanto fosse sensibile al ruolo di Pinerolo nella storia della casa sabauda e dei suoi antichi fasti; fu l’editore a suggerire quello che diventò il titolo del libro, una sorta di definizione geografico-politica, di certo più accattivante e sicuramente più consona al momento».

 

EMANUELE FILIBERTO A PINEROLO

Il signor Giovanni Battista Lombriasco, notaro di Pinerolo, buon cristianaccio, scarso di clienti e di fortuna, ma assestato nei suoi affari, onesto fino alla dabbenaggine, patriotta di cuore, infarinato di latino, e ancora forte e florido benchè scendesse già dalla parte peggiore della sessantina, era tutto glorioso quando si poteva mostrare sul terrazzino del suo piccolo quartiere di piazza San Donato in compagnia di Don Enrique de Benavides, nobile catalano, suo cliente.

E non gli passava nemmeno per il capo che i maligni potessero attribuirgli il matto proposito di convertire il cliente in genero. — “Tanto non lo accecaua la uanità di padre che a tale sposalitio potesse riuolgere sue speranze.„ — Così dice ( e io ci credo ) uno scartafaccio giallognolo, pieno di raspatura di
gallina, col quale un nipote del buon notaro intese di mandare alla posterità un “caso molto mirabile„ seguìto nella sua famiglia; scartafaccio che dormì per più di tre secoli, sotto molte altre carte
mal decifrabili, in mezzo agli atti consolari della città di Pinerolo.

Il nobile Enrique de Benavides, venuto qui da Gerona per la questione intricata d’una eredità lasciatagli da un parente di sua madre, colonnello francese, non si capisce se Mortier o Mornier, del presidio di Pinerolo, aveva affidato l’affare proprio al notaro Lombriasco per la riputazione d’uomo integerrimo di cui
godeva; ma avrebbe potuto attestare alla città intera che un mese e più dopo il primo abboccamento, e quando già s’era stabilita fra loro una certa dimestichezza, il delicato notaro non gli aveva ancora fatto parola della sua famiglia. La relazione era nata per puro accidente.

Un giorno che il Benavides stava ad aspettare nello studio notarile, la señorita Evelina, certa di trovarci suo padre solo, era entrata festosamente, d’un salto, tenendo spiegata davanti a sè una stampa che rappresentava la battaglia di San Quintino, e che le era arrivata allora per le poste, desiderata da
lungo tempo. Visto appena quel signore, aveva fatto l’atto di ritirarsi, vergognandosi e chiedendo scusa; ma era rimasta come inchiodata là dalla maraviglia e dalla gioia quando il signore catalano, letto di sfuggita il titolo vistoso della stampa, aveva detto in tuono di gentile rispetto, e con molta semplicità: — Si occupa della battaglia di San Quintino, señorita ? Io ci sono stato …….

Edmondo De Amicis

Edmondo De Amicis nacque in piazza Vittorio Emanuele I, ora intitolata a suo nome, ad Oneglia, prima che fosse accorpata a Porto Maurizio e ad altri 9 comuni nell’unica città di Imperia nel 1923. All’età di due anni, però, la sua famiglia si trasferì in Piemonte, dapprima a Cuneo, dove il piccolo Edmondo studiò alle scuole primarie, quindi a Torino, dove frequentò il collegio Candellero.

Era di famiglia benestante: il padre Francesco (1791-1863), d’origine genovese, copriva mansioni di regio banchiere di sali e tabacchi. La madre, Teresa Busseti, faceva parte dell’alta borghesia. Sia la sua casa ligure (poi diventata sede della Guardia di Finanza) che quella di Cuneo (poi diventata caserma militare “Carlo Emanuele”, ai bastioni di Stura, con vista sul Monviso) furono ampie ed eleganti.

Dal 1877 circa De Amicis si stabilì in Piemonte, viaggiando tra la casa di Torino e quella di Pinerolo (a circa 40 km da Torino), soprattutto durante i mesi estivi, presso l’elegante villa D’Aquiland, chiamata successivamente villa Accusani e quindi denominata La Graziosa (sul viale Gabotto, in quartiere San Maurizio). Qui scrisse Alle porte d’Italia, dedicato alla città e ai territori valligiani circostanti (un esempio per tutti, il capitolo de Le termopili valdesi, ambientato in zona Gheisa ‘dla tana di Angrogna). Nel 1884 la città di Pinerolo gli conferì la cittadinanza onoraria, con tanto di diploma datato 4 aprile.

De Amicis è conosciuto per essere l’autore del romanzo Cuore, uno dei testi più popolari della letteratura mondiale per ragazzi. ( Wikipedia )

 

LINK su eBAY: E. DE AMICIS, ALLE PORTE D’ITALIA, TREVES, 1892 

 

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