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Creato da trampolinotonante il 14/11/2008

trampolinotonante

ad majora....COMUNICAZIONE: i testi, i disegni, i quadri, le musiche e qualsiasi altra cosa pubblicata in questo blog sono mia produzione e, pertanto, protetta dalla legge sul diritto d'autore, in quanto registrati alla SIAE,( compresi i disegni). L'IMMAGINE DELL'INTESTAZIONE E' UN SELFIE, AL QUALE HO DOVUTO RICORRERE PER IL RIFIUTO DA PARTE DI UN FOTOGRAFO DI FARMI NA FOTO DA METTERE SUL BLOG.e ALLORA CI HO PENSATO IO! CHI FA DA SE' FA PER TRE! .

 

 

Canti nel vento

Post n°444 pubblicato il 17 Agosto 2014 da trampolinotonante

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 Canti nel vento delle scogliere di Moher nella verde Irlanda

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 l'Irlanda!!  un incanto senza fine , dove il giorno è splendore  e la notte è magia, che a dirla con Thomas Mann:

" ... La notte è il regno di ogni romanticismo; scoprendola esso ha sempre identificato in lei la verità, in contrasto con la vaga illusione del giorno, il regno del sentimento in antitesi a quello della ragione”.

E' la terra di Isotta , l'amante di Tristano, cantata splendidamente da Wagner

Non si può comprendere la vera essenza del " Tristan und Isolde"  se non si visita l'Irlanda, se non si guardano le sue verdi pianure, le sue colline, i suoi laghi, i suoi castelli, le sue imponenti scogliere.

Tristan und Isolde: l'opera più magica del mondo

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Le scogliere di Moher  e i suoi canti immersi nel vento

Queste sono le mie riprese

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Ho ripreso il canto di questa cantante di strada

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E anche il suono dell'armonica di questa vecchietta

 in compagnia del suo cagnolino

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poi ho fatto queste foto

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ecco il Preludio del Tristan und Isolde di Wagner

credo che mai l'amore sia stato cantato in una maniera più intima e appassionata

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 L’eroe Tristano è stato trasferito dalla dimensione dell’amore cortese alla tenebrosa atmosfera degli Inni alla Notte di Novalis.

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Ecco Isotta invocare " la morte d'amore" nel famoso Liebstod che alla fine unirà i due amanti. Così canta Isotta

"..Son forse onde di teneri zeffiri? Son forse onde di voluttuosi vapori? Nel flusso ondeggiante, nell'armonia risonante, nello spirante universo del respiro del mondo, annegare, inabissarmi, senza coscienza, suprema voluttà!"

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Ecco il sublime Liebestod nel finale dell'Opera

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 Sono andato in Irlanda soprattutto per capire il Tristan und Isolde.

Ora ho compreso meglio, molto meglio ed è na cosa meravigliosa!!

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L'arpa è il simbolo dell'Irlanda

Origini dell’Arpa Irlandese
Le sue origini iniziano al tempo di Brian Boru, il Re celtico d’Irlanda, (1002–1014) e deceduto durante la Battaglia di Clontarf, cui amava dilettarsi nel suonare l’arpa.
Nella società Celtica formata dai Clan, ovvero gruppi di persone che vivono in un villaggio, vi erano i suonatori di Arpa che scrivevano melodie in onore del Capo Clan, della sua famiglia o della figlia. Queste melodie erano chiamate “Planxties”.

L'arpa di Brian Boru, re d'Irlanda, conservata dentro la grande e magnifica biblioteca del Trinity College a Dublino

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UNA RIFLESSIONE

tre luoghi, tre tempi, tre amori

Lancillotto e Ginevra

Tristano e Isotta

Giulietta e Romeo

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"A volte si fa un affrettato parallelismo tra la storia di Tristano e Isotta e il romanzo cortese. Le differenze sono però molte: al culto del desiderio e dell'amore, visto come forza di vita e spinta alla perfezione, della tradizione cortese, la storia di Tristano e Isotta oppone un desiderio devastante, fonte di dolore più che di elevazione spirituale, e vera e propria forza di morte in quanto il loro amore non può portarli che alla morte.

Il confronto più efficace può farsi con la coppia di Lancillotto e Ginevra, in cui la dama è sempre superiore all'uomo, che per lei è disposto a tutto pur di essere degno del suo amore e il cui amore è perfettamente integrato nella società: l'amore di Tristano e Isotta si pone invece in costante sfida nei confronti della società, rendendo impossibile una conciliazione dei valori morali e sociali con quelli dell'amore, e connotandosi più come amore-passione.

