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ISOLARE I POLITICI "BULLI"

Post n°1110 pubblicato il 15 Settembre 2025 da rteo1

ISOLARE I POLITICI "BULLI" 

Chi da adolescente non ha avuto a che fare con il "caporione", ossia il "bullo del rione", o del quartiere ? Soprattutto nei piccoli paesi, negli anni '60, quando l'energia elettrica ancora non arrivava in molte "abitazioni" (spesso costituite da qualche vano in cui "vivevano" circa dieci persone) e non c'erano gli elettrodomestici. Le donne lavavano a mano il "bucato" e per "sbiancare" i panni utilizzavano la cenere dei camini. Non c'erano ancora i televisori e neppure le radio e i ragazzi dovevano arrangiarsi ad inventare i propri passatempi. In quel contesto il "bullo" si ergeva sugli altri e tutti, obtorto collo, lo seguivano, in particolare nelle "bravate" perché i bulli solitamente sono inclini a fare soltanto delle cose scriteriate, senza senso, che tuttavia suscitano sempre largo consenso e ilarità perché sono tutte "fuori dall'ordinario". I "caporioni" diventavano dei modelli da imitare e quei pochi ragazzi che cercavano di prenderne le distanza venivano "stalcherizzati" (come oggi si direbbe). Era certamente un contesto sociale degradato, soprattutto culturalmente, oltre che economicamente, quello in cui primeggiavano quei "bulli", che fondavano la loro leadership sulla "volontà di potenza": erano abili a "menar le mani", rissosi, violenti, senza regole nè limiti. Certamente privi di ogni etica e morale comune. L'Italia, intanto, si è "sviluppata"; è andata avanti (almeno così si narra). È arrivato il "benessere" (che non è il "bene dell'essere" bensì soltanto il frigorifero pieno di prodotti che poi scadono e devono essere gettati nell'immondizia). Le auto di serie, prodotte da operai strappati alla terra e trasferiti in "ghetti suburbani" nelle città del Nord. I Paesi del sud si sono spopolati, con le emigrazioni di intere famiglie. Il clima politico era alimentato dalla c.d. "guerra fredda" tra gli Stati Uniti e l'URSS. "Finalmente" tutto crolla nel 1989, e si ha l'illusione che una nuova fase, all'insegna della pace e della cooperazione tra i popoli, si affermi nelle relazioni umane e tra gli Stati. Invece, come meglio si illustrerà di seguito, "sotto la cenere c'era la brace". I "bulli" di un tempo, infatti, non erano spariti ma si erano adattati al cambiamento, e molti sono diventati anche leaders politici. E così la "volontà di potenza" fine a sé, con l'impiego, spesso irresponsabile, della forza pubblica e armata, sia all'interno sia all'esterno del territorio statale, anche contro la volontà sovrana del Popolo (art.1 della Costituzione), ha spesso caratterizzato molte decisioni politiche. E così, anziché la saggezza, il dialogo costruttivo nelle relazioni umane, sia a livello locale che nazionale e sovranazionale, molti politici "bulli" hanno preferito un atteggiamento aggressivo, muscolare, violento, anche mediante l'ostentazione e la minaccia del proprio arsenale militare e nucleare. Gli Stati, così, sotto la guida politica dei "bulli" si sono raffrontati in base alla forza delle armi e non all'intelligenza, alla creatività, alla produttività, al perseguimento dei valori dell'equità, della giustizia sociale, della libera espressione del pensiero. In altri termini, anziché la cooperazione e la solidarietà si è preferito il dominio, l'impero, la colonizzazione, lo sfruttamento delle risorse e del lavoro altrui. C'è stata, indubbiamente, una gravissima regressione sociale, politica e culturale, oltre che etica e morale, con le discriminazioni e le diseguaglianze poste a base delle relazioni politiche. La "ragione", tuttavia, seppur di una sparuta minoranza (che si auspica diventi maggioranza), non può issare "bandiera bianca" di fronte al ritorno delle barbarie. Per la "ragione" l'uomo può anche diventare "migliore" di come è. Basta volerlo. E ci saranno benefici per tutti. Con il "primato" della "ragione" si potranno persino eliminare le guerre, che macellano giovani vite venute al mondo per contemplare l'opera della natura e goderne, e non per uccidere o per essere ammazzati (come insegna la nota canzone di De Andrè, La guerra di Piero). Una soluzione è certamente quella di affermare la pari dignità di tutti i popoli e relativi Stati; inoltre, il nucleo degli aggregati umani dovrà essere costituito dalla produzione di beni essenziali per la sopravvivenza, anziché dal lusso e dagli elefantiaci apparati