I babbei della guerra

Ultimamente sto seguendo meno le “mie” fonti: semplicemente sono stufo di avere cattive notizie, sono stanco di sentire le scemenze che combinano i cialtroni incompetenti che ci guidano in Europa e negli USA (Trump, cioè il Cazzaro Arancione).
Sfortunatamente notizie mi arrivano e non sono mai buone.

Sembra che l’improbabile tregua fra USA e Iran stia per terminare: è durata molto più di quanto pensassi e questo dà la misura della debolezza di Washington non che si cerchi davvero una pace duratura. Del resto Israele vuole la guerra e la distruzione dell’Iran e il Cazzaro Arancione obbedisce.

Peccato che in questo mese l’Iran si sia rafforzato: adesso ha il sostegno ufficiale di Russia e Cina. Non mi stupirei se avesse più lancia missili adesso rispetto all’inizio della guerra. E chissà quanto altro materiale bellico avrà ricevuto. Poi ovviamente c’è tutto il supporto dei servizi segreti di Cina e Russia: del resto Mosca deve avere una gran voglia di aiutare l’Iran a colpire obiettivi statunitensi proprio come Washington ha fatto e sta facendo con l’Ucraina.

Passando all’Ucraina si dice, da più parti, che l’Europa si sta preparando alla guerra con la Russia!!
E io mi chiedo: e chi la combatterebbe questa guerra? chi sarebbe disposto a sacrificare la vita per la Baronessa Tedesca? Per l’Europa della burocrazia, della censura, dei guerrafondai, delle banche?
Io credo che sarebbero pochi, molto pochi gli idioti che credono alle stupidaggini che ci raccontano i media. Si certo i vecchietti seguono ancora il telegiornale: ma i vecchietti non combattano. E gli adulti non sono cosi fessi…
Rimangano i giovani: loro non seguono la tivvù ma in (s)compenso si fanno infinocchiare dalle reti sociali. Ma, come ho ipotizzato anni fa, la manipolazione spudorata della tivvù dovrebbe aver in parte vaccinato anche i più giovani a fidarsi meno anche dei nuovi media. Insomma, in caso di vera guerra, la capacità persuasiva delle reti sociali dovrebbe evaporare molto rapidamente.
Ah, ho capito: i geni dal cervello piccino piccino che guidano l’UE forse puntano sugli immigrati!
Ma figuriamoci se questi: che in teoria scappano da guerre immaginarie hanno voglia di combatterne (e perderne) una reale!

Sì, perché l’Europa perderebbe rapidamente: non riuscirebbe minimamente a resistere una frazione del tempo che l’Ucraina sta resistendo: in Ucraina abbiamo infatti il fanatismo antirusso che, evidentemente è talmente forte da convincere una parte sostanziale degli ucraini a farsi massacrare. In Europa di certo qualche grullo, convinto di combattere il male, ci sarebbe di sicuro ma si tratterebbe di una sparuta minoranza…

Che altro? Volevo scrivere anche di altri argomenti ma al momento non ricordo più di cosa. Ne approfitto per chiudere prima del solito questo pezzo…

Peggio il Cazzaro Arancione o Capitan Demente?

Qualche giorno fa Tucker Carlson si è scusato con gli elettori statunitensi per aver sostenuto Trump alle ultime elezioni (per esempio v. “I am Sorry”; oltretutto canale molto divertente!).

Credo quindi che sia il momento giusto per dire la mia sull’argomento: peggio Trump o Biden?

Partiamo dalla prima presidenza: nel complesso io l’avevo considerata falsata dall’epidemia di COVID-19 non ben gestita quando però, effettivamente, non era ancora chiaro come si sarebbe dovuto agire; questo però aveva sballato tutti i suoi risultati in economia. Poi aveva evidenziato il pericolo cinese per l’occidente che, invece, era stato lasciato crescere e divenire dominante da tutte le precedenti amministrazioni. Il fatto che i media fossero contro di lui, rappresentandolo come un matto, mi portavano a portare che fosse effettivamente contro il sistema che sta sempre più falsando la democrazia (v. [E] 13 e 14). Certo, sapevo che era un miliardario, ma questo poteva anche farlo agire in maniera più libera e indipendente degli altri politici.
Alla fine il mio giudizio sulla prima presidenza Trump era stato un 6 di “incoraggiamento” nella speranza che fosse in grado di trasformarsi nella “farfalla” che speravo potesse essere. Sì, sono ottimista per filosofia di vita personale anche se di natura pessimista.

Poi c’era stato Biden: nel primo anno i sintomi di demenza non erano facilmente osservabile dall’esterno ma, diciamo dalla seconda metà della sua presidenza, divennero evidenti a tutti coloro che avevano gli occhi aperti anche se, è bene ricordarlo, i media occidentali facevano finta di niente e lo spacciavano per un grande statista…
Il mio giudizio in questo caso era un 4 a calare, nel senso che sarebbe andato a peggiorare (v. [E] 16.4).

Adesso siamo all’inizio del secondo anno di presidenza del secondo mandato di Trump ed è quindi possibile trarre delle prime conclusioni.
Inizialmente, notando le sue contraddizioni soprattutto in politica estera e in particolare nei confronti della Russia, pensavo che dovesse gestire una difficile opposizione interna nel partito repubblicano la quale continuava a volere la guerra semplicemente per guadagnarci direttamente grazie alle lobbi delle armi. Analogamente lo stesso comportamento ambiguo nel sostegno a Israele lo interpretavo come il tentativo di tenersi buona la lobbi sionista (che per questa campagna lo aveva pesantemente finanziato) senza però fare tutto quello che gli chiedeva di fare.

Invece la spiegazione è molto più semplice: anche Trump, a 79 anni, è partito di cervello.
Chiaramente la sua forma di demenza non è la stessa di Biden. Al vecchio democratico bastava dargli un gelato e lui firmava tutte le carte che la “sua squadra” gli passava. In pratica lui non decideva più niente ma erano i suoi “collaboratori” che decidevano per lui venendo a loro volta pesantemente influenzati da qualsiasi lobbi facesse loro un fischio.
La forma di demenza di Trump è invece molto diversa.
Permettetemi una citazione: «Il testosterone rende le persone impertinenti, egocentriche e narcisistiche.
Il testosterone incrementa l’impulsività e la tendenza a prendere rischi cosicché le persone fanno più facilmente ciò che è la cosa più stupida da fare.» (*1)
Se sostituite “le persone” con “Trump” sembrerebbero delle frasi che descrivono perfettamente l’attuale presidente.
Nel capitolo Sapolsky spiega che il cervello si adatta ed evolve in base alla situazione personale: se si abitua al successo e alla scarica di testosterone che questo comporta diverrà più ricettivo a esso (gli basterà meno testosterone per ottenere il suo solito effetto che aumenta la collaborazione fra corteccia prefrontale e amigdala). Nella demenza di Trump è chiaro però che il controllo, la moderazione, che dovrebbe portare la corteccia prefrontale al comportamento e alle decisioni sta perdendosi e il risultato è un Trump che agisce in base a impulsi del momento. Questa è la mia “diagnosi” ma, ovviamente, io non sono un dottore quindi prendete questa mia ipotesi per quello che vale cioè zero.

Resta il fatto che mentre la demenza di Biden rendeva il presidente facilmente controllabile dalla “sua squadra”, la demenza di Trump lo rende invece molto pericoloso perché aggressivo e irrazionale.
Non so quanto ci sia di vero che durante un’importante operazione delle forze speciali statunitensi in Iran che stava andando male, seguita dal presidente nella sala speciale da dove e possibile monitorare in tempo reale quando sta accadendo, Trump abbia dato in escandescenze e sia dovuto essere stato accompagnato fuori da tale ambiente. Come detto magari questa è solo una storiella esagerata con solo un 10% di verità ma trovo comunque preoccupante che, l’eventuale 90% fantastico del racconto, vada proprio a delineare un presidente incapace di controllare le proprie emozioni.

Poi, intendiamoci, sono ancora convinto che Trump abbia subito le pressioni esterne al suo gabinetto precedentemente dette: il problema è che invece di riuscire a gestirle e in loro completa balia.

Nel complesso forse Trump è ancora leggermente preferibile a Biden ma di poco, diciamo che è da 4.5, ma ha il potenziale per peggiorare molto di più: non so, 3 se continuerà a lungo la guerra con l’Iran, 2 o 1 se scatenerà una guerra con Russia e/o Cina.

Quello che mi ha portato a cambiare idea su Trump (se leggete la mia epitome, v. [E] 16.6, avevo tenuto aperte entrambe le possibilità: Trump che si destreggiava con lobbi e opposizione interna e quella di Trump che perdeva il senno, dando però la preferenza alla prima) è la gestione della guerra contro l’Iran. L’unica decisione razionale da compiere è quella di accordarsi per la pace ma invece le sue intenzioni sembrano essere del tutto diverse e, sempre più spesso, contemplano l’uso del nucleare.
Adesso mi è chiaro che Trump “non si sta destreggiando” ma che, molto più semplicemente, non è più la stessa persona del primo mandato ed è molto pericoloso non tanto per sé quanto per l’umanità.

