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Creato da lubely il 16/12/2005

piazza alimonda

Resistere x esistere

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Riportando tutto a casa

Post n°325 pubblicato il 08 Febbraio 2012 da lubely

Mi rifaccio ai Mcr, tanto per non dimenticare le vecchie sane abitudini.

Questa specie di stanza è stata la mia prima casa nel rutilante mondo di internet. E' stata una bella casa. Mi ci sono trovato bene. Ho trovato vicini di casa di cui sono diventato amico, avversari coi quali era bello fare a cazzotti (verbalmente parlando), persone sgradevoli. Era la mia casa. E come tutte le case funzionava con le regole del padrone di casa, cioè io. Noi che la pensiamo così, che siamo importanti per noi, che si troviamo e ci capiamo, stiamo tutti assieme. Gli altri contro. Si parla, si ragiona... ma se c'è da tirar cazzotti (sempre verbalmente parlando) si sta insieme. Perché noi siamo noi. Stiamo bene insieme.

Poi ho cambiato casa. Sembrava più bella, più grande, più spaziosa... Però forse la mia casa è questa. Forse è qui che devo tornare. Forse è ora di riportare tutto a casa.

 

 

 
 
 

Quelli di sinistra

Post n°324 pubblicato il 09 Novembre 2010 da lubely

 

I giudici sono di sinistra. Quei pochi che non lo sono, sono giudici giusti, non di destra. Qualcuno magari finisce in galera, ma è colpa di altri giudici comunisti.

I giornalisti sono di sinistra. Tranne quelli di Libero e del Giornale che però, quelle rare volte che hanno dato un po’ addosso al diversamente alto, un po’ di sinistra lo sono stati.

I comici sono di sinistra. Sarà che per far ridere bisogna essere intelligenti? (E sarà per questo che il diversamente alto non fa ridere, ma pena?)

Quelli che contestano a Padova e a Vicenza sono quattro gatti (non di più, perché a Vicenza, com’è noto, i gatti se li mangiano) di sinistra.

Quelli che contestano a L’Aquila sono di sinistra.

I preti sono di sinistra quando dicono che bisogna aiutare il prossimo a prescindere dal colore della pelle, quando dicono sì alle moschee, quando se la prendono con i ladri, i mafiosi, i puttanieri. Poi ci sono preti giusti, che sono quelli che contestualizzano le bestemmie e, credo, anche le trombate con una (o più) mignotta/e.

Gli intellettuali sono di sinistra (il che vorrà dire che gli stupidi sono di destra? Mah)

Fini è di sinistra. I finiani sono di sinistra. Anche Casini è di sinistra. Sono stati di destra, ma poi la destrosità è caduta in prescrizione.

Gli insegnanti sono di sinistra, e si lamentano per quello, mica perché la scuola va dal culo.

I gay e i trans sono di sinistra, perché a destra si guardano solo le donne (anche la Santanché le guarda? Cioè, i gay sono di sinistra e le lesbiche di destra? Mah….)

Quelli che fino a ieri erano del Pdl e oggi sono con Fini sono di sinistra (e perché cazzo te li sei messi in lista? Mah..)

Quelli che spendono una parola per rom, extracomunitari e poveri cristi di varia natura non sono persone con cuore e cervello, ma sono di sinistra (quindi quelli di destra sono acefali e privi di muscolo cardiaco? Mah…)

Gli arbitri sono di sinistra, e infatti danneggiano il Milan a vantaggio di squadre come Inter, Juve, Roma, Lazio che, come tutti sanno, sono squadra di minatori, operai e cassaintegrati.

I cantanti sono di sinistra tranne poche eccezioni. Tipo Califano. Che si capisce che è di destra perché, porello, 10mila euro ogni sei mesi non gli bastano per vivere.

Gli attori sono di sinistra, con poche eccezioni. Tipo Barbareschi. Ah no, è diventato di sinistra pure quello.

Quelli che non credono nella famiglia, che fanno figli fuori dal matrimonio, che divorziano sono di sinistra. Tranne lui. E La Russa. E Bondi. E la Gelmini. E Bossi.. vabbè, lasciamo perdere.

Il Pd forse è di sinistra. Ma quelli che lo votano lo sono di sicuro.

Io, ringraziando dio, sono di sinistra.

