Community
 
Basta_una_s...
   
 
Creato da Basta_una_scintilla il 31/03/2008

Scintille

A volte da una sola scintilla scoppia un incendio (Lucrezio)

AREA PERSONALE

 

CONTATTA L'AUTORE

Se copi, violi le regole della Community Sesso: F
Età: 47
Prov: NO
 

ALLIEVADELGABBIANO

LASTREGAFELICE

MENTRE FACCIO ORDINE....

I MIEI LINK PREFERITI

 
 

 

Una camicia

Post n°255 pubblicato il 26 Luglio 2014 da Basta_una_scintilla
 

Micky sta stirando una camicia dando evidenti segni di insofferenza e scompenso, più psico che fisico. Si e' offerta lei ma ora, guardandola, Mao prova un moto di tenerezza frammista a timore: i suoi occhi, generalmente sorridenti, si sono incupiti e le riconosce quel cipiglio testardo di quando qualche cosa non va ma non intende dirlo neppure sotto tortura perché quella donna, quando ci si mette, e' più orgogliosa di una mula sarda.

"Lascia stare, dai, mi metto una maglietta".

Nessuna risposta, uno sbuffo, e non è il vapore del ferro da stiro.

"Che caldo!!!".

"Azz..." pensa lui e, dato che ormai la conosce abbastanza bene, fa la cosa più azzeccata e geniale possibile, si piazza in silenzio sul terrazzo e fa finta di dormire in attesa che passi il ciclone perché le nuvole di questa strana estate non sono nulla in confronto a quelle che percepisce al momento in casa.

Micky ha voluto essere gentile con Mao ma non si è resa conto che, se sono dodici anni che non si offre più di stirare una camicia ad un uomo, forse è perché il suo subconscio, che e' più furbo di lei, le ha lanciato un messaggio subliminale al quale, sino ad ora, ha posto attenzione. Al momento però è confusa ed indecisa se prendere atto che la prima vera caldana pre menopausa ha fatto capolino o che è in preda ad una potente paturnia da dejà vu: pochi attimi di riflessione e la seconda opzione appare la più credibile. 

"Uffa..che caldo!"...
(piccole nuvole grigie all'orizzonte) 

Ritorna con la mente ai tempi in cui era sposata ed alle ore passate a stirare quelle camicie...azzurre, bianche a righine azzurre, azzurrine a quadretti bianchi, bianche a righe blu, blu a righine bianche, bianche a quadretti azzurri...insomma, senza fare tutto l'elenco, un po' come i gamberi di Bubba in Forrest Gump, monotone, noiose e, soprattutto, troppe. Di colpo si ritrova in quella camera, un giorno di fine luglio del 2002. 

"Uffa...ma si muore di caldo!"...
(nuvoloni sempre più grigi all'orizzonte)

Sta stirando una camicia di lino bianca, quella che ha ora tra le mani: lui uscirà con le sue impiegate quella sera per festeggiare, come ogni anno, la chiusura delle dichiarazioni dei redditi e le ha detto che gli piacerebbe indossarla. Gli ha comperato un regalo per il suo compleanno, che cadrà i primi di agosto, un ciondolo a forma di coda di balena con un cordino in caucciù simile a quello che, le ha raccontato, portava da ragazzo e gli piacerebbe riavere. Il marito torna a casa, una doccia veloce, indossa un paio di pantaloni blu e la camicia di lino bianca. Sta per uscire; lei lo ferma, gli pone il regalo e, facendogli una carezza, gli dice "Così sarai più bello per le tue donne". 

"Uffa..che caldo"...
(nuvole nere, fulmini e saette all'orizzonte)

Gli occhi negli occhi, un bacio... Tra le impiegate c'è anche una stagista con cui lui ha una relazione; questa consapevolezza la colpirà come un pugno nello stomaco tra pochi giorni... L'inizio della fine.

"Uffa...ma tu non muori di caldo?"

Nessuna risposta. 

Micky spegne il ferro da stiro, respira a fondo ed osserva quell'uomo che fa finta di dormire. Fino a poco tempo fa avrebbero litigato perché le ferite che entrambi si portano dietro in bagagli difficili da abbandonare a sprazzi rispuntano come sadici demonietti; forse avrebbero discusso perché lui si sarebbe risentito per il suo malumore di cui non poteva cogliere il motivo o perché lei avrebbe fatto di tutto per sfogare su di lui il proprio disagio. Con pazienza, a piccoli passi, stanno imparando a tacere, ad attendere che le nuvole dell'altro svaniscano all'orizzonte, per non consentire al loro passato di interferire con il loro presente. Micky lo guarda e sente che sta tornando il sereno.

"Non dormi vero?"

"No".

"Lo sapevo, non russavi..."

"Che ne dici di insegnarmi a stirare le camicie?"

