Creato da Basta_una_scintilla il 31/03/2008

Scintille

A volte da una sola scintilla scoppia un incendio (Lucrezio)

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Sospensione

Post n°258 pubblicato il 15 Novembre 2014 da Basta_una_scintilla

Ultimamente non ho nulla da dire, il che di per sé può anche non essere un male. Così passo poco dal blog e trascorro parte del mio tempo libero leggendo e pensando, in uno stato di "sospensione". Se mi cercate potete trovarmi qui, intanto vi lascio una manciata di sorrisi volanti

 
 
 

Voglio farlo con te

Post n°257 pubblicato il 01 Settembre 2014 da Basta_una_scintilla

Era una sera di pioggia e lacrime, di tormento interiore, di solitudine ed angoscia. La città, deserta, non le faceva paura ma la sentiva aliena. Alla Stazione Centrale salì sull'autobus 81, quello che costeggia la ferrovia lungo via Sammartini; le parve di essere stata catapultata di colpo in un altro mondo, ritrovandosi, d'un tratto, in mezzo a nuovi odori, rumori, colori. Non capiva le lingue che sentiva, come si trovasse nell'antica Babele. Le sue narici raccoglievano aromi acri e speziati, odori forti e pungenti, totalmente estranei al suo essere ed al suo mondo. Inquieta osservava i visi attorno a lei, le carnagioni dalle molte tonalità, le rughe e gli occhi rossi, i sorrisi dalle dentature candide e quelli distrutti dalla povertà e dai patimenti.
Vide il portone d'ingresso della casa di ringhiera in cui abitava scorrerle davanti agli occhi; perché non era scesa? Che le stava prendendo? E, soprattutto, dove stava andando? Non lo sapeva: dissertare in via teorica delle differenze, dell'abbandono, dell'emarginazione, si, lo aveva fatto molte volte, aveva anche preso delle posizioni, attraverso le parole ed i suoi scritti ma poi, nella pratica, la vita continuava a restava la sua vita, i problemi i suoi problemi, i dolori i suoi dolori. Le giornate scorrevano, scandite dal ritmo delle proprie esigenze, delle domande a cui non riusciva a dare risposta.
L'autobus si fermò e tutti cominciarono a scendere, dirigendosi, lentamente, verso un semplice edificio: "e ora che faccio?" si domandò e, mentre pensava di aspettare il capolinea per tornare indietro, scese e si accodò al lento gruppo vociante. Entrò con gli altri e si mise in un angolo: silenziosa stette ad osservare mani tese verso gli altri a porgere un piatto di minestra. Che profumo aveva quella minestra? Le sembrava avesse il profumo dell'amore. Un lampo. Può forse un sentimento inspiegabile avere un aroma tanto semplice? Si era lacerata per anni nel cercare di dare una definizione di amore, per cercare di capire e spiegare a sé stessa, aveva letto aforismi, poesie, racconti, romanzi, trattati, ne aveva parlato e discusso, aveva pianto e riso e ora, d'un tratto, l'Amore le si mostrava dinnanzi semplicemente immenso sotto forma di un'umile minestra; non lo avrebbe creduto possibile. Toccare la sofferenza di un essere umano, appoggiare la propria mano sul suo cuore, sentire le vibrazioni di esperienze e vissuti lontani, di abbandoni e ritorni, di lacerazioni interiori: mille vite, mille passioni, mille dolori. Sentire e condividere. Forse era solo quello l'amore.
Si avvicinò a quella ragazza e, come se la conoscesse da sempre, le tolse delicatamente dalle mani il piatto fumante e, sorridendo, le disse: "Voglio farlo con te".


(Basta_una_scintilla - 9 luglio 2009)

 
 
 

Lo Axolotl

Post n°256 pubblicato il 05 Agosto 2014 da Basta_una_scintilla

Palmando sguallazza deliziato
e gnòllero larvogna con baldanzeria;
Axolotl l'han chiamato
che gran farfulleria!

Ha gosso flàmmulo ed occhi berluscèlli
e, mentre sghimbìtta nel buiore algoso,
d'un tratto nacquàtta tra i friscèlli
sguittàndo mollicoso.

Lurco slurfigna senza posa
garghèttando assai gagliardo;
bagaletto sbèffera ogni cosa
e gnorìde se lo guardo


(n.d.r. non ponetevi inutili domande, è solo che non so resistere alle tentazioni...)

 
 
 

Una camicia

Post n°255 pubblicato il 26 Luglio 2014 da Basta_una_scintilla
 

Micky sta stirando una camicia dando evidenti segni di insofferenza e scompenso, più psico che fisico. Si e' offerta lei ma ora, guardandola, Mao prova un moto di tenerezza frammista a timore: i suoi occhi, generalmente sorridenti, si sono incupiti e le riconosce quel cipiglio testardo di quando qualche cosa non va ma non intende dirlo neppure sotto tortura perché quella donna, quando ci si mette, e' più orgogliosa di una mula sarda.

"Lascia stare, dai, mi metto una maglietta".

