Messaggi del 24/05/2012

RUDOLF STEINER - La Sua vita

Post n°489 pubblicato il 24 Maggio 2012 da alf.cosmos
 

RUDOLF STEINER - La Sua vita

 

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/7/7d/Steiner_Berlin_1900_big.jpg/363px-Steiner_Berlin_1900_big.jpg

 

Rudolf Steiner descrive nella sua autobiografia come, durante questo periodo, il destino gli donasse ciò di cui aveva bisogno per il suo sviluppo. Egli era in grado di eseguire spontaneamente, per impulso proprio, quanto la vita gli richiedeva.

Figlio di un impiegato delle Ferrovie Meridionali Austriache, nacque il 27 febbraio 1861 a Kraljevec, presso la frontiera austro-ungarica. La paga del padre era bassa, e i bambini dovevano contribuire al mantenimento della famiglia aiutando nelle faccende domestiche

Steiner aveva circa sette anni, quando, come lui stesso racconterà più tardi, ebbe una esperienza decisiva. Gli si avvicinarono le prime sottili impressioni di un mondo che non è quello terreno, che però si può "udire" e "vedere" anche se con occhi ed orecchi diversi da quelli "fisici". Da questo momento in poi il fanciullo fu a contatto non soltanto con gli alberi e le pietre, ma anche con gli esseri spirituali celati dietro ad essi, che a lui si rivelavano, non su un piano fisico, ma in uno "spazio animico interiore". Il piccolo sentiva che simili cose non sarebbero state comprese dal suo ambiente e seppe non farne parola ad alcuno.

Rudolf Steiner trascorre quasi trasognato i primi anni di scuola, mentre le lezioni lo interessano appena.
Il padre ha l'idea fissa che il figlio debba diventare ingegnere ferroviario, e, a questo fine, lo invierà alla "Realschule" (Scuola Tecnica) di Wiener Neustadt, dove il ragazzo verrà accettato soprattutto grazie alle sue doti di disegnatore. Riceverà così una istruzione di carattere eminentemente scientifico.
Un suo primo risveglio intellettuale avvenne quando, nella relazione annuale della scuola, trovò un articolo su atomi e molecole.

Rudolf Steiner, con modestia, confessa ne "La mia vita" le difficoltà del proprio lavoro all'archivio: "Ho sempre durato molta fatica ad imprimere nella memoria quei dati che è necessario conoscere nell'ambito della scienza. Dovevo vedere più volte un oggetto per ricordarmi il suo nome, a quale classe esso appartenesse, ecc. ecc. Posso dire che il mondo dei sensi aveva per me carattere d'ombra, di mere immagini che vedevo scorrere davanti alla mia anima, mentre il mio rapporto con lo spirito aveva assolutamente carattere di realtà".
All'età di 35 anni circa, poco prima della sua partenza da Weimar e indipendentemente da ogni circostanza esteriore, nella vita di Rudolf Steiner si verificò un cambiamento decisivo.
"Un interesse, mai provato prima, per ciò che è sensibile, percettibile, si destò in me. Assunsero importanza alcuni particolari cui prima non avevo prestato debita attenzione. Ebbi l'impressione che il mondo sensibile avesse qualcosa da svelarmi, qualche cosa che esso soltanto potesse svelarmi. Entrai così, per la precisione e la forza dell'osservazione compiuta mediante i sensi, in un dominio sino allora sconosciuto".
La nuova facoltà si ripercosse fortemente sulle sue esperienze spirituali. "Quando si osserva il mondo fisico si esce completamente da se stessi. Proprio per questo si può ritornare nel mondo spirituale con accresciuta penetrazione".
Da anni Steiner era solito praticare la meditazione. Intensificò ora notevolmente quella pratica. Si sviluppò in lui "la coscienza di un uomo spirituale interiore che può svilupparsi nella natura umana e che, liberato totalmente dall'organismo fisico, può vivere, percepire, muoversi nel mondo spirituale. Questo uomo spirituale autonomo entrò nella mia esperienza per effetto della meditazione".
Rudolf Steiner acquistò così il diritto di dirsi cittadino di due mondi, il fisico e lo spirituale.
Ma con ogni diritto crescono anche i doveri.
Con ciò si apre nella sua vita un periodo in cui lo sviluppo non si effettua più, come prima, attraverso una successione di eventi che lo dirigono, in un certo senso, dal di fuori.
Ci troviamo, ora, davanti ad un uomo che in ogni rapporto, sia interiore che esteriore, assume l'intera responsabilità del suo destino e dei suoi atti.