burocratici, predatori e parassitari. E le Comunità-statali dovranno vivere principalmente delle proprie risorse e mai al di sopra delle proprie disponibilità e possibilità, facendo continuo ricorso al debito, soprattutto quanto quest'ultimo è destinato a spese inutili (o nocive, come gli acquisti di armamenti per gli eserciti onde alimentare "guerre di spedizioni" al di là del proprio territorio e persino in aree lontane migliaia di miglia). Non vi è dubbio che l'impresa sia piuttosto ardua, ma l'uomo è riuscito finanche a vincere la gravità terrestre e a mandare nello spazio delle navicelle che hanno superato persino il sistema solare. La soluzione c'è: Basta reprimere il "bullo" che è sé ! E allontanare, ostracizzare, sfiduciare" coloro che hanno ruoli politici, soprattutto apicali, che agiscano come "bulli" nel relazionarsi con i propri cittadini e con le altre Comunità-statali. Purtroppo in questa fase storica si vedono in giro tantissimi leaders in atteggiamenti da "bulli" che, così, avvalorano il pensiero di Eraclìto secondo cui "Polemos è padre di tutte le cose, di tutte re; e gli uni disvela come dei e gli altri come uomini, gli uni fa chiavi gli altri liberi". Eppure non bisogna disperare perché i "bulli" potranno essere "messi al bando" dai popoli che decideranno di far prevalere la propria "volontà di vivere" (Schopenahueriana), in pace e armonia. A questo punto sembra inevitabile soffermare l'attenzione sulle gravi conseguenze nelle relazioni umane della guerra in Ucraina (e prima di essa la pandemia da Covid) che ha spinto i cittadini, sia a livello nazionale che sovranazionale, a dividersi in "fazioni", sempre più intolleranti, estremiste, fondamentaliste: I "pro" e i "contro" (con noi o contro di noi !). È stata questa la litania che si è affermata nei rapporti statali, istituzionali, sociali e interpersonali. Abbandonando, così, qualsiasi ricerca del "giusto" e dell'"ingiusto", del razionale e dell'irrazionale, oltre a non poter proporre soluzioni "compromissorie", diplomatiche, di cooperazione in luogo dei conflitti, soprattutto bellici. E anche la c.d. "tolleranza", che molte "civiltà" (in particolare quelle dette "occidentali") hanno assunto come valore è stata completamente cancellata, dagli scontri verbali e fisici. Tutti, così, sono stati costretti a "prendere parte" e a non "ragionare", a non potersi domandare: perché ? Oppure a non poter ricercare le cause originarie, profonde, di un contrasto, di un conflitto. In questo quadro generale i cittadini delle istituzioni democratiche hanno abbandonato le buone regole del dialogo, della ricerca della "verità", del "bene comune", della solidarietà e spesso hanno superato, per chiusura mentale, i peggiori regimi autocratici e dittatoriali. Si è così avverato che "un gruppo di politici", posto a capo di diversi partiti, governi e istituzioni, ha potuto esercitare un potere pubblico (quasi)illimitato, senza considerare minimamente le esigenze e le istanze dei cittadini e dei popoli. Si è realizzato, così, un divario tra la "legalità formale e procedurale" (spesso persino aggirata) e la "vita reale" con i titolari dei ruoli politici apicali che hanno arbitrariamente preso ogni tipo di decisione, anche relative allo stato di guerra, al riarmo e alla politica estera di espansione senza alcun coinvolgimento democratico dei cittadini. La "parte" (peraltro minoritaria) ha così imposto la "regola" e la "verità" al Tutto (ossia all'intera Comunità-statale e, nel caso degli imperi, a tutti gli Stati "vassalli"). Si è reso evidente, così, che la "democrazia", intesa come partecipazione popolare alle decisioni fondamentali, "esistenziali", della vita aggregata, comunitaria, è diventata un concetto vuoto, e comunque del tutto astratto, non gradito alle èlites dominanti, che peraltro sono a loro volta diventate "liquide" (per prendere a prestito un concetto di Bauman), ma anche "oscure", nel senso di non trasparenti, non facilmente identificabili e, quindi, del tutto "irresponsabili". E anche i principi "liberali" tanto decantati dall'occidente capitalista e individualista sono diventati del tutto illiberali, così come il "libero mercato"si è trasformato in protezionismo dell'economia nazionale, il globalismo in espansione politico-militare, finanziario e coloniale, e il pianeta Terra è stato politicamente diviso tra "Occidente" e "resto del mondo". "Corsi e ricorsi storici", avrebbe sintetizzato G.B. Vico. I muri, i fossati, gli