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Scintille

A volte da una sola scintilla scoppia un incendio (Lucrezio)

 

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In bocca al lupo anche da parte mia. Buon cammino:-))
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Sogno

Post n°241 pubblicato il 24 Gennaio 2012 da Basta_una_scintilla

Passeggio in un bosco incantato, curiosa e stupita: familiari sagome di alberi scuri si stagliano contro un cielo punteggiato di stelle sbiadite che diventano brillanti, a fasi alterne, abbracciandomi in una calma rassicurante. Pensieri, quasi una melodia armonica e silenziosa: sussurri e brezze paiono volermi accompagnare, in una lenta danza, tra promesse di nuovo confondendosi appena al ricordo di tormente lontane delle quali non resta, ormai, che un lieve sentore. Non ho paura, mi sento morbida, lieve, accogliente. Disegno i miei sogni sulla terra: è calda, solida, sa di arance, di risate, di miele, di sorrisi e di vino. Una carezza, una voce sommessa, una domanda: "è possibile che stiamo sognando lo stesso sogno?". Non ho una risposta. La mia mano stretta nella sua ci incamminiamo a passo lento verso quella luce che profuma di legna e calore. 


 
 
 

Dei blog amici e dintorni

Post n°240 pubblicato il 12 Gennaio 2012 da Basta_una_scintilla

Ciao,

approfitto del tuo commento all'ultimo post per chiarire alcuni miei punti di vista, come tali personalissimi e, pertanto, anche non condivisibili. Non è la prima volta, nel corso degli anni, che ricevo commenti come il tuo, anzi, ti sono molto grata di aver scritto pubblicamente perché in molti hanno detto le stesse cose in privato e con termini decisamente più aggressivi e scostanti, tanto che, con loro, non mi sono presa proprio la briga di interagire. Non ho mai pensato di avere l’obbligo di rispondere a commenti o di far visita ai blog, non mi passava per la mente prima, quando la mia frequentazione della piattaforma era decisamente molto più assidua e tanto meno è una priorità ora che sono davvero poco presente. Il post precedente è stato scritto per due motivi: il primo era quello di consigliare, a chi passasse da qui e trovasse “la strada” una visita alla splendida mostra “Van Gogh e il viaggio di Gauguin” che si tiene a Genova a Palazzo Ducale sino al 15 aprile 2012 e che mi ha regalato grandi emozioni, il secondo di comunicare alla persona che ha condiviso con me tali emozioni quanto valore abbia nella mia vita, in pratica una lettera d’amore contenente una recensione, probabilmente entrambe un po’ atipiche.  Una volta che lui ha letto ciò che ho scritto e qualcuno sarà incuriosito dall’evento suggerito lo scopo del mio post è raggiunto, per me, semplicemente tutto qui. Molto spesso i miei post sono stati scritti soltanto per dire qualche cosa a me stessa, perché, da sempre, scrivere mi aiuta a riflettere, a mettere in luce le mie ombre e contraddizioni: molti commenti mi sono stati d’aiuto, altri li ho trovati scritti solo per apparire, per far sapere che c’era stato un passaggio; a volte ho risposto, spesso no e, nel secondo caso, è sempre stato perché non ne ho avuto il tempo o, semplicemente, non avevo nulla da dire. Per quanto riguarda infine la questione blog amici è vero, non sei inserito tra quelli e non a caso: non ho mai letto assiduamente, quando assiduità c’era, il tuo blog per il semplicissimo motivo che i tuoi post non trattano in genere argomenti di mio interesse e perché li trovo spesso troppo lunghi e complessi: ultimante navigo davvero poco nella piattaforma, spesso lo faccio anche non loggata, quasi sempre, che sia loggata o meno, leggo e non lascio commenti perché non ho nulla da commentare; la priorità della navigazione è rivolta a molti blog amici ma anche ad alcuni che stanno tra i preferiti, nella cartellina “blogger” il che, per me, non fa assolutamente alcuna differenza. C’è solo un blog, in realtà che cerco di leggere, almeno una volta alla settimana, ormai da anni, ed è questo: chi scrive mi da tanto da sempre, spunti di riflessione ed introspezione ma sono certa che lui non ne sia consapevole. Tu pensi sia importante? Io no, lui scrive per sé, credo, ed io ricevo qualche cosa che mi fa stare bene,  personalmente ritengo sia un ottimo risultato per parole che volano nella virtualità.

Un sorriso - Micky

 
 
 

Nelle sue scarpe

Post n°239 pubblicato il 09 Gennaio 2012 da Basta_una_scintilla
 

Quando un anno volge al termine e lascia il posto al nuovo, ti ritrovi, inevitabilmente, a fare un sunto di ciò che è stato e di quanto è rimasto incompiuto immaginandoti, forse, quello che accadrà e che, proprio poiché vagheggiato, probabilmente non sarà. Guardi dietro di te e mente e cuore balzano in avanti pronti a ripartire per un nuovo cammino perché sai che la tua strada non è mai la stessa e perennemente si arricchisce di nuovi sentieri, di luci ed ombre, di gioie e dolori in un’incessante antitesi che fa di te ciò che sei ma non ancora quello che sarai domani. E mentre le tue elucubrazioni ti sospingono alla ricerca di un nuovo inizio ti imbatti in un viaggio da altri pensato, un percorso dai mille tracciati da molti vissuto che sai può divenire anche tuo:  “ Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?”, archetipo di ogni tuo pensiero,  e pensi che si, sarebbe bello ricominciare da li, da sogni da altri sognati,  da un paio di scarponi enormi, usati, sformati che puoi immaginarti di indossare per compiere un tratto del tuo viaggio attraverso i colori, le luci ed i chiaroscuri, le emozioni fatte immagine attraverso pennellate che sanno di magia, gli sguardi, intensi e perduti, le parole scritte ad amici, parenti, familiari che diventano tramite con chi non c’è più ma tanto è riuscito a lasciare di sé. Osservi, respiri, leggi, provi stupore e meraviglia, hai l’impressione che quelle scarpe, quelle parole, ti aiutino ad entrare in sintonia con un tutto molto più grande di te che ti avvolge in un abbraccio accogliente finché i colori, le luci ed i chiaroscuri, le emozioni fatte immagine attraverso pennellate che sanno di magia, gli sguardi, intensi e perduti non sono più altro da te ma diventano parte di ciò che sarai domani, di nuovo in cammino, verso un nuovo anno attraverso il giorno che nasce. E se, come me, hai la fortuna di intraprendere questo viaggio tenendo per mano un amore che vede con i suoi occhi le tue emozioni e ti racconta ciò che senti con il suo cuore sai che non ci sarebbe potuto essere inizio migliore.