Ma allora, se tutta questa gente è di sinistra, quel buffone chi cazzo l’ha votato? 

 

 
 
 

Ci vuole un Fisichella bestiale...

Post n°323 pubblicato il 03 Ottobre 2010 da lubely

Ci sono categorie di persone che è umanamente difficile prendere sul serio, e per le quali è difficile provare un minimo di simpatie. L’elenco sarebbe lungo. Ma sul podio ci sono sicuramente i preti. Non tutti, ci mancherebbe. Ce ne sono certi che si fanno un paiolo così, che ci mettono la faccia in tutto quello che fanno. E poi ci sono quelli che scodinzolano. Quando è il caso, prendono le loro convinzioni, quelle convinzioni per le quali fanno fuoco e fiamme, le appallottolano e se le schiaffano tra la gambe. Ma in profondità, per poter scodinzolare meglio. Un premio per lo scodinzolio spetta a tal Salvatore Fisichella, detto «Rino» Teologo, arcivescovo e quant’altro. Per dire, uno che non avrà mai lavorato un giorno in vita sua. Questo cialtrone, un po’ di tempo fa, quando il cattolicissimo (e divorziato, e risposato, e ri divorziato, e puttaniere, e abortista) diversamente alto di Arcore, aveva fatto la comunione, aveva teorizzato che essendo divorziato anche dalla seconda moglie, allora era celibe e quindi si, poteva fare la comunione senza problema. Ma poi il soggetto viene ribeccato mentre racconta una barzelletta (stupida, come tutte quelle che racconta), e il vescovo scodinzolante dice che bisogna «contestualizzare». Ma testa di cazzo: ma che cazzo di contestualizzazione è raccontare una barzelletta stronza mentre sei in mezzo a una banda di gente che, invece di dare un calcio in culo, come dovrebbero, ridono come coglioni? Davvero Fisichella, spiegamelo. Spiegami quali sono questi contesti dove bestemmiare è meno grave. Dimmi quando posso farlo. Davvero, fammelo sapere. Perché, credimi, ho una gran voglia di farlo…

 
 
 

Spqr

Post n°322 pubblicato il 28 Settembre 2010 da lubely

E’ tutta questione di intendersi, e di dare il giusto peso alle parole. Per cui non dobbiamo scaldarci più di tanto. Dire che i romani sono porci è una battuta, scemi noi (o meglio, voi che va la prendete) che non capite questo umorismo. E poi, come dice La Russa, serve anche per tenere unito il popolo leghista. Ri scemi voi che non lo capite. E siccome io ho uno spiccato senso dell’umorismo, e certe sottigliezze ironiche le capisco, e siccome ho l’esigenza di tenere unito il mio gruppetto di amici, credo di poter dire quanto segue:

i leghisti sono porci. Da cui deriva che:

Bossi e un porco, e pertanto la trota è un porco figlio di un porco.

Anche Borghezio è un porco. Di notevoli dimensioni, tra l’altro.

Maroni è un porco.

Calderoli è un porco: per questo anziché portare un maiale laddove si vuole costruire una moschea ci cammina sopra lui, direttamente.

E anche il sindaco di Adro, Oscar Lancini, è un porco. E  anche un po’ sfigato.

E pure il presidente (per ora) della Regione Piemonte lo è.

E adesso non vi lamentate: se non capite il fine umorismo, non è un problema mio.

Io, per esempio, mi sono divertito molto….

 
 
 

E' mia

Post n°321 pubblicato il 24 Settembre 2010 da lubely

E’ mia.

Lo ammetto, la casa di Montecarlo è mia.

In parte l’ho pagata io (posso produrre la documentazione: l’ho pagata rivendendo i proventi di una pesca di beneficienza della festa di San Rocco di qualche anno fa; gli interessi dei soldini che mi aveva portato i topino quando mi erano caduti i primi dentini e mettendo all’asta i premi vinti alla lotteria missionaria della seconda media), in parte me l’hanno pagata altri (non so chi, quel giorno ero dal dentista).