La speranza è che Vance lo sostituisca per infermità mentale durante questo 2026, magari dopo le elezioni di metà legislatura (che dovrebbero bocciare completamente la sua politica). Improbabile però: proprio il fatto che non si sia fatto niente per Biden, la cui infermità era molto più evidente, rende difficile che si trovi il consenso necessario per dichiarare Trump inabile alla guida della nazione.
Biden infatti stava divenendo incapace di articolare semplici frasi di senso compiuto finendo per farfugliare o rimanere in silenzio, Trump invece chiacchiera a ruota libera pur dicendo molto sciocchezze: il problema è che ciò che è una sciocchezza per me può sembrare saggezza a un suo sostenitore…
Magari si potrebbe giungere a un messa in stato di accusa per altre ragioni legali, chissà…

Conclusione: anche io, come Carlson, ho sbagliato ma a differenza sua non chiedo scusa e, anzi, penso che neppure lui avrebbe dovuto farlo. Entrambi avevamo giudicato correttamente in base alle informazioni disponibili e su queste avevamo espresso la nostra opinione: che si potesse sbagliare era sempre possibile ma se non vi è stata malizia o desiderio di fuorviare l’opinione pubblica non c’è motivo di scusarsi. Ecco, magari si può essere addolorati per aver convinto altre persone, ma non c’è colpa. Quando un chirurgo, operando al proprio meglio, perde un paziente dice, giustamente, ai parenti che “gli dispiace” e non “chiedo scusa”.

Nota (*1): Mia traduzione tratta da “Behave” di Robert Sapolsky, (E.) Vintage, 2017, pag. 103.

La Milano Epstein

Non seguo la cronaca italiana ma ogni tanto qualche eco arriva anche a me: in particolare pochi giorni fa ho sentito dei commenti di giornalisti di Radio Sportiva grazie ai quali ho intuito, spero, il contesto generale del caso.

Se ho ben capito ci sono stato a Milano degli arresti di persone che ingaggiavano giovani ragazze per “pubbliche relazioni” e poi facevano da intermediari per offrire agli uomini facoltosi della città le loro prestazioni, anche sessuali, oltre a procurare droga non poi identificabile nel sangue. Sembra che anche calciatori quindi abbiano approfittato dell’organizzazione per festeggiare dei “dopo partita”. I giornalisti sottolineavano che l’organizzazione si rivolgeva a clienti della “Milano bene”.

Ma ragioniamo un po’ sul significato della locuzione “Milano bene”: “bene” di cosa? Di niente, semplicemente con “bene” si intende “facoltosa”: sicuramente non più “istruita” e, soprattutto, non più “virtuosa”.

Come scrivo in [E] 14.4 (e altrove!) l’Occidente sta attraversando un profondo declino in cui l’uomo, con i suoi diritti e le sue libertà di origine illuministica, sta venendo rimpiazzato al centro della morale dal denaro, dal profitto. Il bene non è basato sulla centralità dell’uomo ma solo sul denaro.

La virtù più alta di una persona oggi è data solo dal suo conto in banca.

Ecco quindi che lo slittamento semantico di “Milano bene”, che originariamente indicava la parte della società ritenuta migliore per i propri meriti imprenditoriali ma probabilmente anche per una forte etica del lavoro, per la capacità di riuscire a costruire ricchezza e forse anche per una certa cultura è passata a indicare semplicemente i più ricchi.

La riprova sarebbe se in epoca non sospetta, diciamo una generazione fa cioè negli anni ‘90, un calciatore, miliardario sì ma senza altre doti, sarebbe stato considerato far parte della “Milano bene” dell’epoca. Io credo di no. Adesso invece per accedervi basta avere una o due Ferrari.

Da notare che lo slittamento di significato sta andando oltre: la “Milano bene” adesso va a indicare non solo i più ricchi ma anche i più viziosi e moralmente corrotti.

Dove infatti il bene è il denaro tutto ciò che si può comprare diviene lecito: non importa quello che dice la legge. La legge è fatta per tenere in riga i poveri ma dovrebbe assecondare i desideri dei ricchi, pensano probabilmente nella “Milano bene”.

Ma questa tendenza, questa vera e propria deriva morale (v. [E] 14.3) non è specifica di Milano ma caratteristica dell’intero occidente.

L’organizzazione milanese era in piccolo per i facoltosi della città quello che l’isola di Epstein era in grande per super ricchi del mondo. Anche il livello di depravazione era proporzionale: a Milano “solo” prostituzione e droghe in casa Epstein stupri, cannibalismo e omicidi.

Ma è solo un problema di ricchezza con la ricchezza dei ricchi milanesi che si misura in milioni e non in miliardi: se puoi permetterti di buttare in una notte 10 milioni invece che 10.000 €/$ allora la fascia del comprabile, che come detto corrisponde al lecito, si amplia di svariati ordini di grandezza (*1).

Non credo che sia un caso che nel resto del mondo per ridicolizzare l’occidente sempre più spesso sento parlare di “alleanza Epstein” oppure, non senza ironia, l’operazione militare contro l’Iran è stata ribattezzata da “Epic” a “Epstein Fury”…

Al di là del suo significato polemico e denigratorio, l’identificare l’Occidente con la cricca di Epstein ha altri importanti valori: prima di tutto non si riconosce più all’Occidente nessuna superiorità morale; la maschera di democrazia e libertà sta venendo bene: quando la popolazione occidentale non fa più volontariamente quanto il potere si aspetta che faccia sempre più spesso viene semplicemente obbligata a farlo. La prova generale è stata fatta nel 2022 con il trattamento obbligatorio con un farmaco sperimentale che ancora oggi sta lasciandosi dietro una scia di morte, ma lo vediamo anche con la guerra contro la Russia e ancora di più con quella contro l’Iran.