Ai disagi materiali si unirono per di più quelle esperienze interiori che da Rudolf Steiner ne "La mia vita" furono definite "la prova dell'anima" e descritte con commovente efficacia.
Fin da fanciullo sentì come suo compito il conoscere a fondo il pensiero scientifico-materialista, per poterlo trasformare "dal di dentro". Verso la fine del secolo vide quanto mai chiaramente che l'attività del pensare, se viene sperimentata nel soprasensibile, non è un astratto gioco di concetti, ma un vero rapporto con una vivente essenzialità.

Fu in quell'epoca che Steiner incontrò nel mondo dello spirito quelle potenze demoniache che dalla conoscenza della natura non vogliono portare alla visione dello spirito, ma fanno del pensiero un meccanismo. "Per quelle entità è assolutamente vero che il mondo è una macchina". Rudolf Steiner caratterizzerà più tardi questi esseri come arimanici, come servitori di Arimane.

Doveva ora condurre in piena consapevolezza una dura lotta interiore: "Dovetti salvare la mia vista spirituale tra le tempeste che si svolsero nella mia anima". "Durante tali prove, riuscii ad andare avanti solo evocando in me, con la mia vista interiore, lo sviluppo del cristianesimo". Rudolf Steiner indica con queste parole l'avvenimento più importante della sua vita.
Il culto cattolico fu per lui una profonda esperienza. Ma la sua infantile devozione non aveva nulla di confessionale. Il catechismo non ebbe presa sulla sua anima.

Negli ultimi anni dell'Ottocento, la grande sete di conoscenza diresse Steiner verso alcune concezioni che non erano quelle delle confessioni religiose, il cui insegnamento ufficiale "concerne un mondo dell'aldilà che l'uomo non può raggiungere sviluppando le proprie forze spirituali. Ciò che la religione insegna, ciò che essa dà come legge morale, proviene da rivelazioni esterne all'uomo. A questo si opponeva la mia concezione dello spirito con l'affermazione che il mondo spirituale è altrettanto percepibile quanto il mondo che si manifesta ai sensi. E vi si opponeva anche il mio principio di individualismo etico, per cui la morale non va ricevuta dall'esterno, sotto forma di legge, ma deriva dallo sviluppo dell'entità animico-spirituale dell'uomo, in cui vive un elemento divino". "Non riuscii a trovare il cristianesimo che cercavo in nessuna delle confessioni esistenti. Così che, dopo dure lotte animiche, dovetti immergermi io stesso nel cristianesimo, e precisamente in quel mondo soprasensibile, nel quale lo spirito stesso ne parla."
E trovò ciò che cercava. La via di Rudolf Steiner verso la conoscenza del Cristo, lo guidò verso quella travolgente esperienza a cui accenna, con semplici e modeste parole, nella sua autobiografia: "L'essermi trovato davanti al Mistero del Golgota in un solenne momento di conoscenza interiore fu l'avvenimento più importante per l'evoluzione della mia anima".

Alla fine del 1900 diede inizio ad una libera attività di scrittore e conferenziere. La maggior parte del pubblico era composta di soci della Società Teosofica.
Rudolf Steiner intese mostrare come non soltanto la predicazione dei profeti ebrei, ma anche l'insieme dei Misteri dell'antichità fossero da considerarsi un preludio alla venuta del Cristo, cioè alla discesa di una Entità cosmico-divina.