Nessuna risposta, uno sbuffo, e non è il vapore del ferro da stiro.

"Che caldo!!!".

"Azz..." pensa lui e, dato che ormai la conosce abbastanza bene, fa la cosa più azzeccata e geniale possibile, si piazza in silenzio sul terrazzo e fa finta di dormire in attesa che passi il ciclone perché le nuvole di questa strana estate non sono nulla in confronto a quelle che percepisce al momento in casa.

Micky ha voluto essere gentile con Mao ma non si è resa conto che, se sono dodici anni che non si offre più di stirare una camicia ad un uomo, forse è perché il suo subconscio, che e' più furbo di lei, le ha lanciato un messaggio subliminale al quale, sino ad ora, ha posto attenzione. Al momento però è confusa ed indecisa se prendere atto che la prima vera caldana pre menopausa ha fatto capolino o che è in preda ad una potente paturnia da dejà vu: pochi attimi di riflessione e la seconda opzione appare la più credibile. 

"Uffa..che caldo!"...
(piccole nuvole grigie all'orizzonte) 

Ritorna con la mente ai tempi in cui era sposata ed alle ore passate a stirare quelle camicie...azzurre, bianche a righine azzurre, azzurrine a quadretti bianchi, bianche a righe blu, blu a righine bianche, bianche a quadretti azzurri...insomma, senza fare tutto l'elenco, un po' come i gamberi di Bubba in Forrest Gump, monotone, noiose e, soprattutto, troppe. Di colpo si ritrova in quella camera, un giorno di fine luglio del 2002. 

"Uffa...ma si muore di caldo!"...
(nuvoloni sempre più grigi all'orizzonte)

Sta stirando una camicia di lino bianca, quella che ha ora tra le mani: lui uscirà con le sue impiegate quella sera per festeggiare, come ogni anno, la chiusura delle dichiarazioni dei redditi e le ha detto che gli piacerebbe indossarla. Gli ha comperato un regalo per il suo compleanno, che cadrà i primi di agosto, un ciondolo a forma di coda di balena con un cordino in caucciù simile a quello che, le ha raccontato, portava da ragazzo e gli piacerebbe riavere. Il marito torna a casa, una doccia veloce, indossa un paio di pantaloni blu e la camicia di lino bianca. Sta per uscire; lei lo ferma, gli pone il regalo e, facendogli una carezza, gli dice "Così sarai più bello per le tue donne". 

"Uffa..che caldo"...
(nuvole nere, fulmini e saette all'orizzonte)

Gli occhi negli occhi, un bacio... Tra le impiegate c'è anche una stagista con cui lui ha una relazione; questa consapevolezza la colpirà come un pugno nello stomaco tra pochi giorni... L'inizio della fine.

"Uffa...ma tu non muori di caldo?"

Nessuna risposta. 

Micky spegne il ferro da stiro, respira a fondo ed osserva quell'uomo che fa finta di dormire. Fino a poco tempo fa avrebbero litigato perché le ferite che entrambi si portano dietro in bagagli difficili da abbandonare a sprazzi rispuntano come sadici demonietti; forse avrebbero discusso perché lui si sarebbe risentito per il suo malumore di cui non poteva cogliere il motivo o perché lei avrebbe fatto di tutto per sfogare su di lui il proprio disagio. Con pazienza, a piccoli passi, stanno imparando a tacere, ad attendere che le nuvole dell'altro svaniscano all'orizzonte, per non consentire al loro passato di interferire con il loro presente. Micky lo guarda e sente che sta tornando il sereno.

"Non dormi vero?"

"No".

"Lo sapevo, non russavi..."

"Che ne dici di insegnarmi a stirare le camicie?"

Si sorridono.

 
 
 

La statua

Post n°254 pubblicato il 23 Luglio 2014 da Basta_una_scintilla

Apollo e Dafne - Gianlorenzo Bernini

Voi penserete forse che siamo solo una statua. Non abbiamo il dono della parola, non ci possiamo muovere, siamo fatti di marmo. Io lo riconosco però, dietro di me, la sua mano a cingermi il fianco, percepisco il suo desiderio, la tensione dei muscoli nel vano tentativo di raggiungermi. Vicini ed irraggiungibili. Avverto la luce del sole che attraversa la trasparenza delle foglie sui rami in cui si stanno tramutando le mie dita e so che il mio seno ha una morbidezza sensuale che contrasta con lo stupore impaurito del mio volto in cui si cela, tuttavia, un velo di sollievo. Sento i capelli che ruotano nel vento con una sofficità lieve ed il mio corpo che cerca di girarsi, nonostante rimanga avviluppato al terreno, i piedi in parte trasformati in radici e la corteccia ad avvolgermi fondendosi con la mia carne.
Lui ci ha liberati in ogni senso, non ci ha solo tolto da quel blocco di marmo in cui eravamo imprigionati ma ci ha fatto un dono ancora più grande ed ora ci basta specchiarci negli occhi di chi ci guarda per sapere che siamo pura emozione.

 
 
 
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