Un blog creato da lorifu il 31/12/2009

la memoria dispersa

un mondo di affetti perduto (ricordi, pensieri, riflessioni)

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Così come sei...

Post n°590 pubblicato il 04 Ottobre 2017 da lorifu
 

 

Ci vuole coraggio ad essere quello che sei e non quello che devi o che gli altri vogliono tu sia.
Nel mio caso è stato un esercizio costante che mi ha visto battermi sin dai tempi della scuola contro torti e scorrettezze quando la timidezza la faceva da padrona.
Ho avuto sempre molto forte il senso di giustizia ma a quei tempi non avevo ancora la consapevolezza di un io che si stava facendo strada tra umiliazioni e prove di forza.
Ero un po' in balia degli eventi ma soprattutto di me stessa mentre cercavo la strada dell'indipendenza con quell'insicurezza che cercava di nascondere le mie vulnerabilità.
Penso che l'orgoglio con cui mordevo la vita fosse la mia arma vincente ma nel contempo era il mio limite perché non concedeva spazio a giusti compromessi che mi avrebbero reso meno spigolosa e con un esagerato senso del dovere.
Ho convenuto però che ridurre tutto alla bontà e quantità delle prestazioni comporti pagare il pegno e il mio è stato quello che misurando tutto con un metro di valutazione piuttosto rigido, si sono aperte quelle falle che comunque fanno parte della vita ritrovandomi a fare, dire, contraddire molte delle cose che prima erano dogma.
Ho ingoiato bocconi amari, ho sentito bruciare sulla pelle umiliazioni e offese ma sono serviti a rendermi più morbida, facendo addirittura affiorare l'attitudine al comprendere che ritengo fondamentale nel relazionarsi con gli altri.
Ciò che non mi ha visto e vedrà cedere di un millimetro però è il bisogno di giustizia che rincorro da sempre.
Credo non ci sia niente di più devastante che il senso d'impotenza davanti ai muri di disonestà e pregiudizio.

 
 
 

La vita

Post n°589 pubblicato il 04 Settembre 2017 da lorifu
 


La vita non si spreca, si fa, anche quando ti sembra di venire sopraffatto dal peso degli eventi.

E paradossalmente più avanzi in età e più senti il bisogno di vivere andando a riempire gli spazi rimasti vuoti nel tuo affanno esistenziale.

 

Fa’ della tua vita il tuo  spettacolo, potrebbe essere il mio motto, intendendo per spettacolo qualcosa da  godere  da dentro, piccole gioie, traguardi, inciampi e rialzi, momenti e cose da dare, ricevere, condividere e concediti delle priorità.

 Non ci sono priorità buone e/o cattive ma ci sono spinte interiori che ti conducono da una parte, da un’altra in base a  personalità ed esigenze, e anche se è impossibile non essere condizionati nelle scelte possiamo senz’altro condizionare il condizionamento.

L’importante è che  sia presente la voglia di vivere. Vivi e non lasciarti vivere, altro aspetto determinante nella costruzione di qualcosa che possa assomigliare quanto più possibile alla felicità perché questa è un attimo ma trascina dietro a sé una scia di positività. 

Non c’è niente di così drammatico, tolti i carichi da  90 ai quali non possiamo sottrarci che non possa essere ribaltato e divenire  un nuovo punto di partenza perché vita è anche caduta  e rinascita continua. A volte ci bloccano gli schemi mentali, le paure, le abitudini, il senso di panico  davanti alla perdita di sicurezza materiale ed emotiva  e  chi non ne ha fatta esperienza!  Di quanti errori è disseminata la nostra vita ma se riuscissimo a valutarli nella giusta ottica, vivendoli invece che in maniera frustrante  come opportunità di crescita ed evoluzione, forse, riusciremmo a superare i momenti di buio che ci attraversano.

Non c’è niente di così devastante che non possa trovare una soluzione dentro di noi, se lo vogliamo… Penso che sia  più distruttivo per il nostro benessere psichico la perdita di se stessi che un   addio.

