Creato da rteo1 il 25/10/2008
filo aperto con tutti coloro che s'interrogano sull'organizzazione politica della società e che sognano una democrazia sul modello della Grecia classica

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LA PANDEMIA: FENOMENO NATURALE, SANITARIO O POLITICO ?

Post n°1002 pubblicato il 26 Maggio 2020 da rteo1

LA PANDEMIA: FENOMENO NATURALE, SANITARIO O POLITICO ?

Preciso subito che non appartengo alla categoria dei virologi, né degli epidemiologi, e neppure sono responsabile di un reparto di terapia intensiva; così come non faccio parte di uno dei tanti Comitati costituiti dal Governo per intervenire, sia durante la fase 1, del domicilio coatto imposto agli italiani per impedire il diffondersi della pandemia, né della fase 2, per la ripartenza graduale, anche dell'economia. Sono però un cittadino che sta cominciando a dubitare della razionalità e della lealtà democratica dei governanti, anche alla luce dell'iniziativa - spero che venga abbandonata - di nominare 60.000 assistenti (o guardie) civili per controllare (e limitare e sanzionare) il comportamento dei cittadini. Già, in verità, i numerosi provvedimenti (i famigerati DPCM, che come una slavina hanno segregato i cittadini e che ancora imperversano - intervallati da decreti legge che sono dei veri e propri codici per l'abbondanza di disposizioni in essi contenute- mentre l'art.16 della Costituzione prescrive una legge generale per limitare la circolazione e il soggiorno dei cittadini sul territorio nazionale), che hanno coartato le libertà e i diritti fondamentali, mi avevano lasciato piuttosto perplesso, perché forse sarebbe bastato disporre il distanziamento sociale e l'uso di guanti e mascherine anziché chiudere tutte le attività economiche del Paese; così come mi ha fatto dubitare il rinvio del diritto di voto per il rinnovo dei Consigli regionali e dei Comuni, oltre al rinvio del referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari. E anche la possibilità (più che concreta, visto che era stato previsto nella bozza dell'ultimo d.l.) che il Governo proroghi di altri 6 mesi lo stato di emergenza deliberato il 31.1.2020, mi ha indotto a chiedermi: ma i dati dell'epidemia realmente giustificano tutto quello che è avvenuto e sta accadendo sia in Italia che nel mondo ? 

E allora, ragionando in termini di specie, come avrebbero fatto i naturalisti,  e tentando di superare la logica individuale e individualistica tutta occidentale, in data odierna (27.5.2020) ho fatto questa verifica :

a)   In Italia dall'inizio dell'emergenza i positivi al coronavirus sono stati 230.158, così divisi:

  • 141.981 guariti
  • 55.300 attualmente positivi
  • 32.877 deceduti

b)  Nel mondo

5,5 Milioni infetti              346.000 decessi

Dal sito www.worldmeters.info/it/ , in tempo reale, si rilevano i seguenti dati (aggiornati ogni centesimo di secondo):

a)     Popolazione mondiale: 7.787.101.237

b)    Nati:         56.312.380         (dall'1.1.2020 ad oggi. Solo oggi 295.000...)

c)     Morti :       23.641.423                    (dall'1.1.2020 ad oggi. Solo oggi 123.650...)

d)    Aumento della popolazione mondiale 32.670.000 (dall'1.1.2020)

e)     Aumento della popolazione oggi: 172.000

Tra le varie cause di decesso ho preso a riferimento quelle per Cancro: 3.301.162 (dall'1.1.2020),  per il fumo delle sigarette 2.009.361,  e per incidenti stradali 542.593.

Dal raffronto dei dati che precedono emerge di tutta evidenza che a fronte dei decessi, in Italia, di 32.000 persone per Coronavirus, e nel mondo di 346.000, c'è stato comunque un aumento della popolazione mondiale di 32.670.000, e che solo nella giornata di oggi c'è stato un aumento di 172.000 persone.

È evidente, perciò, che in termini di "specie umana" il coronavirus e tutti i suoi "fratelli coronari" non hanno avuto alcuna influenza. E allora il problema è soltanto "culturale", nel senso che avendo cancellato della cultura occidentale il ciclo della natura, riesce difficile, o impossibile, accettare la "dura realtà" (e questo vale anche per me, sia chiaro, anche se cerco di ricordarmelo, ogni tanto!)

