Creato da fataeli_2010 il 22/02/2014

Ilmondodellefate

il fantastico mondo

 

Il funghetto vanitoso

Post n°639 pubblicato il 22 Novembre 2017 da fataeli_2010
 

 

 

Il funghetto vanitoso

 

C’era una laggiù, lontano nel bosco di Biù un Funghetto piccino e grazioso, col gambo bianco, il cappello marrone un po’ spiovente e la punta più chiara come se fosse stato intinto nel latte.

Funghetto però non era molto contento, poiché era talmente piccino da non essere mai notato dalle Fatine della Rugiada.

Anche lui avrebbe voluto avere il cappello adornato di perline luccicanti, come gli altri suoi compagni, loro erano più alti o avevano cappelli più grandi e colorati, e le fatine accorrevano leste leste a fare le loro meraviglie.

Un giorno Funghetto brontolò cosi tanto ma cosi tanto che la regina delle fate andò da lui e gli chiese cosa c’era che lo rendeva cosi scontento.

Funghetto le raccontò tutto, alla fine la regina tacque e rimase in silenzio. Poi chiese a Funghetto se sarebbe stato disposto a cambiare per riuscire ad essere notato delle Fatine della rugiada, subito questo rispose che si, era prontissimo!

E balibbalò, tira un po’ qui, alza un po’ lì, in una nuvola di brillante polvere magica il piccolo funghetto era divenuto un bel fungo alto, dal cappello rosso sgargiante, puntinato di macchioline bianche, lucido come le mele al sole!

Funghetto era talmente contento che non vedeva l’ora fosse il mattino seguente per avere le sue goccioline di rugiada.

Al sorgere del sole infatti, quando le fatine giunsero videro subito quel magnifico fungo rosso e accorsero, adornandolo con miriade di piccole gocce risplendenti, dorate alla luce dell’aurora.

Funghetto si vedeva talmente bello che pavoneggiava con tutti, mostrando a chiunque passasse di lì quando fosse brillante il suo colore, fosse candido il gambo, oppure quando perfette e lisce le lamelle al cappello.

S’era gonfiato talmente tanto che…..si era gonfiato veramente!

Era diventato Cicciotto e ingombrante.

Insomma tutti quelli che passavano di lì non potevano più, così cominciarono a cambiare strada: le sue amiche formichine che tutti i giorni in fila indiana gli passavano accanto si spostarono, anche le coccinelle, che posavano sugli steli

d’era vicino per scambiare due chiacchiere non tornarono più, e cosi tutti gli altri.

Funghetto era rimasto solo.

Nessuno parlava più con lui perché aveva dimenticato quando un tempo chiacchierava con loro solo per il piacere di farlo, scambiarsi gentilezze e chiedendo anche solo semplicemente come andava la giornata.

Funghetto si disse che la sua di prima, in fondo non era poi cosi male, aveva avuto cosi tanti amici….che ora senza di loro si sentiva terribilmente solo. Ma si vergognava a chiamare la regina e chiederle aiuto una seconda volta, quindi strette zitto in silenzio, cercando di farsi piccolo e invisibile, anche se sapeva che c’era ben poco da fare: oramai era talmente paffuto e gonfio che era impossibile non notarlo.

  • Ah! Quando mi manca essere un piccolo funghetto, dal cappellaccio spiovente e dalla punta color latte….- pensò

    Un giorno passò di li un’ape e si soffermò accanto a funghetto per pulirsi le antenne. Funghetto avrebbe voluto fare quattro chiacchiere ma non ne aveva più il coraggio, sicchè l’ape visto che non parlava gli chiese perché fosse così silenzioso: - Sei forse timido?

    L’altro non rispose, ma quella era un’ape curiosa come se ne vedono in giro di solito e quindi non si arrese: come poteva lui, un bel fungo rigoglioso essere tanto modesto.

  • Sei forse bello per rispondere?

    Alla fine Funghetto capitolò e spiegò a gran singhiozzi il perché fosse cosi taciturno….e non certo perché era troppo bello!

    E ad ogni singhiozzo si faceva sempre più grassoccio, e sempre giù tondo….

    -Hic!Hic!

    A quelle parole, vedendo singhiozzare e rattristarsi come non mai, l’ape venne circondata da una nuvola di mille colori.

    Quando la nube ecco si dissipò ecco al posto dell’ape c’era la bellissima Regina delle fate.

    Funghetto rimase sbalordito, non si era proprio reso conto che era sempre lei dall’inizio.

    Si fece coraggio e con la sua vocina chiese scusa alla regina; le disse che non pensava gli sarebbe mancato così tanto essere quel piccolo funghetto marrone dal gambo bianco, e che forse, la rugiada come ornamento era davvero cosa di poco conio.

    La regina rispose che lo aveva accontentato solo per mostrargli quando fosse preso dal rendersi bello davanti a tutti, a tal punto che si era scordato degli amici.

    Non avevano bisogno di vederlo impreziosito da alcun gioiello, per loro lui era bello interessante al medesimo modo, forse anche di più!

  • Le mie amiche formichine e mie amiche coccinelle- sospirò il Funghetto.

    La regina delle fate si intenerì, capì che Funghetto aveva imparato la lezione e quindi….

    Balibbalo; tira un po’ qui, tira un po’ lì, ecco che funghetto ritornò come prima!

    Non esistono parole per descrivere quando fosse felice, aveva ancora il corto gambo bianco e la punta del cappellino color latte.

    Promise che mai e poi mai avrebbe più voluto essere ciò che non era.

    Tutti i suoi amici ritornarono, risero e scherzarono ancora insieme, circondandolo di abbracci e affetto, e poté quasi toccare il cielo da tanto era felice.

    Ma aspettate un po’….a toccare il cielo dalla felicità….Funghetto, più alto di un pollice si ritroverà.

    Ogni Fatina Rugiada orbene lo vedrà e di goccine luccicanti Funghetto si rivestita.

     

     

    Autore:Isabella Scafilippo

    Tratto dal sito:www.fabulinis.com

 
 
 

Teda

Post n°638 pubblicato il 20 Novembre 2017 da fataeli_2010
 
Tag: Teda

 

 

Teda

 

Perché il tuo sguardo

salir su le pareti

penombre famigliari

e legga nei miei chiari

 

occhi gli oblii segreti

ecco la vecchia teda.

 

Accendi! I nostri vecchi

accendevano a sera

in silenzio e fors’era

dolce a lor dolce cuore

ammirare il chiarore

fumoso dei tre becchi.

 

Non cercar con lo sguardo

che all’improvviso lume

leggermente si vela

d’un pensiero bugiardo

lampada e paralume

candeliere e candela;

 

e non pensare a quelle

piccole buone fate

che a sera pendon sulle

tavole apparecchiate

 

e che si fanno belle

dè lor veli di tulle;

non credere allo sforzo

dei lampadari antichi

di lieti iri nel quarzo

tra un fragile lavoro

di fiori e foglie d’oro;

 

ma se calma tu sieda

alla tavola, ammira

ogni piccola spira

che sale dal chiarore

dei tre becchi, dal cuore

antico della teda;

e pensa che forse ogni

desiderio importuno

che piacque ai nostri sogni

se ne va con quel fumo.

e si disperde zitto

zitto lungo il soffitto.

 

Autore: Marino Morelli

(dal Web)

 

 

 

 
 
 

Filastrocca di Margherita

Post n°637 pubblicato il 18 Novembre 2017 da fataeli_2010
 

 

 

Filastrocca di Margherita

 

C’era una volta al castello di Apiro

nascosto dal tempo un prezioso papiro

Il vecchio papiro, custodito da anni

racconta una fiaba, ma senza tiranni.

 

Racconta una storia d’amore e di vita

racconta la storia di Margherita.

Racconta una storia di bimbi e magia

racconta una storia col cuore di zia.

 

C’era una volta in un bosco incantato

un dolce folletto che faceva il bucato.

Faceva il bucato e volavano bolle

sui mille fiori e le loro corolle.

 

Racconta la storia il dolce folletto

faceva  il bucato vicino un laghetto.

Laghetto incantato e pieno di giochi

cento per bimbo che son pure pochi.

 

Si alza nel cielo una bolla splendente

e tutte le stelle la guardan contente:

dentro la bolla lucida e tonda

ecco una bimba dolce e gioconda.

 

Sguardo birbante e cuore di fata

è questa la bimba più mai nata.

Di tutto il giardino il fiore più bello

prende la bimba e la porta al castello.

 

Al castello di Apiro arriva il fagotto

in cerca di latte e di un dolce biscotto.

Tutta la corte offre dolcezze

ma per Margherita servon carezze.

 

Sceglie fra tutte, la mano più cara

sceglie una mamma d’amore mai avara

arriva anche il babbo che non mente né inganna

Margherita, ora a casa, può fare la nanna.

 

Questa filastrocca di Tania (1 febbraio 2012).

Tratto dal sito: Filastrocche.it

 
 
 

Veglia

Post n°636 pubblicato il 17 Novembre 2017 da fataeli_2010
 
Tag: Veglia

 

Veglia


 

Già dormono i prati. Non veglia

se non il mio cuore. Null’altro.

La sera ammaina nel porto

le rosse sue vele di già.

O veglia sognante, beata!

Incede la Notte su l’erba.

Fiorisce- sbocciandole in mano-

un pallido giglio: la luna.

Odi? il passo della notte

nel silenzio immenso- s’muore.

Sul mio tavolo la lampada,

come un grillo, stride piano.

Brucia d’oro ai libri il dorso

luogo  taciti scaffali:

i piloni del gran ponte,

che lusinga a ripartire

verso i regni delle Fate.

 

 

Autore: Rainer Maria Rilke

(dal Web)

 

 
 
 

Filastrocca di Fata Gaia per aiutare le api a fare il miele

Post n°635 pubblicato il 16 Novembre 2017 da fataeli_2010
 

 

Filastrocca di Fata Gaia per aiutare le api a fare il miele

 

 

Sole sui fiori, aria alle foglie,

ali per l’ape che vola e raccoglie.

Goccia di sole nelle corolle,

diventa nettare tiepido e molle,

diventa pane per l’ape che vola,

diventa miele che cola.

 

 

Bruno Tognolini: Tratto da “Filastrocche e canzoni della Melevisione”- Rai- eri-1999

(dal Web)

 
 
 
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