Tristano e Isotta potrebbero forse simboleggiare la verità intima che la forza del filtro magico ha saputo rivelare contrapponendola al resto del mondo, all’apparenza delle convenzioni sociali. Tali allegorie (che in futuro avrebbero contagiato pericolosamente la politica intesa come purezza dello spirito tedesco) si associano però al costante desiderio di annullamento nutrito dai protagonisti. Il loro desiderio non è deputato a risolversi nell’opulenza della vita materiale ma in un’altra dimensione, simbolo metafisico della vita più autentica e segreta. Questo è il vero dramma dei due amanti: l’impossibile conciliazione della dicotomia in cui sono costretti a vivere, divisi come sono tra anima e corpo, tra essenza e apparenza, come rivela il tormento allucinato di Tristano nel terzo atto. Tristano e Isotta non vivono un amore normale ostacolato dalle avversità come accade in Giulietta e Romeo bensì inappagabile per sua stessa natura, condannato a vivere nel finito e soddisfabile solo nella morte. È la verità più profonda che gli amanti avrebbero taciuto reprimendola nel subcosciente"

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Scene dal film " Tristano e Isotta"

 
 
 

saluti

Post n°443 pubblicato il 31 Luglio 2014 da trampolinotonante

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un saluto affettuosissimo a tutti

 IRLANDA E POI SALENTO

ci rivediamo alla fine di agosto,

se Dio vuole

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la playa riminese

Post n°442 pubblicato il 26 Luglio 2014 da trampolinotonante

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 collegandomi al post in onda ora da Odioviacolvento

 vi presento

la playa riminese

 questo è felliniano, è na metafora gigantesca , è surreale

 l'ho girato l'altro giorno

 ora il sole se ne è andato chissà dove

 
 
 

senza meta

Post n°441 pubblicato il 23 Luglio 2014 da trampolinotonante

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senza meta

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(ho composto sta musica, ho fatto sto video e ho scritto qualcosa di sotto)

 

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Nascere dal mare e iniziare a percorrere le strade del destino nel suo terrestre accendersi ed estinguersi:innumerevoli incroci, infinite le strade raggianti, soprannaturale la luce che scalda i primi battiti e illumina le esplosioni di vita nella giovinezza. Poi si può camminare anche senza meta,  vagare fra le costellazioni del proprio mondo interiore, come se la bilancia dell'universo pendesse  solo dalla parte dei sogni, immersi nell'immortale musica della notte, sfiorata lievemente dal soffio mite della luna.

Soli, dentro noi stessi,un labirinto, senza meta! Un secondo linguaggio, sottratto come per miracolo alla caducità, soli con la forza dei sogni. Qualche volta tornare fanciulli, quando tutto si fa musica, e tutto il sorriso perpetuamente avvolge. Senza meta, cercando di sfuggire ai sogni la cui caducità ci è nota, ma l'ignoto ci spaventa, ci scoraggia, ed è in quell'istante che ci abbandoniamo al caso: una condizione in cui ogni cosa sembra perduta nel vuoto e in esso cerchiamo di raggiungere qualcosa cui aggrapparci.

Vediamo il nostro corpo ramificarsi e distendere i tentacoli sulle terre, sugli oceani, abbracciare la luna mentre noi stessi siamo diventati spazio. Ma nulla ci indica la via, siamo affidati al caso, e le stagioni intanto avanzano. Arriveremo a  calpestare la terra, le zolle rimosse,quando  fuori c'è già la penombra e arderanno i colori dell'autunno,nelle città e nella grande pianura, mentre catene di uccelli se ne vanno, lontano. Noi, senza meta ma con i piedi inchiodati al suolo. Ci saranno fra qualche mese, paesaggi senza natura, mentre la terra si prepara alla dissoluzione delle sementi per far germogliare il nuovo raccolto quando tornerà la primavera.

Ora ci si gode 'sto lento morire del caldo. Le foglie vittime si andranno man mano ammucchiando l'una sull'altra nell'ebbrezza della loro vita, così breve ma ormai consumata. Ora ci stamo bagnando nel caldo mare. Poi la Natura ci stenderà il foltissimo tappeto di foglie gialle per i nostri lenti passi nella luce del tramonto. Poi coprirà i passi con un manto di neve per far riposare la terra e preparerà i campi fioriti per i piccoli piedi di un bimbo e offrirà tenere margheritine per le sue piccole dita. Ora io sono nella campagna. Umilmente chino sopra la terra, cerco l'odore inconfondibile delle zolle rivoltate già per tempo ,per  poi ficcarci le mani, rovistare nell'infinita profondità del mondo sotterraneo, scavare con le dita nell'umido, con fare indiscreto come per cercare di scoprire un mistero, di cogliere qualche verità nascosta e poi strofinarmi le mani sul viso e assaporare l'umido profumo.

Penetrare nelle zolle con le mani è come entrare nella grande Madre, e accovacciati girare con lo sguardo nella vasta campagna, nei tremolanti strati di fumo che salgono dalla terra e  da qualche comignolo. Qua e là s'accende qualche luce mentre l'occhio del dio cala pian piano sull'orizzonte marino lontano.

E' un momento d'oro con la terra sempre più scura, con il verde degli alberi sempre più profondo. Che pace divina! Le mani ritornano ad abbracciare e a frugare nelle zolle, a scavare in profondità per cercare le radici, le nostre radici, una meta. E ricominciare.

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(pensieri di mezza estate con un tempo del cavolo)

 
 
 

pascoli

Post n°440 pubblicato il 18 Luglio 2014 da trampolinotonante

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 visita alla casa del Poeta a S.Mauro Pascoli

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fine

 
 
 
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