Un blog creato da lorifu il 31/12/2009

la memoria dispersa

un mondo di affetti perduto (ricordi, pensieri, riflessioni)

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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A questo punto concludo con gli auguri per un 2017...
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Buon Natale

Post n°576 pubblicato il 23 Dicembre 2016 da lorifu
 

 

 

Ricordo i Natali che furono e  ne ho smarrito il senso.

Non c’è più Natale di quello che non c’è, di quello che di qui a due giorni ci vedrà tutti ripetere le solite frasi di circostanza e le solite promesse.

Preferisco non aggiungere nulla...riflettere sul Presepe  che ci vede tutti protagonisti, statuine viventi nelle quali possiamo riconoscerci ed identificarci.

Ascoltare la Buona Novella di De André   in fondo è una vera rivelazione per chi cerca nel Natale il vero significato,  spesso assai lontano da chi pratica soltanto l’estetica della fede.

 

Ed è con questi meravigliosi versi di David  Maria Turoldo che faccio a tutti voi amici i migliori auguri di BUON NATALE

 

 

Natale

Ma quando facevo il pastore
allora ero certo del tuo Natale.
I campi bianchi di brina,
i campi rotti dal gracidio dei corvi
nel mio Friuli sotto la montagna,
erano il giusto spazio alla calata
delle genti favolose.
I tronchi degli alberi parevano
creature piene di ferite;
mia madre era parente
della Vergine,
tutta in faccende,
finalmente serena.
Io portavo le pecore fino al sagrato
e sapevo d'essere uomo vero
del tuo regale presepio.

David Maria Turoldo

 
 
 

VITA

Post n°575 pubblicato il 11 Dicembre 2016 da lorifu
 

 

 

 

 

Nonostante tutte le perdite e le privazioni che ho subito, io amo ardentemente la vita, amo la vita per la vita e, davvero, è come se tuttora io mi accingessi in ogni istante a dar inizio alla mia vita […] e non riesco tuttora assolutamente a discernere se io mi stia avvicinando a terminare la mia vita o se sia appena sul punto di cominciarla: ecco il tratto fondamentale del mio carattere; ed anche, forse, della realtà.
Fëdor Dostoevskij, Quaderni e taccuini

Per amare la vita così tanto bisogna averne consapevolezza ma la consapevolezza nasce col tempo ed è disseminata di errori, strade sbagliate e rinascite. Peraltro non si può rinascere se non si è prima morti, è dalle nostre ceneri che risorgiamo e può avvenire molte volte nella vita.
La capacità di rinascere non è così automatica, è una vocazione e la dice lunga sul nostro carattere e capacità di soffrire. Sì, soffrire perché è dalla sofferenza e nella sofferenza che troviamo il nostro vero io, non possiamo bleffare davanti al dolore nostro e/o di chi ci è caro, ed è forse l’unico momento in cui raggiungiamo la nostra vera essenza.
Percepire la sofferenza come un indispensabile passaggio verso nuove aperture è un’intuizione che non tutti hanno, è un atto di coraggio che ci traghetta verso un rinnovamento continuo, alla ricerca di noi che è poi la ricerca della bellezza.
Siamo avidi di bellezza ma non la troviamo quando ci siamo immersi. È come avvicinarci a una tavola imbandita a pancia piena, calpestare la monotonia di un tripudio di fiori, percorrere, usati, stanze principesche.
La bellezza la troviamo quando rischiamo di perderla, quando il cielo si offusca all’improvviso e baleniamo in tempesta e può avvenire in qualsiasi momento della vita. È un’opportunità che ci viene offerta ed è da come reagiamo che possiamo misurarci e scoprire la nostra cifra.
La vita non è fuori, è dentro di noi. Se riusciamo a raggiungerla intimamente, non c’è età in cui non si sia pronti ad affrontarla...a venti come a quaranta, ottant’anni.
Bella, a questo proposito l’immagine di Santiago, il vecchio pescatore di Hemingway che trova, pur nella sconfitta, in quel pesce spolpato di cui gli resta soltanto la carcassa, la vittoria di aver tentato, di essere riuscito a dare ai suoi giorni dignità e senso.

 
 
 

CINISMO

Post n°574 pubblicato il 22 Novembre 2016 da lorifu
 

 

Il cinismo è il sentimento più squallido che esista.

Più ancora dell’ipocrisia e ancor più dell’odio.

Ma è corretto definirlo sentimento?

Il sentimento presuppone una relazione con qualcosa, qualcuno.
Il cinismo non si relaziona, non entra nella spirale delle emozioni, ma lancia le sue invettive dall’alto del suo disprezzo contro tutto e contro tutti, spacciandolo per realismo e amore per la verità.

