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Un blog creato da lorifu il 31/12/2009

la memoria dispersa

un mondo di affetti perduto (ricordi, pensieri, riflessioni)

 
 
 
 
 
 

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Il viaggio non finisce mai...

Post n°416 pubblicato il 15 Giugno 2013 da lorifu
 

 

Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito.

(J. Saramago - Viaggio in Portogallo)

 

Che parole spettacolari.

Josè Saramago ci indica una via inusitata per trovare dentro di noi quella forza straordinaria che ci fa scoprire, citando Camus, nel bel mezzo dell'inverno un'invincibile estate.

Parole forti, coraggiose, che dovremmo fare nostre  quando il buio sta per offuscarci, la noia per agguantarci, la realtà per soffocarci.

Guardare di nuovo, con occhi inediti,  dilatati e afferrare nuovi significati.

Niente è ovvio, scontato, già visto.

Rivedere un quadro di Vermeer, Van Gogh, Caravaggio  non è rivedere la stessa cosa, è guardare in modo diverso e scoprire sempre un nuovo particolare, una luce, un colore, un significato.

Riascoltare un brano di Beethoven o di Mozart, o semplicemente Nina Simone non è soltanto un piacere ritrovato ma un piacere goduto nelle impercettibili sottili sfumature che ne fanno di volta in volta un nuovo incontro.

E il bosco, il mare, Venezia, riuscire ad apprezzarli col sole la pioggia la nebbia, quando le lunghe ombre della sera si allungano su di loro modificandone l'immagine.

Viaggiare, fuori, dentro, con la mente, il corpo, l'anima, percepire le differenze, di colori, odori, sapori, incontrare  e accogliere per realizzare quella unità fatta di tante particelle frammentate in un cammino incessante e inesauribile perché inesauribili sono le vie della conoscenza.

Non c'è una fine al viaggio.

Anche l'ultimo, il più intimo, personale,  è pur sempre un andare. 

 

 

 
 
 

Impastato e Falcone, da paladini a padrini

Post n°415 pubblicato il 10 Giugno 2013 da lorifu
 

 

Che l'Italia non se la la stia passando bene e che stia vivendo forse la più  profonda crisi della sua storia della Repubblica, con un governo che non ingrana, la disoccupazione alle stelle,  i giovani che scappano   è un fatto,  ma che si debba anche assistere al dileggio e vilipendio dei due  eroi  Giovanni Falcone e Peppino Impastato, vittime della mafia, sbattuti come mostri in prima pagina sotto forma di menu è osceno e inaccettabile.

Si è scomodata pure la Farnesina per porre fine alla trovata pubblicitaria di un ristoratore italiano a Vienna che non ha avuto idea migliore per incrementare le sue entrate,  di proporre primi piatti e panini con i nomi dei più conosciuti ed efferati personaggi della mafia siciliana  infilandoci pure il  sandiwich don  Peppino, il "siciliano dalla bocca larga, cotto in una bomba come un pollo nel barbecue"  e don  Falcone definito  "il più grande rivale della mafia di Palermo, ma purtroppo sarà grigliato come un salsicciotto".

Ora che l'idea sia stata vergognosamente partorita da due italiani, inqualificabili nel loro cinismo e che la paninoteca sia chiusa da diversi mesi  è secondario e non sminuisce il fatto perché da sempre tedeschi  e austriaci hanno nei nostri confronti un complesso di superiorità  spesso accompagnato da  bordate ironiche e irriverenti  al nostro Paese che sin dai tempi della famigerata copertina di Der Spiegel  viene rappresentato da un piatto di spaghetti e una rivoltella come condimento.

Senz'altro l'idea che all'estero si sono fatti di noi   anche  per l'uso un po' troppo disinvolto di una politica machiavellica  e astrusa non  rende giustizia a un Paese sul quale pesano i tanti stereotipi cucitigli addosso.

Ora identificare l'Italia con la  mafia  è come identificare la Germania con il nazismo, schizofrenie  indotte da ignoranza e pregiudizi.

Nessun tedesco ragionevole vorrebbe vedersi accostare all'immagine di Hitler, nessuna persona ragionevole metterebbe tutti nello stesso calderone.

Basterebbe seguire questa logica!


 
 
 

Una scuola lontana, lontana...

Post n°414 pubblicato il 04 Giugno 2013 da lorifu
 

 

Tra le pagine della mia infanzia spiccano quelle di una scuola in bianco e nero dai soffitti e finestroni altissimi che incombevano su di noi come una minaccia.
I banchi di legno, scurissimi, rimbombavano al mattino quando, dopo aver percorso il lungo corridoio la cui monotonia era interrotta solo da una lunga schiera di  attaccapanni di ferro,  prendavamo posto scomparendo quasi tra tutto quel legno che ci avvolgeva.

