NAVARATRI DI PRIMAVERA

Navaratri, letteralmente le “Nove notti”, è una festività dedicata all’adorazione della Devi o Śakti, la Madre divina, l’espressione femminile di Dio. 

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Secondo il calendario tantrico indiano, l’anno è suddiviso in quattro periodi di 3 mesi. Questi periodi sono simili alle nostre quattro stagioni, ma in base ad un calendario lunare, non quello solare. Il passaggio da un periodo all’altro è l’occasione di celebrazione di diversi Navaratri.

Nelle sacre Scritture, in particolare nei Purana e nei Dharma-shastra, sono menzionate due Navaratri principali: la Vasantanavaratri  e la Sharanganavaratri rispettivamente una Navarati di primavera e una Navaratri d’autunno, ovvero i momenti di maggior transizione da una stagione all’altra e del relativo Dosha.

In molte tradizioni dell’India meridionale, i primi tre giorni sono dedicati a Durga, espressione divina di forza, di potente energia capace di distruggere i demoni dell’egoismo e dell’adharma; i tre giorni seguenti si adora Lakshmi, espressione della generosità, della luce che disperde l’ignoranza, della prosperità fisica e spirituale; gli ultimi tre giorni sono incentrati invece sul culto di Sarasvati, espressione della conoscenza pura e dell’arte.

Navaratri è uno dei periodi più importanti per la rigenerazione e armonizzazione della nostra energia a livello individuale e planetario.

Dal punto di vista astronomico e scientifico grazie al suo posizionamento nel cielo, la Luna è l’astro che maggiormente influenza l’umanità, è infatti il corpo celeste più vicino alla Terra; si tratta anche del pianeta più rapido e di conseguenza il suo ritmo condiziona e dinamizza la nostra vita. La Luna è 50 volte più piccola della terra, distante 360,000 km e il suo movimento di rivoluzione è di 27 giorni e una frazione. Dal punto di vista delle energie, la Luna capta, polarizza, ridistribuisce la luce polarizzata e i fluidi cosmici, di qui l’importanza di tale astro.

Dal punto di vista fisico sappiamo bene quali sono le influenze elettromagnetiche della Luna sul nostro pianeta, basti pensare alle maree (l’alta marea e la bassa marea). La Luna agisce sui liquidi, sulle mucose del corpo e sulle funzioni di procreazione e fertilità.

Dal punto di vista psicologico, la Luna coordina il ritmo e la stabilizzazione delle funzioni inconsce dell’anima. Coordina anche il sistema delle forme e della memoria, come anche il senso della maternità.

Il periodo di Luna nuova è il momento neutro, zero, nella tradizione indiana chiamato anche Shivaratri (la notte di Shiva). Questo giorno è un momento molto buono per iniziare una pratica spirituale e per iniziare cose nuove (per esempio smettere di fumare, smettere di bere alcol e in generale abbandonare le cattive abitudini di cui vogliamo sbarazzarci). E’ altresì un buon momento per realizzare tecniche di purificazione quali Vamana Dhauti, Shank Prakshalana, ecc. In poche parole se vogliamo liberarci di qualcosa, questo è il momento adatto.

Nella nostra vita quotidiana, attraverso i nostri sensi, le nostre azioni, le nostre parole e i nostri pensieri, abbiamo la tendenza naturale ad accumulare tante “cose” a livello del corpo, dell’energia, delle emozioni, della mente e dello spirito. Attraverso la pratica regolare e la meditazione, liberiamo gradualmente alcune cariche energetiche, alcuni traumi, energie represse ed emozioni che vengono bloccati nella nostra coscienza corpo-mente e che portiamo con noi, per lo più inconsciamente. Quei nodi, se non li indirizziamo, ci portano a riattivare incessantemente la nostra sofferenza, attraverso modelli di ripetizione negativi. Inoltre possiamo liberarci di tutte le tossine accumulate durante la stagione precedente. Utilizzando consapevolmente un periodo come Navaratri, si possono ottenere grandi benefici a tutti i livelli. La pratica degli asana sarà molto più intensa per attivare il fuoco ( ed il nostro metabolismo) e bruciare tutte le energie tossiche sedanti, sia in flow sia nel rimanere in un asana più a lungo.

L’azione di purificazione si amplificherà e approfondirà gradualmente nel corso di questi 9 giorni. Può interessare tutti i livelli del nostro essere simultaneamente o in successione.

Prestando più attenzione a ciò che mangiamo e beviamo puntando sulla purezza della nostra dieta, bere consapevolmente più acqua di qualità, (l’idratazione è uno strumento molto importante per aiutare a purificare e liberare blocchi energetico-emozionali dal nostro corpo).

In questi nove giorni prendiamo in considerazione la possibilità di amplificare la nostra meditazione e il rilassamento profondo, in termini di durata e / o la frequenza.

Prendiamoci piccole pause durante il giorno e adottare micro-pratiche di consapevolezza: ci fermiamo per un po’, chiudiamo gli occhi, respiriamo profondamente per tre volte e osserviamo per un minuto che cosa si manifesta a noi, senza giudizio, solo presenza. Se è possibile, facciamo questa micro-pratica almeno 5 volte al giorno o più. E adottiamo momenti di silenzio durante il giorno per centrare nuovamente noi stessi.