La popolazione occidentale non vuole queste guerre e disperatamente il potere cerca di farle passare come giuste e necessarie riuscendoci, sebbene parzialmente e a fatica, solo grazie al controllo onnicomprensivo di tutti i media e di una classe di giornalisti che ha prontamente abbandonato la propria etica tradizionale per sposare quella della ricchezza, per obbedire al flusso di denaro di chi paga lo stipendio.

La seconda considerazione, volendo, ha forse un significato più positivo: parlando di “cricca Epstein” si distingue nettamente fra il volere della stragrande maggioranza della popolazione e i pochi che detengono effettivamente il potere.

Da sottolineare che questa differenziazione è possibile solo perché il mito della democrazia come “potere del popolo” è visto, o almeno è intuito, sempre più spesso come una semplice illusione. Non importa quale partito vinca le elezioni: alla fine non cambierà niente nella politica dei relativi paesi.

Perché chi comanda ha una propria agenda e se ne infischia della volontà popolare: sempre più spesso i politici a capo dei governi nazionali sono dei semplici prodotti mediatici pensati per massimizzare il consenso popolare e ottenere quei voti necessari a mantenere l’illusione democratica. Vedi, tanto per fare un esempio recente, Cicciobello ungherese.

Nota (*1): beh, di due ordini, circa 100 volte quindi…

Cicciobello ungherese

Non ho sentito cosa ha da dire il nuovo primo ministro ungherese eletto al posto di Orban: aspetto che le mie fonti me ne forniscano una sintesi.

Ho però visto qualche foto e ho riconosciuto il “modello”: il prodotto costruito a tavolino per piacere alla popolazione. Giovane e bello che i media però avranno spacciato anche per super preparato e qualificato. L’idea è che piace alle donne ma anche gli uomini, comunque, lo giudicano più facilmente competente se è di bell’aspetto. In realtà la sua unica qualifica sarà quella di saper farsi bello agli occhi della popolazione e di obbedire puntualmente agli ordini di Bruxelles.

Sì, ho anche letto il titolo di un articolo in cui fa la voce grossa contro la Von Der Leyen: niente di che, è solo per mantenere l’apparenza di indipendenza e non scontentare una parte della popolazione che dà per scontato che l’Ungheria faccia il proprio interesse e non quello della UE. Ma vedrete che, nelle decisioni importanti, si schiererà senza incertezze (se non a parole) dalla parte di Bruxelles.

Poi, se si brucerà rapidamente con scelte tanto europeiste quanto scellerate, verrà “ritirato” dai suoi produttori e sostituito: stavolta magari da una politica, giovane e bella, spacciata anch’essa dai media per preparatissima e competentissima. L’idea sarà quella che piacerà agli uomini ma anche la donna la voteranno in quanto “è tempo che una donna guidi il paese”.

Meccanismi già visti altrove e che hanno un insospettabile successo dato che i media sono estremamente efficaci nell’esaltare le immagini senza però far “toccare con mano” la loro impalpabile nullità…

Wilde e Sopolsky

Oscar Wilde diceva che se si riesce a resistere alle tentazioni è solo perché queste non sono abbastanza forti.

Wilde scherzava ma ovviamente non basta considerare la volontà individuale ma anche l’intensità dell’impulso: come direbbe Sapolsky la lotta è fra la corteccia frontale e il sistema limbico del cervello.

Qualcosa di analogo mi sembra si possa dire dell’influenza dei media e dell’intelligenza dell’opinione pubblica: non possono essere considerate separatamente ma in contrapposizione fra loro.

Poi, più che di intelligenza, sarebbe corretto parlare di infodinamica [E 3.10] ovvero di conoscenza applicabile e utile alle proprie scelte.

L’intelligenza di per sé dovrebbe solo servire a capire che quanto raccontano i media, in senso lato (compresi quindi, per esempio, le reti sociali, YouTube e altri siti Internet), è disinformazione e, più precisamente, il tentativo di manipolare in specifiche direzioni l’opinione pubblica.

Se l’intelligenza è sufficiente si va alla ricerca di altre fonti di informazioni non tradizionali (operazioni comunque non facile vista la difficoltà di trovare fonti affidabili) che, effettivamente, possono aumentare l’infodinamica della popolazione.