Anche le cartelle di cuoio nella loro rigidità si adattavano a quel clima austero pendendo dagli schienali dopo che uno schiocco di fibbia  ne annunciava la chiusura.

Se c’era il sole i raggi filtravano attraverso vetri spessi, opachi e  ci divertivamo ad osservare i lunghi fasci che  si posavano sui banchi illuminando la superficie e penetrando solchi e fessure.

D’inverno lunghe lampade che pendevano dal sofitto emanavano una luce fioca e diafana sbiadendo i contorni di quella tristissima aula.

La cattedra, in fondo, addossata alla parete su cui scintillava un Cristo,   si ergeva sopra una pedana creando quella giusta distanza tra noi e la maestra che non era solo fisica ma legata al ruolo, che allora era ancora di prestigio e di indiscussa autorevolezza.

Il nero dei grembiuli, smorzato dal colletto bianco e fiocco rosa o azzurro a sottolinare una differenza,  ci uniformava  annullando disparità  sociali solo all’apparenza.

Si notavano eccome invece, dal colletto, inamidato o meno, dall’ampollosità del fiocco, dalla cura dei capelli raccolti in trecce infiocchettate o sottoposti a rasatura che denunciavano attraverso la  lucentezza attenzione o meno  che poi unite al vestiario che si intuiva palesavano inequivocabilmente la provenienza di ognuno.

E poi quaderni, libri, astucci oltre che la foggia e spessore del cuoio della cartella erano altrettanti distintivi che segnalavano  ceto di appartenenza.

La maestra era molto sensibile all’odore di pulito e alle  buone maniere tanto che chi ne era in possesso  non doveva poi preoccuparsi più di quel tanto di sudare sui libri, aveva un lasciapassare riconosciutogli dal lignaggio.

Non riuscì mai a capire chi io fossi in realtà tanto che fu sempre in dubbio su come trattarmi.

Non appartenevo alle famiglie che contavano ma ero particolarmente curata e soprattutto fiera delle mie origini modeste.

Non ero neppure particolarmente brava, i problemi non erano il mio forte ma un giorno in cui, in terza elementare  mi mandò al piano di sopra  a leggere l’ora sul campanile della chiesa, in preda al panico  per la mia prima lettura  dei caratteri romani, ripassai a mente la lezione di qualche giorno prima e provando e riprovando con l’uso delle mani, aggrappando la certezza,  entrai in aula con un sorriso raggiante.

Con me non fu mai tenera, i miei occhioni sognanti e una certa  ritrosia di fondo sfuggivano alla sua benevolenza e i miei temi avevano sempre qualcosa che non andava, se non c’erano errori o erano troppo lunghi o troppo corti  o forse soltanto banali.

Ci volle molto tempo prima di riuscire a scrollarmi di dosso quell’idea di approssimazione che mi aveva cucito addosso, so soltanto che il suo ricordo sbiadì  col tempo fino a scomparire del tutto.

 
 
 

E poi...

Post n°413 pubblicato il 31 Maggio 2013 da lorifu
 

 

Magritte, La pagina bianca (1967) 


"Se aspetti di essere perfetto per amarmi,

non mi amerai mai"

 

Questo aforisma ritrovato tra le righe di una lettera di un mio carissimo  amico è stato  una rivelazione per la profondità del messaggio,  che a   una lettura approfondita  acquista un  significato ben più ampio di quello che di primo acchitto sembra avere.

E mi sono ritrovata nella mia ricerca continua, nel mio non essere pronta, all'altezza, nel rimandare, all'inseguimento di una perfezione che nessuno chiedeva, se non io,  nella convinzione che gli altri ti giudicassero dall'involucro esterno, o dalla bravura o meglio ancora  dall'eccezionalità delle prove.

Malessere, senso di inadeguatezza, sempre a dover dimostrare qualcosa presente solo nella mia mente mentre non ero che una particella infinitesimale di quell'universo  che girava attorno a me  senza sapere neanche che esistessi.

Ho speso la vita in anni di "esercizio esistenziale" come un bravo soldatino in  fase di addestramento privandomi di grandi gioie intime, famigliari considerate  come  qualcosa di scontato,  di dovuto per tutto quell'affanno che mi autoinfliggevo.

Ho  incominciato a capire, a fare un percorso di "scoperta" delle vere qualità, di una me stessa più autentica, dove la nota stonata, l'impreparazione, la frustrazione non fossero più vissuti come uno schiaffo all'orgoglio e alla dignità provando  sulla mia pelle che solo un'evoluzione del giudizio non più incentrato su di me ma inquadrato nella molteplicità dei comportamenti umani, dalle mille sfaccettature, poteva emendarmi da quella rincorsa verso  un traguardo  inesistente.