Connettendomi più con la natura e, se possibile in silenzio, con lunghe passeggiate,

Una piccolo Chicca: in questi giorni è consigliato un taglio dei capelli, anche più consistente, per riattivare e rinforzare la crescita.

 

Sirsasana

È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva. Anche se può sembrarvi sciocco o assurdo, ci dovete provare.
(Robin Williams nel film L’attimo fuggente)

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Śírsasana

Il suo nome completo è Salamba Shirshasana  deriva da SALAMBA, che sta per “supporto”, SÍRSA che significa “testa” e come sempre ASANA, “posizione”.

É considerata dai testi classici la “regina” delle posizioni. Nell’antichità si usava dire che “assicurasse l’immortalità”, ed oggi, la scienza moderna riconosce svariati benefici che si manifestano su tutto il sistema immunitario, sulla circolazione sanguigna e linfatica e sul sistema muscolare.

Śírsasana appartiene al gruppo delle inversioni, ovvero le posizioni in cui la testa è più in basso rispetto al livello del cuore.

La sensazione più forte che si ha in una pratica di inversioni è il senso di leggerezza e libertà, e i maggiori benefici sono legati proprio al capovolgimento della nostra stazione eretta.

Iniziamo con il dire una cosa fondamentale: non  esiste “il modo corretto” per eseguire un asana, ma ci sono varianti adatte a ogni individuo. Nelle inversioni questo aspetto è ancora più evidente perché ci si imbatte in un fattore particolare che è la paura. Non sempre, infatti, si ha facilità a cambiare il punto di vista, indipendentemente dalle capacità fisiche, ma questo non significa dover rinunciare ai tanti benefici delle inversioni.

Due sono i Vayu, (i soffi vitali), che vengono particolarmente attivati dalla pratica di questo asana: udana e vyana.

Udana significa “aria che si muove verso l’alto” e si concentra nella gola, nel torace, nei polmoni, nell’ombelico e nei seni nasali. È un soffio vitale che muove verso l’alto e controlla la nostra memoria, il controllo e la volontà.

Vyana letteralmente significa “aria diffusa o penetrante” e ha sede nel cuore, nei vasi sanguigni, nella cute, nelle ossa, nei muscoli e nei nervi. La sua funzione riguarda la circolazione del sangue dal cuore fino alle periferie e vi sono associati lo sbadigliare e sbattere le palpebre.

Le inversioni richiedono concentrazione e grande presenza, ed essendo posture dall’alto potenziale energetico è bene inserirle al centro di una  sequenza in modo da poter poi riportare in equilibrio corpo e mente.  Come si sottolineava prima a proposito delle paure legale a certe posizioni invertite bisognerebbe vederle come un’occasione eccezionale per guardare le cose e il mondo da un’altra angolazione.

Sirsasana può diventar, una volta presa padronanza della posizione, un’occasione di meditazione, perché, per mantenere l’equilibrio, bisogna far ricorso a una strategia respiratoria che aiuta a introvertire l’at­tenzione e dona calma e pace.

La Posizione sulla Testa apporta grandi benefici, alla funzione della tiroide, dell’ipotalamo e della pituitaria (controllore del sistema endocrino), migliorando la circolazione intracranica e rivitalizzando tutti i centri nervosi. Dunque, ricapitolando i benefici fisici vediamo che:

  • Migliora la circolazione sanguigna
  • È un potente tonico del sistema nervoso centrale
  • Regolarizza le funzioni dell’ipofisi e in generale di tutto il sistema endocrino
  • È un decongestionante degli organi addominali e aiuta a risolvere disturbi intestinali cronici come colite e stipsi
  • Aiuta la concentrazione e il buon umore come conseguenza di una maggiore sicurezza di sé

Nell’esecuzione teniamo ben fermi questi dettami:

La giusta distanza dei gomiti ed il ruolo delle mani

Dalla posizione dell’eroe, con le dita dei piedi puntate a terra, flettere il busto sulle cosce e portare i gomiti a terra davanti alle ginocchia. A questo punto, afferrare i gomiti con le mani :  questa è esattamente la distanza che deve essere mantenuta durante tutta la pratica di Sirsasana. Intrecciare le dita delle mani in modo che si formi una sorta di triangolo. E, tenendo i gomiti ben saldi al pavimento, portare gli avambracci e le mani avanti a formare un secondo triangolo i cui vertici sono i gomiti e le mani.

La sommità della fronte

Appoggiare la sommità della fronte (l’attaccatura dei capelli) in mezzo al triangolo formato dalle mani. Benché da più parti si sostenga l’opportunità di poggiare a terra la sommità del capo noi invece ribadiamo la necessità di poggiare delicatamente la sommità della fronte nel rispetto del tratto cervicale della colonna scaricando tutto il peso dell’esercizio solo sui gomiti, gli avambracci e le mani.

Il ruolo fondamentale degli addominali

La posizione finale si dovrà mantenere grazie a espirazioni prolungate, a un’antiversione del bacino e a un sapiente bilanciamento tra la muscolatura addominale e dorsale. Le gambe devono essere perfettamente tese e i piedi in flessione plantare (con le punte al soffitto). Il ritorno avviene esattamente come all’andata, con le gambe tese e riportate lentamente sul pavimento.

 

7 punti da non dimenticare (tratto da Yoga Journal)

  1. Più a lungo si tiene la posizione sulla testa meglio è! All’inizio è logico che non si supereranno che pochi secondi ma nel tempo bisognerebbe arrivare a tenerla per 5/10/30 minuti. Solo così, infatti, si mani­festeranno appieno i suoi potenti effetti.
  2. Eseguendo Sirsasana, il peso del corpo deve essere totalmente supportato dalle braccia, dalla posizione delle mani, da tutta la muscolatura addominale e dorsale (inclusa quella cervicale). Ciò non significa che il peso in qualche modo danneggi il tratto cervicale della colonna perché, quando il praticante ha ben compreso l’iter della posizione, sa che non deve scaricare il peso sulla testa. Addirittura la sommità della fronte dovrebbe appena sfiorare il pavimento. Ma è fondamentale sapere che i muscoli del tratto cervicale (sternocleidoma­stoideo, semispinale della testa, splenio, trapezio, etc.) debbono essere sempre tonici per reggere adeguatamente il ca­po che, da solo, pesa 7 Kg e mezzo circa!
  3. E ancora: i gomiti devono essere saldamente ancorati a terra. Se questi si sollevassero durante la pratica ci sarebbe il rischio di cadere e di farsi male. Non è detto che si debba arrivare immediatamente nella posizione finale: è prevista una fase intermedia in cui il praticante tiene le ginocchia raccolte al petto in attesa di allungarle verso il soffitto. Questa fase può durare parecchio, cioè fino a quando ci si sente pronti a completare Sirsasana.
  4. È altrettanto evidente che un principiante che affronta Sirsasana deve essere aiutato dal suo istruttore e che questi deve offrirgli la possibilità di appoggiarsi al muro fintanto che l’assunzione della postura sia diventata talmente facile e disinvolta da non costituire più un problema.
  5. Ogni asana si scioglie sempre esattamente come la si è assunta, ovvero seguendo il percorso inverso. Questo vale anche per Sirsasana.
  6. Nello yoga, le posizioni vanno sempre assunte e sciolte molto lentamente evitando di sommare disordinatamente dei passaggi. Ogni passaggio va eseguito sull’espirazione, perché è grazie a questa che i muscoli si rilassano quanto basta affinché la postura non risulti troppo faticosa per chi la esegue.
  7. Ricorda che Patañjali si è espresso molto chiaramente anche rispetto all’atteggiamento mentale da osservare durante la pratica dello yoga. Negli “Yoga Sutra”, sosteneva due concetti fondamentali:

I “stira sukham asanam”, che signi­fica “la postura deve essere stabile e comoda”;

II aparigraha, il “non possesso”, uno dei suoi precetti (yama).

Le posizioni rovesciate sono un ritorno su sé medesimo. Esse modificano i nostri abituali punti di riferimenti, implicano un lasciarsi andare. Simboleggiano l’equilibrio tra l’uomo e l’universo.
(Anonimo)

