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Post n°834 pubblicato il 01 Marzo 2013 da unamicoincomune
Era nell’aria ma in tanti non volevano sentire il frinire dei grilli e il ruggito del giaguaro. Il bettoliano già si vedeva con l’alloro del vincitore e strizzava l’occhio, non tanto velatamente, al professor Monti per un’eventuale stampella in Senato. L’apertura delle urne ha tuttavia riservato sorprese e un epilogo ben differente: il Cavaliere risorge e cede di poco alla Camera ipotecando il Senato. L’Italia si ritrova senza una maggioranza di Governo e non esiste più il jolly Monti. Il bocconiano ha giocato, male, le sue carte, ed è riuscito a malapena a strappare una manciata di senatori e uno sparuto manipolo di deputati. Ma del resto era partito con molteplici handicap: i frutti nefasti del suo governo tecnico e l’alleanza con Fini e Casini. Monti, scendendo in campo, pardon, salendo, si è sottoposto al giudizio degli italiani che non hanno perso l'occasione di esprimere il proprio disappunto verso chi, in tredici mesi, ne ha fatto carne da macello in nome di una missione salvifica per lo Stato. Sotto la bandiera dello spread e per i desideri dell'Europa, Monti ha applicato le peggiori teorie economiche fatte di vessazione e rigore e ha fatto l'errore, pur avendo in precedenza affermato che mai sarebbe entrato nell'agone politico, di impegnarsi politicamente trascinando con sé i reietti dalle coalizioni che lo vedevano come unica àncora di salvezza per restare in auge. Gli italiani, quelli che si sacrificano e lavorano hanno dato una pronta risposta alla "Scelta Civica" montiana, cinica e crudele: bocciata. Al professore e ai suoi discepoli rimane il voto dell'alta società civile che non rappresenta, certamente, la maggioranza del popolo. La salita in politica per il professore si è rivelata essere una rovinosa caduta, che potrebbe avergli precluso la strada verso il Colle, visto che si vociferava su una sua probabile elezione alla Presidenza della Repubblica, e verso un eventuale Monti bis. Con la sua bocciatura, gli italiani hanno anche voluto dare un giudizio negativo verso un'Europa che sembra interessarsi più di banche e finanza, che dei cittadini europei. Monti incarna in sé questo tipo d'Europa, fatto di numeri e cifre, e anche per questo è stato bocciato. È arrivato quarto, proprio come aveva profetizzato Wolfgang Munchau, editorialista del Financial Times, che con il professor Monti non è mai stato tenero, non ritenendolo adatto al ruolo per lui disegnato da una politica, quella italiana, in stato confusionale. Monti non se la prenda, del resto non è stato scelto solo dal 90% degli italiani. Quelli che studiano, lavorano e si sacrificano con la speranza di un futuro migliore. Sic transit gloria Monti.
pubblicato da Sardegna Quotidiano del 27 Febbraio 2013 |
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Post n°833 pubblicato il 08 Febbraio 2013 da unamicoincomune
E’ iniziata la grande corsa verso gli scranni parlamentari, anomala vista la gran parte degli stessi già assegnata dalle segreterie dei partiti. Rimangono ben poche poltrone da assegnare e il Parlamento somiglia sempre più a un’assemblea condominiale dove vecchi proprietari guardano con sospetto gli ultimi arrivati, quasi fosse una colpa volersi intromettere nella gestione della cosa comune. Per i partiti tradizionali questo è una colpa: ecco spiegato perché fanno quadrato intorno ai propri capi e cercano di contrastare la società civile che si organizza e avanza. Per farlo non badano a spese, tanto paghiamo noi, e cercano, quando possibile, di inglobare chiunque possa rappresentare un pericolo per la loro sopravvivenza.
La politica italiana è camaleontica, i partiti cambiano colore, si rinnovano a modo loro magari proponendo nelle liste, in posizione non certamente eleggibile, giovani uomini e giovani donne quasi a dire che il rinnovamento coincida con l’età anagrafica. Tutte operazioni di facciata realizzate per consentire ai soliti, salvo rare eccezioni, di occupare per altri cinque anni comode posizioni di potere. Un potere sempre più in declino che trascina nei bassifondi le sorti dell’Italia.
