Creato da nagel_a il 27/12/2008

la finestra

gli scenari dell'anima

 

Ponzio Pilato

Post n°495 pubblicato il 11 Ottobre 2012 da nagel_a

 

I risvolti, le prospettive inusuali, le sfumature. Le parole che creano immagini, mondi. Il viaggio che l'immaginazione evoca, ubriacata dai suoni e dalla pienezza delle descrizioni. Quel quid magico che non esaurisca sulla carta la curiosità indotta, ma irretisca con qualche margine di non detto, con contorni vaghi che permettono fughe e ritorni. Persistente richiamo, tarlo fedele durante il giorno, benedetto e sospirato filtro la notte.
Non chiedo altro.

"[...] all'alba del quattordicesimo giorno del mese primaverile di Nisan, sul colonnato coperto tra le due ali del palazzo di Erode il Grande, uscì il procuratore di Giudea Ponzio Pilato."
(M. Bulgakov, Il Maestro e Margherita)

 

 
 
 

Uno studio in rosso*

Post n°494 pubblicato il 04 Ottobre 2012 da nagel_a


Cantami la tua canzone, Jefferson Hope.
Conducimi alla via dei campi mentre la luna tace e la prateria si schiude.
Portami via dagli orrori dei numeri e delle leggi sanguinarie.
Donami la libertà dei desideri, spogliata di ogni vincolo e paura.


(*titolo di un racconto di Arthur Conan Doyle)

 
 
 

Memorie di un assolto

Post n°493 pubblicato il 01 Ottobre 2012 da nagel_a

 


La volontà perde la sfida contro l'orrore del vuoto.
Il freddo del silenzio smarrisce ogni baluardo di logica difesa.
La sconfitta è di volta in volta più amara. Disperata la perdita della speranza.
Il resoconto è una riga in mezzo al nulla del foglio.

L'uomo abbassò lo sguardo. "Per me ogni cosa è dolore. Dolore è la moneta dei miei peccati e io ne sconto intera la pena." "Come può non esservi neppure un barlume di gioia o di speranza?". "Questi tuoi barlumi sono per me impietose illusioni di ciò che le mie dita non potranno mai stringere. Il profumo fuori dal forno per il povero affamato. Per me la gioia e la speranza sono solo la sentinella e l'aguzzino. Il mio bagaglio è disperazione. Il mio sollievo è il sonno quando giunge pesante e senza incubi."

 

 
 
 

La tela e il bisogno

Post n°492 pubblicato il 06 Settembre 2012 da nagel_a

 


Ho un moto di istintiva ritrosia quando devo chiedere. Mi arrocco, senza lasciare scorgere la traiettoria, su una linea difensiva mascherata dal più bel sorriso.
E' che la domanda ha un carattere troppo manifesto, di battaglia in campo aperto e denuncia in modo fin troppo evidente la natura del suo bisogno.
Ho sempre avuto un'idiosincrasia per i bisogni, perchè il bisogno snatura  e a volte eccede, obnubila la ragione  e deforma i sensi. Si trasforma in ossessione circolare che imprigiona l'io in una tela di ragno dalle maglie vischiose. Il bisogno è il ragno, ma la sua azione famelica non sempre si conclude con il divorare.
Lascia scie appiccicose sulle dita una tela di ragno...

 

 
 
 

Ombre e luna

Post n°491 pubblicato il 29 Agosto 2012 da nagel_a

 


"[...] che cosa avrebbe fatto il tuo bene se non fosse esistito il male, e che aspetto avrebbe la terra se ne scomparissero le ombre? E' dalle cose e dalle persone che si genera l'ombra."
(M. Bulgakov, Il Maestro e Margherita)

C'è un'ora in cui le ombre si estinguono poichè le cose stesse diventano ombre, sagome dai contorni netti ritagliate in qualche scuro presagio. C'è un'ora in cui coesistono due mondi, quello che denuda alla luce e quello che assolve nel buio.
C'è il crepuscolo, in cui ogni ansia ingigantisce o stinge, in cui ogni paura è antro e ogni resistenza coraggio.
L'estate ancora riverbera nei canti delle cicale, il solo suono che dia profondità allo spazio e ne misuri la distanza.
Non serve il cerchio impietoso della luna a rammentare che la distanza è silenzio.
Il monito sta nei segni sbiaditi, nell'indugiare nervoso e implorante su ogni traccia.
E l'ora più dolce diviene la più straziante.

