Creato da alfazulu31 il 06/07/2011

AlfaZulu

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Un Natale da ricchi, anzi di più.

Post n°150 pubblicato il 26 Dicembre 2014 da alfazulu31


“Ciao Lumumba, sono Giovanni, ti va bene se ci troviamo insieme a Natale o hai già altri impegni?”
“Va benissimo Giovanni, bella idea di festeggiare insieme il Natale, anche se non è la mia festa preferita eheh”
“Allora ci si trova verso le dieci, non serve dirlo ma l’invito è esteso alle tue mogli Aisha e Faizah e a tutta la masnada di figli che ti ritrovi, ahahah. Fammi un favore invita tu Mustafà e chi altri vuoi e fammi sapere in quanti siete”
“D’accordo entro sera ti confermo tutto. Porto i bonghi. Ciao fratello. Ah porto anche un casco di banane ahahah”
 

“Ciao Carlo, cosa ne dici se ci si trova insieme per Natale?”
“Ottima idea Giovanni, mi rende felice sapere che la combriccola si riunirà, era un po’ che non accadeva. Dimmi cosa posso fare che lo farò con immenso piacere.”
 

“Hola Josè, avevo pensato di invitare te e la tua famiglia per Natale, sei d’accordo?”
“Non chiedermelo nemmeno, sarà meraviglioso stare ancora una volta tutti insieme”
“Ascolta, ci sentiamo più avanti per decidere cosa far preparare alle donne ahahah. Mi raccomando porta la tromba. Ah avvisa anche Juan e Carlos e dì loro di portare le maracas e il suono della pioggia e del tuono. Una cortesia ti chiedo: niente bandiere del Che mi raccomando ahahah”
“Tranquillo chico, hasta la victoria siempre ahahahahahah”
 

“Ciao Ivan ci si trova quasi tutti insieme per Natale tu che fai?”
“E me lo chiedi. Mi precipito con Aniezska e prole. Sei sempre così genuino tu. Fammi sapere cosa c’è da preparare che diamo una mano. Conta su di me per qualunque cosa.”
 

“Pronto Franco, sono Giovanni, dì a Giorgia di mettersi in azione che a Natale ci deve deliziare con le sue invenzioni. A te non chiedo nemmeno se mi dirai di sì. Se mi dici di no ti depenno per sempre e poi mi devi fare da spalla per le improvvisazioni”
“Va bene, eravamo giù di morale, appena lo dirò a Giorgia le tornerà il sorriso. Grazie amico mio.”
 

“Ciao “Ch’an”. Senti una cosa, a voi del Natale ve ne importa meno di nulla, ma siete di compagnia, cerca di raggiungerci senza inventarti le solite balle. Non preparare niente da mangiare che la vostra cucina ci fa venire il brucior di stomaco ahahahahahah.”
“Giovanni sei il solito provocatore e non chiamarmi Ch’an, almeno a Natale. Contaci, ci saremo, porto il Dragone, anche se non mi appartiene come tradizione, e gli aquiloni per il pomeriggio dei bambini, e le lanterne per la sera. Per te porto una delle mie campane.”
“Non dimenticare i tuoi racconti, sei un amico Ch’an, come faremmo senza di te”
 

“Ciao Kaito, ci farebbe piacere fossi dei nostri per Natale con tutti i tuoi cari”
“Oh Giovanni San! Non t’immagini che piacere mi fa il tuo invito, ti ringrazio molto per questo pensiero gentile che hai nei nostri confronti. Permettimi di portare del pesce crudo, quello che avanzerà al mercato generale in cui lavoro, poi ci penserò io a prepararvelo. Ancora grazie, siamo molto onorati io e tutta la mia famiglia di essere presenti e…”
“E piantala Kaito, possibile che sono 40 anni che sei qui da noi e ancora tutti questi salamelecchi”
“Ti stavo prendendo in giro “onolevole signole” ahahahah”
 

Passai nelle piazze del paese, alla stazione e fuori dai centri commerciali, avevo diversi amici messi appena peggio di me. Potevo fare poco per loro, ma non lasciarli soli a Natale o in una triste mensa per diseredati (che poi questa è solo una mia arrogante supposizione dovuta alla ormai mia dichiarata disillusione sul sistema).
“Ciao Marco, avvisa i tuoi compagni di strada che a Natale si sta tutti insieme, pare non manchi nessuno. Arrivate un po’ presto così vi fate una bagno caldo, l’acqua calda ce la possiamo ancora permettere e cerca di non dimenticarti il sax che finisce che te lo rubano come l’altra volta…lo sai che è pieno di barboni in giro ahahah”
“Per fortuna ci siete voi che tenete duro Giovanni, che avete fatto squadra perché le mie forze seguono le speranze, ormai ridotte al lumicino. Sarà una grande jam session.”
 

Ci siamo trovati nel capannone di Klajdi, con cui ho organizzato la festa. Klajdi aveva messo su un’azienda internazionale, nel senso della provenienza dei lavoratori (come Lumumba, Marco e Ivan) e lo stato gliel’ha mandata in rovina ed ha dovuto chiudere, ma il capannone ce l’ha ancora, che non lo vuole nessuno e ci paga l’ICI e tutto il resto.
 