PASQUA

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“La celebrazione della Pasqua, come quella del Natale, può avere per ognuno di noi – in funzione del grado di risveglio spirituale, di apertura dell’anima e della sensibilità e del raffinamento interiore – anche un altro significato, più profondo, esoterico e in qualche modo personale (nel senso di vissuto con tutta la persona, stabilendo un legame diretto, reale di ognuno di noi con Dio). Per tali persone, la celebrazione della Pasqua non ricorda solamente la Resurrezione di Gesù Cristo, ma simboleggia la resurrezione della Coscienza Cristica in ogni Coscienza umana. La“Coscienza Cristica” è uno stato elevato di coscienza caratterizzato dal legame diretto, ravvicinato, con Dio, da una percezione globale ed obiettiva della realtà e da un infinito amore e compassione per tutto ciò che esiste.
La celebrazione della Pasqua significa, per chi è aperto nell’anima, la resurrezione di Gesù nella propria anima, cioè la sua propria resurrezione: solo questa resurrezione interiore ci può condurre verso le più elevate altezze dello spirito
In senso esoterico, Pasqua significa la resurrezione del grande insegnante e maestro che ha liberato l’umanità dalla servitù e dalle limitazioni materiali. Questa grande anima è venuta sulla Terra per mostrare in tutta la sua pienezza il cammino verso il vero Dio, onnipotente, onnipresente ed onnisciente. Egli ci ha voluto far vedere che Dio è l’intera Bontà, Saggezza e Verità, il tutto nel Tutto. Il grande Insegnante, la cui resurrezione ci viene ricordata con questa festa, è stato mandato per mostrarci e farci capire che Dio non si trova solo al di fuori, ma anche dentro di noi, che Egli non si separa (non è separato) mai da nessuna delle sue creature, che è sempre un Dio giusto e pieno d’amore, presente in tutto, che sa e conosce tutto e contiene tutta la verità. Tutta la conoscenza del mondo non ci potrebbe dare nemmeno una comprensione parziale dell’intero significato di questa santa resurrezione.
Il ruolo di questo grande insegnante ed educatore è immenso – una convinzione che speriamo sia condivisa da tutti, sia credenti che atei. Egli è venuto a noi per farci capire meglio la vita qui sulla terra. Egli ci ha mostrato che tutte le limitazioni materiali provengono dall’uomo, e che non dobbiamo mai vederle diversamente. Applicando i Suoi insegnamenti potremmo realizzare le Sue stesse cose, anche maggiori come Lui stesso ci dice. Gesù Cristo è venuto per mostrarci in modo ancor più esplicito che Dio è l’unica e grande causa di tutte le cose, che Egli è Tutto.
Quindi, non dobbiamo solo sostenerci sull’intermediazione e sull’amore di Gesù, ma seguirne anche il cammino e gli insegnamenti. La Sua resurrezione in questo senso deve ricordarci i Suoi insegnamenti, che si possono riassumere in poche parole nella predica del monte: “Siate perfetti, cosi come vostro Padre è perfetto”. La gioia della Sua resurrezione non significa solo che Lui si prenderà tutti i peccati del mondo, salvandolo cosi, quanto il fatto che ci mostra la via verso Dio, incarnandola con l’infinito amore, la saggezza e la felicità di sapere che la Sua immensa anima ci abbraccia e sostiene i nostri sforzi di voler vivere una vita divina, qui sulla terra, e avvicinarci cosi a Dio. Gesù è sempre presente, siamo noi che a volte lo dimentichiamo, e le sante feste ci aiutano a ristabilire – almeno temporaneamente – questa relazione con Lui.
Ci sono molte supposizioni sul modo in cui Gesù abbia ricevuto l’insegnamento divino. Ma questo è un fattore poco importante, dato che comunque tutto proviene da Dio, la fonte unica di tutte le cose. Ricevendo a nostra volta questo insegnamento, tramite la lettura dei libri sacri o per rivelazione, ma prima di tutto aprendo i nostri cuori verso Gesù, faremo in modo che i suoi insegnamenti germoglino in noi, per poterli offrire a nostra volta, per poter ricevere poi ancor di più. Donare, qui non necessariamente significa insegnare agli altri, quanto vivere pienamente nel suo spirito – significa essere un canale cosciente tramite il quale l’amore divino si riversa nel mondo, significa essere una “colonna di luce” che unisce la terra al Cielo, significa vivere in permanenza a contatto con la presenza Divina, nello stato di Coscienza Cristica – essere dei veri e propri Figli di Dio su questa Terra.
La festa della Pasqua deve ricordarci il fatto che Gesù non è venuto per portarci un nuovo dogma, ma per aiutarci a capire che siamo Figli di Dio, per aiutarci a vivere questo legame diretto con Dio – questa è la Via, la Verità e la Vita.
Per vivere pienamente il momento della resurrezione di Gesù Cristo (la celebrazione della Pasqua) possiamo evocare anticipatamente la gioia di questa festa, inducendo in noi uno stato trasfiguratore di attesa, come quella che anticipa un miracolo. Cercheremo di avere uno stato quanto più armonioso ed elevato, che ci faciliterà la percezione diretta del significato spirituale della celebrazione della Pasqua. Allo stesso modo, cercheremo di avvicinarci nell’anima quanto più a Gesù, con affetto e umiltà, per ristabilire il legame – che dovrebbe essere permanente – con Lui. “
(tradotto da www.yogaesoteric.net)

HOLI -IL SIGNIFICATO DEI COLORI

I significati dei vari colori nell’Holi Festival:
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I significati dei vari colori nell’Holi Festival:
Verde: in principio simboleggiava l’inizio di una stagione agricola prosperosa. Oggi vuol semplicemente inneggiare a un nuovo inizio, a una rinascita spirituale e alla ricerca della felicità. Il verde è anche il colore dell’Islam e per i tanti indiani musulmani l’utilizzo di questa polvere significa celebrare la natura, ovvero la massima manifestazione di Dio.
Blu: il blu rappresenta l’acqua, ovvero vita e potenza. Senza acqua non ci sarebbe vita sulla terra, ma allo stesso tempo l’acqua è uno degli elementi più potenti in natura, in grado di distruggere qualsiasi cosa l’uomo abbia creato. Scegliere questo colore significa invocare maggior potenza, vitalità e forza.
Giallo: la polvere gialla si ottiene principalmente dalla curcuma, un alimento che nella cultura indiana viene considerato quasi magico per i poteri benefici e curanti. Prima di un matrimonio, in India, si cosparge un po’ di curcuma sulla sposa per incrementare la sua fertilità. Durante l’Holi Festival si utilizza il colore giallo per guarire da una malattia oppure come protezione dai problemi fisici.
Rosso: il rosso simboleggia ricchezza e benessere. Nel mondo occidentale il rosso significa passione ed erotismo, mentre nella cultura indiana ha un significato più ampio, che include sì la fertilità (da un punto di vista di purezza, non erotico), ma soprattutto l’abbondanza nel senso più ampio del termine. Utilizzare il colore rosso è adatto a coloro che vogliono di più nella loro vita, anche a livello materiale.

