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Gioco Letterario: Come eravamo

Post n°521 pubblicato il 12 Ottobre 2007 da EvolutionMoka
Foto di EvolutionMoka

L'adolescenza negli anni 90'

Per quanto potranno parlarvi del periodo dell'adolescenza, soltanto vivendolo in prima persona vi renderete conto della complessità e della difficoltà di superare quegli anni. Ho vissuto la mia adolescenza in una sorta di oblio. Ogni cosa facessi o dicessi non ero io a compierla, ma qualcun'altro che almeno fisicamente mi assomigliava molto. Ho vissuto quei giorni da osservatore di me stesso. Come fossi fuori da me. Fino a quel giorno che, chissà in che modo, ho ritrovato il mio corpo e il mio io uscendo da quella prigione di oblio. Osservavo anche gli altri adolescenti. Mi sembravano tutti migliori di me. Alcuni sembravano già avere il pieno controllo di tutto. Io cercavo di imitarli, ma era difficile e tornavo sconfitto nella mia armatura di gusci di uova. Altri mi assomigliavano in alcuni aspetti. Fragili e con scarsa fiducia in sè stessi. Avevo quattordici anni e sedevo al mio banco di scuola. Provavo a osservare il mondo e a capirlo. In tre anni tanti miei compagni sono cambiati. Donatella da metallara convinta era diventata P.R. di una discoteca molto in voga, aveva tolto il giubbotto di pelle e aveva messo magliette aderenti e chili di trucco sul viso. Alessandro da secco rametto di legno insicuro e taciturno era diventato una quercia grazie alla palestra e coltivava il sogno di diventare un giorno attore. Gino si era buttato nella politica giovanile ed in poco tempo era passato da sinistra a destra guadagnando l'abilità di convincere gli altri con le parole e di usarli in base al proprio opportunismo. E poi io incominciai a scrivere poesie per cercare di conoscere chi realmente abitasse il mio corpo. Sono anni fragili quelli dell'adolescenza. Un giorno Fabiana non si presentò a scuola, il suo banco era vuoto. Qualcuno disse che era in una clinica, aveva disturbi alimentari, in poche parole soffriva di anoressia. In effetti negli ultimi mesi era dimagrita sensibilmente. Mancò per molto tempo da scuola Fabiana. Non eravamo mai stati molto amici, ci parlavamo sporadicamente e non ci frequentevamo al di fuori della scuola. Ma mi mancava e soprattutto mi dispiaceva per il suo stato di salute che non riuscivo a capire. Con gli altri compagni di classe scrivevavo quotidiniamente un diario per lei, che i genitori gli portavano una volta a settimana in clinica. Vi erano barzellette, cronache delle giornate in classe, i soliti e canonici T.V.B... Quando venne il mio turno scrissi una poesia che parlava della sua assenza in classe. Poi finalmente Fabiana un giorno di marzo tornò a scuola. Tutti gli fecero le feste. Era ancora magra, ma sorrideva. Qualcuno di quei compagni che gli faceva le feste di benvenuto mi aveva detto qualche giorno prima che una persona che ha disturbi di quel tipo non guarisce mai, ha sempre delle ricadute. Li disprezzavo per questo, falsi ed ipocriti ragazzini. Quando i più ebbero finito con le loro cerimonie andai a salutarla anch'io. Lei mi stupì perchè mi ringraziò della poesia che gli avevo scritto, mi disse che l'aveva aiutata a trovare la forza di vincere i suoi problemi e di tornare. Era stato un bel dono che aveva apprezzato. Un dono che lei mi restituì quel giorno con quelle sue parole.  E poi diventammo compagni di banco e infine grandi amici. Ma questa è un'altra storia.

 
 
 
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