Abbiamo messo giù una serie di assi da ponte su cavalletti ricoperti da splendide tovaglie pitturate, ognuna coi tessuti e i colori delle nostre Terre, un po’ di decoro e i lumini che abbiamo avanzato dal giorno dei morti a creare l’atmosfera. Abbiamo portato lì quattro vecchie stufe e legna da bruciare e alloro e ulivo secchi da profumare l’aria, che la caldaia vecchia va benissimo ma non c’è più l’allacciamento al gas.
Alla fine ci siamo trovati in 77, più le gambe delle donne.
Qualcuno ha detto una preghiera, qualcuno ha cantato. Tutti hanno ascoltato e partecipato con profondo rispetto per gli altri.
Ch’an ha fatto qualche katà, lui è bravissimo nelle arti marziali è un vecchio Tibetano, sì di quelli che vivevano sopra i 4000. Quando lo chiamo “Ch’an” diventa tutto rosso, prima o poi assaggerò la sua arte e patapum mi metterà schiena a terra. Il suo nome è Milarepa.
 
 
Sulle tavole c’era il bendiddio, sentite un po’.
 
Menù di Natale 2014, l’anno ultimo della vecchia Era.
 

Antipasti:
Mortadella saporita al pistacchio che con poche palanche ne compri mille fette ed è buona davvero.
Insalata russa fatta in casa, compresa la maionese con le uova fresche del Sandrino, il nostro vicino che non ha potuto venire perché deve curare la vecchia madre Teresa, che c’ha l’alzheimer e costa troppo ricoverarla e che non si può più trasportare.
Verdure (cipolline, peperoni, cavoli, cetrioli e tutto quanto il resto) sott’olio, senza olio che ci è servito per friggere le patatine che dopo i bambini si lamentano se non ci sono
Insalata di pollo. Non dovrei dirlo che dopo si arrabbia, ma i polli li ha procurati Carlo che cerca di fare ancora il macellaio. Ha detto di far sapere in giro che li ha rubati all’allevatore più grande della zona, quello che c’ha un sacco di lavoratori in nero. Che tipo strano e riservato che è Carlo.
Tapas di Josè e Juan, delle mogli per dirla tutta, e le torte salate di mia moglie Claudia che sono più buone per il mio palato, ma guai a dirglielo alle donne di Josè e Juan.
 

Primi piatti:
Spaghetti allo scoglio, senza scoglio, che è difficile da digerire.
Risotto ai funghi porcini. No, non è un lusso, i funghi li abbiamo raccolti pochi mesi fa fra i cerri e i castagni qui attorno.
 

Secondi piatti:
Saltati, non in padella, assenti volevo dire, che dopo tutte quelle prelibatezze ci sentivamo gonfi.
Beh Lumumba e Mustafà hanno portato un cuscus misto di verdure e carne, però senza carne che Carlo, il macellaio, l’aveva finita. Non l’hanno fatto loro, loro non sanno fare niente in cucina, da ringraziare sono Aisha e Faizah e Shakina.
Ah! Anche il pesce crudo di Kaito era eccezionale. L’elite lo chiama sushi, Kaito no.
 

Formaggi: che la buca l’è minga straca sa la sa no da vaca
Gorgonzola, qualche kilo, tutto quello che era in offerta speciale alle 20,25, cinque minuti prima che il negozio chiudesse per due giorni e mezzo.
 

Dolci: non previsti. Tanto poi qualcuno li prepara sempre. Allora diciamo “dolci a sorpresa”

 

Al pomeriggio iniziano i giochi, la solita tombolata. “Fuori i fagioli…Cinquinaaaa…Tombolaaaa! Cosa ho vinto? … Tutti i fagioli….Evvivaaaaaaaa!”
 

Pausa caffè, niente sigarette fanno male e poi abbiamo deciso, tutti quelli che fumavamo, di smettere perché al sistema gli diamo meno che possiamo. Un’ambasciata va a trovare il Sandrino, quello che ci ha donato le uova, portando un po’ di “dolci a sorpresa”.
 

Marco attacca col sax, entra Carlo al pianoforte, è quello vecchio ma accordato, simbolo di un tempo passato che non tornerà più se non per oggi, assolo di Josè alla tromba, rullo di bonghi di Lumumba, Milarepa manda in risonanza la sua campana tibetana che permea l’aria attorno e mantiene la vibrazione, e perfettamente si incastra il rumore del tuono e della pioggia che scroscia.
Macchemmusica!
 

“Però manca la neve!”
“E chi l’ha mai vista la neve, Giovanni” dissero Carlos e Mustafà insieme.
“Da me c’era sempre la neve, era il Natale che non sapevo cos’era, ora lo so” esclamò Milarepa.
“Manca la neve, volevo dire per i bambini, bisogna fare qualcosa per loro. Fuori il dragone.”
E si dà il via alla processione, e le bimbe e i bimbi sotto il telo del dragone a scuoterlo e Milarepa che racconta con le sue mille maschere brutte.

Poi un salto nel prato fuori a far volare gli aquiloni e a battere le mani dal freddo.
 

Un giorno che si vorrebbe non finisse mai e invece giunge il buio e la malinconia.
 

Cala il silenzio giunge l’ora delle lanterne di carta velina.
Ognuno ne ha una, si accendono i lumini, quelli avanzati, si tengono sul palmo della mano e si attende che salgano al cielo. Ognuna sceglie il suo momento, sono anime libere.
Salgono, su e ancora più su. Abbiamo lo sguardo lontano e gli occhi che si fanno piccoli.
In silenzio fra le nuvolette dei respiri.
Una voce:
“Cosa starà succedendo là fuori?”
“Fuori il mondo va a rotoli, stiamo qui ancora un po’ insieme, prima che venga domani” disse Marco.
 

I bambini sorridevano ed erano felici e noi con loro.
 
………..
 
AlfaZulu31

* Fuori il mondo va a rotoli, stiamo qui ancora un po’ insieme


 
 
 
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