La guerra in Ucraina, dove la popolazione continua imperterrita a combattere una guerra inutile, da cui non ha niente da guadagnare e tutto da rimetterci, una guerra voluta dall’Occidente e combattuta col sangue della popolazione locale, già da sola dimostra quanto sia divenuta grande la forza dei media. Per qualche anno è stato coltivato l’odio contro la Russia e i russi e questo sembra ancora bastare e avanzare per mandare gli uomini a farsi massacrare al fronte.

Chiaro che in Ucraina non vi è solo una propaganda fortissima ma vi devono anche essere dei servizi segreti/reparti di polizia che da tempo devono scovare con grande abilità il dissenso ed estirparlo prima che si diffonda e diventi maggioritario.

È chiaro però che le nuove tecnologie, sia di comunicazione che di controllo, evidentemente rafforzano in maniera abnorme la capacità della propaganda dei media di manipolare la popolazione.

Partendo da questo dato era ovvio che in Ungheria un Orban isolato, con tutti i media contro, con l’UE guerrafondaia contro, con il “filantropo” Soros (e i suoi amici) contro, abbandonato dai presunti “amici” (Trump ma anche altre personalità politiche europee) perdesse le elezioni.

Non importa cosa ha fatto o perché: la sua vera colpa è stata quella di mettersi di traverso alla volontà di Bruxelles che non tollera che uno stato cerchi di rimanere sovrano facendo l’interesse della propria popolazione.

Da quello che ho saputo la sconfitta è stata schiacciante: questo significa solo che l’infodinamica della popolazione ungherese era bassissima.

Questo spiega anche il comportamento della Meloni che, obtorto collo, si piega ai ricatti di Bruxelles: sa benissimo che se l’UE le scatena contro i media, gli taglia i fondi e le mette di continuo il bastone fra le ruote (come del resto sta in parte già facendo) ecco che gli italiani la rimanderebbero subito a casa…

Signori, siamo in una dittatura democratica: [E 15.6]

PS: I riferimenti [E X.X] indicano i capitoli della mia Epitome (scaricabile gratuitamente QUI) dove approfondisco il relativo argomento.

Quanto reggerà la tregua fra Iran e USA?

Fino a quando Israele non riuscirà a infrangerla… e prima è meglio è!

Il fatto è che questa guerra è stata voluta da Israele (*1) e in particolare da Netanyahu: come ho spiegato altrove forse Trump è stato perfino ricattato, di sicuro raggirato, per convincerlo a bombardare l’Iran. L’obiettivo era un cambiamento di regime (che al momento non c’è stato) e, preferibilmente, la frammentazione dell’Iran che avrebbe permesso di controllarne facilmente le risorse energetiche.

Inizialmente Trump cantava vittoria ogni giorno ma, lentamente, si è reso conto che la vittoria non era rapida, che l’Iran era in grado di rispondere e di colpire le basi USA della regione, che lo stretto di Hormuz (con tutto ciò che comporta per il costo dell’energia) è controllato/bloccato da Teheran, che le navi statunitense devono stare ben lontane dalle coste dell’Iran perché altrimenti verrebbero attaccate da droni, che le munizioni antimissile scarseggiano, che i missili iraniani colpiscono molto più facilmente del previsto, che solo bombardando non si sconfigge uno stato determinato a resistere (vedi Ucraina), che per invadere l’Iran è necessario un esercito di terra dell’ordine del milioni di uomini…
Insomma potrei proseguire ma il succo è che, sebbene lentamente, Trump ha compreso molte cose e, principalmente, che sconfiggere militarmente l’Iran è tutt’altro che facile e che, comunque, le conseguenze economiche sarebbero terribili per l’Occidente e per il resto del mondo.

Fino a oggi l’Iran non sembrava intenzionato a trattare con gli USA ma ovviamente, non potendo neppure vincere, prima o poi avrebbe dovuto sedersi al tavolo delle trattative. Chiaramente Teheran voleva avere il coltello dalla parte del manico e imporre, almeno come base di partenza, le proprie condizioni. Decisiva sembra essere stato l’intervento dell’alleato cinese, con la mediazione del Pakistan, che inizia a risentire del problema di approvvigionamento di petrolio dalla regione (come anche il Pakistan stesso, l’India e, in pratica, tutto il resto del mondo).

Alla fine Trump da “buon” giocatore di poker, ha tentato un ultimo bluff promettendo tuoni e fulmini (in pratica l’uso dell’arma nucleare) per piegare Teheran, ma poi ha accettato una tregua di due settimane con una trattativa basata sulle 10 condizioni poste dall’Iran.

