Letture Estive by Libreria Aiace Roma Montesacro

Montagna.2

Le Mura del Cinquecento di Lucca

Le mura di Lucca sono il secondo maggior esempio in Europa di mura costruite secondo i principi della fortificazione alla moderna che si sia conservata completamente integra in una grande città. Nicosia, capitale di Cipro, detiene il record con una cerchia muraria di 4,5 km con 11 bastioni e tre porte.

L’attuale cerchia muraria di Lucca, lunga esattamente 4 chilometri e 223 metri, è frutto dell’ultima campagna di ricostruzione, partita nel 7 maggio del 1504 e terminata solamente un secolo e mezzo dopo, nel 1648. I lavori hanno avuto luogo anche nella seconda metà del Seicento, con aggiornamenti strutturali basati sulle nuove conoscenze e tecniche costruttive. Mai utilizzata a scopo difensivo, la struttura moderna si articola su 12 cortine ed 11 baluardi. Questi sono visti come un forte segno di identità culturale e come contenitore per la memoria storica del territorio.

Le mura furono concepite anche come deterrente. In particolare la Repubblica di Lucca temeva le mire espansionistiche prima di Firenze e, successivamente, del Granducato di Toscana. Tuttavia non si arrivò mai ad una vera guerra aperta contro il Granducato. Vi furono conflitti con il Ducato di Modena (secoli XVI e XVII), ma esclusivamente in Garfagnana, perciò Lucca non dovette mai subire alcun assedio. L’unica occasione in cui le mura furono messe alla prova fu durante la disastrosa alluvione del Serchio nel 18 novembre del 1812. Le porte furono sprangate e con l’ausilio di materassi e pagliericci fu garantita una relativa tenuta all’acqua del centro di Lucca. La stessa Elisa Bonaparte, Principessa di Lucca e Piombino, per entrare nella città fu fatta issare con una sorta di bilanciere per non aprire i battenti sprangati alla furia delle acque.

La struttura fu convertita in passeggiata pedonale da Maria Luisa di Borbone-Spagna (in carica dal 1815 al 1824), in modo da svolgere il ruolo di grande parco pubblico, soprattutto grazie alla sua lunghezza di oltre 4 chilometri. Il nuovo impiego delle mura si ripercosse anche sugli spazi esterni antistanti, i quali furono convertiti in grandissimi prati. Il percorso sopra la cinta muraria viene attualmente utilizzato per passeggiare e fare attività fisica, ma nella bella stagione si pone anche come palcoscenico naturale per spettacoli e manifestazioni.

LINK a eBAY: Lucca: Le Mura del Cinquecento – Matteoni, 1983

Mostra della Maiolica

Monte San Savino è un centro di antica tradizione ceramica, specializzato nella produzione di oggetti d’uso e gusto popolare. Il museo, allestito nel 1989 nella trecentesca Rocca del Cassero, attribuita a Bartolo di Bartolo, è nato dalla Mostra della Ceramica, promossa dal Comune, che si svolge annualmente dal 1971. Al materiale via via raccolto, di artisti moderni, si sono aggiunte le ceramiche arcaiche e le maioliche dal medioevo all’Ottocento, per un totale di 250 oggetti. Sono anche esposti reperti degli scavi dal Cassero, un bel Crocifisso ligneo di scuola senese del XIV secolo e una Madonna col Bambino, in marmo, del XVI secolo. È possibile visitare anche l’attigua chiesa di S. Chiara (1652), ex convento di clausura delle Clarisse, con opere di rilievo del Sansovino, dei Della Robbia e del Vasari. ( Tratto da Touring Club )

LINK a eBAY: MOSTRA DELLA MAIOLICA, MONTE SAN SAVINO, 1971

 

Gastronomia: Dizionario Enciclopedico della Buona Cucina

La cucina romana tradizionale è fondata su ingredienti di derivazione rurale e contadina, di origine vegetale ed animale, preparati secondo ricette spesso tramandate di generazione in generazione in ambito familiare. Poiché si è sempre trattato di pietanze ricavate da una terra molto fertile e produttiva, destinate a soddisfare le esigenze energetiche dell’uomo impegnato nel lavoro nei campi e spesso consumate nell’ambito di una o al massimo due sedute alimentari quotidiane, le preparazioni della cucina romana sono idealmente associate a piatti particolarmente nutritivi, somministrati in porzioni abbondanti. I capisaldi di questa cucina sono i primi piatti, sia asciutti sia in brodo. Questi ultimi sono preparati con della pasta con verdure o legumi ( ceci, patate, broccoli, fagioli ), e il cosiddetto “quinto quarto”. Nei giorni di festa erano molto comuni l’abbacchio e la carne di capretto, forniti direttamente dai pastori locali. Roma è stata da sempre un mercato di consumo e non di produzione, ma la cucina romana ha avuto a disposizione le produzioni tipiche della regione, dall’olio ai maiali dell’Umbria ( i macellai che vendevano maiale si chiamavano, infatti, norcini, e fino agli anni cinquanta il maiale non si vendeva da dopo Pasqua a novembre ). Il burro nella vera cucina romana è praticamente uno sconosciuto: per ingrassare e anche per friggere si usava casomai lo strutto di maiale. Ma il condimento d’elezione è l’olio, ancora presente tra le produzioni tipiche del Lazio. Nell’antica Roma la cucina era molto semplice, a base di cereali, formaggi, legumi e frutta. Le spezie più usate erano il piper cubeba, cumino e il lingustico. I “piatti forti”, consumati dai ricchi, erano a base di carne, soprattutto di maiale. ( Wikipedia )

LINK a eBAY: LA GASTRONOMIA, DIZIONARIO ENCICLOPEDICO DELLA BUONA TAVOLA GARZANTI

Le Vie della Sete

Le “Vie della Sete” sono i sentieri tortuosi percorsi da Ardito Desio durante le scorribande scientifiche che fece, a partire dal 1926, fino al 1940 quando lo scoppio della seconda guerra mondiale gli impedì di continuare le ricerche. Attraversò più volte le aride distese del Sahara a piedi, a dorso di cammello, in camion o in aereo, per cercare, nelle viscere del deserto, le ricchezze naturali nascoste. Questo libro si legge come un romanzo, con la differenza che le avventure che vi sono descritte sono vicende vere, riprese dai suoi diari, che invitano il lettore curioso ed amante delle sensazioni forti a ripercorrerne gli itinerari. Chi viaggia oggi nel deserto libico ritrova i luoghi descritti da Desio, taluni irriconoscibili come le città e i villaggi, altri rimasti immutati nel tempo. Il nome di Ardito Desio viene generalmente legato alla spedizione italiana che ha guidato nel 1954 alla conquista del K2, la vetta più alta del mondo dopo l’Everest. Ma la conquista del K2 è solo una delle numerose imprese importanti della sua vita; un’altra, – più importante soprattutto per gli sviluppi che ha avuto a partire dall’immediato dopoguerra – è la scoperta, nel 1938, del petrolio nel Sahara libico, descritta appunto in questo libro.

LINK a eBAY: ARDITO DESIO, LE VIE DELLA SETE, HOEPLI, 1950

Storia della Danza Occidentale

Il testo delinea una storia della danza in Occidente assumendo come punto di partenza le forme sviluppate nell’antica Grecia per giungere sino alle esperienze a noi contemporanee. L’evoluzione della danza nelle diverse epoche è stata analizzata secondo una prospettiva largamente interdisciplinare che tiene conto non solo del mutare delle coordinate storiche e culturali dei vari secoli, ma anche della complessa rete di relazioni intercorse con il settore delle arti visive, del teatro, della musica e della letteratura. Nel suo percorso storico la danza cambia modi espressivi e funzioni, passando dalle originarie valenze magiche a componente essenziale dei rituali festivi e della pratica religiosa, per poi entrare a far parte delle forme dell’intrattenimento sociale e della sfera più direttamente spettacolare, stabilendo stretti rapporti con il mondo della lirica e del teatro, prima di giungere ad affermare la propria autonomia linguistica come espressione d´arte che trova in se stessa le ragioni della propria validità. Un percorso ampio e sfaccettato che può offrire più di un motivo d’interesse non solo per gli studenti universitari che si accostano per la prima volta a questa disciplina ma a tutti coloro che a vario titolo desiderano sviluppare una conoscenza della storia dell’arte della danza. ( Tratto da Carocci Editore )

LINK a eBAY: SILVANA SINISI, STORIA DELLA DANZA OCCIDENTALE, CAROCCI 2006

Il Miraggio della Terra

La prima novità è l’arco temporale, che si dilata sino a raggiungere il 1767. Cioè sino a includere il riformismo borbonico, che quell’anno caccia dall’isola i gesuiti e progetta di distribuirne le terre a «gente di campagna», così come sta accadendo nel regno di Napoli. Sono disposizioni in linea con la più avanzata cultura agraria europea, ma nell’isola la loro applicazione incontra molte resistenze. I componenti della Giunta preposta a decidere le assegnazioni assicurano che la Sicilia è «scarsa anziché abbondante di abitatori», soprattutto manca la manodopera specializzata. Assicurano che le terre dei gesuiti è meglio darle a censo «a corpo sano», senza cioè frazionare le grandi tenute: nonostante da Napoli si ordinasse di dividere i fondi ai contadini, per gran parte delle terre la Giunta rifiuta di applicare le disposizioni regie. E quando – nel 1776 – il siciliano Giuseppe Beccadelli Bologna diventa primo ministro a Napoli, subito si affretta a scegliere per sé i feudi migliori: le terre erano già state distribuite, ma il potente ministro manda i soldati per cacciare i contadini; gli insolventi, anche per piccole somme, si ritrovano con gli attrezzi e i poveri arredi confiscati. La storia tornava a scorrere nei vecchi binari, il sogno della terra era di nuovo un miraggio. ( Tratto da Repubblica )

LINK a eBAY: GIUSEPPE ODDO, IL MIRAGGIO DELLA TERRA, S. SCIASCIA EDITORE

 

Simone Weil: Ritratto di un’Ebrea che si volle esiliare 

Simone Adolphine Weil ( Parigi, 3 febbraio 1909 – Ashford, 24 agosto 1943 ) è stata una filosofa, mistica e scrittrice francese, la cui fama è legata, oltre che alla vasta produzione saggistico-letteraria, alle drammatiche vicende esistenziali che ella attraversò, dalla scelta di lasciare l’insegnamento per sperimentare la condizione operaia, fino all’impegno come attivista partigiana, nonostante i persistenti problemi di salute. Sorella del matematico André Weil, fu vicina al pensiero anarchico e all’eterodossia marxista. Ebbe un contatto diretto, sebbene conflittuale, con Lev Trotsky, e fu in rapporto con varie figure di rilievo della cultura francese dell’epoca. Nel corso del tempo, legò se stessa all’esperienza della sequela cristiana, pur nel volontario distacco dalle forme istituzionali della religione, per fedeltà alla propria vocazione morale di presenziare fra gli esclusi. La strenua accettazione della sventura, tema centrale della sua riflessione matura, ebbe ad essere, di pari passo con l’attivismo politico e sociale, una costante delle sue scelte di vita, mosse da una vivace dedizione solidaristica, spinta fino al sacrificio di sé. La sua complessa figura, accostata in seguito a quelle dei santi, è divenuta celebre anche grazie allo zelo editoriale di Albert Camus, che dopo la morte di lei a soli 34 anni, ne ha divulgato e promosso le opere, i cui argomenti spaziano dall’etica alla filosofia politica, dalla metafisica all’estetica, comprendendo alcuni testi poetici. ( Wikipedia )

LINK a eBAY: T.R. NEVIN, SIMONE WEIL, BOLLATI BORINGHIERI 1997

Tavole Iguvine

Iguvine, tavole Sette tavole di bronzo, trovate presso il teatro romano di Gubbio nel 15° sec. e conservate nel palazzo dei Consoli, alcune scritte in alfabeto etrusco, altre in alfabeto latino, contenenti un testo in lingua umbra, che è il più importante documento per lo studio della lingua e della civiltà umbre. Risalgono in parte al 3°, in parte al 2° sec. a.C., ma la redazione del testo originale è assai più antica. Contengono descrizioni di sacrifici e statuti di una confraternita sacerdotale, che è detta dei fratelli Atiedi. ( Treccani )

LINK a eBAY: TABVLAE IGVVINAE, ACCADEMIA DEI LINCEI, 1937

 

 

