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 TRANS-FIGURAZIONI Carlo Cecchi_lavasciuga 2016 carbone su legno cm,82x120

Lavorare “col chiaro di luna nel cuore”: in che modo, perché e per chi esprimere cosa.

Il MAM si ripresenta con Trans-figurazioni  a cura di Gianfranco Ferlisi, dal 28 ottobre al 10 dicembre 2023, con opere di Ariberto Badaloni, Carlo Cecchi, Vincenzo Denti , Oliviero Filippini, Franca Frittelli,  Antonella Gandini, Bruno Mangiaterra, Ermanno Poletti, Enos Rizzi.

Gli artisti e il curatore hanno immaginato che all’interno del Mam (Museo d’arte moderna dell’Alto Mantovano) fosse possibile presentare al meglio una serie di ricerche solide, cariche di idee e di pensiero, di filosofie e di riferimenti. Con questi temi si apre dunque la nuova mostra. Installazioni e opere ci portano in questo modo ad osservare diversamente il museo e a guardare dentro, o a guardare oltre, o a guardare dietro il turbine delle distinte ricerche che condensano concetti.

Come afferma Nicola Leoni, il Sindaco di Gazoldo: si apre dunque una rassegna d’arte con la A maiuscola, garantita dalla qualità delle scelte e dall’eccezionale fascino immaginativo del contesto: uno straordinario percorso fruitivo per l’intera comunità di Gazoldo, di Mantova e non solo (ovviamente).

Così scrive Gianfranco Ferlisi, il curatore:
Il silenzio dell’immagine, l’evocazione della materia, il gusto dall’osservazione, oppure la dolcezza della percezione regalata dai sensi: è il racconto che gli artisti concedono con le immagini per mimetizzare, in realtà, la crisi di un ordine formale, una crisi nata dal conflitto, ancora irrisolto, tra soggetto e oggetto. Quelli che osserviamo in mostra sono dispositivi trans-figurativi e comunicativi, dispositivi che fanno uso del procedimento della citazione, che utilizzano la storia dell’arte come ready-made e gli stili del passato come objet trouvé. È comunque senz’altro la leggerezza nell’uso dell’immagine che accomuna tutti questi autori, immersi da sempre tra sperimentazioni di varia natura e una compiaciuta oniricità. E la consistenza delle opere si appaga proprio di tale ricercata nebulosità.

La soggettività degli artisti si riscatta, comunque, nelle diverse declinazioni della forma, attraverso un linguaggio che cerca sempre di mantenere una propria unicità: non si tratta di perseguire né di svelare verità che, non solo in questo ambito, sono quasi sempre soggettive. Quello invece che resta patrimonio specifico di ogni artista (e dunque l’obiettivo primario da esaltare nell’opera) è assecondare e custodire una personale creatività. E l’essere veramente creativi significa affrontare i temi della vita in modo autentico, per seguire strade non convenzionali, per riflettere su ciò che è sotteso o nascosto e farlo proprio, per far affiorare e cogliere sotterranee e rapide emozioni…

È anche così che, nel tempo, ognuno è diventato artista.

L’antica  cinquecentesca Villa Ippoliti ripropone dunque, ancora una volta, nei suoi spazi, uno speciale rapporto tra l’ospitante e l’ospitato, accogliendo e presentando opere ricche di riferimenti coinvolgenti, espliciti e no. Saranno queste opere a parlare e a farci dialogare con artisti importanti anche se appartati e fuori dal coro, lontani dalle mode e dalla mondanità. E il dialogo con questi artisti ci regala storie elaborate “col chiaro di luna nel cuore”, storie in cui il nucleo di partenza, la citazione, restituisce spesso opere in dissoluzione, sospese tra suggestione e percezione, in una dimensione che porta ben oltre il limite della scontata e provvisoria referenza del reale.

Post-moderni, post-concettuali, post, post, post … artisti con un proprio insostituibile linguaggio ma con un denominatore comune: un rigore linguistico trans-figurativo che li porta lontano dall’artificio espressivo della tradizione.

L’arte si palesa, qui, soprattutto, come sostanza poetica: se si riesce a seguirne la fonte si riuscirà a vedere nell’opera la formalizzazione dell’impulso creativo originario, il tentativo di cogliere diversamente la parvenza dell’apparire delle molte labili cose che ci circondano e che spesso non comprendiamo.

Nella rassegna emerge dunque una panoramica di avvincenti intrecci tra la tradizione figurativa e quella aniconica: creatività e poesia si misurano con gli aspetti rituali e simbolici dello spazio museale, tra natura e illusioni. Si materializza alla fine una sorta di rinnovato sentimento dell’avventura, un tentativo di spiazzare lo spettatore tramite l’incongruità dei legami trasferiti da immagini cariche di suggestioni di diverse materie.

Il territorio rappresentato nella materialità/immaterialità di ogni singola opera perde, naturalmente, la “normalità” che solitamente è usuale ai nostri sguardi: rimangono le linee delle cose, le essenze spoglie dello spettacolo visivo in cui sono calate.

È infine questo che si deve cogliere nel percorrere questa rassegna: le idee che si depositano sulle opere, talvolta quasi miraggi, superata l’idea antica di mimesys, rivendicano una propria autonomia espressiva, finalizzata, anche nella contemporaneità, a generare codici e linguaggi spiazzanti. Quella che si pone di fronte al riguardante è una contemporaneità a cui non interessa giustificarsi delle proprie creazioni antinaturalistiche e bizzarre. E ancora una volta l’arte mostra tutta la sua incredibile forza generativa, la forza di fare apparire cose vere o non vere, ma, in ogni caso, di trasferire magnetismo e messaggio formale con la più assoluta libertà di scegliere “in che modo perché e per chi esprimere cosa”.

Cover Carlo Cecchi : lavasciuga 2016 carbone su legno cm,82×120

MAM Gazoldo degli Ippoliti  Museo d’Arte Moderna dell’Alto Mantovano  Catalogo edito da Rio Editore, testi critici Gianfranco Ferlisi

informazioni: http://www.comune.gazoldo.mn.it  – www.turismo.mantova.it

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MAM |TRANS-FIGURAZIONI tra suggestione e percezioneultima modifica: 2023-10-19T19:17:36+02:00da Dizzly