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Creato da: je_est_un_autre il 04/11/2008
Date la colpa alla mia insonnia

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Prologo

Post n°212 pubblicato il 15 Maggio 2013 da je_est_un_autre

LORENZO (solo, parla al pubblico, molto velocemente e in crescendo): Crema al Whisky, Vodka alla menta in gran quantità, Grand Marnier, tutta una serie di liquori dolci che ciascuno ricorda per essercisi sbronzato paurosamente almeno una volta nella vita e quindi definitivamente accantonati, il Cointreau su tutti. Martini bianco per intere stagioni. A volte con ghiaccio, a volte senza. Poi il nocino. Molto nocino. Prima in quella bottiglia a guscio di gusto anni ‘70. Poi eccolo che si cambia d’abito e si trasforma in una bottiglia più elegante da bere fredda, una novità dei tardi anni Novanta che soppianta senza appello il nocino a temperatura ambiente. Si sa come funziona con queste cose: arriva sempre un giorno in cui uno si chiede come abbia potuto vivere fino a un certo momento con usi così barbari. Eppure era assolutamente normale in quel mondo  primordiale bere Nocino caldo a Ferragosto. Poi arriva la stagione delle birre che la prima volta, l’autentico irripetibile shock, l’epifania, la scoperta dell'America era avvenuta a Cervia, in vacanza molti anni prima, che dopo un paio di piccole alla spina anche quel campeggio polveroso era diventato più verde il cielo più azzurro e gli amici più simpatici e tu più di tutti messi insieme almeno così ti sembrava. Ed ecco l’era geologica della Beck’s adesso assolutamente inavvicinabile, con quel suo orribile retrogusto tostato. Ed è lì che quei furbastri dei danesi - per secoli rozzi guerrieri gutturali - diventano mostri del design e soprattutto sublimi birrai e quindi s’inventano la Ceres modificandone pian piano il gusto fino a farlo diventare insostituibile se non fosse per il prezzo ma è un capitolo tragico e preferirei non parlarne proprio. Il tutto finisce con una enorme piscina di Velduzzo di provenienza ignota, probabilmente il frutto di floridi vigneti delle verdi vallate della provincia di Qingtian a bagnare copiosamente i bicchieri sui marmorei banconi di Chinatown, qui in questo buco di paese tra gli Appennini e il Po!

 
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Ben venga maggio?

Post n°211 pubblicato il 06 Maggio 2013 da je_est_un_autre

Una volta, quando qui erano tutti comunisti, uno lo poteva anche capire che Dio ce l'avesse un po' su con noi, ma adesso?

Una tromba d'aria vista da vicino è un fenomeno affascinante e anche sorprendente. Io pensavo che girasse su se stessa, un po' come si vede nei fumetti; invece l'aria sale e scende, grigia e sfilacciata, anarchica  e un po' sporca. Ero in macchina e la vedevo, doveva trovarsi dalle parti di Castelfranco. Pensavo: meno male, gira al largo.
E' stato lì che è cominciato a grandinare, senza traccia di pioggia.
Chicchi grossi come palle da tennis, certi botti da mettere paura: ero sicuro che avrei  trovato la macchina completamente bucherellata. Quando sono sceso dall'auto per ispezionare i danni mi sono parzialmente risollevato: pochi occhielli sul tetto e un paio sul cofano, nemmeno troppo visibili. Deve essere per via del color Grigio Intellettuale della mia Punto, che confonde un po'. Mi avessero consegnato la Punto color Grigio Pessimo Umore (la mia prima scelta, ma non era disponibile) forse le ammaccature si sarebbero viste di più. Come si vede, non tutti i mali vengono per nuocere.
Comunque, tornando al nostro tornado, noi si pensava che fosse roba che solo nel Texas, almeno di queste dimensioni, e invece eccoci qui, tra la Via Emilia e il West.
E' stato quando alle sette del mattino dopo mi sono svegliato con una bella scossettina di terremoto, che ho fatto quei miei ragionamenti su Dio.
C'è un mio amico che è di qui ma vive a Roma, fa lo sceneggiatore. Gli ho detto: magari è ora di scriverci su una storia, che ne dici? E lui: sè! Lo sai che mi risponde il produttore? "Andrea, 'na tromba d'aria e un terremoto a dodici ore de distanza? Eddài, nun ce se crede!".
Eggià.

