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« Autunno, mon amour!SESSO??? No grazie! »

Scegli un lavoro che ami, e non dovrai lavorare neppure un giorno in vita tua.

Post n°354 pubblicato il 08 Novembre 2007 da ipermarco1
 
Foto di ipermarco1



Ero li che intellettualmente poltrivo nell'attesa del mio autunno, quando vedo fare capolino sotto una pila di multicolore carta il dorso di un un libretto. Lo prendo, lo guardo, lo giro, lo rigiro... ne leggo il titolo "Precari e Contenti" autrice Angela Padrone (certo che è inquietante questo cognome) l'editore è Marsilio che ce lo vende a 14 Euro. Siccome rimbambito ancor non sono, mi torna subito alla mente la tracciabilità di quel prodotto dell'umano ingegno e mi accorgo che giace senza attenzione sulla mia scrivania già da un paio di mesi... accidenti stacco il telefono e lo leggo... devo restituire a quel (interessato) donatore una risposta.

Dovete sapere che mentre leggo penso e mentre penso... mi dedico ad attività diverse... come quella di guardare le foglie cadere... o le nubi che si inseguono... o scrivere qualcosa in un blog... o semplicemente scarabocchio su di un foglio con la penna rossa... perchè uso la penna rossa per scarabocchiare? Presto detto, non lo so!

Mi chiedo... ma cosa vogliono questi precari davvero? Se ben rifletto io sono precario da sempre anzi precario con aggravante... visto che oltre a dover badare a me ho un manipolo di collaboratori che pendono dalle mie labbra e dal mio portafoglio... se mi ammalo nessuno mi paga e se non pago mi fanno la vertenza, se sono pigro nessuno mi sgrida, se non ho idee nessun me le regala e se mi rilasso scrivendo in un blog o vado a godermi l'autunno nessuno mi indennizza.

Accidenti sono un precario anche io... non c'è scampo... l'angoscia collettiva mi pervade.

Ma il libro scorre sotto i miei occhi, da bravo secchione ho già indagato sull'autrice è una giornalista del Messaggero che si occupa di lavoro. Ho sempre diffidato degli "istant book" quelle cosette scritte sull'onda di un avvenimento, perchè è di moda o di attualità se preferite. E poi... i giornalisti che scrivono i libri... ragazzi è un reato accidenti ... dovrebbe essere vietato per legge.

Angela vediamo di che pasta sei fatta e che scrivi in questo libro. Non è un libro politico è questo lo ritengo miracoloso visto quello che succede intorno al dibattito sul precariato. Poi è anche ordinato, una introduzione autobiografica, una sezione di storie positive che spostano il significato del temine precario verso la più nobile accezione di flessibile, una terza parte sui call center (come se fosse il male dei mali) vabbè me la bevo, ed un gran finale denso di citazioni, conclusioni e rigorose statistiche.

Bene, ora veniamo a noi Angela... mi piace il tuo ottimismo, mi piace l'approccio, apprezzo la mancanza di lacrime ed anche l'attribuzione della maggior colpa di questo vivere negativamente la flessibilità a carenze formative ed educative. Concordo che all'estero è sempre un'altra storia, in gran parte del mondo civilizzato si ragiona per programmi e non per emergenze e la differenza è lampante. La classe politica è anche più attenta e professionale, dobbiamo dirlo, in altre democrazie ministri come i nostri fanno i bidelli e sindacalisti come i nostri al massimo si occupano di scommesse clandestine.

In qualche modo questo libro dice quello che si dice da tempo: esiste un problema di struttura del welfare studiata negli anni '70 che non aiuta chi si trova nel mondo del lavoro globalizzato. Insomma, quello che veramente emerge da questo libro è che di gente con le palle ce ne è tanta. Angela ha trovato un sacco di ragazzi con talenti differenti e con la capacità di mettersi in gioco.

Un libro non allineato al piagnisteo dei "poveri" ragazzi senza prospettive. Non a caso nella maggior parte dei casi i "precari" vivono nel sottobosco della pubblica amministrazione (università e simili). Nessun minatore, nessun operaio, no muratori, idraulici e validi professionisti.

Con i pochi mezzi letterari di una giornalista racconta una semplice verità: LA VITA E' DURA.