Civiltà dei Monti: Valle di Carnino

Fin dall’epoca longobarda vi operarono i monaci della potente abbazia di San Colombano di Bobbio ed al suo ricco feudo reale ed imperiale monastico, cui dipese l’abbazia di San Dalmazzo di Pedona. È costituito dalle borgate di Piaggia (capoluogo), Upega e Carnino, ossia da quella porzione del Comune di Briga Marittima che, essendo situata nell’alto bacino del Tanaro, è rimasta italiana dopo il passaggio dell’alta Val Roia alla Francia. L’attuale comune di Briga Alta mantiene il toponimo Briga in ricordo del vecchio comune, mentre Briga Marittima, attualmente denominata La Brigue, è passata alla nazione transalpina dopo la seconda guerra mondiale insieme al comune di Tenda per gli effetti dei Trattati di Parigi del 10 febbraio 1947. La vicenda è raccontata nel docufilm E ci si trova dall’altra parte di Nicola Farina. Come parte del comune unico di Briga, il territorio di Briga Alta fu parte del Dipartimento delle Alpi Marittime durante il periodo napoleonico dal 1796 al 1814. ( Wikipedia )

LINK a eBAY: BOCCALERI, CIVILTÀ DEI MONTI, VALLE DI CARNINO

 

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Altre letture

Demenza senile, la lettura e la scrittura ne riducono l’incidenza

Neurone

Leggere e scrivere mantengono il cervello sano

Uno studio condotto da Jennifer Manly, della Columbia University Vagelos College of Physicians and Surgeons a New York ( Stati Uniti ), pubblicato sulla rivista Neurology, organo ufficiale della American Academy of Neurology, ha mostrato che leggere e scrivere proteggono la salute del cervello.

Le persone che non leggono e non scrivono presentano un rischio quasi triplo di sviluppare demenza.

Lo studio ha coinvolto quasi 1000 persone di età media 77 anni, tra cui 237 analfabeti.

All’inizio dello studio il 35% degli analfabeti è risultato presentare già demenza contro il 18% di coloro che sapevano leggere e scrivere.

Dopo circa 4 anni si è passati al 48% degli analfabeti con demenza contro il 27% di coloro che sapevano leggere e scrivere.

Secondo gli sperimentatori gli analfabeti hanno un rischio di demenza quasi triplo rispetto agli altri, a parità di condizioni quali età, sesso, stato socioeconomico e salute cardiovascolare.

Essere in grado di leggere e scrivere consente alle persone di intraprendere un maggior numero di attività che coinvolgono le risorse mentali, come leggere il giornale o aiutare i nipoti coi compiti a casa.

Precedenti studi hanno dimostrato che tali attività si associano a un rischio ridotto di demenza.

 

People who cannot read may be three times

as likely to develop dementia

 

New research has found that people who are illiterate, meaning they never learned to read or write, may have nearly three times greater risk of developing dementia than people who can read and write.

The study is published in the Neurology, the medical journal of the American Academy of Neurology.

According to the United States Department of Education, approximately 32 million adults in the country are illiterate.

According to Jennifer J. Manly of Columbia University Vagelos College of Physicians and Surgeons in New York ( U.S.A ), being able to read and write allows people to engage in more activities that use the brain, like reading newspapers and helping children and grandchildren with homework.

Previous research has shown such activities may reduce the risk of dementia.

New study provides more evidence that reading and writing may be important factors in helping maintain a healthy brain.

The study looked at people with low levels of education who lived in northern Manhattan. Many were born and raised in rural areas in the Dominican Republic where access to education was limited.

The study involved 983 people with an average age of 77.

Each person went to school for four years or less. Researchers asked each person, ” Did you ever learn to read or write ? ”

Researchers then divided people into two groups; 237 people were illiterate and 746 people were literate.

Participants had medical exams and took memory and thinking tests at the beginning of the study and at follow-up appointments that occurred every 18 months to two years.

Testing included recalling unrelated words and producing as many words as possible when given a category like fruit or clothing.

Researchers found of the people who were illiterate, 83 of 237 people, or 35%, had dementia at the start of the study.

Of the people who were literate, 134 of 746 people, or 18%, had dementia.

After adjusting for age, socioeconomic status and cardiovascular disease, people who could not read and write had nearly a three times greater chance of having dementia at the start of the study.

Among participants without dementia at the start of the study, during follow-up an average of four years later, 114 of 237 people who were illiterate, or 48%, had dementia.

Of the people who were literate, 201 of 746 people, or 27%, had dementia.

After adjusting for age, socioeconomic status and cardiovascular disease, researchers found that people who could not read and write were twice as likely to develop dementia during the study.

When researchers evaluated language, speed, spatial, and reasoning skills, they found that adults who were illiterate had lower scores at the start of the study. But their test scores did not decline at a more rapid rate as the study progressed.

The study also found that literacy was linked to higher scores on memory and thinking tests overall, not just reading and language scores. These results suggest that reading may help strengthen the brain in many ways that may help prevent or delay the onset of dementia.

Even only for few years of education, people who learn to read and write may have lifelong advantages over people who never learn these skills.

Manly said future studies should find out if putting more resources into programs that teach people to read and write help reduce the risk of dementia.

A limitation of the study was that researchers did not ask how or when literate study participants learned to read and write.

The study was supported by the National Institutes of Health and National Institute on Aging.

Source: American Academy of Neurology, 2019

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La libreria Aiace di via Ugo Ojetti 36, Roma, è un punto speciale per i lettori e le lettrici di Roma. Ci potete trovare saggi, romanzi, riviste, raccolte di poesie a prezzi incredibili, perché la caratteristica comune a tutti questi libri è che sono usati. Nessun imbarazzo, quindi: aprendo a caso una pagina o iniziando a divorare il testo non si ha la sensazione di profanare qualcosa di sacro che andrebbe conservato così com’è, bianco, immacolato e senza orecchie laterali. Qualcuno prima di voi ha già letto quel libro e lo ha già arricchito di quella patina antica che lo rende così prezioso.

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Libri & Letture

 

Il Piacere della Lettura by Libreria Aiace Roma Montesacro

Bibbia

M.H. ABRAMS, LO SPECCHIO E LA LAMPADA, Il MULINO

Riagganciandosi alle teorie organicistiche di Samuel Taylor Coleridge e studiando in particolare William Wordsworth ( di cui in qualche modo legittima in sede critica la grandezza ), Abrams dimostra che la poesia prima dei romantici era vista essenzialmente come specchio riflettente il mondo reale, per qualche tipo di mimesis, ma con l’avvento dei romantici la poesia fu vista piuttosto come una lampada che dall’interno del poeta rischiara il cammino ( in The Mirror and the Lamp ).

Un’altra sua tesi è che le teorie letterarie si dividono in quattro gruppi:

A) le teorie mimetiche (che mettono in relazione l’opera con l’universo)
B) le teorie pragmatiche (che si interessano della relazione tra opera e pubblico)
C) le teorie espressive (che guardano al rapporto tra opera e artista)
D) le teorie oggettive (interessate all’opera in quanto tale).