Per non parlare poi dei programmi elettorali: ci si trova di tutto, dall'eliminazione delle imposte all'eliminazione del finanziamento ai partiti dal taglio dei parlamentari al conflitto di interessi, dalla riforma della Giustizia alla rivisitazione della Costituzione.Elemento comune a tutti e imperativo categorico comune è un sostantivo maschile: Rinnovamento. Già, il rinnovamento è quanto si auspicano i contendenti e, in effetti, se lo auspicherebbero anche i cittadini. Perseguirlo e raggiungerlo sarebbe la vera novità. E’ serio parlare di rinnovamento con promotori già protagonisti della scena politica degli ultimi 30 anni? Possono ergersi ad artefici del rinnovamento e della ripresa coloro che, per buona parte, sono stati la causa della situazione economica attuale? Soprattutto, gli Italiani sono ancora disposti a queste aperture di credito senza garanzia? Credo che dalle urne arriveranno sorprese che smentiranno sondaggi e sondaggisti. Mi auguro, per il bene del paese, che gli elettori si liberino dalle catene e votino secondo coscienza per coloro che rappresentano la novità. Il nuovo non è, e non può essere, solo Grillo o Ingroia, l’istrione o il magistrato. Il primo a urlare cose, ben poche delle quali condivisibili, il secondo a mostrare il volto duro e spietato della legge. La vera novità politica è quella rappresentata da chi sfida i colossi con una ricetta semplice e chiara: Fare. Fare per fermare il declino. Il candidato premier Oscar Giannino ha dalla sua delle qualità che in pochi, tra gli altri candidati, possono mostrare. Un personaggio un po’ bizzarro nel vestire ma con una preparazione degna di Pico della Mirandola e un’onestà intellettuale inattaccabile. Fuori dagli schemi e dal sistema che crede che il declino di questo Paese possa e debba essere fermato e scongiurato. Un uomo che, animato dalla forze delle sue idee, si mette in gioco coinvolgendo personaggi quali Luigi Zingales e Michele Boldrin. Figure scomode e accomunate dal fatto che, in contrasto col feudalesimo dominante nella nostra civile società, in particolar modo nelle Università italiane, hanno preferito lasciare l’italico suolo e conquistarsi un posto di rilievo all’estero“Fare per fermare il declino” nasce per ridare speranza a chi crede nel sacrificio come elemento necessario per raggiungere il successo. Niente deve essere regalato o concesso, anzi: tutto deve essere conquistato con lo studio, l’applicazione e la dedizione.
Nelle sue 10 proposte ci sono le chiavi per liberare il Paese dalle catene che lo tengono frenato e che non consentono l’evoluzione e lo sviluppo, non solo economico.
Quando si parla di riduzione della spesa pubblica, ad esempio, la si propone avendo ben chiaro che in tutti questi anni si è esagerato e lo si è fatto non per portare ad un’ulteriore crescita economica e al benessere ma, semplicemente, per garantire, quasi sempre, sacche di parassitismo che hanno determinato una crescita abnorme del debito pubblico con evidenti discriminazioni tra cittadini. Riduzione e razionalizzazione della spesa, liberalizzazione dei servizi, rilancio delle Università e tanti altri punti fondamentali. Chiediamoci se potranno mai essere realizzati da chi li ha sinora contrastati. L’onestà intellettuale dei lettori di questo quotidiano non potrà che portare a una risposta negativa. La scelta appare perciò obbligata, una scelta veramente nuova. Una nuova strada da percorrere visto che la vecchia è ormai disseminata dalle trappole create da chi ha gestito il potere in questi ultimi decenni. Una strada da Fare e percorrere con speranza:quella di lasciare alle spalle il peggio. Si può fermare il declino, basta fare la scelta giusta.
Pierluigi Mannino Consigliere comunale di “Patto Per Cagliari”
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Post n°832 pubblicato il 12 Dicembre 2012 da unamicoincomune
L'Italia ha solo un serio problema economico. È nella moneta sbagliata. 9:09PM GMT 10 Dec 2012
La nazione è più ricca della Germania in termini pro capite, con circa 99 miliardi di euro di ricchezza privata. E 'il più grande avanzo primario di bilancio del blocco G7. Il suo debito combinato pubblico e privato è 265pc del PIL, inferiore a quello in Francia, Olanda, Regno Unito, Stati Uniti o Giappone. E punteggi migliori del Fondo monetario internazionale "debito a lungo termine sostenibile” tra i principali paesi industrializzati, proprio perché ha riformato la struttura pensionistica sotto (il governo di) Silvio Berlusconi. "Hanno un vivace settore delle esportazioni, e un avanzo primario. Se c'è un paese nell’EMU (Unione Monetaria Europea) che potrebbe trarre beneficio dall’abbandono dell'euro e ripristinare la competitività, è ovviamente l'Italia”, ha detto Andrew Roberts da RBS. "I numeri sono li davanti agli occhi di tutti. La storia del 2013 non si riferisce a paesi costretti a lasciare l’EMU (Unione Monetaria Europea), ma capita anzi che abbiano scelto loro di andarsene.” Un "gioco della teoria” studiato dalla Bank of America ha concluso che l'Italia avrebbe guadagnato più di altri membri dell'UEM, nel liberarsi e ripristinare il controllo sovrano sulle sue leve politiche. La sua posizione patrimoniale sull'estero è vicina all'equilibrio, in forte e netto contrasto con la Spagna e il Portogallo (entrambi in deficit da oltre 90pc del PIL). L'avanzo primario implica che può lasciare l'UEM in qualsiasi momento lo desideri, senza dover affrontare nessuna crisi di finanziamento. Un tasso di risparmio elevato significa che qualsiasi shock del tasso di interesse dopo il ritorno alla Lira sarebbe soprattutto legato al rifluire nell'economia attraverso maggiori pagamenti a obbligazionisti italiani "e spesso ci si dimentica che i reali tassi dell’Italia erano molto più bassi ai tempi della Banca d’Italia. Roma ospita una sezione di carte vincenti. Il grande ostacolo è il premier Mario Monti, installato a capo di una squadra tecnocrate nel Novembre del 2011 dal cancelliere tedesco Angela Merkel e la Banca Centrale Europea - tra gli applausi dei media europei e della classe politica. Monti potrebbe essere uno tra i più grandi signori dell’Europa, ma è anche un sommo sacerdote del progetto UE e un autore chiave della membership dell’Italia nell’Euro. Prima se ne va, prima l'Italia può fermare questa discesa nella depressione cronica. I mercati sono, ovviamente, inorriditi all’idea che si dimetterà una volta approvato il Bilancio 2013, aprendo la porta al caos politico all'inizio del prossimo anno. I rendimenti sui 10 anni del debito italiano toccano i 30 punti base, al 4.85 Lunedi scorso. “L’armistizio è durato 13 mesi. Ora la guerra continua. Il mondo ci guarda con incredulità,” ha scritto il Corriere della Sera. Il rischio immediato per gli investitori obbligazionari è un parlamento fratturato, con un 25% di possibilità di vittoria da parte delle forze euroscettiche di Mister Berlusconi, la Lega Nord e il comico Beppe Grillo, quest’ultimo vicino al 18% nei sondaggi. “Saremo condannati se non ci sarà una chiara maggioranza in parlamento,” ha detto il professore Giuseppe Ragusa, dell’Università Luis Guido Carli di Roma. Qualsiasi risultato del genere avrebbe lasciato i mercati obbligazionari palesemente esposti, così come lo erano nel mese di luglio, durante l'ultimo spasimo della crisi del debito dell’Europa. Roma avrebbe ancora meno probabilità di richiedere un salvataggio e firmare un “Memorandum” rinunciando alla sovranità fiscale – questi i presupposti per l'azione della BCE per i rendimenti dei titoli italiani. Tutti quegli investitori che si sono precipitati nel debito italiano -o debito spagnolo - dopo la ECBA di Mario Draghi, si sono impegnati a fare tutto il necessario per tenere insieme l'UEM,potrebbero scoprire che Draghi non in grado di fornire nulla. Le sue mani sono legate dalla politica. Gli obbligazionisti dovrebbero essere preoccupati. Ma gli interessi della democrazia italiana e deicreditori stranieri non sono più allineati. Le politiche di deflazionedel 1930 imposte da Berlino e Bruxelles hanno spinto il paese in un vortice greco. Confindustria, la lobby del business, ha detto che la nazione è ridotta ad una “maceria sociale”. I dati più recenti confermano la produzione industriale dell’Italia è in caduta libera accelerata, meno 6.2% fino a Ottobre dell’anno scorso. “Abbiamo visto un crollo completo del settore privato negli ultimi 12 mesi,” ha detto Dario Perkins, della Lombard Street Research. “La fiducia nel business è tornata ai livelli più profondi della crisi finanziaria. La fiducia dei consumatori è la più bassa di sempre. Berlusconi dice bene quando sostiene che l'austerità è stato un disastro completo.” Il consumo è crollato del 4.8% dallo scorso anno a causa dei morsi di tasse più alte. "Non esiste alcun precedente simile con questi dati. Il rischio per il 2013 è che quella caduta sarà ancora peggiore”, dice il gruppo di consumo di Confcommercio. Le origini di questa crisi risalgono a metà degli anni 1990, quando il Marco e la Lira sono stati fissati per sempre. L’Italia ha avuto il sistema salariale della Scala Mobile con le abitudini di inflazione. E le vecchie abitudini sono dure a morire. Ha perso dal 30% al 40% della competitività del lavoro contro la Germania. Il surplus commerciale storico con la Germania è diventato un grande deficit strutturale. Il danno è ormai fatto. Non è possibile portare indietro le lancette del tempo. Eppure, questo è esattamente ciò che le élite politiche dell'UE stanno cercando di fare attraverso l’austerità e unadrastica "svalutazione interna”. Una simile politica può avere luogo in una piccola economia aperta, con un complesso meccanismo di ingranaggi politici come l'Irlanda. In Italia è la replica dell’esperienza britannica dopo Winston Churchill, che aveva messo la Sterlina a un tasso sopravvalutato nel 1925. Come Keynes disse acidamente, i salaristanno scendendo “appiccicosamente”. Lo stipendio di un britannico non subirà grandi cambiamenti per i prossimi cinque anni. L'effetto principale di questa politica è quello di saper tenere bada a un alto tasso di disoccupazione. In İtalia il tasso di disoccupazione giovanile è al 36.5%, in aumento. Mister Monti ha speronato con la stretta fiscale pari al 3.2% del Pil quest'anno, tre volte la cosiddetta dose terapeutica. Non vi è alcuna ragione economica per farlo. L'Italia ha avuto un budget primario vicino al saldo nel corso degli ultimi sei anni. E 'stato, ed era sotto Berlusconi, un raro esempio di rettitudine. L'avanzo primario raggiungerà il 3.6% del PIL quest'anno e il 4.9% l’anno prossimo. Non si potrebbe essere più virtuosi. Eppure il dolore è stato inutile, anzi peggio. L’inasprimento fiscale ha spinto il debito pubblico dell’Italia da un equilibrio stabile a una zona di pericolo. Il FMI dice che il rapporto con il debito sta crescendo molto più velocemente di prima, saltando dal 120% dello scorso anno al 126% quest'anno e al 128% nel 2013. L'economia ha subito una contrazione per cinque trimestri. Citigroup dice che questo sarà un effetto a cascata, con l’1.2% e l’1.55 nel 2013 e nel 2014, con una crescita vicino allo zero fino al 2017, con la lenta ristrutturazione del debito lungo la strada. Sarebbe straordinario se gli elettori italiani tollerassero questa debacle per lungo tempo, anche se Pier Luigi Bersani vince leelezioni in un centro-sinistra che è pro-riforma e pro-euro.Un'indagine condotta dalla PEW Trust mostra che solo il 30% ha fiducia e pensa che l'Euro sia stata una “buona cosa”. Il coro a favore dell’uscita dell'UEM (Unione Monetaria Europea)si era trasformato in silenzio dopo che Draghi aveva promesso la salvezza. Cinque mesi più tardi, è chiaro che la crisi è più profonda. Le voci sono sempre più forti. Berlusconi gioca maliziosamente con il tema, un giorno culla la sua “pazza idea” di fare stampare euro dalla Banca d’Italia con aria di sfida, e subito dopo dice che “non bestemmia chi suggerisce di lasciare l’Europa”. Le sue parole sono state più dure in quest’ultima settimana. "L'Italia è sull'orlo del baratro. Non posso permettere al mio paese di immergersi in una spirale recessiva senza fine. "La situazione oggi è molto peggiore di un anno fa, quando ho lasciato il governo. Abbiamo un aumento dei milioni di disoccupati, il debito è in aumento, le imprese stanno chiudendo, le proprietà stanno crollando, e il mercato delle auto è distrutto. Non possiamo andare avanti così”. In effetti.
FONTE:http://www.telegraph.co.uk/finance/comment/ambroseevans_pritchard/9735757/Mario-Montis-exit-is-only-way-to-save-Italy.html
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Post n°831 pubblicato il 03 Ottobre 2012 da unamicoincomune
a segure trascrizione dell'intervento, tenuto in aula in data 02 ottobre 2012, sulla mozione avente per oggetto "Conferimento della cittadinanza onoraria al Dalai Lama"
La seguente mozione, di cui sono primo firmatario, ha avuto un ampio consenso, infatti, é stata firmata anche da esponenti dell'attuale maggioranza.
Questa mozione, ad una prima lettura potrebbe apparire inutile, lontana dai problemi reali e superflua. Questa mozione nasce con un preciso obiettivo ridestare le coscienze. Questa mozione vorrebbe essere un invito a non perseverare nell’ignavia e nell'indifferenza verso quanto accade intorno a noi.
Era il 1938, Adolf Hitler faceva il suo ingresso a Vienna per dare corpo al suo progetto della grande Germania. Negli anni precedenti,in aperta violazione del trattato di Versailles aveva ripristinato la coscrizione obbligatoria, aveva dato vita alla Luftwaffe e aveva iniziato a disattendere le clausole sul disarmo. La politica di rafforzamento e riarmo di Hitler non conobbe sosta e si svolse con la tacita accettazione e forse ignavia delle grandi potenze europee e della Società delle Nazioni. Fatta salva la reazione culminata con il Patto di Stresa (Aprile 1935) niente di concreto si fece per osteggiare le mire espansionistiche di Hitler e così piano piano l’Europa precipitò nel periodo più buio del secolo scorso, come tutti noi sappiamo. Voi vi chiederete cosa c’entri tutto ciò con il Dalai Lama ed è normale che lo facciate.
