Creato da christie_malry il 25/07/2013

Empire Of slack

Un poeta non è nulla se non l'ombra di sè stesso

 

 

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XI

Post n°218 pubblicato il 27 Gennaio 2017 da christie_malry








Il grano dal lòglio XI

Quando spalancò la porta del suo appartamento la neve era ormai
solo un pallido ricordo. Nella strada tirava solo un vento gelido ed
erano le cinque e mezza. Sospirò ferocemente e si avviò nel salottino
con la testa ridotta a un tamburo battente. Comunque c'era qualcuno
nel locale ad attenderlo: avrebbe mai avuto un po' di tempo per sé
stesso, lontano dagli intrighi, dalle beghe spirituali e dalle selvagge
rivalse? No. Ne era sicuro, e quindi fu con un misto di rassegnazione
e animo catatonico che osservò Greta e Lawrence rispettosamente
situati in quella che doveva essere la sua casa. Il suo gemello stava
vicino alla finestra, appoggiato al calorifero, la ragazza seduta con
le gambe accavallate sopra il divano in pelle rossa. Due parole su
Greta: non si poteva dire dannatamente bella ma suppliva a questa
mancanza con una decisione e un carattere che fuoriusciva da ogni
poro della sua pelle; era bassotta e giusto lievemente sovrappeso,
le cosce erano solide e sode, il viso pieno e le guance arrossate, le
dita delle mani erano ornate da ogni tipo di anello e portava con
disinvoltura degli occhiali rettangolari con le stanghette in titanio,
aveva i capelli corti e sul biondo ramato, con la riga da una parte,
come uno spartitraffico nuovo di zecca. Era vestita senza farsi notare,
con un golfino beige e una gonna nera fino al ginocchio sopra calze
spesse dello stesso colore, indossava scarponcini gialli che lenivano
almeno in parte l'anonimità sobria dell'insieme. A Phil piaceva e non
nascondeva la soddisfazione di saperla accoppiata col fratello, per
lui quella ragazza era come un piacevole bagno in una vasca vaporosa
al posto di una doccia rapida e incolore. Ci si poteva accoccolare nel
l'immagine di Greta ed essere sicuri che non avrebbe mai sbroccato.
Così, dopo il primo, iniziale sobbalzo Phil s'era piantato nel mezzo
del salottino con le mani intrecciate dietro la schiena, senza nemmeno
togliersi il giubbotto. Era curioso di sapere e nulla, ormai, poteva più
stupirlo...Lawrence si staccò dal termosifone e prese a giochicchiare
con la copia delle chiavi dell'appartamento che lui possedeva. Phil
era il classico tipo da fidarsi di parecchia gente e non era la prima
volta che trovava amici e parenti a piantare le tende sopra il suo
albero urbano. Il fratello gli stette davanti con qualche ruga in più
rispetto all'ultima volta che l'aveva incrociato e prese a bofonchiare
in modo rapido e impreciso una specie di scuse. Phil sollevò il braccio
come a dire: stop! non c'è bisogno di alcuna giustificazione, spiegatemi
solo le ragioni di questa vostra presenza. Greta, lei pure, si alzò dalla
sua postazione e si avvicinò con timidi passi strascicati. Tutta la scena
era focalizzata al centro del salottino, con evidenti imbarazzi e timidezze
da parte dei due visitatori mentre Phil non riusciva a slegare l'intreccio
delle dita dietro la schiena. Capì che il suo sguardo doveva essere ambiguo,
né carne né pesce, e che fosse facile accorgersi come nel suo cervello
stessero mulinando pensieri rapidissimi come cristalli di anfetamina.
Riflessioni lanciate a rompicollo lungo la scarpata del possibile, ipotesi
sulla ragione per cui suo fratello e la sua amante gli fossero di fronte,
con lo sguardo torbido e mille richieste in punta di labbra. Richieste che
faticavano orribilmente a trovare una definizione vocale.









(Continua)











 
 
 
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Grazie. Questo, purtroppo è il mio ultimo racconto lungo su...
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il 23/06/2017 alle 15:43
 
eccomi dopo tanto ... e con calma leggerò tutto grazie...
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Finale sorprendente per una trama che gia' dall'...
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