In Natural Supernaturalism (1971), con altrettanta autorità, Abrams riallaccia il Romanticismo al pensiero Cristiano e Neoplatonico, sostituendo il “Preludio alle Lyrical Ballads” con l’introduzione a The Recluse quale opera centrale del pensiero di Wordsworth, e spostando la visione del poeta-lampada verso quella del poeta-redentore che tenta di restaurare il divino.

In ogni caso, Abrams ha voluto vedere nel pensiero romantico inglese e tedesco una vera e propria svolta decisiva dell’Occidente. ( Wikipedia )

LA SACRA BIBBIA, CASA ED. SALANI, 1963

Il Vaccari fu il primo ad affrontare una traduzione in italiano della Bibbia dai testi originali»83. Fu il primo cattolico romano, ma lo aveva, seppur di poco, preceduto il protestante Giovanni Luzzi. L’iniziativa di traduzione del Vaccari fu suscitata da una richiesta di Pio X al Pontificio Istituto biblico, fondato nel 190984. Vaccari pubblicò una traduzione del Pentateuco nel 1923 e una dei libri poetici nel 1925. L’opera fu completata nel 1958, avvalendosi di altri collaboratori, con il titolo La Sacra Bibbia tradotta dai testi originali con note a cura del Pontificio Istituto Biblico di Roma, presso la casa editrice Salani. ( Treccani )

La Bibbia è il testo sacro della religione ebraica e di quella cristiana.
È formata da libri differenti per origine, genere, composizione, lingua, datazione e stile letterario, scritti in un ampio lasso di tempo, preceduti da una tradizione orale più o meno lunga e comunque difficile da identificare, racchiusi in un canone stabilito a partire dai primi secoli della nostra era.

Diversamente dal Tanakh ( Bibbia ebraica ), il cristianesimo ha riconosciuto nel suo canone ulteriori libri suddividendo lo stesso in: Antico Testamento ( o Vecchia Alleanza ), i cui testi sono stati scritti prima del “ministero” di Gesù ( Nuovo Testamento ) che descrive l’avvento del Messia.

La parola “Testamento” presa singolarmente significa “patto”, un’espressione utilizzata dai cristiani per indicare il patto stabilito da Dio con gli uomini per mezzo di Gesù e del suo insegnamento. ( Wikipedia )

A. L. KROEBER, LA NATURA DELLA CULTURA, IL MULINO, 1974

Alfred L. Kroeber è una delle figure più rappresentative dell’antropologia culturale americana. La sua attività antropologica presenta una tale complessità di aspetti e di interessi da collocarlo senz’altro tra i classici di questa disciplina: dalle ricerche etnografiche sugli Indiani della California e del Sud-Ovest alle indagini archeologiche in Messico e in Perù, dalla ricostruzione etnologica delle aree culturali del Nord-America alla considerazione di diversi modelli culturali delle più importanti civiltà storiche, dall’analisi dei sistemi di terminologia di parentela di numerose società preletterate o di alcuni fenomeni della moda occidentale alla riflessione teorica sui più importanti problemi dell’antropologia culturale e specialmente sul concetto di cultura.

« La natura della cultura •, che rappresenta appunto una sintesi di tali temi e raccoglie una vasta serie di saggi scritti da Kroeber nel primo cinquantennio del ‘900, consente di ripercorrere le tappe fondamentali della ricerca di questo antropologo e di valutare gli esiti a cui egli è pervenuto nel suo lungo
itinerario intellettuale. E ciò è tanto più importante in un momento in cui, anche in Italia, l’antropologia culturale è costretta a ridefinire il proprio campo d’indagine e i propri metodi.

Nato nel 1876 a Hoboken, New Jersey, da una famiglia di origine tedesca, Alfred L. Kroeber visse gli anni della sua formazione a New York, dove frequentò il Columbia College. Fu tra i primi allievi di Franz Boas, che proprio in quegli anni dava vita in quell’università ad un importante centro di studi antropologici. Nel 1901 conseguì il Ph.D e si recò a Berkeley dove iniziò ad insegnare e collaborò all’organizzazione del Museo e Dipartimento di Antropologia. Nel 1946 Kroeber lasciò l’Università della California per recarsi come • visiting professor • in numerose altre università americane.
Morì a Parigi nel 1960.

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Libri & Letture

Libri d’Occasione by Libreria Aiace Roma Montesacro Talenti

GIORGIO MANGANELLI, TUTTI GLI ERRORI, RIZZOLI, 1986

Giorgio Manganelli nacque a Milano, aveva però genitori di origini parmensi. La madre Amelia Censi faceva la maestra, il padre, di origini umili, riuscì a diventare procuratore di borsa. E Giorgio aveva un fratello più grande, Fiorenzo, che sarà ingegnere. Laureatosi in Scienze Politiche presso l’Università di Pavia, dove fu allievo di Vittorio Beonio Brocchieri, insegnò per qualche anno alle scuole medie superiori tra le quali il liceo scientifico Paolo Giovio di Como, fu in seguito assistente di letteratura inglese presso la Facoltà di Magistero dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.

Nel 1986 Giorgio Manganelli ha pubblicato un raccolta di racconti, Tutti gli errori, tra cui il racconto Gli sposi.

Durante il cammino, lo sposo arriva in una piazza, ed ecco quel che accade …..

Al primo incrocio si apre una piazza circolare, e nel centro è una aiuola un poco meschina, e nel centro dell’aiuola sta un monumento alla giustizia con una grande, goffa, ingombrante figura femminile. Mi arresto a guardare da presso, e mentre esamino la forma pesante e opaca, mi si accosta un dignitoso signore, che mi chiede se voglio una descrizione attendibile della statua. [..] “Questa che lei può ammirare”, principia il dignitoso signore “è la statua della giustizia. La città è a ragione orgogliosa di un monumento così impegnativo dal punto di vista ideologico. Ella potrà ammirare la bilancia ” e mi indica l’ovvia, irritante immagine “che rappresenta equità e rigore. Noti le enormi chiappe, che esprimono la certezza che la giustizia non sia in alcun modo sfidabile, che essa è un luogo stabile anzi un trono. La donna, lei lo avrà notato, non è bella; per l’appunto, non è compito della giustizia presentare fattezze accattivanti, ma anzi lievemente disgustose. Essa non lusinga alcuno, non ama alcuno, non conosce alcuno. Può notare che lo sguardo è distratto e vacuo, giacché non è interessata che a se stessa. Tuttavia la sua potenza è enorme. [..] Alcuni anni or sono un vecchio più che novantenne davanti a questa statua venne colto da un subito stravolgimento, e confessò due delitti impuniti da lui compiuti nella sua lontana giovinezza. [..] Le ricerche subito condotte non rivelarono traccia alcuna di un così antico delitto; le avesse cancellate il trascorrere del tempo, o non fossero mai avvenuti i due delitti. Il vecchio, che non era possibile incriminare, dette in una forma di follia. [..] Fu infine chiaro che, avesse o meno costui compiuto un qualsiasi delitto, si era istituito tra il vegliardo e la statua un rapporto che poteva esser placato solo con un atto di giustizia. Un pio falso gli attribuì un delitto mai avvenuto, ed il vegliardo venne condannato [..]. Incidentalmente, qualche anno dopo la sua morte, nell’abisso venne trovato un teschio, e non è impossibile che egli fosse stato in effetti colpevole del delitto che pareva oggetto di fatua vanteria. Signore, la giustizia non può perdonare; se non trova un delitto ragionevole, ne contesterà uno insensato. Non il delitto, signore, crea la giustizia, ma questa quello. Spero che la contemplazione di questo essere poderoso e deforme la consolerà lungo la strada”.

Manganelli Giorgio

 

F. COARELLI, ROMA, GUIDE ARCHEOLOGICHE, MONDADORI, 2006

LA REGGIA DI NERONE: STORIA

Costruito prima del 64 d.C. ( anno dell’incendio di Roma ), questo edificio nacque come reggia personale di Nerone. Era chiamato originariamente Domus Transitoria, poiché era posta in mezzo al percorso che conduceva dal Palatino all’Esquilino; alcune informazioni sono state tratte da Svetonio, che racconta come uno scandalo il grande impegno profuso nell’edificazione di questo luogo. Caduto poi nell’oblio, furono i Farnese a riscoprirlo, identificandolo erroneamente come i Bagni di Livia. Fu l’inizio della deturpazione del palazzo: molti oggetti vennero prelevati, mentre gli affreschi vennero staccati dai loro muri e mandati a Parma.

LA REGGIA DI NERONE: COM’È

Il Parco archeologico del Colosseo ha restituito ai visitatori luoghi e percorsi da tempo inaccessibili, come l’itinerario di visita neroniano all’interno dell’area archeologica centrale che si estende dal Colle Oppio al Palatino. Il visitatore può toccare con mano, tra reale e virtuale, il genio costruttivo dell’imperatore e le sperimentazioni da lui ricercate nelle decorazioni pittoriche e marmoree. Gli elementi rimasti invariati rispetto allo status originario sono molteplici: tra i più impressionanti, uno spazio originariamente occupato da un ricco ninfeo ( elemento absidale al centro del quale sorgeva una fontana ) con giochi d’acqua, tra forme architettoniche simili a una quinta teatrale, oltre a un triclinio circondato da colonne di porfido e pilastri in marmi policromi. Visibili altre due stanze di cui restano i segni della preziosa decorazione di affreschi, stucchi e pavimenti marmorei, così come la zona della latrina, dove è conservata una parete con le tracce dell’originaria decorazione elementi vegetali tipici della pittura di giardino. La bellezza raggiunge il culmine con il pavimento della grande aula a tre navate sotto la Casina Farnese, forse l’esemplare più raffinato restituitoci dall’antichità romana.

 

CARPINTERI & FARAGUNA, POVERO NOSTRO FRANZ, LA CITTADELLA, 1985

Lino Carpinteri e Mariano Faraguna sono due autori tradizionalmente lasciati ai margini degli studi critici sulla letteratura triestina. Tuttavia, la loro narrativa che trova la sua espressione più complessa nella raccolta intitolata Le Maldobrìe, offre un punto di vista alternativo sulla difficile questione dell’identità culturale di Trieste e del suo entroterra. Le storie narrate nelle Maldobrìe evocano la vecchia Trieste imperiale e mettono in evidenza attraverso personaggi ordinari il difficile eppure ineluttabile rapporto con la cultura austro-ungarica. Il passato diventa uno specchio in cui, attraverso piccole vicende quotidiane, viene riesaminato un aspetto centrale ed insopprimibile dell’identità triestina.

L’impero austroungarico scompariva nel 1918. Ma per gli intellettuali e i poeti di quella civiltà, che videro
improvvisamente distrutta la loro società e con essa le basi della loro vita e della loro cultura, per gli scrittori austriaci che si trovarono sbalzati in un nuovo clima politico, alle cui esigenze la loro formazione non poteva essere adeguata, la vecchia Austria absburgica si presentava, e si presenta talvolta ancora, come un’epoca felice e armoniosa, come un’ordinata e favolosa Mitteleuropa in cui pareva che il tempo non corresse cosí veloce e cosí ansioso di dimenticare le cose e i sentimenti dell’ieri. Nella loro memoria quella veniva cosí ad essere “l’età d’oro della sicurezza”. ( Magris,
1996:13 )

 

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La libreria Aiace di via Ugo Ojetti 36, Roma, è un punto speciale per i lettori e le lettrici di Roma. Ci potete trovare saggi, romanzi, riviste, raccolte di poesie a prezzi incredibili, perché la caratteristica comune a tutti questi libri è che sono usati. Nessun imbarazzo, quindi: aprendo a caso una pagina o iniziando a divorare il testo non si ha la sensazione di profanare qualcosa di sacro che andrebbe conservato così com’è, bianco, immacolato e senza orecchie laterali. Qualcuno prima di voi ha già letto quel libro e lo ha già arricchito di quella patina antica che lo rende così prezioso.

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Libri & Letture

Librerie a Roma – Libri Rari & d’Occasione: Libreria Aiace

Scienza greca

ANDRE’ PICHOT, LA NASCITA DELLA SCIENZA, DEDALO, 1993

Le conoscenze mesopotamiche ed egizie, acquisite senza metodo scientifico ma mescolando empirismo, razionalità, magia e mistica, e strutturandosi intorno ad oggetti specifici, quali i numeri, gli astri e gli esseri viventi, furono riprese con uno spirito del tutto diverso dalla Grecia. Alla Mesopotamia, legata alla mistica numerica ed astrologica, ed all’Egitto, più attento ai bisogni protici, subentrò successivamente la scienza greca che si preoccupò non tanto di accumulare risultati «positivi», quanto di trovare principii generali e spiegazioni razionali. Le conoscenze scientifiche di queste tre grandi civiltà hanno costituito le fondamenta della scienza occidentale, che non ha troscurato altri apporti (indiani, cinesi, arabi) ma li ha innestati in un corpus i cui criteri generali erano stati già stabiliti. ( Dedalo )

André Pichot (1950) è un filosofo e storico della scienza francese, noto in particolare per i suoi contributi nei campi dell’epistemologia e della storia della scienza.

