Tratto da Area di Confine n° 45 - Giugno 2009
Di Roberto Boncristiano e Pietro Albanese
L’articolo è diretto e sconcertante. Lo è ancora di più in quanto ogni singola affermazione è attentamente vagliata ed accuratamente documentata. I due autori sono autorevoli sumerologi, il che ci impone di leggere con attenzione quanto appresso riportato. Sconsigliato a chi non abbia letto sull’argomento qualche libro di Laurence Gardner o almeno “Il Pianeta degli dèi” di Zecharia Sitchin, nonchè a quelli che “sanno tutto senza aver mai letto nulla”. E.P.
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Gli Anunnaki sono approdati sul pianeta Terra tra il 441.600 e il 442.860 a.C. dominando incontrastati per un arco temporale smisurato e manipolando geneticamente un essere bipede autoctono imprimendogli, intorno al 300.000 a.C., alcuni frammenti di dna alieno. Necessitano di lavoratori docili e ubbidienti per l’estrazione dell’oro dalle miniere terrestri, per l’approvvigionamento dei beni indispensabili al proprio sostentamento biologico e per predisporre le attività finalizzate alla permanenza su questo pianeta. Tutto sembra procedere per il verso giusto, ma rivalità interne agli Anunnaki modificheranno gli eventi a tal punto da perdere il controllo della Terra a favore delle versioni geneticamente modificate e più recenti della specie umana. Ci riferiamo alla duplice biforcazione genetica, ad opera dei genetisti anunnaki, dall’Homo erectus pre-sapiens, e successivamente dall’Homo sapiens, all’uomo di Neanderthal e all’uomo di Cro-Magnon. La gestione padronale delle genti umane è sempre più problematica, e la stessa evoluzione dello spirito e dell’intelligenza degli umani crea notevoli disagi e insofferenze negli Anunnaki. Alla fine, quasi tutti gli “dèi” decidono di abbandonare la Terra e riteniamo plausibile la datazione proposta da Sitchin nel suo recente libro “ Il giorno degli dèi “, dove lo studioso colloca questi eventi drammatici nel sesto secolo a.C. Il primo a elevarsi al cielo è Nannar/Sin, seguito da tutti i suoi familiari, ma anche Enlil e tutti i suoi fedelissimi lasceranno la Terra. Gli dèi sono soprattutto disgustati del degrado morale della stirpe umana, della sua tendenza alla violenza e del suo gusto della sopraffazione. La ragione di fondo, però, della loro partenza è la crescente consapevolezza degli Anunnaki dell’inevitabile sviluppo della coscienza degli umani; un giorno avrebbero compreso che gli alieni non erano “ dèi “, con conseguente dissolvimento del loro potere carismatico sulle masse umane. Ma non tutti partono. Restano sulla Terra Marduk e la sua discendenza e, probabilmente, Ishtar. I depositari della eredità genetica di Marduk forse sono ancora presenti sul nostro pianeta, e sono riusciti a preservare integralmente la loro purezza e specificità biogenetiche. Riteniamo che il loro scopo sia quello di guidare l’umanità nel suo percorso evolutivo sul piano morale e materiale, essendo noi, in parte, i custodi del loro seme vitale, ovvero i “figli di Dio”. .jpg)
Rappresentazione del sistema di Nibiru in avvicinamento
Non è da escludere la plausibilità dell’ipotesi di uno scontro tecnologico tra i discendenti sulla Terra degli Anunnaki, legati a Marduk, ed esseri alieni provenienti da altri pianeti, affacciatisi in tempi relativamente recenti. Il possibile, subdolo tentativo di alieni di giungere al dominio del pianeta tramite pratiche di ibridazione con la razza terrestre costituisce un grave pericolo per i discendenti degli Anunnaki, che vedono in noi la certezza di tramandare nel tempo la loro identità genetica. Per dissuadere gli alieni dal loro progetto mefistofelico gli Anunnaki della Terra rilasciano gradualmente agli umani le conoscenze indispensabili per potenziare la tecnologia militare e per rilevare possibili intromissioni di geni alieni nel genoma umano. Non è irrilevante nè casuale lo sforzo compiuto negli ultimi anni per la mappatura del corredo genetico della specie umana: una conoscenza completa delle sequenze geniche umane consente di individuare immediatamente anomalie geniche non riconducibili alle variazioni fisiologiche, di natura endogena o esogena, dei geni umani. Supponiamo una avanzatissima competenza degli Anunnaki nella ricerca genetica, che ha permesso loro di fondere il dna del terrestre con quello anunnako, ma soprattutto di progettare una graduale ibridazione nel tempo della specie umana per il ripristino della loro purezza genica. .gif)