Si sorridono.

 
 
 

La statua

Post n°254 pubblicato il 23 Luglio 2014 da Basta_una_scintilla

Apollo e Dafne - Gianlorenzo Bernini

Voi penserete forse che siamo solo una statua. Non abbiamo il dono della parola, non ci possiamo muovere, siamo fatti di marmo. Io lo riconosco però, dietro di me, la sua mano a cingermi il fianco, percepisco il suo desiderio, la tensione dei muscoli nel vano tentativo di raggiungermi. Vicini ed irraggiungibili. Avverto la luce del sole che attraversa la trasparenza delle foglie sui rami in cui si stanno tramutando le mie dita e so che il mio seno ha una morbidezza sensuale che contrasta con lo stupore impaurito del mio volto in cui si cela, tuttavia, un velo di sollievo. Sento i capelli che ruotano nel vento con una sofficità lieve ed il mio corpo che cerca di girarsi, nonostante rimanga avviluppato al terreno, i piedi in parte trasformati in radici e la corteccia ad avvolgermi fondendosi con la mia carne.
Lui ci ha liberati in ogni senso, non ci ha solo tolto da quel blocco di marmo in cui eravamo imprigionati ma ci ha fatto un dono ancora più grande ed ora ci basta specchiarci negli occhi di chi ci guarda per sapere che siamo pura emozione.

 
 
 

La libreria

Post n°253 pubblicato il 10 Luglio 2014 da Basta_una_scintilla

 

Mi chiamo Billy e vivo con Scintilla dal 1997. Ancora ricordo il giorno in cui venne a prendermi con la macchina chiesta in prestito al papà perché nella sua non ci stavo. Impiegò un intero fine settimana a costruirmi, secondo le istruzioni di mamma Ikea, due moduli da 80 e tre da 60 cm, e, ahimè, ancora mostro i segni di tale attività: qualche buchetto qua e là fatti prima che lei capisse che i pannelli dovevano essere inchiodati al retro e non dove capitava.
Occupavo un'intera parete del soggiorno. Ero ordinata, distinta, con una discreta classe, nonostante la mia semplicità: i libri, alcuni di un certo valore, allineati in ordine di altezza e di colore, a volte d'autore. Noiosa. Credo fossi così. Ligia al dovere non mi permettevo di essere altro da ciò che tutti si aspettavano da me: una libreria. E' faticoso sforzarsi sempre di essere quello che gli altri vogliono vedere, credo proprio che arrivai, ad un certo punto, a non poterne proprio più, anche se non avevo il coraggio di ammetterlo, neppure a me stessa. Seguire regole che non sono le tue, non fa sempre bene.
Arrivarono giorni difficili. Quella casa non era più la stessa, si respirava un'aria di infinita tristezza. Scintilla piangeva, non mangiava, stava poco con me: credo che guardare ciò che la circondava le facesse male, per questo usciva spesso ed io restavo li, linda ed ordinata, nel silenzio di quella casa malinconica. Il mio dolore culminò con uno smembramento: ero di nuovo a pezzi, senza un'apparente identità e con nessuna certezza: che ne sarebbe stato di me?
Mi ricostruirono qui: una casa microscopica dalla quale posso guardare il cielo attraverso la grande finestra e scoprii di avere molte più anime. E' strano come, a volte, devi essere distrutta per imparare a conoscere e ad amare altre parti di te. Un mio modulo è finito in cantina: gli piace stare li, conserva alcuni ricordi oltre gli scarponi da sci, le scarpe da trekking, le ciaspole . Un altro è di fianco al PC: in teoria dovrebbe essere il mio lato colto, con tutti quei testi scientifici, ma svolge più che altro la funzione di archivio della contabilità e di rifugio dei peccati di casa. Credo sia la parte più impolverata di me. E poi ci sono io. Più piccola di prima, certo, ma molto più felice. Non sono più appoggiata al muro ma divido la stanza in una zona cucina ed una "tutto il resto". La mia schiena ha ora il colore delle albicocche ed ha appeso un pannello di legno con dipinta una finestra. E davanti...beh...che dirvi...nel mio caotico disordine, a volte, mi trovo bellissima. Gli scaffali in basso sono dedicati agli hobby: c'è quel cestino di vimini con i ferri ed il golf che Scintilla non finirà mai e dal quale Goccia, ogni tanto, si diverte a tirare fuori qualche gomitolo, i libri di cucina, la scatola del punto croce, i pastelli ed i colori: un angolo, quello vicino al letto, è dedicato al fitness, con tutti quegli aggeggini che farebbero tanto bene al fisico se qualcuno li usasse con una certa costanza. Più in alto in ordine sparso ci sono il ripiano bar, i CD, i DVD, un po' di foto, qualche oggettino e tanti libri: edizioni economiche ammonticchiate senza logica alcuna ma facili da trovare, per chi sappia cosa cerca. Sono più bassa ora, per fare passare la luce del sole, e dall'alto spiano gli eventi di casa i due orsi di pezza, la latte per i biscotti di Natale, la scatola con le cartine ed i ricordi di viaggio. L'edera mi solletica un fianco. Nascondo un piccolo flaconcino di vetro che cela a sua volta un biglietto in cui Scintilla scrisse un sogno, quando arrivammo qui. Sono certa che, prima o poi, lo realizzeremo.
Mi chiamo Billy, credevo di essere una libreria, ma grazie al dolore, ho scoperto di essere molto di più.