 

M. ENDE, LA STORIA INFINITA, 1985

La storia infinita è un romanzo fantastico dello scrittore tedesco Michael Ende, pubblicato nel 1979 a Stoccarda dalla Thienemann Verlag. Tradotto in più di quaranta lingue, il romanzo ha venduto oltre 10 milioni di copie nel mondo ed è diventato un classico della letteratura per ragazzi]. La prima edizione in italiano risale al 1981, a cura della Longanesi.

La maggior parte della storia si svolge a Fantàsia, un mondo fantastico minacciato dall’espansione di una forza misteriosa chiamata Nulla, che causa la sparizione di regioni sempre più estese del regno. Il coprotagonista è Atreiu, un giovane guerriero che viene incaricato dall’Infanta Imperatrice di trovare una soluzione al problema di Fantàsia; il protagonista è invece un bambino del mondo reale, Bastiano Baldassarre Bucci, che, leggendo un libro sul Regno di Fantàsia, si ritrova progressivamente coinvolto negli eventi del racconto. Diventato anche lui parte di Fantàsia, Bastiano aiuta Atreiu nel tentativo di salvare il regno e dovrà infine trovare un modo per ritornare nel mondo reale.

L’opera è stata adattata in una varietà di media diversi, che vanno dal teatro ai videogiochi, dal cinema alla televisione. Proprio dal romanzo di Ende, Wolfgang Petersen ha tratto nel 1984 il celebre lungometraggio La storia infinita. ( Wikipedia )

 

MARCO DI BRANCO, 915, LA BATTAGLIA DEL GARIGLIANO, IL MULINO 2019

Tutta la vicenda delle scorrerie islamiche nell’Italia meridionale nel IX secolo fu una vera e propria guerra di conquista messa in atto dall’élite aghlabita, tentando di sfruttare le divisioni politiche presenti all’interno della penisola.

Le conquiste arabe, dalla Siria alla Spagna, si sono svolte secondo la medesima strategia: veloci attacchi, rapide ritirate, violenti saccheggi, fino a fiaccare la resistenza del nemico e a sottometterlo definitivamente; sempre approfittando delle contese fra le popolazioni locali, dei contrasti fra chi vuole resistere e chi preferisce accordarsi.

Agli inizi del IX secolo ci sono città ( Napoli e Amalfi in particolare ) che intrattengono coi saraceni ottimi rapporti commerciali, e che tutto vogliono fuorché combatterli; e ci sono signorotti, come Radelchi e Siconolfo, che negli anni 40 del secolo si contendono il ducato di Benevento, che non esitano ad arruolare per i loro scopi truppe “infedeli”. Inserendosi dunque nelle contese locali, gli arabi avviano una serie di campagne che li conducono nell’840 a conquistare Taranto, nell’846 a saccheggiare le chiese di San Pietro e San Paolo, allora fuori dal perimetro delle mura di Roma – e proprio per evitare il ripetersi dell’evento Papa Leone IV farà costruire le Mura leonine, un paio d’anni dopo a impadronirsi di Bari, dove fondano un vero e proprio emirato, a cui anche il più potente signore dell’Italia meridionale, il duca di Benevento, dovrà sottomettersi. Il contrattacco dei cristiani durerà a lungo, a lungo sarà minato dalle contese fra loro, e si concluderà solo nel 915, con la battaglia del Garigliano. ( Il Foglio )

 

 

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Libri Rari by Libreria Aiace Roma Montesacro Talenti

J. OLESA, INVIDIA E I TRE GRASSONI, EINAUDI, 1969

Jurij Karlovic Oleša ( Elisavetgrad, 3 marzo 1899 – Mosca, 10 maggio 1960 ) è stato uno scrittore russo.
Esordì con versi ricchi di satira nel 1922 sulle rivista Gudok, Il fischietto, nelle cui pagine scrivevano anche poeti come Bulgakov e Petrov.

Nel 1927 diede alle stampe il suo primo romanzo Invidia, suscitando non poche polemiche nei confronti dell’establishment sovietico.

Rimane, quest’opera, insieme a pochi altri racconti, il capolavoro di Olesa. Le tematiche affrontate in Invidia spaziano nello scontro fra la civiltà meccanizzata e quella di massa, da lui tratteggiata con forti connotazioni negative e con un linguaggio che si riallaccia al cubofuturismo.

Sia questo capolavoro che I tre grassoni, romanzo per bambini scritto nel 1924 ma pubblicato solo nel 1928, hanno avuto molte riduzioni per il teatro a partire dal 1929.

https://www.ebay.it/…/J-OLESA-INVIDIA-E-I-TRE-…/293034018019


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L. GABALLO D’ERRICO, IL SALENTO A TAVOLA, CONGEDO ED., 1990

MUSTAZZOLI

I mustazzoli sono dolci tipici del Salento ( Puglia meridionale ), della Calabria e della Sicilia, a base di farina, zucchero, mandorle, limone, cannella, miele ed altri aromi. A volte sono ricoperti da una leggera glassa a base di cioccolato. È tra i prodotti agroalimentari tradizionali siciliani riconosciuti dal ministero delle Risorse agricole.

Il termine deriva dalla lingua latina. Non dal latino mustum ( il mosto ) come si era pensato in principio, bensì da mustace, cioè alloro. In origine si preparava il mustaceum, una focaccia per le nozze, un dolce avvolto in foglie di mustace ( alloro ) che dava aroma durante la cottura. Da qui il proverbio loreolam in mustace quaerere, ovvero: cercare inutilmente nella focaccia le foglie di alloro che si erano bruciate nel forno.

I mustazzoli sono noti anche come: mustaccioli, zozzi ( a causa della glassa al cioccolato sulla superficie ), mostaccioli, mustazzueli, bisquetti, pisquetti, mustazzòli ‘nnasparati, scagliòzzi, scàiezzuli, castagnette.

https://www.ebay.it/…/L-GABALLO-DERRICO-IL-SAL…/293034052294


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LA DIVINA COMMEDIA ILLUSTRATA DA FLAXMAN, ELECTA 2004

Il volume riunisce e riproduce per la prima volta il corpus delle illustrazioni dantesche di John Flaxman conservate in taccuini di provenienza da musei inglesi e americani.