E’ mia. L’ho arredata io. Anche qui posso produrre la documentazione: la camera da letto è una Hemnes, comprata all’Ikea. Nel soggiorno ho un divano Klippan, e il cesso è un Gasgrund, sempre roba dell’Ikea. A riprova di ciò, in dispensa ho tre scatole di filetti di papaline Ansjovisfiller, delle girelle alla cannella Gifflar Kanel e il salmone marinato (di cui non riesco a fare a meno) Gravad Lax. La carta igienica è quella rosa, del Bennet.

Insomma, quella casa è mia, l’ho pagata e arredata io.

Tutto il casino di Santa Lucia è uno scherzo che fa un mio compagno delle elementari, che è dovuto emigrare laggiù perché qui, dopo che l’avevano pescato ad accoppiarsi con la moglie di Cota, ha dovuto cambiare acque, per cui se ne sta là, vende banane caramellate sulla spiaggia e cerca in tutti i modi di farmi girare le balle per via di una storiaccia di figurine dei calciatori mai risolta tra me e lui sorta attorno al 1973.

Quindi, ora, per pietà, smettela di smerigliarmi le balle, tutti i giorni che dio manda su questa terra, con sta storia della casa di Montecarlo. Ormai me le avete affettate, tritate, sminuzzate e messe in carpione. E meno male che ieri sera il Tg1 ha trasmesso un interessante servizio su un cinghiale bianco a pallini che imperversa nelle campagne dell’Abruzzo (giuro che è vero: il capoccia della forestale, intervistato su questo problema di levatura mondiale, ha dovuto sforzarsi per non mettersi a ridere mentre dichiarava all’intervistatrice che devono catturare il quadrupede per capire se è davvero un cinghiale o è un maiale…).

Basta, o chiamo il Telefono Rotondo (che è quello che tutela i marroni dell’umanità). Anche se in questo periodo, trovare la linea libera è un miracolo….

 
 
 

Gente che se la cerca

Post n°320 pubblicato il 13 Settembre 2010 da lubely

Per uno di quegli strani scherzi del destino, ho letto in questi giorni un libro che avevo comprato da qualche tempo, e che non avevo mai preso in mano. E’ di Corrado Stajano, si intitola «Un eroe borghese» e parla di Giorgio Ambrosoli. Ora, dire chi era e cosa ha fatto sarebbe lunga. Diciamo che si è trovato a curare il fallimento delle banche di Sindona, e facendolo è andato a sbattere il muso contro quasi tutto quello contro cui lo si poteva sbattere: la P2, la mafia, il Vaticano, Marcinkus, la Dc, Andreotti ecc ecc, finché è morto ammazzato (se proprio si vuole saperne la storia, andare prego su YouTube e cercare il titolo del libro: c’è tutto il film che dal libro è stato ricavato).

Dicevo del destino. Finito il libro, salta fuori che di questa storia, vecchia di trenta e passa anni, tutti ne parlano perché Andreotti, sempre lui, parlando di Ambrosoli dice che «se l’era cercata». Bellissimo, in questo senso, il «Buongiorno» di Gramellini su «La Stampa», che ringrazia un lungo elenco di persone che «se la sono cercata» (da Pio La Torre e Peppino Impastato, giusto per fare due nomi).

Il tutto mi ha fatto venire in mente due cose. La prima è che anche a me è stato detto «te la sei cercata». E a ripensarci, la cosa mi fa un piacere enorme. La seconda è questa: Andreotti è del 1919. Scrivo perché non so contare, ma direi che i 90 li ha superati. La vita media in Italia, per gli uomini, è di 78,6 anni: il nostro è ampiamente oltre, per cui non sarebbe improbabile che, prima o poi, lasciasse questo mondo. Quel giorno sarò curioso di vedere quanti tesseranno le sue lodi e faranno finta di non sapere cosa è stato, cosa ha fatto. Se, come è successo per Kossiga, nessuno si ricorderà di dire quello è stato davvero. Se tutti si leveranno il cappello davanti allo statista, padre della patria e compagnia a briscola, e nessuno dirà che, ha avuto responsabilità in quasi tutto quello che di schifoso c’è stato dal dopoguerra ad oggi. E che il fatto che se ne sia andato non è poi un gran male….