Mai un dubbio, un ripensamento, uno sguardo magnanimo, un interrogativo sulla plausibilità o opportunità di quanto esternato. La sua è una lotta all’ultimo sangue, estenuante, distruttrice, denigratoria.
Deve sempre lasciare sul campo delle sue certezze i cadaveri dei tanti poveri illusi, ignoranti, anime morte indegne di considerazione e benevolenza.

Sul piano dell’eloquio e della supremazia intellettuale li batte tutti, non c’è alcuna sfumatura e colore nei suoi ragionamenti impregnati di nihilismo, lasciando intravedere un'aperta sconfitta del senso di sé.

 
 
 

Fiorin Fiorello...

Post n°573 pubblicato il 15 Novembre 2016 da lorifu
 

foto - Henri Cartier Bresson


"Fiorin fiorello", cantava Mario mentre saliva le scale con il pane sotto il braccio.
Era una vecchia usanza quella, rubata a Parigi, durante quell’indimenticabile viaggio, l’unico che avevano fatto, da troppo tempo ormai.
Lucia lavorava in una lavanderia ma da qualche mese era a casa.
Ormai i cinesi nei centri commerciali fornivano gli stessi servizi a prezzi stracciati e di là a qualche giorno la saracinesca del negozio si sarebbe abbassata definitivamente.
Era incinta Lucia e di questi tempi e nelle sue condizioni trovare un lavoro era impresa ardua, quasi impossibile.
Passava la giornata a rassettare casa, svogliatamente, col pensiero fisso alla miseria incombente e al figlio in arrivo.
Mario si arrabattava come poteva, lavoretti saltuari, di giorno però, perché la notte studiava e ci dava dentro con l’intento di laurearsi al più presto.
Oggi era felice perché il corriere per il quale lavorava l’aveva pagato e quei 600 euro rappresentavano una fortuna.
Vivevano nell’appartamento della nonna di Lucia che da quando era in casa di riposo era vuoto e il problema affitto almeno per il momento non c’era.
Bollette, quelle sì erano un cruccio…luce…gas…ma dai conti che aveva fatto, gli rimaneva qualche decina di euro... e stasera avrebbe portato Lucia in pizzeria.
Entrato in casa la colse pensierosa alla finestra mentre l’aspettava per il pranzo.
Si sedettero, Lucia tagliò a fette il filone ancora fragrante mentre grosse lacrime scendevano e inumidivano la crosta.
Mario taceva e mangiava in silenzio.
L’euforia di prima era scomparsa e si sentiva inadeguato là, in quel momento, quella situazione…
“Dai Lucia, vedrai…” le parole gli uscivano a stento adesso, in realtà non sapeva che cosa dirle…c’era qualcosa di kafkiano in quei gesti, sguardi, respiri.
Tutto era sospeso, persino l’aria…loro due, appesi a un filo di speranza, i progetti a lungo cullati che ora sembravano svanire nel nulla.
Durò poco, il tempo di riprendersi e Mario riguadagnò l’umore di sempre, con un gesto inaspettato prese Lucia in grembo e girò in tondo con lei che gli batteva sulle spalle divertita e timorosa di cadere.
Uscirono quella sera. Pioveva. La pizzeria era a due passi, non c’era molto da camminare.
Sotto l’ombrello, si tenevano stretti, uniti in un abbraccio che non era soltanto un modo per non bagnarsi.
L’asfalto sotto la luce dei lampioni scintillava per la pioggia.
Anche i loro occhi scintillavano, si erano riempiti nuovamente di progetti, sogni e mentre si offrivano alla sferzata benefica della pioggia lui le sfiorava delicatamente il pancione.

 

 

Dedicato a tutti i giovani, spezzati nei loro progetti di futuro.

 
 
 

PASOLINI

Post n°572 pubblicato il 29 Ottobre 2016 da lorifu
 

 

Il 2 novembre 1975 veniva barbaramente assassinato P. Paolo Pasolini, una delle voci più luminose e illuminate del nostro panorama letterario.

il mio ricordo

http://blog.libero.it/Filodelricordo/12529972.html

 

 
 
 
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3 GIUGNO 2016

 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 

 

 
 
 
 
 
 
 

 


Tu credi di incontrare l’amore,

in realtà è l’amore che incontra te

nei modi più strani,

inaspettati, involontari, casuali.

A volte lo confondiamo col bene

e lo surroghiamo.

Spesso siamo convinti sia amore,

fingiamo sia amore,

e leghiamo noi stessi

a una indistruttibile catena

frutto dei nostri desideri mancati

dei nostri sogni sopiti

delle nostre abitudini

delle nostre paure

delle nostre comodità

delle nostre viltà

dei nostri calcoli

della nostra apatia

dei nostri falsi moralismi.

Ma quando arriva, se arriva,

lo riconosci,

come  “il sole all’improvviso”

sconvolgente, coinvolgente,

totalizzante, esclusivo,

fusione di corpo e anima

osmosi perfetta.

Se finisce,

un dolore muto, senza fine.

loretta