 

 
 
 

Rayuela

Post n°588 pubblicato il 10 Agosto 2017 da lorifu

 

Adoro Julio Cortázar, ho letto molte delle sue poesie, sto leggendo il suo capolavoro Rayuela cercando di entrarci, impresa non facile perché Cortazar ha rivoluzionato lo stile mescolando il realismo magico della letteratura latino americana con sperimentazioni, avanguardismi, scivolando nel surreale, più moderno di un postmoderno e ti chiedi come facesse ad avere uno spirito così anticipatorio sui tempi essendo nato nel periodo della Prima guerra mondiale che nel mio immaginario è legata a un mondo decadente e in disfacimento.
Per il momento sto seguendo la sequenza lineare, capitolo per capitolo ma so che arriverò a un punto in cui deciderò di saltare, andare a ritroso, alla fine, perché è un libro dalle tante rivelazioni, un viaggio metafisico dalle infinite possibilità interpretative. Un capolavoro.
Rayuela, che dà il titolo al libro e di cui riporto la sua bellissima descrizione, mi conduce alla mia personalissima Rayuela, quel "gioco del mondo" che da noi si chiamava Campana o Campo.

Il gioco del mondo si fa con una pietruzza che si deve spingere con la punta del piede. Ingredienti: un marciapiedi, una pietruzza, una scarpa, e un bel disegno con il gesso, preferibilmente colorato. In alto è il Cielo, sotto la Terra, è molto difficile arrivare con la pietruzza al Cielo, quasi sempre si calcola male e la pietruzza esce dal tracciato. A poco a poco però, si acquista l’abilità per conquistare ciascuna delle caselle e un bel giorno s’impara ad uscire dalla Terra e a far risalire la pietruzza fino al Cielo, fino a entrare nel Cielo, il guaio è che proprio a questo punto, quando quasi nessuno si è mostrato capace di far risalire la pietruzza fino al Cielo, termina d’un tratto l’infanzia e si cade nei romanzi, nell’angoscia per il razzo divino, nella speculazione a proposito di un altro Cielo al quale bisogna imparare ad arrivare. E perché si è usciti dall’infanzia si dimentica che per arrivare al Cielo occorrono, come ingredienti, una pietruzza e la punta di una scarpa.’  Julio Cortázar

 

Un altro frammento del libro ...e ti accorgi che si tratta di 

ALTA LETTERATURA 


Tocco la tua bocca, con un dito tocco il bordo della tua bocca, comincio a disegnarla come se uscisse dalla mia mano, come se per la prima volta la tua bocca si aprisse, e mi basta chiudere gli occhi per disfare tutto e ricominciare, faccio nascere ogni volta la bocca che desidero, la bocca che la mia mano ha scelto e ti disegna sulla faccia, una bocca scelta tra tutte, con la sovrana libertà che scelgo per disegnarla con la mia mano sulla tua faccia, e che, per un azzardo che non cerco di comprendere, coincide esattamente con la tua bocca che sorride sotto quella che la mia mano ti sta disegnando.
Mi guardi, da vicino mi guardi, sempre più da vicino e allora giochiamo a fare il ciclope, ci guardiamo tanto da vicino che i nostri occhi si allargano, si attaccano tra di loro, si sovrappongono e i ciclopi si guardano, respirano confusi, le bocche s’incontrano e lottano nel tepore, si mordono con le labbra, appoggiano appena la lingua tra i denti, giocano nei loro recinti là dove un’aria pesante va e viene col suo profumo antico e il suo silenzio. Allora le mie mani cercano di immergersi nei tuoi capelli, di accarezzare lentamente la profondità dei tuoi capelli mentre noi ci baciamo come se avessimo la bocca piena di fiori o di pesci, di movimenti vivi, di fragranze oscure. E se ci addentiamo, il dolore è dolce, e se affoghiamo in un breve e terribile assorbirsi dell’alito, quell’istantanea morte è bella. E c’è una sola saliva e un solo sapore di frutta matura, e io ti sento tremare su di me come una luna nell’acqua.