Pantheon sumero La loro preoccupazione di salvaguardare la loro razza si evince dall’incerto esito del tentativo di salvare il loro pianeta dalla morte cosmica. Non ci è dato sapere se le enormi quantità d’oro trasportate dalla Terra sul pianeta Nibiru abbiano garantito il superamento di un grave squilibrio ecologico prodottosi sul loro pianeta. Ricordiamo ai nostri lettori che quasi tutti gli Anunnaki ritornano su Nibiru, ma la loro missione di estrazione e trasporto dell’oro su Nibiru non era stata portata a termine, e dunque vi è la seria probabilità che su Nibiru non sussistano più le condizioni ambientali per la conservazione della vita. Certamente, potevano optare per una loro permanenza tra gli uomini, ma ritenevano improba l’impresa di mantenere l’ordine e la pace presso le genti umane, di smorzare le catastrofiche conseguenze di periodiche e inesorabili calamità naturali e cosmiche che affliggono il nostro pianeta. Non è secondario, per la loro decisione di partire, un atteggiamento fatalista che si può cogliere in un passo di una tavola sumera. “…la Terra appartiene ai Terrestri, la nostra missione era di preservarli e di farli evolvere! Se dunque tale è la nostra missione qui, agiamo allora di conseguenza…”. Un altro passo sumero suffraga la consapevolezza di un loro ruolo strumentale sulla Terra: “…se l’Uomo, e non gli Anunnaki, è destinato a ereditare la Terra, diamo allora una mano al Destino. Trasmettete la conoscenza agli uomini, insegnate loro le leggi della giustizia e della rettitudine, poi andatevene…”. E hanno adempiuto alla loro missione e hanno anche accettato il loro destino di morte, perché sapevano che il loro ritorno su Nibiru avrebbe rappresentato una morte certa. In una fase precedente il Diluvio Universale, databile intorno ai 13.000 anni fa, era giunto sulla Terra Galzu, un emissario di Anu, il sovrano di Nibiru. Questo misterioso personaggio incontra i capi della missione anunnaka sulla Terra e intima loro di assecondare il Destino, che assegna ai terrestri il compito di protrarre nel tempo la vita intelligente sviluppatasi su Nibiru. Le parole pronunciate da Galzu sono emblematiche della tragedia che sta per colpire la razza anunnaka: “… su Nibiru molte riflessioni e molti esami di coscienza stanno sollevando numerose domande: forse Nibiru deve essere abbandonata al suo fato; qualunque cosa il Creatore di tutte le cose avesse in mente, bisogna lasciare che accada…la venuta sulla Terra era stata concepita dal Creatore di tutte le cose, e ne siamo solo involontari emissari…questo è l’ordine segreto che vi porto da Nibiru: voi tre resterete sulla Terra; tornerete su Nibiru solo per morire…”. Non scendiamo nei particolari, che sono stati illustrati da Sitchin nel suo libro “ Il giorno degli Dei “, sulla partenza definitiva degli Anunnaki dalla Terra, ampiamente documentata dalle testimonianze fornite da antichi testi mesopotamici ed ebraici; basti citare la tavola VAT 7847, dove si legge: “…rombando in volo gli dei lasceranno i paesi, si separeranno dal popolo. Le genti lasceranno andare in rovina le dimore degli dei. Cesseranno compassione e benessere. Enlil, adirato, ascenderà al cielo…”. 
Se gli Anunnaki rientrano nel loro pianeta per compiere il loro destino di morte e di estinzione della vita su Nibiru, non ha senso porsi la questione di un loro ritorno in un tempo imminente sulla Terra, perché sono presumibilmente morti. Dissentiamo da tutte le tesi concernenti un ritorno dei nostri progenitori, insistendo invece sull’ipotesi di una continuità genetica tra gli Anunnaki e gli uomini. In definitiva, noi siamo gli Anunnaki del 2009. Noi umani abbiamo ereditato il loro patrimonio genetico e da questo punto di vista gli Anunnaki non se ne sono mai andati via dalla Terra. Questa conclusione alquanto paradossale è il terminale di una ponderata riflessione negli anni con Pietro Albanese, con cui ho condiviso lunghe frequentazioni della ricerca sulle testimonianze lasciateci dai Sumeri e da altri popoli mesopotamici. Tutto nasce da un discorso imbastito da me, da Antonio Boncristiano e da Pietro Albanese in una calda serata di settembre 2008, quando ad un certo punto ci imbattiamo in una contraddizione temporale insita nella sperimentazione genetica, operata dagli Anunnaki, per creare il primo ibrido tra la razza aliena e l’uomo erectus pre-sapiens presente sulla Terra. Eravamo sorpresi della lunghezza interminabile delle prime sperimentazioni genetiche, che erano dell’ordine di due “shar”, una unità astronomica relativa al circuito orbitale completo di Nibiru intorno al Sole. Due shar corrispondono all’incirca a 7200 anni terrestri: un tempo eccessivamente lungo per una civiltà aliena dotata di capacità intellettuali superiori. Il fallimento dei primi esperimenti di manipolazione genetica comportava, poi, un protrarsi nel tempo dei successivi tentativi di ibridazione, e trascorrono dunque altri shar per la conduzione degli esperimenti. Ci sembrava francamente inesplicabile una simile estensione temporale e non avevamo certo di fronte degli idioti. All’improvviso Albanese suggerisce la soluzione dell’arcano: “Ma è chiaro! Gli Anunnaki vivono la dimensione temporale in modo completamente diverso dal nostro! Per loro il tempo scorre molto più lentamente, essendo il loro ciclo vitale conforme al moto orbitale di Nibiru. Un giorno della loro vita corrisponde forse ad alcuni anni del tempo terrestre, per cui nelle prime sperimentazioni di ibridazione hanno impiegato solamente due dei loro anni, dunque un tempo perfettamente compatibile con i loro cicli vitali e con le loro potenzialità intellettuali!”. Ho convenuto che l’intuizione di Albanese risultava aderente alla dilatazione temporale del ciclo vitale degli Anunnaki, e ciò spiega la loro apparente immortalità agli occhi degli umani, il cui dna consente una durata della vita infinitamente più breve, condizionata dai frenetici moti orbitali della Terra intorno al Sole. CONTINUA...
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