(Basta una Scintilla, 18/02/2010)

 
 
 

La partita del mio cuore

Post n°252 pubblicato il 28 Giugno 2014 da Basta_una_scintilla

Faccio sempre più fatica a sentire la tua presenza; ti penso spesso, ogni volta che telefono a mamma che ora ha il tuo numero, ad esempio. Ho lasciato intatta la rubrica così, quando cerco "papi", è un po' come mi aspettassi di ritrovarvi vicini, ad interrompere qualcuna delle tante attività che amavate fare insieme. Ti penso spesso e mi manchi ma, più passa il tempo, più faccio fatica a sentire la tua presenza. Per questo ieri è stato bellissimo guardare quella partita: l'Olimpia, la tua Milano, che ha vinto il campionato contro Siena dopo 18 anni di astinenza ed a gara 7, mai accaduto prima. E' stato bello perché ti ho sentito, seduto accanto a me su divano, ho rivisto i tuoi gesti, riascoltato le tue parole ed ho parlato con te. Ti ho raccontato di quando, piccolissima, mi hai portato a vedere la mia prima partita ed io non capivo nulla del gioco ma mi sembrava di essere andata ad una festa piena di allegria, di quel giorno, al termine di Billy-Sinudyne che mi portasti a salutare i giocatori a bordo campo ed io, osservando Mike D'Antoni e Dino Meneghin, pensai esistessero uomini alti come le montagne. Abbiamo ricordato insieme tutte le emozioni regalateci da quella squadra di grandi campioni e le tante delusioni degli anni successivi che non hanno tuttavia intaccato il nostro amore incondizionato.  Ti ho sentito prendermi in giro per tutte le volte che mi arrabbiavo perché non riuscivo a cogliere, nella velocità del gioco, i falli e le infrazioni di passi e tu, pazientemente, mi rispiegavi tutte le regole o per quando, tesserata a Varese, la squadra di mio marito, tifavo in maniera convinta ogni domenica tranne contro Milano, giornata in cui rischiavo il linciaggio, tifosa milanese in mezzo ai varesini, perché si sa, le passioni possono essere tante, ma solo uno è il grande amore. Ti ho rivisto indignarti per i tiri liberi mancanti sentendoti esclamare "ragazzi ... i fondamentali!" e per gli applausi della nostra tifoseria agli errori avversari, perché, mi hai sempre detto, si applaude un bel gioco dell'avversario, non un suo errore. Abbiamo vinto papà e oggi, la tua squadra, è di nuovo li, sulla vetta. Ti voglio bene.

 
 
 

La rivincita del polinomio

Post n°251 pubblicato il 10 Giugno 2014 da Basta_una_scintilla


(Dedicato a tutti i maturandi)

La mia pagella di terza media riportava la frase: “ragazza particolarmente portata per studi ad indirizzo umanistico o artistico”. In realtà il mio cuore era decisamente orientato verso la biologia e, soprattutto, quel mondo microscopico che, fin da ragazzina, aveva destato in me un’immensa curiosità. Ciò premesso, tutte queste valutazioni a nulla valsero in quanto gli unici parametri che presi in considerazione nella scelta delle superiori furono il fatto che mio fratello gemello avrebbe frequentato il liceo scientifico e che, all’epoca, per me staccarmi da lui sarebbe stato più o meno come togliere la bombola dell’ossigeno ad un malato di enfisema polmonare. Non ricordo gli anni del liceo come entusiasmanti, soprattutto gli ultimi; i problemi a casa erano molti e, forse anche per quello, non riuscii a vivere quel periodo con la spensieratezza tipica dell’età. Non sono mai stata una grande secchiona, diciamo che avendo anche altri impegni ed interessi ed essendo di indole piuttosto pigra, ho sempre cercato di applicare la regola del “minimo sforzo, massimo rendimento”. Di quel periodo ricordo nitidamente la professoressa di matematica che chiamerò “La Terribile” giusto per tutelare la sua privacy; tanto per dare un’idea di cosa ella abbia rappresentato per me posso dire che, talvolta, mi sveglio nel cuore della notte terrorizzata da un incubo in cui omaccioni vestiti di nero mi comunicano con fare minatorio che non posso svolgere la professione in quanto la mia laurea non è valida dato che, a causa sua, non mi sono proprio diplomata.