 

 
 
 

Anticiclone africano

Post n°490 pubblicato il 21 Agosto 2012 da nagel_a

 


Galleggia il letto nella stanza, tra gli orizzonti bianchi delle pareti.
Galleggia la mente sulle stesse distese, al ronzio pigro del ventilatore.
Come zattera alla deriva quando il moto delle onde sia costante, non rotto da terre vicine, e il sole finto in un cielo di cartapesta.
Galleggio alla deriva.
L'ansia per lo scorrere del tempo sta in superficie, sulla pelle. Dentro si annulla nell'informe corso dei pensieri che rimbalzano come molecole impazzite in un microonde.
Forse le parole sono un'ancora, la catena di un'ancora. Appiglio per rimanere immobili senza che intervenga la direzione imposta da capricciose correnti.
E' solo che voglio dormire, in questo bianco, in questo ronzio, nell'azzurro che il ventilatore raffredda e allontana, come un'opera d'arte dietro il vetro di una teca.

 

 
 
 

geisha

Post n°489 pubblicato il 22 Luglio 2012 da nagel_a

 

Sono una moglie del crepuscolo.
Ho calcato di passi le vie imbiancate dei miei doveri mentre cercavo solchi nel cielo e segni iscritti nella terra. Ho inciso la pelle con ogni parola non detta, una tacca per ogni abiura, la più profonda nel ventre.
Ora le mie mani stanno rivolte in basso, sorde all'offrire dopo aver vacillato al tocco di scontate lusinghe. Il mio orecchio si è affinato ai soffi lontani del vento. Percepisco melodie sottili nella risacca delle onde e trovo risposte al mio vagare inquieto nelle carezze di palmi vuoti.
Sono la terra che scivola tra le dita e l'acqua che la impasta e ne fa argilla.
Sono curva e collina. Foglie sferzate dalla violenza del temporale.

 

 
 
 

Il fuoco

Post n°488 pubblicato il 13 Giugno 2012 da nagel_a


"Paris me dit: brule ce que tu as aimé, et adore ce que tu brulais."
(Le Corbusier, Lettera a C. L'Eplattenier, 1908)

E' rarefatta l'aria che avvolge gli idoli, non smuove i panneggi scintillanti dell'idea. Facciamo museo dell'intangibile, di ciò che abbiamo solo appena sfiorato o immaginato. E sulla pira i sogni bruciano con fredda fiamma azzurrina, lasciando una breve scia nello scuro notturno.
Quella scia che cerchiamo con occhi danzanti in ogni sera d'estate.

 

 
 
 

Bianco

Post n°487 pubblicato il 17 Maggio 2012 da nagel_a


Vuoi la definizione di quel bianco? Le fantasie svuotate sulle piastrelle fredde? Vuoi i confini di quella paura che non nomina il bisogno? Di quella determinazione cercata sul fondo di pupille sfrangiate? Di quell'orgoglio insano, retaggio di anarchiche pulsioni?

Ho paura di avere paura... Io non ho paura di nulla. Le paure le fingo per sembrare umana. La mia veste lunga da dea, nasconde bene i piedi d'argilla. Sto all'ingresso di un porto, guardo le navi passare sotto il ponte delle mie gambe aperte. La mia testa sfiora le nubi e sconto questa superbia nelle catene che cingono le mie caviglie.

 

 
 
 

Fantasie

Post n°486 pubblicato il 16 Maggio 2012 da nagel_a

 

Si scuotono sinuose le foglie della palma al vento, un inchino di ventagli al ballo, i tasti di un aereo pianoforte. Nessun albero, nessun bosco, nessun crinale a barricare l'orizzonte dall'assalto di immagini e fantasie. Scenari paralleli si susseguono lungo il filo di note suadenti, di soli che tramontano sull'acqua e barche capovolte, gusci nella notte.

