PRENDI I SOLDI E SCATTA

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Prendi I Soldi E Scatta

10 minuti di lettura

Prendi i soldi e scatta
PNRR
Per rilanciare l’Italia vanno sfruttati al meglio gli oltre 200 mld
europei. Ma serve un manuale di istruzioni. Così MF-Milano Finanza propone ai lettori una guida per sapere dove, come e quando utilizzarli

In un celebre discorso nel
1946 a Zurigo Winston Churchill indicò lo spirito che si doveva perseguire nell’Europa del dopoguerra . «Per evitare che tornino le epoche buie c’è un rimedio. E qual è questo rimedio sovrano?», si chiese. «Esso consiste nella ricostruzione della famiglia dei popoli europei, o in quanto più di essa possiamo ricostituire, e nel dotarla di una struttura che le permetta di vivere in pace, in sicurezza e in libertà. Dobbiamo creare una specie di Stati Uniti d’Europa. Solo in questo modo centinaia di milioni di lavoratori saranno in grado di riconquistare le semplici gioie e le speranze che rendono la vita degna di essere vissuta». Sembrava un obiettivo impossibile ma i fatti gli hanno dato ragione e 64 anni dopo il Trattato di Roma, l’Europa e l’Italia sono chiamati a una nuova, per fortuna meno gravosa, opera di ricostruzione post pandemia. Ma sarà così facile costruire una nuova Europa con i fondi del Next Generation Eu? In molti già pensano di no, soprattutto in un paese così poco abituato all’organizzazione e alla programmazione come l’Italia. Eppure l’equazione del Recovery Plan è molto semplice: «fai le riforme avrai i soldi, non fa” le riforme non avrai i soldi». E cartesiana e al contempo spietata l’autorevole fonte europea che spiega da Bruxelles quale sia la ricetta migliore per incassare i fondi del Next Generation Eu. Vale per tutti, vale per l’Italia che di soldi ne deve avere più di tutti, quei famosi 191 miliardi – cui se ne aggiungono altri per superare quota 210 – che non sono stati ancora usati ma hanno fatto scorrere migliaia di parole come se fosse tutto fatto. Ma tra il dire e il fare, tra Mario Draghi a Palazzo Chigi, la cui sola presenza ha fatto guadagnare alla Borsa 60 miliardi di euro nei
primi sei mesi di governo come ha documentato un’inchiesta di Milano Finanza, e Mario Draghi preda delle mattane politiche del semestre bianco c’è il mare. Anzi ci sono 53 (cinquantatré, proprio così) riforme da mettere in piedi da qui al 2026, di cui 33 entro il 2021. E in gioco non è il futuro di un governo odi un altro ma quello del Paese. Lo dice l’Italia stessa nel suo Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ci crede la Commissione che queste riforme esige per erogare i fondi, lo impone la situazione di un Paese che pur crescendo del 6% può sprofondare di nuovo nei mille lacci e lacciuoli che lo avviluppano quando la sbornia post Covid e post solidarietà nazionale sarà passata. La maggior parte delle risorse stanziate col Pnrr saranno assorbite appunto dal ministero delle Infrastrutture e Mobilità Sostenibili (Mims), con 39,7 miliardi complessivi ma per il comparto aeroportuale non si prevede quasi nulla. La ragione starebbe nel fatto che il settore aereo rientra tra quelli più inquinanti e quindi non sarebbe in linea con i macro-obiettivi del Recovery. Ma anche per il turismo in generale dei 191 miliardi previsti la suddivisione ne alloca al ministero competente solo 2,4. Altro grande centro di spesa sarà invece il dicastero della Transizione ecologica con 34,7 miliardi, mentre al ministero dello Sviluppo andranno 18 miliardi e a quello dell’Innovazione tecnologica spetteranno 12,8 miliardi. Cospicui anche gli investimenti per la salute, con 15,6 miliardi mentre per l’Istruzione ci saranno 17,6
miliardi, a cui si aggiungono i quasi 12 miliardi per università e ricerca. Al ministero dell’Economia -centro decisionale di spesa con la cabina di re”a insediata invece a Palazzo Chigi – sono destinati solo 340 milioni, che serviranno a un progetto di Innovazione e tecnologia della microelettronica. Le risorse comunque non saranno tutte immediatamente disponibili per i ministeri, perché arriveranno a rate semestrali dall’Europa e solo se l’Italia rispetterà i traguardi fissati per ogni tappa come si diceva in premessa. Per questo il decreto stabilisce che i singoli ministeri avranno la responsabilità di seguire l’avanzamento dei progetti e di inviare tutti i dati alla piattaforma di monitoraggio della Ragioneria dello Stato. L’Italia punta per la seconda rata, che dovrebbe arrivare entro fine anno, a chiedere alla Commissione altri 24 miliardi di euro, ma per poterlo fare dovranno essere raggiunte dalle singole amministrazioni i traguardi in- indicati per il 31 dicembre 2021. Per esempio, il ministero della pubblica amministrazione, che ha uno stanziamento di 1,27 miliardi valere sulla Rrf, entro fine anno dovrà garantire «l’entrata in vigore della legislazione primaria sulla governance del Pnrr», ma anche del decreto di semplificazione degli appalti pubblici. Non proprio una cosa semplice. Il responsabile dell’Innovazione, Vittorio Colao, dovrà invece, tra le altre cose, garantire l’efficacia dei decreti legge per la riforma «Cloud first e interoperabilità». Tutti hanno obiettivi chiari e imprescindibili. Il Mef dovrà centrare una revisione «dei possibili interventi per ridurre l’evasione fiscale», nell’ambito della più ampia riforma dell’amministrazione del fisco; quello delle Infrastrutture l’entrata in vigore di un decreto per individuare le risorse disponibili per l’investimento in bus elettrici e quello della Transizione ecologica sarà chiamato a intervenire sul rafforzamento dell’Ecobonus e del Sismabonus, con l’entrata in vigore della prevista proroga del Superbonus edilizio. Per un Paese, spesso strangolato dalla burocrazia, si tratta di una scalata dell’Everest. Compreso il ministero della Salute, che la sua arrampicata sarà l’adozione di un piano di riorganizzazione nell’ambito dell’ammodernamento del parco tecnologico e digitale ospedaliero. Ma gli obiettivi non sono solo quelli a breve termine, entro la fine dell’anno, ma dettagliano la tabella di marcia fino al 30 giugno 2026, quando dovrebbe amvare l’ultima rata delle risorse del Recovery, per quasi 21 miliardi. Fin qui si sono illustrati gli obiettivi della pubblica amministrazione. Ma come faranno invece i privati, le piccole amministrazioni periferiche ad accedere a questi fondi e con quali strumenti? Sta partendo la più grande operazione di riorganizzazione del paese, che avverrà anche con l’indizione di gare europee, con il reclutamento di specialisti, con la messa a terra di programmi specifici territoriali. Sapere come, quando e quanto, potranno avere le aziende italiane dal Recovery Plan è quindi fondamentale per famiglie ma soprattutto uer le imprese. E la Guida di MF-Milano Finanza curata dallo Studio Grimaldi è la mappa che serve per arrivare al tesoro agognato dei finanziamenti europei. Un obiettivo possibile e meno difficile di quello indicato da Churchill in quel lontano giorno del 1946. Ma si dovrà comunque lavorare sodo per raggiungerlo. (riproduzione riservata)
Da oggi in edicola il Manuale del Pnrr