steccati, l'odio etnico et similia, hanno caratterizzato la politica degli Stati che, chiusi nei propri "nazionalismi", feticismi, tabù ed egoismi, hanno impedito ai "propri" cittadini di sentirsi ed essere "cittadini del mondo". E così, dopo oltre 80 anni dalla fine della seconda guerra mondiale, la generazione dei "boomers", e comunque la sua parte più "sensibile, riflessiva e reattiva" (come quei ragazzi stalkerizzati degli anni '60), ha compreso che la sconfitta subita in tale conflitto bellico ha comportato come effetto la limitazione della sovranità nazionale. Sia i governi, perciò, che si sono succeduti nel tempo, sia le più alte cariche istituzionali repubblicane hanno dovuto avere sempre il benestare da parte dei "vincitori" (spesso definiti "alleati"). Nessuna vera autonomia e indipendenza, perciò, hanno potuto esercitare gli Stati europei (tra cui l'Italia) che nel 1947, al tavolo della pace di Parigi, si sono seduti dalla parte degli sconfitti. E tuttora lo dimostrano le permanenti "occupazioni territoriali", mediante basi e contingenti militari dei Paesi "alleati", le influenze dei Servizi d'intelligence (da tempo diventati strategicamente indipendenti e autonomi rispetto agli altri poteri, organizzando rovesciamenti di governanti, ma anche stragi e attentati) e la politica estera di espansione e aggressione della NATO, che ha impedito a Paesi come l'Italia di poter restare fermamente vincolata ai principi fondamentali della propria Carta costituzionale, come ad es. il "ripudio della guerra" dell'art.11, e di dover servire progetti egemonici e imperialistici delle potenze dominanti "alleate". "Nulla di nuovo sotto il sole", si potrebbe dire. Già la storia della democrazia di Atene dimostrava che quando Atene divenne egemone nella Lega Delio-Attica nella guerra del Peloponneso si comportò in modo tirannico nei confronti delle altre Poleis alleate sottoponendole a gravosi tributi, sia economici che in natura e contributi militari. E peggio accadde ai Melii quando tentarono di restare neutrali contro la guerra a Sparta perché Atene rase al suolo l'isola (di Milo, dal fondatore Milos) uccidendo tutti gli uomini in armi, assoggettando a schiavitù sia le donne che i bambini. E anche le colonie, come Siracusa, subirono guerre di aggressione e spedizione (quella contro Siracusa fu, però, catastrofica per Atene) che rivendicavano l'autonomia e l'indipendenza dalla propria madre-patria (come peraltro fece l'America, seppur ora l'abbia dimenticato, con la guerra per l'indipendenza dall'Inghilterra imperiale che imponeva eccessivi dazi e tributi alle colonie americane). La fase più critica, però, è quella del "tramonto" delle civiltà egemoni, come oggi sta accadendo. Si sta registrando, proprio in questa fase storica, infatti, che il "monopolio" degli USA, quale unica potenza globale militare, economica e tecnologica per oltre un trentennio, è messo in discussione dalle potenze emergenti (soprattutto Cina e India) e dalla Russia, che ha ereditato il potenziale nucleare dell'ex URSS. Non è, però, facilmente prevedibile come avverrà la transizione, il "passaggio" di testimone, tra l'impero egemone uscente e le potenze destinate a subentrare. La storia degli imperi passati riporta che sono stati tutti "cancellati" (le rovine dell'impero romano sono ormai reperti archeologici, come lo sono quelli della Grecia antica, della Persia, dei Fenici, dei Babilonesi, dei Cartaginesi, ecc.). Di sicuro gli USA non sembrano intenzionati a "farsi da parte" oppure ad accettare di condividere il ruolo paritario (inter pares) anziché egemone in un contesto multipolare con altre e diverse potenze mondiali e regionali. D'altronde è anche "comprensibile", dal punto di vista della "potenza egemone", che "grazie" a tale suo ruolo imperiale può predare e fruire di risorse parassitarie che, in un rapporto padrone-schiavo, le vengono trasferite dagli Stati vassalli mediante tributi, dazi, vendita di armi (destinate, come tali, ad essere impiegate per fini bellici, in un circolo vizioso alimentato proprio dal mercato e dal possesso delle armi), imposizione della valuta come riserva monetaria e mezzo di scambio dei beni economici. Eppure gli USA avrebbero dovuto rammentare di essere stati anch'essi una colonia britannica, sfruttata e taglieggiata con dazi e tributi sempre più esosi pretesi dalla Corona inglese, dalla quale si "liberarono" con la "guerra d'indipendenza" del 1775 (che si ricorda, soprattutto, per la