 
 
 

Un saluto a Giuliano. Che forse è frocio

Post n°319 pubblicato il 24 Agosto 2010 da lubely

Lanciano. Trattasi non della terza persona plurale del presente indicativo del verbo lanciare con uno spostamento di accento, ma di una città dell'Abruzzo. Sui muri della suddetta città mi è capitato di leggere sei volte nel giro di pochi metri, la seguente scritta: «Giuliano frocio». O meglio, questa scritta l'ho letta solo una volta. La quarta. Prima, e dopo, ho letto «Giulino frocio», «Giugliano frocio», «Giuliano froccio», «Giulano frocio» e «Giuliano froco». Ora, anonimo e dubbiamente simpatico scrivente: Giuliano sarà anche frocio, ma tu sei analfabeta (oltre che molte altre cose). E credimi, tra l'essere frocio e l'essere analfabeta e ignorante, è molto meglio la prima....

 
 
 

16 dicembre 2005 - 10 maggio 2010

Post n°318 pubblicato il 10 Maggio 2010 da lubely

Praticamente una lapide....

Piazza Alimonda finisce qui. Per ora sicuramente, e credo per sempre.

Non lo cancello perché qua dentro ci sono pezzi di tante persone con cui è stato bello parlare, commentare e, perché no, anche litigare. E poi non lo cancello perché, dai, ho scritto delle cosette belline ogni tanto. 

Rimane qui.

Un saluto e un abbraccio a quelli che sono passati di qui. 

Con quelli che a forza di passare di qui sono diventare persone in carne ed ossa... ci si sente

 

 

 

 

 

 
 
 

Le parole non servono più

Post n°317 pubblicato il 09 Maggio 2010 da lubely

Ho passato anni a cercare parole. A metterle insieme, ordinatamente, in fila. Anni a cercare di raccontare agli altri le cose che vedevo e loro no. Cercando di fare ridere per le cose che avevano fatto ridere me, di far piangere per le cose che avevano fatto piangere me, di far arrabbiare per le cose che avevano fatto arrabbiare me. A prendere una parola, anche quando voleva nascondersi, e legarla a un’altra, e a un’altra ancora, e così via. Inzuppandole nelle emozioni. Cattedrali di parole. Poi mi allontanavo dallo schermo e guardavo cosa era venuto fuori. A volte un po’ meglio, a volte un po’ peggio. Fiumi di parole che diventavano righe, fiumi di righe che diventavano pezzi. Pezzi cui cercavo di dare gambe, braccia, cuore e testa, e poi di mandare in giro nella speranza che potessero fare il loro dovere. A volte funzionava, a volte no.

Poi è successo che le parole non sono più servite. Parlavo e scrivevo e parlavo e scrivevo. E cosa cambiava? Scivolava tutto sul piano inclinato dell’indifferenza. Parole, centinaia di parole, migliaia di parole ammassate ai piedi di angoli di vita. Ora ne ho ancora di quelle parole, ordinate diligentemente in qualche angolo della mente. Dovrei mandarle via. Dovrei dire: «Non servite più. Non siete mai servite», e sostituirle con «Cazzo culo culo cazzo. Scopare scopare». Tanto alla fine sono queste che vincono.

E’ come avere una donna che hai amato per gran parte della tua vita. Amata battendo sui tasti in lunghe notti insonni. Amata correndo sotto la pioggia, cercando nella nebbia. Amata scrivendo mentre il mondo fuori correva. E poi, all’improvviso, scopri che questa donna, questa bella donna, ti ha tradito. L’ha sempre fatto. E non puoi mandarla via, non puoi andartene. Ci devi convivere. Per forza. Guardarla in faccia tutti i giorni sapendo che ti ha tradito e ti sta tradendo ancora. Ti tradisce proprio mentre tu la guardi.

E allora saranno, finché potranno essere, parole senza braccia, senza gambe. Senza cuore, senza anima. Perché le parole non servono. Non servono più.