 

 
 
 

La tigre

Post n°485 pubblicato il 14 Maggio 2012 da nagel_a


Ho visto una tigre un giorno. Dormiva nell'aria pesante di un dopopranzo estivo. Le zampe possenti abbandonate, il ventre mosso dalla vibrazione di un respiro inquieto, le palpebre percorse dai fremiti di un sogno selvaggio.
Volevo vederla sveglia, in tutta la sua maestosa, terribile bellezza.
Ho cominciato a cantare una nenia sommessa e dolce. Crudele nella mia necessità di domanda al meraviglioso oracolo.
Si è svegliata, fiera, e ne ho incrociato lo sguardo ambrato, di sorpresa e di rimprovero. Di comprensione.

Quali contorni ha la condanna di immaginare la giungla in ogni albero di un prato recintato?

 

 
 
 

Desiderio e smarrimento

Post n°484 pubblicato il 01 Maggio 2012 da nagel_a


"... l'anima altrui è tenebra."*

Distanza. E' la misura del desiderio. E' lo specchio cui si porge domanda.
Narciso oltre la soglia non ha il nostro volto ma occhi decisi di chi conosce risposta. Non vi è coincidenza dietro la superficie, ma gioco d'incastri che genera mondi.

Soffro della distanza e ne faccio mia difesa. Non la tollero eppure me ne cingo. E' la mia cintura di oricalco.

"Ma io amo crudelmente, sappilo."*

(* Anton Cechov, Vita attraverso le lettere)

 

 
 
 

Spazio

Post n°483 pubblicato il 15 Aprile 2012 da nagel_a


Il tempo è un accidente che inganna i sensi, dilatando e sincopando attese e sospiri. Una variabile che ha le tinte fosche di un temporale estivo e rovescia sui nostri volti le frustrazioni delle sue nuvole.
Lo spazio confonde, con le sue corrispondenze a geometrie instabili. Coordinate inscritte nelle geografie dell'anima. Così diviene partenza il guardarti, viaggio l'ascoltarti, ignoto oltre le colonne d'Ercole il baciarti. Intima guerra l'adorarti.
Non è più lo spazio della distanza a infierire sulle difese della pazienza, ma quello in cui dilaga la tua essenza, quello in cui rimbalza l'eco delle tue parole: l'immensità che abita dentro il tuo petto e dietro i tuoi occhi.

E io sono colei che insegue il volo delle rondini nel cuore dell'Hoggar.

Come and take a walk on the wild side

 

 
 
 

Degli Angeli ciascuno č tremendo*

Post n°482 pubblicato il 11 Aprile 2012 da nagel_a


Sono lame sulla terra assetata e sui prati imploranti in attesa di verde. Le stesse taglienti che affollano i pensieri in questa apparente immobile pazienza. E' l'esitazione iniziale dell'attribuire un nome, del decidere a quale ordine improntare le cose: il respiro ampio prima della battaglia.

Di piombo volano gli angeli sotto i rami protesi e le nuvole gravide.
Ciò che spezza il cerchio novembrino nella suggestione dei sensi sono i brevi canti dei merli e lo sfiorire dei ciliegi.

 

* R. M. Rilke, Elegie duinesi

 
 
 

BISOGNO

Post n°481 pubblicato il 03 Aprile 2012 da nagel_a

 


Su quali tessuti hai inciso le tue leggi? Quelli indomiti del ventre, quelli molli del cuore o negli insensati meandri della ragione?
Dove hai apposto il tuo sigillo? Dovessi mai inavvertitamente spezzarlo varcando qualche immisurata soglia di regioni più ampie finora sconosciute...
Se di redini conduci l'andatura, a quale bivio addomesticherai la mia recalcitrante inquietudine?
Il tuo nome che mi faceva tremare, e di questa certezza mi rendeva sicura, sembra ora offuscato, disperso in mille piccoli rivoli che soli non bastano a dissetare.

... e rimango come un soldato che sgomento abbia perso la sua bandiera e non s'avveda che la guerra è finita.

 

 
 
 

Tribunale

Post n°480 pubblicato il 01 Aprile 2012 da nagel_a


 

Sono residuo, sedimentazione sofferente e sofferta. Ho filtrato nel mio fango, nel mio essere creta, ogni colpa, ogni innocenza. L'innocenza del mio istinto animale, la colpa del mio essere umana.
I giudici sono sempre in attesa e hanno sempre volti da uomo. Ma nei tribunali non si assolve l'istinto animale, si aizza la bestia.
L'editto è sancito: sono colpevole molto più di quanto sia innocente. Il mio sedimentare sarà la pena: infiniti granelli nella clessidra dei giorni.
Non sono previsti sconti. Potrebbe essere solo un gioco del caso la deflagrazione di mille frantumi che ritornano silice.