LA FESTA DI HOLI

Il Festival di Holi, o Festa dei Colori, è un evento importante che si svolge ogni anno nell’intera India e nasce come celebrazione della rinascita interiore dell’uomo.
È un grandissimo inno alla gioia dove si abbandona ogni dolore e afflizione per abbracciare la vita in tutta la sua bellezza.
Holi si celebra nei giorni che precedono la luna piena del mese di Phalguna (febbraio-marzo).
Questa festa segna l’inizio della primavera, perlappunto il momento di rinascita della vita in natura, e rievoca racconti presenti nei testi sacri. Originariamente legata all’agricoltura, Holi è anche un’occasione per festeggiare i primi raccolti dopo l’inverno.
La celebrazione avviene nel corso di due giornate; il primo giorno si compie un falò con richiami al significato dei miti associati alla festività, quindi alla vittoria del bene sul male. Il secondo giorno è dedicato interamente al puro divertimento. La comunità intera, senza distinzioni di alcun genere, classe o religione, scende per le strade e si “sbizzarrisce” in giochi esuberanti; ci si lanciano polveri o acqua colorate; si danza e si canta insieme e si scambiano ghiotti dolcetti.
Molti sono i miti legati alla festa di Holi. Tra i tanti ve n’è uno proprio carino che vi riporto.
Questo mito è legato alla figura del Dio Krishna e, in particolare, al suo grande amore per Radha.
Si narra che il Dio Krishna, quando era bambino, fosse geloso della carnagione chiara di Radha rispetto alla sua che era molto scura. Si lamentò di questo con sua madre, Yashoda, la quale scherzando gli consigliò di mettere del colore sul viso di Radha e vedere come sarebbe cambiata la sua carnagione.
Il giovane e dispettoso Krishna prese sul serio le parole della madre e così colorò il volto di Radha.
Il gioco d’amore tra Krishna, Radha e le Gopi che si gettano acqua e polveri colorate è diventato così popolare che la festa di Holi lo ripropone.
Namasté
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LE POSIZIONI INVERTITE NELLO YOGA

“…è improbabile che Kundalini possa risvegliarsi solamente con la pratica di queste asana, mentre è sicuro che le posizioni invertite aiutino a migliorare la qualità della meditazione e della concentrazione, raffinando la consapevolezza e rendendola capace di accedere a livelli inesplorati della mente.”

Satyananda Saraswati:

DEBORAH

 

Le posizioni invertite rivestono un ruolo fondamentale nella pratica dello yoga e sono tra gli asana più spettacolari dello yoga. Non sono posizioni naturali ed è vero che per alcune ci vogliono anni di pratica, ma dati i numerosi benefici che portano vale la pena studiarle e padroneggiarle.

Vediamo perché il mettersi a testa in giù sia così benefico per il nostro corpo nella sua interezza( corpo fisico, mentale e spirituale).

Alla sommità del nostro capo risiede il nostro 7° chakra (sahasrara) ed in esso risiede il Soma o Amrta, ossia il liquido dell’immortalità.

Questo potente elisir, partendo dalla sommità del capo, scende nella gola attraversando il 5° chakra (vishuddha), per poi continuare il suo percorso fino ad essere divorato dal fuoco di Manipura chakra, il centro energetico del plesso solare che si trova all’altezza dell’ombelico.

Le posizioni invertite hanno la capacità  di bloccare questo processo, opponendosi alla forza di gravità. In questa maniera si impedisce  al liquido di scendere e di essere consumato dal fuoco di Manipura.

Il beneficio con  questa pratica è il rallentamento del processo di invecchiamento.

Dal punto di vista energetico mettersi a testa in giù fa bene in quanto viene favorita l’ascesa di Kundalini, la nostra energia spirituale, che giace dormiente alla base della nostra colonna vertebrale nel muladara chakra, verso i chakra superiori.

Una volta raggiunto il chakra della testa  dove si trova anche il nettare dell’immortalità, si raggiunge lo stato di beatitudine o di illuminazione, chiamato Samadhi.

Quindi, lo scopo degli asanas invertiti, da un punto di vista energetico, è quello di stimolare i chakra inferiori, di aprire il canale energetico principale (sumshumna) e preparare il corpo per l’ascesa di Kundalini.

Nelle culture orientali si parla dell’esistenza di correnti positive e negative (Yin e Yang nella cultura cinese) e che un flusso di energia cosmica discende dal cielo verso la terra, come da un punto di vista strettamente scientifico il cielo ha una carica positiva mentre la terra ha una carica negativa. Questo fa si che nell’essere umano (nella sua postura eretta) questo flusso energetico lo attraversi dall’alto verso il basso. L’attraversamento di questo tipo di energia influenza tutte le attività nervose del nostro corpo , comprese tutte le attività celebrali di natura elettrica.

Nelle posizioni capovolte, questa energia scorre ed agisce in senso opposto, ripristinando equilibrio nell’essere umano.