Ovviamente già non c’è più la certezza su quali siano esattamente questi dieci punti: Teheran fornisce un elenco e la stampa occidentale ne dà un altro. Inoltre Trump sembra stia facendo più di un passo indietro su condizioni che sembrerebbero imprescindibili per Teheran…

Comunque alla fine un accordo sarebbe possibile dato che Trump ha capito di non poter vincere e, anzi, rischia di perdere politicamente e anche l’Iran sa che non può vincere e che quindi, prima o poi, dovrà comunque accordarsi per la pace.
Il problema è Israele: non vuole la pace né si preoccupa della crisi economica mondiale che rischia di scatenare (tanto, male che vada, Washington aumenterà le sovvenzioni).
Già adesso Israele continua a bombardare il Libano: anche qui, come a Gaza, l’obiettivo se non è un genocidio è quello comunque di scacciare la popolazione locale per impadronirsi e colonizzarne i relativi territori.

Come farà saltare l’accordo Israele? Bo… può di nuovo ricattare/fare pressioni su Trump, può continuare ad attaccare il Libano, magari con provocazioni come stragi di civili (vabbè queste già le fa… ma magari potrebbe farle ancora più eclatanti) o distruzione di moschee, magari semplicemente attaccando direttamente l’Iran e provocandone la risposta militare…

Di sicuro Netanyahu tenterà di tutto per far saltare la tregua: il tempo che impiegherà per riuscirci sarà un interessante indicatore del suo livello di controllo, o almeno di influenza, su Trump.
Anzi, sarei sorpreso se non riuscisse a far saltare la tregua molto rapidamente, già nei prossimi giorni od ore…

Insomma vediamo quanto Trump riuscirà a fare gli interessi degli USA (e del resto del mondo) invece che quelli di Israele e capiremo quanto è libero di agire.

Nota (*1): per completezza mi pare giusto segnalare la teoria di Berletic secondo cui non è Israele a controllare gli USA ma il contrario: sarebbero gli USA a sfruttare Israele per controllare la regione facendo ricadere sullo stato ebraico tutte le colpe e il risentimento internazionale. La prova più “forte” di questa teoria è un documento pubblicato già una decina di anni fa da un “Think Tank” in cui già si prefigurava tutta la strategia geopolitica per il Medio Oriente come si è poi realizzata e che specifica, appunto, che Israele è una pedina di Washington.
La mia principale obiezione è che se Israele fosse controllato dagli USA allora che senso avrebbero tutte le influenti lobbi israeliane sulla politica statunitense? Semplicemente il “think tank” avrà scritto che Israele è la pedina nella regione degli USA per rendere il documento accettabile alla popolazione statunitense: tutto qui. Non una grande verità ma solo una piccola bugia.

Aggiornamento: apparentemente mentre scrivevo questo pezzo la tregua sembra già essere saltata: ancora non ne ho la conferma dalle “mie” fonti fidate ma comunque, per i motivi che ho scritto, non mi stupirei se la notizia fosse vera. Ovviamente “grazie” a Israele…
Ma aspettiamo per averne conferma: hai visto mai che l’Iran decida di costringere a osare ancora di più…

Umorismo cinese

Ogni volta che un mio conoscente va in Cina gli chiedo poi di come sia l’umorismo cinese: prevedibilmente non ricevo risposte soddisfacenti.

Oggi ho però scoperto dei meme che sbeffeggiano Trump e la disastrosa guerra contro l’Iran.

Non so cosa raccontano i media italiani, che suppongo allineati alla propaganda dettata da Washington, ma quando dico che nel resto del mondo vedono le cose in maniera diversa non scherzo. I seguenti meme cinesi ne sono la dimostrazione.

Veramente me ne ricordo solo due (i più divertenti però!):

1. Nel primo si vede Trump con un elmo da antico generale cinese e accanto la didascalia “Se non sai quello che fai nemmeno il tuo nemico lo saprà” firmato Don Tzu.

2. Nel secondo c’è la stessa immagine di Trump con la scritta “Se non hai un obiettivo non potrai venire sconfitto”, firmato Don Tzu.

Ovviamente si scherza sull’Arte della guerra di Sun Tzu che, in pratica, è una raccolta di consigli su come condurre una guerra. I consigli di Sun Tzu sono ricchi di buon senso e tuttora validi, questi di Don Tzu sono assurdi ma paradossalmente contengono anche un briciolo di verità.

È chiaro che è importantissimo non far capire al nemico quello che si intende fare e, in effetti, se si agisce in maniera casuale si raggiunge tale obiettivo.

Allo stesso modo se non si ha un preciso obiettivo allora potremo di volta in volta dire, in base a ciò che si è ottenuto, che lo si è raggiunto: sfortunatamente questi obiettivi non corrispondono alla vittoria!

O, da un altro punto di vista, si vince quando si raggiunge il proprio obiettivo e si perde quando non lo si raggiunge: il meme propone una doppia negazione della precedente affermazione che però non equivale più all’originale!

Insomma una rondine non fa primavera ma se questo è un esempio tipico di umorismo cinese allora mi piace moltissimo!

Lo referendum

Pur non seguendo la politica italiana ho scoperto che una di queste domeniche vi sarà un referendum sulla “giustizia”: “Le carriere dei magistrati devono essere divise fra giudici e PM?”.

