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Fatti non foste a viver come bruti

"... Non vogliate negar l’esperienza
di retro al sol, del mondo sanza gente.
Considerate la vostra semenza
fatti non foste a viver come bruti
ma per seguir virtute e canoscenza
"

(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno canto XXVI, 116-120)

 

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Quando il popolo diventa un nemico

Post n°840 pubblicato il 10 Dicembre 2016 da unamicoincomune
 

Proprio non gli va giù, il Popolo sovrano ha votato in modo difforme da quanto desiderato dalle, cosiddette, elite e da quanto auspicato dai potentati economici ed ecco che il Popolo diventa un nemico. Per una buona parte dei sostenitori del Sì, siano essi politici, giornalisti, professori o altro, è inconcepibile che la riforma delle riforme, il sogno renziano di dare una scossa al Paese mortificandone il libro sacro costituzionale, sia stato infranto da un popolo incapace, in questo caso, di fare la scelta migliore (per loro). Accusano noi, sporchi conservatori e cultori del No di non aver avuto coraggio e di preferire lo status quo all'incertezza della sfida lanciata dagli illuminati del sì.

Davvero una pessima lettura quella data da questi aspiranti neo illuminati, solo loro avrebbero capito il valore della riforma. Solo loro hanno capito il verbo renziano, noi, con il nostro no, abbiamo chiuso le porte alla nuova età dell'oro e alle meraviglie che avrebbe portato l'innovazione costituzionale. Siamo dei retrogradi, conservatori, pavidi e pigri. Siamo dei veri miscredenti, incoscienti e ciechi. E sul tema si sono espresse le grandi menti progressiste, si è espressa quell'intellighenzia che si nutre di conformismo e caviale, quella che si mostra sensibile verso gli ultimi purché siano ultimi di importazione. Quella che parla del popolo per sentito dire ma che è più affine a banchieri e speculatori. Di quanto accaduto domenica scorsa, proprio non hanno capito nulla, non hanno capito che il Popolo ha voluto dare un segnale a chi si è rivelato essere più sensibile ai capricci delle banche che ai bisogni dei cittadini.

Non hanno capito che la misura è colma e che il voto non è stato un voto di pancia ma un voto ponderato. Un voto per bocciare una riforma scritta con i piedi e con la quale si voleva privare il cittadino di ulteriori spazi di democrazia, Un voto che ha voluto essere l'Urlo di chi non ne può più di esser preso per i fondelli, di chi non ne può più di sentirsi raccontare una realtà diversa da quella vissuta nella quotidianità dalla stragrande maggioranza dei cittadini. Una realtà fatta di sacrifici, di privazioni e fame. Chi non vive la vita reale con le sue esigenze non può pretendere di dare risposta a tali esigenze e non può pretendere di essere creduto. Possibile che non vi siate posti il dubbio che, magari, noi, abbiamo capito il disegno che c'era dietro la riforma e non ci siamo prestati a questo gioco? Einstein diceva: "la conoscenza intuitiva è un dono sacro e quella razionale è il suo servo.

Noi abbiamo creato una società che venera il servo e ha dimenticato il dono." Non vi viene il dubbio che in questo popolo del no sia riemerso il dono? E che la scelta sia stata più saggia della vostra? Da un lato vi invidio, invidio le vostre certezze ma non posso accettare le vostre offese verso coloro che hanno deciso di urlare "adesso basta!" Basta alle vane promesse, agli imbonitori, ai superficiali, alla mediocrità imperante, al politicamente corretto. Basta ai saccenti, ai supponenti, agli avidi e alle marionette nelle mani di pupari senza scrupoli. L'Italia è un grande Paese, un Paese che ha avuto il coraggio di dire no anche per voi, un no che, magari, vi aiuterà a crescere e ad affrancarvi dal conformismo. Già mi immagino l'accusa: populista. Se pensare al bene comune e mettere al centro dell'azione politica l'uomo, il cittadino è populismo, allora Sì, lo sono. Ma ricordate che il populismo, il più delle volte, non è altro che la politica che dice la verità. Ad maiora

 

 

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AL VERO GABBIANO JONATHAN

immagineLa maggior parte dei gabbiani non si danno la pena di apprendere, del volo, altro che le nozioni elementari: gli basta arrivare dalla costa a dov’è il cibo e poi tornare a casa. Per la maggior parte dei gabbiani, volare non conta, conta mangiare. A quel gabbiano lì, invece, non importava tanto procurarsi il cibo, quanto volare. Più d’ogni altra cosa al mondo, a Jonathan Livingston piaceva librarsi nel cielo.Ma a sue spese scoprì che, a pensarla in quel modo, non è facile poi trovare amici, fra gli altri uccelli.

 

SE

 

"Se" Se saprai conservare la testa, quando intorno a te tutti perderanno la loro, e te ne incolperanno; Se crederai in te stesso, quando tutti dubiteranno, ma saprai intendere il loro dubbio; Se saprai aspettare, senza stancarti dell'attesa, ed essere calunniato senza calunniare o essere odiato senza dar sfogo all'odio e, non apparire troppo bello, ne parlare troppo saggio; Se saprai sognare, e non rendere i sogni tuoi padroni; se saprai pensare, e non fare dei pensieri il tuo fine; se saprai incontrare il Trionfo e il Disastro, e trattare questi due impostori nello stesso modo; Se saprai sopportare di sentire quello che hai detto di giusto falsato dai ribaldi per farne trappola ai creduli o vedere le cose per cui hai dato la vita, spezzate e curvarti e ricostruirle con utensili logorati; Se saprai fare un mucchio di tutte le vicende e rischiarlo in un giro di testa e croce; E perdere e ricominciare da capo e non fiatar verbo sulle tue perdite; Se saprai forzare il tuo cuore e i nervi e i tendini per aiutare il tuo volere, anche quando essi sono consumati; e così resistere quando non c'è più nulla in te tranne che la volontà che dice loro: "reggete!" Se saprai parlare con le folle e mantenere le tue virtù e passeggiare con i Re e non perdere la semplicità; Se ne nemici, ne prediletti amici avranno il potere di offenderti, se tutti gli uomini conteranno ma nessuno conterà troppo; se saprai riempire il minuto che non perdona, coprendo una distanza che valga i sessanta secondi; Tuo sarà il mondo e tutto ciò che contiene e, ciò che conta, sarai un uomo,figlio! Rudyard Kipling

 

EINAUDI

"Migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. È la vocazione naturale che li spinge; non soltanto la sete di guadagno. Il gusto, l'orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti, costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno. Se così non fosse, non si spiegherebbe come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie ed investono tutti i loro capitali per ritirare spesso utili di gran lunga più modesti di quelli che potrebbero sicuramente e comodamente ottenere con altri impieghi." - Luigi Einaudi

 

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