IL PIEMONTE DEVE CRESCERE

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Intervista A Marco Gay –
“Il Piemonte Deve Crescere Del 3% Pnrr Anche
Per Le Piccole Imprese” –
Gay “Superata La Crisi Ma Il Piemonte Deve
Crescere Del 3% Pnrr Anche Per Le Pmi”

10 minuti di lettura

“Il Piemonte deve crescere del 3%
Pnrr anche per le piccole imprese”
Intervista al presidente degli industriali Marco Gay: “Superata la crisi Covid 19, non si può tornare alla crescita zero virgola” “Sul Green Pass ha vinto la maggioranza silenziosa. Ora investimenti privati, ma la Regione sblocchi infrastrutture e 5G”
L’economia del Piemonte ha recuperato il trauma della pandemia, ma oggi deve investire per evitare di tornare al 2019, quando la crescita era vicina allo zero, dice il presidente di Confindustria, Marco Gay. L’obiettivo deve essere una «crescita strutturale» del 3%, spiega il rappresentante degli industriali in un’intervista in cui chiede responsabilità: alle imprese di investire, a chi governa di sistemare finalmente le infrastrutture.
L’intervista al presidente di Confindustria
Gay “Superata la crisi Ma il Piemonte deve crescere del 3% Pnrr anche per le Pmi”
L’economia del Piemonte ha recuperato il trauma della pandemia, ma oggi deve investire per evitare di tornare al 2019, quando la crescita era vicina allo zero, dice il presidente di Confindustria, Marco Gay. L’obiettivo deve essere una «crescita strutturale» del 3%, spiega il rappresentante degli industriali in un’intervista in cui rivendica il ruolo delle imprese nei mesi più duri del Covid 19, mette in luce il peso della «maggioranza silenziosa». Soprattutto chiede responsabilità:alle imprese di investire, a chi governa di sistemare finalmente le infrastrutture, a chi lavora nel pubblico di non tirarsi indietro. L’economia è ripartita. La crisi è alle spalle? «Oggi il Pil cresce del 6,2%.11 Piemonte sta crescendo più della media. Abbiamo recuperato il periodo pandemico, siamo tornati al dicembre 2019, ed è un’ottima notizia, ma a quell’epoca crescevamo dello “zero virgola”. Dobbiamo far ripartire il sistema
economico con una crescita strutturale che non può essere di meno del 3%.11 Pnrr, combinato con l’energia che vedo ogni giorno girando il Piemonte, è strategico. Ci sono dei problemi, il costo delle materie prime, il costo dell’energia, ma non sono problemi piemontesi». Imprese, governo e Regione stanno studiando il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). II territorio è pronto? «I bandi stanno iniziando a uscire, bisogna studiare ed essere strutturati, ragionare per filiere, per associazioni temporanee di impresa. Fare più sinergia che in passato. II Pnrr è un alleato degli investimenti chele imprese devono compiere comunque. I bandi fanno selezione tra chi ha competenze e prodotto da chi non ce l’ha: non potrebbe mai esserci un’assegnazione a pioggia. Insisto molto sul fatto che in tutti questi bandi ci dev’essere una percentuale per le Pmi e le startup: è una straordinaria opportunità per far crescere un tessuto più piccolo». Leggiamo ogni giorno di progetti, annunci, dai microchip all’idrogeno. Ma non è facile tradurre le idee in investimenti. Come si fa ad evitare che anche un piano straordinario diventi uno dei tanti bandi a sportello? «Bisogna proporre più progetti di sistema, vincenti. Se facessimo il ragionamento inverso, se non fossimo ambiziosi, allora direi che abbiamo un problema. Quindi non giudico né una fuga in avanti né un errore di percorso dire che si vuole la Hydrogen Valley la trovo una giusta ambizione. Poi si riuscirà ad avere al 100%? Non lo so, ma almeno si sta posizionando la regione su una visione». Parliamo di metodo. Il Piemonte deve scegliere un’area su cui puntare oppure avere più assi di sviluppo? «Credo che non ci si debba limitare a una sola area. II principio del Pnrr è rendere contemporaneo un Paese che ha una tradizione industriale eccezionale. Confindustria ha condiviso con la Regione un piano di politiche industriali, volutamente un libro aperto, che cita dei settori chiave: l’aerospazio, il food, il lusso (tessile e oreficeria), la