Ma è stata dura anche per quelli della mia generazione (nati intorno al '60). Il precariato è il prezzo che stiamo pagando per gli errori passati è il costo dell'inamovibilità dei lavoratori a tempo indeterminato. Il figlio degenere del mito del "posto fisso", di un dogma sbagliato ed economicamente insostenibile, una cultura che gran parte dei genitori di oggi trasmettono ai loro figli... proteggendoli esageratamente.

Credo che il problema del precariato sia un male solo visto in rapporto ad una assoluta inadeguatezza dello stato che continua a fare leggi populiste senza considerarne gli effetti. Hanno escluso dalla riforma del lavoro qualunque forma di ammortizzatore sociale, di aiuto reale ai giovani, di sostegno alle politiche di sviluppo della piccola impresa. Hanno il coraggio di chiamare imprenditori di se stessi i precari solo perché sono obbligati ad aprire una partita Iva. Come se per diventare imprenditori basti una partita Iva.

La soluzione è nel ripensare la società, iniziando dalle sue fondamenta: da un lato la famiglia che dovrebbe aiutare i giovani a decidere e dall'altra la scuola che dovrebbe cercare di valorizzare le capacità di ognuno, assecondarle ed orientarle.

Capisco che ormai i genitori hanno perso la capacità di giudizio obiettivo ed assalgono gli insegnanti per ogni scemata ma in moltissimi casi occorrerebbe tornare ai vecchi tempi e dichiarare chiaramente: suo figlio/a non ha voglia/capacità di fare un certo tipo di scuola le consiglio un percorso professionale (tra l'altro in buona parte aboliti).

Certo non è facile dire cose di questo genere. Ma è meglio un bravo operaio/artigiano di uno che si trascina stancamente in aule universitarie per dieci anni e poi disilluso finisce a campare di lavoretti (o punta alla grande mamma, la Pubblica Amministrazione).

Se tutti devono avere l'opportunità di essere giudicati per meriti e partire alla pari si dovrebbe fare esattamente l'opposto della cultura imperante che vuole "tutti laureati e masterizzati".

Favorire e aiutare i meritevoli, reindirizzare a diverse pretese chi ha 30anni e passa non riesce a laurearsi.

La minaccia occupazionale immigratoria non colpisce solo verso il basso. Avete la minima idea di cosa è la preparazione e la voglia di apprendere di un laureato indiano, per esempio, rispetto ad uno nostrano?

Oppure aboliamo il lavoro. Drasticamente. Proibirlo per legge. Stai lavorando? Arriva la polizia e - zac – ti arresta. Magari prima ti prende pure a manganellate in faccia, così la voglia ti passa subito.

A Beppe Grillo propongo una raccolta di firme per una legge che vieti il lavoro; è l'ora della tolleranza zero contro chi lavora, in questo modo non avremo più seccanti preoccupazioni come il precariato, i licenziamenti, lo stipendio troppo basso, i conti a fine mese, le rate del mutuo, le strumentalizzazioni politiche.

Azzerare la capacità individuali sul nascere: la soluzione.

Come dite? “ Sei un pazzo, senza lavoro si ferma tutto, crolla l'economia!!”. Embè? E a noi che ce ne frega, scusate? Una volta scomparsa l’istituzione del lavoro si dissolveranno anche le banche, i negozi e gli ipermercati: privi di personale, non possono che estinguersi. Il denaro perderà significato e cesserà di avere un valore, perché non vi saranno più neppure i luoghi ove spenderlo. Le persone, allontanate con la forza dalle ansie della professione, verranno costrette ad affacendarsi in altre attività quali: andare a passeggio, riposare, stare sedute in riva al mare, fare all’amore, leggere poesie, smarrirsi in un tramonto, riflettere sul senso della vita seguendo l'ondeggiare delle foglie che cadono in autunno.

E se qualcuno vorrà a tutti i costi proseguire il proprio lavoro perché – semplicemente – gli piaceva: buon per lui, previa richiesta scritta potrà continuare a farlo. Ma gratis, come fosse un hobby. Gliene saremo tutti molto riconoscenti. Basta che poi non ci rompa l’anima con certe pretese.

Ma finchè il lavoro ci sarà ci tocca, a tutti, darci una mossa!!!!!

Mi scuso con chi sarà infastidito dal mio pensiero... ma sono certo che Dio mi perdonerà: è il suo lavoro!

 
 
 
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Un blog di: ipermarco1
Data di creazione: 31/03/2006
 

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