Black Friday – Libreria Aiace Roma Montesacro: Libri economici

Lettura Estate

Ai tempi del Coronavirus: affrontare e superare un periodo di difficoltà con la Lettura

Come gestire la paura e il senso di impotenza ? Come si diventa resilienti, cioè in grado di superare questa crisi a cui eravamo impreparati ?

È appena uscito il libro novità “La Resilienza ai tempi del Coronavirus” di Francesco Campione, medico e psicologo che insegna Psicologia Clinica e Psicologia delle Situazioni di Crisi all’Università di Bologna.

I tempi del Coronavirus sono tempi eccezionali che ci mettono profondamente in crisi perché possiamo tutti essere contagiati e contagiare. C’è il rischio di ammalarci e di morire, che la paura diventi panico e ci faccia “impazzire”, di non capire cosa ci stia accadendo e perdendo il senso della vita.

Questo libro aiuta a “diventare più resilienti”, cioè a superare psicologicamente, diventando migliori, le crisi impreviste di un’epidemia mai vista, che pur ci tocca di vivere.

Molti di noi possiedono la resilienza necessaria, cioè le risorse, per superare queste crisi: forza d’animo, intelligenza, creatività, coraggio, pazienza, capacità di condivisione e di solidarietà, pietà, senso del dovere, spirito di sacrificio, disciplina, spirito di adattamento, capacità di donare un altro senso alla vita quando ci sembra che l’abbia perso, etc. Ma tanti altri di noi si ritrovano ad essere impreparati alle crisi della pandemia che stiamo vivendo: non sanno come fare ad affrontare la paura per non farla diventare panico. Si ritrovano isolati e rischiano di impazzire o di desiderare di farla finita, non riescono a fare i “cambiamenti di vita” imposti dall’epidemia che sembrano impossibili da accettare e da attuare.

 

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La libreria Aiace di via Ugo Ojetti 36, Roma, è un punto speciale per i lettori e le lettrici di Roma. Ci potete trovare saggi, romanzi, riviste, raccolte di poesie a prezzi incredibili, perché la caratteristica comune a tutti questi libri è che sono usati. Nessun imbarazzo, quindi: aprendo a caso una pagina o iniziando a divorare il testo non si ha la sensazione di profanare qualcosa di sacro che andrebbe conservato così com’è, bianco, immacolato e senza orecchie laterali. Qualcuno prima di voi ha già letto quel libro e lo ha già arricchito di quella patina antica che lo rende così prezioso.

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Libri & Letture al tempo del Coronavirus

COVID Libri

I Libri al Tempo del Coronavirus

Fra i pochi vantaggi della reclusione domiciliare a cui siamo costretti, c’è forse quello di poter leggere un buon libro seguendo i suggerimenti di Italo Calvino: “ Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c’è sempre la televisione accesa. Dillo subito, agli altri: « No, non voglio vedere la televisione! » Alza la voce, se no non ti sentono: « Sto leggendo! Non voglio essere disturbato! » Forse non ti hanno sentito, con tutto quel chiasso; dillo più forte, grida: « Sto cominciando a leggere il nuovo romanzo di Italo Calvino! » O, se non vuoi non dirlo, speriamo che ti lascino in pace ”.

È il celebre incipit del suo metaromanzo, composto da dieci inizi di romanzi intervallati dai racconti dei due protagonisti, il Lettore e la Lettrice. Pubblicato nel 1979, è una sorta di libro-manifesto che invita a distaccarsi dagli affanni dell’esistenza, a rifugiarsi nelle terre del silenzio e dell’immaginazione. Intendiamoci, nella realtà della vita quotidiana solo uno sfaccendato senza famigliari in casa avrebbe la possibilità di seguire alla lettera i consigli dell’inventore di una memorabile trilogia di favole araldiche. Ai tempi del Coronavirus, tuttavia, qualche ora in più per sperimentarli forse ci è concessa. Sempre che si consideri il libro, come recita un motto di Abū Hayyān al-Jāhiz, un sapiente arabo del IX secolo, “ un amico che non va a dormire se non prima che tu stesso sia caduto nel sonno ”.

In un mondo segnato da trasformazioni tecnologiche incessanti, è infatti lecito porsi questa domanda. Basta ricordare alcune date per avere un’idea della loro velocità. La prima grande rivoluzione nei mezzi di comunicazione, la scrittura, risale al 4000 a.C circa, i geroglifici egizi compaiono verso il 3200 a.C, mentre bisognerà aspettare il 1000 a.C per la scrittura alfabetica. Intorno al terzo secolo d.C il codice sostituisce il rotolo, creando la forma “libro” che resiste ancora oggi; verso il 1450 comincia la straordinaria avventura della stampa a caratteri mobili. Le moderne rivoluzioni scattano invece negli ultimi decenni del Novecento: la parola Internet vede la luce nel 1974; il Web nasce nel 1991 nei laboratori del Cern; si diffonde negli anni Novanta; nel 1998 esordisce Google, e siamo solo agli inizi. Ecco, allora, che si è subito fatto avanti chi ha decretato addirittura la fine del libro e la fine — o la crisi profonda — della lettura nelle forme tradizionali fin qui conosciute.

A quanti non condividono e non accettano l’ineluttabilità di tale ( funesta ) prospettiva, segnalo un recente volume della storica della letteratura italiana Lina Bolzoni: “ Una meravigliosa solitudine. L’arte di leggere nell’Europa moderna” ( Einaudi, 2019 ). È un viaggio, dotto e affascinante, attraverso i piaceri e i riti della lettura celebrati da autori insigni: solo per fare qualche nome, da Petrarca a Boccaccio agli umanisti; da Machiavelli a Erasmo da Rotterdam; da Montaigne a Tasso, fino a John Ruskin e Proust.

Il “commercio” con i libri, scrive ad esempio Montaigne, è più sicuro e durevole degli altri due “commerci”, e cioè l’amicizia e l’amore: “Esso costeggia tutto il mio percorso e mi assiste dappertutto. Mi consola nella vecchiaia e nella solitudine. Mi scarica dal peso di un ozio noioso, e mi libera in ogni momento dalle compagnie che m’infastidiscono. Smussa le punture del dolore, se non è del tutto estremo e dominante. Per distrarmi da un’idea importuna non ho che da ricorrere ai libri: essi mi attraggono facilmente a sé e me la sottraggono. E tuttavia non si ribellano vedendo che li cerco solo in mancanza di quegli altri piaceri più reali, vivi e naturali. Mi accolgono sempre con lo stesso volto” ( “Saggi”, Bompiani, 2012 ). [ Tratto da Start Magazine – Il Bloc Notes di Michele Magno: Link: https://lnkd.in/dWUZk8B ]

Marino Moretti: In Verso e in Prosa

Moretti è tipicamente associato al crepuscolarismo. Il termine compare infatti per la prima volta proprio in una recensione a Poesie scritte con il lapis. La poesia di Moretti nonostante un’attività lunghissima, che ha sfiorato i settanta anni, non ha subito grandi modificazioni. Tipico rappresentante di un modo di vedere la vita nelle sue semplici cose senza tempo, ripiegandosi su sé stesso e lasciandosi andare, Moretti, forse più dei suoi compagni crepuscolari, sente lo sfaldarsi del personaggio e la debolezza dell’uomo nei confronti del tempo, che procede inesorabile, cui non cessa di ribellarsi.
La sua è una poesia che nasce dal contrasto fra le cose e i sentimenti, fra il mondo esterno e il mondo interno. Nella poesia intitolata A Cesena tutti i temi crepuscolari sono presenti, soprattutto la posizione nei confronti del tempo, delle cose che ti circondano e del passato che non si riconosce.

Moretti va inoltre ricordato, oltre che per le poesie del periodo giovanile, per quelle della maturità e della vecchiaia nelle quali, come dice Carlo Bo, il poeta si è sciolto maggiormente «annullando quelli che erano gli schemi iniziali riconducibili alla lezione crepuscolare e impostando la sua nuova lettura dentro il registro dell’ironia e di una filosofia dolorosa e quasi crudele».

Moretti concepisce il romanzo o la novella come lo svolgimento di un tema semplice senza necessità di alcuna architettura al quale sia sufficiente l’alternarsi dei chiaroscuri per darne il giusto risalto. Ad un certo punto della sua carriera, dopo La vedova Fioravanti ( 1941 ), lo scrittore giunge ad una maggiore complessità di temi narrativi e ad una maggiore scioltezza formale. Lo stile diventa più analitico e complesso e le emozioni, più sommesse, comprendono pause riflessive venate da un’intonazione ironica. Lo scrittore inizia a servirsi del materiale dei ricordi e lo intreccia a motivi fantastici, combinando e contaminando le forme narrative con quelle del saggio o della divagazione lirica.

Il tema della provincia, a diversi livelli di approfondimento, è tipico dell’opera morettiana. Ci si trova di fronte ad un “provincialismo” delle prime opere che si rifà ad un’atmosfera crepuscolare dove viene messo in evidenza un mondo dai contorni un po’ ristretti, sonnolento e a volte e anche uggioso. Tutto questo appare legato al gusto italiano del momento, con riferimento a Fausto Maria Martini che pubblica nel 1910 le “Poesie provinciali” e anche a coloro, come Rodenbach o Mateterlink che possono considerarsi affini al crepuscolarismo. In un secondo momento, come nei “romanzi della mia terra”, l’analisi diventa più dettagliata nel descrivere soprattutto gli interni, dove certi elementi, che rappresentano il centro della vita domestica, assumono un ruolo simbolico, come il focolare ( l’aròla ) nel romanzo “Puri di cuore”. Un maggiore ampliamento del tema avviene con l’interesse per quanto accade nel paese, l’accurata descrizione degli ambienti e soprattutto con la “tipizzazione” dei diversi personaggi che mette in evidenza la loro mentalità tanto legata alle abitudini di vita di quella terra e di quella cultura. E, come scrive Giuseppe Zaccaria, “In questo senso la narrativa morettiana affonda precise radici in una tradizione ottocentesca, quella del regionalismo e del verismo, anche se da questa tradizione tende, soprattutto nelle ultime opere, ad affrancarsi.”

Il linguaggio della poesia e quello della prosa scorre parallelo nell’opera di Moretti con la conseguenza della scelta di una lingua molto vicina al parlato che si limita alla semplicità di una comunicazione piccolo-borghese fino a giungere alla cantilena infantile e alla cadenza ripetitiva con l’utilizzo di parole della quotidianità. Lo stile è pertanto da ricercare nei moduli crepuscolari ma anche in un usus scribendi molto personale con il ripetersi di termini e stilemi maggiormente elevati. Tra gli elementi distintivi dello stile morettiano persistono le parole-cose che servono a determinare in modo preciso gli oggetti oltre l’uso costante di diminutivi, di sostantivi e aggettivi che vogliono indicare il grigiore, la noia, la malinconia. Si aggiungono inoltre tutti quei termini tipici dell’infanzia legati al mondo della scuola, dell’amore materno e dell’uso domestico che ricordano l’ascendenza pascoliana.

Per quanto riguarda le situazioni espresse nei suoi romanzi, Moretti sceglie quelle più immediate e facilmente comprensibili dal comune lettore, sia che rappresenti il mondo popolare dei contadini o quello di ambienti borghesi, riprendendo gli schemi ottocenteschi che vanno dal bozzetto di carattere realistico alla ben delineata tipologia dei personaggi. L’ideologia dell’autore è già espressa nelle sue poesie dove si sofferma sulla crisi dei valori dell’uomo e sulla mancanza delle motivazioni umane per poter affrontare con serenità la vita. Ostinato e solitario, mite e tetragono, Moretti è, in definitiva, incapace di mercanteggiare i soccorsi mondani delle ideologie e delle retoriche contemporanee. ( Wikipedia )

LINK su eBAY:  Marino Moretti In verso e in prosa I Meridiani, Mondadori, 1979

 

 

 

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Letture per l’Estate by Libreria Aiace Montesacro

Arbëreshë

Musica Arbershe in Basilicata

San Costantino Albanese è una comunita’ di origine albanese. Il nome degli albanesi d’Italia è arbëresh. Secondo la tradizione, San Costantino Albanese sarebbe stato fondato da profughi Coronei, provenienti dalla città di Corone, nella Morea ( Grecia ), durante la quarta emigrazione avvenuta nel 1534, in seguito all’ occupazione dell’Albania da parte dell’impero Ottomano. Il re di Napoli li accoglie e li destina in varie parti del regno. Lazzaro Mattes, incaricato degli smistamenti, destina uno di questi gruppi presso il mandamento di Noja ( l’attuale Noepoli ). Sorge cosi’ il casale di San Costantino Albanese. Il paese è oggetto di alcuni privilegi regali: fino al 1671 i suoi abitanti sono esentati dalle tasse e dai pesi fiscali; i regnanti spagnoli vogliono premiarli per l’aiuto dato, in passato, nella battaglia contro i Turchi. Tra le cose che gli arbëreshë sentivano e sentono ancora oggi come loro peculiarita’ è la lingua, non solo come codice comunicativo ma simbolo stesso dell’etnia.
I costumi, le manifestazioni tradizionali e tutto l’ apparato folklorico e le consuetudini di vita contribuiscono, con la lingua, a caratterizzare l’ identita’ del gruppo etnico. La conservazione del rito Greco-Bizantino, fa ricadere la comunita’ sotto la giurisdizione ecclesiastica dell’ Eparchia di Lungro ( CS ).

La trasmissione della lingua e delle forme di cultura tradizionale è avvenuta per secoli secondo i meccanismi della tradizione orale, spesso all’interno delle famiglie.
Negli ultimi decenni la valorizzazione è avvenuta anche grazie a iniziative, quali corsi di lingua, iniziative culturali e musicali, promosse dalla scuola, dalle associazioni locali e dall’amministrazione comunale, nonche’ grazie a forme di volontariato.
Tra le figure più attive vanno menzionate quelle di Papas Antonio Bellusci, promotore della rivista Vatra Jone, la poetessa Enza Scutari, importante la sua azione sul piano didattico anche per quanto riguarda la valorizzazione della lingua; Pasquale Scutari per gli aspetti linguistici, Nicola Scaldaferri per quelli musicali.
A iniziare dagli anni 80 vanno menzionate varie associazioni quali il Circolo culturale Vellamja,Voxha Arbëreshe, Vatra Jone, Vjesh, tutte molto attive nella promozione di eventi di valorizzazione del patrimonio etnico, linguistico e musicale.Recentemente è stata istituita la Biblioteca di Cultura Albanese dove sono raccolti numerosi testi del mondo arbëresh. Sono presidi culturali importanti “L’Etnomuseo della Cultura Arbëreshe”, “La Casa Parco”, che ospita il Museo dell’Etnobotanica, mostre su aspetti antropologici e naturalistici, “Il Museo dell’Arte Sacra” e la Chiesa Madre con le sue splendide icone bizantine. Le manifestazioni culturali che vengono promosse sono numerose e di elevata qualita’. Uno sforzo maggiore andrebbe fatto nel campo della conservazione dell’antica lingua che andrebbe inserita anche come attivita’ didattica, insieme a tutte le altre attivita’ culturali arbëresh, gia’ praticate nella scuola. La lingua è l’elemento forte e fondante della nostra comunita’ e deve necessariamente essere tramandata alle future generazioni. ( Tratto da Regione Basilicata )

LINK a eBAY: N. SCALDAFERRI, MUSICA ARBERESHE IN BASILICATA

 

Reggio 1970: la Rivolta

I fuochi del Sessantotto e dell’autunno caldo non sono ancora sopiti, quando scoppia, quanto mai inaspettata, una rivolta violenta nel Sud d’Italia. A Reggio Calabria i cittadini scendono in strada per protestare contro la mancata assegnazione del capoluogo regionale. È il 1970. Fra tentativi eversivi di golpe e infiltrazioni della criminalità organizzata, gruppi neofascisti, al grido di «Boia chi molla», raccoglie la bandiera dell’insurrezione: un caso unico nella storia del­l’Occidente sotto l’egida del Patto Atlantico. Cosa rimane oggi della pesante eredità di quella rivolta? Qual è stato il prezzo pagato dalla città e dal Sud? Perché con il passare degli anni una tendenza costante ha tentato di rimuovere questo episodio cruciale della vita del nostro paese? Al centro della ricostruzione storica, la memoria, collettiva e individuale, di chi la rivolta la fece, di chi la subì, e di chi invece stette a guardare. La straordinaria combinazione di fonti orali – duecento interviste raccolte direttamente dall’autore – e di documenti inediti, fra i quali quelli custoditi al Foreign Office di Londra e per la prima volta portati qui alla luce, dà vita a un affresco unico di quello che è stato il sommovimento più aspro della Prima Repubblica. Esso non riguardò solo la grande e irrisolta questione degli squilibri del Mezzogiorno, ma si inserì nel più ampio contesto nazionale, mobilitando forze politiche e sindacali, governo e opposizione, movimenti di opinione, magistratura, polizia, servizi e forze armate, e attirando in riva allo Stretto centinaia di giornalisti, chiamati a raccontare e interpretare, per mesi e mesi, quella che Pier Paolo Pasolini avrebbe definito «una guerra civile dimenticata». ( Donzelli )

LINK a eBAY: FABIO CUZZOLA, REGGIO 1970, DONZELLI, 2007

Stalin e le Grandi Purghe

Nonostante le critiche mossegli da Lenin nell’ultima parte della sua vita e il duro contrasto con Trockij, alla morte di Lenin assunse progressivamente, grazie alla sua abilità organizzativa e politica e al ruolo di segretario generale del partito, il potere supremo in Unione Sovietica. Dopo aver sconfitto politicamente prima la sinistra di Trockij, poi l’alleanza tra Trockij, Zinov’ev, Kamenev e poi la destra di Bucharin, Rykov e Tomskji, Stalin adottò una prudente politica di costruzione del “socialismo in un solo Paese”, mentre nel campo economico mise in atto le politiche di interruzione della NEP, di collettivizzazione forzata delle campagne e di industrializzazione mediante i piani quinquennali, lo stakanovismo e la crescita dell’industria pesante.

A metà degli anni trenta, in una fase di superamento delle difficoltà economiche e di crescita industriale, Stalin cominciò il tragico periodo delle purghe e del grande terrore in cui progressivamente eliminò fisicamente, con un metodico e spietato programma di repressione, tutti i suoi reali o presunti avversari nel partito, nell’economia, nella scienza, nelle forze armate e nelle minoranze etniche. Per rafforzare il suo potere e lo Stato sovietico contro possibili minacce esterne o interne di disgregazione, Stalin utilizzò il vasto sistema di campi di detenzione e lavoro ( gulag ) in cui furono imprigionati in condizioni miserevoli milioni di persone.

Dopo la vittoria Stalin, divenuto detentore di un enorme potere in Unione Sovietica e nell’Europa centro-orientale e assurto al ruolo di capo indiscusso del comunismo mondiale, accrebbe il suo dispotismo violento riprendendo politiche di terrore e di repressione. Morì a causa di un’emorragia cerebrale nel 1953, lasciando l’Unione Sovietica ormai trasformata in una grande potenza economica, una delle due superpotenze mondiali dotata di armi nucleari, e guida del mondo comunista. ( Wikipedia )

LINK a eBAY: J. ELLESTEIN, STALIN, ED. LAVORO, 1986

 

Il Tempo dei Maghi

Lo storico della scienza Paolo Rossi definisce il secolo che va dal 1550 al 1650 come “il tempo dei maghi”. Definizione sorprendente, per chi pensa a quel secolo come al momento in cui è nata la scienza quale la intendiamo noi oggi. Tuttavia è ben vero che il pensiero magico è ancora, in quel lasso di tempo, al centro della cultura europea.
Occorre anche ricordare che nel Seicento varie corti europee costituivano centri di attrazione per maghi e astrologi, consultati dai regnanti – cui venivano talvolta attribuiti poteri taumaturgici – prima di prendere decisioni su questioni importanti quali di pace e di guerra, ma anche del tutto futili, come l’opportunità o meno di fare un bagno.
Astronomia e astrologia costituivano ancora due facce di una stessa disciplina: la prima era una scienza pratica, che aveva il compito di raccogliere dati, la seconda svolgeva la funzione di interpretare quei dati attribuendo loro dei significati. ( Tratto da Maria Pia Marenzana )

LINK a eBAY: PAOLO ROSSI, IL TEMPO DEI MAGHI, ED. MONDO LIBRI, 2006

 

 

Vita Economica di Roma nel Medioevo

Il fattore-economia riveste una primaria importanza nella società moderna, essendo un po’ la sua forza motrice. Naturalmente studiarne i vari elementi che compongono la sua particolare struttura, non può non significare un tuffo nel tempo. Poiché tutto ha radici in un «prima», l’indagine deve spingersi indietro, fino alle origini. L’economia è strettamente collegata con la storia degli uomini e dunque un’analisi del fenomeno è un’analisi dell’intero processo storico. È pur vero che, per più o meno lunghi periodi, sia per scarsa documentazione, sia per altre cause, lo studio è stato approssimativo o nullo, tuttavia a queste mancanze hanno posto – e pongono – rimedio le moderne ed accurate discipline di ricerca. La reviviscenza degli studi economici praticamente ha inizio nel secolo XVI e prosegue, in crescendo, fino ad oggi. Se già nel passato si volgeva l’attenzione indietro, verso un dato periodo dai particolari attributi, oggi, con le tecniche a disposizione, questo avviene con maggior frequenza. Così, lentamente, una tessera dopo l’altra, si ricostruisce il vasto mosaico lasciatoci in retaggio da coloro che furono. Ed una tessera, dalle sfumature inconfondibili, riguarda la Città Eterna. È la fase-passaggio dal libero Comune Romano alla Signoria dei Pontefici, periodo travagliato ma non a causa di influssi esterni: tutta «farina del proprio sacco», come si suol dire. Negli anni cui si riferisce il presente volume (1400-1607), maturano eventi non solo economicamente di rilievo, bensì di importanza civile, religiosa, politica

LINK a eBAY: MOSSA E BALDASSARI, VITA ECONOMICA DI ROMA NEL MEDIOEVO, 1971

 

 

Istoria del Concilio Tridentino

L’Istoria del concilio di Trento è un’opera di Paolo Sarpi, teologo, scienziato e storico veneziano (1552-1623). Sarpi, utilizzando gli archivi veneziani e documenti privati, ricostruisce le cause e le vicende del concilio nel periodo tra il 1523 e il 1563 e ne descrive l’esito. Nel breve proemio Sarpi, dopo aver esposto l’argomento dell’opera e le fonti alle quali ha attinto per scriverla, afferma che il Concilio è giunto a conclusioni opposte a quelle per le quali era stato convocato. Sarpi critica aspramente i risultati del Concilio che ha reso definitivo lo scisma tra cattolici e protestanti e ha rafforzato l’assolutismo della curia di Roma. L’Istoria del Concilio è un’opera di parte in cui Sarpi denuncia la natura politica dell’istituzione ecclesiastica e racconta la storia del suo consolidarsi come apparato di potere.

Paolo Sarpi ( Venezia, 14 agosto 1552 – Venezia, 15 gennaio 1623 ) è stato un religioso, teologo, storico e scienziato italiano cittadino della Repubblica di Venezia, appartenente all’Ordine dei Servi di Maria. Teologo, astronomo, matematico, fisico, anatomista, letterato e storico, fu tanto versato in molteplici campi dello scibile umano da essere definito da Girolamo Fabrici d’Acquapendente «Oracolo del secolo». Autore della celebre Istoria del Concilio tridentino, subito messa all’Indice, fu fermo oppositore del centralismo monarchico della Chiesa cattolica, difendendo le prerogative della Repubblica veneziana, colpita dall’interdetto emanato da Paolo V. Rifiutò di presentarsi di fronte all’Inquisizione romana che intendeva processarlo e subì un grave attentato che si sospettò essere stato organizzato dalla Curia romana, “agnosco stilum Curiae romanae”, che negò tuttavia ogni responsabilità. ( Wikipedia )

LINK a eBAY: PAOLO SARPI: ISTORIA DEL CONCILIO TRIDENTINO – SANSONI, 1966

 

 

 

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Romanzo giallo: Nozze – Per i Bastardi di Pizzofalcone

Bastardi di Pizzofalcone

Per i Bastardi di Pizzofalcone

I bastardi di Pizzofalcone è un romanzo giallo dello scrittore italiano Maurizio De Giovanni del 2013. Il romanzo è il primo tra quelli ambientati nel commissariato di Pizzofalcone, ma il secondo con protagonista l’ispettore Giuseppe Lojacono.

Napoli. Il commissariato di polizia di Pizzofalcone è allo sbando, quattro agenti implicati nel traffico di droga sono stati allontanati. Verranno rimpiazzati dagli scarti dei contigui uffici.

Il nuovo commissario è Luigi Palma, quarantenne dal temperamento gioviale, un tranquillo divorzio alle spalle ed un interesse esclusivo per il lavoro. Giuseppe Lojacono, allontanato ingiustamente dalla sua Sicilia, è il più brillante tra gli ispettori anche se la sua condizione familiare è deprimente. Francesco Romano e la giovane agente Alessandra Di Nardo sono stati trasferiti a causa dei loro modi troppo rudi, mentre al raccomandato Marco Aragona è data l’ultima possibilità di restare in polizia.

Della vecchia squadra di Pizzofalcone sono sopravvissuti solamente l’anziano Giorgio Pisanelli e la quarantenne Ottavia Calabrese, ciascuno con seri problemi familiari. Un gruppo accomunato dal fatto di non avere niente da perdere che per questo affronterà la prima indagine con inattesa serietà: scoprire chi ha ucciso la ricca benefattrice Cecilia Festa, moglie di un famoso notaio.

eBAY:  Nozze. Per i Bastardi di Pizzofalcone – De Giovanni Maurizio, 2019

 

 

 

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STORIA: Antonio Carioti: Alba Nera

Mussolini

QUANDO MUSSOLINI DA ROSSO DIVENNE NERO – IL LIBRO “ALBA NERA” DI ANTONIO CARIOTI RACCONTA COME SI GIUNSE ALLA MARCIA SU ROMA E ALLA NASCITA DEL FASCISMO IN UN INTRECCIO VINCENTE DI VIOLENZA, VOGLIA DI RIVINCITA E LOTTA ANTI-BOLSCEVICA – L’ASSEMBLEA DI PIAZZA SAN SEPOLCRO A MILANO DEL 23 MARZO 1919 A CUI PARTECIPARONO MARINETTI, FUTURI ANTIFASCISTI E MOLTI EBREI…

L’Inizio

Fedele al credo socialista del padre Alessandro, fabbro a Dovia di Predappio, Benito Mussolini si affina nelle frequentazioni giovanili in Svizzera dell’ esule russa Angelica Balabanoff, per seguire una carriera di militante che, dalla direzione di fogli di provincia e dalla collaborazione al periodico «La Folla» di Paolo Valera, lo porterà nel 1912 alla guida dell’«Avanti!». Un biennio di militanza intensa che si concluderà a fine ottobre 1914 sotto la spinta dei cambiamenti portati dalla guerra mondiale.

La Grande Guerra

La guerra trasformerà l’ Europa. E anche Mussolini non sarà lo stesso: il 15 dicembre 1917 pubblica il fondo Trincerocrazia , che «candida i reduci a classe dirigente del domani, forgiata dalla prova delle armi». E il 10 novembre dell’ anno successivo, dopo Vittorio Veneto, così il futuro Duce arringa gli arditi in piazza Cinque Giornate a Milano: «Il balenio dei vostri pugnali e lo scrosciare delle vostre bombe farà giustizia di tutti i miserabili che vorrebbero impedire il cammino della più grande Italia».

Il Programma sociale

l’ atto iniziale del fascismo, l’assemblea di piazza San Sepolcro a Milano del 23 marzo 1919, oltre a esaltare la guerra, il nazionalismo e l’antibolscevismo, prevede il voto ai diciottenni e alle donne, l’abolizione del Senato di nomina regia, la compartecipazione dei dipendenti nella gestione delle industrie, un prelievo fiscale sui grandi capitali, la nazionalizzazione delle fabbriche d’armi.

Dalla Crisi post-guerra all’incarico governativo del 30 ottobre 1922

( Spunti dall’articolo di Dino Messina su Corriere della Sera )

 

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Libri & Letture

LIBRI RARI: Le Novità by Libreria Aiace Roma Montesacro Talenti

Barthes

BARTHES, IL BRUSIO DELLA LINGUA

Roland Barthes, uno dei principali esponenti dello strutturalismo francese del ‘900, è nato a Cherbourg nel 1915 ed è morto a Parigi nel 1980. La sua ricerca si colloca al confine tra diverse scienze umane, assumendo una posizione del tutto originale, a metà fra il lavoro di ricerca teorica e quello di scrittura letteraria. Ha insegnato all’École Pratique des Hautes Études e al Collège de France. Di Barthes, Einaudi ha pubblicato: Elementi di semiologia; Saggi critici; L’impero dei segni; Critica e verità; Sistema della moda; S/Z; Miti d’oggi; Sade, Fourier, Loyola seguito da Lezione; Frammenti di un discorso amoroso; Barthes di Roland Barthes; La camera chiara; Il grado zero della scrittura seguito da Nuovi saggi critici; L’ovvio e l’ottuso; Il brusio della lingua; La grana della voce; Incidenti; L’avventura semiologica; Variazioni sulla scritturaseguite da Il piacere del testo; Scritti. Società, testo, comunicazione; Il senso della moda; Lo sport e gli uomini; Dove lei non è. Diario di lutto. ( Fonte: Einaudi )

Barthes.2

ENDE, LA STORIA INFINITA

La storia infinita ( titolo originale tedesco Die unendliche Geschichte ) è un romanzo fantastico dello scrittore tedesco Michael Ende, pubblicato nel 1979 a Stoccarda dalla Thienemann Verlag. Tradotto in più di quaranta lingue, il romanzo ha venduto oltre 10 milioni di copie nel mondo ed è diventato un classico della letteratura per ragazzi. La prima edizione in italiano risale al 1981, a cura della Longanesi.

La maggior parte della storia si svolge a Fantàsia, un mondo fantastico minacciato dall’espansione di una forza misteriosa chiamata Nulla, che causa la sparizione di regioni sempre più estese del regno. Il coprotagonista è Atreiu, un giovane guerriero che viene incaricato dall’Infanta Imperatrice di trovare una soluzione al problema di Fantàsia; il protagonista è invece un bambino del mondo reale, Bastiano Baldassarre Bucci, che, leggendo un libro sul Regno di Fantàsia, si ritrova progressivamente coinvolto negli eventi del racconto. Diventato anche lui parte di Fantàsia, Bastiano aiuta Atreiu nel tentativo di salvare il regno e dovrà infine trovare un modo per ritornare nel mondo reale.

L’opera è stata adattata in una varietà di media diversi, che vanno dal teatro ai videogiochi, dal cinema alla televisione. Proprio dal romanzo di Ende, Wolfgang Petersen ha tratto nel 1984 il celebre lungometraggio La storia infinita. ( Fonte. Wikipedia )

LINK a eBAY: ENDE, LA STORIA INFINITA, 1985

 

BACHTIN, DOSTOEVSKIJ

Nella vasta letteratura su Dostoevskij il libro di Michail Bachtin costituisce una tappa obbligatoria per chiunque si interessi del grande romanziere russo. Questo lavoro occupa infatti un posto centrale nella ricerca teorica e storica di Bachtin, il quale si è affermato come uno dei maggiori critici di storia letteraria del secolo. Il saggio di Bachtin non vuol essere una monografia critico-biografica tradizionale, né una ennesima interpretazione filosofica o psicologica di Dostoevskij. Attraverso una originale e magistrale analisi stilistica, Bachtin individua le categorie essenziali della «poetica» dostoevskiana e coglie la novità di questo mondo narrativo nella «polifonia», nell’insubordinazione delle «voci» dei personaggi a una conchiusa e cristallizzata concezione del mondo a esse estranea. Nel suo insieme e, esplicitamente, in alcune sue parti teoriche e storiche, questo studio ha anche un valore generale di metodo, aprendo prospettive nuove agli studi sulla struttura del romanzo. ( Fonte: Einaudi )

LINK a eBAY: BACHTIN, DOSTOEVSKIJ, PBE EINAUDI 1968

 

ACHILLE COMPAGNONI, OLTRE IL K2

Il volume contiene le pagine del diario che Achille Compagnoni scrisse nel 1954 in occasione della sua partecipazione alla spedizione italiana sul K2 e che fu pubblicato originariamente nel 1958 con alcuni testi aggiuntivi dello stesso Compagnoni, compresi anche in questa edizione. Erano quelli gli anni delle conquiste delle vette himalayane da parte delle nazioni occidentali. Agli italiani erano quasi naturalmente assegnati gli 8616 metri del K2: una sorta di tradizione lega infatti gli esploratori nostrani a quella vetta. La spedizione guidata da Ardito Desio culminò con Achille Compagnoni e Lino Lacedelli in cima al K2 nel tardo pomeriggio del 31 luglio. Questo libro non intende tuttavia concentrarsi esclusivamente sul K2. Il suo fine è raccontare la vita di Achille Compagnoni in occasione del centenario della nascita «dell’astronauta delle vette», come lo definì Salvatore Maria Righi. ( Fonte: Marsilio )

Compagnoni

SOMMERGIBILI IN MEDITERRANEO

Nella 2^ Guerra Mondiale l’importanza del sommergibile cresce sensibilmente; l’estensione intercontinentale del conflitto rende vitali le comunicazioni su tutti i mari e, di conseguenza, la guerra sottomarina assume un ruolo primario.

Mentre le costruzioni si susseguono a ritmo serrato ( nel corso della guerra l’industria nazionale produrrà ancora una trentina di battelli di linea, oltre a 22 “tascabili” ), le prestazioni dei sommergibili vengono vieppiù migliorate. Aumenta l’autonomia, che nei battelli oceanici raggiunge le 20.000 miglia, così come l’armamento ( fino a 14 tubi di lancio e 40 siluri ). Il siluro si perfeziona e diventa più affidabile. La quota massima scende oltre i 130 metri. La velocità in superficie raggiunge i 20 nodi. Per il combattimento in superficie, al cannone si aggiungono mitragliere antiaeree.

Per contro, anche le tecniche di lotta antisommergibile si affinano. L’elettronica fornisce mezzi di localizzazione subacquea ( “ASDIC” ) più efficienti mentre le bombe di profondità diventano più micidiali. L’aereo, poi, si rivela l’avversario più temibile per il sommergibile. ( Fonte. Marina Militare )

LINK su eBAY: I SOMMERGIBILI IN MEDITERRANEO, UFF. STOR. MARINA MILITARE

 

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Libreria Aiace in via Ojetti 36 Montesacro Talenti – Roma

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La Strage di Piazza Fontana a Milano – LIBRO: Valpreda dice

Piazza Fontana Strage

La Strage di Piazza Fontana a Milano

La strage di piazza Fontana fu conseguenza di un grave attentato terroristico compiuto il 12 dicembre 1969 nel centro di Milano presso la Banca Nazionale dell’Agricoltura e che causò 18 morti e 88 feriti. Considerata «la madre di tutte le stragi», il «primo e più dirompente atto terroristico dal dopoguerra», «il momento più incandescente della strategia della tensione» e da alcuni ritenuto l’inizio del periodo passato alla storia in Italia come anni di piombo. Per tanti aspetti si può parlare d’una storia della Repubblica prima e dopo piazza Fontana.

Gli attentati terroristici di quel giorno furono cinque, concentrati in un lasso di tempo di appena 53 minuti, e colpirono contemporaneamente Roma e Milano, le due maggiori città d’Italia. A Roma ci furono tre attentati che provocarono 16 feriti, uno alla Banca Nazionale del Lavoro in via San Basilio, uno in piazza Venezia e un altro all’Altare della Patria; a Milano, una seconda bomba venne ritrovata inesplosa in piazza della Scala.

Le indagini vennero orientate inizialmente nei confronti di tutti i gruppi in cui potevano esserci possibili estremisti; furono fermate per accertamenti circa 80 persone, in particolare alcuni anarchici del Circolo anarchico 22 marzo di Roma ( tra i quali figurava Pietro Valpreda ) e del Circolo anarchico Ponte della Ghisolfa di Milano ( tra i quali figurava Giuseppe Pinelli ). Secondo quanto dichiarato da Antonino Allegra, ai tempi responsabile dell’ufficio politico della questura, alla Commissione Stragi, gli arresti erano stati particolarmente numerosi e avevano interessato anche esponenti della destra estrema, con lo scopo di evitare che nei giorni seguenti questi individui, ritenuti a rischio, potessero dare vita a manifestazioni o altre azioni pericolose per l’ordine pubblico.

Da Milano il prefetto Libero Mazza, su segnalazione di Federico Umberto D’Amato, direttore dell’Ufficio affari riservati del Viminale, avvisò il Presidente del Consiglio Mariano Rumor: «L’ipotesi attendibile che deve formularsi indirizza le indagini verso gruppi anarcoidi». Ipotesi che si rivelò un depistaggio attuato proprio dall’Ufficio Affari Riservati.

Valpreda

Nei giorni successivi alla Strage di Piazza Fontana fu additato, con Giuseppe Pinelli ( morto in circostanze non chiarite, precipitando dalla finestra della Questura ), come colpevole a causa della testimonianza del tassista Cornelio Rolandi, che dichiarò di averlo portato col suo taxi in piazza. Valpreda sarebbe sceso con una valigetta e sarebbe tornato sul taxi senza di essa. Furono arrestati anche altri cinque aderenti al Circolo anarchico 22 marzo. Valpreda venne accusato anche dall’ex estremista di destra, poi avvicinatosi agli anarchici, Mario Merlino. L’alibi di Valpreda – era a casa di una prozia, poiché ammalato – non viene creduto.

Valpreda subì un forte linciaggio mediatico dai giornali ( spesso riportando le parole di Rolandi, «è lui!» ), che lo presentarono come «il mostro di piazza Fontana», epiteto apparso sul giornale del PCI l’Unità, che lo descrisse come «un personaggio ambiguo e sconcertante dal passato oscuro, forse manovrato da qualcuno a proprio piacimento»[; sull’Avanti! del PSI venne descritto come esponente di un gruppo anarco-fascista, un «individuo morso dall’odio viscerale e fascistico per ogni forma di democrazia»[3], il giornalista Bruno Vespa, in diretta dal TG1, lo presentò come il «vero» e sicuro colpevole, per Mario Cervi, che fa ricorso anche a stereotipi lombrosiani, «il crimine ha oramai una fisionomia precisa: il criminale ha un volto […] la sua salute è insidiata da un’infermità grave, il morbo di Burger. La menomazione che lo impedisce, lui ballerino, nelle gambe, potrebbe avere contribuito a scatenare una forsennata e irrazionale avversione per l’umanità intera».  …… ( Wikipedia )

Valpreda dice LIB *D19

 

 

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Libri d’Occasione by Libreria Aiace Roma Montesacro Talenti

GIORGIO MANGANELLI, TUTTI GLI ERRORI, RIZZOLI, 1986

Giorgio Manganelli nacque a Milano, aveva però genitori di origini parmensi. La madre Amelia Censi faceva la maestra, il padre, di origini umili, riuscì a diventare procuratore di borsa. E Giorgio aveva un fratello più grande, Fiorenzo, che sarà ingegnere. Laureatosi in Scienze Politiche presso l’Università di Pavia, dove fu allievo di Vittorio Beonio Brocchieri, insegnò per qualche anno alle scuole medie superiori tra le quali il liceo scientifico Paolo Giovio di Como, fu in seguito assistente di letteratura inglese presso la Facoltà di Magistero dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.

Nel 1986 Giorgio Manganelli ha pubblicato un raccolta di racconti, Tutti gli errori, tra cui il racconto Gli sposi.

Durante il cammino, lo sposo arriva in una piazza, ed ecco quel che accade …..

Al primo incrocio si apre una piazza circolare, e nel centro è una aiuola un poco meschina, e nel centro dell’aiuola sta un monumento alla giustizia con una grande, goffa, ingombrante figura femminile. Mi arresto a guardare da presso, e mentre esamino la forma pesante e opaca, mi si accosta un dignitoso signore, che mi chiede se voglio una descrizione attendibile della statua. [..] “Questa che lei può ammirare”, principia il dignitoso signore “è la statua della giustizia. La città è a ragione orgogliosa di un monumento così impegnativo dal punto di vista ideologico. Ella potrà ammirare la bilancia ” e mi indica l’ovvia, irritante immagine “che rappresenta equità e rigore. Noti le enormi chiappe, che esprimono la certezza che la giustizia non sia in alcun modo sfidabile, che essa è un luogo stabile anzi un trono. La donna, lei lo avrà notato, non è bella; per l’appunto, non è compito della giustizia presentare fattezze accattivanti, ma anzi lievemente disgustose. Essa non lusinga alcuno, non ama alcuno, non conosce alcuno. Può notare che lo sguardo è distratto e vacuo, giacché non è interessata che a se stessa. Tuttavia la sua potenza è enorme. [..] Alcuni anni or sono un vecchio più che novantenne davanti a questa statua venne colto da un subito stravolgimento, e confessò due delitti impuniti da lui compiuti nella sua lontana giovinezza. [..] Le ricerche subito condotte non rivelarono traccia alcuna di un così antico delitto; le avesse cancellate il trascorrere del tempo, o non fossero mai avvenuti i due delitti. Il vecchio, che non era possibile incriminare, dette in una forma di follia. [..] Fu infine chiaro che, avesse o meno costui compiuto un qualsiasi delitto, si era istituito tra il vegliardo e la statua un rapporto che poteva esser placato solo con un atto di giustizia. Un pio falso gli attribuì un delitto mai avvenuto, ed il vegliardo venne condannato [..]. Incidentalmente, qualche anno dopo la sua morte, nell’abisso venne trovato un teschio, e non è impossibile che egli fosse stato in effetti colpevole del delitto che pareva oggetto di fatua vanteria. Signore, la giustizia non può perdonare; se non trova un delitto ragionevole, ne contesterà uno insensato. Non il delitto, signore, crea la giustizia, ma questa quello. Spero che la contemplazione di questo essere poderoso e deforme la consolerà lungo la strada”.

Manganelli Giorgio

 

F. COARELLI, ROMA, GUIDE ARCHEOLOGICHE, MONDADORI, 2006

LA REGGIA DI NERONE: STORIA

Costruito prima del 64 d.C. ( anno dell’incendio di Roma ), questo edificio nacque come reggia personale di Nerone. Era chiamato originariamente Domus Transitoria, poiché era posta in mezzo al percorso che conduceva dal Palatino all’Esquilino; alcune informazioni sono state tratte da Svetonio, che racconta come uno scandalo il grande impegno profuso nell’edificazione di questo luogo. Caduto poi nell’oblio, furono i Farnese a riscoprirlo, identificandolo erroneamente come i Bagni di Livia. Fu l’inizio della deturpazione del palazzo: molti oggetti vennero prelevati, mentre gli affreschi vennero staccati dai loro muri e mandati a Parma.

LA REGGIA DI NERONE: COM’È

Il Parco archeologico del Colosseo ha restituito ai visitatori luoghi e percorsi da tempo inaccessibili, come l’itinerario di visita neroniano all’interno dell’area archeologica centrale che si estende dal Colle Oppio al Palatino. Il visitatore può toccare con mano, tra reale e virtuale, il genio costruttivo dell’imperatore e le sperimentazioni da lui ricercate nelle decorazioni pittoriche e marmoree. Gli elementi rimasti invariati rispetto allo status originario sono molteplici: tra i più impressionanti, uno spazio originariamente occupato da un ricco ninfeo ( elemento absidale al centro del quale sorgeva una fontana ) con giochi d’acqua, tra forme architettoniche simili a una quinta teatrale, oltre a un triclinio circondato da colonne di porfido e pilastri in marmi policromi. Visibili altre due stanze di cui restano i segni della preziosa decorazione di affreschi, stucchi e pavimenti marmorei, così come la zona della latrina, dove è conservata una parete con le tracce dell’originaria decorazione elementi vegetali tipici della pittura di giardino. La bellezza raggiunge il culmine con il pavimento della grande aula a tre navate sotto la Casina Farnese, forse l’esemplare più raffinato restituitoci dall’antichità romana.

 

CARPINTERI & FARAGUNA, POVERO NOSTRO FRANZ, LA CITTADELLA, 1985

Lino Carpinteri e Mariano Faraguna sono due autori tradizionalmente lasciati ai margini degli studi critici sulla letteratura triestina. Tuttavia, la loro narrativa che trova la sua espressione più complessa nella raccolta intitolata Le Maldobrìe, offre un punto di vista alternativo sulla difficile questione dell’identità culturale di Trieste e del suo entroterra. Le storie narrate nelle Maldobrìe evocano la vecchia Trieste imperiale e mettono in evidenza attraverso personaggi ordinari il difficile eppure ineluttabile rapporto con la cultura austro-ungarica. Il passato diventa uno specchio in cui, attraverso piccole vicende quotidiane, viene riesaminato un aspetto centrale ed insopprimibile dell’identità triestina.

L’impero austroungarico scompariva nel 1918. Ma per gli intellettuali e i poeti di quella civiltà, che videro
improvvisamente distrutta la loro società e con essa le basi della loro vita e della loro cultura, per gli scrittori austriaci che si trovarono sbalzati in un nuovo clima politico, alle cui esigenze la loro formazione non poteva essere adeguata, la vecchia Austria absburgica si presentava, e si presenta talvolta ancora, come un’epoca felice e armoniosa, come un’ordinata e favolosa Mitteleuropa in cui pareva che il tempo non corresse cosí veloce e cosí ansioso di dimenticare le cose e i sentimenti dell’ieri. Nella loro memoria quella veniva cosí ad essere “l’età d’oro della sicurezza”. ( Magris,
1996:13 )

 

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Libri & Letture

Depressione, Ansia, Paura di Vivere: i Libri possono aiutarci

 

Mente & Libri

Curare la mente con i libri

Ho trovato interessante questo articolo pubblicato nel 2012 su LINKIESTA

Un libro può essere utile per aiutarci ad affrontare piccoli e grandi problemi psicologici: ansia, depressione, aggressività, la paura di vivere o a superare la perdita di un amore. Certo la semplice lettura non è sufficiente per guarire. Ma un buon libro può essere uno stimolo importante per identificare un problema e avviare una riflessione su se stessi … il primo passo per iniziare un percorso psicoterapeutico.

Ferdinando Galassi, psichiatra e psicoterapeuta dell’ospedale Careggi di Firenze, si è preso la briga di passare in rassegna librerie e cineteche per andare alla scoperta di libri e film che possono curare la mente. È nato così il volume Pillole di carta e celluloide ( Franco Angeli ).
L’obiettivo del libro è quello di stimolare il lettore a riconoscersi nelle storie dei personaggi, a rivivere con loro le proprie emozioni, riconoscere piccole manie e grandi ossessioni. E quindi capire cosa lo faccia star male.