rivolta dei Tea Party). Purtroppo, però, la memoria archivia facilmente le cose spiacevoli, così come sembra essere avvenuto per l'origine degli USA che è stata "occultata" perché fondata sullo sterminio delle popolazioni indigene (oggi ridotte a poche migliaia di uomini rinchiusi in apposite riserve, il cui territorio viene continuamente ridotto e limitato a causa delle esigenze di espansione degli states). Ad ogni buon conto, per non farsi risucchiare dal vortice della "banalità del male" (come scrisse Hannah Arendt), che sta annientando persino le coscienze di coloro che direttamente o indirettamente hanno patito l'olocausto e l'orribile segregazione nei Lager Nazisti, sempre più avidi di "sangue" (come gli Dei che hanno sete, di Natole France), bisogna provare a resistere all'aggressione morale, psicologica, massmediatica e a volte anche fisica, dei leaders politici che agiscono come "bulli" o "capipopolo" senza avere alcun rispetto delle regole democratiche, della sovranità popolare. La tendenza in corso è, ormai, quella del riarmo e di avere un esercito comune europeo da poter impiegare contro il "nemico"  (per ora la Russia). Un'idea politica, quest'ultima, certamente farneticante perché esclude in modo assoluto qualsiasi diversa soluzione, come il dialogo, il confronto diplomatico, la cooperazione tra i diversi popoli. È un vero assurdo, tale atteggiamento, soprattutto se si pensi che i titolari di cariche governative hanno il compito di agire nell'interesse dei popoli e dei propri cittadini, i quali, da tempo, ormai, stanno chiedendo di finirla a spendere inutili risorse per una guerra che non si sarebbe dovuta nemmeno iniziare. Invece i leaders europei, con comportamenti che ricordano ai boomers i suddetti "caporioni" degli anni '60, continuano imperterriti ad andare avanti, sebbene persino gli USA abbiano attenuato (almeno in apparenza) la propria partecipazione al conflitto, anche a causa dell'enorme deficit di bilancio (circa 40.000 mld di $ dello Stato federale più il debito di oltre 60.000 mld di $ dei singoli Stati dell'Unione, con oltre 1300 mld di  $ di interessi annuali da pagare, la crisi del dollaro come unica valuta di riserva mondiale e la notevole carenza di industrie produttive di beni essenziali). Gli USA, così, pagano lo scotto del ruolo di potenza egemone e coloniale che ha posto al centro del proprio sistema politico-economico il "complesso militare industriale", e ha trasformato in finanziario il capitalismo industriale, mentre i competitors (in primis la Cina) hanno sviluppato il loro potenziale economico, demografico, tecnologico e militare. Lo "scontro" di civiltà, adesso, sembra inevitabile. Tale "scontro", tuttavia, potrà avvenire anche sul piano della cooperazione, come auspicano le nuove potenze, anziché mediante un conflitto militare, in un quadro generale di "multipolarismo". Va, infatti, in tale direzione la proposta avanzata in occasione del recente vertice a Shanghai di recuperare il ruolo super partes delle Nazioni Unite e del rispetto del diritto internazionale da parte di tutti gli Stati. Certamente non è facile accettare il cambiamento da parte dell'occidente e dell'Europa che da potenze egemoni dovranno avere un ruolo alla pari con "il resto del mondo. Non si può, tuttavia, negare la realtà, perciò è necessario superare la mentalità del confronto muscolare tipica dell'impero coloniale e abbandonare l'atteggiamento da "bulli" finora perseguita dai leaders politici occidentali perché procura soltanto danni e mai benefici. Lo "spirito del mondo", per dirlo con Schopenhauer, sta andando in tutt'altra direzione e nulla si può fare per arrestare il cambiamento. È la ciclicità che lo impone, anche rispetto alle civiltà, come ben intuito da Oswald Spengler. Il sole dell'est ha illuminato per secoli l'ovest e ora, mentre quest'ultimo tramonta, sta risorgendo il sole all'oriente. Certo, con l'utilizzo del potenziale nucleare i politici "bulli" potranno impedire il subentro delle nuove civiltà ma di sicuro, con l'olocausto atomico globale neanche essi ne trarranno giovamento, e neppure i popoli da loro governati. La ragione, perciò, suggerisce di isolare i politici "bulli" nelle competizioni elettorali e sfiduciarli politicamente per poter andare verso un futuro di cooperazione e di concordia tra i popoli, disposti a dialogare tra di loro, alla pari, e non più mediante rapporti padrone-schiavo

 
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