Creato da Basta_una_scintilla il 31/03/2008

Scintille

A volte da una sola scintilla scoppia un incendio (Lucrezio)

AREA PERSONALE

 

CONTATTA L'AUTORE

Se copi, violi le regole della Community Sesso: F
Età: 48
Prov: NO
 

ALLIEVADELGABBIANO

LASTREGAFELICE

MENTRE FACCIO ORDINE....

I MIEI LINK PREFERITI

 
 

 

Voglio farlo con te

Post n°257 pubblicato il 01 Settembre 2014 da Basta_una_scintilla

Era una sera di pioggia e lacrime, di tormento interiore, di solitudine ed angoscia. La città, deserta, non le faceva paura ma la sentiva aliena. Alla Stazione Centrale salì sull'autobus 81, quello che costeggia la ferrovia lungo via Sammartini; le parve di essere stata catapultata di colpo in un altro mondo, ritrovandosi, d'un tratto, in mezzo a nuovi odori, rumori, colori. Non capiva le lingue che sentiva, come si trovasse nell'antica Babele. Le sue narici raccoglievano aromi acri e speziati, odori forti e pungenti, totalmente estranei al suo essere ed al suo mondo. Inquieta osservava i visi attorno a lei, le carnagioni dalle molte tonalità, le rughe e gli occhi rossi, i sorrisi dalle dentature candide e quelli distrutti dalla povertà e dai patimenti.
Vide il portone d'ingresso della casa di ringhiera in cui abitava scorrerle davanti agli occhi; perché non era scesa? Che le stava prendendo? E, soprattutto, dove stava andando? Non lo sapeva: dissertare in via teorica delle differenze, dell'abbandono, dell'emarginazione, si, lo aveva fatto molte volte, aveva anche preso delle posizioni, attraverso le parole ed i suoi scritti ma poi, nella pratica, la vita continuava a restava la sua vita, i problemi i suoi problemi, i dolori i suoi dolori. Le giornate scorrevano, scandite dal ritmo delle proprie esigenze, delle domande a cui non riusciva a dare risposta.
L'autobus si fermò e tutti cominciarono a scendere, dirigendosi, lentamente, verso un semplice edificio: "e ora che faccio?" si domandò e, mentre pensava di aspettare il capolinea per tornare indietro, scese e si accodò al lento gruppo vociante. Entrò con gli altri e si mise in un angolo: silenziosa stette ad osservare mani tese verso gli altri a porgere un piatto di minestra. Che profumo aveva quella minestra? Le sembrava avesse il profumo dell'amore. Un lampo. Può forse un sentimento inspiegabile avere un aroma tanto semplice? Si era lacerata per anni nel cercare di dare una definizione di amore, per cercare di capire e spiegare a sé stessa, aveva letto aforismi, poesie, racconti, romanzi, trattati, ne aveva parlato e discusso, aveva pianto e riso e ora, d'un tratto, l'Amore le si mostrava dinnanzi semplicemente immenso sotto forma di un'umile minestra; non lo avrebbe creduto possibile. Toccare la sofferenza di un essere umano, appoggiare la propria mano sul suo cuore, sentire le vibrazioni di esperienze e vissuti lontani, di abbandoni e ritorni, di lacerazioni interiori: mille vite, mille passioni, mille dolori. Sentire e condividere. Forse era solo quello l'amore.
Si avvicinò a quella ragazza e, come se la conoscesse da sempre, le tolse delicatamente dalle mani il piatto fumante e, sorridendo, le disse: "Voglio farlo con te".


(Basta_una_scintilla - 9 luglio 2009)

 
 
 

Lo Axolotl

Post n°256 pubblicato il 05 Agosto 2014 da Basta_una_scintilla

Palmando sguallazza deliziato
e gnòllero larvogna con baldanzeria;
Axolotl l'han chiamato
che gran farfulleria!

Ha gosso flàmmulo ed occhi berluscèlli
e, mentre sghimbìtta nel buiore algoso,
d'un tratto nacquàtta tra i friscèlli
sguittàndo mollicoso.

Lurco slurfigna senza posa
garghèttando assai gagliardo;
bagaletto sbèffera ogni cosa
e gnorìde se lo guardo


(n.d.r. non ponetevi inutili domande, è solo che non so resistere alle tentazioni...)

 
 
 

Una camicia

Post n°255 pubblicato il 26 Luglio 2014 da Basta_una_scintilla
 

Micky sta stirando una camicia dando evidenti segni di insofferenza e scompenso, più psico che fisico. Si e' offerta lei ma ora, guardandola, Mao prova un moto di tenerezza frammista a timore: i suoi occhi, generalmente sorridenti, si sono incupiti e le riconosce quel cipiglio testardo di quando qualche cosa non va ma non intende dirlo neppure sotto tortura perché quella donna, quando ci si mette, e' più orgogliosa di una mula sarda.