E allora, a questo punto, e per sintetizzare, poiché i dati parlano da soli (come si usa dire), mi chiedo se non siano stati esagerati i rimedi apprestati dal Governo, e dalla pletora di "Governatori, Sindaci, capo della protezione civile, ecc.; se non sarebbe stato più razionale prescrivere fin da subito (dal 31.1.2020) soltanto il distanziamento sociale con l'uso di guanti e mascherine anziché chiudere tutto l'apparato produttivo, con tutte le conseguenze economiche e finanziarie che ora sta affrontando il Paese;  se non sarebbe il caso, ora, di cominciare a ragionare anche in termini di "specie" anziché di singole individualità, visto che la popolazione mondiale continua a lievitare verso gli otto miliardi; e se l'operato del Governo e delle istituzioni di limitare le libertà democratiche, abbia avuto anche un diverso fine.

 
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Riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario

Post n°1001 pubblicato il 06 Maggio 2020 da rteo1

RIDUZIONE DELL'ORARIO DI LAVORO A PARITA' DI SALARIO

Gent.ma Senatrice Catalfo,

stamattina alcuni quotidiani riportano la notizia che Lei, quale ministro per il lavoro, avrebbe pensato alla soluzione socio-economica e politica di ridurre l'orario di lavoro a parità di salario. Sarebbe veramente auspicabile, ma trattasi di un bel sogno che purtroppo non considera le conseguenze sui costi produttivi. Non so se l'idea sia stata tutta sua o si è consultata ma, mi creda, non è concretamente praticabile, almeno allo stato attuale. Un'esperienza analoga è stata già sperimentata nel settore pubblico, col part time, sia orizzontale che verticale, ma l'effetto è stato quello del dimezzamento dello stipendio. E non può che essere così (anche se vorrei dire purtroppo!). Tuttavia l'idea in sé ha qualcosa di positivo, se consentisse di far entrare nel mondo del lavoro molte altre persone (e penso soprattutto ai giovani). In altri termini, se desse luogo ad una "distribuzione sociale del lavoro", da me già teorizzato circa venti anni fa, ma senza sortire alcun risultato politico. Oggi, però, potrebbe essere utile, ma a patto che si riduca proporzionalmente il salario (o lo stipendio). E sarebbe una buona cosa, perchè s'inciderebbe sui livelli occupazionali, riducendo la disoccupazione, e si renderebbero più liberi i cittadini, oggi schiavizzati dai regimi produttivi. Credo, però, che per aver un risultato socialmente apprezzabile la sua idea debba necessariamente coinvolgere il mondo del pubblico impiego, che è la vera nebulosa dei conti pubblici. In questo campo esistono tanti e tali privilegi che stanno portando il bilancio pubblico al collasso. In questo settore è tuttora consentito il cumulo di più attività lavorative, anche contro la Carta costituzionale che prescrive l'esclusività della prestazione lavorativa per il dipendente pubblico. Pensi al mondo della scuola e dell'università che consentono di esercitare contestualmente il ruolo di docente e di professore con quello di libero professionista, sottraendo opportunità di lavoro ai tantissimi giovani e al mercato e di generare potenziali conflitti d'interessi. Poi Le vorrei evidenziare anche la necessità di cancellare tutte le varie Casse private di previdenza per riservare a un solo Istituto pubblico (o Ente) la previdenza per tutti i cittadini. Provi, perciò, a coordinare la sua attività con gli altri ministri competenti per materia e forse si riuscirà finalmente a dare all'Italia un volto nuovo. 

Mi fermo qui, per ora. Anche se avrei altro da aggiungere.

Le auguro buon lavoro

 
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A.P.I. (Azienda del Popolo Italiano)

Post n°995 pubblicato il 18 Aprile 2020 da rteo1

A.P.I. (Azienda del Popolo Italiano)