A livello fisico che mentale, gli asanas invertiti, migliorano lo stato di salute generale, aiutando  a ridurre ansia e stress e aumentano la sicurezza in noi stessi, aumentare la concentrazione e la resistenza fisica ed il ritorno venoso e linfatico.

La circolazione venosa svolge un ruolo fondamentale nella purificazione del sangue, in quanto ha il compito di raccogliere il sangue carico di anidride carbonica e di scorie del metabolismo e di ricondurlo, passando attraverso fegato e reni, al cuore e in seguito ai polmoni, dove viene filtrato dall’anidride carbonica e rifornito di  ossigeno. In questo sistema circolatorio il ritorno è favorito dall’azione di pompaggio del cuore

Il sistema linfatico invece, svolge una importantissima funzione di drenaggio, e rappresenta, per così dire, un sistema di circolazione parallelo a quello venosa, in quanto si occupa di trasportare la linfa, un liquido composto da materiale di scarto, globuli bianchi, proteine, grassi ed altre sostanze che vengono veicolate agli organi di depurazione (fegato, reni, polmoni, linfonodi). La sua risalita avviene con la contrazione dei muscoli andando contro l’azione di gravità della terra.

Una eccessiva immobilità, dovuta magari ad una vita sedentaria, porta ad una mancaza di azione muscolare portando la linfa tende a ristagnare nei tessuti, specialmente nelle gambe.

Per questo motivo, mettersi a testa in giù contribuisce ad eliminare i ristagni di tossine nelle gambe, negli organi addominali, e ad attivare il sistema immunitario. Questo processo nutre le cellule di tutto l’organismo, cervello compreso.

Le inversioni, infatti, apportano un ricco afflusso di sangue ossigenato al cervello, lasciandoci una piacevole sensazione di freschezza mentale e stimolano le funzionalità della ghiandola pituitaria, ghiandola che è predisposta a  secernere ormoni e di svolgere importanti funzioni di controllo di numerosi organi, tra cui la tiroide e gonadi, facendola funzionare in modo più efficiente.

La  pratica delle posizioni capovolte, favorisce di conseguenzail funzionamento del sistema ormonale del corpo, con un effetto di  equilibrio e tranquillità mentale. Sono inoltre molto rilassanti: se tenute in maniera più passiva, come nel caso di sarvangasana o semplicemente di uttanasana,  rilassano profondamente e velocemente, calmano e rinfrescano.

Agiscono anche sul nostri Ego: molte di queste posizioni, dato l’impegno che richiedono per essere padroneggiate, bilanciano l’ego e stimolano la pazienza, il coraggio e la prudenza.

Inoltre  quando il corpo entra in un asana capovolta, il respiro diventa lento e profondo, agevolando lo scambio tra anidride carbonica ed ossigeno, favorendo così, la corretta respirazione.

 

Nell’esecuzione occorre usare la massima attenzione ed eseguirle con gli appoggi in maniera corretta, altrimenti si rischia di farsi molto male, soprattutto per le posizioni sulla testa dove, se non bene eseguite, si va a caricare erroneamente sulla rachide cervicale, danneggiandola. È bene eseguirle con l’ausilio di un maestro fino a quando non si padroneggia completamente la posizione in sicurezza.

Buone pratica – Namastè

Nella foto la posizione di Ardha Mukta Hasta Sirshasana eseguita dalla Maestra Deborah Sgueglia

 

 

VASANTA, LA PRIMAVERA depurazione e rinascita

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È finalmente arrivato l’Equinozio di primavera. Il 21 aprile cambiamo stagione.

La primavera, in natura, e quindi anche per gli esseri umani, è la stagione della ri-nascita e del rinnovamento, dei fiori e delle foglie, esplosione di vita. Le giornate si allungano e dopo il lungo e buio letargo dell’inverno la vita torna a fiorire, pronta per dare i suoi frutti.

La linfa nella vegetazione che durante l’inverno era stata portata per protezione verso il basso risale per generare nuova vita.

Questa “inversione” è la medesima anche nel nostro corpo: la linfa si mette di nuovo in movimento, per portare fuori le tossine accumulate durante l’inverno e risvegliare l’intero organismo.

In India questa stagione viene chiamata Vasanta, che in sanscrito significa “brillante” e viene celebrata con la festa Vasant Pañcamī in onore della dea Saraswati, il colore per questa festa è il giallo, quello del sole e del polline.

Anche per noi umani seguire i ritmi della natura, ascoltare il cambiamento e promuovere l’equilibrio per mantenere il benessere fisico e mentale è indispensabile alla salute.

Kapha dosha - ayurvedic human body constitution. Combination of earth and water elements. Vector illustration.
Kapha dosha – ayurvedic human body constitution. Combination of earth and water elements. Vector illustration.

Per l’ayurveda questa è la stagione kapha.

Kapha è composto da acqua e terra (due elementi pesanti). Le sue qualità sono: umido, freddo, pesante, lentezza, morbido, appiccicoso e statico.   I luoghi principali in cui Kapha si manifesta nelle sue “qualità” nel corpo umano sono: il petto, la gola, i polmoni, la testa, i tessuti adiposi, i tendini, le secrezioni liquide del corpo e nel plasma.