Il volume riunisce e riproduce per la prima volta il corpus delle illustrazioni dantesche di John Flaxman conservate in taccuini di provenienza da musei inglesi e americani, a tutt’oggi quasi del tutto inediti: l’omaggio di un grande artista inglese all’opera simbolo dell’italianità. Il grande disegnatore inglese (1755-1826) illustrò della Divina Commedia tutti i 100 canti, scegliendo per ognuno di essi un episodio. Il volume dedica a ogni canto una doppia pagina e riporta l’incisione definitiva, gli studi preparatori e le varianti, la trascrizione dei versi danteschi che lo stesso Flaxman aveva riportato sui suoi disegni, e un accurato commento critico. I testi che accompagnano le tavole di Flaxman e il puntuale saggio introduttivo sono di Francesca Salvadori, giovane studiosa e scopritrice dei taccuini di Flaxman. Il volume si avvale inoltre di una premessa di Carlo Ossola e di un’introduzione dello studioso inglese David Bindman. Un’opera di grande interesse, fascino e novità per gli appassionati di arte e di letteratura. ( Electa )

https://www.ebay.it/…/LA-DIVINA-COMMEDIA-ILLUS…/293034053455


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Leggere Leggere by Libreria Aiace Roma Montesacro Talenti

G. TESTORI, IL GRAN TEATRO MONTANO, FELTRINELLI, 2015

…. il Sacro Monte di Varallo, che è diventato persino per le pro loco o le agenzie di viaggi il “gran teatro montano”. Le parole di Testori si sono impresse in maniera indelebile sulle cappelle, sugli affreschi, sulle statue e, verrebbe da dire, persino sui boschi e sui torrenti della verdissima Valsesia, oggi amministrativamente piemontese ma per secoli – fino al 1707 parte dello Stato di Milano. Il volume Feltrinelli del 1965, dal memorabile apparato illustrativo qui riproposto, è costituito da cinque saggi che testimoniano la passione dell’autore per il massimo responsabile del Sacro Monte: Gaudenzio Ferrari, un artista originario di Valduggia, in Valsesia, attivo appunto a Varallo, ma anche a Vercelli, a Novara e a Milano, dove muore al principio del 1546. Adesso il libro originario è stato arricchito da una serie di interventi di Testori su Gaudenzio, che dimostrano la lunga fedeltà a un autore particolarmente amato, e da due saggi e da due inserti fotografici di Giovanni Agosti, che definiscono le coordinate storiche che hanno visto nascere il volume e ne inquadrano il peso e il ruolo negli studi gaudenziani. ( Feltrinelli )

https://www.ebay.it/…/G-TESTORI-IL-GRAN-TEATRO…/303121432847


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A. SAVINIO, ASCOLTO IL TUO CUORE, CITTÀ, BOMPIANI 1944

… è anche un passeggiare: passeggiare per Milano, scoprendo in questa città (che Savinio si azzarda a definire «dotta e meditativa: la più romantica delle città italiane») una selva di associazioni, di figure, di fantasmi, di fatti. Per lo scrittore, Milano è una robusta, onesta stoffa su cui ricamare divagazioni. E la divagazione è per lui anche il pretesto per contrabbandare i frammenti di una sottile confessione autobiografica. Ovunque si spinga in questo suo urbano girovagare, Savinio è assistito dalla sua amica più fedele, l’ironia, intesa come «maniera sottile d’insinuarsi nel segreto delle cose», virtù tanto più necessaria a Milano, che si presenta come «città tutta pietra in apparenza e dura», mentre è «morbida di giardini “interni”». E, a fianco di Savinio, quale perenne compagno di conversazione riconosciamo un’ombra, il milanese Henri Beyle. Da lui, solo da lui, Savinio ha derivato un certo sguardo amoroso che si posa sui dettagli della città – e persino un gesto che ormai è una sfida dell’immaginazione, respirare «a pieni polmoni l’odore della sua cara città, ch’è l’odore di legno bruciato esalato dai camini e custodito dalla nebbia». ( Adelphi )

Alberto Savinio, pseudonimo di Andrea Francesco Alberto de Chirico ( Atene, 25 agosto 1891 – Roma, 5 maggio 1952 ), è stato uno scrittore, pittore e compositore italiano.
La sua arte si caratterizza per alcune tendenze particolari: il gusto del fantastico, dell’ignoto e della compenetrazione uomo-animale; lo smascheramento degli autoinganni e delle certezze borghesi; la tendenza alla parodia ( specie di soggetti mitologici ), all’ironia e al citazionismo. Queste ultime componenti lo differenziano in maniera decisiva dalle tonalità più radicali dell’avanguardia di primo Novecento. Si oppose per esempio al credo futurista della distruzione dei musei, o alla moda surrealista della scrittura automatica. Importante nella sua cultura fu il riferimento alla grecità classica, e per questo viene spesso definito “surrealista mediterraneo” ( a differenza del surrealista “nordico” Landolfi ).

https://www.ebay.it/…/A-SAVINIO-ASCOLTA-IL-TUO…/293115130620


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GOETHE, FAUST, NUE EINAUDI, 1971

Faust è il protagonista di un racconto popolare tedesco che è stato usato come base per numerose opere di fantasia. Il racconto riguarda il destino di un alchimista chiamato Faust il quale, nella sua continua ricerca di conoscenze avanzate o proibite delle cose materiali, invoca il diavolo ( rappresentato da Mefistofele ), che si offre di servirlo per un periodo di tempo, in tutto ventiquattro anni, e al prezzo della sua anima gli consentirà la conoscenza assoluta.

Il tedesco Johann Spies scrisse il volume in prosa Historia von D. Iohan Fausten ( meglio noto come Faustbuch, il “libro di Faust” ) intorno al 1570 e lo pubblicò nel 1587. Il testo latino fu tradotto in tedesco intorno al 1572, in un inedito che successivamente venne tradotto e adattato in inglese da un ignoto “P. F., Gent[iluomo]” come The Historie of the Damnable Life, and Deserved Death of Doctor Iohn Faustus ( “La storia della vita dannata e della meritata morte del Dottor Iohn Faustus” ), di cui è sopravvissuta un’edizione del 1592. Quest’opera fu la base dapprima dell’opera teatrale di Christopher Marlowe La tragica storia del Dottor Faustus (pubblicata attorno al 1600) e a sua volta ispirò poi il Faust di Goethe, considerata la più importante tra le opere ispirate al racconto.