 

 
 
 

L'amore č sutura

Post n°479 pubblicato il 25 Marzo 2012 da nagel_a


 

E' sutura l'amore. Forse. E prima ancora è taglio, è coltello.
E' visionaria trasfigurazione che sfugge il giorno e del giorno si ciba in un'attesa famelica.
Quale ottico ha forgiato simili lenti, che consumano sguardi in un tempo immobile di istanti contati? Ballo sincopato della sabbia che riempie la clessidra in disegno perfetto, effimero come la rosa offerta dal ragazzo pakistano.
Semi distinti come i grani di un rosario. Manca l'acqua a cementarne i contorni, a costruire guglie di castelli sulla spiaggia.

Vedo cieli da fotografare, sfondi da fissare alle pareti. Fotogrammi di una storia rappresa nella memoria, eppure proiettati in un futuro che rimane vuota speculazione o sogno fantastico, per lenti ciniche o romantiche.

(Per certi viaggi non occorre carburante... a volte riusciamo a essere autosufficienti per creare mondi, come per distruggerli)

 

 
 
 

Sul cenotafio di carta, allegro banchetto

Post n°478 pubblicato il 17 Febbraio 2012 da nagel_a

La distanza è sempre stata il mio metro e il mio limite: quella sopportabile e quella insostenibile, quella progettabile e quella che si nasconde, quella da cui non si fugge e che atterra.
Così a volte mi stacco, dai luoghi, dalle cose, dalle persone, persino quelle amate, persino quelle verso cui l'amore è in atto. Non so ancora bene quali siano le radici. Forse è un allenamento. Un allenamento a una presunta libertà. L'allenamento alla pratica del bisturi.
In un articolo sul Corriere, qualche giorno fa Roberto Vecchioni citava la Yourcenar: "L'amore è una condanna, siamo puniti per non essere riusciti a rimanere soli"...
ecco... ne sono sicura, ma forse in fondo è tutta colpa di quell'albero intoccabile nel giardino di Eden, di quel ... e non Dio, ma qualcuno che per noi l'ha inventato, ci costringe a sognare in un giardino incantato.

Una premessa lunghissima come sempre mi capita di fare quando mi trovo a commuovermi e a doverne rendere conto. I colpevoli diretti di questa commozione sono archetypon, d4ny3L4 e Only4words... colpevoli di aver evocato il fantasma di Nagel (e l'ironia è il terzo indizio del carattere dopo i primi due sopra criptati):
mi hanno presa per quell'appendice sensibile sospesa tra l'aorta e l'intenzione.

Ora sono convinta che non riuscirò a seguire correttamente tutte le istruzioni e sbaglierò qualcosa ma ci provo (quarto indizio: non riesco a tirarmi indietro di fronte ad una sfida).
Recupero le regole da Arch:

1) nominare e ringraziare e linkare chi ti ha "consegnato" il premio: FATTO 
2)  dire 7 cose, fatti e notizie su se stessi: FATTO (più o meno) 
3) girare a nostra volta l'award a 15 blog che si ritengono interessanti e che si seguono e fargli sapere che hanno vinto: PER I BLOGGER CFR. PUNTO 1 E INOLTRE:

last.exit   vania  Odette   vocevera   beside_me   lightdew  Lola

Giulia   je_est_un_autre   ebenezer.le.page     psico_crazia   boezio

(... poi dovrei segnare i profili che non hanno blog ma i cui commenti e messaggi hanno più che spesso una ricchezza che mi stupisce: Basilico, Tancredi, dis.creta.mente, Golden Mist, Preshi, Misterfar, Suzuribako ... ecc.)

quinto indizio: non riesco a essere esaustiva perchè mi piace lasciare varchi nei recinti.
sesto indizio: tendo alla distrazione e non ho ancora imparato a piegare il tempo
 del mio fare.
settimo indizio: spesso sono estrema, pur non tollerando i fanatismi di qualunque segno.

p.s. GRAZIE :)

 

 
 
 

Inizio e fine del viaggio

Post n°477 pubblicato il 02 Febbraio 2012 da nagel_a


Sydney 1883

Caro V.

