Un blog creato da lorifu il 31/12/2009

la memoria dispersa

un mondo di affetti perduto (ricordi, pensieri, riflessioni)

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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La vita felice

Valeria Bruni Tedeschi

 

«Non rinunciare mai, Catherine. Hai tante cose dentro di te e la più nobile di tutte, il senso della felicità. Ma non aspettarti la vita da un uomo. Per questo tante donne s'ingannano. Aspettala da te stessa».

Albert Camus, "La morte felice"

 

Anche un film può costituire lo spunto per parlare di femminicidi e “La pazza gioia” pur trattando il tema del disagio psichico riconduce ancora una volta a quell’orrendo pericolo e al corollario di dinamiche scaturite proprio dalla mancanza di amore, quando le relazioni tra uomo e donna nascono monche con una forte propensione da parte dell’uomo alla prevaricazione e al possesso.
E mi è venuto in mente il pensiero di Camus per consegnarlo a tutte le donne sempre in bilico tra le ragioni del cuore e quelle della testa, a quelle che collegano il loro progetto di vita al legame con un uomo facendo sfumare potenzialità e possibilità di realizzazione nella consegna di se stesse a un ipotetico sogno di felicità ma anche a quelle che idealizzano l'amore dandogli un peso smisurato.
È in quest'ottica che i rapporti, alla ricerca di un equilibrio difficile, dimostrano tutta la loro debolezza, in uno strenuo tentativo di uscire da quella fissità che mina alla base ogni possibilità di dialogo.
È per uscire da questi clichè che uomini e donne si fronteggiano non sempre ad armi pari fino a sconfinare troppo spesso nei casi patologici di abusi e femminicidi.
Tutto parte da una errata percezione di sé, molte donne stentano a riconoscere la propria soggettività e indipendenza, troppi uomini di quella indipendenza hanno paura e in un processo di regressione ricorrono all'unica arma che credono sia in grado di combatterla: la forza.

 
 
 

Buonismo...Razzismo

Post n°586 pubblicato il 22 Maggio 2017 da lorifu
 

 

 

 

In questo periodo storico dove appaiono sempre più nette le differenze tra  chi è tacciato di razzismo perché si pone il problema dell’Immigrazione  e chi è etichettato come buonista perché avalla la tesi dell’Accoglienza a tutti i costi manca la via di mezzo, quella della ragionevolezza, nella quale mi riconosco e  che non viene considerata da chi cavalca beceri populismi e ha a cuore più della risoluzione del non facile  problema la tornata elettorale.

Eppure  basterebbe poco a far sì che quella striscia che comprende la stragrande maggioranza degli italiani  in cui prevale il buon senso venisse  definita.

Non di razzismo e buonismo si tratta ma di politica  accorta.

Basterebbe l’accelerazione  dei processi d’identificazione delle masse di disperati che entrano nel nostro Paese e una maggior pressione muscolare    nei confronti  dell’Europa per  dare   una  risposta univoca e una dimostrazione di statura politica  non solo verso le nostre genti, giustamente preoccupate dall’evolversi di una situazione sfuggita di mano ma nei confronti dell’Uomo, primo passo per salvaguardare la dignità e il diritto all’esistenza di tutti.

 

 
 
 

Divagazioni

Post n°585 pubblicato il 12 Aprile 2017 da lorifu

 

Ogni volta andrò sentendo meno e ricordando di più.
Julio Cortazar

 

E pensare che io la ribalterei questa frase.
Il tempo mi sta allontanando sempre più dai ricordi. Ricordare...è un bell’esercizio ma non sempre. Ci fu un tempo in cui mi crogiolavo nei ricordi, fosse un amore finito o un irrigidimento nei confronti di qualcuno o qualcosa. Sembravo avvitata su me stessa e consideravo la vita uno spazio da riempire secondo un ordine prestabilito.
Studio, lavoro, matrimonio, figli, rigorosamente nell’ordine, dovevano garantire, oltre che sicurezze e ipotesi di realizzazione anche la felicità che io, questa cosa della felicità nelle piccole cose, nel guardarmi attorno, nel pensare a chi sta peggio, nell’averla dentro, in tutta onestà non l’ho mai capita provando spesso dei sensi di colpa.
Forse oggi so cosa sia la felicità e non ha niente a che fare con la gioia, la soddisfazione, l’appagamento, l’afflato amoroso, che sono soltanto delle derivazioni.
La felicità è il percepirsi unici, liberi, slegati da qualsiasi condizionamento, è riuscire a sentirsi come si è, è riuscire ad essere ...ed è la cosa più difficile.