Sei missioni tematiche, 151 investimenti, 191,5 miliardi di euro all’interno del Dispositivo di ripresa e resilienza europeo più altri 30,6 previsti dallo Stato tramite lo specifico Fondo complementare. Totale: 2221 miliardi, che con tutti gli altri fondi addizionali previsti arriveranno a 261. Una cifra mai vista in un singolo programma di investimenti, che entro dicembre 2026 porterà l’Italia a rivoluzionarsi nei grandi trend della digitalizzazione (a cui i soli fondi europei destineranno 40,3 miliardi) della rivoluzione ambientale (59,5), delle infrastrutture sostenibili (25,4), dell’istruzione (30,9), dell’inclusione e coesione (19,9) e della sanità (15,6). E dall’esigenza di orientarsi in questo labirinto di numeri, investimenti e missioni che nasce Il manuale del Pnrr, oggi in edicola come supplemento obbligatorio a MF-Milano Finanza al prezzo di 8 euro (4,2 del giornale più ulteriori 3,8) e disponibile alla tariffa indicata per tutta la settimana, fino a venerdì 19 novembre. Un volume curato da Francesco Sciaudone e Bernardo Giorgio Mattarella, che con la consulenza dello studio legale Grimaldi hanno scandagliato regole, attori coinvolti, beneficiari, norme nazionali ed europee rilevanti, interazioni tra pubblico e privato, con l’obiettivo di fornire una Guida completa a chiunque, sia esso un imprenditore,
un funzionario della pubblica amministrazione o un privato cittadino, voglia comprendere come verranno investite le risorse, quale sarà il modo di accedervi, come si configureranno concretamente le missioni e i singoli investimenti. Il libro, che a partire dal 20 novembre rimarrà in edicola a 8 euro più il prezzo di MF-Milano Finanza o ItaliaOggi, segue un approccio che gli stessi curatori in prefazione definiscono «impressionista, che consente una visione complessiva di una realtà composita, contaminando «il tradizionale approccio legale nazionale, europeo e internazionale con le competenze economiche, fiscali e anche tecniche». Ne esce un interlocutore unico che, in modo semplice, riesce a dialogare con le singole iniziative presenti sul territorio, dalle piccole città alle istituzioni sovranazionali dalle pmi alle aziende a grande capitalizzazione. Un volume (l’edizione digitale è disponibile su classabbonamenti.com/pnrr), con l’introduzione di Roberto Sommella, che pensa «al lungo termine, perché solo così si pub gestire professionalmente un opportunità straordinaria come il Pnrr, investendo sui giovani, competenze, partnership con le istituzioni di ricerca>.

(R.R.)

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