 
 
 

7 in ginnastica

Post n°316 pubblicato il 03 Aprile 2010 da lubely

Quando facevo terza media avevo deciso che avrei tirato i remi in barca. Vivacchiando di rendita sui buoni risultati ottenuti nei primi due anni, mettendoci una buona dose di faccia da culo e qualche espediente non troppo ortodosso. E la cosa aveva quasi sempre funzionato. Un giorno, però, complice alcuni errori di valutazione, al termine delle tre ore del mattino avevo già rimediato un 5 e una nota (e se si pensa che 2 di quelle 3 ore erano di ginnastica, la media era ottima). Avevo superato la prima ora del pomeriggio indenne, ma alla seconda ora avevo beccato un nuovo 5. E mentre quel sant’uomo di don Pellegrino me lo segnava sul diario, vedendo le altre due meraviglie mi aveva chiesto: «Come mai questo disastro oggi?» e io «Eh, non ho studiato». E lui: «Ah. E lo dici così?». E io, con quel gusto di dire la minchiata anche quando poi la paghi, avevo messo le due dita agli angoli della bocca e, con la smorfia migliore che mi potesse venire: «Eh, non ho studiato… va meglio se lo dico così?». Ai due 5 e alla nota già esistenti se n’era aggiunta una seconda. Mentre si tornava a casa, in pullman, pensavo a come far firmare il tutto ai miei cercando di garantirmi una prospettiva di vita. E avevo avuto un’idea illuminante. Giunto a casa, alla fatidica domanda: «Com’è andata oggi?», avevo risposto: «Alcune cose bene, altre male». Poi, con estrema indifferenza, avevo tirato fuori il diario (contenente, lo ricordo, due 5 e due note) e poi il quaderno di ginnastica (ebbene si, in collegio avevamo anche il quaderno di ginnastica) dove campeggiava un bel 7 (non che la ginnastica fosse una cosa cui tenevo particolarmente…. Infatti ad oggi posso dire di avere sviluppato le falangi a forza di pigiare sui tasti e le chiappe a forza di alzarmi e sedermi da sta sedia. Ma era l’unica merce di scambio che avevo…). Per i miei la ginnastica, a fronte di italiano, matematica e inglese contava uno zero virgola minchia. Per cui tralascio il pietoso e cruento esito di quella giornata.

Ora, il mio pietoso e infruttuoso tentativo mi ricorda un po’ quello della chiesa, ad alto e basso livello. Il loro 5 si chiama pedofilia. Il loro 7 in ginnastica quel curioso appoggio trasversale dato al Pdl e alla Lega (famosa, tra le altre cose, per i matrimoni celtici che certo saranno graditissimi dal pastore tedesco e dalla sua accozzaglia di porporati) invitando le masse a votare chi difende la vita (due considerazioni. 1 - non è che sono contro l’aborto perché temono di restare senza bambini per i loro trastulli? 2 – Cota non è ancora presidente è già ha fatto la prima minchiata e relativa retromarcia… complimenti).

C’è da queste parti un centro che si chiama Anima Universale. Per alcuni una setta, per altri una chiesa: io non me la cavo con i tecnicismi religiosi, per cui chi vuole capirci qualcosa apra google, ci scriva Anima Universale e legga. Sono un po’ più concreto nelle mie cose, e il fatto che questi cristi si facciano un pari paiolo per raccogliere soldi da dare a chi se la passa male me li rende simpatici.

Il cardinal poletto di Torino li ha recentemente scomunicati (o qualcosa del genere: leggasi le frasi sopra sulla mia non conoscenza dei tecnicismi religiosi) temendo che i cristiani ortodossi lascino la chiesa e vadano da loro. Ora, se proprio volessi credere a qualcosa, dovendo scegliere tra chi ci mette la faccia e chi la nasconde salvo poi chiedere scusa – perdono – non lo faccio più, non avrei dubbi. Se dovessi scegliere tra chi si fa il paiolo di cui prima, e chi il paiolo lo usa solo per metterlo su un vassoio per agevolare la sodomia del potente di turno non avrei dubbi. Se dovessi scegliere tra chi si sbatte per gli altri e chi si sbatte per se stesso, non avrei dubbi.

Il mio 7 di ginnastica non era servito. Spero che neppure questo serva. E spero che certe gerarchie, ad alto e basso livello, finiscano a letto senza cena (metaforicamente parlando). E che qualcuno, come a me allora, venga in mente di guardarli dritti in faccia dicendo: «Vergogna».  

 
 
 

La tigre di Sandokan

Post n°315 pubblicato il 13 Marzo 2010 da lubely

Chi ha una certa età, il telefilm di Sandokan (quello vero. Quello con la bonona Carole Andrè che crepa all’ultima puntata e con il Sassaroli / Adolfo Celi a fare il cattivo) se lo ricorda. E magari si ricorda anche la puntata in cui Sandokan uccide la tigre.

Per chi non se la ricorda, la scena e più o meno questa. Sandokan da una parte, sulla destra dello schermo, la tigre sulla sinistra. Si guardano. Poi partono, quasi nello stesso tempo. E fanno uno zompo, l’un verso l’altra, che neppure le campionesse olimpiche di ginnastica. I due si incrociano nel punto più alto della parabola. La tigre passa sopra, Sandokan passa sotto. E mentre passa si premura di ficcarle un coltello nella pancia aprendola per il lungo.

A guardarlo oggi si vede lontano quattro chilometri che la tigre che zompa è una tigre impagliata, finta.

A guardarlo oggi, anche il diversamente alto di Arcore sembra impagliato, finto. Sembra quello che è.

Chi ha masticato un minimo di elezioni sa che ci sono delle regole e dei tempi per le liste. Non a caso a fare quel lavoro mettono sempre il più quadrato. Quello attento, che non fa vaccate. Perché se fai una vaccata li ti mandi a meretrici tutto il lavoro fatto dagli altri. Loro, a Roma, quello quadrato l’hanno messo a fare altro. Non so, magari a saggiare la bontà di qualche mignotta per sollazzare il divin, e dopato, augello del capo. E a fare il lavoro delle liste hanno mandato uno che, a quando pare, ragiona più con lo stomaco che con la testa. E hanno fatto la vaccata. L’hanno detto davanti alla telecamere. Poi arriva lui e si inventa una storia che non sta né in cielo né in terra. E i suoi, come gechi, impegnati ad arrampicarsi sugli specchi a dire che, si, in effetti, ha ragione lui.

Poi, vabbè, la gente che scende in piazza è un’accozzaglia vergognosa. Poi, vabbè, si fa l’ennesima leggina per salvarsi le natiche. Poi, vabbè, i magistrati sono tutti comunisti. Poi, vabbè, pura la guardia di finanza è comunista. Poi, vabbè, va tutto bene quello che fa lui, e gli altri son tutti coglioni. Però i coglioni aumentano, e i suoi sondaggi vanno a fondo. E lui, sempre più impagliato, gesticola, come quelle marionette cui mettendo un dito sotto si contorcono e divincolano. E i più scemi del branco, dietro a dargli ragione.

Ci fosse ancora Sandokan, il problema sarebbe risolto. Anche perché, ad aprirlo per il lungo, si farebbe veramente in fretta…. 

 
 
 

Il gioco dell'oca

Post n°314 pubblicato il 10 Marzo 2010 da lubely

L’erede ha pescato, chissà dove, una sorta di gioco dell’oca. Ci giochiamo, a volte, sul pavimento, con i due mamozzi che fungono da pedine e un apposito dado in cartone. Funziona che quando il suo mamozzo è davanti, va tutto bene. Quando è dietro si inventa lanci di dado doppi su certe caselle dove capita lei, il salto del turno sulle caselle dove capito io, ecc ecc. E, ovviamente, alla fine vince. E, ovviamente, se la partita dopo capito io su quella casella, la storia del doppio lancio non vale più.

Dall’alto dei suoi cinque anni ha una spiccata vocazione per vincere e, avendo la sinistra nel Dna, questa vocazione le procurerà non pochi mal di pancia.

C’è, qualche centinaia di chilometri più in giù, un ometto alto come lei ma come età potrebbe essere suo nonno. E che, grosso modo fa le stesse cose. Fa le regole, non le rispetta, le cambia, dà la colpa a dritta (mai) e a manca (sempre) e se alla fine non vince piagnucola. Come lei. Solo che lui non si strappa i capelli in quanto, essendo finti, gli resterebbero in mano.

Vabbè, l’erede ha cinque anni. Ci passi sopra a queste cose. Ma per quanto riguarda l’ometto mi chiedo: ma davvero tutta queste gente di destra beve le puttanate che dice? Davvero tutti credono che spacciare una propria cappella per una ingiustizia contro il mondo sia una cosa sensata? Davvero non c’è uno che abbia il pelo, e la testa, di dire: «A me questo ometto piace, ma questa volta ha fatto una stronzata»?

Per la cronaca, nei prossimi giorni l’ometto dirà che la Franzoni, Ciccio di Nonna Papera, un cugino di primo grado di Mino Reitano e il fratello di Pelè hanno fisicamente impedito ai popolani della libertà di portare la lista. E, quel che è peggio, qualcuno dei suoi dirà che quel bastardo di Ciccio lo sguardo da comunista l’ha sempre avuto…

 
 
 

Rai tre

Post n°313 pubblicato il 28 Agosto 2009 da lubely

Mentre, nel periodo vacanziero, riflettevo sui fenomeni che portano un bipede normodotato a buttare un verme (no, non c’è l’ho con bossi) attaccato a un filo in acqua, e passare ore e ore a osservare gli spostamento di un galleggiante (dicesi pescare) ma ancora di più riflettevo sui fenomeni che portano altri bipedi presunti normodotati ad osservare quelli che osservano il galleggiamento, un vero e proprio lampo di genio mi ha strappato al mio oziare.  

Un omuncolo della lega, ha teorizzato che rai tre deve darsi al dialetto. Lo ammetto, sono prevenuto. E sulle prime la cosa mi sembrava una stronzata. Poi, però, ci ho pensato con calma. E devo ammettere che è una figata. Ci pensi alla beltà di vedere Robin Williams alle prese con “Cerea Vietnam”? Ci pensi ad immaginare un tizio tutto figo fare “Me nom l’è Bond. Giacu Bond”? Te lo potresti mai perdere “Non ci resta che piangere” doppiato da Ivo e Rolando (per chi non sa chi sono Ivo e Rolando….. e come glielo si spiega?)? Chi si vorrebbe perdere gli allievi de “L’attimo fuggente” zompare sui banchi al grido di “O capitan, me capitan. Ne”? Come fare a meno di Silvester Stallone che guarda il cattivo e gli dice: “T rangio mi la pipa ch'a tira”? O di Gerry Scotti ammiccante che afferma: “Viscuma”? O dei film “T’è pi piciu che fol, e che che t’è già fol”, già “Scemo più scemo”; “L’omu rata vuloira” già “Bat Man”; “Malone Burning” già “Mississippi Burning”? E  mentre già mi gustavo queste prelibatezze televisive, sono stato assalito da un dubbio. Ma il dialetto che useranno, è proprio quello che uso io, quello del mio paese? No, perché se per dire si usa quello che usano quei terroni di Borgo San Paolo, a Torino, già noi qui si capisce al cinquanta per cento. E se si usa quello che parlano quei senzadio di Volpiano, al cinquanta forse non ci arriviamo nemmeno. Quindi, nell’attesa di vedere il festival di Sanremo diventare il Festival di San Francesco al Campo, sono certo che i soloni della lega riusciranno a dirimersi in questa sorta di federalismo linguistico, e a soddisfare le esigenze uditive dei portatori sani delle svariate centinaia di dialetti diversi che ci sono nella provincia di Torino (perché, diciamocelo, i dialetti di alessandrini – astigiani –cuneesi – vercellesi – novaresi e compagnia a briscola proprio non hanno ragione d’essere presi in considerazione). Molto più facile che riescano in questa impresa piuttosto che rendersi conto di aver detto una minchiata sesquipedale. L’ennesima, tra l’altro.

 
 
 

Sono un nano, non sono una santa

Post n°312 pubblicato il 26 Luglio 2009 da lubely

Se il signor Antonio Corcelli, ferrotramviere di Cocconato d’Asti, fosse un iper puttaniere, la cosa non mi farebbe né caldo né freddo. Problemi suoi, della professionista (se il soggetto non è proprio un adone) e della signora Corcelli.

Se il puttaniere è altresì il presidente del Consiglio, cioè colui che, non per colpa mia, mi rappresenta nel mondo, allora la cosa un po’ mi urta. Se poi lo stesso puttaniere mente su questa cosa, allora mi urta di più ancora. Se poi pretende anche di dare lezioni di moralità, allora mi urta ulteriormente. Se poi pretende di essere il rappresentante dei sacri valori di santa romana chiesa, se poi fa le prediche sul valore della famiglia, se poi… se poi… allora.. allora

Di questa cosa alcuni non hanno parlato. E vorrei tanto sapere cosa hanno da dire.

Non ne hanno parlato i figli. Chissà che potranno dire? «Siamo orgogliosi di come ci ha educati. Adesso sappiamo ad occhi quanto costa una mignotta»?

Non ne ha parlato la Carfagna. Che pure una legge contro la prostituzione (ad personam?) l’ha fatta.

Non ha parlato l’allegra combriccola dei ruinanti, così pronti a fargli ponti d’oro quando si trattava di difendere la famiglia contro quei senza dio di comunisti…

Non ne ha parlato il TG1 perché Minzolini dice che non ci si deve occupare di gossip. Ma poi il suo TG fa due marroni così su chi tromba chi estate facendo.

Altri ne hanno parlato. Ne ha parlato il suo avvocato, Ghedini. Che prima ha detto che era tutto falso. Poi sono saltate fuori le registrazioni. Allora Ghedini ha fatto come quello che su un ascensore affollato fa una puzzetta fragorosa: fischietta, fa finta di nulla, guarda i bottoni sulla pulsantiera e dice: Ma guarda te che bei bottoni…. La sua pulsantiera sono state le tombe fenicie. Che, assicura, non esistono. Poi salta fuori che ci sono, e che lui c’era stato. Allora dice che sono solo anfore e pinzillacchere varie. Urge trovare una nuova pulsantiera…

Ne ha parlato Frattini. Frattini, per chi non lo sa (e sono molti) è il ministro degli esteri. Uno, teoricamente, importante. Facciamo questo gioco: ognuno provi a pensare a cosa hanno fatto gli attuali ministri. Brunetta? Il casino sui lavoratori del pubblico. Zaia? La cosa delle quote latte. La Gelmini? Il casino sulla scuola. La Carfagna? Oltre ad una serie di cose sotto la scrivania, la legge sulla prostituzione. Maroni? Il pacchetto sicurezza. Sacconi? Il casino sulla povera Eluana. Frattini…. Frattini… frattini…. Niente. Niente di niente. Solo il fatto che ha comunicato al mondo via agenzia stampa che aveva trovato una donna (e la notizia stava nel fatto che non l’aveva pagata), e che poi lei ha comunicato al mondo, via agenzie stampa, di averlo fanculato (non pagava abbastanza?). Frattini è uno che non conta nulla. Che non ha mai contato nulla. Che non si ascolta neppure da solo. Che quando deve essere da una parte è da un’altra parte. Ecco, lui ha detto la cosa migliore che potesse dire: l’hanno pagata. Che, trattandosi di addetta al meretricio, non sembra poi questa trovata così originale….

Ne parlano anche i dementi del Pdl. Prego andare sul sito, nella voce “spazio azzurro” e sbudellarsi dalle risate:

quasi carino il collage delle registrazioni della "escort" ... peccato che ci si accorge quasi subito che tra un frase e l'altra non vi siano connessioni logiche ..

NON HAI NIENTE DI PIU' SERIO DA PROPORRE COME DISCUSSIONE?PARLA DI COSE SERIE CHE INTERESSANO ALLA GENTE NORMALE NON DELLA SIG.RA ZOCCOLA MESSA SULL'ALTARE DA STAMPA

ma non è ora di finirla con tutta questa spazzatura su berlusconi? che veltroni,franceschini e gli altri stanno tutto il giorno a pregare?come?con chi?

Ecco, questo dimostra una cosa. Che se al posto del nano priapisticamente dopato ci fosse uno di sinistra l’avremmo già fatto a pezzi. Loro no. Affetti da gechismo, la malattia di chi si arrampica sui vetri, difendono (o ci provano), giustificano (o ci provano) sempre e comunque. Tanto da non capire se sono più vergognosi loro o il loro rivoltante capo.

 
 
 

Genova, alcuni anni fa

Post n°311 pubblicato il 20 Luglio 2009 da lubely

http://www.youtube.com/watch?v=1c8gSJVXig4

 
 
 
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UNA QUESTIONE DI MANI

Capita di trovarsi
nelle condizioni di avere
bisogno di una mano.

In genere qualcuno c'è.
Io ne ho avuto bisogno.
Le mani ci sono state.
Adesso le mie,
assieme a quelle
di tanti altri,
sono nel
"Blog for Africa".

Lo trovate qui accanto,
a sinistra.

Sono lì.
In attesa di altre mani....
 

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