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Creato da rteo1 il 25/10/2008
filo aperto con tutti coloro che s'interrogano sull'organizzazione politica della società e che sognano una democrazia sul modello della Grecia classica
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IL LOCALE E' NEL GLOBALE
IL LOCALE È NELLA RETE GLOBALE
L'Avv. Generoso Benigni, quale Fondatore e Direttore della nota e pregevole Rivista Nuovo Meridionalismo, della quale ci onoriamo di esserne collaboratori, ha costantemente invitato a soffermare le nostre disamine sui problemi del territorio, l'Irpinia, per fornire un contributo di pensiero in ordine alla valorizzazione, allo sviluppo e al progresso del nostro territorio, anche per frenare lo spopolamento dei piccoli paesi e la "fuga" dei giovani verso altri lidi (non sempre ameni, ove sono spesso asserviti, a loro insaputa, come schiavi del "sistema"). Certamente encomiabile e lodevole è l'impegno finora profuso dal vulcanico Direttore, che nei Suoi editoriali ricorre spesso alla tematica dell'irpinia, a Lui tanto cara. Molti collaboratori hanno avanzato di frequente delle proposte, e certamente tra di loro va doverosamente ricordato Luigi Mainolfi che ha sempre, costantemente, avuto a cuore le sorti del territorio della Provincia di Avellino, che ha servito anche come Assessore negli anni '80. Anch'io, seppur solo in alcuni sporadici interventi, ho tentato di indagare le cause del "ritardo" economico-produttivo e della crisi che ha colpito i diversi settori, agricolo, industriale, commerciale e dei servizi, oltre quello "culturale", che hanno da sempre subito condizionamenti dai poteri amministrativi locali e da quelli oligarchici ed egemonici generali. La ragione di fondo, in verità, della mia "resistenza" verso l'argomento, già più volte espressa, si basa sulla convinzione (non credo errata) che i "problemi" dell'irpinia non possano essere visti né tantomeno risolti sul solo piano locale essendo i Comuni (e le Province, sopravvissute al referendum abrogativo, oltre alle Regioni e alla superflua novità giuridica delle "Città metropolitane") incardinati e subordinati in un regime repubblicano (definito nella Costituzione anche "democratico", ma ormai sempre più a parole che nei fatti) che ha una graduale e piramidale strutturazione "gerarchico-funzionale" con il vertice governativo a livello centrale, nazionale; inoltre, il predetto "gotha" è, a sua volta (e purtroppo, ora bisogna dire), condizionato e limitato dalle decisioni burocratiche e corporative della U.E. nonché dal monopolio geostrategico statunitense, strettamente collegato con le èlites finanziarie, con il complesso militare-industriale delle armi e le correlate trame dei "Servizi segreti" a livello internazionale. È sufficiente, per farsene un'idea, riflettere sulla recente politica dei dazi unilateralmente imposti dagli USA ai vari Stati (che certamente avranno conseguenze anche sui prezzi e l'esportazione dei prodotti irpini, in particolare del vino e altri generi alimentari), della spesa del 5% del PIL che l'Italia (insieme alle altre nazioni occidentali) dovrà sostenere per alimentare la NATO, del RearmeEU pianificato e programmato dalla Commissione U.E. contro la volontà e in danno dei cittadini per un importo di circa 800 mld di euro (per ora), nonché della "partecipazione" all'invio di armi all'Ucraina acquistate - con ricarico del 10% - dagli USA (e forse, prossimamente, anche con l'impiego dei soldati) nonché il sostegno economico e la futura ricostruzione (stimata in oltre 500 mld) delle infrastrutture, dell'economia e degli immobili distrutti nella guerra (certamente evitabile, reprimendo la smania espansiva, aggressiva e imperiale dell'occidente) tra l'Ucraina e la Russia. Senza, altresì, trascurare l'approvvigionamento dei prodotti energetici (gas, petrolio e derivati), quasi esclusivamente dagli USA, a prezzo maggiorato di oltre un quinto rispetto a quelli di mercato che farà lievitare i costi di produzione e i prezzi dei beni di consumo, anche per esigenze domestiche, oltre a dover trasferire o installare industrie e aziende sul territorio statunitense. Tutto ciò, peraltro, senza considerare (anche per carenza di fonti genuine, e comunque eluse dai media nazionali asserviti alla "narrazione" ufficiale delle cause e degli effetti dei conflitti geostrategici) quanto sta frattanto avvenendo nel c.d. "resto del mondo" (ossia circa 7 miliardi di persone) dove i Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica, e altri nuovi Stati che si stanno aggregando) hanno creato, per difendersi dal monopolio geopolitico e militare statunitense, un proprio mercato economico e finanziario parallelo a quello "occidentale" scambiando i prodotti non più solo con il dollaro (imposto dall'impero americano come mezzo esclusivo delle transazioni commerciali e come unica valuta di riserva mondiale, oltre, ovviamente, all'oro, adesso monetizzato e "bene di rifugio") bensì anche con le monete locali (Rublo, Yuan, Rupìa, Real, ecc.), con l'effetto di provocare una de-dollarizzazione e una perdita di fiducia degli investitori nella tenuta e acquisto del debito sovrano americano (di circa 40.000 mld, quello federale, con oltre 1000 mld annui di interessi da pagare, e di 60.000 mld circa, il debito degli Stati federati, oltre il debito privato dei cittadini); inoltre, gli stessi "Brics", da diversi anni hanno costituito una Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione economica e politica (SCO) che nel vertice di Shanghai del 2025 ha reso noto di voler valorizzare il primato dell'ONU e il rispetto del diritto internazionale (un tempo orgoglio, valori e patrimonio culturale e politico dell'occidente). È perciò evidente che è ininfluente dibattere sui problemi locali e territoriali senza, contestualmente, ampliare l'orizzonte dell'analisi anche verso la geopolitica, sempre più aggressiva ed espansiva dell'impero egemonico degli USA, sostenuto dai Britannici col "vassallaggio" degli Stati europei, che non hanno un proprio fine geostrategico e sono guidati da una èlite inadeguata rispetto ai mutamenti dei rapporti di forza a livello globale; senza considerare, poi, le legittime rivendicazioni di indipendenza, di pari dignità e di rispetto della propria sovranità da parte degli Stati del "resto del mondo", i quali stanno avversando il modello "occidentale" (in primis degli USA) che pone lo strumento militare a fondamento dell'imperialismo egemonico anziché un modello di cooperazione tra Popoli. Bisogna, perciò, convincersi che il locale è nella rete globale e che quest'ultima si riflette inevitabilmente in ambito locale, dove molti cittadini spesso dimostrano di avere maggiore equilibrio mentale rispetto ai loro governanti, sia locali che nazionali e sovranazionali, i quali, con superficialità, stanno avviandosi verso una guerra nucleare. Non vi è dubbio che la volontà di potenza egemonica mediante lo strumento militare sia il prodotto deviato delle pulsioni psicotiche dei diversi leaders politici, che, così, violano impunemente la causa originaria che ha dato luogo alla costituzione delle Comunità-statali, le quali sono le fonti delle istituzioni, intese come sintesi "politiche" rappresentative delle reali esigenze dell'intera collettività. Ed è proprio mediante tali "sintesi politiche" (le istituzioni) che le Comunità, quali aggregazioni di "città-stati" (polis) degli originari nuclei familiari naturali, si sono dotate degli "strumenti" "idonei a perseguire e realizzare i propri fini, cioè "vivere bene", secondo ragione (in senso di ratio), giustizia (come ciò che è universalmente "giusto"), equità e virtù, sia all'interno delle stesse Comunità che nei rapporti esterni con le altre Comunità-statali. Sono, perciò, strumenti - le "istituzioni" - e non "fini", né tantomeno "fini sovrani", come è spesso accaduto quando i titolari delle cariche pubbliche hanno abusato del proprio ruolo ponendo sé stessi e la loro volontà come "legge". Ne deriva, pertanto, da quanto precede, che l'analisi dei diversi problemi delle Comunità locali non può prescindere dalle valutazioni delle dinamiche politiche e geostrategiche nazionali e internazionali. Per questo, semmai, occorrerà organizzare politicamente, a partire dal livello locale, tutte le volontà dei cittadini che condividano il modello strategico della "cooperazione" tra tutti i Popoli e avversino quello, finora dominante, del "monopolio" egemonico e predatorio fondato sulla forza e la violenza dello strumento militare. Cooperazione, perciò, come obiettivo strategico, e rispetto della pari dignità umana e dei Popoli, con la "libertà individuale" necessariamente limitata e mediata con tutti gli interessi pubblici generali, non soltanto a livello "nazionale" ma, soprattutto, "internazionale", con la redistribuzione delle risorse, dei "profitti" e dei "dividendi" di tutte le diverse attività, sia economiche che finanziarie, a favore di tutti i cittadini e della Comunità-statale.
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Inviato da: cassetta2
il 26/05/2026 alle 16:23
Inviato da: rteo1
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Inviato da: misteropagano
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Inviato da: ElettrikaPsike
il 01/04/2026 alle 05:13
Inviato da: rteo1
il 13/12/2025 alle 10:18