Era il 1959, la Cina occupa militarmente e politicamente il Tibet e revoca lo statuto di autonomia di cui il Paese usufruiva da secoli. Da quel momento l’autorità spirituale e politica del Tibet fu costretta all’esilio nel nord dell’India che offrì il suo appoggio per garantire sopravvivenza alla civiltà tibetana e al buddismo messa in pericolo dall’espansionismo cinese. L’attuale Dalai Lama (oceano di saggezza) è rimasto capo del governo tibetano in esilio fino al marzo del 2011 ed ha ceduto l’autorità politica ad un successore eletto dal Parlamento in esilio. E’ bene ricordare che l’attuale Dalai Lama, Tenzin Gyatso, ha ricevuto nel 1989 il premio nobel per la pace per la resistenza non violenta contro la Cina. Ad ora, quindi, rimane detentore solo della propria autorità religiosa. Ora, malgrado la figura del Dalai Lama rappresenti un caposaldo per tutta la cultura tibetana, la Cina avrebbe deciso di arrogarsi il diritto di nominare le future reincarnazioni del Dalai Lama estromettendo dalla scelta gli unici legittimati: i Lama Tibetani. Nel 1995 la Cina rapì la seconda autorità lamaista in Tibet, il Panchen Lama, e da tale data non se ne hanno più notizie e sarebbe ufficialmente posto sotto la tutela protettiva della Cina. Nel settembre 2007 il governo di Pechino arriva ad affermare che è esso stesso l’unico autorizzato a nominare gli alti monaci tibetani che dovranno poi, in futuro, eleggere il successivo Dalai Lama con la supervisione del loro Panchen Lama. Con questo sotterfugio, osteggiato giustamente, ad esempio, dal rappresentante del Dalai Lama in Europa la Cina vorrebbe mettere fine al potere religioso e spirituale del Dalai Lama e cancellare la tradizione religiosa e l’esistenza stessa del Tibet. Certo qualcuno potrebbe dire che questo parallelismo sia un’esagerazione, che i tempi ed i problemi sono diversi e che la Cina non è la Germania nazista. Forse ma la differenza principale è che allora si metteva in campo la potenza militare ora, pur avendo una grande potenza militare, la Cina non ha bisogno di muovere armate perché Le basta, semplicemente, muovere i propri capitali. Già, la partita ed il silenzio sulle sorti del Tibet, sono dettati dal fatto che la Cina con le proprie risorse si è comprata gran parte del debito pubblico degli Stati Europei e non. E con lo spauracchio economico ottiene l’indifferenza dei successori della Società delle Nazioni. E questo perché la Politica, che dovrebbe essere incentrata sull’essere umano, ha smesso di essere tale ed è diventata succube dei potentati economici. La Politica che nasceva per mediare le posizioni del più forte e del più debole si è arresa al più forte. Ora c’è il Tibet e domani?
Ecco perché ritengo che l’approvazione di questa mozione possa, e debba, essere un segnale di riscatto della politica nei confronti dello strapotere economico.
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Post n°830 pubblicato il 20 Settembre 2012 da unamicoincomune
Trascrizione del mio intervento in aula durante la discussione sul resoconto, presentato dal Sindaco, in merito all'operato del primo anno di governo cittadino. Seduta del 12 Settembre 2012 Il documento sul primo anno di attività della Giunta guidata da Massimo Zedda offre non pochi spunti di riflessione. I tanti fogli relativi al lavoro svolto dagli assessori sono interessanti ma, in alcuni casi, non calibrati con la realtà delle cose. Mi spingo oltre, affermando tranquillamente e con la consapevolezza di non compiere opera di falsità – anzi, la volontà è quella di dare una mano a contribuire alla crescita di Cagliari – che in alcuni punti si toccano punte esilaranti. Molto divertente è la parte relativa ai Servizi informatici – legati all’attività della vicesindaco, Paola Piras - dove non è dato sapere cosa sia stato fatto per uniformare tra loro i sistemi e i software. Appare decisamente fumoso riempirsi la bocca con il termine “open data”, se non lo si traduce in concreto. E’ altresì piacevole leggere che sia pronta la maschera per il sito internet comunale, relativa alle segnalazioni di manutenzioni varie. Un inutile orpello e nulla più, se non viene collegata ai settori di riferimento. |
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Post n°829 pubblicato il 11 Settembre 2012 da unamicoincomune
Prima di tutto chiusero le fabbriche di Ottana e non mi dispiacque, perché inquinavano l'ambiente. Poi chiusero le miniere e non dissi nulla, perché i minatori erano sporchi. Poi chiusero le fabbriche del polo chimico e fui sollevato, perchè i loro miasmi erano fastidiosi. Poi chiusero l'Alcoa e non me ne curai, perché non ero operaio. Poi chiuse la bottega sotto casa e pensai che in fondo non era un male, perchè dicono che i commercianti siano evasori Un giorno chiusero il mio ufficio e non potei fare più nulla, perchè non c'era più nessuno a protestare. Forse è arrivato il momento di riflettere ma non solo. |
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Post n°828 pubblicato il 12 Luglio 2012 da unamicoincomune
Se trovate il giusto equilibrio fra due culture diverse, a volte potete ottenere il meglio da entrambe. Randy Pausch Ottenere il meglio da entrambe dovrebbe essere l'obiettivo e il giusto equilibrio non significa, necessariamente, inclusione dell'una nell'altra ma semplicemente tolleranza reciproca e rispetto. Rispetto degli uni verso gli altri e rispetto per i beni avuti in consegna. Già, ricordate il campo messo a disposizione dei nomadi dall’amministrazione cittadina? Un campo attrezzato, pulito e in ordine. Ciò che resta di quel campo è a tutti noto. Una cosa è certa, non sono di certo stato io a farne una bomba ecologica! Ma torniamo al mito dell’inclusione sociale. Questa chimera dell'inclusione sociale non é altro che l'ennesima trovata dei burocrati europei, gli stessi che studiano le misure di banane e pomodori, che dall'alto della loro presunzione intendono codificare e burocratizzare tutti gli aspetti dell'umana realtà. La loro incapacità di comprendere le diversità li porta a elaborare teorie sociali che prescindono dalla realtà. Chi ha la cultura del Clan non accetta un’impostazione di vita diversa e le lamentele degli stessi Rom lo confermano. E’ possibile che alcuni componenti di una comunità decidano di abbracciare la cultura della comunità ospitante e quindi decidano di ricercare l’integrazione con la stessa. Questi individui lavoreranno per sentirsi parte di questa nuova comunità ed abbandoneranno usi e costumi di quella di provenienza. Pretendere che il processo di inclusione riguardi un’intera comunità è una mera follia, come la storia insegna, un disegno figlio della presunzione. Questo atteggiamento presuntuoso e spocchioso trova facile sponda in quella parte politica che, forse per sentirsi meglio con la propria coscienza, ritiene doveroso occuparsi degli ultimi purché siano, ovviamente, stranieri o d'importazione. Ma qui mi fermo per non offrire il fianco ai benpensanti sempre facili e propensi ad individuare, in chi non la pensa allo stesso modo, il nemico razzista e xenofobo. Vi assicuro che lungi da me l’idea xenofoba e razzista. A questi e a tutti noi faccio solo un invito alla riflessione, una riflessione fondamentale per ricercare equilibrio tra le due culture e tolleranza tra le stesse. Una riflessione che deve necessariamente partire da una domanda. Una domanda facile, facile alla quale è necessario dare una risposta per comprendere e garantire a tutti parità di trattamento. La domanda è: come si mantengono i rom? Come si procurano da vivere? Da dove traggono il loro sostentamento? E, soprattutto, qual è la loro Cultura, i loro usi e costumi, la loro peculiarità da tutelare e difendere? Ci vogliamo limitare ai formalismi provenienti dall’Europa (raccomandazioni, risoluzioni…) o vogliamo partire dall’esame concreto della realtà? Buona riflessione! Ancora, credo che sia buona regola per l'ospite rispettare usi, costumi e norme della comunità ospitante e non viceversa. Questo atteggiamento dovrebbe essere il principio cardine della tolleranza tra culture diverse, il resto è solo imporre tolleranza alla comunità ospitante verso l’ospite. Non mi sembra che sia rispettato il principio della reciprocità. Come negli affari, l’affare si fa in due e quando lo fa uno solo non è più un affare. Poi sarebbe il caso di definire e quindi capire se le popolazioni in questione debbano ancora definirsi nomadi o meno. Non credo visto che ormai li contraddistingue la stanzialità e visti gli intendimenti dell’Unione Europea (Raccomandazione del 2002 n.1557 sulla situazione giuridica dei rom in Europa Raccomandazione n. 563 (1969), relativa alla “situazione degli Zingari e altri nomadi in tutta Europa”, che invita a fornire non solo terreni attrezzati per i nomadi, con fabbricati comunitari per l’istruzione, ma anche insediamenti stabili per chi li richiedesse). Quindi, per concludere, è certamente bene affrontare il problema Zingari ma va fatto con un’ottica diversa e con un esame a 360 gradi, senza pregiudizi verso gli stessi e verso coloro che non la pensano allo stesso modo. Tenendo ben presente, ovviamente, il principio della legalità che deve valere per tutti al di là di colori, etnie e origini! |
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COMUNICATO STAMPA I SINDACI DEL MOVIMENTO REFERENDARIO SI RIBELLANO:PRIMA DI METTERE LE MANI IN TASCA AI CITTADINI PER L’IMU, BISOGNA TAGLIARE TUTTI GLI SPRECHI DELLA POLITICA SARDA CAGLIARI 30/04/2012. "I Sindaci referendari di tutta la Sardegna si mettono alla testa della ribellione contro l’idea di fare da esattori dell’IMU, una nuova, odiosa tassa sulle famiglie, mentre la politica sarda fa orecchie da mercante sui referendum del 6 maggio, sperando che il silenzio e la nebbia avvolgano tutti i propri sprechi". Lo sottolinea il Movimnto referendario."I 120 sindaci sardi che aderiscono al Movimento Referendario rivolgono un appello ai partiti, ma anche e soprattutto a tutti i cittadini sardi perché vadano in massa a votare i referendum del 6 maggio, che tagliano gli enti inutili, i privilegi e gli stipendi eccessivi della politica e dei mille centri di sottopotere tentacolare che dalla politica si dipartono. Non si può pensare di mettere le mani in tasca alla gente normale sino a quando non saranno stati tagliati tutti gli sprechi della politica sarda". |
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Post n°826 pubblicato il 08 Aprile 2012 da unamicoincomune
Oggi è Pasqua e Gesù risorge. Gli italiani, di contro, non sono ancora morti ma non se la passano bene. Mario Monti dice che la crisi non morde più e si può guardare con ottimismo al futuro. I sacrifici fatti sono stati necessari per evitare di seguire le orme della Grecia, oltre alla richiesta-diktat di Europa e Mercati. Qui si giunge al punto cardine della mia riflessione. L’insipienza politica e la vessazione dei cittadini trovano riparo in richieste superiori alle quali bisogna follemente rispondere “sì”. L’accondiscendenza massima alle richieste della finzione Europea, con mercati sempre più avidi, ci stanno portando alla rovina. Per i governanti e i loro spalleggiatori, questa è la sola percorribile. Poco importa se le persone arrivano a suicidarsi per problemi economici. Importante è saziare la bulimia di pochi avidi banchieri e burocrati europei. Il presidente nazionale dell’Anci, Graziano Del Rio, ha detto che la sola scelta da fare, davanti al dilemma del rispetto del patto di stabilità e la vita degli imprenditori costretti a subire tale patto, è quella di salvaguardare la vita umana. Sono d’accordo con lui. Anzi, sarebbe bene iniziare a dire no alle folli imposizioni in nome degli equilibri di Europa e Mercati. Il coraggio di riportare al centro dell’azione politica il cittadino è garanzia di futuro. Così come bisogna ritrovare la forza di rovesciare le prospettive, oltrepassando le simboliche colonne d’Ercole denominate “tassazione e pareggio di bilancio”. Una Politica che parta dall’Uomo e che ricrei quelle condizioni di equilibrio, utili per la nascita e la salvaguardia dello Stato. Difendendo i più deboli dai soprusi, garantendo i diritti di imprese e lavoratori. Una Politica che ricrei il rapporto fiduciario tra Cittadino e Stato, che sia esempio per chi crede nelle Istituzioni Statali. Infine, una Politica che non sia parassita, prendendo più di quel che riesce a dare, che non cada dalle nuvole se viene trovata con le mani nella marmellata. I cittadini rigettano questa pseudo-politica. In questi anni abbiamo visto politica mischiata a gossip, urla e netta contrapposizione. Tante rappresentazioni, false. La vera Politica è credibile e costruttiva. Tutto ciò potrebbe sembrare semplicistico, populistico. Se credere in una Politica che metta al centro dell’azione l’uomo con i suoi bisogni è demagogia, sono fiero di essere un demagogo. Ogni cosa è illuminata: buona Pasqua. |
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Post n°825 pubblicato il 22 Marzo 2012 da unamicoincomune
Come diceva Leibniz, “la ricchezza è in primo luogo la capacità di una nazione di produrre beni, il principale prodotto di una società sono le persone, e la ricchezza consiste nella disponibilità di un capitale umano di conoscenza e di un’industria manifatturiera in grado di garantire un futuro alla crescita economica”. Garantire il futuro alla crescita economica: ovvero l’esatto contrario di quanto sta accadendo nell’economia attuale. Questo mi porta ad esplicitare, ulteriormente, la mia critica al Patto di stabilità e alla “smania vessatoria” di una certa visione politica. Un campo visivo comune agli schieramenti, regole applicate sempre con lo stesso schema. Fase uno, certa: tasse e imposte; fase due, sempre improbabile, sviluppo e crescita. Da decenni i governanti, prescindendo dall’area politica di riferimento, promettono questi interventi in due fasi che risultano essere perdenti, inutili e perniciosi. La situazione attuale lo conferma. Evidentemente, c’è qualcosa che non va in questo modo di governare la Società degli uomini. Ecco il vero problema da risolvere: “tassare per sviluppare” è un’assurda metodologia di azione. Ritengo sia giunto il momento di agire diversamente, per fasi, certo, ma contestuali. Sviluppo e risanamento dei conti pubblici devono procedere di pari passo. Dirò di più, il primo è condizione essenziale per raggiungere l’obiettivo risanamento. Non c’è risanamento senza crescita economica, il volerlo raggiungere con una sommatoria di nuovi e vecchi balzelli è pura follia. È pur vero che il Comune deve sottostare alle imposizioni calate dall’alto, ma è altrettanto vero che proprio nei momenti di crisi occorre aguzzare l’ingegno, per chi ne è dotato, cercando nuove strade da percorrere. La crisi è la cartina tornasole che ci mostra gli errori fatti a causa di schemi mentali superati e sconfitti dal tempo, maestro di vita. Cercare nuovi percorsi significa trovare nuove formule per gli investimenti: ad esempio il leasing in costruendo che consente di sfuggire al patto di stabilità, per la riduzione dei costi, con un maggior utilizzo delle sponsorizzazioni. Per la gestione della macchina amministrativa, responsabilizzazione e premialità legate ai risultati. Solo con scelte coraggiose e distanti dagli schemi del passato “coloro a cui ora tocca” potranno mantenere la promessa che segue, fatta da loro in campagna elettorale: “Nei prossimi cinque anni ogni giorno almeno un occupato in più; ogni giorno almeno la stabilizzazione per un precario; ogni giorno almeno un’a ltra donna che conquista il lavoro; ogni giorno almeno un giovane che inizi a lavorare”. Sono passati quasi dieci mesi, circa 300 giorni. Non mi sembra che a Cagliari ci siano 300 occupati in più, 300 precari in meno, 300 nuove donne lavoratrici e 300 giovani con una nuova occupazione. Scontato dire che sarebbe stato impossibile conseguire simili risultati radendo al suolo il Poetto, chiudendo i tanti cantieri cittadini e limitandosi ad ascoltare, ascoltare, ascoltare. Un mantra ripetuto dalla maggioranza consiliare fin dal primo giorno di insediamento, che provoca oramai in tanti concittadini un neanche troppo celato senso di nausea misto a vuotezza oggettiva. Qui mi fermo per non tediare il lettore, oltre a permettere al mio critico di incamerare qualche nozione in più. Mi dispiacerebbe e mi preoccuperebbe se dovesse davvero continuare a confondere il buon senso con la demagogia. Pierluigi Mannino Consigliere comunale Patto per Cagliari da Sardegna Quotidiano del 22/03/2012 |
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AL VERO GABBIANO JONATHAN
La maggior parte dei gabbiani non si danno la pena di apprendere, del volo, altro che le nozioni elementari: gli basta arrivare dalla costa a dov’è il cibo e poi tornare a casa. Per la maggior parte dei gabbiani, volare non conta, conta mangiare. A quel gabbiano lì, invece, non importava tanto procurarsi il cibo, quanto volare. Più d’ogni altra cosa al mondo, a Jonathan Livingston piaceva librarsi nel cielo.Ma a sue spese scoprì che, a pensarla in quel modo, non è facile poi trovare amici, fra gli altri uccelli.
SE
"Se" Se saprai conservare la testa, quando intorno a te tutti perderanno la loro, e te ne incolperanno; Se crederai in te stesso, quando tutti dubiteranno, ma saprai intendere il loro dubbio; Se saprai aspettare, senza stancarti dell'attesa, ed essere calunniato senza calunniare o essere odiato senza dar sfogo all'odio e, non apparire troppo bello, ne parlare troppo saggio; Se saprai sognare, e non rendere i sogni tuoi padroni; se saprai pensare, e non fare dei pensieri il tuo fine; se saprai incontrare il Trionfo e il Disastro, e trattare questi due impostori nello stesso modo; Se saprai sopportare di sentire quello che hai detto di giusto falsato dai ribaldi per farne trappola ai creduli o vedere le cose per cui hai dato la vita, spezzate e curvarti e ricostruirle con utensili logorati; Se saprai fare un mucchio di tutte le vicende e rischiarlo in un giro di testa e croce; E perdere e ricominciare da capo e non fiatar verbo sulle tue perdite; Se saprai forzare il tuo cuore e i nervi e i tendini per aiutare il tuo volere, anche quando essi sono consumati; e così resistere quando non c'è più nulla in te tranne che la volontà che dice loro: "reggete!" Se saprai parlare con le folle e mantenere le tue virtù e passeggiare con i Re e non perdere la semplicità; Se ne nemici, ne prediletti amici avranno il potere di offenderti, se tutti gli uomini conteranno ma nessuno conterà troppo; se saprai riempire il minuto che non perdona, coprendo una distanza che valga i sessanta secondi; Tuo sarà il mondo e tutto ciò che contiene e, ciò che conta, sarai un uomo,figlio! Rudyard Kipling
EINAUDI
"Migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. È la vocazione naturale che li spinge; non soltanto la sete di guadagno. Il gusto, l'orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti, costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno. Se così non fosse, non si spiegherebbe come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie ed investono tutti i loro capitali per ritirare spesso utili di gran lunga più modesti di quelli che potrebbero sicuramente e comodamente ottenere con altri impieghi." - Luigi Einaudi
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