 
 
 

Il principe ranocchio

Post n°584 pubblicato il 04 Aprile 2017 da lorifu
 

Ricordo acquazzoni lontani e pozzanghere dove specchiarsi.
I giochi eran più belli dopo un temporale. Annusavamo l’aria e sapeva di essenze profumate. Correvamo felici e giocavamo a chi le scavalcava meglio e a ogni schizzo pagavamo il pegno.
Ambarabaciccicoccò:...mentre ridevamo di quelle improvvisate punizioni che al massimo dovevi entrare tra i rovi e uscirne senza graffi.
Ambarabaciccicoccò...ripetevamo e niente ci sfuggiva di quel fermento tra i campi. L’erba bagnata ci lambiva le gambe e apparivamo rinvigoriti da tutto quel solleticare.
Ambarabaciccicoccò...mentre tornavamo sul sentiero cinguettando come uccelli in volo. Tutto intorno si era rianimato dopo il provvidenziale temporale e il nostro vocio si mescolava ai suoni naturali della natura risvegliata.
Ambarabaciccicoccò ...ridevamo ora attirati da un tonfo nella pozza grigia.

Un rospo...un rospo...gridavamo elettrizzati e spaventati dall’improvviso saltellare mentre ci avvicinavamo a debita distanza. Mai ne avevamo visto uno così da vicino e gli occhi sporgenti incutevano paura.
Mentre stavamo chini sulla pozza guardavamo quel corpo rugoso e le pupille dilatate.
Si sentiva accerchiato e d’un balzo scomparve giù nel fosso.
Ambarabaciccicoccò ...cantavamo lenti ritornando verso casa.
Mi sentivo principessa ora, dopo l’incontro con il rospo. Ero sicura d'aver incontrato il principe ranocchio.


L'immagine può contenere: 1 persona, spazio all'aperto, acqua, primo piano e natura

 
 
 

Flamenco

Post n°583 pubblicato il 17 Marzo 2017 da lorifu
 


 

Essere flamenco è avere un'altra carne, un'altra anima, altre passioni,
un'altra pelle, altri istinti, desideri:
è avere un'altra visione del mondo, con il senso grande;
il destino nella coscienza, la musica nei nervi,
fierezza indipendente, allegria con lacrime;
è il dolore, la vita e l'amore che incupiscono.
Essere flamenchi è odiare la routine e il metodo che castra;
immergersi nel canto, nel vino e nei baci;
trasformare la vita in un'arte sottile, capricciosa
e libera; senza accettare le catene della mediocrità;
giocarsi tutto in una scommessa;
assaporarsi, darsi, sentirsi, vivere! Questo.
Elegìa del cantaor - Tomàs Borràs

È riconoscersi in quell’ intrico, volteggio di mani, che assieme al battito ritmico dei piedi danno corpo a un’altra te, in contrasto con quella dei movimenti controllati, pensieri ingabbiati, gesti preordinati da regole stabilite.
È uscire dall’involucro ordinario, prendere altre forme, sentire con le mani e toccare con gli occhi, in un’estensione dei sensi che vanno ad abbracciare l’infinito.
Vivere la musica a pori aperti, farla entrare da uno scalpiccìo di piedi come linfa vitale in ogni centimetro di pelle, vibrante alle sonorità che trasformano il lamento esistenziale in un guizzo di vita e d’amore. E’ pianto e gioia fusi in un unico moto. È scoprire che nella sregolatezza, esasperazione dei movimenti vi è l’armonia del tuo essere unico e irripeti
bile.

 

 

 
 
 
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3 GIUGNO 2016

 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 

 

 
 
 
 
 
 
 

 


Tu credi di incontrare l’amore,

in realtà è l’amore che incontra te

nei modi più strani,

inaspettati, involontari, casuali.

A volte lo confondiamo col bene

e lo surroghiamo.

Spesso siamo convinti sia amore,

fingiamo sia amore,

e leghiamo noi stessi

a una indistruttibile catena

frutto dei nostri desideri mancati

dei nostri sogni sopiti

delle nostre abitudini

delle nostre paure

delle nostre comodità

delle nostre viltà

dei nostri calcoli

della nostra apatia

dei nostri falsi moralismi.

Ma quando arriva, se arriva,

lo riconosci,

come  “il sole all’improvviso”

sconvolgente, coinvolgente,

totalizzante, esclusivo,

fusione di corpo e anima

osmosi perfetta.

Se finisce,

un dolore muto, senza fine.

loretta