non so contare le ore che dividono ogni nostro incontro. Il tempo è un fiume che scorre senza misura da quando i nostri sguardi si sono incrociati quella prima volta. Non faccio che pensarvi, non faccio che tornare sulla Charlotte, al rumore del vostro passo sul legno del ponte, a quel vento che gonfiava le vele e portava spruzzi di sale e di spuma nell'aria. Non so quale forza misteriosa mi abbia indotta a guardare verso di voi proprio in quel momento, quale filo sia stato teso per far sì che i miei occhi ritrovassero ogni risposta nei vostri. Sì. Non so come altro spiegarvi quel senso di quiete che mi appaga solo che mi stringiate tra le vostre braccia. Ogni inquietudine si dissolve, ogni dubbio svanisce, come voi foste la mia certezza e la mia saldezza.
Questo viaggio alle porte di un nuovo mondo mi era pesato alla partenza, ve lo confesso. Di malavoglia ho fatto i bagagli e mi sono imbarcata. E' vero, mi chiederete conto della speranza in un domani migliore che certo debbo avere provato, dell'entusiasmo che dovrebbe celarsi in ogni inizio, stimolo ad ogni nuova avventura.
Ebbene... tutto questo per me era ininfluente. Mi ero persa nell'inerzia di un'abitudine, senza energia per reagire al soffocante conformismo, abulica e svuotata di ogni desiderio.
Ma ora mi chiedo quale singolare destino ci abbia portati sulla stessa nave e, tra i mille passeggeri, a incrociare i nostri sguardi proprio quell'ultimo giorno di navigazione, sotto gli ultimi raggi di un sole radente.
Io non so spiegarvi quanto trabocchi il mio cuore se solo ripenso al velluto ardente dei vostri occhi, quale strano fremito abiti la mia pelle al pensiero delle vostre mani sulle mie spalle. E' come se riusciste a suonare le melodie della mia anima attraverso il corpo, melodie che solo ora apprendo anche se dovevano già essere in qualche remoto anfratto del mio essere.  
Io mi confondo e non so come dirvi la mia gioia nell'aver riconosciuto in voi il mio destino.

Vi attendo

Vostra J.

 

 
 
 

Il campo

Post n°476 pubblicato il 22 Gennaio 2012 da nagel_a


Era fredda l'aria. S'infilava tagliente tra le vie strette, radente sui muri nudi e sui ballatoi in legno.
Tra le vecchie case, improvviso e inaspettato, un piccolo campo. Deserto come le vie. Abbandonato come le orbite vuote delle finestre. Quattro file di meli. Alberi non potati dai rami protesi a intricarsi in un aereo labirinto. Spogli di foglie, ma ancora vestiti di frutti. Avvizziti, spenti: mele dimenticate dagli uomini, fortunato banchetto di merli.
Altre mele erano a terra, il picciolo ormai sfiancato, rotolate lungo il pendio. Sul suolo gelato e chiuso a offrire inutile nutrimento. Il cielo gravido, sotto quella preghiera di rami e io in piedi, a mani aperte, a interrogarne il silenzio.

Certi luoghi perdono i loro connotati fisici per confondersi con quelli astratti di un paesaggio interiore. E i risvolti conosciuti si tramutano negli spazi indistinti delle mappe, terra di leoni e gorgoni. Si uniscono la quieta certezza nei confini della propria pelle e la terribile fame di mani e occhi, indifendibili ponti, insaziabili ricercatori inquieti.

 

 
 
 

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IL REGNO DEL SENSO PROFONDO

"Oltre alla realtà empirica e banale c'era l'ambito dell'immaginazione, costituito da quello stesso mondo percepibile grazie alla vista, al tatto e all'odorato, ma con in più le schiere infinite degli spiriti e delle ombre. [...] Allora non mi capacitavo del fatto che la maggioranza assoluta dell'umanità appartiene al regno del senso profondo non in virtù del proprio sapere - dono assai raro -  bensì della vita, della raggiante, viva sostanza, e che, dunque, accusarli di ignoranza era sciocco e assurdo. Invece di interrogatori, inquisizioni e tormenti, avrei dovuto osservarli e comprenderli. Osservarli con tenerezza e comprenderli con intelligenza"
A. Zagajewski - Due città

 

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