 
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Le cannibale

Post n°210 pubblicato il 28 Aprile 2013 da je_est_un_autre

Che i partecipanti ai corsi di teatro siano soprattutto donne, è cosa arcinota. La ragione sostanzialmente è questa: gli uomini si vergognano, le donne (giustamente) se ne sbattono e si buttano. Molti uomini preferirebbero sprofondare nelle viscere della terra piuttosto che affrontare un'improvvisazione dal titolo "Sono un geranio che fiorisce". Le donne appunto, se ne fregano, si mettono lì e fioriscono. Poi magari qualcuna fiorisce un po' storta, ma intanto s'è messa in gioco.
Insomma i corsi son quasi sempre a maggioranza femminile. Quest'anno poi ho toccato il record: quindici donne e zero uomini. Che è anche un bel vivere, naturalmente, ma provate voi a cercare testi teatrali che contengano quindici personaggi femminili e basta. Naturalmente ci si deve adattare, e le allieve non si stupiscono più di dover interpretare ruoli maschili. Il risultato è che negli anni mi è capitato di vedere Amleti donna, Prosperi donna, e donne sono state addirittura anche certi Romei e certi Don Giovanni.
Ebbene questa volta, per non sbagliare, ho scelto una commedia (insisto a chiamarla "commedia" anche se qualcuno storcerebbe il naso) di soli personaggi maschili. Che mi è sembrato il modo migliore per aggirare il problema, almeno in parte. Certo, quando ho annunciato il tema del saggio finale, qualcuna ha alzato un sopracciglio, qualcun'altra aveva l'aria perplessa, ma di fronte a certi innamoramenti letterari, mie care, non si può transigere.
Un librino, "I cannibali" di George Tabori, capitato nelle mie mani quasi per caso e che fin dalle prime pagine si è dimostrato di una forza devastante, inedita, rivelatrice. Lo spunto è presto detto: il padre dello stesso Tabori morì ad Auschwitz nel dicembre del '44 per essersi rifiutato di mangiare il cadavere di un compagno. Un episodio realmente accaduto, disumano, indicibile. E dove sta il genio di Tabori? Sta nell'immaginare un gruppo di discendenti di vittime del Lager che, con la supervisione di due sopravvissuti anziani, tenta di immedesimarsi nei genitori per rivivere quelle ultime drammatiche ore. E se l'argomento sembra lugubre e inaffrontabile, anche lì è sempre Tabori che ci viene in aiuto con una scrittura potente e nervosa, piena di macabro umorismo yiddish, con scene che sembrano prese a prestito, chessò, dal circo, o da qualche folle cabaret. Insomma si tratta di una riflessione necessaria, delicata, profonda: è possibile per questi discendenti-attori dare corpo e voce ai genitori, per capire e superare una tragedia definitiva come quella di mangiare un compagno per non morire di fame? Gli attori entrano ed escono dai ruoli in un vertiginoso cambio di prospettive, parlano al pubblico, lo provocano continuamente, si esaltano e si avviliscono per l'impossibile impresa di "mangiare e risputare" il passato che non passa.
Queste allieve ci provano. Qualcuna con entusiasmo, qualcuna frenata dall'oggettivo schifo e dal pudore, ma le cose stanno venendo fuori.
E se quel pazzo di Tabori fa cantare ai suoi detenuti-attori la canzone "Sì, non abbiamo banane", le mie allieve sibilano a fil di dente, guardandosi minacciose, una specie di cover concepita per l'occasione: "Datemi un coltello...".
Magari dopo questa non  mi faranno più fare laboratori lì dentro, ma intanto potrebbe anche uscirne un saggetto interessante.

 
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Residuati

Post n°209 pubblicato il 23 Aprile 2013 da je_est_un_autre
Foto di je_est_un_autre

Dopo che si è stati traditi in questo modo, non c'è altra maniera di ricompattarsi se non attorno alle figure nobili del nostro album di famiglia. Ora, prima che quei muri implodano non lasciando più nessuna traccia di una storia che non ha avuto nemmeno un minuto di gloria, io e Acume ci stringiamo nel ricordo e nell'esempio dello zio Enrico e del nonno Karl. Che di guardare avanti non siamo più capaci.

(Ma, oh, che facce ieri sera in questa sede alla periferia dell'impero! - l'unico paese d'Italia con una giunta tutta femminile, possiamo menarne giusto vanto - facce incredule e tristi e disorientate e arrabbiate. Gettate un occhio qua dentro, e vedrete che furto avete fatto).

 

 
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Immaginazione

Post n°208 pubblicato il 02 Aprile 2013 da je_est_un_autre

Un venerabile vecchio dalla lunga barba bianca, solo, in una radura spazzata dal vento. Come sedile un semplice masso di pietra.
Austero nella sua povera tunica, scruta l'orizzonte, cogitabondo.
Pensa con calma alle cose, lontano dai rumori del mondo, e quello stesso mondo lo capisce meglio degli altri.

Avrò anche un'immaginazione fumettistica, ma questa è la mia idea di "saggio".
Nel senso di uomo saggio.
Poi leggo la lista dei dieci saggi scelti da Napolitano per risollevare le sorti del Paese, e ci trovo Quagliariello. Gaetano Quagliariello.
E l'impressione è quella di non aver capito nulla.

Troppi fumetti.

 
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