"Lascia stare, dai, mi metto una maglietta".

Nessuna risposta, uno sbuffo, e non è il vapore del ferro da stiro.

"Che caldo!!!".

"Azz..." pensa lui e, dato che ormai la conosce abbastanza bene, fa la cosa più azzeccata e geniale possibile, si piazza in silenzio sul terrazzo e fa finta di dormire in attesa che passi il ciclone perché le nuvole di questa strana estate non sono nulla in confronto a quelle che percepisce al momento in casa.

Micky ha voluto essere gentile con Mao ma non si è resa conto che, se sono dodici anni che non si offre più di stirare una camicia ad un uomo, forse è perché il suo subconscio, che e' più furbo di lei, le ha lanciato un messaggio subliminale al quale, sino ad ora, ha posto attenzione. Al momento però è confusa ed indecisa se prendere atto che la prima vera caldana pre menopausa ha fatto capolino o che è in preda ad una potente paturnia da dejà vu: pochi attimi di riflessione e la seconda opzione appare la più credibile. 

"Uffa..che caldo!"...
(piccole nuvole grigie all'orizzonte) 

Ritorna con la mente ai tempi in cui era sposata ed alle ore passate a stirare quelle camicie...azzurre, bianche a righine azzurre, azzurrine a quadretti bianchi, bianche a righe blu, blu a righine bianche, bianche a quadretti azzurri...insomma, senza fare tutto l'elenco, un po' come i gamberi di Bubba in Forrest Gump, monotone, noiose e, soprattutto, troppe. Di colpo si ritrova in quella camera, un giorno di fine luglio del 2002. 

"Uffa...ma si muore di caldo!"...
(nuvoloni sempre più grigi all'orizzonte)

Sta stirando una camicia di lino bianca, quella che ha ora tra le mani: lui uscirà con le sue impiegate quella sera per festeggiare, come ogni anno, la chiusura delle dichiarazioni dei redditi e le ha detto che gli piacerebbe indossarla. Gli ha comperato un regalo per il suo compleanno, che cadrà i primi di agosto, un ciondolo a forma di coda di balena con un cordino in caucciù simile a quello che, le ha raccontato, portava da ragazzo e gli piacerebbe riavere. Il marito torna a casa, una doccia veloce, indossa un paio di pantaloni blu e la camicia di lino bianca. Sta per uscire; lei lo ferma, gli pone il regalo e, facendogli una carezza, gli dice "Così sarai più bello per le tue donne". 

"Uffa..che caldo"...
(nuvole nere, fulmini e saette all'orizzonte)

Gli occhi negli occhi, un bacio... Tra le impiegate c'è anche una stagista con cui lui ha una relazione; questa consapevolezza la colpirà come un pugno nello stomaco tra pochi giorni... L'inizio della fine.

"Uffa...ma tu non muori di caldo?"

Nessuna risposta. 

Micky spegne il ferro da stiro, respira a fondo ed osserva quell'uomo che fa finta di dormire. Fino a poco tempo fa avrebbero litigato perché le ferite che entrambi si portano dietro in bagagli difficili da abbandonare a sprazzi rispuntano come sadici demonietti; forse avrebbero discusso perché lui si sarebbe risentito per il suo malumore di cui non poteva cogliere il motivo o perché lei avrebbe fatto di tutto per sfogare su di lui il proprio disagio. Con pazienza, a piccoli passi, stanno imparando a tacere, ad attendere che le nuvole dell'altro svaniscano all'orizzonte, per non consentire al loro passato di interferire con il loro presente. Micky lo guarda e sente che sta tornando il sereno.

"Non dormi vero?"

"No".

"Lo sapevo, non russavi..."

"Che ne dici di insegnarmi a stirare le camicie?"

Si sorridono.

 
 
 

La statua

Post n°254 pubblicato il 23 Luglio 2014 da Basta_una_scintilla

Apollo e Dafne - Gianlorenzo Bernini

Voi penserete forse che siamo solo una statua. Non abbiamo il dono della parola, non ci possiamo muovere, siamo fatti di marmo. Io lo riconosco però, dietro di me, la sua mano a cingermi il fianco, percepisco il suo desiderio, la tensione dei muscoli nel vano tentativo di raggiungermi. Vicini ed irraggiungibili. Avverto la luce del sole che attraversa la trasparenza delle foglie sui rami in cui si stanno tramutando le mie dita e so che il mio seno ha una morbidezza sensuale che contrasta con lo stupore impaurito del mio volto in cui si cela, tuttavia, un velo di sollievo. Sento i capelli che ruotano nel vento con una sofficità lieve ed il mio corpo che cerca di girarsi, nonostante rimanga avviluppato al terreno, i piedi in parte trasformati in radici e la corteccia ad avvolgermi fondendosi con la mia carne.
Lui ci ha liberati in ogni senso, non ci ha solo tolto da quel blocco di marmo in cui eravamo imprigionati ma ci ha fatto un dono ancora più grande ed ora ci basta specchiarci negli occhi di chi ci guarda per sapere che siamo pura emozione.