Nella mia camera gialla, una piccola natura morta; violetta, questa. Due scarponi enormi, usati, sformati: le scarpe di Vincent [testimonianza di Gauguin, 1894]

 
 
 

Pioggia di scintille

Post n°238 pubblicato il 22 Dicembre 2011 da Basta_una_scintilla

Che anno! Ci sono stati dolori, fatiche, viaggi, giornate massacranti, roba da uscirne triturati ma, magia delle magie, barcamenandomi in un labirinto di assordanti deliri, ho trovato un porto di serena armonia. Ho incrociato quella che pensavo fosse un’illusione ed ho seguito l’istinto. Risultato parziale al 22/12/11: pioggia di scintille. Non mi sento in colpa per essere sparita:  ho dedicato ogni attimo libero a quello che sentivo prioritario per me. Non mi manca tanto scrivere nel blog, ho il mio taccuino scalcagnato che, fungendo da neuropsichiatra passivo, assolve degnamente alla funzione che gli ho assegnato.  

Ma in quest’anno meravigliosamente faticoso ho provato nostalgia: mi siete mancati voi, mi è mancata la condivisione, perché checché se ne dica, il mondo virtuale a me ha donato moltissimo, persone vere e splendide con le quali sono felice ed orgogliosa di aver incrociato il cammino. E così lascio qui, per chi passerà, i miei più sinceri auguri di un sereno Natale e di uno scintillante nuovo anno e, certa di ritrovarvi presto, vi sorrido.

 
 
 

Mea culpa

Post n°237 pubblicato il 07 Marzo 2011 da Basta_una_scintilla

Mea culpa. Sono stata cieca e sorda, verosimilmente continuo ad esserlo nei confronti di molti dolori che mi circondano. Penso che tale modo di agire faccia parte della natura umana, avallato, probabilmente, dalla fretta e dall’egocentrismo della società in cui viviamo: inevitabilmente concentrata sulle mie esigenze perdo spesso di vista l’altro evitando di soffermarmi sulle sofferenze e le difficoltà del prossimo ritenendo di averne già abbastanza delle mie. Così ho riflettuto la scorsa settimana sentendo parlare della giornata internazionale per le malattie rare, come se poche parole dette una volta all’anno potessero bastare e non servisse molto di più. Mea culpa. Impossibile giudicare il disinteresse altrui quando io per prima mi sono comportata così. E la mente è volata a quando, in modo certo superficiale, ascoltavo le stesse cose alla radio, provavo pena e tristezza, forse empatica condivisione per poi immediatamente dimenticare e lasciarmi prendere da altri mille pensieri, perché quelli, in fondo, non erano i miei problemi. Persone che soffrono, bimbi nati con un fardello troppo grande, famiglie senza voce: ci pensi, distratta, ascoltando una trasmissione e poi dimentichi. Mea culpa. Fino a che, un giorno, quel bimbo diventa parte di te e tua la famiglia senza voce. E’ allora che tutto cambia, gli occhi ti si spalancano mentre il cuore sanguina, e percepisci ciò che non eri mai stata capace di vedere: quando passi le ore in internet per cercare di capire di che si tratti, e provi quella paura cieca che serpeggia nel cuore, attanagliandolo, quando ti trovi in un ospedale talmente grande da sembrare irreale e trascorri notti tra tubi, sonde ed occhi piccini, quando vedi i tuoi cari soffrire e non sai a chi chiedere, cosa leggere, come informarti, come agire. E’ forse solo allora,  che quel dolore è divenuto il tuo dolore, che  ti poni domande nuove, alle quali non sai dare risposta, e vedi tutto sotto una luce diversa. Mea culpa. Ascolto alla radio trasmissioni che parlano in modo morboso di piccole vite spezzate dal male serpeggiante e mi domando perché, invece di rincorrere in modo ossessivo notizie che non possono ridonare la vita a chi ormai non l’ha più per colpa della cattiveria e della pazzia dell’essere umano, non si dedichi quel tempo per parlare della vita che c’è e può, anzi deve, essere migliore, per insinuare in ognuno di noi la consapevolezza che esistono patologie impensate che possono essere curate anche grazie alla conoscenza ed alla solidarietà. Mea culpa. Ed ora, dopo due anni, mentre osservo quel piccolo miracolo della natura che è mio nipote farsi più grande, quando la paura è scemata ma restano continui ed immutati l’affanno dell’anima ed il pensiero di quello che gli aspetterà, quando non svaniscono la rabbia al pensiero che si potrebbe fare molto di più e l’immenso senso d’impotenza che l’accompagna, posso solo provare ad essere anche io una piccola voce nel silenzio chiedendo a chi mi circonda di essere meno cieco e superficiale di me, di essere migliore, aprendo senza egoismi gli occhi ed il cuore.   

 
 
 
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