 

 
 
 

Fabiana e Carolina...un destino

Post n°412 pubblicato il 28 Maggio 2013 da lorifu
 


Fabiana e Carolina, due giovani quindicenni  con le tipiche problematiche  adolescenziali.

Chissà se solo qualche mese fa avrebbero pensato di morire proprio per mano e a causa di chi le aveva ricoperte inizialmente di tante tenere attenzioni?

Carolina si è uccisa gettandosi dalla finestra dopo essere diventata oggetto di un furioso linciaggio su  facebook da parte dell'ex fidanzatino e la sua cricca che la esposero al pubblico ludibrio attraverso dei filmati rubati che la ritraevano dopo una sbronza in pose un po' trasgressive inchiodandola  impietosamente al Web senza appello.

Era fragile Carolina,  una ragazza normale con tutti i sogni intatti, infranti in un momento da quell'ondata di vergogna che si abbatteva su di lei. 

Non ha retto Carolina  a quel bombardamento di insulti via Web, a quel subdolo attacco  di chi facendola passare per una poco di buono era riuscito a minare il suo  già precario  equilibro  amplificando sensi di colpa inesistenti messi a tacere solo da  un volo di diversi metri finito sul selciato.

Anche Fabiana aveva deciso di chiudere con il fidanzatino, troppo geloso, troppo manesco e con animo fiducioso e ingenuo è salita sul suo ciclomotore con l'intento di chiarire.  Non poteva immaginare che di lì a poco si sarebbe scatenata la furia omicida di chi, dopo averla accoltellata, ancora viva,  ha infierito sul suo corpo devastandolo con la benzina.

Schegge  impazzite, mostri improvvisati e privi di una benchè minima censura interiore legata a  codici di comportamento assimilati nel tempo.

L'istintualità selvaggia che fa la sua ricomparsa, l'uomo allo sbando che perdendo terreno su tutti i fronti, avendo perso pure su quello del denaro, pensa di riprendersi una rivincita attraverso la sopraffazione della donna percepita come una minaccia alla propria realizzazione.

In questi due casi stupisce l'età degli aggressori, tutti minorenni capaci di agire con la leggerezza, l'irresponsabilità, l'insipienza  ma anche l'efferatezza  di chi, in un assoluto vuoto esistenziale,  attribuisce a questi gesti la stessa valenza di un gioco andato male.

 
 
 
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8 MARZO

 
 
 
 
 
 
 

 


Tu credi di incontrare l’amore,

in realtà è l’amore che incontra te

nei modi più strani,

inaspettati, involontari, casuali.

A volte lo confondiamo col bene

e lo surroghiamo.

Spesso siamo convinti sia amore,

fingiamo sia amore,

e leghiamo noi stessi

a una indistruttibile catena

frutto dei nostri desideri mancati

dei nostri sogni sopiti

delle nostre abitudini

delle nostre paure

delle nostre comodità

delle nostre viltà

dei nostri calcoli

della nostra apatia

dei nostri falsi moralismi.

Ma quando arriva, se arriva,

lo riconosci,

come  “il sole all’improvviso”

sconvolgente, coinvolgente,

totalizzante, esclusivo,

fusione di corpo e anima

osmosi perfetta.

Se finisce,

un dolore muto, senza fine.

loretta

 

 
 
 
 
 
 
 

 

 
 
 
 
 
 
 

PERCHE' UN BLOG?


Trovo che questa del blog

sia un’avventura affascinante

e in continuo divenire.

Sono partita scettica

e per la verità lo sono ancora

ma dai momenti di scoramento iniziale

dovuto a fraintendimenti

nell’utilizzo e fruizione del blog

sono addivenuta alla  conclusione

che  in questo mondo virtuale in cui

il diavolo e l’acqua santa vanno a braccetto

c’è spazio per tutti.


 

 
 
 
 
 
 
 

E tutti vanno rispettati per le loro scelte

i messaggi che vogliono comunicare

e le personali  modalità di comunicazione.

Io  però ho la libertà di non condividere

e di poter esprimere,

 unico scopo per cui  sono qua,

oltre che per conoscere gente "normale",

con problemi normali,

idee, concetti, opinioni, senso della vita

che non siano pretesti

per il raggiungimento di altri fini.

loretta

 
 
 
 
 
 
 

Le foto e le immagini che appaiono su questo Webblog sono  reperite in internet, talvolta protette da copyright; se qualcuno si ritenesse leso nei suoi diritti d'autore può inviare una e-mail all’indirizzo lorifu@libero.it e richiedere la rimozione immediata del materiale in questione.

 

 
 
 
 
 
 
 
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