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Per Vik .... restiamo umani!!!

Post n°77 pubblicato il 15 Aprile 2013 da LunaRossa550
 

"Vittorio martire della lotta per la libertà"

Attivisti e analisti palestinesi raccontano il dolore del popolo palestinese: "Vik ha pagato il nostro stesso prezzo". E c'è chi punta il dito contro la Giordania.


lunedì 15 aprile 2013 09:08

di Emma Mancini



Betlemme, 15 aprile 2013, Nena News - Un martire della resistenza palestinese. Un compagno che ha sacrificato la sua vita, come altre migliaia di palestinesi nella lotta per la liberazione dal 1948 ad oggi. A due anni di distanza dalla sua barbara uccisione, Vittorio Arrigoni non è stato dimenticato. Il popolo palestinese continua a celebrarlo, facendo proprio il motto che Vik non si stancava di ripetere: "Restiamo Umani".

Due anni fa in Cisgiordania fiaccolate e commemorazioni si susseguirono senza sosta in tutta la Cisgiordania: candele accese e rispettoso silenzio per una morte inattesa quanto incomprensibile. Un dolore vero, quello del popolo di Palestina, come autentica fu la sofferenza per la scomparsa di Rachel Corrie e Juliano Mer-Khamis.

"Di fronte ad un simile affronto, ogni palestinese ha provato e prova rabbia e dolore - spiega a Nena News l'analista palestinese e direttore dell'Alternative Information Center, Nassar Ibrahim - Una rabbia derivante dal fatto che un tale atto non rientra affatto nelle dinamiche interne della resistenza. Non è un fenomeno. Da anni accogliamo gli attivisti internazionali che scelgono di battersi insieme a noi. La loro presenza è fondamentale. Vittorio era parte della lotta per la liberazione". Tanto da diventare un target, come target lo sono gli attivisti palestinesi: "A volte gli internazionali pagano lo stesso prezzo che paghiamo noi palestinesi, perché la nostra battaglia è la stessa - prosegue Ibrahim - Diventano obiettivi dell'occupazione israeliana, ma anche di gruppi estremisti e minoritari mossi da interessi personali. Ovvero di coloro che vogliono interrompere il flusso di solidarietà che dall'estero arriva in Palestina. In questo caso, nel caso di Vik, coprendosi con la scusa della religione".

"Chi combatte per la libertà, sa di rischiare, sa che può trovarsi di fronte a dolore e sofferenza. Vittorio lo sapeva, ma non ha mai messo in dubbio il suo impegno per la nostra causa, che è una causa internazionale. Vittorio è per noi palestinesi un martire, il suo nome è scritto nella lista di chi merita rispetto e onore. Come celebriamo i nostri martiri, celebriamo Vik, Rachel e Juliano che hanno sacrificato la loro stessa vita per la libertà della Palestina".

Ibrahim non si sbilancia sul ruolo di Hamas nella morte di Vittorio Arrigoni ("Non saprei dire quali equilibri interni abbiano portato al suo omicidio"). C'è invece chi ha le idee chiare sulla morte di Vik: dietro il gruppo salafita, ci sarebbe la Giordania.

"Ritengo che la responsabile della morte di Vittorio sia l'intelligence giordana - spiega a Nena News Mazin Qumsiyeh, professore alla Bethlehem University e attivista palestinese - All'epoca l'obiettivo di Amman era mettere in cattiva luce il governo di Hamas nella Striscia, mostrare l'enclave come un covo di fanatici ed estremisti religiosi. Per questo, qualche mese prima dell'omicidio, i servizi giordani inviarono i loro uomini a Gaza, dove presero contatti con il gruppo di salafiti che poi rapì e uccise Arrigoni. Ritengo che questo sia il contesto: all'epoca Hamas si manteneva vicino ad Hezbollah e alla Siria, e andava punita".

"Questo spiegherebbe perché le forze di sicurezza di Hamas arrestarono subito i responsabili - continua Qumsiyeh - Poi con lo stravolgimento degli equilibri mediorientali, la situazione è cambiata: Hamas ha abbandonato la Siria, si è allontanato da Hezbollah, per avvicinarsi ai Paesi del Golfo, alla Turchia, alla Giordania, dietro soprattutto la pressione del capo del politburo di Hamas, Khaled Meshaal. E così anche il processo ha subito una svolta: dall'opzione lavori forzati alla quasi liberazione".

In questi giorni non sono poche le organizzazioni palestinesi che hanno deciso di rendere omaggio a Vittorio, con incontri e meeting per ricordarne l'impegno. La Palestina resta umana. Nena News

 

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=71287&typeb=0&-Vittorio-martire-della-lotta-per-la-liberta-

 

 
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Il tempo perso

Post n°76 pubblicato il 15 Aprile 2013 da LunaRossa550
 

Il tempo perso

 Sulla porta dell'officina
d'improvviso si ferma l'operaio
la bella giornata l'ha tirato per la giacca
e non appena volta lo sguardo
per osservare il sole
tutto rosso tutto tondo
sorridente nel suo cielo di piombo
fa l'occhiolino
familiarmente
Dimmi dunque compagno Sole
davvero non ti sembra
che sia un pò da coglione
regalare una giornata come questa
ad un padrone?

(Jacques Prevert)

 

 

 
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Finanziamento ai partiti? io dico NI'

Post n°75 pubblicato il 12 Aprile 2013 da LunaRossa550
 

Nel 1993, sull'onda dell'indignazione di tangentopoli / mani pulite, ci fu un referendum abrogativo  del finanziamento pubblico ai partiti.

Per aggirare l'abolizione, sotto il governo Ciampi,  i partiti nel '93 vararono una riforma che stabilì  ri rimborsi elettorali... 16oo Lire  per ogni cittadino residente e per entrambe le camere, divenuto oggi 10  euro..... troppo, decisamenti... considerato che  in media un partito spende 1 e incassa 5 dallo Stato.

Oggi, a furor di popolo, vogliono tutti (eccetto i 10 saggi) abolire qualsiasi contributo  ai partiti.
L'Italia si ritroverebbe come gli USA, dove se vuoi fare politica, devi assicurarti ingenti finanziamenti dalle lobbies, a cui poi, se vieni eletto, devi pagare in leggi e provvedimenti ad hoc il sostegno elettorale. . C'è chi non ha problemi ad assicurarselo e non si fa problemi a "privatizzare la democrazia", mascherando leggi ad aziendas con l'interesse del popolo, con il risultato che negli USA oltre il 50% degli elettori non va a votare, i partiti sono comitati elettorali e le campagne elettorali sono le più costose del mondo.

La schiera dei detrattori del finanziamento statale  si infoltisce giorno dopo giorno nel clima di "odio della casta" montante. C'è chi è pronto a giurare che "i soldi ai partiti si danno solo in Italia". Ma è davvero così?

No, non è così, e a chiarire il funzionamento del finanziamento pubblico è una dettagliata ricerca dell'Institute for Democracy and Electoral Assistance (Idea). L'immagine  in basso (fonte Idea) mostra chiaramente quale è la "tendenza" nel resto del pianeta: in verde gli stati che prevedono finanziamenti in relazione alle campagne elettorali (rimborsi), in arancione quelli che prevedono finanziamenti annuali, in rosa quelli che prevedono entrambi, in rosso quelli che non prevedono finanziamenti pubblici. In grigio i Paesi i cui dati non sono disponibili.

Come è evidente il finanziamento, o rimborso, ai partiti è nettamente maggioritario in tutto il mondo.

I Paesi dove non viene applicato sono 60, tra i quali alcuni non brillano per funzionamento democratico: ad esempio Afghanistan, Botswana, Cambogia, Repubblica Centrafricana, Egitto, Ghana, Iran, Iraq, Libia, Nigeria, Pakistan, Sudan e Zambia. Ma è interessante notare che in Europa tutti i Paesi con una forte tradizione democratica prevedono una qualche forma di sostegno pubblico dei partiti politici, talvolta sia sotto forma di "rimborso spese" che di contributo fisso

Gran parte dei paesi europei prevedono il finanziamento pubblico ai partiti.

In Francia, la legislazione francese prevede due tipi di finanziamento pubblico: il primo, in forma di contributo annuale (circa 70 milioni di euro), viene calcolato in base ai voti ottenuti alle precedenti elezioni dell'Assemblea Nazionale, il secondo, in forma di rimborsi, in proporzione ai rappresentanti di ogni partito eletti nelle due Camere (in genere, per ogni elezione nazionale, sono sui 40 milioni di euro all'anno).

In Spagna si sommano gli stanziamenti annuali dello Stato a rimborsi elettorali in base ai voti ottenuti alle elezioni precedenti, per un totale di circa 130 milioni all'anno di finanziamento pubblico ai partiti.

In Germania, invece, non ci sono rimborsi, ma dal 1958 solo un finanziamento pubblico fisso ai partiti, in base ai voti che prendono alle elezioni precedenti per un tetto massimo complessivo di circa 133 milioni.

Nel Regno Unito, lo Stato fornisce direttamente due milioni complessivi a una decina di partiti, a cui vanno aggiunti i fondi della Camera dei Comuni che premiano i partiti all'opposizione (per esempio, il Partito Conservatore ha ricevuto circa 4 milioni e 700mila sterline per la "stagione politica" 2009-2010) e quelli della Camera dei Lord, destinati sempre ai partiti di opposizione (ma qui si arriva a un massimo di 500mila sterline all'anno per partito).

E' possibile quindi  sopravvivere senza finanziamento pubblico, ma secondo me andrebbe solo riformato.
Metterei un tetto di spesa alle campagne elettorali e  rimborserei nella misura di 1:1 con la presentazione di regolari ricevute che dimostrino la spesa effettiva (non più 1:5 quindi) in modo da evitare che tutto si riduca ad un business e che restino in vita partiti politicamente e idealmente morti

I 10 saggi hanno deciso per l'ineliminabilità del finanziamento, ma non mi pare abbiano parlato di una loto modifica.... Sono quindi solo parzialmente d'accordo con loro.

 

 
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Avanti i prossimi............

Post n°74 pubblicato il 04 Aprile 2013 da LunaRossa550
 

Dopo governi di ladroni che si sono susseguiti negli anni.......

Dopo i governi tecnici (che di tecnico, visti i pasticci fatti, non hanno proprio nulla)

dopo l'esperienza dei 10 saggi....... che sarà un flop.... garantito....

Dobbiamo aspettarci loro?

 

O arriveranno gli alieni?


 

Ops... mi sa che finirebbero male anche loro.............

 

 

 

 
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L'orrore in paradiso (Petizione Avaaz)

Post n°73 pubblicato il 31 Marzo 2013 da LunaRossa550
 

E' quasi impossibile da credere, ma una quindicenne vittima di stupro è stata condannata a ricevere 100 frustate in pubblico! Dobbiamo mettere fine a questa follia colpendo il governo delle Maldive nel suo punto debole: l'industria del turismo.

Il patrigno della ragazza è accusato di averla stuprata per anni, uccidendo anche il figlio che aveva dato alla luce. Ora il tribunale dice che dovrà essere frustata per "sesso fuori dal matrimonio" con un altro uomo, di cui non si è saputo neppure il nome! Waheed, il presidente delle Maldive, sta già cominciando ad accusare la pressione globale; ora possiamo spingerlo a graziare la ragazza e a cambiare la legge, per impedire che altre vittime vadano incontro allo stesso crudele destino. È questo l'unico modo modo in cui possiamo mettere fine a questa guerra alle donne: facendoci sentire ogni volta che accadono fatti del genere.

Il turismo rappresenta i maggiori introiti per i benestanti delle Maldive, inclusi molti ministri del governo. Facciamo crescere una petizione da un milione di firme rivolta al presidente Waheed questa stessa settimana e creando una seria minaccia alla reputazione delle isole con pubblicità shock su riviste di viaggio e online, finché non agirà per salvare la ragazza e abolirà questa legge vergognosa. Firma e inoltra quest'email ora, per raggiungere un milione di firme:

http://www.avaaz.org/it/maldives_global/?bjmGtbb&v=23532

 
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Ciao Enzo..........

Post n°72 pubblicato il 30 Marzo 2013 da LunaRossa550
 

 

Ciao Enzo, volevo solo dirti  che sarai sempre presente nella mia mente   e sentirò ancora a lungo  le tue canzoni...  hai lasciato questa terra ma resti  nel mio cuore e....  ricordarti  sarà il mio modo per continuare a farti vivere.

Ti ho sempre considerato un genio della canzone, portando al successo testi ironici e struggenti come "Vincenzina davanti la fabbrica",  "sei minuti all'alba" (non ricordo se è il titolo giusto),  "vengo anc'hio..."  "l'Armando" e tante altre parlando della vita degli emarginati e/o dei perdenti... e l'hai fatto con una sensibilità che ho riscontrato sì in altre persone incontrate nella mia vita, ma poche di queste le sanno trasmettere come sei riuscito a fare tu con i tuoi testi.

Non servono altre parole se non un semplice  "GRAZIE"


 

 
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Ritorno dell'UGUAGLIANZA

Post n°71 pubblicato il 27 Marzo 2013 da LunaRossa550
 

Ciascuno dei 10 individui più ricchi d'Italia ha una ricchezza pari a quella di 300 mila

italiani poveri. Oggi 9 italiani su dieci stanno peggio ma reagiscono individualmente,

allentando la percezione della propria condizione e tollerando di più la differenza con i

vertici della piramide sociale

 l prodotto dell'economia si distribuisce in tre parti:

  • - quella che va al lavoro come salari,
  • - quella che va alle imprese come profitti
  • - quella che va alla finanza come interessi e rendite.

Secondo  Eurostat, nei 17 paesi dell'eurozona la quota dei profitti e delle rendite nel 2010 è del 40%, mentre ai salari va il 60% del reddito. In Italia la fetta dei profitti nel 2010 era del 45%, con la quota dei salari al 55%. I profitti sono cresciuti in Italia del 3% in media l'anno tra il 1993 e il 2000, e dello 0,6% tra il 2000 e il 2007.

La fetta dei salari è cresciuta dello 0,8 negli anni novanta e dell'1,8% l'anno negli anni duemila.

Ma se consideriamo i salari medi per lavoratore, troviamo che sono diminuiti di oltre lo 0,1% in media l'anno per due decenni.

Questa è la distribuzione tra le classi sociali. E quella tra gli individui? Due rapporti dell'Ocse hanno analizzato i redditi degli individui, trovando un aumento generalizzato delle disuguaglianze in quasi tutti i paesi tra gli anni ottanta e oggi. Nel 2008 il reddito familiare disponibile medio degli italiani di età lavorativa era di 19.400 euro; per il 10% più ricco era di 49.300 euro, per il rimanente 90% era di 16.000 euro, per il 10% più povero di appena 4.900 euro.

Tra la metà degli anni ottanta e la fine degli anni duemila il reddito disponibile (in termini reali) per la popolazione in età di lavoro è aumentato di 126 miliardi di euro: è stato questo l'aumento della torta delle possibilità di spesa. Il 10% dei più ricchi se ne è preso un terzo, 42 miliardi, pari a 11 mila euro in più per individuo. Al 10% dei più poveri sono andate solo le briciole, 8 miliardi, pari a 200 euro di aumento pro capite. Il risultato è che oggi, secondo l'Ocse, la disuguaglianza nei redditi di  mercato in Italia - sulla base di diverse misure - è superiore alla media dell'Europa, ed è superata solo da Portogallo e Gran Bretagna.