 

 
 
 

La vita felice

Valeria Bruni Tedeschi

 

«Non rinunciare mai, Catherine. Hai tante cose dentro di te e la più nobile di tutte, il senso della felicità. Ma non aspettarti la vita da un uomo. Per questo tante donne s'ingannano. Aspettala da te stessa».

Albert Camus, "La morte felice"

 

Anche un film può costituire lo spunto per parlare di femminicidi e “La pazza gioia” pur trattando il tema del disagio psichico riconduce ancora una volta a quell’orrendo pericolo e al corollario di dinamiche scaturite proprio dalla mancanza di amore, quando le relazioni tra uomo e donna nascono monche con una forte propensione da parte dell’uomo alla prevaricazione e al possesso.
E mi è venuto in mente il pensiero di Camus per consegnarlo a tutte le donne sempre in bilico tra le ragioni del cuore e quelle della testa, a quelle che collegano il loro progetto di vita al legame con un uomo facendo sfumare potenzialità e possibilità di realizzazione nella consegna di se stesse a un ipotetico sogno di felicità ma anche a quelle che idealizzano l'amore dandogli un peso smisurato.
È in quest'ottica che i rapporti, alla ricerca di un equilibrio difficile, dimostrano tutta la loro debolezza, in uno strenuo tentativo di uscire da quella fissità che mina alla base ogni possibilità di dialogo.
È per uscire da questi clichè che uomini e donne si fronteggiano non sempre ad armi pari fino a sconfinare troppo spesso nei casi patologici di abusi e femminicidi.
Tutto parte da una errata percezione di sé, molte donne stentano a riconoscere la propria soggettività e indipendenza, troppi uomini di quella indipendenza hanno paura e in un processo di regressione ricorrono all'unica arma che credono sia in grado di combatterla: la forza.

 
 
 

Buonismo...Razzismo

Post n°586 pubblicato il 22 Maggio 2017 da lorifu
 

 

 

 

In questo periodo storico dove appaiono sempre più nette le differenze tra  chi è tacciato di razzismo perché si pone il problema dell’Immigrazione  e chi è etichettato come buonista perché avalla la tesi dell’Accoglienza a tutti i costi manca la via di mezzo, quella della ragionevolezza, nella quale mi riconosco e  che non viene considerata da chi cavalca beceri populismi e ha a cuore più della risoluzione del non facile  problema la tornata elettorale.

Eppure  basterebbe poco a far sì che quella striscia che comprende la stragrande maggioranza degli italiani  in cui prevale il buon senso venisse  definita.

Non di razzismo e buonismo si tratta ma di politica  accorta.

Basterebbe l’accelerazione  dei processi d’identificazione delle masse di disperati che entrano nel nostro Paese e una maggior pressione muscolare    nei confronti  dell’Europa per  dare   una  risposta univoca e una dimostrazione di statura politica  non solo verso le nostre genti, giustamente preoccupate dall’evolversi di una situazione sfuggita di mano ma nei confronti dell’Uomo, primo passo per salvaguardare la dignità e il diritto all’esistenza di tutti.

 

 
 
 
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3 GIUGNO 2016

 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 

 

 
 
 
 
 
 
 

 


Tu credi di incontrare l’amore,

in realtà è l’amore che incontra te

nei modi più strani,

inaspettati, involontari, casuali.

A volte lo confondiamo col bene

e lo surroghiamo.

Spesso siamo convinti sia amore,

fingiamo sia amore,

e leghiamo noi stessi

a una indistruttibile catena

frutto dei nostri desideri mancati

dei nostri sogni sopiti

delle nostre abitudini

delle nostre paure

delle nostre comodità

delle nostre viltà

dei nostri calcoli

della nostra apatia

dei nostri falsi moralismi.

Ma quando arriva, se arriva,

lo riconosci,

come  “il sole all’improvviso”

sconvolgente, coinvolgente,

totalizzante, esclusivo,

fusione di corpo e anima

osmosi perfetta.

Se finisce,

un dolore muto, senza fine.

loretta