Come sapete non seguo più la politica italiana perché totalmente irrilevante dipendendo, per le questioni importanti, da Bruxelles e/o Washington.

In passato ho scritto che il governo/parlamento italiano può decidere al massimo del colore della tappezzeria delle poltrone o, forse, del codice della strada. Ecco il livello è questo.

E questo referendum ne è l’ennesima conferma: la questione è nel complesso talmente irrilevante che non solo Bruxelles e Washington lascino carta bianca al governo italiano ma, addirittura, si fa decidere al popolo italiano. È talmente irrilevante che non c’è bisogno neppure del quorum: che vinca il “sì” o il “no” non cambia niente.

Ironicamente si dà agli italiani l’impressione che il loro volere valga qualcosa su una decisione marginale, politicamente caricata di significati che non ha o che comunque non dovrebbe avere, una questione puramente tecnica trasformata in ideologica. E infatti fra sinistra e destra non c’è differenza se non sull’irrilevante: come il colore delle bandiere e appunto se i PM possano trasformarsi in giudici e viceversa.

Non vi stupisce che non si pongano agli italiani questioni serie come “Volete aiutare Israele o i palestinesi”, “Volete continuare a sostenere il regime di Zelensky o volete l’energia a basso costo del dittatore russo”, “Siete a favore della guerra contro l’Iran?”. Per non parlare della sanità, del lavoro, delle tasse… tutte questioni serie su cui è MEGLIO non far riflettere gli italiani.

Su questi argomenti seri gli italiani non devono neppure pensare che la loro opinione possa valere qualcosa: qui decide tutto Bruxelles e/o Washington.

Quindi scannatevi pure sull’ossicino che la politica ha gettato alla popolazione italiana: personalmente io non perderò tempo neppure per scoprire il risultato di questo referendum che, lo ripeto, non vale nulla e non cambierà niente.

Operazione Epstein furioso

Considerazioni a “tiepido” sulla nuova guerra in Iran.

Procedo in ordine sparso dato che non ho voglia di perdere tempo dando un filo logico, più o meno coerente, alle varie idee. Le elenco qui di seguito così come mi vengono in mente…

– Questa nuova fiammata della guerra in Iran me l’aspettavo già da molti mesi e, anzi, sono sorpreso che sia iniziata a fine febbraio.

Il motivo, come spiegato nella mia Epitome, è che lo scopo della prima guerra non era quello di impedire la produzione di armi nucleari (che probabilmente Teheran non stava neppure cercando di ottenere) ma di avere un cambio di regime con una situazione tipo “siriano” o comunque un governo filo-occidentale pronto a disarmare il paese e renderlo vulnerabile agli altri paesi aggressivi della regione.

– In questo contesto vanno inquadrate anche le proteste popolari, nate spontaneamente ma presto cavalcate da servizi esteri, per cercare di ottenere un colpo di stato stile Maidan e simili a Teheran.

Stavolta però con probabilmente l’aiuto russo e cinese sono state presto interrotte le connessioni tramite Starlink che permettevano agli agenti stranieri e locali di coordinarsi insieme. Probabilmente molti agenti stranieri sono stati individuati e arrestati.

– Trump probabilmente non voleva questa guerra che per gli USA sarebbe controproducente forse anche in caso di rapida vittoria. Ma ormai è sempre più evidente che il Presidente USA è ricattabile e ricattato sul caso Epstein ed ecco quindi che ha accettato di farsi coinvolgere in questa guerra assurda ufficialmente per prevenire minacce immaginarie.

– Io credo anche che molti membri neo-conservatori della sua squadra, Marco Rubio per primo, lavorino contro il Presidente convincendolo a intraprendere iniziative rischiose con l’idea che, se ha successo, ne prenderanno parte del merito e se invece le cose vanno male scaricheranno su di lui tutta la responsabilità.

– Ora se gli USA non erano stati capaci di piegare gli Huthi dopo un mese circa di bombardamenti come pensano di poter avere la meglio contro l’Iran?

La Russia è da quattro anni che bombarda l’Ucraina ma come si può constatare i missili da soli non vincono la resistenza di un popolo determinato a resistere.

Credo quindi che questo attacco sia basato su un’unica labile scommessa: probabilmente i servizi segreti USA/Israele avevano segnalato la possibilità di assassinare Khamenei e che la sua morte avrebbe potuto innescare una nuova ondata di rivolte popolari che sarebbe stata cavalcata per portare al potere candidati filo-occidentali.

Nonostante quello che dicono i media occidentali di queste manifestazioni di rivolta al momento non c’è traccia mentre invece c’è stata una grandissima manifestazione per commemorare la scomparsa del leader religioso.

– Gli USA quindi cosa faranno adesso? Senza un esercito di terra non sembra che questa guerra possa venire vinta. I missili disponibili sia per attaccare che per difendersi sono estremamente limitati mentre l’Iran sembra averne in grandi quantità: soprattutto se i droni si rivelano essere efficaci come sembra allora per USA e alleati nella regione sono guai.