logistica, le scienze della vita, il turismo. Quindi non farei un “all-in” su una sola area. Se riusciamo a far partire, trasformando, questo territorio, abbiamo veramente vinto e possiamo dare un impulso all’intero Paese». II pubblico è pronto? Oltre alle riforme nazionali ci sono opere che la Regione Piemonte deve attuare? «La semplificazione burocratica e le infrastrutture sono i veri caposaldi. Ci sono opere che mancano da tempo, autostrade da completare, le ferrovie, la Tav, lo snodo di Orbassano, e poi la banda larga e il 5G. Stiamo investendo per trasformare le imprese più tradizionali, ma se ci manca come trasportare le merci e i dati, diventa complicato». Gli investimenti sulla banda larga sono sufficienti? «È positivo che ci sia la visione di farli partire. Credo che per l’orografia della nostra regione che il tema del 5G sia molto più che centrale. Potrebbe essere un acceleratore: non deve essere messo in discussione». Roma, il governo, ha capito il ruolo che il Piemonte può avere? «Secondo me si, oggi non bisogna cadere- parlo del Parlamento – nella trappola delle bandierine sul come utilizzare le risorse». Come considera la decisione di Stellantis di concentrare su un unico hub la produzione a Torino? «Stellantis è un gruppo che chiaramente fa la sua strategia. Nessuno si può permettere di andare a indagare perché e per come. È assolutamente importante che ci continui a essere produzione sul territorio». Il Piemonte ha molti centri di formazione, ha puntato sul dialogo tra università e privati. Si soffre di meno  tra domanda delle imprese e offerta di lavoro qualificato? «No, purtroppo si soffice anche qui. Ma il partenariato pubblico-privato tra università impresa sta funzionando. Ci vuole tempo, certo, ma oggi lo sguardo, l’umore è cambiato: in questi ultimi due anni le
imprese hanno consentito al Paese di poter ripartire. Oggi possiamo parlare di voler una crescita strutturale al 3% perché in questi anni le imprese hanno tenuto. Si sono organizzate peri centri vaccinali, hanno gestito il Green Pass». Non si riscontrano particolari problemi nel privato sul Green Pass. «Non siamo mai stati vaghi: siamo convinti che sia lo strumento più efficace a disposizione. Siamo altrettanto convinti che ci si debba vaccinare. Mi ricordo la preoccupazione per l’avvio dell’obbligo di Green Pass, ma poi ha vinto la maggioranza silenziosa. Un bel segnale». Cosa pensa un imprenditore quando legge che il Comune di Torino darà dei bonus pur di spostare i dipendenti all’anagrafe? «Non si può essere contenti quando si legge che per essere “produttivo” devi ancora trovare delle vie d’uscita… per fare qualcosa che qualsiasi lavoratore nel privato riterrebbe come un suo impegno, una responsabilità. Con 235 miliardi da investire, in parte a debito, serve la responsabilità di tutti, per essere il più efficienti possibile». Oggi iniziano le Atp Finals, il Salone del libro è ripartito, poi c’è l’arte, arriverà il Festival dell’Economia: sembra la città degli eventi. Nicola Lagioia chiudendo il Salone ha detto che Torino può diventare il centro della cultura italiana, ma deve volerlo. Cosa significa? «Da torinese, credo che ci siamo un po’ dimenticati quello che possiamo fare, e adesso ce lo stiamo ricordando. Le Atp Finals hanno un impatto per tutta la regione. Se ci mettiamo a lavorare assieme riscopriamo la capacità di saper fare le cose. Ogni tanto si perdono delle opportunità, come sulle Olimpiadi. È stata una scelta, per me non condivisibile. Ma oggi abbiamo tutte le caratteristiche per prenderci un ruolo. Nei momenti di discontinuità abbiamo sempre saputo dare il nostro contributo».
Per la regione il 5G è centrale: non sia messo in discussione
Bonus per i dipendenti pubblici? Ci vuole senso di responsabilità
Mi ricordo la preoccupazione per l’avvio dell’obbligo di Green Pass ma poi ha vinto la maggioranza silenziosa: un bel segnale
dell’ Imprenditore Marco Gay, 45 anni, torinese, ad di Digital Magics. Guida gli industriali del Piemonte.

Presidente dei giovani industriali dal 2014 al 2017

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