Guardiamo più da vicino il vertice della piramide. L'1% più ricco degli italiani - 380 mila persone in età di lavoro - ha una fetta del reddito totale di quasi il 10% nel 2008, contro il 7% degli anni ottanta. Ancora più in alto, i 38 mila che sono lo 0,1% più ricco degli italiani hanno una quota di reddito passata dall'1,8 al 2,6% del totale del paese: 19 miliardi, oltre 500 mila euro l'anno per ciascuno. Lo stesso ammontare se lo deve dividere oggi in Italia il 10% più povero della popolazione in età di lavoro: 38 mila persone possono spendere come 3 milioni e 800 mila, ogni ricco ha il reddito di  cento poveri.

Poi c'è lo stock di ricchezza da considerare.  Nel 2010 la ricchezza netta totale degli italiani era stimata in 9.500 miliardi di euro, ed è cresciuta moltissimo: oggi (a prezzi costanti) è sette volte e mezza in più del 1965; il tasso di crescita è stato del 4,7% l'anno, un record a confronto con il ristagno del reddito complessivo.

Il 10% delle famiglie più ricche possiede quasi il 45% della ricchezza totale, mentre riceve il 27%  del reddito.

Il 50% delle famiglie più povere dispone di appena il 10% della ricchezza totale.

All'estremo vertice della piramide, ciascuno dei dieci individui più ricchi d'Italia ha una ricchezza pari a quella di trecentomila italiani poveri.  Un dato da paese feudale.

E' possibile che questa realtà sia stata completamente invisibile nelle elezioni dello scorso febbraio? Il peso del debito pubblico, l'obbligo dell'austerità, i "vincoli posti dall'Europa", la riduzione delle tasse sono i temi che hanno occupato lo spazio della politica e dato forma ai programmi elettorali. Il centro sinistra si è presentato all'insegna dell'"Italia bene comune" e dell'"Italia giusta": riferimenti opportuni, ma rimasti privi di contenuti  quando si passava alle proposte politiche.

Di quali fossero le ingiustizie dell'Italia non si è parlato in campagna elettorale. Meno ancora di come porvi rimedio.

Oggi l'ingiustizia più grande del paese non sono le tasse, non è la precarietà, non è la  disoccupazione provocata dalla crisi, non è nemmeno la casta dei politici: è la disuguaglianza.

E' questa l'ingiustizia in cui confluiscono tutte le precedenti, il fenomeno che indebolisce l'economia, frammenta la società, snatura la politica. E' il risultato del cambiamento, a partire dagli anni ottanta, nei rapporti di forza tra capitale e lavoro, degli effetti di globalizzazione, nuove tecnologie e strategie d'impresa che hanno distrutto posti di lavoro, delle conseguenze

di politiche che hanno ridotto tutele e diritti, fermato la redistribuzione, protetto i privilegi e lasciato crescere la povertà. Da qui viene l'impoverimento di nove italiani su dieci e la concentrazione di reddito e ricchezza nelle mani del 10% di privilegiati: una realtà rimasta fuori dai riflettori della campagna elettorale e difficile da comprendere anche per molti cittadini.

Alcuni hanno percepito come ingiustizia l'imposizione dell'Imu e il carico fiscale - e questo ha portato all'impropria convergenza nelle urne tra l'élite dei veri privilegiati e classi medie impoverite aggrappate alle loro proprietà, alle opportunità di condoni ed evasione fiscale. Si è consolidato in questo modo quel 29% di elettorato restato fedele a Berlusconi e alla Lega. Altri hanno percepito come ingiustizia la perdita di lavoro, reddito e diritti provocata dalla crisi e dalle politiche di austerità.

L'assenza di una prospettiva politica capace di intervenire su questi fattori di disagio sociale ha alimentato il consenso elettorale del Movimento Cinque Stelle, sottraendo voti a un centro sinistra che in questi decenni non ha visto il problema delle disuguaglianze e non è intervenuto per limitarle.

Se la politica tradizionale è sorda e impotente di fronte al peggioramento delle condizioni di vita di nove italiani su dieci, allora il consenso va a chi offre un rifiuto radicale di quella politica. Oppure si estende l'astensione dal voto. In entrambi i casi, il comportamento elettorale diventa l'espressione diretta di una particolare condizione individuale. E questo orizzonte esclusivamente individuale è esso stesso alla base della diffusa accettazione, negli ultimi decenni, di disuguaglianze crescenti. E' cresciuta la tolleranza sociale per i superstipendi di manager e calciatori, come per il crescente numero dei senza casa; è mancata la protesta contro l'aumento delle disparità; l'uguaglianza è stata ridotta alle pari opportunità. 

Di fronte alla profondità della crisi economica e sociale, e alla gravità dello sconvolgimento politico avvenuto col voto di febbraio, è essenziale mettere al centro la questione della disuguaglianza: capire come si può cambiare una distribuzione del reddito così ingiusta, come si può ricomporre la frammentazione sociale, come si possono dare risposte alla frustrazione

politica. ■

(da 'Micromega')

 
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Addio Lugano Bella

Post n°70 pubblicato il 23 Marzo 2013 da LunaRossa550
 

 

 
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Felicità vò cercando :-)

Post n°69 pubblicato il 20 Marzo 2013 da LunaRossa550
 


Stamane, andando al lavoro, m'è caduto l'occhio sulla prima pagina di Metro, uno di quei giornalacci a distribuzione gratuita che si trovano in tutte le metropolitane.
Ho scoperto così che oggi è la giornata internazionale della felicità.... La "prima" giornata della felicità internazionale che è stata stabilita dall'Assemblea generale dell'Onu e votata all'unanimità dai 193 Stati membri  membri (proposta avanzata dal Buthan)

Lì per lì mi è venuto un sorriso amaro.

Dovremmo quindi essere tutti felici a comando?

E .... Cosa c'è da essere felici?

Se penso alla collettività c'è poco da essere contenti ... escludendo quello che ostacola l'esserlo, come per esempio l'economia,  il lavoro, la politica, le guerre, gli sfruttamenti dei lavoratori delle donne dei bambini in tutto il mondo... le malattie... insomma.. escludendo tutte le cose che non vanno resta ben poco di cui gioire.

Poi però ho pensato (qualche volta ci provo anche io)  che quando la mia amica C..... mi manda un sms dicendo che è contenta di quello che fa, del suo lavoro, delle sue amicizie e della sua famiglia, mi trasmette un po' della sua felicità (ricordate il post sotto... non sono invidiosa quindi gioisco della gioia altrui) ed in alcuni momenti questo è servito anche a me per stare meglio.... quindi  lanciare un messaggio del tipo "mostrate un sorriso e trasmettete positività" (anche se in noi resta, ed è giusto che ci sia, la rabbia per le cose che si devono comunque cambiare)   forse forse aiutiamo qualcuno che in quel momento avrebbe voglia solo di svenarsi.

Quindi:

Buona giornata internazionale della felicità a tutti voi

(no tranquilli, Albano e Romina ve li risparmio)



 

 
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Padre, se anche tu non fossi il mio - Camillo Sbarbaro

Post n°68 pubblicato il 19 Marzo 2013 da LunaRossa550
 


Padre, se anche tu non fossi il mio

Padre se anche fossi a me un estraneo,

per te stesso egualmente t'amerei.

Ché mi ricordo d'un mattin d'inverno

Che la prima viola sull'opposto

Muro scopristi dalla tua finestra

E ce ne desti la novella allegro.

Poi la scala di legno tolta in spalla

Di casa uscisti e l'appoggiasti al muro.

Noi piccoli stavamo alla finestra.

 

E di quell'altra volta mi ricordo

Che la sorella mia piccola ancora

Per la casa inseguivi minacciando

(la caparbia aveva fatto non so che).

Ma raggiuntala che strillava forte 

Dalla paura ti mancava il cuore:

ché avevi visto te inseguir la tua

piccola figlia, e tutta spaventata

tu vacillante l'attiravi al petto,

e con carezze dentro le tue braccia

l'avviluppavi come per difenderla

da quel cattivo che eri il tu di prima.

 

Padre, se anche tu non fossi il mio

Padre, se anche fossi a me un estraneo,

fra tutti quanti gli uomini già tanto

pel tuo cuore fanciullo t'amerei.

 

 
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