Creato da: NoRiKo564 il 02/02/2011
piccole pieghe e grandi magie....
 
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Il tempo perduto

Post n°521 pubblicato il 21 Settembre 2016 da NoRiKo564


Se t’avessi incontrato trent'anni fa
quanto diversa
sarebbe stata
la vita tua e la mia
saremmo fuggiti
in un luogo semplice
lontano
a vivere insieme
i nostri sogni.

Avrei cercato
la più minuscola
delle isole della Terra
perché di null'altro
avrei avuto bisogno
se non di te
del tuo respiro
della tua pelle
e mi sarei perso
nel tramonto del tuo sguardo
felice d'invecchiare insieme
senza il desiderio
di girare il mondo
alla ricerca delle meraviglie
che tutti sanno
ma io
avrei avuto te
e solo io
nel mondo intero
avrei saputo
la mappa del tuo corpo
e sfiorato
la bellezza
del tuo pensiero
perché tu
avresti appagato
ogni mio bisogno
ogni mio desiderio
e il tempo
non avrebbe più avuto fine
oltre i nostri corpi
in quell’isola di paradiso.

Se t’avessi conosciuto trent'anni fa…

ma ti ho conosciuto solo adesso
e non posso far altro
che recuperare
il tempo perduto
sperando
di vivere abbastanza
per donarti
tutto l’amore
che avrei avuto
se t’avessi incontrato trent'anni fa.

(Francesco Ruffino 2016)

(tratto dal web)

Una poesia che mi ha colpito molto e fatto pensare.
Capita di incontrare l'anima gemella in età matura e capita di pensare a quanto si è perso fino a quel momento e a come avrebbe potuto essere incontrarsi prima.
Perchè è inutile farsi illusioni, ogni stagione della vita offre delle possibilità che, anche se ritornano negli anni a venire, difficilmente possono compensare quello che non si è vissuto o si è perso.
Però è bello pensare che ci sia un uomo che possa scrivere  una cosa tanto intensa per una donna e ancor più bello pensare che sia esattamente ciò che pensa.

 
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I colori di settembre...

Post n°520 pubblicato il 20 Settembre 2016 da NoRiKo564

Non siamo più in estate, ma non siamo ancora entrati nell'autunno.
Stiamo in una terra di mezzo, dove l'unica cosa che detta legge sono i colori, così caldi  in nessun altro periodo dell'anno.
I rossi, i gialli, i verdi, i marroni...
Per chi vive in città, forse questo è meno percepibile ma, per chi come me, ancora spende la sua esistenza in un paese di provincia, contornato da campi e colline con le vigne, questo mese riserva ogni giorno spettacoli fantastici.
Credo di non averne mai apprezzato fino in fondo la bellezza, in questo periodo di forzata sosta dal lavoro, ho riscoperto il paesaggio di dove vivo e ne ho osservato tutti i cambiamenti stagionali e ho fatto una considerazione:vivo in un paese bellissimo.
Non il mio in particolare, ma l'Italia nel suo insieme di zone così diverse, sono sicura che in questo periodo dell'anno offra i suoi colori sfolgoranti a tutti.
Penso a chi vive in zone di montagna, piene di boschi in pieno folliage, a chi vive in zone di mare, dove forse i colori sarano gli azzurri e i blu e l'arancio dei tramonti, a chi sta sui laghi dove gli alberi si specchiano nell'acqua e i colori si mischiano e diventano un arcobaleno.

E da voi com'è questo settembre?

 
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La gran luna...

Post n°519 pubblicato il 16 Settembre 2016 da NoRiKo564

Ieri apparsa in tutta la sua magnificenza (quasi piena), velata da nuvole veloci che l'accarezzavano.

Stasera pronta a perdere  il suo colore caldo, facendosi per un po' "appannare"...e cio' nonostante non perdere mai il suo fascino magnetico.

Mancano solo i lupi a farti la serenata!

 
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La guerra del panino....

Post n°518 pubblicato il 14 Settembre 2016 da NoRiKo564

Credo fosse l'unico momento in cui mi piaceva essere a scuola: la ricreazione.
Tiravo fuori il mio bel sacchettino con dentro il tovagliolo (rigorosamente di stoffa)
che stendevo sul mio banco e poi aprivo il mio bel pacchettino avvolto nella carta stagnola e già il profumo del prosciutto cotto o del salame o della nutella arrivava alle narici a deliziare i miei sensi, intorpiditi insieme al cervello, da tutte quelle cose nuove che dovevo infilarci dentro, in quelle lunghe ore seduta sul quel dannatissimo banco (per me sempre troppo basso, insieme alla sedia, che non erano mai adeguati alla mia altezza!)
Era un rito, poi ci si guardava a vicenda: "Tu che hai oggi? Buono...me lo fai assaggiare?"
Lì sentivi i gusti culinari di tutta Italia: ogni mamma, nutriva a modo suo il pargolo e poche storie su calorie, cibi sani e naturali.
Era tutto naturale, come tutte le cose che un genitore ti dava da incorporare: cibo, educazione, valori.
Poi decenni dopo, improvvisamente le mamme son diventate troppo impegnate (o forse pigre) e non è parso vero di delegare ad una mensa scolastica l'ingrato compito di organizzare la dieta del piccolo erede.
In nome della salubrità, della sicurezza sono stati banditi i panini, le merendine Buondi Motta (ai miei tempi quelle c'erano altro che tegolini, girelle e flauti) e ogni cibo che non fosse rigorosamente prodotto dall'industria, sigillato, sterilizzato e conservato ermeticamente chiuso.
Niente più crostate fatte in casa, frittelle, biscotti....che amorevoli mamme avevano preparato magari la sera dopo cena, perchè i loro figli facessero bella figura con la maestra, durante le festicciole di natale o carnevale.
Tutto asettico, industriale, pieno di olio di palma e grassi di natura sempre più dubbia.
Per non parlare delle mense, fornite da ditte preposte che preparano i cibi a 50 km dalla scuola e fanno arrivare dentro scaldavivande questi piatti tutti carucci a vedersi,ma che ogni tanto sentiamo mandano tutti all'ospedale per qualche intossicazione!
Insomma per un panino da ri_portare in classe in Piemonte si è scatenato l'inferno....

 
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Paura del buio e incubi notturni....

Post n°517 pubblicato il 12 Settembre 2016 da NoRiKo564

 

 

Aveva vinto la paura del buio, tantissimi anni prima, per una sfida che le avevano gettato i suoi genitori.
Lei a cinque anni, forse la consapevolezza di avere un carattere testardo ancora non ce l’aveva e accettare quella sfida era stato forse più un gioco che una reale prova di coraggio.
Certo che non ci aveva messo molto ad abituarsi a dormire in una stanza da sola al buio, anche per le tante rassicurazioni che le venivano fatte ogni notte dai suoi genitori e per le periodiche  ispezioni serali  sotto il letto, dietro le tende e dentro gli armadi, assicurandosi che non c’era nascosto nessun mostro o fantasma che potesse apparire a turbare i suoi sonni.
Con il tempo le ispezioni si erano rarefatte fino a scomparire del tutto: tanto non ci trovava mai niente!

Con il passare degli anni, il buio non era più stato un  problema per lei, anzi, le piaceva girare per casa a tentoni la notte,  quando si alzava per andare in bagno e non era un problema passeggiare intorno a casa dopo una certa ora e non era nemmeno spaventata di trovarsi in auto in strade solitarie e scure…aveva una convinzione ferrea che niente e nessuno potesse farle del male.
Il suo motto era: Male non fare, paura non avere.
Ecco perché quella notte si svegliò terrorizzata, ansimante con il cuore in tumulto.
Un banale incubo.  Proprio banale no, diciamo che fu il suo primo incubo da che si ricordava.
Questo lo rendeva un fatto assolutamente straordinario.
Nell’incubo si trovava al buio, in una casa che poteva essere la sua o anche no, alla ricerca affannosa del suo cellulare per illuminare l’ambiente e capire cosa fosse successo.
Il cellulare restava assolutamente muto e spento.
Si aggirava per casa con la sensazione forte di una presenza (non tanto umana a dirla tutta).
Dei fantasmi aveva ancora paura e di tutto quanto riguardava l’occulto, ma santoiddio era ben sveglia e consapevole che i fantasmi non esistevano o se esistevano erano  solo al cinema per esigenze di copione.
Con questa certezza granitica e piena di coraggio perché si muoveva in un ambito che non la spaventava, si ritrovava a cercare  a tentoni qualcosa per illuminare la stanza.
All’improvviso si sentiva stringere i polsi da un paio di mani guantate e ossute(non magre ma proprio mani di sole ossa), che la trattenevano con una forza incredibile, il terrore che iniziava a salire e la voce che non voleva proprio uscire. Il suono le moriva in gola, fino a quando un suono irreale che non le apparteneva le usciva dalle labbra, lo udì chiaro riecheggiare nella stanza dove stava dormendo.
Aprì gli occhi, di nuovo quel maledetto buio che l’avvolgeva, cercò il cellulare, la luce del display illuminò la stanza dandole un aspetto spettrale,  cercò l’interruttore della abat-jour e lo accese.
Aveva avuto un incubo, solo un incubo.
Ritrovò il suo ambiente, le cose che le erano familiari, si accarezzò i polsi rabbrividendo, perché ancora percepiva quella stretta mortale.
Si alzo’ per bere un po’ d’acqua, tornò nella stanza e iniziò ad ispezionare sotto il letto, dietro le tende e dentro gli armadi. Era sicuramente sola in quel momento. Ma prima?

 



 

 

 
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