Un blog creato da lorifu il 31/12/2009

la memoria dispersa

un mondo di affetti perduto (ricordi, pensieri, riflessioni)

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

FELICIT└

 
 
 
 
 
 
 

SULL'ONDA DEI RICORDI

 
 
 
 
 
 
 

I MIEI BLOG

LA MEMORIA DISPERSA

 

VITA E DINTORNI

GRAPPOLI DI EMOZIONI

 

IN PUNTA DI PENNA


 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

ULTIME VISITE AL BLOG

lorifuGiuseppeLivioL2oscardellestelleVince198martolloranocchia56un_uomo_della_follawoodenshipmargiomavivaildivertimentodante101Massimiliano_UdDakradioblack.whale
 
 
 
 
 
 
 

AREA PERSONALE

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Marzo 2017 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30 31    
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Citazioni nei Blog Amici: 65
 
 
 
 
 
 
 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 
 
 
 
 
 
 

ULTIMI COMMENTI

So quanto sei legato al tuo mondo "antico"....
Inviato da: lorifu
il 22/03/2017 alle 22:21
 
:-)
Inviato da: lorifu
il 22/03/2017 alle 22:18
 
Grazie Vince. Paco de Lucia Ŕ stato un mito. Nessuno come...
Inviato da: lorifu
il 22/03/2017 alle 22:16
 
Mi piace la Spagna e gli spagnoli. Assomigliano molto...
Inviato da: lorifu
il 22/03/2017 alle 22:06
 
L'anno scorso l'ho visto dal vivo a Madrid. Non...
Inviato da: lorifu
il 22/03/2017 alle 22:01
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 
 
 
 
 
 
 

siti web

 
 
 
 
 
 
 




 
 
 
 
 
 
 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Marzo 2017 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30 31    
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

Flamenco

Post n°583 pubblicato il 17 Marzo 2017 da lorifu
 


 

Essere flamenco è avere un'altra carne, un'altra anima, altre passioni,
un'altra pelle, altri istinti, desideri:
è avere un'altra visione del mondo, con il senso grande;
il destino nella coscienza, la musica nei nervi,
fierezza indipendente, allegria con lacrime;
è il dolore, la vita e l'amore che incupiscono.
Essere flamenchi è odiare la routine e il metodo che castra;
immergersi nel canto, nel vino e nei baci;
trasformare la vita in un'arte sottile, capricciosa
e libera; senza accettare le catene della mediocrità;
giocarsi tutto in una scommessa;
assaporarsi, darsi, sentirsi, vivere! Questo.
Elegìa del cantaor - Tomàs Borràs

È riconoscersi in quell’ intrico, volteggio di mani, che assieme al battito ritmico dei piedi danno corpo a un’altra te, in contrasto con quella dei movimenti controllati, pensieri ingabbiati, gesti preordinati da regole stabilite.
È uscire dall’involucro ordinario, prendere altre forme, sentire con le mani e toccare con gli occhi, in un’estensione dei sensi che vanno ad abbracciare l’infinito.
Vivere la musica a pori aperti, farla entrare da uno scalpiccìo di piedi come linfa vitale in ogni centimetro di pelle, vibrante alle sonorità che trasformano il lamento esistenziale in un guizzo di vita e d’amore. E’ pianto e gioia fusi in un unico moto. È scoprire che nella sregolatezza, esasperazione dei movimenti vi è l’armonia del tuo essere unico e irripeti
bile.

 

 

 
 
 

Donne 2 - 8 marzo

Post n°582 pubblicato il 08 Marzo 2017 da lorifu
 

 

Donne d’altri tempi, donne che hanno conosciuto soltanto la parola sacrificio ma che hanno coltivato un giardino d’amore che continua a fiorire per le cure amorevoli di chi ha raccolto il testimone.

 

 

 

Nonna Virginia

Sei ancora là

nei miei ricordi di bambina,

ti vedo sul gradino di pietra

a custodire la casa,

con amore di madre,

di moglie  premurosa.

I sogni infranti

mai facesti trasparire

dagli occhi cerulei e attenti,

per antico pudore

consapevole destino.

Le vesti scure, intrise di pianto,

erano il vestito della festa e del lavoro,

il sorriso raro e contenuto

ne rimarcava il decoro.

La fatica era scritta sul volto

e  sul grande libro del sacrificio

che   quel mondo contadino

a cui orgogliosamente appartenevi

riempiva di  pagine ogni giorno.

I campi, la stalla, il fieno,

i figli, la casa 

scandivano i tempi

come il rosario che sgranavi,

in ginocchio, in chiesa

grata di quel niente

che era tutto ciò che avevi.

Quante scarpe consumate 

sui sentieri della vita,

quanti solchi sul viso

bruciato dal sole e dal vento

di estati perse nella memoria,

quante callosità su mani indurite

dalla vanga, sprofondata in una  terra

avara  e ostile,

quanti sospiri a raccogliere il fiato

sempre più corto  sotto il peso della gerla.