– Diversamente dalla precedente guerra del giugno scorso la risposta iraniana (di nuovo probabilmente è determinante l’aiuto russo e cinese) è stata immediata e forte: ora non starò a elencare qui le notizie non confermate da fonti occidentali ma, a naso, mi sembra che la risposta iraniana sia stata molto più dura di quanto gli USA si aspettassero.

– I prossimi giorni saranno necessari per capire l’evoluzione della guerra: io non credo che andrà per le lunghe come viene previsto anche dalle mie fonti. Il motivo è che già lo scorso giugno, pur dopo una risposta militare partita lentamente, già dopo 12 giorni Israele era in grandissima difficoltà e dovette richiedere l’intervento USA. Questa volta la risposta iraniana mi sembra essere significativamente più dura e da subito.

– Che opzioni hanno Israele e USA?

La speranza più concreta è una sollevazione popolare che però, al momento, mi sembra molto irrealistica (poi chiaro, anche io mi barcameno fra la propaganda occidentale e la propaganda iraniana e quindi tendo a basarmi sul mio intuito e buon senso più che su dati concreti: questo significa che magari domani gli iraniani scenderanno in piazza con bandierine americane e sceglieranno un genero di Trump come sultano con pieni poteri…). Un’altra possibilità è usare milizie terze: magari i curdi si faranno prendere per l’ennesima volta per il naso per combattere l’ennesima guerra senza avere in cambio niente? Io non credo…

Perché poi, ricordiamolo, l’Iran ha quasi 100 milioni di abitanti e con una bella fascia di popolazione giovane in grado di combattere…

– L’Iran ha poi la possibilità di minacce maggiori: non ha cioè già bruciato tutte le sue carte (“La minaccia è più forte della sua attuazione”). Chiudere lo stretto di Hormouz non è un problema fino a quando è possibile riaprirlo immediatamente in caso di accordi: non ha bisogno di minarlo ma già la minaccia di attaccare le nave che vi passano è sufficiente per renderle inassicurabili e quindi bloccarle nei porti. Poi vi è la minaccia di colpire i pozzi petroliferi: e questo sarebbe un problema che non si risolverebbe rapidamente. Poi potrebbe usare bombe sporche o, magari, colpire la centrale nucleare israeliana.

– Invece Israele e USA che cosa possono fare più di quanto non stiano già facendo? Beh, Israele potrebbe usare l’arma nucleare contro l’Iran ma sono abbastanza sicuro che questo segnerebbe anche la fine di Israele.

Coinvolgere altri paesi? I vertici europei hanno già detto coccodè ma di più non possono fare; i paesi della regione, sebbene tutti più o meno sotto il controllo americano, hanno la popolazione fortemente favorevole all’Iran e non credo che sarebbero in grado di mettere sul campo una forza militare significativa.

– Alla fine gli USA saranno costretti a cercare un qualche tipo di successo di qualche tipo, tipo bombardare qualche altro fantomatico centro di ricerca nucleare e far dichiarare così ai media di aver vinto e ritirarsi quindi in tutta fretta con la coda fra le gambe.

– MA a questa soluzione, che mi pare l’unica ragionevole possibile, si opporrà Israele che, se la mia ipotesi è corretta, ha Trump completamente ai propri ordini. Possibile quindi che Israele chieda agli USA di usare le loro armi nucleari per chiudere la guerra contro l’Iran e così, magari, far sopravvivere Israele (visto che Washington si prenderebbe gran parte della colpa). Non so… come detto anche gli USA non mi sembrano avere opzioni buone…

– La galline alla UE hanno detto coccodè: mi pare importante e giusto segnalarlo.

– In conclusioni i prossimi due-tre giorni saranno decisivi: se non ci sarà una sollevazione popolare in Iran contro il governo al potere non vedo come Israele e USA possano vincere questa guerra; importante sarà vedere anche se i danni causati dalle armi iraniane, in particolare dai poco costosi droni, diverranno ancor più significativi di quanto già non siano. Sarà anche importante vedere i movimenti delle varie flotte USA e se si allontano dall’Iran: del resto se dei missili o droni vengono lanciati contro la flotta è ovvio che, anche se il rischio che venga colpito qualcosa è basso, le navi di appoggio dovranno usare comunque i loro sistemi di difesa e, una volta terminati, anche se non hanno subito danni, allontanarsi per rifornirsi di ulteriori munizioni (ammesso che siano disponibili dato che ve ne è grande carenza).

– Per concludere secondo me la Cina potrebbe seriamente pensare di invadere Taiwan: io credo che in questo momento potrebbe riuscirci praticamente senza colpo ferire. Si possono realizzare tante cose quando si è forti e, soprattutto, i tuoi avversari sono degli incompetenti incapaci.