Con questa esposizione Steiner si pose in netto contrasto con le consuete dottrine della Società Teosofica che descrivevano il Cristo come "un maestro di saggezza" tra tanti altri (e neanche come il più grande).

Che Steiner abbia acconsentito a collaborare con la Società Teosofica può sorprenderci. Le persone a guida della società, come H. P. Blavatsky e Annie Besant, benché fossero in un certo senso delle eminenti personalità, avevano suscitato molta diffidenza nelle cerchie culturali per la loro attività spiritistica e la maniera concettualmente poco soddisfacente con cui esponevano i loro insegnamenti.
La via che esse percorrevano per giungere allo spirito era lontanissima da quella battuta da Rudolf Steiner. Per loro si trattava principalmente di porre la coscienza in stato di passiva ricettività, per Steiner si trattava invece di svegliarla e di innalzarla ad una sfera superiore.
La decisione di Rudolf Steiner viene spiegata in un accenno che troviamo in una conferenza del 1923: "Bisogna non perdere di vista che, al di fuori dei circoli teosofici, nessuno si interessava, a quel tempo, di una seria indagine spirituale".

La biografia di Rudolf Steiner è inseparabilmente unita all'impulso spirituale che allora chiamò spesso "teosofia", ma che ben presto denominerà "antroposofia" (dal greco "anthropos", uomo, e "sophia" saggezza). Questa definizione voleva significare una forte e più ampia coscienza interiore, grazie alla quale l'uomo può sperimentare se stesso come cittadino di due mondi. A tale definizione aggiunse le parole: "è la coscienza della propria umanità".
Il primo libro fu: "Teosofia". In quest'opera, apparsa nel 1904, Steiner compie il primo tentativo di descrivere la natura soprasensibile dell'uomo e i suoi legami col mondo dello spirito.

Steiner percorre pazientemente con il lettore, passo per passo, ardui nessi di pensieri e lo porta ad ammettere, almeno come possibile, una grande prospettiva: che lo spirito umano ha bisogno per la sua stessa evoluzione di ripetute vite terrene, e che porta con sé, in ogni incarnazione, i frutti delle vite precedenti.
Innanzitutto Rudolf Steiner espone le idee della "reincarnazione" dello spirito e del "karma" (cioè legge del destino) come possibili a comprendersi, poi accenna all'indagine spirituale che gli ha fornito prove innegabili della loro realtà.

Nell'altro libro: "Come si consegue la conoscenza dei mondi superiori" viene descritto, con la massima precisione ed efficacia, il metodo con cui si possono raggiungere i medesimi risultati da lui conseguiti nel corso della sua vita.

Rudolf Steiner si assunse la responsabilità di rendere finalmente pubblico ciò che era stato così lungamente "occulto".
"In ogni uomo sono latenti quelle facoltà che possono portare alla conoscenza dei mondi superiori".

Con la "Scienza occulta" il pensiero antroposofico fu esposto ormai nei suoi tratti essenziali.

Annie Besant (società teosofica) e Rudolf Steiner parlavano due lingue diverse e nel 1913 vi fu la rottura definitiva. Ella non poteva affatto comprendere come l'avvento del Cristo rappresenti un "unicum" nella evoluzione del mondo.
In quel periodo sosteneva la sua grande battaglia in favore di Krishnamurti, un giovane indù che la Besant presentava pubblicamente dando ad intendere che egli fosse l'individuo nel cui corpo si sarebbe di nuovo reincarnato il "Maestro del mondo" cioè il Cristo. Il paradosso fu che poi lo stesso Krishnamurti nel discorso del 1929 (dopo la morte di Steiner) rinnegò la società teosofica.

Steiner scrisse poi diversi libri e fece oltre 6.000 conferenze occupandosi di scienza dello Spirito, esoterismo, esperienze soprasensibili provate in prima persona e Spiritualità anche rapportata alla natura, all’arte e all’educazione dei bambini.

Morì il 30 marzo 1925 a Dornach (Svizzera).

Estratti dal link:

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/maestri/biooperesteiner.htm

 
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