Kapha ammorbidisce il cibo, costruisce i tessuti, lubrifica le articolazioni, accumula energia e governa i fluidi corporei come l’acqua, il muco e la limfa.
a livello psicologico questo dosha governa l’amore, la pazienza, il perdono ma anche l’attaccamento, l’avidità e inerzia mentale.

 

Questo è il momento migliore per “ripulire” il corpo dai suoi eccessi per evitare che si radichi sottoforma di “malattia”. Tutte le tossine che si sono accumulate durante l’inverno, iniziano a sciogliersi all’interno del nostro organismo ostruendo i canali corporei, indebolendo sia Agni (il fuoco gastrico) che il nostro metabolismo.

La primavera dunque, come stagione di passaggio ci porta generalmente, come già detto, ad essere privi di energia, più stanchi fin dal mattino e più assonnati di giorno. La medicina tradizionale indica questi cali come segnali di fatica degli organi deputati alla disintossicazione dell’organismo, soprattutto il fegato. Infatti il fegato deve pulire il sangue dai rifiuti che si sono rimessi in moto e che devono essere portati fuori dal nostro corpo. Possiamo aiutare l’organismo in questo lavoro di “pulizie di primavera” e, proprio come facciamo in casa, usare l’acqua e qualche prodotto pulente, tisane e erbe consigliate dalle medicine tradizionali.

Lo yoga è attento alla qualità del tempo: le fasi lunari, le stagioni, le porte dei solstizi e degli equinozi vengono considerati momenti particolarmente propizi alla pratica e occasioni speciali per ricevere forza e ed ispirazione nel processo evolutivo.

Nella pratica yoga di questo periodo sono consigliate pratiche più intense e che sviluppano “il fuoco”, per aiutare il corpo a bruciare le tossine e gli organi preposti a depurarsi ed essere più attivi.

Lo yoga insegna che il modo migliore per depurarci è respirare all’aria aperta. La primavera è un buon momento per cominciare a farlo, ogni volta che ci è possibile. Una respirazione profonda può eliminare fino al 75% dei rifiuti che l’organismo produce. Anche durante la pratica, ma come sempre, portiamo maggiore consapevolezza al nostro respiro. Un pranayama consigliato in questa stagione ci viene direttamente dalla natura ed è Brahmari, il ronzio dell’ape

Dopo una profonda inspirazione, lasciar uscire l’aria dal naso e dalla bocca appena schiusa, producendo il tipico ronzio dell’ape.

Ora che tutto sta crescendo e prosperando di nuovo, dovremmo esserne particolarmente

Come asanas vengono consigliate per le ghiandole surrenali gli inarcamenti e le torsioni in particolar modo. Ottimo è praticare nei ritmi di inspiro ed espiro il surya namaskar, il saluto al sole, per richiamare in noi l’energia del nostro astro principale, fonte di vita.

inizio-Primavera

Ora che tutto sta crescendo e la natura prospera di fiori, nuovo fogliame e profumi, dovremmo esserne particolarmente consapevoli e ricongiungerci con essa per creare un senso di armonia. Torniamo ad imparare a guardarci intorno, salutare il sole ogni mattina, fare passeggiate nella natura, ammirarne il miracolo del rinnovamento, goderci la tranquillità del qui e ora.

 

Buona primavera!

 

 

 

Adho-Mukha Svanasana

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Adho Mukha significa “rivolto verso il basso” e Svan significa “cane”.
La posizione prende il nome dal cane che, nella tradizione è la cavalcatura di Shiva quando la divinità assume la forma del “Tremendo”, Bhairava, dopo una lite con Brahma.
Bhairava (in sanscrito “Terribile, spaventoso”) a volte conosciuto come Kala Bhairava è una divinità associata all’annientamento Egli è spesso raffigurato con volto accigliato, occhi arrabbiati, denti di tigre nitide e capelli fiammeggianti; completamente nudo eccetto una ghirlanda di teschi e un serpente arrotolato al collo. Nelle sue quattro mani porta un cappio, il tridente, un tamburo, e un cranio. Egli è spesso raffigurato con un enorme cane quale propria cavalcatura
É nota anche come Meru-Asana, ovvero la posizione della montagna, mentre nel Kundalini Yoga viene chiamata posizione del triangolo. La posizione fa parte del saluto al sole in molte tradizioni di yoga.
Questo asana è collegata agli elementi fuoco e, soprattutto, terra. Il Mantra di questa posizione è OM SHIVABHAIRAVAYA NAMAH ed il suo Bija mantra è LAM legato alla Terra.
Praticare Adho mukha svanasana apporta numerosi benefici:
• Rilassa la mente.
• Dà energia a tutto il corpo.
• Allunga e rinforza i muscoli di spalle, gambe e braccia.
• Contribuisce a prevenire l’osteoporosi.
• Migliora la digestione.
• Riduce i sintomi della cefalea, dell’insonnia e del mal di schiena.
Namastè e buona pratica

8 MARZO – IL FEMMINILE E LO YOGA

Femminile e maschile – In ognuno di noi questi due aspetti, come lo yin e lo yang, sono presenti, che siamo uomo o donna. In occasione della festa della donna rendiamo omaggio al femminile ed ad alcune delle figure mitologiche femminile dello yoga.