Vista con gli occhi di un’adulta “La Terribile” era solo una cinquantenne nubile, di sgradevole aspetto, non particolarmente brillante, di certo molto bigotta, probabilmente repressa e poco soddisfatta della sua vita in generale. Manteneva un atteggiamento decisamente più cortese con gli alunni appartenenti al sesso maschile, vestiva come Mary Poppins, senza tuttavia averne il sorriso simpatico e gentile, non si depilava le gambe e, secondo me, non dedicava neppure un’adeguata attenzione alla sua igiene orale. Svolgeva gli esercizi in classe sempre copiandoli da quel quadernetto scritto a matita che non abbandonava mai.

Vista con gli occhi di un’adolescente, per sua natura piuttosto insicura e per di più educata al rispetto delle persone e delle gerarchie in generale ella era la “professoressa”, una donna adulta, con il compito di insegnare a giovani menti nozioni sconosciute e, in un certo senso, di contribuire alla loro educazione; non mi ponevo il dubbio che potesse avere dei problemi, dando per scontata la sua buona fede, e ne subivo inerme le angherie, certa di non capirne il motivo ma pensando di meritarle. Se una persona nella mia vita è riuscita a farmi sentire inetta, poco intelligente, irrecuperabile e sfiduciata, questa è stata lei; non credo di averla odiata, non mi sono mai riconosciuta in questo tipo di sentimento per nessuno, nemmeno più tardi e per cose ben più gravi, ma certo l’ho detestata con tutte le mie forze ed ho avuto paura di lei. Interrogandomi,mi diceva frasi tipo: “quanto dicono tu sia brava in lettere, tanto non capisci niente delle mie materie…”, “…sei proprio stupida”, “…non vedi che fai dormire tutti i tuoi compagni?”, “… tuo fratello si che è intelligente!” ed altre facezie del genere. Non riuscì mai a rimandarmi a settembre; ogni anno era una lotta sfinente all’ultimo mezzo punto per raggiungere la sufficienza ma ci arrivavo e credo che lei mi detestasse ancora di più, per questo.

A pochi mesi dalla maturità la mia ansia aumentò a dismisura e contattai un giovane studente d’ingegneria chiedendogli di darmi qualche lezione privata. Non so dire se fu perché il tizio aveva due splendidi occhi azzurri ed era decisamente galante con me o perché “La Terribile” aveva il potere di paralizzare il mio cervello, fatto sta che ne bastarono tutto sommato poche per aprire la mia mente ad un nuovo mondo. Tutti quei numeri che io avevo pedissequamente trascritto, quelle formule, quegli studi di funzione, avevano un senso! Non erano statici, non dovevo subirli…tutto sommato potevano essere visti come simpatici genietti che potevi mescolare usando le regole, certo, ma anche tanta fantasia, per trasformarli in altro. Una materia che avevo tanto detestato mi sembrava ora addirittura bella, e, nonostante tutto, stranamente semplice e intuitiva. Feci la pace con la matematica e, dal quel momento, non ebbi più alcuna diffidenza nei suoi confronti.

Quando l’altra sera, arrivata a casa della mia amica, ex compagna di classe e testimone di tutto ciò che ho fin qui raccontato, mi sono sentita dire “Micky, tu te li ricordi i polinomi? Fil non riesce a risolverne uno…ci abbiamo provato in mille modi…un nervoso” e, dopo tanti anni, mi sono accostata con un filo d’ansia a quei numeri, loro non mi hanno tradito; il denominatore scomponibile, il quadrato del binomio, il raccoglimento a fattori mi sono sembrati il giochino di sempre e la matita ha trasformato l’ammasso insensato nel risultato perfetto [1]. 

Sono sincera: il mio ego non si è controllato e non ho certo brillato per finezza quando, saltando dalla sedia, ho lanciato un urlo di soddisfazione, fatto con veemenza il classico gesto dell’ombrello ed esclamato a gran voce: “Toh ...Terribile! Forse, alla fine, la stupida eri tu!”

 (Basta_una_scintilla - 30 settembre 2008)

 
 
 
Successivi »
 

FAMMISCEGLIERE

 

 

ULTIME VISITE AL BLOG

woodenshipPerturbabileMaddalena_e_oltrekorov_evmeninasallospecchiocarticoperfettamenteamoreninograg1ComeLeVioleewanescente1plane_BMARIONeDAMIELMassimiliano_UdDsagredo58loscrittoremascherat
 
Citazioni nei Blog Amici: 70
 

TAG

 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Agosto 2014 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
        1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 31
 
 
 

IN QUANTI SIAMO...

 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom