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il blog di Pierluigi Mannino

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Fatti non foste a viver come bruti

"... Non vogliate negar l’esperienza
di retro al sol, del mondo sanza gente.
Considerate la vostra semenza
fatti non foste a viver come bruti
ma per seguir virtute e canoscenza
"

(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno canto XXVI, 116-120)

 

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Auguri

Post n°838 pubblicato il 31 Dicembre 2014 da unamicoincomune
 

Care Amiche e cari Amici, Vi giungano i miei più sinceri auguri per una serena fine ed un ottimo inizio!!!
“Siate sempre in guerra con i vostri vizi, in pace con i vostri vicini, e fate sì che ogni anno vi scopra persone migliori."
Benjamin Franklin


e....visto che ci siamo  #‎Comunali‬ 2016 ‪#‎cagliari‬ Alla ricerca del Candidato da opporre a Zedda o a chi per lui
Giochiamo un pochino con i sondaggi: https://t.co/qyBIAs68qD

 
 
 
 
 

I no, illuminati e "sinistri", che spengono la nostra Cagliari

Post n°836 pubblicato il 26 Settembre 2013 da unamicoincomune
Foto di unamicoincomune

Il “no” rappresenta quel lemma lessicale utile per qualunque situazione. Con i “no” i genitori aiutano il loro figlio o i loro figli a crescere con la consapevolezza che non sempre è possibile fare tutto (con la salvifica eccezione del riuscire a raggiungere traguardi importanti con la forza di volontà). Parimenti, i “no” hanno il potere di modificare corsi – e ricorsi – storici, lo scorrere di un istante e il cammino di un’esistenza. Modalità educativa genitoriale a parte, negli altri casi citati il “no” è il perfetto opposto del “sì”. Piccola lezione di grammatica, valida in tutto il mondo, a parte, l’oggetto di questa riflessione va a incentrarsi su un “no” che porta con sé, a cascata, conseguenze nefaste e pericolose. Infatti, se da un parere positivo o negativo si decidono addirittura gli equilibri mondiali, ha un suo preciso valore anche una mozione,portata tra i banchi di un consiglio comunale, quello di Cagliari, governato da oltre due anni da una maggioranza espertissima nel votare “no” alle proposte,sane e ragionate, dell’opposizione. Lo scorso 17 settembre chiedo che venga data ai cagliaritani la possibilità di destinare il loro 5x1000 in un fondo speciale, dedicato ai genitori separati in difficoltà economica. Il documento –demagogicamente bocciato dall’intero centrosinistra – l’avevo fatto schedare tra gli argomenti in discussione a fine luglio. Ben prima dell’arrivo dei dati della Caritas, resi noti due settimane fa, che confermano “le difficoltà derivanti dal divorzio e dalle separazioni, con o senza intervento giudiziario:è una quota pari al 48 per cento dei problemi familiari (quale causa di povertà). Fra i divorziati e soprattutto fra i separati è la componente femminile a registrare una maggiore esposizione a situazioni di vulnerabilità sociale, con delle quote cresciute sensibilmente: le donne separate tra il 2009 e il 2012 sono passate dal 14.2 per cento al 16,2 per cento”. Non servono laureati o scienziati per comprendere che, in un momento di forte crisi, da un punto bisogna pur partire. I genitori separati o divorziati sono una categoria oggi svantaggiata, così come tante altre: iniziare a aiutare loro non avrebbe di certo escluso tante altre persone, uomini e donne, colpiti dalla crisi economica per i più svariati motivi. La mia era una proposta dalla forte connotazione “sociale”, senza colore politico alcuno. Ma il diavolo, si sa,oltre alle pentole, qualche volta, riesce anche a fare i coperchi. Il centrosinistra che governa la nostra Cagliari ha detto “no” alla mia proposta. La motivazione? Gli interventi, ironicamente definibili “illuminati”, sono stati tanti, ma il pensiero dei consiglieri di centrosinistra può essere racchiuso nel seguente concetto. “E’ sbagliato provare a modificare una prassi consolidata negli anni, tutto deve continuare senza nessuna modifica”. Il significato, riassunto in un modo più comprensibile a voi cittadini, è questo:“i padri separati o divorziati, così come tutte le altre categorie di poveri,devono continuare a rivolgersi agli assistenti sociali”. Così ha risposto più di un consigliere di centrosinistra. E’ facile intuire il perché di una simile risposta: tenere tutti allo stesso livello contraddistingue da sempre le azioni politiche della sinistra. Soprattutto nel tema “sociale”: le centinaia di cagliaritani che affollano quotidianamente gli uffici circoscrizionali degli assistenti sociali sono la nitida fotografia del dramma generale che non risparmia la nostra Cagliari. Il voto positivo alla mia mozione avrebbe rappresentato l’inizio di un percorso virtuoso. Abortito sul nascere da chi non sa vedere oltre la punta del proprio naso e dei propri interessi di bassa bottega. Adesso tocca a loro. Adesso. Tra meno di tre anni la musica cambierà. I cagliaritani,persone col dono dell’umiltà e dalla schiena ben eretta, hanno scoperto il bluff portato avanti dalla momentanea maggioranza. Proprio quella – di centro sinistra, è utile ricordarlo – che una settimana dopo l’aver bocciato lamia proposta, si è presa a schiaffi (metaforicamente parlando) occupando l’intera seduta del consiglio comunale per discutere e approvare una mozione sull’ utilizzo della lingua sarda nei concorsi pubblici. Per la serie: come complicare l’esistenza a chi ambisce, dotato di titoli e anni di sacrifici su libri universitari, a avere un lavoro. Certo, la lingua sarda eretta a baluardo culturale di quella stessa sinistra che non aiuta i soggetti svantaggiati è roba da circo. Ne sono certo: Emilio Lussu e molti altri padri della Sardegna si sono rivoltati nella tomba.

 
 
 

Ringraziamenti e Auspicio, intervento in Consiglio del 17/07/2013

Post n°835 pubblicato il 18 Luglio 2013 da unamicoincomune
 
Tag: lutto, mamma

” Cari Amici e colleghi, il lutto che ha colpito me e la mia famiglia è di quelli che lasciano il segno. Quando muore la mamma si rompe definitivamente quell’invisibile cordone ombelicale che ci unisce a chi per nove mesi ci ha tenuto nel proprio grembo e che ci è stata vicina sempre e comunque. Nei momenti di gioia e in quelli tristi. Questa presenza, a volte, la diamo per scontata, qualche volta possiamo averla anche ritenuta ingombrante e altre volte ancora non si è trovato il tempo per andare a trovarla per via dei molteplici impegni ma forse più per il fatto che, appunto, si ritenesse quella presenza scontata, fissa, eterna. Quando accade l’irreparabile ti accorgi, invece, della caducità delle cose, dei rapporti e delle relazioni. Hai una nuova consapevolezza, capisci che tante delle cose a cui davi importanza, troppa, a discapito di altre ben più importanti non erano poi così importanti. Tutto ciò ti porta a riflettere, ti porta a vedere le cose da una prospettiva diversa, una prospettiva che ti aiuta a cogliere il senso delle cose importanti e che stimola in te nuove sensibilità. Ho vegliato per tre giorni impotente l’agonia, mia madre combatteva una battaglia impari, cercava di non soccombere ma il male era troppo forte e, alla fine, sorella morte ha vinto. Ma non voglio tediarvi troppo con le mie elucubrazioni filosofiche. Voglio invece ringraziarVi tutti per la vicinanza manifestatami, per il calore umano che mi avete fatto sentire. Le diversità di vedute politiche sono cose terrene ma il saper manifestare i nobili sentimenti dell’amicizia, della solidarietà, della condivisione del dolore altrui son cose ben più che umane, sono cose divine. Ancora grazie Amici e buon lavoro a tutti noi per dare risposte alla nostra Città, per non restare impotenti davanti al l’agonia della nostra collettività. Sì, ho detto agonia perché tale è e purtroppo chi sta sopra di noi dimostra ogni giorno di non averne contezza. Quindi tocca a noi  cercare,per quanto possiamo, di portare un barlume di ragione nella politica e nell’amministrazione della cosa pubblica. E bisogna agire ora, subito, perché ciò che è ora potrebbe non essere domani. L’aiuto che possiamo dare adesso potrebbe rivelarsi inutile tra un giorno. Diamoci da fare, ognuno per quanto gli compete. La città non aspetta! Grazie ancora a tutti.”

~ di Pierluigi Mannino ~
Cagliari, lì 17 Luglio 2013

 
 
 

Sic transit gloria Monti...

Post n°834 pubblicato il 01 Marzo 2013 da unamicoincomune
 

Era nell’aria ma in tanti non volevano sentire il frinire dei grilli e il ruggito del giaguaro. Il bettoliano già si vedeva con l’alloro del vincitore e strizzava l’occhio, non tanto velatamente, al professor Monti per un’eventuale stampella in Senato. L’apertura delle urne ha tuttavia riservato sorprese e un epilogo ben differente: il Cavaliere risorge e cede di poco alla Camera ipotecando il Senato. L’Italia si ritrova senza una maggioranza di Governo e non esiste più il jolly Monti. Il bocconiano ha giocato, male, le sue carte, ed è riuscito a malapena a strappare una manciata di senatori e uno sparuto manipolo di deputati. Ma del resto era partito con molteplici handicap: i frutti nefasti del suo governo tecnico e l’alleanza con Fini e Casini. Monti, scendendo in campo, pardon, salendo, si è sottoposto al giudizio degli italiani che non hanno perso l'occasione di esprimere il proprio disappunto verso chi, in tredici mesi, ne ha fatto carne da macello in nome di una missione salvifica per lo Stato. Sotto la bandiera dello spread e per i desideri dell'Europa, Monti ha applicato le peggiori teorie economiche fatte di vessazione e rigore e ha fatto l'errore, pur avendo in precedenza affermato che mai sarebbe entrato nell'agone politico,  di impegnarsi politicamente trascinando con sé i reietti dalle coalizioni che lo vedevano come unica àncora di salvezza per restare in auge. Gli italiani, quelli che si sacrificano e lavorano hanno dato una pronta risposta alla "Scelta Civica" montiana, cinica e crudele: bocciata. Al professore e ai suoi discepoli rimane il voto dell'alta società civile che non rappresenta, certamente, la maggioranza del popolo. La salita in politica per il professore si è rivelata essere una rovinosa caduta, che potrebbe avergli precluso la strada verso il Colle, visto che si vociferava su una sua probabile elezione alla Presidenza della Repubblica, e verso un eventuale Monti bis. Con la sua bocciatura, gli italiani hanno anche voluto dare un giudizio negativo verso un'Europa che sembra interessarsi più di banche e finanza, che dei cittadini europei. Monti incarna in sé questo tipo d'Europa, fatto di numeri e cifre, e anche per questo è stato bocciato. È arrivato quarto, proprio come aveva profetizzato Wolfgang Munchau, editorialista del Financial Times, che con il professor Monti non è mai stato tenero, non ritenendolo adatto al ruolo per lui disegnato da una politica, quella italiana, in stato confusionale. Monti non se la prenda, del resto non è stato scelto solo dal 90% degli italiani. Quelli che studiano, lavorano e si sacrificano con la speranza di un futuro migliore. Sic transit gloria Monti.

 

pubblicato da Sardegna Quotidiano del 27 Febbraio 2013

 
 
 

Giannino, il "dandy" contro il declino

Post n°833 pubblicato il 08 Febbraio 2013 da unamicoincomune

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E’ iniziata la grande corsa verso gli scranni parlamentari, anomala vista la gran parte degli stessi già assegnata dalle segreterie dei partiti. Rimangono ben poche poltrone da assegnare e il Parlamento somiglia sempre più a un’assemblea condominiale dove vecchi proprietari guardano con sospetto gli ultimi arrivati, quasi fosse una colpa volersi intromettere nella gestione della cosa comune. Per i partiti tradizionali questo è una colpa: ecco spiegato perché fanno quadrato intorno ai propri capi e cercano di contrastare la società civile che si organizza e avanza. Per farlo non badano a spese, tanto paghiamo noi, e cercano, quando possibile, di inglobare chiunque possa rappresentare un pericolo per la loro sopravvivenza.

 

La politica italiana è camaleontica, i partiti cambiano colore, si rinnovano a modo loro magari proponendo nelle liste, in posizione non certamente eleggibile, giovani uomini e giovani donne quasi a dire che il rinnovamento coincida con l’età anagrafica. Tutte operazioni di facciata realizzate per consentire ai soliti, salvo rare eccezioni, di occupare per altri cinque anni comode posizioni di potere. Un potere sempre più in declino che trascina nei bassifondi le sorti dell’Italia.

 

Per non parlare poi dei programmi elettorali: ci si trova di tutto, dall'eliminazione delle imposte all'eliminazione del finanziamento ai partiti dal taglio dei parlamentari al conflitto di interessi, dalla riforma della Giustizia alla rivisitazione della Costituzione.Elemento comune a tutti e imperativo categorico comune è un sostantivo maschile: Rinnovamento.

Già, il rinnovamento è quanto si auspicano i contendenti e, in effetti, se lo auspicherebbero anche i cittadini. Perseguirlo e raggiungerlo sarebbe la vera novità.

E’ serio parlare di rinnovamento con promotori già protagonisti della scena politica degli ultimi 30 anni? Possono ergersi ad artefici del rinnovamento e della ripresa coloro che, per buona parte, sono stati la causa della situazione economica attuale? Soprattutto, gli Italiani sono ancora disposti a queste aperture di credito senza garanzia?

Credo che dalle urne arriveranno sorprese che smentiranno sondaggi e sondaggisti. Mi auguro, per il bene del paese, che gli elettori si liberino dalle catene e votino secondo coscienza per coloro che rappresentano la novità. Il nuovo non è, e non può essere, solo Grillo o Ingroia, l’istrione o il magistrato. Il primo a urlare cose, ben poche delle quali condivisibili, il secondo a mostrare il volto duro e spietato della legge.

La vera novità politica è quella rappresentata da chi sfida i colossi con una ricetta semplice e chiara: Fare. Fare per fermare il declino. Il candidato premier Oscar Giannino ha dalla sua delle qualità che in pochi, tra gli altri candidati, possono mostrare. Un personaggio un po’ bizzarro nel vestire ma con una preparazione degna di Pico della Mirandola e un’onestà intellettuale inattaccabile. Fuori dagli schemi e dal sistema che crede che il declino di questo Paese possa e debba essere fermato e scongiurato. Un uomo che, animato dalla forze delle sue idee, si mette in gioco coinvolgendo personaggi quali Luigi Zingales e Michele Boldrin. Figure scomode e accomunate dal fatto che, in contrasto col feudalesimo dominante nella nostra civile società, in particolar modo nelle Università italiane, hanno preferito lasciare l’italico suolo e conquistarsi un posto di rilievo all’estero“Fare per fermare il declino” nasce per ridare speranza a chi crede nel sacrificio come elemento necessario per raggiungere il successo. Niente deve essere regalato o concesso, anzi: tutto deve essere conquistato con lo studio, l’applicazione e la dedizione.

 

Nelle sue 10 proposte ci sono le chiavi per liberare il Paese dalle catene che lo tengono frenato e che non consentono l’evoluzione e lo sviluppo, non solo economico.

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Quando si parla di riduzione della spesa pubblica, ad esempio, la si propone avendo ben chiaro che in tutti questi anni si è esagerato e lo si è fatto non per portare ad un’ulteriore crescita economica e al benessere ma, semplicemente, per garantire, quasi sempre, sacche di parassitismo che hanno determinato una crescita abnorme del debito pubblico con evidenti discriminazioni tra cittadini. Riduzione e razionalizzazione della spesa, liberalizzazione dei servizi, rilancio delle Università e tanti altri punti fondamentali. Chiediamoci se potranno mai essere realizzati da chi li ha sinora contrastati. L’onestà intellettuale dei lettori di questo quotidiano non potrà che portare a una risposta negativa. La scelta appare perciò obbligata, una scelta veramente nuova. Una nuova strada da percorrere visto che la vecchia è ormai disseminata dalle trappole create da chi ha gestito il potere in questi ultimi decenni. Una strada da Fare e percorrere con speranza:quella di lasciare alle spalle il peggio. Si può fermare il declino, basta fare la scelta giusta.

 

Pierluigi Mannino

Consigliere comunale di “Patto Per Cagliari”

 

 

 
 
 

L'uscita di Mario Monti è l'unico modo per salvare l'Italia.

Post n°832 pubblicato il 12 Dicembre 2012 da unamicoincomune
 
Foto di unamicoincomune

 

L'Italia ha solo un serio problema economico. È nella moneta sbagliata.

di Ambrose Evans-Pritchard

9:09PM GMT 10 Dec 2012

 

 

 

La nazione è più ricca della Germania in termini pro capite, con circa 99 miliardi di euro di ricchezza privata. E 'il più grande avanzo primario di bilancio del blocco G7. Il suo debito combinato pubblico e privato è 265pc del PIL, inferiore a quello in Francia, Olanda, Regno Unito, Stati Uniti o Giappone.

E punteggi migliori del Fondo monetario internazionale "debito a lungo termine sostenibile”  tra i principali paesi industrializzati, proprio perché ha riformato la struttura pensionistica sotto (il governo di) Silvio Berlusconi.

"Hanno un vivace settore delle esportazioni, e un avanzo primario. Se c'è un paese nell’EMU (Unione Monetaria Europea) che potrebbe trarre beneficio dall’abbandono dell'euro e ripristinare la competitività, è ovviamente l'Italia”, ha detto Andrew Roberts da RBS.

"I numeri sono li davanti agli occhi di tutti. La storia del 2013 non si riferisce a paesi costretti a lasciare l’EMU (Unione Monetaria Europea), ma capita anzi che abbiano scelto loro di andarsene.”

Un "gioco della teoria” studiato dalla Bank of America ha concluso che l'Italia avrebbe guadagnato più di altri membri dell'UEM, nel liberarsi e ripristinare il controllo sovrano sulle sue leve politiche.

La sua posizione patrimoniale sull'estero è vicina all'equilibrio, in forte e netto contrasto con la Spagna e il Portogallo (entrambi in deficit da oltre 90pc del PIL). L'avanzo primario implica che può lasciare l'UEM in qualsiasi momento lo desideri, senza dover affrontare nessuna crisi di finanziamento.

Un tasso di risparmio elevato significa che qualsiasi shock del tasso di interesse dopo il ritorno alla Lira sarebbe soprattutto legato al rifluire nell'economia attraverso maggiori pagamenti a obbligazionisti italiani "e spesso ci si dimentica che i reali tassi dell’Italia erano molto più bassi ai tempi della Banca d’Italia.

Roma ospita una sezione di carte vincenti. Il grande ostacolo è il premier Mario Monti, installato a capo di una squadra tecnocrate nel Novembre del 2011 dal cancelliere tedesco Angela Merkel e la Banca Centrale Europea - tra gli applausi dei media europei e della classe politica.

Monti potrebbe essere uno tra i più grandi signori dell’Europa, ma è anche un sommo sacerdote del progetto UE e un autore chiave della membership dell’Italia nell’Euro. Prima se ne va, prima l'Italia può fermare questa discesa nella depressione cronica.

I mercati sono, ovviamente, inorriditi all’idea che si dimetterà una volta approvato il Bilancio 2013, aprendo la porta al caos politico all'inizio del prossimo anno. I rendimenti sui 10 anni del debito italiano toccano i 30 punti base, al 4.85 Lunedi scorso. “L’armistizio è durato 13 mesi. Ora la guerra continua. Il mondo ci guarda con incredulità,” ha scritto il Corriere della Sera.

Il rischio immediato per gli investitori obbligazionari è un parlamento fratturato, con un 25% di possibilità di vittoria da parte delle forze euroscettiche di Mister Berlusconi, la Lega Nord e il comico Beppe Grillo, quest’ultimo vicino al  18% nei sondaggi. “Saremo condannati se non ci sarà una chiara maggioranza in parlamento,” ha detto il professore Giuseppe Ragusa, dell’Università Luis Guido Carli di Roma.

Qualsiasi risultato del genere avrebbe lasciato i mercati obbligazionari palesemente esposti, così come lo erano nel mese di luglio, durante l'ultimo spasimo della crisi del debito dell’Europa. Roma avrebbe ancora meno probabilità di richiedere un salvataggio e firmare un “Memorandum” rinunciando alla sovranità fiscale – questi i presupposti per l'azione della BCE per i rendimenti dei titoli italiani.

Tutti quegli investitori che si sono precipitati nel debito italiano -o debito spagnolo - dopo la ECBA di Mario Draghi, si sono impegnati a fare tutto il necessario per tenere insieme l'UEM,potrebbero scoprire che Draghi non in grado di fornire nulla. Le sue mani sono legate dalla politica. Gli obbligazionisti dovrebbero essere preoccupati. Ma gli interessi della democrazia italiana e deicreditori stranieri non sono più allineati. Le politiche di deflazionedel 1930 imposte da Berlino e Bruxelles hanno spinto il paese in un vortice greco. Confindustria, la lobby del business, ha detto che la nazione è ridotta ad una “maceria sociale”.

I dati più recenti confermano la produzione industriale dell’Italia è in caduta libera accelerata, meno 6.2% fino a Ottobre dell’anno scorso“Abbiamo visto un crollo completo del settore privato negli ultimi 12 mesi, ha detto Dario Perkins, della Lombard Street Research. “La fiducia nel business è tornata ai livelli più profondi della crisi finanziaria. La fiducia dei consumatori è la più bassa di sempre. Berlusconi dice bene quando sostiene che l'austerità è stato un disastro completo.”

Il consumo è crollato del 4.8% dallo scorso anno a causa dei morsi di tasse più alte. "Non esiste alcun precedente simile con questi dati. Il rischio per il 2013 è che quella caduta sarà ancora peggiore”, dice il gruppo di consumo di Confcommercio.

Le origini di questa crisi risalgono a metà degli anni 1990, quando il Marco e la Lira sono stati fissati per sempre. L’Italia ha avuto il sistema salariale della Scala Mobile con le abitudini di inflazione. E le vecchie abitudini sono dure a morire.

Ha perso dal 30% al 40% della competitività del lavoro contro la Germania. Il surplus commerciale storico con la Germania è diventato un grande deficit strutturale.

Il danno è ormai fatto. Non è possibile portare indietro le lancette del tempo. Eppure, questo è esattamente ciò che le élite politiche dell'UE stanno cercando di fare attraverso l’austerità e unadrastica "svalutazione interna”.

Una simile politica può avere luogo in una piccola economia aperta, con un complesso meccanismo di ingranaggi politici come l'Irlanda. In Italia è la replica dell’esperienza britannica dopo Winston Churchill, che aveva messo la Sterlina a un tasso sopravvalutato nel 1925. Come Keynes disse acidamente, i salaristanno scendendo “appiccicosamente”Lo stipendio di un britannico non subirà grandi cambiamenti per i prossimi cinque anni. L'effetto principale di questa politica è quello di saper tenere bada a un alto tasso di disoccupazione. In İtaliil tasso di disoccupazione giovanile è al 36.5%, in aumento.

Mister Monti ha speronato con la stretta fiscale pari al 3.2% del Pil quest'anno, tre volte la cosiddetta dose terapeutica. Non vi è alcuna ragione economica per farlo. L'Italia ha avuto un budget primario vicino al saldo nel corso degli ultimi sei anni. E 'stato, ed era sotto Berlusconi, un raro esempio di rettitudine.

L'avanzo primario raggiungerà il 3.6% del PIL quest'anno e il 4.9% l’anno prossimo. Non si potrebbe essere più virtuosi. Eppure il dolore è stato inutile, anzi peggio. L’inasprimento fiscale ha spinto il debito pubblico dell’Italia da un equilibrio stabile a una zona di pericolo. Il FMI dice che il rapporto con il debito sta crescendo molto più velocemente di prima, saltando dal 120% dello scorso anno al 126% quest'anno e al 128% nel 2013.

L'economia ha subito una contrazione per cinque trimestri. Citigroup dice che questo sarà un effetto a cascata, con l’1.2% e l’1.55 nel 2013 e nel 2014, con una crescita vicino allo zero fino al 2017, con la lenta ristrutturazione del debito lungo la strada.

Sarebbe straordinario se gli elettori italiani tollerassero questa debacle per lungo tempo, anche se Pier Luigi Bersani vince leelezioni in un centro-sinistra che è pro-riforma e pro-euro.Un'indagine condotta dalla PEW Trust mostra che solo il 30% ha fiducia e pensa che l'Euro sia stata una “buona cosa”.

Il coro a favore dell’uscita dell'UEM (Unione Monetaria Europea)si era trasformato in silenzio dopo che Draghi aveva promesso la salvezza. Cinque mesi più tardi, è chiaro che la crisi è più profonda. Le voci sono sempre più forti. Berlusconi gioca maliziosamente con il tema, un giorno culla la sua “pazza idea” di fare stampare euro dalla Banca d’Italia con aria di sfida, e subito dopo dice che “non bestemmia chi suggerisce di lasciare l’Europa”.

Le sue parole sono state più dure in quest’ultima settimana. "L'Italia è sull'orlo del baratro. Non posso permettere al mio paese di immergersi in una spirale recessiva senza fine. "La situazione oggi è molto peggiore di un anno fa, quando ho lasciato il governo. Abbiamo un aumento dei milioni di disoccupati, il debito è in aumento, le imprese stanno chiudendo, le proprietà stanno crollando, e il mercato delle auto è distrutto. Non possiamo andare avanti così”.

In effetti.

 

 

FONTE:http://www.telegraph.co.uk/finance/comment/ambroseevans_pritchard/9735757/Mario-Montis-exit-is-only-way-to-save-Italy.html

 

 

 
 
 

Intervento in aula - mozione 235 del 26.06.2012

Post n°831 pubblicato il 03 Ottobre 2012 da unamicoincomune
Foto di unamicoincomune

 

a segure trascrizione dell'intervento, tenuto in aula in data 02 ottobre 2012, sulla mozione avente per oggetto "Conferimento della cittadinanza onoraria al Dalai Lama"

 

La seguente mozione, di cui sono primo firmatario, ha avuto un ampio consenso, infatti, é stata firmata anche da esponenti dell'attuale maggioranza.

 

Questa mozione, ad una prima lettura potrebbe apparire inutile, lontana dai problemi reali e superflua. Questa mozione nasce con un preciso obiettivo ridestare le coscienze. Questa mozione vorrebbe essere un invito a non perseverare nell’ignavia e nell'indifferenza verso quanto accade intorno a noi. 

 

Era il 1938, Adolf Hitler faceva il suo ingresso a Vienna per dare corpo al suo progetto della grande Germania. Negli anni precedenti,in aperta violazione del trattato di Versailles aveva ripristinato la coscrizione obbligatoria, aveva dato vita alla Luftwaffe e aveva iniziato a disattendere le clausole sul disarmo. La politica di rafforzamento e riarmo di Hitler non conobbe sosta e si svolse con la tacita accettazione e forse ignavia delle grandi potenze europee e della Società delle Nazioni. Fatta salva la reazione culminata con il Patto di Stresa (Aprile 1935) niente di concreto si fece per osteggiare le mire espansionistiche di Hitler e così piano piano l’Europa precipitò nel periodo più buio del secolo scorso, come tutti noi sappiamo. Voi vi chiederete cosa c’entri tutto ciò con il Dalai Lama ed è normale che lo facciate. 

 

Era il 1959, la Cina occupa militarmente e politicamente il Tibet e revoca lo statuto di autonomia di cui il Paese usufruiva da secoli. Da quel momento l’autorità spirituale e politica del Tibet fu costretta all’esilio nel nord dell’India che offrì il suo appoggio per garantire sopravvivenza alla civiltà tibetana e al buddismo messa in pericolo dall’espansionismo cinese. L’attuale Dalai Lama (oceano di saggezza) è rimasto capo del governo tibetano in esilio fino al marzo del 2011 ed ha ceduto l’autorità politica ad un successore eletto dal Parlamento in esilio. E’ bene ricordare che l’attuale Dalai Lama, Tenzin Gyatso, ha ricevuto nel 1989 il premio nobel per la pace per la resistenza non violenta contro la Cina. Ad ora, quindi, rimane detentore solo della propria autorità religiosa. Ora, malgrado la figura del Dalai Lama rappresenti un caposaldo per tutta la cultura tibetana, la Cina avrebbe deciso di arrogarsi il diritto di nominare le future reincarnazioni del Dalai Lama estromettendo dalla scelta gli unici legittimati: i Lama Tibetani. Nel 1995 la Cina rapì la seconda autorità lamaista in Tibet, il Panchen Lama, e da tale data non se ne hanno più notizie e sarebbe ufficialmente posto sotto la tutela protettiva della Cina. Nel settembre 2007 il governo di Pechino arriva ad affermare che è esso stesso l’unico autorizzato a nominare gli alti monaci tibetani che dovranno poi, in futuro, eleggere il successivo Dalai Lama con la supervisione del loro Panchen Lama. Con questo sotterfugio, osteggiato giustamente, ad esempio, dal rappresentante del Dalai Lama in Europa la Cina vorrebbe mettere fine al potere religioso e spirituale del Dalai Lama e cancellare la tradizione religiosa e l’esistenza stessa del Tibet. Certo qualcuno potrebbe dire che questo parallelismo sia un’esagerazione, che i tempi ed i problemi sono diversi e che la Cina non è la Germania nazista. Forse ma la differenza principale è che allora si metteva in campo la potenza militare ora, pur avendo una grande potenza militare, la Cina non ha bisogno di muovere armate perché Le basta, semplicemente, muovere i propri capitali. Già, la partita ed il silenzio sulle sorti del Tibet, sono dettati dal fatto che la Cina con le proprie risorse si è comprata gran parte del debito pubblico degli Stati Europei e non. E con lo spauracchio economico ottiene l’indifferenza dei successori della Società delle Nazioni. 

E questo perché la Politica, che dovrebbe essere incentrata sull’essere umano, ha smesso di essere tale ed è diventata succube dei potentati economici. La Politica che nasceva per mediare le posizioni del più forte e del più debole si è arresa al più forte. 

Ora c’è il Tibet e domani? 

 

Ecco perché ritengo che l’approvazione di questa mozione possa, e debba, essere un segnale di riscatto della politica nei confronti dello strapotere economico.

 

 
 
 

Il primo anno di Giunta Zedda - intervento in aula

Post n°830 pubblicato il 20 Settembre 2012 da unamicoincomune

Trascrizione del mio intervento in aula durante la discussione sul resoconto, presentato dal Sindaco, in merito all'operato del primo anno di governo cittadino. Seduta del 12 Settembre 2012

Il documento sul primo anno di attività della Giunta guidata da Massimo Zedda offre non pochi spunti di riflessione. I tanti fogli relativi al lavoro svolto dagli assessori sono interessanti ma, in alcuni casi, non calibrati con la realtà delle cose. Mi spingo oltre, affermando tranquillamente e con la consapevolezza di non compiere opera di falsità – anzi, la volontà è quella di dare una mano a contribuire alla crescita di Cagliari – che in alcuni punti si toccano punte esilaranti.

Molto divertente è la parte relativa ai Servizi informatici – legati all’attività della vicesindaco, Paola Piras - dove non è dato sapere cosa sia stato fatto per uniformare tra loro i sistemi e i software. Appare decisamente fumoso riempirsi la bocca con il termine “open data”, se non lo si traduce in concreto. E’ altresì piacevole leggere che sia pronta la maschera per il sito internet comunale, relativa alle segnalazioni di manutenzioni varie. Un inutile orpello e nulla più, se non viene collegata ai settori di riferimento.
Molti dubbi anche sulla parte relativa alla voce “risparmi”, in particolare la stima del risparmio sull’utilizzo dei fogli di carta. E’ plausibile vantarsene pur non presentando dato alcuno relativo alla stessa identica spesa di dodici mesi fa? O questa maggioranza si è affidata a un mago, oppure i conti non tornano. Delle due l’una, visto che non sono stati presentati dati e fatture d’acquisto del 2011.  Il regolamento del procedimento amministrativo è a oggi una promessa da tradursi ancora in realtà, e latita dallo scorso febbraio.
Senza dimenticare la grande rivoluzione prospettata per la toponomastica, con il passaggio delle competenze alla commissione Affari Generali – un risparmio pari a zero, per intenderci – dal momento in cui quella commissione dovrebbe incrementare il numero delle proprie riunioni.
Il ringraziamento formale del Presidente della Corte d’Appello, giunto per aver liberato dalla carta i depositi del Palazzo di Giustizia, farà dormire sonni tranquilli al sottoscritto e ai cagliaritani, con questo particolare “grazie” da oggi siamo tutti più felici. Ovviamente, quest’ultima frase è da intendersi in senso ironico.
Da un momento di frivolezza, che in politica come nella vita quotidiana non deve mai mancare, seguito con un argomento più triste: il piano di sensibilizzazione al ricorso alle cremazioni. L’ho proposto più volte nel corso di questo primo anno di consiliatura, ancora nulla è stato fatto. Osservo con dispiacere che allo stato attuale non c’è neanche una bozza del progetto preliminare del regolamento cimiteri.
Maggior chiarezza serve anche in merito alle spese – meglio, ai risparmi – sbandierati dagli operatori del canile comunale. “Ogni cane costa due euro al giorno e abbiamo un risparmio di mille”, questo hanno sentenziato durante un sopralluogo effettuato dalla commissione Affari generali. Sì, ma questi “mille” sono euro? Se, come probabilmente, lo sono, quale è il rapporto tra costo totale e attività svolta nella struttura di via Po?
Spostandomi nel settore del Lavori Pubblici, noto che nell’ambito del Centro storico non si menziona minimamente la possibilità di dare una nuova veste alle vie storiche del commercio, Garibaldi e Manno. I due milioni e mezzo di euro previsti per la pavimentazione di queste due vie ci sono, la data del via ai lavori non la conosce nessuno. Cagliari è anche Pirri: dico questo in premessa perché la gioia del comparto dei Servizi tecnologici per la pulizia delle caditoie a Pirri stride con la non pulizia di quelle di tanti quartieri di Cagliari.
Sul turismo: nonostante l’opera svolta fin qui dall’assessore Barbara Argiolas, credo che molto debba essere ancora fatto, mancano ancora una visione unitaria e un coinvolgimento degli operatori commerciali, con sgravi e incentivi dedicati. La Cagliari città turistica non si ottiene solo colorando le notti estive, bensì rendendo partecipi i commercianti, concretamente, magari con un contratto di collaborazione contenente obblighi e agevolazioni per chi lo sottoscrive. E se il Piano delle aree è in grave ritardo, rimane un eccesso di discrezionalità sull’utilizzo del suolo pubblico. Il futuro può essere un “pacchetto-impresa” ben definito, è anzi l’unico tentativo serio e concreto di compiere qualcosa di reale. A ciò mi collego per ricordare a Gabor Pinna, assessore al Bilancio, la mia iniziativa legata alla mozione sul microcredito. Votata all’unanimità, spero entro questo autunno di vedere realizzato il bando specifico.
Per il traffico cittadino, siamo entrati nell’era del cosiddetto “traffic calming”, come ha sostenuto l’assessore Mauro Coni. Questo concetto però mal si sposa con la corsia preferenziale per le biciclette – se tale si può definire una striscia di terra delimitata da una sverniciata gialla - realizzata in via Sonnino. I parcheggi rosa, dedicati alle donne in gravidanza e alle neo-mamme sono stati tracciati grazie all’input di una parte dell’opposizione.
L’ultimo punto che tocco è quello legato all’Urbanistica, con il caos regnante negli uffici di via Nazario Sauro. Va subito fatto un plauso all’Assessore per la sintesi fatta, appena una pagina e mezzo di relazione. Ma, in effetti, non c’era molto da dire. Semplici cittadini e imprenditori conoscono la data di entrata della loro pratica nella Babele urbanistica, ma non sanno quando ne uscirà evasa e timbrata. Non si è agito al meglio sull’organizzazione degli uffici, non garantendo così un buon servizio.
L’assessore competente, Paolo Frau, va fiero della sua iniziativa “Mettete dei fiori nei vostri balconi”. Mi permetto di fargli notare, seppur con la dovuta dose di ironia, che se le priorità continueranno a essere queste, ben presto i cittadini lasceranno sì i fiori nei davanzali delle loro case, ma lanceranno i vasi all’indirizzo di qualche componente dell’attuale maggioranza.

 
 
 

Parafrasando Brecht, l'agonia!

Post n°829 pubblicato il 11 Settembre 2012 da unamicoincomune
 

Prima di tutto chiusero le fabbriche di Ottana 
e non mi dispiacque, perché inquinavano l'ambiente.
 
Poi chiusero le miniere
e non dissi nulla, perché i minatori erano sporchi.
 
Poi chiusero le fabbriche del polo chimico
e fui sollevato, perchè i loro miasmi erano fastidiosi. 
 
Poi chiusero l'Alcoa
e non me ne curai, perché non ero  operaio.
 
Poi chiuse la bottega sotto casa
e pensai che in fondo non era un male, perchè dicono che i commercianti siano evasori
 
Un giorno chiusero il mio ufficio 
e non potei fare più nulla, perchè non c'era più nessuno a protestare. 
 
 
Forse è arrivato il momento di riflettere ma non solo. 

 
 
 
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AL VERO GABBIANO JONATHAN

immagineLa maggior parte dei gabbiani non si danno la pena di apprendere, del volo, altro che le nozioni elementari: gli basta arrivare dalla costa a dov’è il cibo e poi tornare a casa. Per la maggior parte dei gabbiani, volare non conta, conta mangiare. A quel gabbiano lì, invece, non importava tanto procurarsi il cibo, quanto volare. Più d’ogni altra cosa al mondo, a Jonathan Livingston piaceva librarsi nel cielo.Ma a sue spese scoprì che, a pensarla in quel modo, non è facile poi trovare amici, fra gli altri uccelli.

 

SE

 

"Se" Se saprai conservare la testa, quando intorno a te tutti perderanno la loro, e te ne incolperanno; Se crederai in te stesso, quando tutti dubiteranno, ma saprai intendere il loro dubbio; Se saprai aspettare, senza stancarti dell'attesa, ed essere calunniato senza calunniare o essere odiato senza dar sfogo all'odio e, non apparire troppo bello, ne parlare troppo saggio; Se saprai sognare, e non rendere i sogni tuoi padroni; se saprai pensare, e non fare dei pensieri il tuo fine; se saprai incontrare il Trionfo e il Disastro, e trattare questi due impostori nello stesso modo; Se saprai sopportare di sentire quello che hai detto di giusto falsato dai ribaldi per farne trappola ai creduli o vedere le cose per cui hai dato la vita, spezzate e curvarti e ricostruirle con utensili logorati; Se saprai fare un mucchio di tutte le vicende e rischiarlo in un giro di testa e croce; E perdere e ricominciare da capo e non fiatar verbo sulle tue perdite; Se saprai forzare il tuo cuore e i nervi e i tendini per aiutare il tuo volere, anche quando essi sono consumati; e così resistere quando non c'è più nulla in te tranne che la volontà che dice loro: "reggete!" Se saprai parlare con le folle e mantenere le tue virtù e passeggiare con i Re e non perdere la semplicità; Se ne nemici, ne prediletti amici avranno il potere di offenderti, se tutti gli uomini conteranno ma nessuno conterà troppo; se saprai riempire il minuto che non perdona, coprendo una distanza che valga i sessanta secondi; Tuo sarà il mondo e tutto ciò che contiene e, ciò che conta, sarai un uomo,figlio! Rudyard Kipling

 

EINAUDI

"Migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. È la vocazione naturale che li spinge; non soltanto la sete di guadagno. Il gusto, l'orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti, costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno. Se così non fosse, non si spiegherebbe come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie ed investono tutti i loro capitali per ritirare spesso utili di gran lunga più modesti di quelli che potrebbero sicuramente e comodamente ottenere con altri impieghi." - Luigi Einaudi

 

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