 
 
 

La libreria

Post n°253 pubblicato il 10 Luglio 2014 da Basta_una_scintilla

 

Mi chiamo Billy e vivo con Scintilla dal 1997. Ancora ricordo il giorno in cui venne a prendermi con la macchina chiesta in prestito al papà perché nella sua non ci stavo. Impiegò un intero fine settimana a costruirmi, secondo le istruzioni di mamma Ikea, due moduli da 80 e tre da 60 cm, e, ahimè, ancora mostro i segni di tale attività: qualche buchetto qua e là fatti prima che lei capisse che i pannelli dovevano essere inchiodati al retro e non dove capitava.
Occupavo un'intera parete del soggiorno. Ero ordinata, distinta, con una discreta classe, nonostante la mia semplicità: i libri, alcuni di un certo valore, allineati in ordine di altezza e di colore, a volte d'autore. Noiosa. Credo fossi così. Ligia al dovere non mi permettevo di essere altro da ciò che tutti si aspettavano da me: una libreria. E' faticoso sforzarsi sempre di essere quello che gli altri vogliono vedere, credo proprio che arrivai, ad un certo punto, a non poterne proprio più, anche se non avevo il coraggio di ammetterlo, neppure a me stessa. Seguire regole che non sono le tue, non fa sempre bene.
Arrivarono giorni difficili. Quella casa non era più la stessa, si respirava un'aria di infinita tristezza. Scintilla piangeva, non mangiava, stava poco con me: credo che guardare ciò che la circondava le facesse male, per questo usciva spesso ed io restavo li, linda ed ordinata, nel silenzio di quella casa malinconica. Il mio dolore culminò con uno smembramento: ero di nuovo a pezzi, senza un'apparente identità e con nessuna certezza: che ne sarebbe stato di me?
Mi ricostruirono qui: una casa microscopica dalla quale posso guardare il cielo attraverso la grande finestra e scoprii di avere molte più anime. E' strano come, a volte, devi essere distrutta per imparare a conoscere e ad amare altre parti di te. Un mio modulo è finito in cantina: gli piace stare li, conserva alcuni ricordi oltre gli scarponi da sci, le scarpe da trekking, le ciaspole . Un altro è di fianco al PC: in teoria dovrebbe essere il mio lato colto, con tutti quei testi scientifici, ma svolge più che altro la funzione di archivio della contabilità e di rifugio dei peccati di casa. Credo sia la parte più impolverata di me. E poi ci sono io. Più piccola di prima, certo, ma molto più felice. Non sono più appoggiata al muro ma divido la stanza in una zona cucina ed una "tutto il resto". La mia schiena ha ora il colore delle albicocche ed ha appeso un pannello di legno con dipinta una finestra. E davanti...beh...che dirvi...nel mio caotico disordine, a volte, mi trovo bellissima. Gli scaffali in basso sono dedicati agli hobby: c'è quel cestino di vimini con i ferri ed il golf che Scintilla non finirà mai e dal quale Goccia, ogni tanto, si diverte a tirare fuori qualche gomitolo, i libri di cucina, la scatola del punto croce, i pastelli ed i colori: un angolo, quello vicino al letto, è dedicato al fitness, con tutti quegli aggeggini che farebbero tanto bene al fisico se qualcuno li usasse con una certa costanza. Più in alto in ordine sparso ci sono il ripiano bar, i CD, i DVD, un po' di foto, qualche oggettino e tanti libri: edizioni economiche ammonticchiate senza logica alcuna ma facili da trovare, per chi sappia cosa cerca. Sono più bassa ora, per fare passare la luce del sole, e dall'alto spiano gli eventi di casa i due orsi di pezza, la latte per i biscotti di Natale, la scatola con le cartine ed i ricordi di viaggio. L'edera mi solletica un fianco. Nascondo un piccolo flaconcino di vetro che cela a sua volta un biglietto in cui Scintilla scrisse un sogno, quando arrivammo qui. Sono certa che, prima o poi, lo realizzeremo.
Mi chiamo Billy, credevo di essere una libreria, ma grazie al dolore, ho scoperto di essere molto di più.

(Basta una Scintilla, 18/02/2010)

 
 
 
Successivi »
 

FAMMISCEGLIERE

 

 

ULTIME VISITE AL BLOG

trilarityfrancpolitano43archetyponMaddalena_e_oltrebarbara.ghislettiodio_via_col_ventopsmalpensa1savino.mettaindiana_63_883pascualaugustolizmnalphabethaalubopobal_zac
 
Citazioni nei Blog Amici: 70
 

TAG

 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Ottobre 2014 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30 31    
 
 
 

IN QUANTI SIAMO...

 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom