Creato da fataeli_2010 il 22/02/2014

Ilmondodellefate

il fantastico mondo

 

Il buon piccolo Enrico

Post n°675 pubblicato il 23 Febbraio 2018 da fataeli_2010
 

Il buon piccolo Enrico

Il piccolo Enrico camminò risolutamente verso la montagna che era più

Lontana di quando sembrasse; invece di arrivarci in mezz’ora, come pensava

 Camminò tutto il giorno di giungere ai suoi piedi. A circa due terzi del cammino

 Vide un Corvo che aveva la zampina incastrata in una trappola tesagli da un bambino cattivo. Il povero Corvo cercava inutilmente di liberarsi di quella trappola che lo faceva soffrire terribilmente. Enrico corse verso di lui, tagliò la corda che imprigionava la sua zampa e lo liberò. Il corvo volò via ad ali spiegate e gli disse:

grazie mille, mio coraggioso Enrico, ti restituirò il favore!

Enrico fu molto sorpreso di sentir parlare un Corvo, tuttavia continuò per la propria strada.

Un po’ di tempo dopo, mentre si riposava dietro un folto cespuglio e mangiava un pezzo del suo panino, vide un Gallo inseguito da una volpe. Il Gallo, che stava per essere catturato nonostante gli enormi sforzi per sfuggire all’astuto animale, passò vicino a Enrico il quale lo afferrò abilmente e lo nascose sotto i suoi vestiti senza che la volpe potesse vederlo. La volpe continuò a correre pensando che il Gallo fosse volato più lontano. Enrico non si mosse fin quando la volpe non scomparve dalla sua visita. Allora lasciò il Gallo che gli disse a bassa voce:

grazie mille, mio coraggioso Enrico, ti restituirò il favore.

Enrico oramai era riposato, quindi si alzò e continuo a camminare. Quando ebbe fatto buona parte del cammino vide una povera Rana che stava per essere divorata da un Serpente.

La Rana tremava e non si muoveva, paralizzata dalla paura; il Serpente avanzava rapidamente verso di lei con la bocca spalancata.

Enrico prese una grossa pietra e la lanciò abilmente tra le fauci del Serpente, proprio nel momento in cui questo stava per divorare la Rana, che la pietra entrò nella gola del serpente e lo soffocò.

La Rana si allontanò saltando e esclamò:

Grazie mille, mio coraggioso Enrico, ti restituirò il favore!

Enrico, che aveva già sentito parlare il Corvo e il Gallo, non si stupì nel sentir parlare la Rana e continuò per la sua strada.

Poco dopo giunse ai piedi della montagna, ma vide che c’era un fiume largo e profondo che scorreva innanzi a lui, talmente largo che si vedeva malapena l’altra sponda.

Enrico si fermò alquanto perplesso “Forse,- si disse- troverò un ponte, o un guado o un battello”. Si mise quindi a costeggiare il fiume che girava tutto intorno alla montagna,

ma era largo e profondo ovunque e non c’era nessun ponte o battello. Il povero Enrico si sedette piangendo in riva al fiume.

“Fata Benevola, venite in mio aiuto!- esclamò mi serve sapere che in cima alla montagna

c’è una pianta che salverà la mia povera mamma se non posso arrivarci?”.

In quel momento il Gallo, che lui aveva protetto contro la volpe, apparve sulla

riva e gli disse:

La fata Benevola non può fare niente per te; questa montagna è fuori dalla sua

potenza. Ma tu mi hai salvato la vita e voglio testimoniarti la mia riconoscenza.

 Sali sulla mia schiena, Enrico, e, parola di Gallo, ti condurrò sull’altra sponda.

Enrico non esitò, si lanciò sulla schiena del Gallo aspettandosi di cadere in acqua.

Ma non si bagnò affatto in quando il Gallo fu così abile a prenderlo sul suo dorso

che il bambino si trovò seduto così saldamente come se fosse stato in sella ad un

 cavallo.

Si attaccò energicamente alla cresta del Gallo che cominciò la traversata; il fiume era talmente largo che volarono per ventuno giorni prima di arrivare sull’altra riva e durante questi ventuno giorni Enrico non ebbe né fame, né sete, né sonno.

Quando arrivarono Enrico ringraziò cortesemente il Gallo che drizzò graziosamente

le sue piume e scomparve.

Un istante dopo Enrico si voltò, anche il fiume era scomparso.

“È senza dubbio il genio della montagna che vuole impedirmi di arrivare-

Disse Enrico- ma con l’aiuto della Fata Benevola ecco che mi avvicino alla cima.”

Autore: Fulvia Cascella

(dal Web)

 

 

 
 
 

La Fata Sorda

Post n°674 pubblicato il 21 Febbraio 2018 da fataeli_2010
 

La Fata Sorda

C’era una volta una fata, vestita di color cielo e danzava di notte sotto

 le stelle. Era un essere speciale, era sorda.

Nei suoi giorni più tristi si posava vicino ad un maestoso albero d’ulivo e piangeva. Pensava al canto degli uccelli che non avrebbe mai sentito, alle canterine voci dei bambini che giocavano nei boschi e alla musica che avrebbe accompagnato le sue danze al chiarore della luna. Piangeva e piangeva, e quel

Giorno pianse talmente tanto che le sue lacrime inondarono l’albero, quell’amico albero, quell’amico albero che ed un tratto trasformò parte del suo tronco in un grande, grandissimo orecchio.

È fu da lì che la piccola fata sorda udì per la prima volta il mondo. Insomma scoprì che l’albero amico la fece rinascere!!!

Ogni volta che la fata sceglieva il suono al silenzio, quel silenzio che spesso invano noi tutti cerchiamo, se ne al silenzio, quel silenzio che spesso invano noi tutti cerchiamo, se ne andava lì, tra le braccia dell’ulivo, e orecchio su orecchio la fata immaginava storie, facce, e le parole prendevano forma e suoi suoni divenivano melodie. Si poteva udire anche il mare e il cielo.

Il tempo passava e la fata era diventata nonnina tutta bianca e l’albero un saggio e vecchio rifugio dei folletti e delle fate del  bosco.

Venivano da tutto il mondo per ammirare questo grande orecchio scolpito nel legno.

L’albero non si fece influenzare dalla mondanità, come spesso accade, e continuò nel suo magico intento di prestare il suo orecchio ai sordi e soprattutto, questo detto proprio da lui.  A chi nonostante avesse le orecchie funzionanti, non voleva proprio sentire. Si riferiva cioè agli indifferenti, a coloro che non ascoltavano le urla e le grida di dolore, le voci, i suoni, i richiami e anche le risate provenienti da tutto il mondo.

I giorni trascorrevano sereni, la fata era diventata la custode fidata dell’albero, e in attesa della sua dolce fine, pensava che se non fosse stata mai sorda non avrebbe mai conosciuto la felicità.

Autore: Roberta Seclì

(dal Web)

 
 
 

Carnevale

Post n°672 pubblicato il 11 Febbraio 2018 da fataeli_2010
 

Carnevale

Pantalone indossava un calzone

fatto di pelle di leone.

Un clown ciccione

si mette la maschera da buffone

e spruzza acqua da un fiorellone.

La fatina farfallina

andò della Regina furbettina

e si mangiarono una merendina

preparata da Colombina.

Un brutto Mago

cadde in un lago

e si punse un ago:

si fece male al pollicione

del piedone

e andò a curarsi

dal dottor Balazone!

Tratto dal sito: filastrocche.it

Autori: Andrea, Aurora e Anna Maria della classe 3 a scuola Primaria

San. Giovanni Lido- Alghero (ss)

(dal Web)

 
 
 

La Fata dei Balocchi

Post n°671 pubblicato il 09 Febbraio 2018 da fataeli_2010
 

La Fata dei Balocchi

C’è una fata tanto piccina, piccina,

che può star sopra la tua manina,

ma seppur piccola sa far tante cose,

cose mai viste, cose meravigliose!

Può trasformar la tua camera in un castello,

e potrai viverci dentro, questo è il bello,

insieme a fate, principi e cavalieri,

non saran affatto finiti, ma proprio veri!

Può far diventare la tua bambola di pezza

una persona in carne e ossa con certezza,

ci potrai parlare e lei ti risponderà,

non t’immagini neanche le cose che farà!

Il tuo trenino con accanto la stazione

ti potrà trasportare con altre persone,

ti condurrà di certo dove vorrai tu,

in luoghi mai visti neppure in tivù!

La tua astronave di guerre stellari

ti farà vedere splendidi scenari,

combattimenti su pianeti sconosciuti,

ci potrai restare se ti saran piaciuti!

Le tue costruzioni si uniranno, una ad una,

senza nessun bisogno di mano alcuna,

e, come per incanto, diventeranno

ciò che ti piace, loro lo sanno!

In un batter d’occhi la tua cameretta

si trasformerà in una sala giochi perfetta,

ti sembrerà di stare in un cartone animato,

dove diventa vero ciò che viene disegnato!

Potrai chiederle qualunque gioco,

lei lo farà apparire di lì a poco,

sarà a disposizione la fata dei balocchi

per farti divertire e strabiliare gli occhi!

Ma giunta sera la fata piccina, piccina,

vorrà riposare sopra la tua manina,

e a mezzanotte, quando ci saranno i rintocchi,

sognerà insieme a te la fata dei balocchi!

Autore: Gritta Maria Grazia

(dal Web)

 

 
 
 

La leggerezza di Olga

Post n°670 pubblicato il 06 Febbraio 2018 da fataeli_2010
 

La leggerezza di Olga

C’era una volta di nome Olga, magra, dolce e dai capelli rossi. Era piena di lentiggini

ed aveva una candida pelle e gli occhi verdi.

Ad Olga piaceva molto leggere. I libri erano la sua passione.

Ma un brutto giorno scoprì che più leggeva più ingrassava. Più leggeva più ingrassava

Tutti se ne erano accorti, anche le sue amiche che cominciarono così a prenderla in giro, a deriderla, ad escluderla.

Olga era disperata, non sapeva come fare.

Allora, da quel momento in poi, decise di non leggere più. Accatastò tutti i suoi libri

in un angolo buio della soffitta dove nessuno poteva vederli, nemmeno i suoi tristi occhi verdi, lasciando lì anche tutte le sue fantasie, quelle che rendevano libera e leggera,

come una farfalla portata dal vento caldo di un mattino di primavera.

Passava tutti i suoi pomeriggi a guardarsi davanti allo specchio appeso nella sua cameretta e ogni volta che vedeva la sua bellissima immagine riflessa, piangeva e si disperava. Per un triste destino aveva dovuto rinunciare alla cosa più bella e importante della sua vita: leggere. E questo soltanto per rimanere bella agli occhi della gente.

Ma un bel giorno, guardarsi con più attenzione, Olga vide una Fatina avvolta da una luce scintillante, riflessa nella sua immagine, proprio dov’era il suo cuore.

Olga meravigliata si domandò chi fosse quella Fa-tina e che cosa era venuta a fare.

La Fatina, sorridendo, spiegò che era lì per lei, per risolvere il suo grande problema

e per consigliarle cosa dovesse fare in quella brutta situazione. Olga, ancora più sorpresa, domandò subito ciò che era giusto fare e, senza esitare  un attimo, si fidò del consiglio della magica Fatina.

“Ogni volta che leggerai un libro,” disse la Fatina “ per evitare di ingrassare, dovrai raccontare a tutti che incontrerai, ciò che hai letto, in modo che ogni parola carica di emozione che uscirà dalla tua bocca, ti faccia perdere peso.”

Olga esplose dalla felicità. Piangendo dalla gioia, dopo aver ringraziato la piccola Fatina, corse a prendere tutti suoi libri accatastati in quell’angolo buio e si mise a leggere pagina dopo pagina, capito- lo dopo capitolo, libro dopo libro.

E ingrassava, ingrassava, ingrassava, ma non si preoccupò perché corse subito fuori per le strade della città a raccontare a tutti quelli che incontrava le storie che leggeva esprimendo e trasmettendo, così, tutte le sue emozioni.

E mentre Olga parlava, alte nel cielo azzurro, si intravedevano le parole ceriche di peso, lasciando in Olga soltanto la leggerezza di vivere di fantasia e di bellezza.

Autore: Caterina Chiaradia

(dal web)

 
 
 
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