L'epidemia provocata dal coronavirus oltre a mietere migliaia di vite ha prodotto anche una grave crisi economica. Le industrie sono state chiuse e tutte le attività, ad eccezione di quelle indispensabili per la sopravvivenza umana, sono state sospese. Gli uomini sono stati segregati nelle loro case, e nelle strade pubbliche è calato un silenzio tombale. In giro si sono visti soltanto i "tutori della legge", ma anche le ambulanze con le sirene spiegate che prestavano soccorso ai colpiti dal virus. Le libertà democratiche, conquistate anche col sangue del popolo, di colpo sono state ibernate, e anche le procedure formali seguite dal governo hanno lasciato molti dubbi, di legittimità costituzionale. Tutto è stato giustificato facendo riferimento ad uno stato di necessità, per salvaguardare la salute pubblica di tutti i cittadini. A me, in verità è venuto in mente lo stato di necessità che nella Roma repubblicana consentiva la nomina del dictator, a cui venivano conferiti i pieni poteri per sei mesi, rinnovabili per altri sei mesi. Pieni poteri, che ha anche ottenuto il primo ministro ungherese. Speriamo che, venuta meno la cosiddetta "emergenza", almeno dal punto di vista normativo tutto ritorni come prima e che la gerarchia delle fonti e la Costituzione in primis siano di nuovo rispettate. Intanto le aziende e buona parte degli uffici chiusi hanno costretto il governo a stanziare ingenti somme, molti miliardi di euro presi a debito. Facendo lievitare ulteriormente il già gravoso debito di circa 2500 miliardi conseguenza di una gestione pubblica a dir poco allegra. Ora si sta attendendo che l'Unione europea si pronunci sugli ulteriori aiuti finanziari di cui l'Italia ha bisogno. Comunque andrà a finire, però, l'Italia sta perseguendo ancora la solita via di fare debito senza pensare anche ad altre diverse soluzioni. Invece è giunto il momento di correggere, o invertire, la rotta, se si vuole difendere l'intera Comunità "nazionale" impedendo che sia schiavizzata o limitata nelle libertà da altri Popoli (in particolare quelli che hanno regimi totalitari e dittatoriali). Va detto che la Repubblica democratica si differenzia dagli altri regimi costituzionali perché riserva al Popolo la sovranità e che in virtù di quest'ultima il popolo entra nel governo dello Stato. Tra le materie riservate al dominio del popolo deve esserci certamente l'economia generale perché la produzione è direttamente collegata alla sopravvivenza naturale e culturale dei cittadini e alla libertà ed esercizio dei diritti fondamentali. Per evitare, perciò, il rischio di perdere o di veder limitati tali diritti e facoltà fondamentali, in una fase storica come quella che stiamo vivendo, in cui il Pil crolla, il debito pubblico aumenta, gli organici della burocrazia lievitano sempre di più e, di contro, si riducono i lavoratori autonomi e chiudono le imprese e le industrie, occorre necessariamente coinvolgere tutti i cittadini in un "Piano Strategico economico Nazionale". In altri termini, tutti i cittadini dovranno acquistare delle quote societarie, di tutte le imprese ritenute strategiche per il paese, sia nazionali che territoriali. Si deve, cioè, istituzionalizzare e stimolare (anche fiscalmente) un azionariato popolare di massa, che peraltro non sarebbe una novità, perché già sperimentato per le imprese ludiche (per le società di calcio). Va sottolineato che in Italia risultano giacenti sui vari depositi e conti correnti bancari e postali circa 1.500 miliardi. Questi "risparmi", che sono stati sottratti alla circolazione monetaria e all'acquisto dei beni di consumo costituiscono uno dei problemi più seri per una economia liberale che, nel bene e nel male, si è strutturata proprio sul circolo (per quanto "vizioso") della produzione-consumo dei beni, ed è inconciliabile con le rendite parassitarie. Il "risparmio", perciò, non investito nell'attività d'impresa o nel consumo genera disoccupazione perché incide sui processi produttivi e sui livelli di produzione. E allora, a meno che non si voglia mutare il sistema economico di tipo occidentale (o, nelle more che questo avvenga), non c'è altro rimedio che quello di utilizzare, almeno in parte, i "risparmi" al fine di sostenere l'economia del Paese, e, in particolare, le Imprese strategiche, sia nazionali che territoriali. Per tale fine potrebbe risultare utile istituzionalizzare una specie di "Azienda del Popolo Italiano" (A.P.I.). Con questo nuovo strumento operativo i cittadini investendo i loro risparmi (anche solo in parte) nelle Aziende strategiche darebbero il capitale necessario per la ripresa economica e i lavoratori, che sarebbero, al tempo stesso, anch'essi investitori, avrebbero un interesse diretto ai risultati produttivi (non a caso la recente fusione della Fiat-Crysler con la Psa ha previsto la partecipazione di due lavoratori nel Cda). Si realizzerebbe, così, una sorta di "Azienda nazionale" a partecipazione popolare, che in altri contesti (come negli USA e in Germania) ha dato buoni risultati sociali, e i lavoratori sarebbero motivati e interessati al buon andamento dell'impresa. Una cosa, infatti, è lavorare in conflitto d'interessi con la proprietà, come è stato finora, con la mediazione (non sempre disinteressata) dei sindacati, altra cosa, invece, è lavorare anche per se stessi. Occorre, perciò, intervenire con una "chiamata alle armi" di tutti i cittadini mediante un azionariato diffuso nelle A.P.I. (Azienda del Popolo Italiano) per utilizzare l'enorme risparmio sottratto al flusso economico, in questa fase politica di grande difficoltà per l'Italia, dove continuano ad acuirsi le disparità tra i cittadini, e il posto di lavoro improduttivo nella burocrazia dello Stato è diventato l'unico rimedio per garantirsi la sopravvivenza nella giungla sociale. 

 
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IL CORONAVIRUS E "SORA NOSTRA MORTE CORPORAL"

Post n°993 pubblicato il 27 Marzo 2020 da rteo1

IL CORONAVIRUS E "SORA NOSTRA MORTE CORPORALE"

La "missione" naturale che sta compiendo il Coronavirus sta mietendo migliaia di vittime in tutto il Paese, in Europa e nel mondo. I sistemi sanitari sono al collasso per lottare contro il "nemico" invisibile. L'intero apparato economico è stato ridimensionato e soltanto le attività essenziali per la vita umana sono rimaste attive. Si è scoperto, così, all'improvviso, che tantissime attività sociali e istituzionali che l'uomo ha creato sono del tutto inutili. Anzi persino nocive rispetto alla vita biologica, se si pensa ai molteplici Enti in concorrenza tra di loro e alla valanga di prescrizioni amministrative e burocratiche. In Italia, infatti, una valanga di decreti, con parole inutili, sovrabbondanti, superflue, ingannevoli, hanno disciplinato la vita sociale e privata dei cittadini, costretti a vivere nelle proprie "piramidi" di cemento armato. Le certezze sociali e politiche sono ovunque crollate, e si è sgretolata la nuova "Torre di Babele" edificata dagli uomini per elevare se stessi al rango di Dio e per mettere questi in isolamento perenne. Anche le chiese sono state fisicamente sbarrate, tentando d'impedire così anche il contagio delle anime. Ma la natura non scende a compromessi, e, imperterrita, continua la sua opera di "bonifica" per "ripristinare" l'ordine naturale al posto di quello "legale" immaginato dagli uomini come il nuovo ordine universale. In questa "resa dei conti"  tra il naturale (strumento del sovrannaturale) e l'umano ha preso il sopravvento il panico, l'ansia, per la "morte". Tutti, così,indistintamente, hanno avuto la consapevolezza di  quanto sia precaria la vita umana. Certamente l'attaccamento alla vita ha in sé qualcosa di biologico, ma c'è da chiedersi se il desiderio morboso di vivere ad ogni costo, anche contro natura, non sia diventato una vera e propria patologia che ha colpito gli uomini in questa fase storica. Forse l'eccessivo benessere ha fatto vivere tutti con l'illusione che si potesse vivere in eterno, e di aver definitivamente sconfitto la morte. Forse occorrerà recuperare il senso della morte e non soltanto quello della vita, perché non può esserci l'una senza l'altra. È la "legge" del mondo. Nessuna "legge" umana potrà mai cambiarla. Bisogna farsene una ragione. E forse sarebbe meglio cominciare a "rivalutare" il senso della morte, che alimenta il ciclo della vita e che, grazie ad essa, tutti sono uguali. E fare qualcosa di buono per il prossimo durante la "breve vita", anziché preoccuparsi solo di accumulare ricchezze materiali.

Nel "Cantico delle Creature" san Francesco dice:  «Laudato si' mi' Signore per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò scappare: guai a quelli che morrano ne le peccata mortali; beati quelli che trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no 'l farrà male.».

San Francesco loda il Signore "per sora nostra morte corporale" e lascia agli uomini un messaggio di salvezza dell'anima (questa si immortale): «guai a quelli che morrano ne le peccata mortali».

E allora, più che preoccuparsi della morte che il Coronavirus sta provocando tra gli esseri umani, occorre preoccuparsi di non morire «ne le peccata mortali».

 
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IL DIRITTO DI SOPRAVVIVERE

Post n°992 pubblicato il 24 Marzo 2020 da rteo1
Foto di rteo1

https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/537601/il-diritto-di-sopravvivere/ 

 

Il Coronavirus è strumento per il fine della natura. Dopo la pandemia la Comunità statale dovrà risanare il bilancio e rinascere sul primato del dovere di reciproca solidarietà tra tutti i cittadini. La tendenza all'autosufficienza economica dello Stato deve essere una scelta strategica, con la partecipazione azionaria di tutto il Popolo e di tutti i lavoratori, mediante l'istituzione dell'Azienda del Popolo Italiano (A.P.I.). La tutela previdenziale va riservata a un solo Istituto nazionale e alle Casse private la sola assistenza. Inoltre, occorre riconoscere a tutti i cittadini il "diritto di sopravvivere", affinché tutti possano avere una casa e le risorse necessarie per alimentarsi e riprodursi. Questo dovrebbe essere il futuro progetto minimo delle forze politiche per la rinascita dello Stato.

 
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