Ogni uomo dovrebbe risvegliare in sé gli aspetti femminili e ogni donna ritrovare nella propria femminilità la forza. Attraverso lo Yoga e le asana che simboleggiano le grandi divinità femminili, possiamo mirare acquisire una grande forza, trasformando l’aggressività in energia positiva e ritrovare l’essenza del lato femminile:  accogliente, duttile, pacifica e guerriera nel contempo, .

Tutte le divinità femminili sono manifestazioni della Shakti, il principio dell’energia divina che nell’induismo è, appunto, femmina. Shakti è la polarità femminile di Shiva, ma anche il suo sinonimo, la sua energia, la sua compagna alter ego. Shiva non esiste senza Shakti, la sua metà femminile. Egli può diventare attivo solamente quando quest’ultima gli dà forza. Vediamo nella mitologia induista le diverse “facce” del femminile.

 

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Kali, la selvaggia

A differenza di altri modelli femminili di dolcezza, Kali esprime una forza devastatrice e un’aggressività dirompente. Il suo colore è il blu notte e la sua raffigurazione tradizionale tra le più violente. Kali è il lato selvatico e distruttivo della femminilità, e l’amore non sembra contemplato tra le sue qualità mentre La sessualità è sfrenata e smodata. Questa Dea non è però tutta cattiveria, ma quella che Kali esprime con la sua ferocia: simboleggia il cambiamento e la forza del femminile. Kali, parola che in sanscrito significa “tempo”, è nella sua essenza “eternità”, perpetua trasformazione ed eterno mantenimento, dove ogni cosa cambia e tutto si trasforma in continua evoluzione e crescita. Kali è simbolo  azione, ritmo della vita.

 

Lakshmi, la “sposa perfetta”

Siede serena su un grande e roseo fiore di loto, simbolo di purezza e spiritualità, la “dea madre” Lakshmi, consorte di Vishnu e madre di Kama, il dio dell’amore. Dolcezza, protezione e maternità sono le sue caratteristiche

 

Parvati, l’amore devoto

La leggenda narra che la prima moglie di Shiva, Sati, diede fine alla sua vita immolandosi, spinta dalla vergogna e dall’indignazione perchè padre aveva offeso il suo sposo non invitandolo a una cerimonia.

Shiva, consumato dal dolore, si rifugiò nell’Himalaya per vivere da asceta, meditando e rifiutando la vita terrena. Ma Sati reincarnata sotto forma di una nuova donna-dea, Parvati, figlia della personificazione della montagna e di una ninfa lo riconquistò divenendo sua sposaDetta anche “figlia della montagna”, è madre di Ganesh e Skanda e anche lei rappresenta un idea le femminile di delicatezza e benevolenza.

 

Sarasvati, arte e acqua

Evoluzione di una divinità fluviale d’epoca vedica, nel pantheon induista Sarasvati si è poi affermata soprattutto come incarnazione mistica delle belle arti, Dea della parola, dell’eloquenza, della sete di sapere, della conoscenza intellettuale

Per le sue antiche origini essa simboleggia come il fiume a cui è associata l’acqua e, per estensione, la purificazione, la guarigione, il lasciar scorrere.

Durga, l’affascinante guerriera

Né totalmente distruttiva come Kali, né esclusivamente dolce e benefica come le altre dee, la risoluta Durga, manifestazione della forza creatrice che può Durga, è “l’invincibile”, e  “l’inavvicinabile”, “l’inaccessibile”.

Sita, la fedeltà mitologica

Sita, non una dea ma quasi. La sua storia è descritta in due poemi in cui vengono raccontate le gesta di Rama, re e settimo avatar di Vishnu, e di sua moglie Sita, che è una sorta di incarnazione di Lakshmi Ella rappresenta un ideale di pazienza e fedeltà muliebri.

ANJANA – La signora delle scimmie, protettrice della razza umana

Non una dea ma una ninfea, madre di Hanuman, signore delle scimmie e potentissimo guerriero di Vishnu. Le ninfee (apsaras) erano famose per la loro incredibile bellezza ed immutabile giovinezza.

SHANKINI – La signora delle conchiglie

Anch’essa non una dea ma colei che per il suo stesso simbolismo ed il suo collegamento a Vishnu è protettrice e custode della vita, proprio come le conchiglie che racchiudono in se proteggendolo un mollusco.  Si dice che il Dio Vishnu riproduca il suono primordiale OM soffiando in una conchiglia.

BHOGAVATI – la dea Serpente.

Colei che risiede nel suo mondo sotterraneo dove dimorano i Naga (serpernti), simboleggia la capacità al cambiamento, proprio come i serpenti che cambiano pelle.

KAKINI – Colei che muove il vento

Divinità collegata al chakra del cuore e atutto quello che questo chakra racchiude.

JALADJIA – La signora nata dal mare

Figlia dell’oceano di latte è colei che riposa nelle acque primordiali.

NAMASTÉ E BUON 8 MARZO TUTTO L’ANNO