Johann Wolfgang von Goethe lavorò al suo Faust per sessant’anni, dal 1772 al 1831, costruendo un’opera monumentale che consacra il suo autore come il massimo scrittore di lingua tedesca e imprimendo il suo personaggio nell’immaginario collettivo come simbolo dell’anima moderna.

Faust, colto dallo sconforto e dal rimpianto per la sua esistenza devota alla magia e agli inganni di Mefistofele, viene accecato dal demone dell’Angoscia. Il protagonista vuole allora dedicarsi ad un’attività utile per la collettività, bonificando una palude dei suoi possedimenti. Durante i lavori, Faust ha l’intuizione di un popolo libero, felice e dedito al lavoro. Faust pronuncia così la frase del patto ( “Dirò all’attimo: sei così bello, fermati!” ) e Mefistofele pone fine alla sua vita per poter reclamare la sua anima. Tuttavia, mentre Faust sta per essere condotto all’Inferno, giungono degli angeli che, per la sua continua tensione all’infinito, salvano Faust per intercessione di Margherita e lo portano in cielo. Il poema si chiude con la celebrazione de “l’Eterno femminino”, individuando così nell’Amore la forza creatrice e motrice dell’intero universo. ( Wikipedia )

https://www.ebay.it/…/GOETHE-FAUST-NUE-EINAUDI…/293115094742


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Regalare un Libro, Regalare un’Emozione

Book Gift

Con un libro migliori la vita
Regalarlo fa bene a chi lo dona e a chi lo riceve 

 

L’importanza ed il valore dei libri trova la sua sintesi nella frase dello scrittore americano Morley che dice: “Quando si vende un libro a una persona, non gli si vendono soltanto dodici once di carta, con inchiostro e colla, gli si vende un’intera nuova vita. Amore, amicizia, e navi in mare di notte; c’è tutto il cielo e la terra in un libro, in un vero libro”.

E’ proprio così: entrare in un libro è intraprendere un viaggio nella memoria proiettata nel futuro, dove la realtà diviene meno vivida e concreta, ma più soffusa e particolareggiata, tanto da stimolare l’attenzione del lettore e permettergli di uscire dai suoi luoghi comuni e conosciuti e di liberarsi verso altri pensieri.

REGALARE UN LIBRO E’ REGALARE UN’EMOZIONE

 

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Libreria Montesacro Roma: Proposte per Collezionisti di Libri Rari

 

Umberto Eco, critique et ecrivain italien. L'auteur du "Nom de la rose" et du "Pendule de Foucault" est venu a Paris presenter son dernier livre "Histoire de la laideur" paru en france le 2 octobre aux editions Flammarion. Ce livre illustre retrace en 15 chapitres les representations de la laideur dans la culture occidentale. Cette anthologie fait suite a "Histoire de la beaute" parue il y a deux ans et qui, traduit en 27 langues, s'est vendue a 500000 exemplaires. Paris,FRANCE-le 17/10/07

Il piacere di collezionare libri – Umberto Eco

Al Salone del Libro di Torino nel 2015, Umberto Eco ha parlato del fenomeno del collezionismo, della passione per la lettura, del futuro del libro e non solo …

Perché il collezionista di libri vive in una condizione di assoluta solitudine ?

Colui che colleziona libri di fatto coltiva un piacere solitario, oserei dire quasi onanistico. I collezionisti di quadri vengono quasi sempre gratificati dall’attenzione degli ospiti per le opere che espongono. I libri non si espongono ma vengono chiusi e custoditi in una libreria. Ancorché preziosi, hanno un aspetto esteriore poco allettante, che non incuriosisce nessuno, ma cattura unicamente l’attenzione dei cultori.

I bibliofili stentano a comprendere il presente, temono il futuro e coltivano il passato, come ne fossero gli ultimi sacerdoti. Ma forse perché sono consapevoli di vivere in un’epoca in cui le giovani generazioni ne sono del tutto inconsapevoli.

Le parole nel tempo assumono diversi significati. Nuove interpretazioni finiscono inevitabilmente con l’incrostarsi sui libri e noi non possiamo farci nulla. Ecco perché le traduzioni invecchiano e ogni epoca legge le opere letterarie in maniera differente.

Da dove nasce il piacere di collezionare libri ?

Sostanzialmente da una volontà di possesso, da un desiderio di accumulazione. Da un piacere il più delle volte fine a se stesso o dettato da interessi economici.

L’evoluzione del libro verso nuove forme non spaventa ?

Direi di no. I supporti elettronici hanno rivelato la loro labilità, mentre il testo in forma stampata ha saputo conservarsi per oltre cinque secoli. Non si può fare meglio del libro: l’e-book non lo soppianterà, come l’automobile non ha eliminato la bicicletta. Finché questo oggetto produrrà in noi la sensazione di poterlo percorrere usando anche le dita, non ne faremo a meno.

La sopravvivenza del libro stampato è dovuta prevalentemente alla necessità di un contatto diretto da parte del lettore ?

Si esatto, direi addirittura fisico. Vorrei che si salvasse in particolare la possibilità di bagnarsi il dito, che è fondamentale. E’ una soddisfazione orale, un retaggio della nostra infanzia. In fondo potremmo dire che leggiamo libri perché non possiamo più mettere in bocca il ciuccio. ( Tratto da MangiaLibri – Testo modificato )

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La Gioia del Pensare, Invito alla Lettura

Vittorino Andreoli

Vittorino Andreoli, uno dei maggiori psichiatri italiani, saggista tra i più popolari che con La Gioia del pensare, elogia un’arte dimenticata che vuole ora far rifiorire incitando ciascuno di noi a imparare di nuovo a pensare. Per poter, a nostra volta, insegnare a pensare ad altre persone, mettendo così in campo una lunga e virtuosa catena di comunicazione, secondo il fecondo meccanismo per cui “i pensieri attivano i pensieri”.

I vantaggi del pensare

Scoprire la bellezza dell’essere consapevoli della propria capacità di creare, di confezionare i pensieri in parole e in significati. Costruire ciò che è tipicamente umano e che distingue dalle altre specie. Il pensare, poi, comporta il dubbio e dunque il bisogno di pensare ancora, di dare risposte alla nostra stessa mente.

Il pensiero permette di dialogare con noi stessi. La civiltà, diceva Giambattista Vico, è il passaggio dall’uomo degli istinti a quello della ragione, e ciò significa della capacità di controllare le pulsione con la ragione.
Questa funzione è in agonia, e a segnalarlo sono i casi estremi della violenza sulle donne , dell’uccidere per togliere degli ostacoli, rivestendo la morte di banalità. ( Tratto da La Repubblica 2017 )

 

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