La sera però,  seduta sulla panca,

guardavi il cielo con gratitudine infinita,

aspettavi che scolorasse

per vederlo riempirsi di stelle.

Ti beavi della pace tutt’intorno

e regalavi le tue carezze…

Le  mani sgraziate e dure

diventavano leggere,

come i pensieri semplici,

di un cuore semplice.

 lorettafusco

 
 
 

DONNE - 8 marzo

Post n°581 pubblicato il 08 Marzo 2017 da lorifu
 

 

Oggi splende il sole ed è il più bell’augurio che mi sento di fare alle donne.

Che brilli la loro qualità più bella dell’essere donna, la femminilità.

Un dono unico, ineguagliabile, esclusivo che le fa splendere di luce propria.

Portino pure avanti le loro battaglie, giuste per  affermare il propio posto nel mondo in maniera egualitaria all’uomo ma non dimentichino che è nella solidarietà tra donne che possono trovare il vero valore unificante.

 

 
 
 

Un'altra luce

Post n°580 pubblicato il 23 Febbraio 2017 da lorifu
 

A chi mi chiede cosa sia la poesia, la mia risposta è Luce.

E "Un’altra Luce" non è altro che l’appendice, o meglio il seguito di "Anime intrecciate", dove tra i tanti temi, l’amore spicca attraverso un’aggettivazione ricca di sfumature che pennellano il mio universo emozionale.
Emozioni che scaturiscono da un’interiorità vissuta nella sua interezza con sguardo attento alla realtà percepita a pori aperti dove ogni evento legato alla quotidianità e alla complessità del mondo dagli scenari inquietanti diventa ispirazio-ne poetica e momento di riflessione.
Poesia dunque come urgenza per esprimere sensazioni e immagini interiorizzate di una realtà disturbante.
Poesia infine come atto liberatorio, necessità di raccontare situazioni ed eventi mai filtrati e accomodati alla logica del cosa dire e come dire. Non c’è mediazione, autocensura ma le parole spuntano come fiori perché anche davanti agli orrori, alle macerie di una vita, delusioni, illusioni, la speranza trova sempre una piccola zolla per fiorire.
La mia è una lirica in cui emerge una personalità dalle mille sfaccettature e in cui la sensibilità e la fragilità sono controbilanciate dalla forza e perseveranza, elementi fondanti della mia esperienza di donna.
Gli eventi, le situazioni e i tanti personaggi descritti sono la fitta trama e ordito del nostro tessuto esperienziale come i moti dell’animo, declinati in tutte le forme possibili e in cui tutti si possono riconoscere.

Questo libro nasce dalla collaborazione con Lucia Coszach, fotografa e amica. Due sensibilità che si uniscono fondendo parola e immagine in azione creativa.

 

 

 
 
 

Morte a Venezia

Post n°579 pubblicato il 15 Febbraio 2017 da lorifu
 

 

 

Io mi ricordo che c'era una clessidra come questa in casa di mio padre... La sabbia scorre attraverso un forellino così sottile che all'inizio sembra che il livello della parte superiore non debba cambiare mai. Cominciamo ad accorgerci che la sabbia scorre via solo verso la fine. Ma prima di allora ci vuole tanto... che non vale la pena di pensarci. Poi all'ultimo momento, quando non c'è più tempo, ci si accorge che è troppo tardi... ci si accorge che è troppo tardi per pensarci...
Gustav von Aschenbach

 

Ho rivisto “Morte a Venezia” di Luchino Visconti, tratto da un racconto di Thomas Mann e ne ho riassaporato tutta la cupa bellezza stemperata dalle magiche atmosfere di una Venezia decadente sublimata dalla musica di Mahler.

La storia del maturo musicista Gustav von Aschenbach che subisce il fascino seduttivo del bellissimo Tadzio, appena adolescente, inquieta e commuove per le potenti suggestioni evocate dall’impossibilità di conciliare realtà e desiderio, tanto che la scena finale con il compositore che muore sulla spiaggia mentre Tadzio, nell’acqua, in un cono di luce sembra indicargli un punto indeterminato all’orizzonte, è di quelle che rimangono impresse per sempre.

 
 
 
Successivi »
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 
 
 
 
 
 
 

3 GIUGNO 2016

 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 

 

 
 
 
 
 
 
 

 


Tu credi di incontrare l’amore,

in realtà è l’amore che incontra te

nei modi più strani,

inaspettati, involontari, casuali.

A volte lo confondiamo col bene

e lo surroghiamo.

Spesso siamo convinti sia amore,

fingiamo sia amore,

e leghiamo noi stessi

a una indistruttibile catena

frutto dei nostri desideri mancati

dei nostri sogni sopiti

delle nostre abitudini

delle nostre paure

delle nostre comodità

delle nostre viltà

dei nostri calcoli

della nostra apatia

dei nostri falsi moralismi.

Ma quando arriva, se arriva,

lo riconosci,

come  “il sole all’improvviso”

sconvolgente, coinvolgente,

totalizzante, esclusivo,

fusione di corpo e anima

osmosi perfetta.

Se finisce,

un dolore muto, senza fine.

loretta