Registi e scrittori, in fondo, raccontano storie che si ispirano alla vita quotidiana, a uomini e donne che hanno i nostri stessi problemi. «Osservando, ad esempio, un innamorato che si dispera in maniera esagerata ed eccessiva, non solo cogliamo gli aspetti legati alla sua sofferenza ma possiamo vederne anche altri forse ridicoli. Se ci stiamo comportando in modo simile, rivediamo noi stessi allo specchio e, proprio grazie alla visione di quel film, saremo in grado di ridimensionare i nostri atteggiamenti esagerati ».

LIBRI

L’amore ai tempi del colera, di Gabriel García Márquez ( 1985 )

Storia di un amore ( tra Florentino Ariza e Fermina Daza ) che attende 53 anni, sette mesi e undici giorni, notti comprese per realizzarsi. « La tenacia e la pazienza di Florentino sono un inno alla capacità di attendere in amore. Se si desidera bisogna saper dare tempo all’altro ».

Indicazioni: per le persone che sono state lasciate, per le persone che sono sole e soffrono la solitudine.
Effetti collaterali: i sogni vanno sempre seguiti, ma non sempre si avverano. La cosa più terribile nella vita è voltarsi indietro e capire di non averci messo abbastanza impegno
Posologia: una volta l’anno o tutte le volte che non credi più nell’amore

Un’oscurità trasparente, di William Styron ( 1996 )

Libro autobiografico di uno scrittore che racconta la grave forma di depressione di cui ha sofferto nel 1985. Per una persona depressa curarsi non è un problema di volontà. Prendere dei farmaci può essere la cosa giusta ( proprio come fa chi ha la febbre alta ): permettono di stare meglio e di ricominciare a mettere energia nelle cose che piacciono. Ma non ci si può fermare qui.

Indicazioni: persone che assumono farmaci da molto tempo senza risultati.
Avvertenze: non basta prendere i farmaci per guarire, dopo essere stati meglio occorre andare a cercare le cause e le soluzioni dei problemi che hanno portato al disturbo.
Posologia: una volta sola

Briciole di Alessandra Aracchi ( 2002 )

Vita ordinaria di una famiglia borghese ( papà, mamma, tre figlie ). Sembra andare tutto per il meglio fino a quando Sandra, la secondogenita, entra improvvisamente in una fase anoressica. Bulimia e anoressia sono patologie che risentono delle dinamiche familiari: il non mangiare o abbuffarsi, in genere, è l’unica cosa che la ragazza riesce a sentire come sua. E che gli dà una sensazione di assoluta libertà rispetto alle pressioni familiari

Indicazioni: tutte le ragazze che sono fissate con la dieta e con il corpo magro, anoressiche, bulimiche e familiari di pazienti.
Controindicazioni: Non basta cambiare vita. Affidarsi a un tecnico esperto che abbia sintonia con il paziente è un valido aiuto. A volte indispensabile.
Posologia: leggerlo una volta sola in completa solitudine.

( Per Leggere l’Articolo completo di Roberta Gessaga )

Il gabbiano Jonathan Livingston

Il gabbiano Jonathan Livingston ( Jonathan Livingston Seagull, 1970 ) è un celebre romanzo breve di Richard Bach. Best seller in molti paesi del mondo negli anni settanta, diventato per molti un vero e proprio cult, Jonathan Livingston è essenzialmente una fiaba a contenuto morale e spirituale. La metafora principale del libro, ovvero il percorso di autoperfezionamento del gabbiano che impara a volare/vivere attraverso l’abnegazione, il sacrificio e la gioia di farlo è stata letta da diverse generazioni secondo diverse prospettive ideologiche, dal cattolicesimo al pensiero positivo, l’anarchismo cristiano e la New Age. Bach dichiarò che la storia era ispirata a un pilota acrobatico di nome John H. “Johnny” Livingston ( Cedar Falls, Iowa, 30 novembre 1897 – 30 giugno 1974 ), particolarmente attivo nel periodo fra gli anni venti e trenta

 

Il Gabbiano Jonathan Livingston

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Bella Italia – Libri Rari by Libreria Aiace Roma Montesacro

Roma

Bella Italia

Roma, che fu capitale dell’Impero romano, è stata per secoli il centro politico e culturale della civiltà occidentale. Dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente, l’Italia medievale fu soggetta a invasioni e dominazioni di popolazioni germaniche, come gli Ostrogoti, i Longobardi e i Normanni. Nel XV secolo, con la diffusione del Rinascimento, ridivenne il centro culturale del mondo occidentale, ma dopo le guerre d’Italia del XVI secolo ricadde sotto l’egemonia delle potenze straniere, quali Francia, Spagna e Austria. Durante il Risorgimento combatté per l’indipendenza e per l’unità d’Italia, finché il 17 marzo 1861 fu proclamato il Regno d’Italia che cessò di esistere nel 1946, dopo il ventennio fascista, la sconfitta nella seconda guerra mondiale e la guerra di Liberazione, quando, a seguito di un referendum istituzionale, lo Stato italiano divenne una repubblica parlamentare.

Al Regno d’Italia vengono quindi annessi il Veneto, al termine della terza guerra d’indipendenza e, dopo la presa di Roma, che nel 1871 diviene capitale d’Italia, il Lazio. Già nei primi anni dopo la riunificazione d’Italia le forti disparità socioeconomiche fra il settentrione e il meridione del paese determinano l’insorgere della questione meridionale legata al brigantaggio, fenomeno da cui emersero temuti capibanda come Carmine Crocco, Luigi Alonzi e Pasquale Romano.

A Vittorio Emanuele II succedono Umberto I (1878-1900), ucciso a Monza dall’anarchico Gaetano Bresci, e Vittorio Emanuele III (1900-1946); gli anni a cavallo del secolo vedono l’Italia impegnata in una serie di guerre di espansione coloniale in Somalia, Eritrea e Libia mentre il periodo prebellico, dominato dalla figura di Giovanni Giolitti, è caratterizzato dalla modernizzazione economica, industriale e politico-culturale della società italiana.

Durante la grande guerra l’Italia, inizialmente neutrale, a seguito della stipula di un trattato segreto che le accorda cospicui compensi territoriali, si allea alla triplice intesa contro gli Imperi centrali. Dopo due anni di guerra di trincea, il 24 ottobre 1917 l’esercito italiano, subita la disfatta di Caporetto, si riorganizza e contrattacca sulla linea del Piave pervenendo, sotto il comando di Armando Diaz e con l’apporto di giovani leve, alla vittoria finale nella battaglia di Vittorio Veneto ( 4 novembre ).

Vinta la guerra, l’Italia completa la riunificazione nazionale acquisendo il Trentino-Alto Adige, la Venezia Giulia, l’Istria e alcuni territori del Friuli ancora irredenti, ma non ottenendo la cessione di tutti i territori promessi col patto di Londra, vede diffondersi l’insoddisfazione per la cosiddetta vittoria mutilata. ( Wikipedia )

 

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